Who Goes There?: il ritorno di un grande classico dell’orrore cosmico

Who Goes There?: il ritorno di un grande classico dell’orrore cosmico

 

di Niccolò Ernesto Maddalon


 

 

 

Dall’Antartide con terrore – La stesura originale del romanzo di Campbell

 

Quest’anno, nel mese di maggio, per la leggendaria collana Urania, la Mondadori ha riproposto (con allegato in appendice il racconto breve The Voice in the Void, dello stesso autore), con nuova traduzione integrale a cura di Fabio Feminò, Who Goes There?, celebre romanzo scritto nel 1938 da John W. Campbell Jr., storico e controverso autore e curatore attivo lungo tutto il corso della cosiddetta “età d’oro” della fantascienza (ovvero dagli anni Trenta agli anni Cinquanta del XX secolo).

Il racconto, intitolato nella nuova edizione italiana La Cosa – Inferno di Ghiaccio, per mantenere un ideale collegamento con il celebre film di John Carpenter ad esso ispirato, si differenzia dalla precedente produzione dell’autore, legata (com’era consono alle tematiche della fantascienza spaziale della prima metà del Novecento) a storie di colonizzazioni di altri mondi del nostro sistema solare quali Marte, Venere o Giove, caratterizzandosi invece per la sua ambientazione allora decisamente insolita per una storia di alieni, ovvero qui sul nostro pianeta Terra, ponendosi in questo modo come la prima originale variazione sul tema dai tempi della Guerra dei Mondi di H.G. Wells, pubblicato nel 1898.

Dopo un iniziale rifiuto di pubblicazione ad opera della rivista di letteratura fantascientifica Argosy (apparsa coi titoli provvisori di lavorazione di Pandora e Frozen Hell e con qualche capitolo in meno ed un incipit diverso, se non addirittura in apparenza confuso), John W. Campbell Jr., una volta divenuto direttore della rivista Astounding Science Fiction, decide opportunamente di auto-pubblicare il suo romanzo breve Who Goes There?, versione definitiva del testo in questione.

La short novel di Campbell ci trasporta in una inquietante ambientazione antartica in cui si muove un gruppo di ricercatori membri della base scientifica statunitense Big Magnet, che riportano alla luce un blocco di ghiaccio nel quale giace ibernata una deforme creatura extraterrestre, congelata nel tentativo di allontanarsi dal suo velivolo precipitato sulla Terra, come viene dedotto dagli scienziati, in tempi preistorici.

Portata presso la stazione di ricerca, durante la notte, la Cosa (come verrà ribattezzata in seguito dai protagonisti) si libererà dalla sua plurimillenaria prigione di ghiaccio, contaminando alcuni cani-slitta husky e parte del team di ricercatori. Infatti, essi si accorgono con orrore di avere a che fare con una entità in grado di modificare la propria struttura genetica e molecolare: oltre a essere sopravvissuta per millenni ibernata nel ghiaccio polare, si rivela in grado di assimilare le sue vittime e di replicarne le fattezze, oltre che di leggerne i pensieri.

Prima che con l’infido extraterrestre, lo staff del campo-base di Big Magnet dovrà

confrontarsi con un via via crescente clima di paranoia e sospetto reciproco verso i propri compagni di sventura: relegati in un ambiente circoscritto e claustrofobico, chiunque dei numerosi membri della spedizione potrebbe essere la Cosa…

A livello stilistico e narrativo, Who Goes There? risente della formazione scientifica del suo autore, come è evidente nell’esposizione dei numerosi dettagli tecnici di tipo biologico, meteorologico, geologico e astrofisico in cui si perdono le angosciate discussioni dei protagonisti; mentre dalle varie descrizioni dei desolati paesaggi antartici che sembrano celare spaventosi segreti ancestrali vecchi di eoni, pare quasi che Campbell abbia fatta propria la lezione della migliore narrativa di H.P. Lovecraft (ipotesi realistica, se si considera che l’allora giovane scrittore di Sci-Fi era un ghiotto consumatore di riviste dedicate alla narrativa di genere, come la Weird Tales sulle cui pagine videro appunto la luce numerose storie del Solitario di Providence, oltre che di Robert E. Howard, Clark Ashton Smith, Fritz Leiber e molti altri).

Dalla carta stampata alla celluloide: l’evoluzione della Cosa

Dal romanzo breve Who Goes There? saranno tratti tre film, più o meno fedeli alla trama dell’opera di Campbell: The Thing from Another World – La Cosa da un Altro Mondo (1951) diretto da Christian Nyby e Howard Hawks (quest’ultimo non accreditato), in cui il minaccioso visitatore alieno incautamente scongelato ricorda più che altro una sorta di Mostro di Frankenstein che attacca degli improbabili ricercatori uccidendoli brutalmente previo strangolamento (anziché assimilandoli, evidentemente per ovvi motivi di difficoltà realizzativa dovute ai limiti degli effetti speciali dell’epoca). Inoltre la vicenda non è più ambientata in Antartide, bensì in Alaska, delicata zona di confine geopolitico fra U.S.A. e U.R.S.S., le due allora giovani superpotenze egemoni sul pianeta.

È significativo anche il dettaglio che, in questa prima trasposizione filmica di Who Goes There?, c’è l’aggiunta di un personaggio femminile del tutto inesistente nel romanzo originale (evidentemente, le produzioni hollywoodiane dell’epoca sentivano l’impellente esigenza di dover inserire in qualsiasi loro film delle attrici in ruoli para-casalinghi o di donzelle in pericolo, spesso rasenti la macchietta) e, a voler fare una palese allegoria sul terrore russofobo-anticomunista da Guerra Fredda tipico del maccartismo imperante in quegli anni, fra le vittime della Cosa c’è uno scienziato neopositivista, che oltre a rivelarsi il membro più antipatico e ottuso della spedizione scientifica… indossa un eloquente colbacco (!). Emerge quindi, da tutta questa serie di fattori iconografici una chiara presa di posizione ideologica e culturale di stampo antisovietico, filoamericano e vagamente sciovinista, comprensibilmente dovuta al contesto storico in cui il film venne girato ma assente nell’opera di Campbell.

È interessante notare come tale “B Movie” Anni ’50 sia omaggiato da un regista storico nel campo del cinema fantastico e orrorifico quale John Carpenter, da sempre grande ammiratore de La Cosa da un Altro Mondo: infatti, nel suo Halloween – La Notte delle Streghe (1978) in una scena in cui Jamie Lee Curtis fa la babysitter a due ragazzini, la televisione sta trasmettendo proprio il film di Nyby e Hawks.

Non casualmente, proprio per la regia di Carpenter, vede la luce nel 1982 The Thing – La Cosa, rifacimento ufficiale de La Cosa da un Altro Mondo, ma in realtà molto più fedele al romanzo di Campbell, oltre a denotare la passione del regista per la narrativa lovecraftiana.

Girato per lo più in location naturali fra i ghiacci della Columbia Britannica, il film di Carpenter può contare sui mirabolanti ed innovativi effetti speciali di Rob Bottin, su di una minimalista ma cupissima colonna sonora composta e orchestrata dal maestro Ennio Morricone e su di un cast artistico di prim’ordine (su tutti l’attore-feticcio e pupillo prediletto Kurt Russell, qui nei panni del freddo e laconico elicotterista McReady, personaggio che sembra quasi una nuova incarnazione dell’iconico Snake Plissken, interpretato sempre da Russell in 1997: Fuga da New York, uscito nelle sale l’anno precedente).

Il regista newyorchese preferirà in parte riadattare l’opera di Campbell, più che rifarsi alla versione di Nyby e Hawks (diminuisce il numero dei membri dello staff della stazione di ricerca, l’ambientazione viene spostata negli Anni ’80 e soprattutto vi è l’aggiunta dell’episodio dell’incontro-scontro coi ricercatori norvegesi e un finale aperto degno di un episodio de Ai Confini della Realtà combinato con il romanzo di H.P. Lovecraft Le Montagne della Follia), al fine di riportare la storia, ove possibile, ai fasti delle sue originali ed inquietanti trovate su carta stampata.

The Thing – La Cosa verrà pesantemente ed ingiustamente massacrato dal pubblico e dalla critica (“rea” anche l’uscita in contemporanea nei cinema del multi-miliardario e buonista E.T. di Steven Spielberg, rappresentante un piccolo visitatore extraterrestre decisamente più amichevole e pacifico, prepotentemente entrato nei cuori delle famigliole dell’America reaganiana… “solo” in virtù della sua insistente richiesta di voler fare una telefonata intergalattica!) e per poco non costerà la stessa carriera a John Carpenter.

Nel 2011, peraltro, uscirà The Thing di Matthijs van Heijningen Jr. (noto anche col titolo provvisorio in fase di pre-produzione di Outpost 31), un remake che è in realtà un antefatto ambientato tre giorni prima degli eventi narrati nel film di Carpenter.

Dato che il film racconta dei fatti avvenuti presso i ricercatori norvegesi di stanza presso l’Avamposto 31, ricollegandosi alla trama del The Thing – La Cosa di Carpenter coi protagonisti scandinavi quali primi scopritori del mostruoso alieno ibernato da millenni nel permafrost, in questa “nuova” variazione sul tema del romanzo di Campbell non resta pressoché niente.

 

John W. Campbell: uno scrittore “terra-terra” divenuto un punto di riferimento per la narrativa Sci-Fi

John Wood Campbell Jr. nacque l’8 giugno 1910 a Newark, nel New Jersey; il padre era un ingegnere elettronico, mentre la madre aveva una sorella gemella che non accettò mai l’idea di avere un nipote. Questo portò il giovane Campbell a nutrire dei dubbi sull’effettiva identità biologica della madre (e, forse, sarà proprio tale episodio particolarmente traumatico a portarlo durante la sua adolescenza ad appassionarsi alla narrativa fantascientifica, e a scrivere lui stesso diversi racconti Sci-Fi amatoriali su “furti corporei d’identità ad opera di ladri extraterrestri”, che vedranno il loro apogeo proprio in Who Goes There?).

A seguito di un tentativo fallimentare di laurea al MIT di Boston nel 1931, dopo due anni alla Duke University, Campbell si laureerà in fisica nel 1934.

Divenuto direttore della Astounding Science Fiction, e in questo modo scalando i vertici dell’editoria science fiction, dal dicembre 1957 al giugno 1958 condurrà un programma radiofonico in tema: Exploring Tomorrow (di cui alcune puntate saranno sceneggiate dagli scrittori Gordon R. Dickson e Ron Silverberg).

Oltre a dirigere Astounding Science Fiction, nel 1939 Campbell fonderà una sua seconda casa editrice: la Unknown (poi ribattezzata Unknown Worlds) destinata alla narrativa a tematiche più prettamente fantasy.

Nonostante la sua prematura e temporanea chiusura dovuta alla difficile reperibilità di carta da stampa (siamo alla vigilia dello scoppio del secondo conflitto mondiale), la Unknown getterà parte delle basi della odierna modern fantasy.

Sarà grazie a Campbell che fra il 1938 ed il 1946, in ambito fantascientifico, esordiranno su Astounding Science Fiction gli scrittori Isaac Asimov, Robert A. Heinlein, Theodore Sturgeon e Arthur C. Clarke.

Tuttavia, l’interesse sempre più vivido di Campbell per certe correnti e discipline pseudoscientifiche (che lo porteranno ad abbracciare teorie segregazioniste, sessiste ed antisemite negli Anni ’60), segnerà la rottura di un lungo sodalizio col collega Asimov e la successiva alienazione del Nostro da parte della scena fantascientifica internazionale.

Nonostante le annose, e in definitiva sterili polemiche sulle discusse posizioni di Campbell (che hanno visto il loro triste climax con la premiazione ai John W. Campbell Awards della esordiente scrittrice femminista Jeannette Ng con la sua ormai celebre formula “Campbell era un fascista e un fottuto razzista!”), è innegabile che quella dello scrittore di Newark sia stata una personalità molto complessa e difficilmente classificabile: apertamente conservatore eppure sostenitore entusiasta del progresso scientifico, tecnicamente teorico del “suprematismo bianco” eppure collega, amico e scopritore di autori di origine ebraica, appassionato di pseudoscienze sconfinanti nella ciarlataneria (era un simpatizzante delle teorie occultistiche di Charles Fort e delle deliranti dottrine propugnate da L. Ron Hubbard).

A dispetto di tali “macchie” e controverse svolte ideologiche nella sua vita, John W. Campbell Jr. divenne, analogamente a H.P. Lovecraft (di cui fu in parte debitore, seppur con lievi differenze e altrettante similitudini), una vera e propria leggenda vivente che sopravvisse alla sua morte, avvenuta l’11 luglio 1971, al punto che si è detto che la storia della narrativa fantascientifica si potrebbe dividere in una Era pre-Campbell e una Era post-Campbell.

In conclusione, che lo si ami o lo si odi, resta il fatto che John W. Campbell Jr. ci ha lasciato in eredità una delle pietre miliari della fantascienza grazie alla sua Cosa, una delle sue creazioni più azzeccate e terrificanti, capace a distanza di diversi anni di ammaliare i lettori e di ispirare-contaminare in maniera radicale il modo di fare cinema horror.

 

L’Autore:

Niccolò Ernesto Maddalon è nato a Montebelluna, il 23/03/85.

Ha la licenza media inferiore, quattro anni di liceo presso l’indirizzo Scienze Sociali (ora Scienze Umane. Ritirato il secondo tentativo di quarta superiore per motivi di salute).

Nei suoi interessi una buona fruizione di letteratura e cinema, lettura, scrittura creativa (sia narrativa che saggistica), scacchi, modellismo, orienteering e survivalismo, softair semiprofessionale, collezione di fumetti e libri rari.

È il secondo più giovane esperto di tutta la zona di Treviso e dintorni di H.P. Lovecraft

(assieme al suo concittadino, collega e amico Jari Padoan) con cui ha scritto un saggio che a breve vedrà la luce presso una webzine specializzata proprio su HPL.

Alcuni suoi racconti brevi (con lo pseudonimo di Demetrio Godorno) di SciFi umoristico-grotteschi sono apparsi nell’antologia Sotto i Raggi di Sahaloth (scritta assieme allo storico amico Jari Padoan e per il momento distribuita in tiratura limitata fra amici e famigliari).

 

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Categorie: Fantascienza

Pubblicato da Ereticamente il 26 Ottobre 2022

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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