L’ eredità degli antenati, novantesima parte – Fabio Calabrese

L’ eredità degli antenati, novantesima parte – Fabio Calabrese

Riprendiamo la nostra esplorazione delle origini dalla fine di giugno, dopo un periodo quanto mai caldo (in tutti i sensi) come è stato quello del solstizio. Un articolo del 24 giugno di Tasos Kokkindinis su “Greek Report” ci segnala che recentemente un team di ricercatori guidato da David Begun del Dipartimento di Antropologia dell’Università di Toronto ha sottoposto ad analisi dei resti umani/ominidi ritrovati nel 1990 nel villaggio di Nikiti nella Grecia settentrionale.

Questi fossili, di un’età fra gli 8 e i 9 milioni di anni apparterrebbero a una creatura ominide già nota come Ouranopithecus, che sarebbe l’antenato diretto del Graecopithecus Freibergi, il nostro “El Greco”, di cui vi ho parlato più volte, assieme al panico in cui il suo ritrovamento pare aver gettato i democratici sostenitori dell’Out of Africa. Questa nuova scoperta rende sempre più concreta e verosimile l’ipotesi che il lignaggio dell’umanità si sia sviluppato in Europa e non in Africa.

E’ però interessante notare il fatto che David Begun ammette di nutrire poche speranze sul fatto che la scoperta possa intaccare l’ortodossia “scientifica” africanocentrica che, nonostante tutti i fatti che la contraddicono, rappresenta la “vulgata ufficiale”sulle nostre origini:

“Secondo un rapporto della rivista New Scientist, Begun prevede che questo nuovo concetto sarà respinto da molti esperti che credono nelle origini africane degli ominidi, ma spera che il nuovo scenario venga almeno preso in considerazione”.

Siamo, lo si vede, all’esatto capovolgimento del metodo scientifico: i fatti vengono respinti in quanto non si adattano alla teoria, Con l’Out of Africa e i suoi sostenitori, siamo fuori dalla scienza e sul terreno del dogmatismo ideologico.

Eppure, lo sappiamo, l’Europa, e proprio la Grecia in particolare, avrebbero non pochi titoli per essere considerate la vera culla dell’umanità, non solo “El Greco”, ma il teschio di Apidima, perfettamente sapiens e datato attorno a 150.000 anni, e quello di Petralona, vecchio di ben 600.000 anni e che proverebbe un’evoluzione umana verso la nostra specie del tutto separata dalla presunta genesi africana, per nulla dire delle impronte cretesi, valutate a un’età di 7,5 milioni di anni.

D’altra parte, sappiamo che le impronte cretesi sono state scalpellate, e che il professor Poulianos che si è azzardato a studiare il teschio di Petralona e a divulgare i risultati, ha subito un attentato in cui lui e la moglie hanno rischiato la vita e i cui autori sono rimasti rigorosamente ignoti. Quando la democrazia, per la quale il dogma out-of-africano è essenziale per rimuovere il concetto di razza, non ha argomenti, non esita a ricorrere alla cancellazione delle prove e alla violenza.

Arriviamo a luglio, e qui non posso fare a meno di menzionare qualcosa che mi riguarda molto da vicino, la pubblicazione da parte delle edizioni Aurora Boreale del mio libro Ma davvero veniamo dall’Africa? Si tratta del mio secondo testo di saggistica dopo Alla ricerca delle origini (ho anche un’estesa produzione di narrativa, ma questo lasciamolo perdere).

“Ereticamente”, generosa come sempre, ha dato ampio spazio a questa mia nuova pubblicazione, infatti, dopo aver ospitato una presentazione dell’editore che definisce il libro “Uno strumento di risveglio” e una mia auto-presentazione dello stesso, ha anche pubblicato un ampio saggio di Michele Ruzzai suddiviso in due parti, ispirato al mio testo e che sarebbe davvero troppo limitativo considerare una semplice recensione: Considerazioni su “Ma davvero veniamo dall’Africa?” di Fabio Calabrese. Le due parti sono state pubblicate rispettivamente il 6 e il 12 luglio.

C’è da dire che gli scritti di Michele mi colpiscono sempre per la loro profondità, per lo spessore culturale che rivelano, per la loro minuziosità che non lascia un argomento senza averlo sviscerato fino in fondo e averlo corredato con un preciso e rigoroso apparato di note, ed è questa meticolosità la ragione per cui i suoi scritti su “Ereticamente” compaiono con una frequenza relativamente scarsa, non è come il sottoscritto, uno scrittore “di battaglia” che avrà “il dono della sintesi” (parole sue), ma non il suo rigore e la sua profondità. E’ per questo che i nostri rispettivi talenti si completano bene.

Non è tutto, il libro è stato pubblicato a inizio luglio. Nel momento in cui stendo queste note, siamo quasi alla fine del mese, e ancora non mi è giunto quel certo numero di copie promessomi dall’editore, tuttavia so che questo non dipende da incuria nei miei confronti da parte sua, ma dal fatto di aver ricevuto un numero di ordinazioni nettamente superiore al previsto, già in fase di stampa.

Vogliamo dire le cose come stanno? L’ipotesi della presunta origine africana, presentata come “la verità” scientifica, pesa come un incubo su molti di noi, un incubo da cui molti pensano di liberarsi grazie al mio libro. Proprio per questo motivo, vorrei ora richiamare brevemente un paio di concetti che ho messo nell’auto-presentazione. Come ho specificato, la differenza rispetto a Alla ricerca delle origini, è che questo nuovo testo è composto da una serie di saggi relativamente indipendenti. Fra questi, assolutamente centrale è Scienza e democrazia (che è una sintesi degli articoli già apparsi su “Ereticamente” sotto questo titolo), dove illustro un concetto fondamentale, che la “scienza” democratica non è affatto scienza, se per essa intendiamo un sapere oggettivo, ma ideologia, e spesso ciarlataneria, imbroglio, e l’Out of Africa, l’ipotesi dell’origine africana ne è uno degli esempi più evidenti, essa non è stata costruita sulla base dei fatti, ma a priori, allo scopo di “battere il razzismo”, e va evidenziato che “razzismo” nel gergo, nella neo-lingua orwelliana della democrazia non significa più vantare la superiorità di una razza sulle altre, o volerne sottomettere, o peggio, alcune, ma la semplice constatazione del fatto che le razze umane esistono.

Se ve ne ricordate, in una Eredità degli antenati di qualche tempo fa, avevo criticato l’affermazione di alcuni ricercatori che sulla base del ritrovamento dello scheletro di un cane in una sepoltura dell’Arabia Saudita risalente a 3.000 anni or sono, hanno affermato che la domesticazione del cane risale almeno a tremila anni fa, nel senso che, a mio parere essa è molto più antica e risale al paleolitico: lo dimostra la grande varietà delle razze canine che non può essere altro che il frutto di diversi millenni di allevamento, e il fatto che il cane e presente come animale domestico presso ogni popolazione umana.

Bene, a Predmost in Moravia è stato rinvenuto un grande deposito di ossa di mammut risalenti a 12.000 anni fa, che recano evidenti segni di macellazione, sono dunque le tracce della caccia dell’uomo a questi grandi animali. Fra di esse, è stato recentemente ritrovato lo scheletro di un “lupo”, tuttavia, a un esame più attento, i ricercatori hanno notato il palato più largo e il muso più corto rispetto agli esemplari selvatici, si trattava di un animale addomesticato, un cane o qualcosa che si avviava a diventarlo, che con ogni verosimiglianza aiutava gli uomini nella caccia ai grandi proboscidati, e “caduto sul campo”. L’antichità dell’addomesticamento del cane, del rapporto col nostro migliore amico fra le creature a quattro zampe, andrebbe dunque almeno quadruplicata rispetto a quanto suggerito dal ritrovamento avvenuto nella tomba araba.

Io non so se è un merito (o una responsabilità) che possa o debba attribuire a me stesso, ma il fatto è che dopo Alla ricerca delle origini e questo nuovo Ma davvero veniamo dall’Africa?, il dibattito sulle origini sembra fervere nei nostri ambienti. Recentemente Maurizio Barozzi ha messo on line un testo, un vero e proprio libro di 230 pagine, scaricabile a questo link: https://vk.com/doc476559165_506885376 il cui titolo difficilmente potrebbe essere più esplicito: Evoluzionismo, suggestione poco scientifica. Se si va a esaminare questo testo, si vede che Barozzi ha in sostanza fatto una sintesi dei dubbi e delle perplessità sollevate, delle incertezze e delle ambiguità relative ai processi evoluzionistici, sollevate da ricercatori come Giuseppe Sermonti e Roberto Fondi, e anche da un lucido intellettuale come Maurizio Blondet.

Ma state attenti, il problema non è risolvibile con un aut aut, il classico evoluzionismo o la favola biblica della creazione. La questione è meno schematica e più complessa, l’ho spiegato più volte.

Ma chi è Maurizio Barozzi? Lo conosciamo soprattutto come curatore del sito della FNCRSI, oltre che come intransigente avversario di chiunque voglia diluire la nostra visione del mondo in un “destrismo” conservatore.

Questo significa che la questione delle origini è diventata davvero un tema politico, ma se qualcuno, con questo, volesse accusarci di volerla snaturare rispetto all’ambito scientifico oggettivo che le compete, possiamo rispondere che la responsabilità non è nostra, ma dei nostri avversari che hanno inventato la concezione africano-centrica come arma contro la nostra visione del mondo.

A questo punto, spero che mi concederete il diritto a una digressione. Come sapete, in questi anni ho tenuto qui a Trieste una serie di conferenze al festival celtico della mia città, il Triskell, di cui vi ho poi dato un puntuale resoconto e presentato i testi sulle pagine di “Ereticamente”, non solo, ma ho dedicato gli ultimi articoli della serie Ex Oriente Lux, ma sarà poi vero?, all’aggiornamento del materiale che compone i testi dei queste conferenze, in considerazione del fatto che una gran parte di esse è stata dedicata all’esplorazione del megalitismo, e il fenomeno megalitico è forse la prova più lampante e tangibile della priorità temporale della civiltà europea rispetto a qualsiasi presunta influenza civilizzatrice si suppone possa esserci venuta da oriente o da altrove.

E quest’anno di grazia 2022, niente?

In effetti, le conferenze che ho tenuto quest’anno, una sabato 23, l’altra martedì 26 luglio, hanno riguardato Le radici celtiche della letteratura fantastica. Tutti noi sappiamo che soprattutto la fantasia eroica ha attinto a piene mani dal folclore celtico, basta pensare alla frequenza con cui vi compaiono elfi, folletti, gnomi, orchi, troll, lepecauni, tutta l’opera di Tolkien, ad esempio, oppure le mille letture e reinterpretazioni del Ciclo Bretone, della leggenda arturiana, del mito del Graal.

Quello che è invece meno noto, è il ruolo degli autori celti moderni nella creazione del fantastico, eppure esso è stato senz’altro imponente. Per fare qualche nome, gli irlandesi Jonathan Swift, Joseph Sheridan Le Fanu, Bram Stoker, Oscar Wilde, W. B. Jeats, lord Dunsany, gli scozzesi Robert Luis Stevenson, Arthur Conan Doyle e il gallese Arthur Machen, senza contare il fatto che Dunsany e Machen sono stati i maestri dell’americano H. P. Lovecraft, “padre” dell’horror moderno.

Tuttavia, come vedete, si tratta di una tematica che non ha a che fare con la questione delle origini, e legami assai tenui con un discorso politico, ragion per cui stavolta non riporterò su “Ereticamente” i testi di queste conferenze, e mi limito a questo accenno qui.

Il 21 luglio è stato postato su YouTube a questo link: https://youtu.be/rXwiq6NlS2g , un commento a uno dei più interessanti enigmi per quanto riguarda la genetica umana. Tra 10.000 e 7.000 anni fa, si è verificato quello che i ricercatori hanno definito “un collo di bottiglia genetico”, cioè una brusca riduzione della variabilità per quanto riguarda il cromosoma Y umano. Il cromosoma Y, ricordiamo, è quello che determina il sesso maschile, e viene trasmesso direttamente di padre in figlio maschio.

In poche parole, questo suggerisce che gli uomini del neolitico discendevano all’incirca dallo stesso numero di madri, ma da un numero nettamente inferiore di padri rispetto ai cacciatori paleolitici.

Come si spiega questo? Se ricordate, vi avevo già dato a suo tempo una spiegazione, ma repetita iuvant.

Durante l’epoca paleolitica non c’era una grande conflittualità tra i vari gruppi umani: in un’economia basata sulla caccia e la raccolta, ciascuno di essi sfruttava le risorse di un determinato territorio per un certo tempo, per poi spostarsi altrove. Con il neolitico, cioè con la scoperta e la diffusione dell’agricoltura, le cose cambiano completamente: si è legati a un territorio che si coltiva e da cui si attendono i raccolti, da qui la necessità di difenderlo da gruppi umani estranei e rivali. La scoperta dell’agricoltura porta con sé quella della guerra, che probabilmente ha coinvolto in primo luogo i membri maschili delle comunità.

Mentre il numero di figli che una donna può avere nel corso della vita è drasticamente limitato dalla lunghezza delle gravidanze e dalla menopausa, un uomo potrebbe avere un numero di figli teoricamente infinito. Probabilmente, nei gruppi umani decimati dalle guerre, i superstiti consolavano molte vedove, e la generazione successiva aveva un numero ridotto di padri. Il “collo di bottiglia” del cromosoma Y, probabilmente non riflette altro che questa situazione.

NOTA: Nell’illustrazione, una ricostruzione del tipo umano diffuso in Europa durante il Paleolitico superiore, e chiamato dai paleoantropologi “eurasiatico settentrionale”. Ognuno può facilmente vedere se le sue caratteristiche suggeriscano o meno un’origine africana.

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Categorie: Archeostoria

Pubblicato da Fabio Calabrese il 3 Ottobre 2022

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Tem

    Lei che parla di origini ha visto ” Nosso Lar” il film su altadefinizione
    bello bello

    Normalmente tutte queste teorie escono fresche fresche fuori da qualche loggia o Sinagoga
    Sono sempre dei massoni e degli ebrei gli Agenti mandati in giro per il Web a propagandare sta robaccia

  2. Tem

    In un famoso scritto odiato a morte da tutti gli Ebrei di tutto il mondo
    si legge
    ” non crediate che le nostre asserzioni siano parole vane :
    Notate il successo di DARWIN di Marx e di nietzsche che fu interamente preparato da noi ( EBREI )

    l’azione demoralizzatrice di queste scienze sulle menti dei gentili ( i non ebrei ) etc etc etc
    Ha capito calabrese l’opera demoralizzatrice che sta facendo pure lei magari inconsapevolmente…

    il Libello in questione s’intitola ” i protocolli dei savi di sion pdf”
    Tutto quello che viene descritto in questo libello si sposa esattamente e combacia alla perfezione con ciò che accade oggi nelle nostre società
    Solo che tutti tacciono
    E in atto una cospirazione del silenzio vergognosa

    Purtroppo gli ebrei con i loro soldi e la loro stampa comprano tutti i governi tutti gli spiriti e nessuno osa proferire nulla contro l’idra ebraica il serpente simbolico che sta compiendo le sue ultime tappe Odessa Kiev Mosca e Costantinopoli solo allora l’anticristo si siederà sullo Scranno di Gerusalemme per governare il mondo

    Video interessante digitate su google
    ” sveglia goyim video “

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