L’ eredità degli antenati, novantaduesima parte – Fabio Calabrese

L’ eredità degli antenati, novantaduesima parte – Fabio Calabrese

Riprendiamo il nostro cammino da agosto, sempre tenendo presente la sfasatura temporale fra gli eventi di cui mi occupo, il momento in cui scrivo questi articoli e quello in cui compaiono sulle pagine di “Ereticamente”.

Poiché questa serie, prima come Una Ahnenerbe casalinga, poi come L’eredità degli antenati è la più longeva, quasi un appuntamento fisso, delle serie di articoli che tengo su “Ereticamente”, una volta di più non vi dispiacerà se la uso per farvi dare un’occhiata dietro le quinte del mio lavoro (o, come è diventato di moda dire oggi, il backstage, ma per carità, le espressioni inglesi usiamole il meno possibile).

Per una serie di motivi che adesso non sto a spiegarvi per l’ennesima volta, “la forbice” tra il momento della stesura di questi articoli e quello in cui compaiono su “Ereticamente” si è allargata alla bellezza di quattro mesi, tuttavia prevedevo, a partire da questa estate, che questa tendenza si sarebbe ridotta e gradualmente invertita per una ragione molto semplice, che il diluvio di nuove informazioni e discussioni sulla nostra eredità ancestrale che abbiamo visto negli scorsi anni, sembra ora essersi ridotto a un rigagnolo (un po’ come i nostri fiumi che quest’estate stanno attraversando uno dei periodi più disastrosi di siccità della nostra storia recente), e che di conseguenza anche gli articoli di questa serie si dovrebbero rarefare.

Nell’ottantasettesima parte redatta a maggio, parlavo di una riduzione della “forbice” da quattro a tre mesi, prevedendo che l’articolo sarebbe uscito a luglio, invece è stato pubblicato l’8 agosto. Cosa è successo nel frattempo? E’ accaduto che nel mese di luglio ho avuto un bel guasto al computer che, in attesa di ricambi, mi ha bloccato per circa un mese.

Poiché io sono un tipo testardo, e soprattutto ci tenevo alla continuità del mio lavoro su “Ereticamente”, sfruttando quello di una delle mie figlie, sono riuscito a stendere a tamburo battente un po’ di nuovi articoli: I testi perduti, I testi ritrovati, le due parti di Alcune osservazioni su mitologia e spiritualità, la trentaquattresima parte di Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, ma i testi che avevo già pronti sono rimasti bloccati nell’hard disk, e non avevo nemmeno la sicurezza di recuperarli. Poi per fortuna le cose si sono aggiustate.

Ma adesso torniamo a vedere cosa ci offre il campo delle ricerche sulla nostra eredità ancestrale. Come vi ho detto, stiamo attraversando un periodo che da un’impressione di vuoto rispetto ai tempi che l’hanno preceduto. Andando a vedere un sito come “Ancient Origins”, ad esempio, troviamo notizie di varie scoperte in Egitto (e te pareva!), in Cina e in Asia orientale, e sulle Ande peruviane, ma l’archeologia europea sembra scomparsa dalla scena, e altrove, su altri siti, pare più o meno la stessa cosa.

Vuoto? A una seconda occhiata, questo vuoto pare voluto e costruito, come dice il proverbio inglese, the power of the press is to suppress, il potere della stampa – e dei media in genere – è quello di sopprimere le informazioni.

Se infatti andiamo a esaminare le fonti minori, quelle a cui di solito si presta poca attenzione, ci appare un panorama del tutto diverso, ad esempio, a maggio la Soprintendenza Archeologica del Friuli Venezia Giulia ha annunciato la scoperta che il colle su cui sorge il castello di Udine, è in realtà una collina artificiale, un mound risalente all’Età del Bronzo, il più vasto di questo genere in Europa. Ebbene, una notizia di questo genere pare aver avuto una scarsissima eco.

La stessa cosa si può dire per le notizie riportate a maggio da “L’arazzo del tempo” (sito che si avvale, tra i collaboratori, della firma prestigiosissima di Felice Vinci, l’autore di Omero nel Baltico, ma che non è tra i “big”del settore) in due articoli, rispettivamente del 12 e del 17 maggio, firmati entrambi semplicemente “Redazione”, in cui si parla della scoperta nell’area dell’Europa centrale, di quella che dovrebbe essere la civiltà più antica del nostro continente, e verosimilmente del mondo.

A essa, l’articolo del 17 maggio aggiunge la scoperta nel sito di Lepenski Vir nella ex Jugoslavia, dei resti di quella che dovrebbe essere la più antica città europea, di almeno un millennio precedente la mediorientale Gerico.

Ma torniamo al pezzo del 12 maggio:

Gli archeologi hanno scoperto la civiltà più antica d’Europa, una rete di dozzine di templi, 2000 anni più antica di Stonehenge e delle Piramidi

Più di 150 giganteschi monumenti sono stati individuati grazie alle fotografie aeree effettuate in tutta l’Europa centrale, nelle città dell’odierna Germania, Austria e Slovacchia. Furono costruiti 7.000 anni fa, tra il 4800 a.C. e il 4600 a.C.

In tutto sono stati identificati più di 150 centri religiosi monumentali, ciascuno fino a 150 metri di diametro, costruiti su un’area di 400 miglia in quella che oggi è l’Austria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e la Germania orientale”.

Ma vogliamo scherzare? Se avessimo a che fare, anche in questo campo, con un’informazione onesta e obiettiva, notizie di questo genere dovrebbero suscitare un clamore enorme, e imporci di riscrivere completamente quel che i testi storici narrano del nostro passato più remoto, invece vox clamantis in deserto, per dirla con il vangelo, è come se ci fosse un passaparola con l’ordine di ignorare o minimizzare tutto quanto è europeo.

Ma veniamo ora alle non molte cose, o, a essere sinceri davvero sporadiche che si possono segnalare in questo periodo.

C’è una cosa da dire in premessa: mi è capitato più volte di questi tempi, di andare a esaminare cosa avessero da dirci in termini di nuove informazioni i siti che si occupano di archeologia, e trovarvi appena qualche notizia del tutto insufficiente per la stesura di un articolo, ma dai e dai, le cose si accumulano, e alla fine il materiale c’è, però non vi dovete stupire se in questo modo si finisce per coprire un arco temporale insolitamente vasto, da giugno ad agosto.

Io penso che a tutti voi sarà noto il nome di Antikythera, isola greca nei pressi della quale è stato ritrovato il relitto di un’antica nave naufragata, a bordo della quale sono stati rinvenuti i rottami di un sofisticato congegno di ruote dentate che pare essere stato un sofisticato astrolabio per rilevare la posizione degli astri, utile per orientarsi nella navigazione, se non, secondo alcuni, addirittura un primitivo tipo di computer.

Bene, un articolo di “The Archaeology News Network” del 22 giugno (fonte: Ministero della Cultura greco) ci informa che le ricerche nell’area del naufragio e sul relitto della nave, continuano.

Per ora sono stati rinvenuti: il basamento di una statua con le gambe, una grande testa di marmo raffigurante un personaggio maschile barbuto, presumibilmente un Ercole della tipologia nota come Ercole Farnese, vari agglomerati metallici, troppo ricoperti da concrezioni marine per capire di cosa si tratti senza ulteriori analisi. Cosa piuttosto singolare, cementati in uno di essi contenente minerale di rame, si vedono due denti umani. L’analisi del DNA permetterà forse di individuare l’etnia e il sesso della persona cui sono appartenuti.

Complessivamente, si resta delusi: non è stato finora trovato nient’altro di simile al famoso “meccanismo”. Tuttavia penso ricorderete che “L’arazzo del tempo” ci ha a suo tempo informati del ritrovamento in Sardegna di un “ingranaggio” incompleto, una corona circolare che dovrebbe aver fatto parte di un “meccanismo” più antico e allo stesso tempo tecnicamente più avanzato, di quello di Antikythera. Certamente, l’antichità non ha finito di riservarci sorprese anche dal punto di vista tecnico.

In un articolo del 30 giugno (fonte: Università di Stavangen), “The Archaeology News Network” ci parla di una spada vichinga rinvenuta in Norvegia nel tumulo di Jatta/Gausel vicino a Stavangen, la tomba della cosiddetta regina Gausel, una delle più sontuose sepolture femminili vichinghe che si conoscano. La spada manca della lama, quindi in realtà si tratta solo di un’elsa, ma cos’ha di speciale? La lavorazione a niello (tecnica consistente nell’inserzione di diversi metalli; inserti di decorazioni in oro e argento su ferro) è molto raffinata, la spada dovrebbe essere stata realizzata in Francia o in Inghilterra nei primi anni dell’ottocento, ed essere giunta in mani vichinghe non si sta se attraverso il commercio o come bottino di qualche scorreria, ma in ogni caso, suggerisce di retrodatare appunto a quell’epoca l’inizio dell’epopea vichinga.

Continuiamo a parlare di vichinghi, ma passiamo a “The Archaeology Magazine” e arriviamo al 9 agosto. La pubblicazione linka un articolo di Erik Pommrenke apparso su “Iceland Review”. Nella località islandese di Seyðisfjörður (nome quasi impronunciabile per noi latini), gli archeologi hanno rinvenuto i resti, sepolti da un’eruzione lavica (è noto il carattere vulcanico dell’isola) di una fattoria risalente ai primi tempi della colonizzazione vichinga (940-1100), e proprio le colate laviche hanno permesso di datarli con relativa esattezza. Sono stati ritrovati i resti di un uomo, di un cavallo, una barca, una lancia e alcuni gioielli.

Ma quello che ha sconcertato di più i ricercatori, è stato il, ritrovamento fra i gioielli di una perla blu attraversata da una striscia bianca a sua volta attraversata da una striscia rossa: sono proprio i colori della bandiera nazionale islandese (ma, se vogliamo, sono anche quelli della Sampdoria).

E la nostra Italia, in questo periodo ci offre niente di nuovo? Qualcosa indubbiamente c’è, e partiamo da Pompei dove le ricerche archeologiche non si sono mai interrotte.

“The Archaeology Magazine riferisce che: Continuano gli scavi nella Casa del Lararium di Pompei. L’Associated Press riferisce che lo scavo della Casa del Lararium, una struttura di cinque stanze scoperta a Pompei nel 2018, ha portato alla luce una collezione di oggetti domestici, tra cui una piastra traslucida bordata blu e verde e un bruciatore di incenso a forma di culla. (…) secondo Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei. La cisterna nel cortile era decorata, ha aggiunto. I resti di una struttura del letto e tracce di un cuscino in tessuto; un tavolo rotondo a tre gambe; e un tronco di legno con un coperchio aperto sono stati trovati in una delle stanze. Il tronco conteneva una lampada ad olio decorata con un’immagine del dio greco Zeus che si trasformava in un’aquila. Un armadio in legno con almeno quattro porte a pannelli è stato trovato in un’altra stanza vicino alla cucina. Pentole e piatti sarebbero stati conservati sui suoi scaffali, ha detto Zuchtriegel”.

L’articolo è di lunedì 8 agosto.

Non è tutto, perché un altro articolo ci parla di “Monete romane e offerte votive recuperate dalle sorgenti termali”.

La CNN riferisce che gli scavatori che lavorano nell’Italia centrale vicino al villaggio di San Casciano dei Bagni hanno scoperto statuette e monete che si pensa siano state lasciate dai visitatori romani in un’antica piscina etrusca alimentata da sorgenti termali. Gli oggetti potrebbero essere stati offerti agli dei che si ritiene abbiano fornito l’acqua calda in ringraziamento per il sollievo da problemi respiratori e dolori e dolori, secondo Jacopo Tabolli dell’Università per stranieri di Siena. Circa 700 delle 3.000 monete sono ancora lucide, ha aggiunto, e potrebbero essere state gettate nelle terme nel III secolo d.C. dall’imperatore romano Marco Aurelio Caro per onorare gli dei che vegliavano sulla sua salute. Le statuette includono oggetti a forma di fallo, un raro grembo in bronzo, un paio di seni, gambe e braccia. Si pensa che tali oggetti siano stati offerti in ringraziamento per la guarigione di quelle parti del corpo, mentre si pensa che le orecchie di bronzo siano state gettate nella piscina per richiamare l’attenzione degli dei sulle preghiere. Resti di fontane, statue e altari dedicati ad Apollo, il dio della profezia e della medicina; Iside, la dea della fertilità; e Fortuna Primigenia, la dea del primogenito, sono state scoperte nel sito”.

Evidentemente, l’uso che abbiamo conservato pure noi di gettare monetine nelle fontane, è antico, molto antico.

Sembra che nell’articolo si siano dimenticati di dirlo, ma, tanto per chiarezza, San Casciano dei Bagni è in provincia di Siena.

A questo punto, si impone una constatazione ovvia: se prosegue l’attuale tendenza alla rarefazione, se tre mesi si rivelano un arco temporale appena sufficiente a raccogliere il materiale occorrente per la stesura di un articolo, proseguire il ritmo che ho finora mantenuto, di una nuova Eredità degli antenati mediamente ogni due settimane, più che difficile, sarà impossibile. Certo, è sempre possibile ricorrere a qualche escamotage come ho fatto la volta scorsa, quando ho dedicato la novantunesima parte a un ripasso dei fondamentali attraverso quegli articoli apparsi su “Ereticamente” che in un modo o nell’altro hanno riguardato la nostra eredità ancestrale, ma che, per un motivo o l’altro, non ho compreso sotto il titolo de L’eredità degli antenati, ma voi capite che si tratta di una soluzione di cui non è possibile abusare, né ricorrervi troppo spesso.

Nel momento in cui scrivo questo articolo, il problema non è urgente, perché ho ancora un discreto arretrato da smaltire, ma, se prosegue la tendenza attuale, potrebbe esserlo quando voi questo articolo lo leggerete.

Il futuro è in grembo agli dei, e a nessuno di noi è dato conoscerlo (e vi raccomando sempre la massima diffidenza verso astrologi, chiromanti, indovini e ciarlatani assortiti). Quello che vi posso comunque garantire nei limiti del possibile, è il mio impegno a elucidarvi la grandezza e l’antichità della nostra eredità ancestrale europea, come parte di un impegno politico che nasce dalla consapevolezza di ciò che veramente siamo.

NOTA: Nell’illustrazione, la collina artificiale di epoca preistorica (mound) di Silbury Hill nel Wiltshire (Inghilterra). E’ probabile che il colle su cui oggi sorge il castello di Udine, esso pure di origine artificiale preistorica, avesse durante l’Età del Bronzo un aspetto molto simile a questo.

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Categorie: Archeostoria

Pubblicato da Fabio Calabrese il 31 Ottobre 2022

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Michele Simola

    La storia dell’uomo sul nostro pianeta può essere considerata una colossale menzogna, la più grande mai raccontata, di cui i maggiori complici sono i media televisivi e della carta stampata, si tratta di un vero e proprio insabbiamento della realtà e di innumerevoli prove, relegati nei sotterranei, appartenenti a musei e università, per non turbare lo status quo.
    Riferendomi all’archeologo Semir Osmanagich, da Lei citato, e all’ostracismo, attuato nei suoi confronti, per gli studi sulle piramidi di Visoko, dalla così detta scienza ufficiale: si tratterebbe di retrodatare l’inizio della civiltà umana di 30 mila anni, una civiltà che prende forma nella bistrattata Europa e non in medio oriente.
    come Le scrissi qualche tempo addietro, sono convinto che molte delle tecnologie attuali, erano già in uso in un remoto passato, certamente in forme più arcaiche ma comunque funzionali.
    L’evoluzione dell’umanità è cristallizzata in una serie di dogmi che hanno dimostrato la loro falsità ed inesattezza, pur tuttavia c’è ostinazione nel voler mantenere tale narrazione, rifiutando e respingendo che dimostrano l’inconsistena delle affermazioni che vedono l’homo sapiens provenire dall’africa nera e l’origine delle società evolute nella così detta mezzaluna fertile.
    I primi insediamenti umani, homo erectus, homo georgicus, si trovano in Georgia, Dmanisi, ora pure se sappiamo trattarsi di una delle popolazioni umane (1,8 milioni) più antiche, che abitarono l’Europa, ci si ostina a parlare diOOA, perchè tale sciocchezza è ritenuta politicamente corretta.
    L’OOA viene mantenuto in vita solo perché risulta utile alla sostituzione, forzata, dei popoli europei, il piano Kalergi, fortemente voluto dalle elite dei circoncisi.
    Archeologi e antropologi, per ciò che riguarda le origini degli esseri umani, ogni qualvolta si trovano di fronte a impronte, reperti ossei e manufatti, non conformi alla narrazione corrente, che mandano all’aria la linea evolutiva ufficiale, diventata il dogma indiscutibile del mondo accademico, si adoperano prontamente a fare sparire tali prove in archivi e laboratori dimenticati, dove non possono essere di nocumento alle tesi, secondo essi consolidate.
    Esistono prove che comunità umane e non ominidi, vivessero circa sei sette milioni di anni addietro nel cuore dell’Europa e precisamente in Bulgaria, ma tutto ciò non solo non è pubblicizzato, ma al contrario occultato.
    Dopo che è stato acclarato, che l’apparato fonatorio dell’uomo di Neanderthal lo rendeva idoneo a possedre una forma articolata di linguaggio, perchè cercare di celare che homo erectus, Cro-Magnon, denisova e Heidelbergensis fossero in grado di esprimere un linguaggio che permettesse loro di comunicare?
    Le origini degli esseri umani, probabilmente, si perdono nella notte dei tempi e la peristoria inizia sicuramente svariati milioni di anni prima di quanto affermano oggi gli storici.
    Qualche tempo fa trovai su un sito che in seguito non sono riuscito a ritrovare, un articolo di tale B. Steiger, dal quale ho preso qualche appunto ripromettendomi di verificare più accuratamente, ebbene l’autore afferma che “in Nevada in uno strato risalente al Triassico (circa 400 milioni di anni) furono rinvenute impronte di calzature a doppia cucitura”. Ancora Steiger riferisce che “nella Russia armena, Medzamor, sono stati rinvenuti i resti di un antico stabilimento metallurgico con oltre duecento fornaci risalenti a milioni di anni prima rispetto a quando si ritiene comunemente sia esistito l’uomo.
    Ingegneri e archeologi hanno rinvenuto in varie parti del globo terrestre, miniere, siti archeologici e persino nel Sahara, estese aree di sabbia vetrificata di colore verdastro, simili a quelli che apparvero nel Nevada dopo i primi test nucleari, ottenuti per fissione di silice.
    La teoria dell’ingegnere Felice Vinci è appassionante, potrebbe permettere di riscrivere la guerra di Troia. Ho letto l’Iliade molte volte, in particolare custodisco gelosamente un’edizione del 1954, traduzione aulica di Monti gran traduttor dei traduttor d’Omero. Tornando a Vinci, mi ricordava qualcosa che avevo già letto, riguardando nella mia biblioteca sono riuscito a trovare il libro in questione, libro che lessi per la prima volta nel 1971 o 72, l’itinerario segreto di Ulisse, di Gilbert Pillot.
    L’autore tratta i testi omerici alla stregua di “verbali storici” in cui la descrizione di questi itinerari viene mantenuta segreta, per evitare che si potesse intaccare la potenza di questo popolo di navigatori. Pillot ricostruisce l’itinerario segreto di Ulisse, nel viaggio di ritorno durato dieci anni, in una navigazione che va dall’Islanda, all’Irlanda, alla Scozia, Madera, le isole Canarie, per attraversare le colonne d’Ercole e nel mediterraneo per raggiungere Itaca la sua patria. Ora Ulisse, dopo l’ultima guerra sublimata in duelli fra eroi, che successivamente lasceranno il passo a masse di milizie cittadine e la guerra non sarà più epica ed eroica ma solo una strage di uomini comuni, non si perde nel vasto oceano Atlantico, ma proviene dal lontano mare del Nord e percorre la rotta a ritroso. Se qualcuno circa cinqua’anni fa si interessava a questa rotta “segreta”, sicuramente nella tesi dell’ingegnere Vinci vi è qualcosa di vero. L’Iliade e l’Odissea dovrebbero essere i nostri testi sacri, non i libercoli peraltro zeppi di menzogne, che rispondono al nome di antico e nuovo testamento, aggiungo che trovo disdicevole che oggi non vengano più studiati nelle scuole, spesso sostituiti con testi che non appartengono alla nostra tradizione.
    In ultima analisi, se la storia è una serie di corsi e ricorsi, perchè negare che possa essere esistita una civiltà terrestre altamente progredita, che sia giunta alla sua conclusione proprio per un abuso o uso distorto di tecnologia (guerra nucleare totale).
    Dalle sue rovine potrebbe aver avuto origine il nostro mondo.

    • Ereticamente Staff

      Gentile lettore, i commenti troppo lunghi vengono classificati spam in automatico pertanto La invitiamo la prossima volta a spalmare i commenti in più parti. Grazie

  2. Fabio Calabrese

    Caro Simola: Penso che potrà trovare una risposta (almeno la mia risposta) a molti dei suoi quesiti nel mio libro “Ma davvero veniamo dall’Africa?”.

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