La regalità sacra. Universalità e antichità del re sacro – Walter Venchiarutti

La regalità sacra. Universalità e antichità del re sacro – Walter Venchiarutti

Il potere politico, con valenza di monarchia sacrale, un tempo basato sui presupposti delle virtù divine è oggi passato di mano. È però ancora possibile reperire nelle democrazie, fondate sul dogma del numero, i sopravvissuti relitti di questa istituzione ormai ridotta a parodia; li possiamo trovare camuffati dalla materialità degli ideali, nascosti sotto le spoglie del sentimentalismo umanitario verso gli emarginati quando pervengono ammantati da escatologia salvifica.

Nell’Occidente europeo in un lontano passato medioevale è stata viva la credenza secondo cui il potere sovraumano, in particolare quello taumaturgico, sarebbe derivato direttamente al potere sovrano da interferenze soprannaturali. Tale convinzione, ricca di secolari testimonianze, è stata riscontrata presso il regno dei primi Capetingi e nell’Inghilterra normanna. In Francia era riconosciuta ufficialmente, grazie al conferimento liturgico che avveniva attraverso i riti dell’unzione e dell’incoronazione regale da parte del potere religioso. L’attribuzione di questa prerogativa si verificava ufficialmente con la trasmissione dal padre al figlio primogenito, designato ad ereditare il trono. La legittimazione dei re-santi, titolari della prerogativa risanatrice, riguardava la diffusa convinzione secondo cui un malato di scrofola, di epilessia o soggetto a dolori muscolari poteva guarire grazie all’imposizione delle mani da parte del monarca, in base alla nota formula: “Le roi te touche Dieu te guerit”. Tale investitura prevedeva il tocco regale ai malati, accompagnato dal segno della croce. I grandi monarchi in base a questo potere tradizionale godevano fama d’esser prodigiosi guaritori, personaggi sacri, tutori della salute della società

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Anche la struttura teocratica delle prime società africane vede al vertice la figura del re divino.

Come il faraone anche questo re è il mediatore tra le forze cosmiche e il popolo ed è considerato egli stesso di essenza divina. Riunisce nelle sue mani il sacro ed il profano ed è al tempo stesso sommo sacerdote e supremo legislatore. Il suo potere è assoluto, ma soltanto entro i confini della sua funzione sociale. Egli è responsabile di fronte al popolo del benessere collettivo che deve assicurare e mantenere costante con appositi rituali” (B. De Rachewiltz, Eros nero,1963).

Frazer cita la figura legata alle funzioni sacre regale e divina, entrambe presenti nel re del bosco, nel re sacrificale a Roma e nel magistrato chiamato re ad Atene. Archetipi che ricorrono frequentemente “al di fuori dei limiti dell’antichità classica e sono comuni alle società di ogni grado, dalla barbarie alla civiltà… così nelle foreste della Cambogia vi sono due misteriosi sovrani chiamati re del fuoco e re dell’acqua” (J.G. Frazer, Il ramo d’oro, Vol. I, 1965, p.169). Nella poesia Tamil “ l’omaggio al sovrano e l’adorazione del dio si confondono, i bardi lodano i re nelle stesse forme con cui esaltano le divinità del suolo[1]( E. Zolla, Le tre vie, 1995).

 “Le grandi culture dell’antichità che si svilupparono al tempo della cosiddetta rivoluzione urbana – Mesopotania, Egitto, Cina – erano società stabili governate da ‘Re sacri’. Così gli stati agricoli dell’America Centrale e Meridionale degli Aztechi e degli Inca erano organizzati come monarchie sacre e società alla stregua degli stati dell’Africa, dell’Europa e dell’Asia mantennero queste realtà per millenni” (Enciclopedia delle religioni, diretta da Mircea Eliade, Vol. I, Oggetto e modalità della credenza religiosa, Milano, 1993).

L’epilogo di questa istituzione in Occidente ha trovato riscontro nel XVIII° sec., durante la rivoluzione francese, con la decapitazione del “cittadino” Luigi XVI°. Successivamente la saga della regalità sacrale si è definitivamente conclusa con lo sterminio dell’intera famiglia di San Nicola II° Romanov, imperatore e martire. Nel passato deliberatamente non era mai stata cancellata la suddetta prerogativa e la dignità dei sovrani, anche se alcuni avevano trovato la morte in battaglia o erano stati assassinati, era portata avanti nel prosieguo della stirpe o con la sostituzione della dinastia avversa.

La figura del re sacro oltre ad essere antichissima e universale ha sempre assunto, pur in forme diverse, la funzione di salvaguardia e garanzia del benessere sociale. In particolare la regalità divina riguardante l’area africana si riconnette al potere del sacro quale attributo legato alla fertilità della terra. Ab immemorabili il re diventa uomo-Dio, incarna il nume in quanto le sue prerogative permettono cura e protezione alla comunità di appartenenza. Questa difesa può essere d’ordine sanitario oppure, nel caso degli Ascianti della Costa d’Avorio, si esplica nella salvaguardia dei raccolti, garantendo così la sottomissione delle forze naturali quali: l’arrivo della pioggia necessaria e favorevole o allontanando la grandine e le esondazioni, l’intervento del fuoco amico e contemporaneamente la sua sottomissione contro il pericolo di incendi.

Presso gli Abron che fanno parte del gruppo Akan residente sempre nell’Africa Occidentale, il re rappresenta il principio stesso della vita (M. Lunghi, Gli Abron della Costa d’Avorio, Milano 1984). Anche per questo non si esprime mai a parola. Una straordinaria energia gli deriva dall’Essere Supremo attraverso una trasmissione diretta. Il capo, in qualità di padre terreno è rappresentante dell’intera comunità tribale e passa a sua volta questa forza vitale a tutti i membri delle tribù. Per questo popolo la sacralità del capo è presupposto stesso della vita. Il re riceve i doni di prolifica fecondità da Dio. Durante la festa degli ignami (tuberi amidacei che hanno il ruolo di prodotto principale nell’alimentazione) il sovrano, con il dominio sulle quattro famiglie in cui è divisa la comunità, si rivolge ai rispettivi punti cardinali con altrettanti inchini, ringrazia l’essere supremo e gli antenati per aver consesso d’esser tramite della continuazione vitale che a sua volta si manifesta attraverso l’elargizione del raccolto abbondante. I simulacri degli antenati, gli antichi predecessori, sono presenti in chiesa a guisa di tutori e occupano il posto dei santi. La funzione del re è quella di interloquire con la divinità, ricevere i poteri, trasmettere i messaggi e le volontà celesti, provvedere alla distribuzione del raccolto i cui frutti pervengono direttamente dall’Essere Supremo.

Le delegittimazioni dell’istituto monarchico già riscontrate sono avvenute in base ad un processo storico che ha visto il diffondersi della laicità dei costumi e la razionalità del pensiero, questi sviluppi si sono manifestati sia in governi democratici o autoritari. In entrambi i casi queste nuove tendenze, inizialmente appoggiate da un consenso maggioritario, non sempre hanno saputo essere all’altezza nel rispettare e rendere praticabili gli impegni presi. All’ingenuità, alla forza bruta e alla corruzione oggi si è aggiunto il raffinato soft del sistema informativo. Questa opzione indolore oggi è attiva e praticata su vasta scala. Il lavaggio dei cervelli concorre più della forza bruta a infiacchire e seppellire le poche e stentate voci del dissenso. Il risultato conseguito è ottenuto drogando le coscienze degli utenti.

 

Nei casi storici europei e in quelli africani, secondo diverse modalità, la mistica del re si è esplicata nei miti dei guaritori e nei riti di fertilità che hanno concorso alla salvaguarda profilattica e a quella alimentare delle comunità. Aneddoti superficialmente considerati secondari di fatti sociali (la malattia, il raccolto) diventano pietre d’angolo per individuare l’universalità su cui poggia la giustificata costituzionalità del potere poiché difendere, amministrare e proteggere una comunità garantire l’applicazione delle leggi e giudizi super parte è il primo passo verso la legittimazione.

Pur con diverse modalità la regalità sacra dai re francesi a quella dei capi africani veniva incontro a problematiche di ordine alimentare o sanitario atte a supplire le necessità primarie di una collettività. Tali funzioni trovavano risoluzione nei riti di riconoscimento. Questi processi storici di aiuto hanno continuato ad evolversi. In certi casi si è passati dal re sacro in quanto divinità, al re sacerdote, quest’ultimo mediatore – portavoce delle entità supreme ma non per questo considerato Dio e per continuum ai nostri giorni li vediamo riflessi nei compiti attribuiti e sostenuti dall’icona dell’esperto ambientalista, ultimo conoscitore, detentore e divulgatore delle verità ultime, deputato alla salvezza dell’ambiente e quindi dell’umanità, investito di una vera o presunta pretesa unzione finalizzata alla difesa planetaria.

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Walter Venchiarutti il 28 Settembre 2022

Walter Venchiarutti

Walter Venchiarutti Inizia nel 1978 attività di ricerca nel settore dell’antropologia locale partecipando alla fondazione del Gruppo Antropologico Cremasco. È stato Presidente della Commissione Museo di Crema dal 1991 al 1994 e consulente per l’allestimento della Casa Cremasca. Dal 2007 è Vicedirettore della rivista Insula Fulcheria e curatore della collana Quaderni di Antropologia Sociale. Collabora con articoli a riviste, blog locali e prende parte all’attività di gruppi culturali. In specifiche pubblicazioni ha trattato storia e tradizioni legate alle vicende del Cremasco e del Cremonese.

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