I marmi Torlonia alle Gallerie d’Italia a Milano. Provengono dalla collezione romana – Walter Venchiarutti

I marmi Torlonia alle Gallerie d’Italia a Milano. Provengono dalla collezione romana – Walter Venchiarutti

In questi giorni alle Gallerie d’Italia di Milano continua il successo di una tra le più apprezzate mostre che la città abbia mai offerto in questi ultimi tempi. L’esposizione, dedicata alla classicità romana prorogata al 18 Settembre raccoglie una straordinaria rassegna costituita da più di cinquecento sculture in marmo provenienti dalla collezione Torlonia.

Un centinaio di queste opere sono state selezionate e vengono esposte in accurata scenografia. Il visitatore si incanta e commuove quando entra nei saloni di quella che un tempo era la sede della Banca Commerciale Italiana. Un santuario degli affari è diventato tempio dedicato alla bellezza artistica.

I capolavori esposti appartengono alla collezione romana del principe Alessandro Torlonia e dimostrano una lungimirante caparbietà, frutto di raffinata metodologia conservativa. A partire dal Rinascimento le tecniche di restauro impiegate hanno contribuito alla salvaguardia del prestigioso patrimonio storico costituito non solo con finalità estetiche ma testimonianza di programmato disegno culturale.

L’ abilità scultorea, l’insuperata perfezione glittica offrono una documentazione visiva delle abitudini, delle mode, dei valori e delle credenze che hanno permeato l’epoca imperiale. Sono un ineludibile archetipo dei grandiosi fasti che caratterizzano l’esprit du temps. Tanta capacità espressiva più che meravigliare sbalordisce.

L’attento osservatore può cogliere il frutto di una straordinaria volontà di potenza, espressione di un amore smisurato per la vita. La naturale dimestichezza si esprime nell’impiego di tecniche materiali e nella palpabile consuetudine alle comprensioni misteriche, prerogative andate perse nel corso dei secoli.

Non si tratta affatto del semplice accumulo di belle anticaglie. Accostarsi a queste opere d’arte con l’umiltà di voler comprenderne i l segreto messaggio lasciato dagli artefici equivale al superamento di quell’invalicabile binomio spazio-tempo che da sempre condiziona l’esistenza dell’essere umano. Si instaura così un rapporto di intimità, una comunione di intenti sorprendente. È facile notare quanto la freddezza del marmo possa diventare indice di calda conoscenza.

La razionalità illuminista ha provveduto a preservare dall’oblio; la catalogazione e l’istituzione di un museo privato permettono la trasmissione di una sincera interpretazione. Dalla fortunata scalata socio-economica dell’intraprendente famiglia è derivata la costituzione di una eredità singolarmente unica.

Le vicende della casata Torlonia si intrecciano con le fortunate acquisizioni di una vera e propria “collezione di collezioni”. Dall’esposizione di tanti capolavori scelti ricordiamo nella galleria dei ritratti quelli della “Fanciulla Torlonia” e del “Vecchio da Otricoli”, i sarcofagi monumentali provenienti dagli scavi Torlonia, il gruppo di sculture da Villa Albani , il lascito Cavaceppi , la collezione originaria di Vincenzo Giustiniani e le raccolte pervenute nel corso dei sec XV-XVI.

Sfilano i busti di famosi imperatori, manifesti pubblici della loro legittimazione; sconosciuti popolani mostrano i segni del lavoro nella rudezza dei volti; superbe matrone posano accanto a gracili fanciulle, eterei efebi ammiccano e immagini di imponenti divinità si alternano alle mitiche storie che emergono dagli affollati rilievi.

I frammenti più antichi portano le stigmate dei successivi aggiustamenti, alcuni soggetti hanno costituito il modello per successivi complessi statuari.

Il piacere ieri riservato a pochi è oggi diventato vetrina e condivisione per molti.

Foto di Walter Venchiarutti©

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Categorie: Arte

Pubblicato da Walter Venchiarutti il 13 Settembre 2022

Walter Venchiarutti

Walter Venchiarutti Inizia nel 1978 attività di ricerca nel settore dell’antropologia locale partecipando alla fondazione del Gruppo Antropologico Cremasco. È stato Presidente della Commissione Museo di Crema dal 1991 al 1994 e consulente per l’allestimento della Casa Cremasca. Dal 2007 è Vicedirettore della rivista Insula Fulcheria e curatore della collana Quaderni di Antropologia Sociale. Collabora con articoli a riviste, blog locali e prende parte all’attività di gruppi culturali. In specifiche pubblicazioni ha trattato storia e tradizioni legate alle vicende del Cremasco e del Cremonese.

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