La fandonia di Angelita di Anzio – Pietro Cappellari

La fandonia di Angelita di Anzio – Pietro Cappellari

Nella guerra per la “libertà” e la democrazia condotta dagli Alleati, non potevano certamente mancare storielle struggenti e strappalacrime. Una di queste ha fatto storia, anzi, bisogna dire, ha fatto la storia. Si tratta della menzogna di Angelita di Anzio, una frottola grossolana che è diventata incredibilmente una realtà storica di fatto. Per raccontare questa telenovela i più importanti quotidiani nazionali hanno versato fiumi di inchiostro, “storici” hanno scritto libri, cantautori hanno scritto canzoni, l’Amministrazione comunale di Anzio ha costruito un monumento e intitolato una piazza.

Tutto ebbe inizio il 15 febbraio 1961, quando un ex-Caporale del Reggimento “Royal Scots Fusilier”, tale Christopher Hayes, scrisse al Sindaco di Anzio raccontando che, nei giorni dello sbarco, salvò una bambina di cinque o sei anni di nome Angelita. Non essendo riuscito a trovare i genitori fu costretto a portarla con il suo reparto in prima linea. La bambina, purtroppo, venne uccisa da una bomba germanica, proprio mentre un’infermiera era giunta in quei luoghi per portarla nelle retrovie.

Era una storiella vero-simile che, indipendentemente dalla sua autenticità, poteva essere sfruttata per bassi fini commerciali. Hayes – che, ricordiamolo, “ci aveva liberati” e, quindi, a lui si dovevano i massimi onori – venne “santificato” e le sue parole divennero il “verbo”.

Fu ospitato, a spese dei cittadini di Anzio, nel 1964, nel 1965 e nel 1979: “L’ex-Caporale arricchì in tali occasioni la sua storia di nuovi particolari, a volte tragici, a volte patetici, ma spesso anche discordanti, dando così modo ai giornalisti di sbizzarrirsi in numerose, ma labili supposizioni”.

Non mancò, in questo carnevale del ridicolo, l’invenzione di altre little Angel da parte di alcuni reduci che volevano bissare il successo di Hayes e, addirittura, il festival delle Angelite – o Angeline – redivive. Ogni tanto, qualche signora si “svegliava” e diceva: «Sono io Angelita!», con tanto di ricorsi ai Tribunali della Repubblica Italiana!

Questi tribunali, lungi dal far chiarezza, esclusero sempre che la persona ricorrente potesse essere identificata con la ormai famosa Angelita di Anzio, ma confermarono indirettamente l’autenticità del racconto di Hayes.

Il ricercatore Sisto Orlandini, sulla fine degli anni ’80, fu incuriosito da una serie di inesattezze che comparivano nelle varie testimonianze dell’ex-Caporale scozzese e volle approfondire la questione. In pochi mesi, con una semplice, quanto intelligente opera di ricerca storica, Orlandini dimostrò che la storia di Angelita era una bufala:

 

Tutto ciò fa pensare che l’ex-Caporale abbia ingenuamente dato inizio alla vicenda sperando di ottenere una breve vacanza gratuita e quindi tornare a casa soddisfatto di ciò e che, in seguito all’imprevista e straripante intromissione degli organi di informazione, si sia trovato nella sgradita situazione di un viaggiatore che, non avendo potuto scendere alla fermata prevista, abbia dovuto rimanere, suo malgrado, sopra un treno in fragorosa corsa diretto chissà dove.

A commento dello sconcertante risultato dell’indagine, bisogna dire che lascia meravigliati il fatto che in così tanti si siano incaponiti, nel corso di diversi decenni, nel tentativo di dare un improbabile volto e recapito ad una evanescente figura di bimba, anziché sciogliere l’enigma mediante un risolutivo riscontro storico-documentale dei fatti narrati dall’unico testimone della vicenda.

Ancor oggi il monumento di Angelita fa bella mostra di sé sulla riviera di ponente della moderna Anzio. Forse è giunto il momento che da questo monumento scompaia il nome di Angelita e che al suo posto compaia una semplice, ma doverosa scritta: “A tutti i bambini vittime dei bombardamenti angloamericani 1940-1945”…

 

Pietro Cappellari

(Lo sbarco di Nettunia e la battaglia in difesa di Roma, Herald Editore, Roma 2010)

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Categorie: Controstoria

Pubblicato da Ereticamente il 10 Giugno 2022

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. investigator113

    personalmente non ho mai creduto a questa storia di Angelita di Anzio di solo cinque anni ,salvata da un soldaro. Ho sempre pensato al peggio. ovvero portata con se con altri sentimenti. Forse una bellissima bambina.che ha suscitato istinti non proprio paterni. Una bambina di cinque anni non poteva essere molto distante dalla sua casa e quindi dai genitori, bastava cercare i genitori nelle vicinanze e assicurlarla a loro

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