Le vie del cielo (parte I) – Walter Venchiarutti

Le vie del cielo (parte I) – Walter Venchiarutti

Viaggio tra camini e comignoli del Cremasco 

Come per i battiporta, già trattati in precedenza, così la tipologia dei camini e dei comignoli casalinghi risulta essere una categoria decorativa che, equiparata ad accessori secondari, al di là della superficiale valenza estetica, non è mai stata oggetto di grande interesse da parte di sociologici, antropologi e storici del comportamento. Il caso delle Annales può qui costituire un parametro significativo in quanto, non solo i grandi personaggi e i grandi monumenti, ma pure le masse superficialmente considerate passive e i personaggi secondari possono venirci in aiuto per introdurci ad una lettura più completa della storia umana. Così anche i piccoli fregi artistico-architettonici, che ornano le antiche dimore, diventano segnali degni d’attenzione in quanto testimoni di scelte e indirizzi affatto casuali. Un esempio è dato delle influenze culturali che sono derivate dalle precedenti dominazioni, ai gusti sopraggiunti con il variare delle mode o le produzioni aggiornate e più raffinate dovute alle tecniche edilizie.

I caminetti oggi inutilizzati e rimasti a decoro delle case e i tirafumo o fumaioli, posti alla sommità esterna dei tetti, svettavano come piccoli campanili nelle città. In base al loro numero si censivano le famiglie presenti in un borgo. Il genius loci vigilava, specialmente nelle ore notturne sulle vie d’accesso costituite da porte, finestre e comignoli. Da ogni apertura giungevano gli influssi benefici del nume protettore, che arrivavano così fino al cuore della casa, ma potevano anche insinuarsi pericolosi influenze malefiche, ordite da potenze ritenute demoniache e quindi nefaste.

I camini: la struttura e la storia

La parola camino origina dal latino culmén-minis e significa punto più alto, sommità, cima. Nelle diverse tradizioni il camino è stato simbolo della continuità famigliare e del collegamento tra diverse realtà. Questa struttura anche nella civiltà contadina ha costituito il punto d’incontro del mondo terrestre con il mondo celeste, cordone ombelicale da cui dipartono i messaggi scambiati tra le divinità e l’uomo. Poiché qui l’empireo e il desco domestico si toccano e aprono al dialogo. Frequentemente sulle cappe compaiono, a guisa di manifesto, scolpiti o disegnati gli stemmi araldici, loghi dei padroni di casa. Nelle serate, intorno al fuoco, si raccoglieva tutta la famiglia per pregare o ascoltare i racconti degli anziani. La loro funzione conviviale è particolarmente riscontrabile nel caso della “nàpe” friulana che, posta al centro della sala, dava agio ai presenti di poter conversare in circolo. La città di Crema è annoverata ai primi posti tra le città lombarde, insieme a Sondrio, Cremona, Milano, Bergamo, Brescia, Como, come sede di antichi palazzi con camini dal rilevante valore storico. Ne può vantare una serie antica, che veniva utilizzata con il compito di ottemperare al le importanti funzioni di riscaldamento e cottura del cibo. La tipologia generica è assai varia e in base alla loro costruzione i camini possono essere classificati: incassati nel muro, addossati alla parete, ovvero definiti alla francese. Si dicono alla lombarda se sono posti fuori dal muro, con cappa sporgente, poggiata su piastrelli o colonne. Sono invece chiamati alla friulana quelli con cappa (nàpe) sospesa al centro della stanza e focolare rialzato dal suolo. Strutturalmente il camino consta delle seguenti parti: focolare, sporti o colonnine, architrave, mensole, cappa e la parte terminale detta fumaiolo o comignolo.

– Il focolare corrisponde alla bocca rettangolare ed è costituita da un basamento generalmente sollevato da terra che immette alla camera del fuoco, dove si accende la vampa, arde la legna e si diffonde il calore.

– Gli sporti laterali, costituiti da colonnette o, muratura terminano con le mensole, elementi orizzontali.

I piedritti, elementi verticali, reggono l’architrave, cornice in legno o in marmo su cui prende inizio lo spazio occupato dalla cappa

La cappa, elemento architettonico massiccio e aggettante è presente in varie forme: a trapezio, bombata, quadrata, triangolare. Si estende fino al soffitto e legata alla parte inferiore determina un complesso unico proseguendo, tramite il raccordo della gola, fino alla canna fumaria.

Una nutrita serie di utensili arredava il focolare rustico e tutti assolvevano a funzioni pratiche al fine di facilitare la massaia nei compiti di cottura del cibo i brendenài (gli alari utilizzati per sollevare i ceppi), al bernàs (la paletta di ferro per raccogliere la cenere), la muiéta (molla per prendere i tizzoni), al sufièt (il soffietto per ravvivare il fuoco), al rampì o fricù (per smuovere o sistemare le braci), al scuì (scopino per pulire dalla cenere). Secondo il differente approccio viene definito “alla romana” l’uso di nascondere le canne fumarie nello spessore dei muri, quando invece appaiono ostentate nelle strutture aggettanti delle facciate sono chiamate alla “francese”. Le prime strutture Medievali dei camini in pietra presentano forme sobrie e squadrate inglobate nella semplice austerità delle membrature di possenti mura e delle volte caratterizzanti fortezze e case-torre e dei castelli (Rocca di Soncino).

 Nel periodo rinascimento lo stile si fa classico e porta all’impiego del marmo e alla grandiosità monumentale (Azzano, Torre Vimercati Sanseverino).

Con il Manierismo intervengono le prime accentuate flessuosità dei piedritti a volute. Vengono decorate le mensole e le cappe in stucco colorato che si popolano di figure femminili (Crema, Casa DePoli). Inizia la consuetudine di inserire in questi manufatti decorazioni fantasiose: busti rappresentanti personaggi mitici, lesene di mascheroni e festoni fioriti che porteranno all’evoluzione nel barocco. Se nel Settecento la leziosità aggiunge specchi e specchiere toccando il massimo epilogo nel Rocaille.

Con l’avvento nel primo Ottocento del Neoclassicismo tornano in auge nostalgie greciste e trionfa lo stile impero (Ombriano. Villa Donati de’ Conti), seguite a ruota dalle infatuazioni neogotiche che inducono a composizioni stravaganti, romanticherie orientaleggianti, composizioni che richiamano tipicità pseudo moresche. Alla fine del sec. XIX° e l’inizio XX° sec. le nuove tecnologie favoriscono l’introduzione delle stufe su vasta scala, relegando ai camini un ruolo preminentemente estetico.

Le specchiere diventano curiosità e sfizio delle committenze benestanti (Credera, Villa Carioni Bonzi), mentre una sobria rusticità contraddistingue i focolari della borghesia terriera (S. Bernardino, Casa del castaldo).

(segue…)

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Categorie: Cultura

Pubblicato da Walter Venchiarutti il 10 Maggio 2022

Walter Venchiarutti

Walter Venchiarutti Inizia nel 1978 attività di ricerca nel settore dell’antropologia locale partecipando alla fondazione del Gruppo Antropologico Cremasco. È stato Presidente della Commissione Museo di Crema dal 1991 al 1994 e consulente per l’allestimento della Casa Cremasca. Dal 2007 è Vicedirettore della rivista Insula Fulcheria e curatore della collana Quaderni di Antropologia Sociale. Collabora con articoli a riviste, blog locali e prende parte all’attività di gruppi culturali. In specifiche pubblicazioni ha trattato storia e tradizioni legate alle vicende del Cremasco e del Cremonese.

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