Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, trentatreesima parte – Fabio Calabrese

Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, trentatreesima parte – Fabio Calabrese

Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, con trentadue articoli rientranti in questa serie, nonché questo trentatreesimo, è la mia serie di articoli più longeva dopo Una Ahnenerbe casalinga/L’eredità degli antenati, tuttavia, come vi spiegherò, è forse giunta al capolinea, e allora ho pensato di presentarvi un riepilogo del cammino finora percorso.

Per prima cosa, se ci pensate, la longevità di questa serie di articoli è in un certo senso paradossale, perché le tematiche di questa serie, nata precisamente per confutare la leggenda della nostra civiltà nata “a Oriente” come “dono” di Egizi e Mesopotamici, dovrebbero essere interamente confluite in Una Ahnenerbe casalinga/L’eredità degli antenati. Non è stato così, perché ho esteso in un primo tempo il confronto all’Oriente attuale.

È vero, come si sente spesso dire in giro, che gli orientali hanno un quoziente d’intelligenza più alto del nostro? A ben guardare, i dati statistici che abbiamo a nostra disposizione non confermano tale supposizione.

A parte i Giapponesi che si situano in una posizione tutta loro con un eccezionale Q. I. medio di 105, un miliardo e passa di cinesi hanno un quoziente medio di 102 che è esattamente uguale a quello di noi italiani, perlomeno a quello degli italiani nativi. Siamo un popolo intelligente, e guardando a ciò che l’Italia ha prodotto nel corso dei secoli nel campo della cultura, delle arti, delle scienze, non ci sarebbe alcun motivo di dubitarne. Perché dobbiamo nascondercelo, se non per una sorta di masochismo diffuso soprattutto da una sinistra da sempre ostile a tutto ciò che appare come nazionale?

Certo, gli yankee, con un valore medio di 98 tra la popolazione bianca, sono alquanto al disotto (per non parlare ora di quella parte mica tanto poco consistente che bianca non è), ma non è mica colpa nostra se circostanze storiche davvero disgraziate hanno portato una massa di pecoroni a diventare la prima potenza mondiale, naturalmente stiamo parlando della popolazione media, il “parco buoi”, perché le élites sono non solo intelligenti, ma di una furbizia raffinata.

Lo psicologo Daniel Goleman nel libro Intelligenza emotiva ci fornisce un’informazione preziosa a tale riguardo: può essere che questa differenza non sia affatto genetica, come invece saremmo inclini a pensare. All’ingresso nella scuola elementare non si riscontra alcuna differenza intellettiva tra banbini di origine asiatica e caucasica, mentre lo svantaggio degli afroamericani è già drammaticamente evidente, ma si manifesta nel corso degli anni, per poi rimanere stabile in età adulta. Secondo Goleman, questo dipende dal differente tipo di educazione che ricevono i bambini asiatici: i loro genitori sono severi, pretendono che le consegne siano rispettate, i compiti fatti, che la scuola sia un luogo d’impegno. Questo ha effetti benefici non solo sull’apprendimento, ma proprio sullo sviluppo intellettivo. Questo cos’è, se non un’indicazione fortissima a favore di ciò che possiamo chiamare educazione tradizionale?

Mi sono poi dedicato allo smascheramento di guru e ciarlatani. Negli anni ’70 del XX secolo siamo stati letteralmente invasi da questa fauna che ha spacciato per saggezza paralogismi di basso livello, ma ancora oggi ne è in circolazione qualche superstite, come ad esempio Osho. Cosa dire, se non che una civiltà che ha prodotto Platone, Aristotele, Tommaso d’Aquino, Galileo, Newton, Kant, Hegel può farsi affascinare da simili cose solo perché dimentica della propria immensa eredità?

Il discorso a questo punto mi sembrava concluso, solo che a questo punto mi è arrivato un libro di Silvano Lorenzoni, Mondo aurorale, da cui devo amichevolmente dissentire. Lorenzoni identifica l’ex Oriente lux, il cui fascino malsano ha condizionato negativamente la cultura europea, con il cristianesimo. Il cristianesimo e la cristianizzazione dell’Europa ne fanno indubbiamente parte, ma la leggenda dell’ex Oriente lux gli preesiste e gli ha spianato la strada. Ho ricordato che prima del cristianesimo si erano già diffusi a Roma culti orientali esotici come quelli di Mitra e di Iside, il clima che essi hanno creato ha impedito ai Romani di riconoscerlo per quell’eresia ebraica che è, e di rigettarlo immediatamente, come certamente avrebbero fatto i loro antenati.

Il fascino malsano dell’Oriente aveva spinto ancor prima i Romani a cercarsi, sulla scorta dei poemi omerici, un antenato in Anatolia, credendo in tal modo di nobilitarsi. La leggenda di Enea non ha alcun fondamento né archeologico, né antropologico, né genetico. La chiarezza che ho espresso a questo riguardo mi è stata rimproverata da qualcuno, perché viene a intaccare uno dei miti fondanti della romanità, ma stiamo attenti: si tratta di un’arma a doppio taglio: se mettiamo alle origini di Roma un “immigrato asiatico”, mettiamo un’arma non da poco nelle mani dei fautori dell’immigrazione, e state certi che hanno già cominciato a servirsene.

C’è un’ulteriore svolta, un ulteriore capitolo di questa storia: A partire dal 2014, ho cominciato a tenere una serie di conferenze nell’ambito del festival celtico Triskell che si tiene annualmente presso Trieste nell’ambiente silvano del boschetto del Ferdinandeo. Visto che esse si rivolgono a un pubblico mainstream, non possono essere esplicitamente politiche, tuttavia uno di noi può agevolmente capire che evidenziare la grandezza e l’antichità della civiltà europea, di cui il mondo celtico è indubbiamente parte integrante, soprattutto oggi che viviamo in un clima di “cancel culture”, un fatto politico lo è, eccome.

Dopo quella del 2014, un’introduzione generale al mondo celtico e quella del 2015 dedicata al Ciclo Bretone, al mito di re Artù e al mistero del Graal, dal 2016 al 2021 mi sono dedicato a un’analisi del fenomeno megalitico che si è sviluppata nell’arco di sei anni. (poiché nel settembre 2019 sono andato grazie al Cielo in pensione e dispongo di maggiore tempo libero, a partire dall’edizione 2020 le mie conferenze sono diventate annualmente due, e nel 2021, in coincidenza con i settecento anni dalla morte del Poeta, ne ho tenuta pure una sull’esoterismo di Dante il cui testo trovate ovviamente su “Ereticamente”, ma ora questo non c’entra).

Non ci sono soltanto Stonehenge e Carnac, ma il fenomeno megalitico, segno antichissimo della civiltà europea, guarda caso completamente o quasi ignorato dalla storia ufficiale, quella che si racconta nelle aule scolastiche, riguarda tutta l’Europa: C’è un esteso megalitismo dell’Europa orientale, che scopriamo oggi, dopo che il “socialismo reale” del blocco sovietico ha esteso sopra di esso una cortina di silenzio, c’è un megalitismo italiano, l’ignoranza riguardo al quale appare molto meno spiegabile.

Rimaneva di base un problema: come capite facilmente, dal 2016 al 2021 non è che di tempo ne sia passato poco, e nel frattempo non è che le ricerche e le scoperte archeologiche si siano fermate. Molte cose che avevo trattato in precedenza sarebbero state bisognose di un aggiornamento, di un ampliamento, di una revisione. Lo potevo fare nell’ambito delle conferenze al Triskell? Dubitavo fosse la sede più opportuna, anche se quella del 2021 (Non quella su Dante, l’altra) è in parte servita proprio a questo genere di lavoro.

Tuttavia, altra cosa, e un mezzo fondamentalmente diverso sono gli articoli su “Ereticamente”. Qui nessuno mi vietava di preparare degli articoli di aggiornamento rispetto a quelli dove avevo riportato i testi delle mie conferenze.

Rimaneva il dubbio su dove collocarli, e Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, mi è sembrata la sede più adatta, proprio alla luce del fatto che il megalitismo, più antico, spesso di migliaia di anni rispetto alle piramidi egizie e alle ziggurat mesopotamiche (al circolo megalitico tedesco di Gosek si attribuisce un’età di settemila anni, che ne fa non solo il più antico monumento di questo tipo conosciuto, ma gli dà una priorità di due millenni rispetto alle piramidi di Giza), è proprio la prova più convincente della priorità della civiltà europea rispetto a quel Medio Oriente con cui la scuola, la cultura, i media “ufficiali” ci riempiono le orecchie e le scatole.

Come vi ho detto più sopra, questa serie di articoli, una volta collocate in Una Ahnenerbe casalinga/L’eredità degli antenati le tematiche più propriamente archeologiche, ha cambiato più volte orientamento. La venticinquestima parte, pubblicata su “Ereticamente” il 28 gennaio 2019, pensavo sarebbe stata l’ultima della serie, poi è arrivata la lettura di Mondo aurorale di Lorenzoni, a cui mi sono sentito in dovere di rispondere con la ventiseiesima parte, pubblicata il 25 febbraio.

Io non mi sono limitato a rispondere all’amico Silvano, precisando il fatto che a mio parere l’ex Oriente lux non si identifica soltanto col cristianesimo, ma lo comprende e lo precede, ma questa mi è parsa anche l’occasione giusta per alcune importanti puntualizzazioni. C’è Oriente e Oriente, basti pensare al fatto che il continente asiatico è il più vasto e popoloso di questo pianeta. Se dal Medio Oriente semitico sono giunti all’Europa solo fattori di decadenza (cristianesimo compreso, su questo tra me e Lorenzoni c’è pieno accordo), il mondo indiano, cinese, giapponese, rappresentano culture radicalmente altre riguardo all’Europa, ma assolutamente degne di rispetto, anche se la loro alterità non va sottovalutata ed è meglio non accostarsi a esse con superficialità.

Il mondo indiano, ad esempio, così mal rappresentato da noi dai guru da supermercato che ci hanno invaso a partire dagli anni ’70 dello scorso secolo, è pur sempre il luogo d’origine della dottrina vedica delle Quattro Età, che costituisce l’ossatura del pensiero tradizionale.

Non parliamo del Giappone (anzi, no, parliamone): accostandosi a esso, al bushido, allo spirito dei samurai, non è difficile sentirvi qualcosa di paradossalmente più nostro, più vicino alla nostra sensibilità di tanta cultura europea contaminata da cristianesimo e marxismo.

Per la Cina si potrebbe fare in una certa misura un discorso analogo: si veda il simbolismo del cavallo, legato a Confucio, laddove il bufalo d’acqua rappresenta il taoismo, esso rappresenta “il nord”, l’ambiente dei cavalieri nomadi, in massima parte di estrazione indoeuropea o turanica postisi al servizio del Celeste Impero, è qui che Confucio ha desunto la sua etica fatta di amore per le tradizioni, rispetto per gli antenati, amore per la famiglia, lealtà verso lo stato. Alla base della cultura cinese possiamo riconoscere un’influenza culturale se non etnica, indoeuropea.

Questo discorso, ampio, come comprendete, lo ho poi completato nella ventisettesima parte, e a questo punto, di nuovo, mi pareva che Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, avesse esaurito la sua funzione. Infatti, come potete notare, se la venticinquesima, ventiseiesima e ventisettesima parte sono comparse, a distanza di circa un mese l’una dall’altra nei primi mesi del 2019 (sempre tenendo presente che su “Ereticamente” mi occupo di diversi argomenti che cerco di alternare), la ventottesima “salta” a gennaio 2020 e ha un’impostazione diversa dalle altre.

Le cose in effetti sono andate così: ero deciso a chiudere Una Ahnenerbe casalinga sostituendo questo titolo con il più anodino L’eredità degli antenati, perché, come vi ho detto, è meglio non andare a cercare disgrazie fidando nella tolleranza di questa democrazia, ma, dato che ero ormai arrivato a una novantina di articoli, ho pensato di fissare il cambiamento del titolo a dopo la centesima parte. Quest’ultima, per chiudere in bellezza, doveva essere un articolo riassuntivo del cammino fin allora percorso. Preparata questa sintesi, mi sono accorto che era davvero troppo ampia per contenerla in un solo articolo.

Mi sono trovato così con una “coda” che non sapevo come utilizzare. Una centounesima Ahnenerbe casalinga? Non mi è sembrato il caso. Una nuova Eredità degli antenati? Neppure, perché in quel momento il nuovo titolo aveva preso slancio con cose di più stringente attualità, infatti, se ricordate, è stato proprio quello il periodo in cui hanno cominciato a circolare invereconde fesserie che non potevano essere lasciate senza risposta, intese a falsificare radicalmente la nostra storia, su Etruschi, Romani, Inglesi, addirittura Vichinghi neri o almeno multietnicamente caffelatte.

Così, ho pensato di presentarvi questo articolo come la ventottesima parte di Ex Oriente lux, ma sarà poi vero? Il tema in fondo è sempre lo stesso, l’antichità della civiltà europea che deve poco o nulla a influssi orientali.

La ventinovesima parte, pubblicata nel luglio 2020, affronta un aspetto della questione che avevo fino a quel momento evitato: nel campo del pensiero, mentre l’oriente è perlopiù mistico, l’Europa è razionale, parte da una fiducia nella ragione umana che ha dato origine alla filosofia greca e a tutti gli sviluppi successivi. Il motivo per cui non avevo fin allora toccato questo tasto, è abbastanza semplice, sapevo che molti di voi avrebbero trovato la mia argomentazione “troppo illuminista”.

Per evitare fraintendimenti, ho preferito aspettare che “Ereticamente” mi avesse pubblicato il saggio diviso in sei parti Scienza e democrazia, dove chiarisco che “la scienza” democratica non è affatto scienza se per essa intendiamo un approccio rigoroso allo studio dei fenomeni naturali, ma una congerie di ciarlatanerie, falsità e superstizioni. Non dobbiamo avere paura di essere razionali, sono i democratici antifascisti a essere irrazionali e superstiziosi, abbindolati da ciarlatani come Marx e Freud.

Dopo oltre un anno, nel 2021, ho pensato di resuscitare ancora una volta, come vi ho detto, Ex Oriente Lux, ma sarà poi vero?, per ospitare gli articoli di aggiornamento dei testi delle conferenze sui megaliti, quando all’improvviso è arrivata la doccia gelata.

Come ricorderete, l’anno scorso ci sono stati i campionati europei di calcio vinti dalla nostra nazionale battendo in finale a Londra proprio l’Inghilterra, e la reazione inglese è stata non solo di disappunto, ma di evidente, pesante disprezzo nei nostri confronti, e non solo da parte dei soliti, prevedibili hooligans ma anche da parte delle nazionale inglese (e una squadra nazionale non rappresenta la propria nazione?) e di un membro della famiglia reale. L’odio si può sopportare, il disprezzo no. Riguardo agli Inglesi “qualcuno” che invocava su di loro la stra-maledizione divina, aveva perfettamente ragione.

Mi sono dovuto mettere una mano sulla coscienza: in L’eredità degli antenati e così pure nei nuovi articoli che avevo preparato per Ex Oriente lux, parlavo molto dell’Inghilterra e dei circoli megalitici britannici, Stonehenge in primis. Non era più il caso di farlo: chi insulta, deride, umilia, offende l’Italia, insulta, deride, umilia, offende me. Questo è un punto assolutamente non negoziabile.

Decisi di tagliare dai miei articoli qualsiasi riferimento all’Inghilterra e alle Isole britanniche. Non è un segreto che i miei articoli li preparo con largo anticipo rispetto ai tempi di pubblicazione su “Ereticamente”. Dei pezzi in preparazione per L’eredità degli antenati, tagliando e accorpando le parti rimanenti, scomparvero due articoli, e altrettanti ne sparirono per quanto riguardava quella che sarebbe dovuta essere la nuova serie di Ex Oriente Lux. In questo caso, almeno, il lavoro fu più semplice, perché avendoli suddivisi per aree geografiche, mi bastò cestinare i due che si riferivano a Stonehenge e alle Isole britanniche. Poiché l’aggiornamento constava di quattro articoli, i due superstiti, trentesima e trentunesima parte, sono stati pubblicati da “Ereticamente” lo scorso novembre.

Quest’anno (11 aprile) ho aggiunto un nuovo articolo, dedicato al megalitismo in Irlanda e Scozia. Non ho affatto perdonato gli Inglesi, ma Irlandesi e Scozzesi sono popoli diversi, e il fatto che la Scozia e parte dell’Irlanda (Ulster) facciano parte del Regno Unito non c’entra nulla, perché ricordiamo sempre che ciò che conta non è la cittadinanza cartacea, che è una mera finzione, ma l’etnia a cui si appartiene.

Adesso ho aggiunto questo articolo riassuntivo e questa serie dei miei scritti è probabilmente chiusa.

Rimane comunque il mio impegno a elucidarvi, in una for ma o nell’altra, la grandezza e l’antichità della civiltà europea.

NOTA: Nell’illustrazione, una parte del grande campo megalitico di Carnac (Bretagna).

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Categorie: ex oriente

Pubblicato da Fabio Calabrese il 23 Maggio 2022

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Buongiorno,
    avendo pubblicato un libro dal titolo “Dante, Colombo e la fine del mondo” sarei interessato all’articolo su Dante esoterico. Potre riceverlo alla mia mail? Grazie e saluti

    Ruggero Marino

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