Una giornata di Winston Smith – Roberto Pecchioli

Una giornata di Winston Smith  – Roberto Pecchioli

Ho fatto la terza dose del cosiddetto vaccino anti Sars-Cov 2, ossia mi è stata inoculata una sostanza genica sconosciuta. Come molti altri ho ceduto a fortissime pressioni familiari e – lo ammetto – anche al misero desiderio di continuare a prendere il caffè al bar. Quasi subito, mi sono sentito male, un forte sbalzo di pressione, un effetto psico somatico: odiavo me stesso per aver fatto qualcosa contro la mia volontà. Ha ragione Pietrangelo Buttafuoco: pur di essere lasciati (relativamente) in pace, siamo disposti a farci iniettare anche la Nutella. Scrisse Mark Twain che è più facile imbrogliare la gente che riuscire a persuaderla di essere ingannata.

Penso all’ enorme inganno che soffrono i popoli, credere che i governi agiscano per il bene comune. Non è così e ciò vale tanto più nel caso italiano, in cui la debolezza della politica e il fallimento imbarazzante di false alternative hanno portato al potere Mario Draghi, il cui compito è condurre l’Italia nelle praterie del Grande Reset, cedere gli ultimi scampoli di sovranità politica e i superstiti gioielli economici alla governance globale, finanziaria, tecnologica e nell’ultimo biennio, sanitaria. Non a caso il super candidato al Quirinale ha accusato di tutti i mali della nazione i non vaccinati. Brutta figura per l’Unto del Dominio, ridotto a puntare l’indice accusatore sul capro espiatorio del momento come un sottosegretario qualunque o un “esperto” con fattura a piè di lista.

Mi sono sentito Winston Smith, solo un po’ più vile. Winston Smith è il protagonista di 1984 di George Orwell, un romanzo, una profezia. La sua figura è triste, solitaria. Cammina per la strada attento a non mostrare alcuna espressione. Orwell non aveva pensato alle mascherine FFP2, dette enfaticamente Dispositivi di Protezione Individuale. Winston sa di essere sorvegliato anche in casa propria e per eludere la vigilanza scrive di nascosto un diario, a mano, l’unica possibilità se non vuole essere scoperto. In un brano commenta quel che ha visto al cinema, le immagini – esposte anche ai bambini – dell’assassinio crudele dei dissidenti, celebrato con grande strepito dal pubblico.

Durante i quotidiani “due minuti di odio”, viene mostrata l’immagine abietta di Emmanuel Goldstein, il nemico del regime. Basta la sua vista per infiammare di rancore la massa. Winston si rende conto con sorpresa che grida con gli altri. La massa – diventata una muta di caccia – desidera intensamente uccidere, torturare, schiacciare il nemico. Tutti si trasformano in potenziali assassini. Solo l’immagine del Grande Fratello calma gli animi. Il balsamo sono gli abituali slogan del regime; Winston comincia a dubitare, certi giorni crede al regime, altri no. Arriva a scrivere nel diario Abbasso il Grande Fratello. Scrivere è un doppio atto di ribellione, giacché il sistema è in grado di individuare l’eretico dai suoi pensieri; l’atto stesso di pensare è scoperto dall’onnipresente Polizia del Pensiero. Si cancella il passato per adattarlo al pensiero obbligatorio. Infatti, “alterare il passato è necessario per due motivi, uno dei quali è sussidiario e, per così dire, preventivo. Consiste nel fatto che i membri del Partito, così come i proletari, tollerano la condizione presente solo perché mancano di un metro di paragone. E’ necessario isolarli dal passato poiché è indispensabile far loro credere che vivono meglio dei loro antenati e che il livello di vita aumenta costantemente. Ma la ragione più importante di questa manipolazione è la necessità di salvaguardare l’infallibilità del Partito”.

Osservando dei ragazzi, mi è capitato di trovarli fastidiosi, un’estensione del potere: diventeranno come noi? Probabile per Winston Smith, che li vedeva come selvaggi ingovernabili, “ma privi di qualsiasi tendenza a ribellarsi alla disciplina di Partito. Al contrario, adoravano il partito e tutto ciò che lo riguardava. “Un’altra raggelante profezia. Winston si sentiva “perduto in un mondo mostruoso”, con un futuro inimmaginabile. Compilava il suo diario “al passato, o al futuro, a un’epoca in cui si possa pensare liberamente, in cui gli uomini siano diversi gli uni dagli altri e non vivano solitari, un’epoca in cui la verità esista e in cui ciò che si fa non si possa disfare. “

Non è tanto diverso, oggi. Negano o dimenticano quel che dissero poche settimane prima: i vaccini immunizzano, con il vaccino sconfiggeremo il virus. Chi scuoteva la testa era esposto al ridicolo o al disprezzo. Ora sappiamo che il vaccino non immunizza, ma la colpa è dei famigerati “no vax”. Mi ammalo, sì, ma solo un po’. “Il Partito poteva modificare il passato e dire che un certo avvenimento non era mai accaduto”. Non c’è più bisogno di modificare nulla. “Se tutti accettavano la storia imposta dal partito, se tutti i documenti narravano la medesima storia, allora la menzogna passava alla storia e si trasformava in verità”. Sapere e non sapere, essere coscienti della verità mentre si dicono bugie elaborate con la massima cura, sostenere allo stesso tempo due opinioni che si annullano, anche sapendo che sono contraddittorie e credere in entrambe, usare la logica contro la logica”. Non è la storia del presente?

Winston sperava nei Prolet, la gran maggioranza della popolazione. “Se volessero, potrebbero ridurre in pezzi il partito, prima o poi dovrà capitare” Vana speranza: quando Smith sente delle grida ha un tuffo al cuore, ma non è iniziata alcuna rivolta, solo un alterco per avere certe padelle. “Perché non gridano così per qualcosa di veramente importante?” La risposta è sconsolante: “finché non prendono coscienza, non si ribelleranno e non si ribelleranno finché non avranno coscienza”, scrive. “I teleschermi spaccavano i timpani giorno e notte con statistiche che dimostravano come tutti avevano più cibo, più abiti, case migliori, migliori intrattenimenti, che tutti vivevano più a lungo, lavoravano meno ore, erano più alti, sani, forti, felici, intelligenti e educati di tutta la gente che viveva cinquant’anni fa. Non una sola parola si poteva dimostrare o confutare”.

Orwell parla di ogni epoca e di tutti i regimi, ma non abbiamo avvertito la similitudine quanto nel biennio della pandemia. Mai abbiamo contemplato con maggiore impassibilità la propaganda proveniente dall’alto; è sorprendente verificare che la massa accetta menzogne e contraddizioni senza muovere un dito. Raramente le informazioni su qualcosa sono state così contrastanti come adesso. A proposito di contraddizioni: come la mettiamo con il cortocircuito di una società iper individualista, dove è pressoché obbligatorio fare ciò che aggrada (capricci, desideri, “diritti”) ma che considera un reietto chi non vuole offrire se stesso all’iniezione?

Il problema, tuttavia, non sono le narrazioni contraddittorie, ma la calma ovina con cui le accogliamo. L’immunità di gregge (!!!) si sarebbe ottenuta con il 50, il 70, il 90 per cento di vaccinati, una, due, enne volte. Contrordine: nessuna immunizzazione, ma una significativa riduzione della trasmissione, fulmineamente smentita dalla variante Omicron. Ci hanno chiamato immunizzati per mesi, noi con punturina, richiamo e booster e adesso? Nella giornata di Winston Smith, “il passato non solo cambiava, ma lo faceva continuamente. Quello che colpiva di più era quella sensazione di incubo che non faceva capire perché avveniva quell’enorme frode. Alla fine, il Partito avrebbe annunciato che due più due fa cinque e avresti dovuto crederlo. Il Partito decretava che dovevi negare le prove che vedevi e ascoltavi. Winston sprofondò all’idea dell’enorme potere che poteva essere dispiegato contro di lui, dalla facilità con cui qualunque intellettuale di Partito poteva sconfiggerlo nella discussione, con argomenti tanto sottili che non sarebbe stato capace di capirli, ancor meno di ribattere. E ciononostante, lui aveva ragione. Loro sbagliavano e lui aveva ragione!”

Parsons, vicino di casa di Winston, è una figura classica di tutti i regimi, ridicolo sfegatato entusiasta del governo. Ha due figli odiosi che si dedicano senza dissimulazione a spiare. Parsons racconta orgoglioso le loro imprese. Narra che durante una gita hanno spiato un pover’uomo e lo hanno consegnato alla polizia governativa. “Sai che cosa la insospettì? Si accorse che calzava scarpe di un tipo inconsueto. Fantastico, vero, per una bambina di soli sette anni?” Parsons era un idiota pronto a esultare per l’aumento della razione di cioccolata ridotta poco prima ed arrivò a denunciare la sua stessa figlia.

Alla fine, Winston fu arrestato. Gli consegnarono come esca la “Teoria e pratica del collettivismo oligarchico” e fu subito galera. Anche l’antiquario di libri era un delatore. Essenziale – il presente lo attesta – è far credere che due più due fa cinque. La libertà consiste nel poter dire che due più due fa quattro, scrive nel diario. Quando gli mostrano una mano con il pollice nascosto, gli chiedono quante dita vede. Risponde quattro, ma la controreplica lo atterra: “e se il partito dicesse che sono cinque, quanti sarebbero? “Winston, ahimè, torna a rispondere “quattro” e ammette che sono cinque dopo la tortura. Per l’aguzzino non è sufficiente: sa che Winston mente. “A volte sono quattro, a volte cinque. O entrambe le cose nello stesso tempo”. Il poveretto non sa che rispondere: “credo che siano quattro. Ne vedrei cinque, se potessi. Mi sforzo di vederne cinque. Preferisci convincermi che ne vedi cinque o vederli davvero? “Cinque, risponde Winston.

Nell’ultimo biennio il nostro due più due sono i vaccini, ma anche credere nella persistenza della libertà e della forma democratica. Il miracolo odierno è che non è necessario modificare il passato. La memoria di massa è così debole che basta offrire una realtà qualunque. Mai una società è stata così esposta agli slogan del potere, pur avendo a disposizione tutti i mezzi di conoscenza. Esiste una linea ufficiale cangiante, vera o falsa non importa. Poi ci sono gli eretici, introvabili tra i giornalisti e gli operatori della comunicazione. Tutti rispondono a un copione perfettamente diretto dall’alto. Il dubbio è già eresia. Per rafforzare la versione ufficiale, le televisioni offrono in pasto alla folla eretici che sono autentici pazzi, o lunatici. Gli scienziati non allineati sono ignorati, ridicolizzati, assoggettati a pressioni.

Mi sento Winston Smith e mi accorgo che in un angolo di me stesso desidero obbedire nonostante il resto dell’anima mi spinga alla resistenza e alla ribellione. Basterebbe applicare il senso comune, ma ci siamo trasformati in marionette mosse da pupari. Non sono l’unico convinto che due più due fa quattro. Dove sono gli altri? Pensano la stessa cosa? Con il terrore della morte, accettiamo aberrazioni inimmaginabili. Cominciano i castighi veri e propri: sorvegliare e punire, lo sapeva Foucault. Il Partito di 1984 è chiaro: “non distruggiamo l’eretico in quanto resiste: finché resiste, non lo distruggeremo. Piuttosto lo convertiamo, conquistiamo la sua mente, le diamo una forma nuova “. Non è quello che sta facendo il Grande Reset?

“Il progresso tecnologico è permesso solo quando i suoi prodotti possono applicarsi a diminuire la libertà umana “. L’intero sistema di comunicazione e di intrattenimento si è trasformato nei “due minuti di odio”, dilatati h.24. Non fa paura tanto l’evidente propaganda generalizzata, ma il fatto che ogni dissidenza sia derubricata a fascismo o lasciata esprimere da personaggi ridicoli che la massa rifiuta immediatamente. Non è permesso pensare, e la paura della morte si impadronisce delle coscienze. Meglio soccombere al pensiero unico se si vuole sopravvivere. Ci siamo messi da soli la corda al collo, abbiamo accettato con entusiasmo di portare su di noi apparati nei quali lasciamo ogni genere di tracce. Non serve controllarci fisicamente: il Grande Fratello l’abbiamo in tasca. Ci hanno convinto con un po’ di zucchero: la comodità, la connessione rapida, la possibilità di dire la nostra in rete, beninteso sui temi che al potere non interessano.

Dovremmo aver capito la funzione degli apparati: servono per la sorveglianza di Matrix e ora anche per una birra al bar. Le nuove tecnologie sono immense reti da pesca, dalle quali non sappiamo più difenderci. Siamo attaccati dall’interno: nessuno ci difende perché a nessuno interessa difendere qualcosa. Neanche il tenente Drogo- ultimo fedele alle consegne- sa perché è asserragliato nella Fortezza Bastiani. Nel deserto dei Tartari tecnologici, degli iperpadroni – l’oligarchia collettivista – siamo sconfitti senza combattere. Il capolavoro di Sun Tzu nell’Arte della Guerra.

Nella scelta tra la libertà e la sicurezza, per l’immensa maggioranza la sicurezza è la scelta migliore. Che cosa si può fare contro il pazzo che ascolta i tuoi argomenti per poi mantenersi nel suo stato di follia, si chiede Winston Smith. Alla fine, soccombe: “Come era tutto facile. Bastava arrendersi e il resto veniva da sé”.

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Categorie: Attualità

Pubblicato da Roberto Pecchioli il 12 Gennaio 2022

Roberto Pecchioli

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