L’eredità degli antenati, settantatreesima parte – Fabio Calabrese

L’eredità degli antenati, settantatreesima parte – Fabio Calabrese

Come già negli anni passati, anche alla conclusione di questo 2021 ci dedicheremo a un riepilogo dell’annata trascorsa. Come ho scritto nella settantaduesima parte, questa serie di articoli, questa rubrica se vogliamo, è destinata a un brusco ridimensionamento e una radicale trasformazione, se non a una cessazione definitiva, e in effetti, come avete visto, dalla pubblicazione della settantaduesima parte a ora, è trascorso un discreto lasso di tempo, anche se, come avete visto, “il buco” è stato parzialmente riempito dalla sessantacinquesima parte pubblicata in ritardo, e mi scuso di nuovo per l’errore.

Io vi ho anticipato uno dei motivi che mi hanno indotto a prendere, non senza sofferenza, questa decisione: il comportamento estremamente dispregiativo e offensivo tenuto nei nostri confronti dagli Inglesi in occasione della finale del campionato europeo di calcio. Io ho dovuto fare i conti con il fatto che L’eredità degli antenati si era fin allora basata spesso su fonti britanniche come “Ancient Origins” e che dei monumenti che costellano le Isole Britanniche, come Stonehenge, mi ero fin allora occupato piuttosto spesso. Come l’amore, anche l’amicizia richiede reciprocità, non se ne può provare verso chi nei nostri confronti mostra di non nutrire altro che disprezzo.

Non si tratta però del solo motivo. Lo scorso luglio, in occasione della pubblicazione di Narrativa fantastica, una rilettura politica, ventiquattresima parte, gli amici di “Ereticamente” mi hanno inviato un messaggio di apprezzamento che però mi ha fatto molto riflettere. A loro dire, l’articolo ricordava molto il Fabio Calabrese prima maniera, mentre poi mi sarei perso correndo dietro ai gruppi facebook.

Ovviamente, nessuno si vede come lo vedono gli altri dall’esterno, non avevo idea che si potesse distinguere un Fabio Calabrese “prima maniera” da uno “seconda maniera”.

Già una volta, quando la rubrica di archeostoria si chiamava Una Ahnenerbe casalinga, ho ricevuto una tirata d’orecchie dalla redazione per il fatto di occuparmi troppo dei gruppi FB. Da allora mi sono adeguato, riducendo i riferimenti a questi gruppi al minimo, quindi in senso letterale questa critica non è giusta. Tuttavia, in senso più profondo, mi ha permesso di cogliere qualcosa che finora mi era sfuggito. Io stesso in questa rubrica ho finito per fare qualche cosa di simile a ciò che fanno i gruppi FB, perché, una volta che i principi generali, la critica all’immagine del nostro passato e di noi stessi che la cultura dominante vuole trasmetterci, quello che rimane sono solo “aggiornamenti” e dettagli che non mutano il quadro complessivo. In più, questo lavoro ha certamente portato via spazio ad altre tematiche che avrei potuto sviluppare.

Sommando le due cose, la decisione, sia pure a malincuore. L’eredità degli antenati non è cessata immediatamente quest’estate perché avevo un certo numero di articoli già pronti, e mi seccava buttare via il lavoro già fatto, anche se ho sforbiciato qualsiasi riferimento alle Isole Britanniche.

Ho tolto, ma anche aggiunto: la settantunesima parte, dedicata a recensioni librarie, e la settantaduesima in cui vi ho raccontato delle conferenze da me tenute quest’anno al festival celtico Triskell.

Tutto ciò premesso, vediamo ora di riepilogare un po’ il percorso fatto in questo 2021.

Se andate a rileggere le parti precedenti, vedete che già la sessantunesima parte è un articolo riepilogativo, per cui partiamo dalla sessantaduesima.

Forse a qualcuno la cosa sembrerà perfino strana, ma un buon numero di novità in campo archeostorico ha riguardato proprio la nostra Italia. Comincio con il menzionare una faccenda dai risvolti purtroppo alquanto spiacevoli, tanto più che per una volta devo chiedervi di credermi sulla parola perché non sono in grado di darvi, come di consueto, i riferimenti. Nel mese di marzo è comparsa in internet la notizia di una ricerca sulla genetica degli Italiani, a cui sono riuscito a dare una fuggevole occhiata, salvo poi non riuscire più a rintracciarlo, perché è stato rimosso penso per la valanga di commenti polemici che ha suscitato. Cosa diceva di così scandaloso? Confermando peraltro i risultati di altre ricerche genetiche di cui abbiamo avuto modo di vedere in passato, evidenziava il fatto che gli Italiani sono una popolazione geneticamente ed etnicamente coerente, che da un punto di vista genetico-etnico gli Italiani esistono. Apriti Cielo! Da qui, attacchi furibondi, soprattutto da parte di individui che si definiscono neoborbonici, che preferirebbero essere magrebini o qualsiasi cosa all’interno della scala zoologica piuttosto che italiani.

Un fatto spiacevole di cui dobbiamo prendere atto, è che sebbene quasi ovunque i termini “destra” e “nazionale” siano praticamente sinonimi, questo non vale purtroppo per l’Italia dove esiste una destra antinazionale. I motivi di questa situazione apparentemente assurda, li conosciamo. Dopo quindici secoli di dominazioni straniere, divisione politica e vane speranze, la nostra unità nazionale è arrivata “in scia” del movimento massonico, ma rinunciarvi per questo sarebbe non prendere il bene col male che siamo comunque costretti a subire.

L’alleanza del trono e dell’altare di cui parlava Charles Maurras, da noi non è mai esistita, l’altare è sempre stato nemico del trono. A ciò vanno naturalmente aggiunti gli effetti deleteri di tre quarti di secolo di democrazia antifascista, ma non è di essere italiani che ci dobbiamo vergognare, e inventarci pseudo-nazionalità bi-sicule (Due Sicilie) o padane, è la democrazia antifascista che ci deve fare schifo.

L’articolo è stato presumibilmente ritirato sotto una pioggia di accuse di essere “fascista”, ma se i ricercatori non hanno fatto altro che constatare la realtà dei fatti, non sono loro a essere “fascisti” ma la realtà stessa. Se qualcuno accusa qualcun altro di essere fascista, noi non lo possiamo accusare a nostra volta di essere un cretino, difatti non sarebbe un’accusa, ma una constatazione.

Ciò premesso, andiamo a ripercorrere questo periodo dal punto di vista prettamente archeologico. Per quanto riguarda la nostra Italia, questo sembra essere il momento degli Etruschi. A marzo, Tuscia Web ha riportato la notizia del ritrovamento nel Parco Archeologico di Vulci di tre urne funerarie risalenti al IX secolo avanti Cristo contenenti i resti di un uomo, di una donna, di un bambino di età fra i 9 e gli 11 anni, forse un gruppo familiare. L’importanza del ritrovamento consiste nel fatto che probabilmente si tratta dei più antichi resti etruschi mai rinvenuti, ma, come vedremo, non è la sola novità che ci arriva da Vulci. Non basta, perché il numero di marzo-aprile di “The Archaeology Magazine” segnala il ritrovamento di ceramiche villanoviane (la cultura villanoviana è quella che ha preceduto quella etrusca “classica”) nell’isola sarda dell’Asinara, questo, unito al ritrovamento già noto di bronzetti nuragici in sepolture villanoviane, fa pensare che già nel IX secolo avanti Cristo esistessero contatti regolari e scambi commerciali fra le due sponde del Tirreno.

Il 21 aprile RAI News e il 25 “Scienze notizie” hanno parlato del rinvenimento di due sepolture etrusche e una romana nella spiaggia di Baratti vicino a Piombino, probabilmente riconducibili all’antico insediamento etrusco di Populonia. La scoperta è avvenuta durante lo scavo per la posa in opera di una conduttura.

A maggio facciamo un balzo indietro nel tempo di decine di migliaia di anni, con una notizia che è stata riportata un po’ da tutti i media ed ha avuto un’eco internazionale. Nella grotta Guattari che si trova nel promontorio del Circeo, già famosa per altre simili scoperte avvenute in passato, sono venuti alla luce nove scheletri neanderthaliani, di età diverse, otto risalenti a un periodo fra 50 e 68.000 anni fa (particolare curioso, solo uno di essi è uno scheletro femminile, mentre gli altri sono resti di uomini), e uno più antico risalente a un periodo fra 90 e 100.000 anni fa. Poiché in precedenza qui erano stati ritrovati altri due scheletri neanderthaliani, quelli emersi dalla grotta sono finora in tutto undici.

Secondo l’ipotesi prospettata da Nathan Falde in un articolo del 10 maggio su “Ancient Origins”, il ritrovamento nella grotta di numerose ossa di animali, rende improbabile che si trattasse di un cimitero neanderthaliano, è più probabile che si trattasse di una tana di iene, dove queste trascinavano i corpi delle loro vittime. Questo rende anche ragione del fatto che tra questi resti è stato ritrovato un solo scheletro femminile. Supponendo che i neanderthaliani avessero uno stile di vita non troppo dissimile da quello dei cacciatori-raccoglitori odierni, mentre gli uomini si allontanavano per la caccia, le donne rimanevano vicino al campo-base, occupandosi dei figli e della raccolta di vegetali, erano dunque meno esposte ai rischi della predazione.

Adesso abbandoniamo il paleolitico e torniamo a occuparci di quella protostoria molto più vicina a noi. Stavolta il salto temporale sarà doppio, infatti, per motivi che vi saranno presto chiari, vorrei anticiparvi alcune scoperte del mese di giugno, per poi tornare su maggio.

Il 9 giugno un articolo di David Nutt su “Ancient Origins” segnala il ritrovamento a Noceto (Reggio Emilia) di una vasca votiva risalente a 3.500 anni fa.

Poiché non si trova in un villaggio, ma sulla cima di una collina, e vicino a essa sono state trovate numerose figurine di argilla e altri oggetti (probabilmente degli ex voto), si è potuto stabilire che non si trattava di una cisterna per la raccolta delle acque o di un pozzo, ma di un luogo di culto.

Bene, non basta, perché in questo periodo, pure l’età romana, più vicina a noi e ben documentata, non cessa di rivelarci sorprese. Un articolo di Desirée Maida pubblicato il 14 giugno sul n. 10 di “Artribune”, un periodico di arte, ci informa che a Verona, sotto i locali dell’ex cinema Astra ormai da tempo in disuso in via Oberdan, sono stati ritrovati resti di età romana, “una piccola Pompei”, così sono stati definiti, un ambiente con pareti affrescate in uno stile che ricorda appunto quello dei celebri affreschi pompeiani e un mobile di legno carbonizzato che però mantiene la forma originaria. Il tutto risalirebbe al II secolo d C.

 È del 24 maggio la notizia (fonte: “La Repubblica”, ed è sempre un ironico piacere quando si possono citare fonti non certo “nostre”), che il Consiglio d’Europa ha riconosciuto la rotta di Enea descritta nell’Eneide virgiliana fra gli itinerari culturali certificati. Io vi ho spiegato più volte che a mio parere Enea non è mai esistito, e quella di volersi inventare a tutti i costi un’origine troiana, era da parte dei Romani una manifestazione del fascino malsano di quell’ex Oriente lux preesistente al cristianesimo e che gli ha di certo spianato la strada. Tuttavia, questo non toglie nulla al mito creato dal poema virgiliano come simbolo dell’identità italica, e a questo proposito sarà bene ricordare anche il libro Figli di Enea di Pietro Cappellari, recentemente pubblicato dalle Edizioni Ritter.

Il 17 maggio, un ricercatore indipendente di cui ho avuto modo di parlarvi diverse volte, Tom Rowsell, ha postato sul suo sito “Survive the Jive” e su You Tube un filmato, Greek and roman DNA, dove si ribadisce il fatto che le ricerche genetiche hanno più volte dimostrato nei Greci e nei Romani l’esistenza di un DNA strettamente correlato a quello delle popolazioni nordiche e centroeuropee. O, se volete, possiamo dire che il DNA indoeuropeo esiste.

In realtà non è nulla di nuovo, ma è un concetto importante ed estremamente utile da ricordare, soprattutto oggi che la nostra identità è sottoposta a sempre più virulenti attacchi. Difatti, in questo periodo la favola degli Etruschi neri non solo è tornata in circolazione, ma almeno negli USA si appresta a diventare “la verità storica”. Ecco cosa ha segnalato recentemente il gruppo FB “Renovatio Imperii”:

“I veri romani, cioè gli etruschi, erano neri. L’Italia, prima che i latini e i greci formassero una coalizione bianca, era dominata da popolazioni nere provenienti dall’Africa”.

Queste sono solo alcune delle tesi che abbiamo ascoltato in un video di The Blackest Truth, un canale di quasi ventimila iscritti che “denuncia” i soprusi e i complotti (anche storici) che l’elite bianca perpetrerebbe nei confronti delle minoranze nere (…).

Il video è basato su un articolo pubblicato in occasione del Black History Month e ricondiviso centinaia di migliaia di volte sui social, e tra i commenti, dove viene incolpata “l’élite bianca” per aver insabbiato e stravolto la storia (…).

Questo accade quando, oltreoceano, vengono rimossi dalle università gli studi di storia classica per rimpiazzarli con corsi su “Gender, razza, sessualità e giustizia sociale nella letteratura“.

Siamo di fronte a una falsificazione della nostra storia di vasta portata. La verità rende liberi e la menzogna rende schiavi, e oggi la democrazia svela il suo vero volto, che è quello di un tirannico sistema di menzogne.

Come ricorda il detto popolare, “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Nemmeno a farlo apposta, a giugno è apparsa su “Etruria oggi” e sul blog personale dell’archeologo Daniele Mancini autore del ritrovamento, la notizia del rinvenimento di una sepoltura risalente all’VIII secolo avanti Cristo nella Necropoli dell’Osteria di Vulci, dalla quale è emerso un vaso con un’elaborata pittura vascolare che rappresenta un corteo di donne, probabilmente un corteo funebre. Manco a dirlo, tutte le figure hanno lineamenti chiaramente caucasici. Una prova in più, se ce ne fosse bisogno, che si assomma a moltissime altre, che quella degli etruschi neri è solo una panzana.

Ma non è tutto, difatti “Renovatio imperii” ci avverte che riguardo al video di The Blackest Truth:

“Troviamo anche alcuni commenti di qualche nostro connazionale orgoglioso di discendere dagli etruschi africani”.

Sono, ci si può scommettere, quegli stessi che si ostinano a negare l’esistenza dell’etnia italiana, che non vorrebbero essere altro che cosmopoliti senza identità, in definitiva un nulla a due gambe. Qui certamente sinistra e destra antinazionale si incontrano, di individui di questo genere la (dis)educazione democratica deve averne disseminati parecchi.

Noi possiamo rispondere soltanto con la rivendicazione e la difesa a oltranza della nostra eredità e della nostra identità etnica e storica, che è un valore assolutamente non negoziabile.

Era forse necessario, ma, come vedete, questo articolo, solo per fare una sintesi degli eventi riguardanti la nostra Italia, si è considerevolmente protratto. A questo punto, per esaminare gli eventi riguardanti ciò che è accaduto fuori dai nostri confini in questo 2021, vi do appuntamento a un prossimo articolo che, per i motivi che vi ho spiegato, sarà verosimilmente l’ultimo de L’eredità degli antenati.

NOTA: Nell’illustrazione, un celebre affresco etrusco proveniente da una tomba di Tarquinia. Si può facilmente notare quanto siano subsahariani i soggetti raffigurati.

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Categorie: Archeostoria

Pubblicato da Fabio Calabrese il 3 Gennaio 2022

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Vittorio Vanni

    Mal visto nelle raffigurazioni etruschi neri
    Si tratta delle consuete menzogne

  2. Primula Nera

    Quello di “The blackest truth” è solo una tra le innumerevoli fandonie che circolano per scrivere una sorta di storia alternativa nella quale l’etnia nera ha avuto un ruolo importante nello sviluppo dell’identità europea. Lo stesso sta avvenendo nel campo dell’immaginario ,con la riproposizione(cinematografica o televisiva) di tanti classici letterari(particolarmente odiosa l'”Iliade”di Netflix con Achille ,Patroclo e Zeus neri…). Presto vedremo anche hobbit neri (gli Harfoots) nella serie dedicata alla terra di mezzo da Amazon.
    Ma non mi scandalizzerei tanto di questo, le elites globaliste perseguono i loro piani, e la cosa saggia che si può fare è boicottare questi prodotti, non andare a vederli al cinema, non fare abbonamenti con certi canali a pagamento, non comprare i prodotti home video di certe case cinematografiche, non acquistare libri con traduzioni eccessivamente allegre o con commenti critici particolarmente faziosi e tendenziosi, etc.
    Ciò che invece trovo molto più preoccupante è l’oicofobia (termine inventato da Scruton per indicare il disprezzo per le proprie radici insito nella civiltà occidentale contemporanea) che sempre più spesso e in tante occasioni viene espresso da tanti italiani (ed europei). Un odio di sè talmente forte da portare a rallegrarsi ogniqualvolta qualcuno proponga origini differenti a quelle più ovvie(come l’ipotesi degli Etruschi neri, baggianata così come quella che pretendeva che la macedone Cleopatra fosse nera…).
    La cosa singolare è questo tipo di sentimenti si ritrovano solo nella popolazione bianca (“white guilt”?), le altre etnie invece sono ben orgogliose delle proprie origini e del colore della propria pelle.
    Eppure Omero, Dante, Shakespeare, Leonardo, Mozart, etc, erano tutti bianchi. Di cosa dovremmo vergognarci ?
    Per il futuro c’è da essere molto pessimisti…

  3. Primula Nera

    “… è che questo tipo di sentimenti si ritrovino solo nella popolazione bianca…”

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