A fuoco lento – Rita Remagnino

A fuoco lento – Rita Remagnino

Prevedibilmente l’entità super-statuale chiamata Unione Europea non è entrata a far parte del vissuto di nessun cittadino europeo, trovandosi allocata quasi completamente nel terziario e non possedendo alcun bagaglio culturale né umano in generale. E’ dunque altamente improbabile che possa tutelare qualsivoglia libertà, come già pronosticato dal dissidente russo Vladimir Bukovsky in “L’Unione Europeail nuovo Soviet?”: “(…) questo nuovo mostro [la UE] è straordinariamente simile a quello che abbiamo appena seppellito [l’URSS]. Chi governava l’Urss? Quindici persone, non elette, che si sceglievano fra di loro. E chi governa l’UE? Venti persone non elette che si scelgono fra di loro. L’Urss aveva i gulag in Siberia. L’UE ha i gulag intellettuali sparsi dappertutto. Gli oppositori dell’Urss andavano in galera, quelli dell’UE sono completamente isolati e marchiati come degli intoccabili sociali, si impedisce loro di pubblicare, di fare carriera universitaria, ecc.”.
Invertebrati e mosci, resi effimeri dall’assorbimento di una mentalità aliena (quella americana) e immemori della propria anima, gli Europei del XXI secolo non si riconoscono nella UE ma neppure nel contesto eurasiatico. Hanno smesso di leggere Checov e Tolstoj, confidano in Big Pharma anziché nella medicina tradizionale cinese, ignorano la sapienza contenuta nei Veda insieme a tutto il resto che ha permesso la formazione della loro eccezionale cultura. Un modello di sviluppo per l’intera umanità.
Nell’arco di pochi decenni l’Europa è riuscita a sbilanciare «equilibri» costruiti in millenni di Storia e sopravvissuti a catastrofi planetarie. Ha eclissato il sacro, dal latino sancire, delimitare, circondare, vietare. Ha causato il tramonto della res sanctae, che nella cultura latina includeva anche i confini murari e le porte delle città. Ha azzerato l’affectio societatis capace di mettere ordine nel caos delle umane cose.
L’Eurasia ha perduto così il suo membro più influente. Un cuoco astuto lo sta «bollendo» a sua insaputa, per usare un’immagine presa in prestito dal celebre Principio della Rana Bollita formulato da Noam Chomsky. Ed ecco la sintesi in dieci mosse di ciò che avviene nella cucina-laboratorio europea.

1 – Neutralizzare il cuore

Per prima cosa il cuoco ha spento l’interruttore centrale perché nessun organismo può vivere senza un cuore, localizzato nel caso dell’Eurasia dal cartografo medievale al-Biruni nel «cerchio», o polo, dell’Iran. Nei sei cerchi ad esso adiacenti e di raggio uguale c’erano rispettivamente: a nord, il mondo slavo-bizantino e il Turkestan; a sud, l’Arabia e l’India; ad ovest, la Siria e l’Egitto; ad est, la Cina e il Tibet.
Per i Cinesi, invece, al di là dei quattro lati dello spazio imperiale (raffigurato in forma quadrata) si trovavano altrettante regioni che venivano chiamate i Quattro Mari. La raffigurazione quadrata dello spazio dipendeva dall’idealizzazione di un’immagine preistorica largamente conosciuta nel continente eurasiatico dei primordi: quella della tartaruga che sorreggeva il mondo vista con il corpo quadrato in basso (la Terra) e il carapace rotondo in alto (il Cielo).
Il punto di congiunzione tra l’alto e il basso era il palazzo imperiale, costruito ad immagine dell’universo. Qui dentro il Sovrano operava secondo il Tao (Principio Supremo il cui primo significato era «cammino», mentre il significato principale di Shari’a era «via»), incontrava i suoi Vassalli e organizzava ogni cinque anni un viaggio all’interno dei confini dell’Impero imitando il percorso del Sole. In primavera si trovava ad est, in estate a sud, in autunno ad ovest e d’inverno a nord.
Oggi l’Eurasia vive dunque senza un «cuore»? E l’Europa? Quale è il suo centro; forse Berlino, Bruxelles, Strasburgo, i palazzi di vetro della burocrazia? Oppure l’Euro, il cui fallimento potrebbe essere stato programmato dai Padroni Globali (istruiti da economisti come Robert Mundell) per farla finita con la politica? Sono «cuori» gli attuali «Stati terapeutici» che stanno svelando l’inconsistenza di valori a lungo presentati al mondo come baluardo della civiltà occidentale e minando la credibilità di organizzazioni credute affidabili (EMA e OMS in testa)?
L’impressione è che il «cuore» della Vecchia Europa non si sia fermato del tutto ma sia stato messo a riposo. Una scelta comprensibile, quando si arriva a una certa età. Gli Europei avrebbero potuto tuttavia vivere serenamente il pensionamento anziché saltare dentro una pentola di acqua tiepida, lasciando per giunta carta bianca al fuochista addetto alla regolazione della temperatura.

2 – Gradualità

Nella cucina-laboratorio tutto si è svolto per gradi. Lentamente l’Europa ha rinunciato alla sua proverbiale autostima, accantonando l’idea di essere il mattatore in uno spazio (rotondo) di carattere «qualitativo» ed entrando in una visione (quadrata) di tipo «quantitativo», e sganciandosi così dal «centro» ideale di una mappa strategica mondiale.
Risultato: gli Europei dipendono in tutto e per tutto da un imperialismo allogeno (estraneo alla concezione tradizionale di «Impero») che prima ha imposto ai popoli di pensarsi e definirsi come «Occidente» anziché come «Occidente/Oriente di tipo continentale», e adesso impedisce loro di essere ciò che sono realmente.
A livello sociale il progressivo distacco dal cuore ha provocato una catastrofe morale, spirituale, culturale, economica e commerciale. Vi è un brano in La democrazia in America di Alexis de Toqueville che sembra scritto apposta per noi: “(…) il dispotismo per arrivare all’anima colpiva grossolanamente il corpo: e l’anima sfuggendo a quei colpi si elevava gloriosa al di sopra di esso; ma nelle repubbliche democratiche la tirannide non procede affatto in quel modo: essa trascura il corpo e va dritta all’anima. Il padrone non dice più come morirai: dice sei libero di non pensare come me, la tua vita, i tuoi beni tutto ti resta, ma da questo giorno tu sei uno straniero tra noi. Conserverai i tuoi privilegi di cittadinanza, ma essi diverranno inutili”.
La termoregolazione dei fornelli è fondamentale per ottenere un buon risultato. Solo non imponendo drasticamente un passaggio ma applicandolo lentamente anche la più inaccettabile delle misure diventa accettabile. Grosso modo gli esperimenti mirati alla trasformazione neoliberista sono entrati nel vivo attorno agli anni Ottanta/Novanta del secolo scorso, quando tra aperitivi e digestivi le città erano «tutte da bere», e intanto si concretizzava il colpo di stato mondiale a suon di privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione, ribasso sistematico dei salari. Una cottura a fuoco lento in piena regola.

3 – Ignorare per credere

Tuttora nella cucina-laboratorio molti Europei a mollo nell’acqua tiepida pensano che, sì, sarà anche vero che il Sacro ha abbandonato l’Europa e la struttura sociale ed economica da «rotonda universale» è diventata «quadrata», cioè peggiore, ma per lo meno si vive in un mondo libero. Non come in Cina e in Russia dove l’autoritarismo regna sovrano.
Queste rane sono rimaste ai tempi dell’Urss e di Mao Zedong e s’accontentano della propaganda di regime, per questo usano in senso denigratorio il termine «cinesizzazione» al posto di «americanizzazione» o «israelizzazione». Tuttavia dopo decenni di manipolazioni culturali e sociali è ridicolo pensare che l’Europa sia un campione di libertà mentre tutti gli altri sottostanno a un potere dispotico.
Libertà è sinonimo di conoscenza e di consapevolezza; quale delle due è presente nel mondo europeo e occidentale di oggi? L’informazione è drogata, la scuola rientra in logiche aziendali che snobbano il sapere, gli approfondimenti sono sinonimo di wikipedia e persino le «libere elezioni» sono pilotate.
Dipingendo un ritratto feroce dell’europeo medio del XXI secolo che giudica ogni cosa sapendo poco di tutto, il principe Filippo di Edimburgo, noto per le sue brillanti battute di spirito, diceva spesso ai giornalisti: “Notoriamente non sono mai stato reticente nell’esprimere la mia opinione su argomenti di cui non so assolutamente nulla”.
Ormai tutti parlano a ruota libera (si fa per dire) sui social, pur non avendo nulla da dire, ignari del fatto che anche questo fa parte della strategia di cottura a cui le rane sono sottoposte. L’illusione è sapientemente rafforzata dalla crescita esponenziale di sigle ingannevoli quali «Medicina Democratica», «Scuola Democratica», «Magistratura Democratica», «Psichiatria Democratica», «Iniziativa Democratica», e via dicendo.
Ma se davvero siamo i fortunatissimi «liberi cittadini di una società aperta», che bisogno c’è di continuare a ripeterlo? Per caso, ci stiamo auto-convincendo che negli ultimi decenni le distanze tra «chi può» e chi «non può» si sono accorciate? Preferiamo non sapere che il cuoco domina il laboratorio-cucina incontrastato, sicuro che chiunque abbia un prezzo e possa essere comprato?

 

4 – Chiaro e semplice

Se Nietzsche fosse ancora vivo potrebbe constatare che alla morte di dio non è seguito l’avvento dell’Oltreuomo da lui profetizzato bensì quello del «bambino democratico» senza identità e senza spessore che pretende di avere sempre ragione. Naturalmente lo chef non chiede di meglio che di poter gestire una scolaresca delle elementari, cavandosela con poche informazioni semplici e dirette, come peraltro aveva previsto Chomsky: “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno.
Dopotutto la «democrazia» non ha il compito di istruire e di emancipare i popoli, ma di governarli. Marx la definì una maschera ideologica indossata dalla dittatura di (alta) classe, il suo camuffamento, dichiarandosi certo del ruolo crescente che avrebbe avuto il denaro (divenuto poi finanza) nel processo di reificazione, ovvero di riduzione di tutto ciò che era stato umano a merce di scambio, a cosa commerciale e commerciabile.
All’insegna del disincanto il nuovo secolo ammise poi per bocca di Popper che poteva dirsi «democrazia» quella forma di governo caratterizzata dall’insieme di regole che permettevano di cambiare i governanti senza spargimento di sangue. Si trattava insomma di una procedura formale. Il prologo dell’attuale «totalitarismo democratico» e dell’invadenza della sorveglianza sovrastatale che stabilisce regole, elimina idee e visioni del mondo non allineate, ridicolizza o riduce al silenzio ogni principio non conforme al suo progetto.
Bisogna ammettere che dalla sudditanza ai monarchi alla sottomissione agli oligarchi gli Europei non hanno guadagnato nulla. Anzi, hanno perso la libertà: se il potere dei primi era circoscritto ed eventualmente contestabile, quello di chi possiede tutte le fonti di ricchezza e d’informazione del pianeta (tra poco anche della Luna e di Marte) è oggettivamente inattaccabile.

5 – Confondi ed impera

Sotto forma di suoni gradevoli e di profumi fragranti, una quantità spropositata di informazioni irrilevanti raggiunge la rana morbidamente adagiata nella pentola, che distratta dalla varietà delle innovazioni non s’accorge della temperatura dell’acqua in costante rialzo. Rientrano nella strategia del diversivo le trasmissioni-spazzatura comprensive di battibecchi tra volti noti che litigano in tivù prima di andare a cena insieme, come pure i finti confronti tra sedicenti «esperti» o «scienziati» (parola ormai abusata) che confondono il pubblico affermando tutto e il contrario di tutto.
La vittima deve essere distratta da temi privi di una vera importanza, che però sembrano averne, per non sospettare la fine che l’attende. Sinceramente non so dire se sia più perverso impedire il pensiero in qualcuno o censurarne l’espressione, ma probabilmente si tratta di due facce della stessa medaglia.
Entrambe gli aspetti della questione considerano l’individuo come oggetto, manufatto, un prodotto malleabile da manipolare e impiegare secondo piani prestabiliti. Il tutto con l’ausilio di istituzioni collaborative come la scuola che omologa, condiziona, persuade. O come l’industria dell’intrattenimento digitale che agisce sulle giovani menti, facilmente condizionabili. Gli adulti sono più coriacei, avendo già una loro idea del mondo, ma comunque sono destinati a sparire.
Legata alla teoria del Corpo Unico, la natura tendenzialmente totalitaria delle democrazie moderne era stata prevista da un altro visionario del XX secolo, Josè Ortega y Gasset: “La volontà che si organizza con la tecnica in ogni direzione fa violenza alla terra e la trascina all’esaustione, nell’usura e nelle trasformazioni dell’artificiale. L’uomo stesso diventa materiale umano”.
La bollitura nella cucina-laboratorio sarebbe stata impossibile senza il web, la pubblicità, il controllo dell’informazione via etere e altri soggetti artificiali che non devono neppure essere ricercati perché entrano direttamente loro in casa nostra. Netflix porta il cinema, Facebook permette di avere rapporti sociali senza muoversi dal divano, Amazon recapita a casa ogni tipo di oggetto inutile, il supermercato consegna cibo e generi vari a domicilio, per chi non ha voglia di cucinare c’è Deliveroo, o Glovo, mentre al sesso sicuro provvede Pornhub, che avanti di questo passo estirperà definitivamente uno dei chiodi fissi dei Padroni Globali: la crescita demografica.

6 – Disobbedire non è peccato

Qualche dubbio, l’acqua sembra un po’ caldina? Niente paura, il cuoco ha già «la soluzione» in tasca sotto forma di rimescolamento del liquido con nuovi ingredienti e poi la cottura potrà continuare. L’ultima parola è sempre la sua, ed è radicale. Risolutiva. E comunque nell’ottica di un interesse immediato, spicciolo, mordi e fuggi, in perfetto stile contemporaneo.
Nella cucina-laboratorio nessuno ha tempo da perdere. Solo il saggio dell’antichità indugiava nella riflessione gettando sul terreno mille semi da cui sarebbero nate solo una o due piantine, forse tre, come nella parabola del fico sterile (Luca, 13-6-9). L’albero che un anno non dava frutti, se opportunamente accudito, poteva farlo l’anno successivo, o quello dopo ancora. Ma i saggi c’erano una volta, non adesso, mentre i cuochi moderni hanno fretta di servire il piatto e di liberare il tavolo per fare posto a un altro cliente.
E’ svanita nel nulla la pazienza del buon «coltivatore» che aspirava a dare vita a un prodotto di qualità nel contesto di una dimensione esistenziale più libera dai condizionamenti che comprendeva pulsioni, riflessioni, sentimenti, slanci e desideri razionalmente incomprensibili che non attenevano alla sopravvivenza degli individui e della specie ma si manifestavano attraverso l’etica e la facoltà di pensare.
Quell’uomo povero di beni ma ricco di buon senso a quest’ora sarebbe già saltato fuori dalla pentola, dandosi alla fuga. L’Europeo vecchio stampo teneva sopra ogni cosa alla sua integrità, non avrebbe mai ceduto alla tentazione di condividere valori alieni creati da un sistema economico e ideologico Unico (espresso nella delirante Agenda di Davos) finalizzato alla costituzione di un «capitalismo migliore». Una volta le idee che si rivelavano fallimentari venivano gettate via, non si tentava di «migliorarle» rischiando di ritrovarsi con una toppa peggiore del buco.
L’Impero però la pensa diversamente, come dimostrano gli effetti disastrosi prodotti dal provvedimento statunitense «Ricostruire Meglio», che ha spinto i costi dell’energia a livelli record. Ma forse il piano prevede proprio l’attuazione di politiche economiche capaci di devastare il mondo intero, altrimenti dopo la crisi finanziaria globale del settembre 2008 la Federal Reserve e la BCE non avrebbero salvato dei cadaveri ambulanti come le banche di Wall Street e dell’UE, creando la più grande bolla speculativa azionaria della storia. Forse si vuole innescare una crisi mostruosa che induca i cittadini ad implorare aiuto sotto forma di denaro digitale e nuove tecnologie, ovvero di Grande Riassetto.

7 – Armonia perduta

Scriveva il patriota e scrittore Romain Gary (Educazione europea, Neri Pozza, 2006) che la libertà è figlia delle foreste perché nelle foreste si cerca rifugio quando le cose vanno male. Ci sono momenti nella Storia, momenti come questo che stiamo vivendo, in cui tutto ciò che impedisce all’individuo di abbandonarsi alla disperazione è trovare un angolo di pace dove continuare a vivere. Su quali presupposti? Con quale dote al seguito, dopo la dilapidazione totale? Saremo ancora capaci di pensare al senso cosmico delle nostre azioni?
Senza questo presupposto l’antico Europeo non muoveva un dito. La potenza della ragione per lui non era superiore a qualsiasi altra ma veniva accettata come unità nella totalità. Era scontato che il Discorso soggettivo (umano) comprendesse solo in parte il Discorso oggettivo (divino), essendo implicita la sua subordinazione ad esso.
Nelle nostre radici non vi è traccia di antropocentrismo, cioè di quella credenza di origine socratico-platonica, poi adottata dal cristianesimo, secondo cui l’uomo sarebbe al centro dell’universo e in virtù di tale posizione la sua mente avrebbe la dote innata di cogliere la verità, essendo essa stessa la portatrice della verità. Lo testimonia il fatto che la prima rivelazione dell’Essere è fiorita nella cultura europea sulla scia della tradizione misterico-orfica di Eraclito da Efeso.
Un numero imprecisato di errori e di fraintendimenti è scaturito dalla visione antropocentrica negli ultimi duemila anni. Quando invece l’approccio alla realtà oggettiva sarebbe stato così semplice: l’uomo è una creatura tra milioni di altre creature, un puntino in uno spazio infinito, non spetta a lui dirigere il gioco stabilendo cosa è bene o male.
Sempre in Eraclito (Frammenti, 8, 51 e 54) la parola chiave è «armonia», cioè complementarietà tra gli opposti. Egli critica infatti Omero, per il quale solo la pace è buona, critica il dualismo radicale fra i contrari di Pitagora, ma soprattutto critica Esiodo incapace di comprendere che il giorno e la notte sono “una cosa sola”.
Non esiste secondo Eraclito un negativo assoluto o un positivo assoluto, ricadendo tutto nel principio di complementarietà. Ove queste categorie permangano ogni cosa è destinata a scivolare nel Regno della Mediocrità. Dopo avere messo sull’altare la Giustizia, un elemento manipolabile come la plastilina, la rana è saltata infatti nella pentola, e ancora lì si trova.

8 – Sensi di colpa

Il cuoco sa bene che mantenere in vita il Bene e il Male, l’opportuno e l’inopportuno, il politicamente corretto e lo scorretto, il giusto e l’ingiusto, il buono e il cattivo, serve ad alimentare i sensi di colpa della sua vittima. Volendo schiacciare qualcuno è fondamentale fargli credere che la responsabilità di qualsiasi evento negativo sia la sua: dai cambiamenti climatici al debito pubblico, dalla diffusione di un virus letale alla fame nel mondo.
Più ci si sente colpevoli, meno possibilità ci sono di spiccare il salto che salva la vita. Ma neanche la partita a ping pong tra il Bene e il Male può durare all’infinito, come scrive Renè Guènon nella sua opera Il simbolismo della croce: “…l’opposizione tra due termini non può fare a meno di esistere, e possiede una realtà relativa a un determinato livello di esistenza, non meno vero è che tale opposizione deve scomparire in quanto tale e risolversi armonicamente, per sintesi o integrazione, col passaggio ad un livello superiore.
Prima o poi bisogna arrivare al dunque e decidere da che parte stare, pena il ristagno che precede la decomposizione. Ma ciò presuppone il possesso della libertà di opinione, ovvero della facoltà di dissentire, non essendovi al mondo una scelta più anarchica e sovversiva della Via dello Spirito, e purtroppo la rana in ammollo è conformista per natura.
Non vuole sapere per evitare fastidi. Tralascia la Bellezza che salverà il mondo (Dostoevskij). Ignora la leggiadria e la morte concentrate in figure immortali come quella del dio iperboreo, il più antico di tutti. L’arco (che porta la morte) e la lira (che allieta la vita) sono gli oggetti prediletti da Apollo, simbolo della razionalità serena, della pace generata dall’Uno che tutto accoglie e ingloba, il Bene come il Male.
Per millenni questi arcani segni ricurvi sono appartenuti alla cultura europea accanto a divinità lunari e cornute di genere maschile (eccezione fatta per Ishtar) quali Pan, Cernunnos, Dioniso, Minotauro, Moloch, Api, Mnevis, Bafometto e via dicendo. Simboli potenti come questi hanno rappresentato la sua forza e il suo coraggio, finché l’avanzata dell’antropocentrismo non ha fatto piazza pulita dei soggetti «naturalmente» efficaci, le corna sono diventate un attributo negativo (diabolico) e una sedicente Giustizia ha preso il sopravvento sull’Equilibrio.

9 – Alzare il fuoco per superare il limite

La morte di Cernunnos, o di Pan, ha coinciso con il tramonto dell’autentico spirito europeo basato sul senso della misura. Gradualmente positivismo, evoluzionismo e scientismo hanno contraffatto la realtà vera capovolgendo l’elemento ordinatore spirituale a esclusivo vantaggio del percorso evolutivo della materia. Avanti, sempre avanti, nonostante fosse risaputo che oltre un certo limite è impossibile andare.
A furia di correre gli Europei sono entrati così in una trappola, ovvero in una piramide rovesciata totalmente priva di armonia e di bellezza, come ha osservato il saggista Michael Ellner in Self-Hypnosis for Chronic Pain: “Proviamo solo a guardarci attorno. Tutto va a rovescio. I medici distruggono la salute, i magistrati distruggono la giustizia, le università distruggono il sapere, i governi distruggono la libertà, i media più influenti distruggono l’informazione e le religioni distruggono la spiritualità.
Così i medici invocano la «fiducia nella scienza» per aumentare i profitti dei loro finanziatori, i magistrati parlano in codice per mantenere i privilegi di casta, i governi passano da uno «stato di emergenza» all’altro per avere mano libera e fare ciò che vogliono, nelle religioni sembra essere entrato lo zampino del diavolo, i media si autoproclamano portatori di verità e condannano i dissidenti.
Infischiandosene della Carta Europea dei Diritti Fondamentali le lobby economiche impegnate nella costituzione di un «capitalismo migliore» nel frattempo ci stanno portando via tutto: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza. Ogni singola rinuncia viene presentata come «dolorosa ma inevitabile», prima di essere trasformata in un’applicazione vera e propria, così l’eccezione diventa la regola.
Si fa un piccolo sacrificio oggi per ottenere un vantaggio domani, si sta chiusi in casa a Natale per uscire a Pasqua, non si va a scuola il mese prossimo per poter concludere l’anno scolastico, la fabbrica chiude tre mesi in previsione della riapertura dopo le ferie d’agosto, prima ti converti al pensiero unico dominante più presto (previa esibizione della «tessera verde» che attesta la tua fedeltà) riavrai la tua vita.
Una dopo l’altra, intanto, le libertà volano via e le persone si abituano a vivere di ripieghi e surrogati. La rana acconsente al rialzo della fiamma per non fare raffreddare l’acqua e la cottura può continuare indisturbata.

10 – Il cuoco astuto

Se al posto di iscrivere i figli a un pregiato master in business administration per diventare «bastardi di successo» gli Europei avessero regalato loro I 36 Stratagemmi, un prisma di saggezza cinese che insegna a trionfare in ogni campo della vita quotidiana, probabilmente il cuoco astuto non avrebbe avuto la possibilità di conoscere la sua vittima meglio di quanto lei conoscesse se stessa.
I cuochi sono colti, c’è poco fa fare. Nelle alte sfere la vera sapienza, quella antica, bandita dall’educazione scolastica e dalla società, non ha mai cessato di essere studiata e coltivata, per questo il divario tra le conoscenze della massa e quelle possedute e utilizzate dalle élites cresce a vista d’occhio.
Ad ogni modo non tutte le rane sono state bollite. Qualcuna è riuscita a saltare fuori dalla pentola in tempo, mentre altre non ci sono neppure entrate. E’ il caso dei cugini dell’Europa dell’est, notoriamente più diffidenti degli Europei-occidentali, i quali continuano a tenersi ben stretti tradizioni, cultura e identità. A loro il cuoco non era piaciuto fin dall’inizio e salvandosi dalla cottura indirettamente hanno fatto un favore anche a noi, difendendo almeno qualcosa della comune eredità.
Dovremmo ringraziarli anziché criticarli per compiacere l’Impero, che per tutta risposta ha fatto carta straccia del tradizionale ius publicum europaeum posto un tempo alla base dei rapporti tra le monarchie continentali, imponendo un dominio totale da cui attualmente si salva solo la Russia e poco di più. Il prossimo passaggio comprenderà probabilmente la distruzione delle Costituzioni, già oggi vilipese e raggirate.

Morale della favola

Esattamente come Chomsky aveva previsto il modello economico neoliberista è stato applicato dalle forze imperiali con l’uso chirurgico dei mezzi di comunicazione di massa, il braccio armato della democrazia totalitaria.
Accompagnata da questo arto invisibile la rana al calduccio si è illusa di essere libera di scegliere fra programmi televisivi apparentemente diversi ma in realtà tutti uguali, oppure fra partiti politici differenti nella forma ma omologhi nella sostanza. Per poi ravvedersi e dare ragione a José Ortega y Gasset: “(…) dirsi di destra o di sinistra è uno dei modi che l’uomo può scegliere per essere imbecille: entrambe, di fatto, sono forme di un’emiplegia morale”.
Indossando la maschera del progresso, della libertà e dei diritti umani, l’opinione pubblica svolge un ruolo di primordine nel processo di cottura, ovvero nella trasformazione e limitazione dell’autonomia di ciascuno. Ci condiziona a tal punto che spesso argomentando qualcosa non capiamo bene chi stia parlando, se la nostra coscienza o la vox populi che diffondiamo per paura di essere giudicati. E intanto vanno a farsi benedire l’unità e la coesione interiore, intellettuale, affettiva, morale.
In modo poetico un saggio cinese direbbe che l’opinione pubblica è quella cosa che «attraversa il mare per ingannare il cielo», mentre le tecniche psicologiche moderne ricorrerebbero al termine abituazione per descrivere la strategia illusionistica capace di sviare l’attenzione generale dalla realtà dei fatti attraverso l’iperinformazione che manipola il quotidiano.
Con un’avvertenza: affinché l’impresa abbia successo il bombardamento dei dati va effettuato alla luce del sole (dei social) perché agendo nell’ombra si desterebbero fastidiosi sospetti. Dando invece visibilità anche all’avvenimento più insignificante si toglie la possibilità agli altri di prendere coscienza dell’intrigo, che entra a far parte della normalità.
Qualcuno mangia la foglia e dissente? Metta pure in scena i «dibattiti» che meglio crede. Al momento opportuno l’opinione pubblica giudicherà false le sue parole, adeguandosi alla linea tracciata dai mezzi di comunicazione di massa, e tutto potrà continuare all’insegna «della libertà e della democrazia», ovvero nel rispetto della Carta Europea dei Diritti Fondamentali. Tanto peggio per i complottisti-negazionisti, che sono anche un po’ passatisti e tradizionalisti, perciò tante cose non le capiscono. Lascino pure la società per continuare in disparte ad usare i vecchi strumenti che sanno di umano, un odore ancestrale che una volta annusato non esce più dalle narici.

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Categorie: Cultura

Pubblicato da Rita Remagnino il 11 Gennaio 2022

Rita Remagnino

Nata a Genova, attualmente Rita Remagnino vive e lavora tra Nervi e Crema. Dopo la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali ha seguito studi storici ed approfondito nel corso di lunghi viaggi alcuni aspetti della filosofia orientale. Ha fondato varie associazioni culturali tra cui il “Circolo Poetico Correnti” e “CremAscolta blog”, di cui è stata per un lustro presidente. Ha scritto su periodici, quotidiani e cataloghi d’arte contemporanea. Conduce nelle piazze d’Italia l’evento performativo “Poesia a Strappo”. Ha presieduto giurie di concorsi letterari ed è stata organizzatrice di numerose rassegne culturali. Ha curato la pubblicazione di antologie poetiche tra cui “Velari”, “Rane”, “Meridiana”, “L’uomo il pesce e l’elefante”. È stata fondatrice e redattrice della rivista “Correnti”. Ha pubblicato la raccolta di fiabe e leggende “Avventure impossibili di spiriti e spiritelli della natura”, il testo multimediale “Circolazione”, la graphic novel “Visionaria”, la raccolta di haiku “Il taccuino del viandante”, il romanzo “Il viaggio di Emma”. Attualmente si dedica alla «scrittura differente», un suo personale approccio alla saggistica che si propone di raccontare negli Anni della Fine la storia dell’uomo delle Origini poiché per la forma, come per qualsiasi altra cosa, il punto di partenza e il punto d’arrivo si trovavano necessariamente nello stesso ordine di esistenza. Perché inventare «saghe» con protagonisti fittizi che si muovono in mondi paralleli quando la saga più bella del mondo esiste già? Nulla può essere più interessante del cammino di una stirpe cresciuta in paradiso e finita all’inferno dopo temerarie navigazioni transoceaniche e avventurose marce intercontinentali: la nostra stirpe.

Commenti

  1. lorenzo merlo

    Bello!

  2. Rita Remagnino

    Grazie, Lorenzo.

    E’ tristemente attuale.

  3. Nebel

    La signora Remagnino esprime chiarissimamente d profondamente il mio pensiero. Trovare ogni volta un suo articolo da leggere è per me come bere un sorso di acqua fresca a placare la sete.

  4. Rita Remagnino

    Caro Nebel, l’acqua fresca mi piace. Risveglia. Cerco sempre di essere chiara perché non credo sia necessario girare troppo attorno agli argomenti per esprimere un concetto, e a volte ci riesco.
    Cordiali saluti.

  5. Kami

    “Ci sono momenti nella Storia, momenti come questo che stiamo vivendo, in cui tutto ciò che impedisce all’individuo di abbandonarsi alla disperazione è trovare un angolo di pace dove continuare a vivere.”
    Quanta verità in queste parole. Ricostruirsi un omphalos, sotto questo nostro carapace, è l’unica possibilità che vedo per non soccombere; diventare come “un cerchio il cui centro è ovunque”. A differenza dei super uomini del passato a cui erano richiesti grandi sacrifici e gesta eroiche per dimostrare il loro valore, a noi ultimi uomini è richiesto “solo” di preservare un lumicino di Fede per non esser trascinati via da questa cloaca della storia; ce la faremo? Alle volte sembra un’impresa titanica, ci si guarda intorno ed il deserto si estende in ogni direzione, ben oltre l’orizzonte; altre volte pare chiaro che, come diceva Eraclito, “Per il dio ogni cosa è giusta e bella, invece gli uomini prendono alcune cose per ingiuste e altre per giuste”; i conflitti, allora, si rivelano per un attimo esattamente per ciò che sono, apparenze, e si riesce ad intravedere lo stesso Cielo e la stessa Terra dei nostri antenati. Grazie Rita per i bellissimi articoli! Mi auguro che troviate tutti il vostro Centro e che la sua pace vi doni riposo e speranza.
    Un saluto a tutti.

  6. lorenzo merlo

    Bello anche Kami.

  7. Rita Remagnino

    Carissima Kami, non credo di essere d’accordo sui “grandi sacrifici” richiesti agli uomini del passato, trovandomi invece più propensa a ritenere immensamente faticoso il compito richiesto a persone che devono conservare la propria umanità. Scusa se è poco.

    Noi umani del Kali Yuga non usciremo dal tunnel grazie alle docce ghiacciate, all’esilio volontario in Siberia, allo yoga indiano, all’ascesi taoista e buddista, alle cerimonie greche dei Sacri Misteri, all’estasi plotiniana, alla Grazia Illuminante dantesca, all’assimilazione alla divinità dei pitagorici, alle «intuizioni» di Bergson. Queste rispettabilissime «cose passate» vanno prese come accendini magici capaci di infiammare il cuore, ma tocca a noi andare poi nel bosco a raccogliere la legna da ardere.

    Non ci porterebbe lontano accettare acriticamente cosmogonie religiose e scientifiche di civiltà che non appartengono alla sfera del presente. Noi siamo noi, loro erano altro. Adesso tocca alla visione post-umana porsi davanti all’evidenza di un Universo spazialmente infinito, un passaggio che appare inevitabile perché un “nec plus ultra” senza un respiro spaziale sarebbe impensabile. E una volta tolto di mezzo il «pensiero tuttofare» resteremo a tu per tu con noi stessi, già lo sappiamo.

    Non sarà un compito facile. Ognuno solo soletto nella sua stanzetta, non possiamo farcela. Parliamo, confrontiamoci, sosteniamoci, dove non arriva uno arriverà l’altro.

    Un abbraccio.

  8. Gentile Rita, ho stampato il suo scritto prezioso, per affinità ancestrale.

  9. Rita Remagnino

    Claudio è bella l’espressione “affinità ancestrale”, mi piace molto. Credo che in questa oasi di libero pensiero chiamata “Ereticamente” affinità del genere non manchino. Basterebbe questo per incoraggiarci ad andare avanti. Ricordiamocene, magari, nei momenti di sconforto.

    Un caro saluto.

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