La luce ferita – Livio Cadè

La luce ferita – Livio Cadè

Antropicidio

La storia è piena di tiranni che hanno gettato ombre sinistre sul loro tempo. Figure consegnate alla dimensione di una leggenda nera, dove storia e mito si confondono. Uomini che la natura sembra plasmare mescolando i più sordidi vizi – l’avidità, la lussuria, la ferocia, la falsità etc. – e in cui sembra incarnarsi un potere oscuro, quasi demoniaco. Ogni periodo storico ha i suoi tiranni. Imperatori romani, signori rinascimentali, capi di Stato moderni. Li accomuna l’amore del male e della distruzione, la sete di potere e di sangue. Vale per loro il motto del duca Guarnieri: “nemico di Dio, della pietà e della misericordia”.

Si illude chi dia la colpa di ciò all’irrazionalità dell’uomo e creda in terapie scientifiche. Il male si nutre di razionalità, e una tenebrosa violenza sembra crescer di pari passo col progresso dei cosiddetti Lumi e della Ragione. Nell’intero XII secolo i morti per guerra in Europa furono 2 per milione di abitanti. Dal 1900 al 1925, sempre in Europa, furono 52. E massacri ben più terribili han funestato il mondo negli ultimi cent’anni. Chi è  responsabile di tali devastazioni? Il termine ‘tiranno’ è ormai desueto, ma questo non significa sia scomparsa la sostanza della tirannia.

Il fatto è che nel nostro tempo, dove l’Essere pare discendere da meccanismi darwiniani, anche la specie del tiranno s’è evoluta. Non più principe o re, condottiero o uomo d’arme in cui la crudeltà si accompagna al coraggio, ma affarista, banchiere, usuraio. Questa trasformazione, che rende il tiranno dei nostri tempi figura più ripugnante che spaventosa, rappresenta certo un notevole salto evolutivo. Infatti, cos’è la crudeltà dei vari Caligola, Tamerlano, Ezzelino, Pol Pot etc. confronto alla loro?

Mi sovvengono le parole di lord Acton: «il potere corrompe e il potere assoluto porta la corruzione assoluta». Parole che ben si addicono a un’élite (eufemismo per ‘feccia umana’) che non solo pianifica la morte o la schiavitù di miliardi di persone, ma progetta di distruggere l’Uomo, la sua natura umana, la sua civiltà, la sua religione, la sua famiglia, sommando all’annientamento fisico quello spirituale. Veri ‘Signori del male’ che hanno superato il loro Maestro, “omicida dall’inizio”, inventando un nuovo crimine, l’antropicidio. I personaggi più sanguinari del passato, vicino a loro, sembrano piccole sanguisughe accanto a giganteschi dinosauri carnivori.

All’uomo, stretto nelle loro mascelle, resta ben poco margine per decidere e agire. Le stesse opzioni tra cui può scegliere dipendono dalla libertà che il tiranno gli concede. Assai poca, visto che ogni atto di ribellione viene represso, ogni dissenso censurato. Resta l’opposizione interiore. Ma se il Potere riesce a soggiogare la coscienza della gente, corrompendone i pensieri e la volontà (come di fatto oggi succede), anche ogni intima resistenza viene annientata.

I Ching

Per quanto ne so, il primo a indagare il problema dei rapporti tra l’uomo e la tirannia fu l’I Ching. Lo fa all’interno di una struttura linguistica per noi insolita, in cui si fondono testo sapienziale, manuale divinatorio, trattato politico-morale, cosmogonia. ‘Ching’ significa libro canonico. ‘I’ (mutamenti) sono le trasformazioni cui è soggetto il mondo nel suo divenire. Alla loro radice è posto un codice binario: yin e yang. Da questa fondamentale polarità emerge la moltitudine dei fenomeni fisico-mentali, il manifestarsi di un mondo-coscienza in perenne movimento.

Fissati graficamente in linee intere o spezzate, i due elementi si combinano in otto strutture trilineari che afferiscono a fattori costitutivi del reale (Cielo, Terra, Fuoco etc.). Questi otto trigrammi, sovrapposti in coppie, generano 64 esagrammi in cui sono descritte ricorrenti dinamiche cosmiche e insieme situazioni tipiche dell’esperienza umana. La tendenza di una o più linee (dette ‘mobili’) a mutare da yin a yang o viceversa, trasmette fluidità alla figura indicandone la possibile evoluzione.

Il segno non comunica il suo significato attraverso ordinari protocolli discorsivi ma in una scabrosa e per noi indecifrabile essenzialità geometrica. Anche le sentenze che lo accompagnano hanno carattere di allegorie, metafore e allusioni enigmatiche. Vari commentari (alcuni attribuiti a Confucio) hanno cercato di svelarne il simbolismo, senza risolvere le difficoltà del testo o esaurirne le implicazioni. Ogni parola presenta infatti una densità di senso che il consultante deve sottoporre a un processo di distillazione, estraendone una risposta che è già latente in lui.

Le formule dell’I Ching, più che divinare il futuro, tendono quindi a stimolare una reminiscenza di sé, un atto di auto-consapevolezza. Non  hanno il piglio perentorio di sentenze oracolari, non mostrano un immutabile determinismo di eventi. Sono piuttosto consigli, esortazioni, moniti. Non stringono gli esseri nella camicia di forza della predestinazione, ma rivelano implicite linee di tendenza, semi, potenzialità alla cui attualizzazione l’uomo partecipa responsabilmente.

La realtà indicata dall’I Ching è perciò soggetta a vari gradi di aleatorietà, specie quando si manifesta in sistemi complessi, i cui membri dispongono di un livello variabile di autonomia e di autocoscienza. Si può prevedere il moto di un corpo inerte, che risponde a leggi meccaniche, non quello di chi incarna leggi spirituali. Possiamo calcolare esattamente un’eclissi lunare, non la storia dell’uomo.

Ciò cui deve ispirarsi il nostro comportamento è dunque un corpo plastico di principi saldi ma duttili, espressione di equilibrio e di adattamento all’evolversi delle circostanze. L’I Ching ama la fermezza ma non la rigidità. La sua etica è umile e flessibile. La Norma, in sé immutabile, fondamento di un mondo-coscienza coerente, si esplica nell’inesausta e libera profusione delle sue forme. Occorre dunque elaborare modelli armoniosi di relazione non solo con la costanza normativa del Reale ma anche con la sua creativa occasionalità.

I Ching e razionalità occidentale

Visto nella prospettiva orizzontale della nostra razionalità, l’I Ching è un totale nonsenso. È assurdo che la nostra preziosa Erlebnis emerga da un lancio di monete; che una serie simbolica ottenuta per pura casualità formi un segno in cui si riflettono coerentemente il nostro vissuto e la nostra storia.

Chi si attenga a criteri positivisti dirà che si tratta di mere coincidenze o di responsi senza senso che, proprio nella loro vaghezza, possono piegarsi docilmente alle nostre aspettative, favorire proiezioni soggettive arbitrariamente interpretabili. Come quando osservando le nuvole o i disegni del Rorschach vi immaginiamo oggetti, persone, animali etc.

Per capire l’I Ching dobbiamo accantonare alcuni paradigmi cognitivi, concetti per noi vincolanti (come causa-effetto). Non sottoporre l’I Ching all’esame della nostra logica ma lasciare che il suo procedere misterioso decalcifichi le nostre abitudini intellettuali e ne stimoli un allargamento sferico, in modo da includere quei contenuti che la nostra mente bidimensionale normalmente esclude.

Jung ha tentato di spiegare l’I Ching attraverso il concetto di sincronicità. Ma l’uso di uno scandaglio scientifico impedisce di coglierne il senso profondo. L’I Ching ci chiede un preliminare assenso interiore, una sorta di credo ut intellegam. Non una disposizione mentale fredda e distaccata, ma un intimo affidamento (e val la pena ricordare che per gli orientali la distinzione tra fede e ragione non è netta come per noi).

Di fatto, più si cerca di spiegarlo meno lo si capisce. Lo comprende solo chi vi si accosta con l’animo del fanciullo o del primitivo, ancora aperto alla meraviglia. A chi lo interpelli per metterlo alla prova o contraddirlo, l’I Ching di solito non risponde, o dà risposte evasive. Sembra in ciò possedere un’anima, una dignità. Per questo, nel corso dei secoli, non solo milioni di uomini comuni ma anche imperatori, politici, condottieri, si sono rivolti a lui non come a un libro ma come a una Presenza viva, cui si deve rispetto e obbedienza.

“L’oscuramento della luce”

La “tenebrosa tirannide” è un problema che l’I Ching affronta nel segno 36, uno tra i più infausti. Il trigramma inferiore è Li, il Fuoco, quello superiore è Khunn, la Terra. Il fuoco, che rappresenta la luce, è coperto dalla terra. Da qui il nome di “Oscuramento della luce” o “La luce ferita”. È l’occhio interiore dell’uomo a patire qui una profonda lesione. Ciò comporta una grave crisi di carattere metafisico, politico o psicologico, una sorta di accecamento che determina gravi patologie morali e sociali.

È un tempo di capovolgimento dei valori, perché ciò che deve stare in basso (la terra, la materia) sta sopra, mentre ciò che tende in alto (il fuoco, lo spirito) sta sotto. È il rovesciamento del precedente segno (il 35, “Il progresso”), dove il fuoco stava sopra la terra. L’espansione e la chiarezza del progresso si trasformano in un obnubilamento di facoltà morali e intellettuali. Se ne deduce che, laddove travalichi i suoi limiti naturali, il progresso causa una recessione dagli esiti involutivi.

Il segno indica un’eclissi del bene e il dilagare di forze oscure. In tali tempi calamitosi è necessario restar fedeli ai nostri convincimenti e valori senza aspettarsi che la nostra rettitudine produca effetti visibili. Si è circondati da una profonda miseria spirituale. La luce può trovar riparo solo nell’intimo della nostra coscienza.

La situazione richiede un atteggiamento di fermezza interiore e di prudente flessibilità all’esterno. I nemici della luce sono al momento invincibili. La verità è sepolta sotto una coltre di falsità. Rivolgere critiche e accuse a chi è ottenebrato crea solo insidiosi conflitti. Bisogna resistere e perseverare nonostante le avversità,  sapendo che la luce può essere ferita ma non spenta.

Coerentemente con la sua cosmogonia, l’I Ching non impone nella sfera delle scelte morali un criterio cui invariabilmente attenersi. Posto come fine ultimo la difesa della propria luce interiore, un insieme di varianti sociali e personali rende necessario interagire con la realtà mettendo in atto le strategie di volta in volta più efficaci. La Norma celeste non è un abito della stessa misura e dello stesso colore, calato su tutti indistintamente, ma una fonte di valori cui ognuno attinge secondo i bisogni e le circostanze.

Le singole linee

Per trovare indicazioni più specifiche e particolareggiate dobbiamo rivolgerci alle singole linee. Innanzitutto va individuata la linea che determina il senso generale dell’esagramma, detta perciò ‘dominante’ o “Signore del segno”. Nel caso del 36 è quella superiore, linea yin (quindi oscura) che dalla sua posizione offusca le linee sottostanti. Ciò significa che un potere tenebroso governa gli eventi, bloccandone le potenzialità luminose. Gli esegeti identificano questa linea con un famigerato imperatore cinese, Di Xin, nella cui condotta politica e umana sembra ricapitolarsi ogni turpitudine.

Le linee inferiori sembrano invece presentare analogie con i tre principali consiglieri dell’imperatore. Il primo fu condannato all’esilio per aver denunciato le condizioni miserevoli del popolo. Andò peggio al secondo, che osò criticare Di Xin apertamente. Il tiranno gli fece strappare il cuore. Voleva vedere “se il cuore di un saggio fosse diverso da quello di un uomo comune”. Il terzo si finse pazzo e fu chiuso nel recinto dei maiali.

Tutto il segno è percorso dal tema del ‘ferimento’, lesione della luce che diventa lesione nella carne. Nella prima linea è mostrato un uccello cui son state ferite le ali. È un uomo che preferisce rinunciare al cibo e patire la fame piuttosto che mangiare senza onore. La gente volgare sparla di lui (“l’oste chiacchiera”), gli riserva ostilità e incomprensione. Si ritira dunque in sé stesso, senza cedere a compromessi. Per difendere i propri principi è disposto ad accettare la miseria, la solitudine, le diffamazioni.

La seconda linea ci mostra un uomo ferito alla coscia, impedito nei movimenti, che tuttavia trova un cavallo, simbolo di una forza interiore con cui sopperisce alla sua menomazione. Potremmo simbolicamente vedervi chi, nonostante le intimidazioni del tiranno, va in aiuto di altre persone. Chi cura le ferite degli altri, chi cerca di difenderli da leggi ingiuste o anche chi cerca di aprir loro gli occhi, far luce, mostrare la verità.

Il terzo posto mostra un ‘cacciatore’ che riesce a catturare il capo delle forze tenebrose. L’impresa gli è possibile sia perché aiutato dalla sorte, sia perché è linea forte (yang) collocata su forte posizione (la terza). Il tiranno è così sconfitto e l’ordine ristabilito. Vien detto tuttavia che un repentino avvicendamento di potere può causare al popolo nuove ferite. Non si deve voler cambiare tutto in modo precipitoso.

Non è certo una linea riferibile a un comune cittadino. Spodestare un tiranno è opera di sommovimenti popolari, politici o militari. Rovesci cui l’antico cinese era abituato. E spesso il ‘liberatore’ si rivelava un nuovo despota. L’I Ching sa (e la storia ce lo conferma) che ogni rivoluzione violenta comporta grandi sofferenze e talvolta acutizza un male invece di guarirlo. Ritiene quindi più salutari transizioni caute ed equilibrate.

Nella quarta linea troviamo un uomo abbastanza vicino al tiranno per conoscerne il cuore. Sa che cercare di dissuaderlo è inutile e rischioso. Decide quindi per l’esilio. Rimanendo al suo posto metterebbe inutilmente a repentaglio la sua vita. Perciò si ritira, “esce da porta e cortile”. Immagine di chi lascia un incarico, di chi opta per la fuga, cerca di rifarsi una vita altrove, o si separa da persone ‘ottenebrate’ con cui prima aveva legami personali.

La riga successiva, essendo posta immediatamente sotto la linea oscura, è quella più esposta alla sua malvagità. Ha un rapporto di parentela col tiranno (cioè con l’oscurità) ma non ne condivide le idee. Tuttavia, neppure può opporsi a lui. Per mantenersi interiormente saldo nei suoi principi simula la pazzia, nasconde la sua intelligenza, solo ‘alienandosi’ può sopravvivere. È la situazione di chi si muove in un ambiente – professionale, politico, familiare – in cui è costretto a dissimulare il proprio pensiero.

Infine, la sesta linea è il sovrano tenebroso. Benché ora domini il mondo, è destinato a precipitare. Sgretolando le fondamenta del bene si priva infatti della base su cui poggia il male stesso, come chi seghi il ramo su cui è seduto. Deve dunque pagare il contrappasso di ineluttabili leggi cosmiche. Giunto al culmine del suo potere, crolla, sprofondando in abissi sotterranei. Evento che curiosamente ricorda la caduta di Lucifero. Anche lo scellerato Di Xin fu sconfitto. Diede fuoco al suo palazzo e perì tra le fiamme con i suoi tesori.

Una nuova vita

Inutile cercare in queste lapidarie lezioni di vita ebbrezze romantiche o sussulti eroici. Anche chi desideri un’etica priva di contraddizioni resterà frustrato. L’I Ching non offre un monolitico catechismo morale e non ama le scelte, magari esaltanti, che nascono dall’orgoglio. Cerca piuttosto la sobria comprensione della realtà e l’umile consapevolezza dei limiti inerenti alle proprie forze e ai propri doveri. Anche quando sacrifica la propria vita a un ideale (la storia cinese è ricca di esempi in tal senso) l’uomo nobile lo fa senza rumore.

Si può trovare nell’I Ching la propensione a quella cedevolezza che l’anima taoista trasmetterà alle arti marziali dell’estremo Oriente. Il peso della neve spezza i rami rigidi; il salice flessuoso si china, la fa scivolare a terra e si rialza. Ponendo la libertà dell’uomo all’interno di un universo mutevole, l’I Ching evita gli scogli del fatalismo e della disperazione. Basta la motilità di un elemento per sanare il segno più nefasto. Così, nel tempo dell’ottenebramento, il moto della terza linea è sufficiente a creare un’oscillazione nella struttura dell’esagramma, cancellandone l’intero impianto negativo.

Questo mutamento porterebbe infatti al segno 24, “Il Ritorno”, e all’emergere una situazione radicalmente diversa: il tempo delle tenebre è finito, la luce ritorna e rinvigorisce. È la salute dopo una malattia. Nuove forze vitali si effondono nell’individuo e nella società. È una figura associata al solstizio d’inverno, come la nascita del Cristo, Sol Invictus. Significherebbe celebrare la fine del tiranno, il ritorno della libertà, l’inizio di una nuova vita.

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 21 Novembre 2021

Commenti

  1. Kami

    Proprio in questi giorni notavo la prepotenza con cui i media mainstream, parlando della TIM, proponevano foto di apertura ai loro articoli in cui spiccava il trigramma Ken, la Montagna, rappresentato nel logo della compagnia telefonica ed ha proprio attirato la mia attenzione (addirittura in una foto il trigramma era l’unico dettaglio non sfumato). Siccome i simboli influiscono ben bene sulla psiche, – e lorsignori sono veri esperti in certe tecniche subliminali – mi sono fatta due domande, non tanto sul perchè la TIM abbia scelto questo simbolo come logo (la TIM come una montagna acquisisce imponenza, solidità, autorità etc), ma sul perchè i media ce lo stiano letteralmente sbattendo in faccia da qualche giorno a questa parte. Magari per rafforzare un certo dogmatismo, immobilismo? Per confermare la propria autorità? Come dice bene lei nella sua riflessione, l’I Ching comunica in maniera davvero misteriosa; assolutamente non comprendendolo, l’ho interpellato qualche volta, e ricordo come, dopo aver tirato le monete almeno 3 volte in cerca di una risposta che gratificasse le mie necessità, quasi perdendo la pazienza perchè “non funzionava (?!?)”, uscì l’esagramma Meng, la stoltezza giovanile e allora capii che il libro era vivente e aveva davvero una propria coscienza; e che ero effettivamente una giovane stolta 🙂 . Un saluto!

    • Livio Cadè Staff

      Kami, La ringrazio per avermi segnalato questa stranezza, di cui non ero al corrente.
      Perché la Tim usa il trigramma Ken? Posso solo fare alcune congetture.
      Ken, la Montagna, indica simbolicamente l’arresto, il fermarsi.
      Questo è strano perché una grande azienda dovrebbe incitare al movimento, all’attività.
      Credo ci si debba rivolgere quindi ad altre implicazioni del trigramma.
      Ken è spazialmente coordinato al Nord-Ovest, al freddo.
      Temporalmente rappresenta la fase di declino dell’anno, il tardo inverno. È quindi la fine di un ciclo, la transizione dal vecchio al nuovo, morte che prelude alla rinascita. In questa prospettiva potrebbe annunciare l’arrivo di un nuovo ciclo, di una nuova era.
      Potremmo da questo trarre qualche ulteriore congettura sulla partecipazione della Tim a un progetto di transumanesimo, legato alla fine dell’attuale modello di umanità.
      È solo un’ipotesi.
      Ma sicuramente non hanno scelto a caso.

      • Kami

        Interessanti “congetture” Livio, la ringrazio per avermi dato ulteriori spunti di riflessione. Le auguro una buona giornata. Un saluto!

  2. Livio Cadè Staff

    In questo contesto di “Oscuramento della luce”, si può ricordare anche San Paolo (Efesini) il quale allude a “i Principati e le Potenze (Potestà) … i dominatori di questo mondo tenebroso” (letteralmente “cosmocratori di questa tenebra”). Tiranni, evidentemente, non di questo mondo ma “spiriti del male che abitano nelle regioni celesti”.

  3. lorenzo merlo

    La mia osservazione mi riferisce che, nella relazione tra le parti, la dimensione sottile genera informazione in funzione del nostro gradiente di libertà, purezza, disintossicazione, emancipazione, armonia.

    Questo, se alto, ci permette di sentire le forze energetiche prossime e remote, necessarie per scegliere secondo il nostro sé.

    Se basso, possiamo astenerci dalla scelta in attesa di ritornare nella condizione del conoscere attraverso il sentire.

    Una condizione del tutto castrata e soffocata dall’attuale cultura material-razionalista, intellettual-meccanicista-positivista.

    Per questa, capire è tutto.
    E l’uomo soggiace al meccanicismo.

    Per l’altra ricreare è la via.
    E l’uomo recupera una direzione dettata dal proprio sé, la propria creatività.

    • Livio Cadè Staff

      D’accordo. Non metterei però in conflitto il capire, ovvero la comprensione, e la creatività.
      Semmai un certo modo di capire, quello che Lei definisce ” material-razionalista, intellettual-meccanicista-positivista”.
      Oltre questo vi sono altri modi per comprendere la realtà.

  4. Livio Cadè Staff

    Faccio ammenda. Devo ricredermi. Pensavo che il nostro governo fosse composto da satanisti. Invece sento che vogliono salvare il Natale. Son disposti a lasciare senza lavoro otto milioni di persone, ridurle alla fame, pur di salvare il bambino Gesù. Più spirito cristiano di così. Tipico esempio di come spesso si sbaglia a giudicare le persone…

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