Il girone dei Filantropi – Livio Cadè

Il girone dei Filantropi – Livio Cadè

Dice un antico proverbio arabo che quando il povero parla nessuno lo ascolta, ma se il ricco fa un peto la gente esclama: “che profumo sublime!”. Oggi non è diverso. Le persone più ricche del mondo ammorbano il pianeta con le loro flatulenze, ma la gente annusa con reverente ammirazione. Questo ha prodotto un generale discredito della filosofia. Il nesso tra i due fenomeni può non essere evidente, ma diventa chiaro non appena si consideri la fondamentale incompatibilità tra l’esser filosofi e l’esser enormemente ricchi.

Il filosofo, anche se non è un Diogene, dovrebbe guardare con un certo disincanto al denaro. L’uomo occupato ad accumulare ricchezze materiali vede invece la filosofia come una perdita di tempo, quindi di denaro. Il filosofo è uomo di astrazioni. Il capitalista è uomo pratico, d’azione, il suo cervello è nutrito con principi rigidamente utilitaristici. Non utilitarismo speculativo, fatto di concetti filosofici, ma istintivo, come quello di un predatore. Il suo pensiero non ammette astrazioni, a parte il calcolo di profitti e interessi.

Viviamo ormai in un’epoca in cui il vero e più influente maître à penser è il grande capitalista. E il prestigio di cui gode il suo magistero è pari al capitale di cui dispone. Il sistema capitalistico, con le sue regole, i suoi valori, i suoi obiettivi, è diventato più o meno consciamente modello di vita, profezia di progresso sociale, tutore di un’Umanità dipendente in tutto dal denaro. Poiché è dunque il pensiero delle persone più ricche, per le quali ‘speculazione’ ha un significato esclusivamente finanziario, a determinare i generali processi sociali, si produce nella società un vuoto culturale e umanistico.

Tuttavia, alcuni miliardari refrattari alle consolazioni della filosofia sembrano nobilitarsi oggi con l’esser filantropi, preoccupandosi attivamente del benessere dell’Umanità. Tale filantropia ovviamente non si nutre di ideali filosofici, e il benessere che si prefigge di ottenere non implica piaceri intellettuali o spirituali.

Secondo il Filantropo-capitalismo l’uomo non ha bisogno di metafisici, santi o filosofi, ma di banchieri, medici, tecnici, ingegneri. Non gli servono relazioni umane appaganti, libertà, armonia interiore, ma tecnologie più efficienti e sistemi di produzione più razionali. Che solo i beni monetizzabili favoriscano un vero progresso umano appare una verità lapalissiana, che non serve argomentare.

È sufficiente convincere l’Umanità che la sua felicità non è legata a fruizioni immateriali come l’amore, la saggezza etc. ma alla disponibilità di cibo, di denaro, di protocolli sanitari. Naturalmente nessuno nega che vi siano nella vita necessità pratiche da soddisfare. Un tempo si diceva primum vivere deinde philosophari. Ma secondo i nuovi Filantropi solo i bisogni materiali sono essenziali e non differibili. Il resto – arte, filosofia, religione etc. – rappresenta un accessorio superfluo, diversivo cui eventualmente dedicarsi per soprammercato.

Si potrebbe obiettare che anche l’ammucchiar denaro è un gioco e non risponde ad alcuna reale esigenza umana; che macchine sempre più sofisticate o connessioni sempre più veloci non hanno una diretta relazione con la felicità; che i sedicenti progressi della medicina sono contraddetti da un’Umanità sempre più malata o malaticcia, afflitta da patologie croniche, terrorizzata da pandemie, dipendente dai farmaci; che una Filantropia materialista non ha certo mitigato il problema della fame del mondo etc.

Sollevare queste obiezioni significa però mettere in discussione alcuni postulati fondamentali, minacciando il collasso di un’intera visione del mondo. Come per l’uomo del Medioevo era inconcepibile mettere in dubbio l’esistenza di Dio, dell’inferno o del paradiso, oggi è impossibile non credere che la salvezza dell’uomo dipenda dal denaro, dai farmaci, dalle macchine. Anche la politica, ormai convertita alla Filantropia, non si interessa più di temi astratti come la giustizia o la libertà, ma di aumentare la disponibilità di computer e vaccini, di trovare ogni giorno nuovi pericoli da cui proteggere l’Umanità per poi “metterla in sicurezza”.

Su questo esubero di buone volontà nutro però vari dubbi. Ho detto infatti che alcuni moderni plutocrati sono filantropi – ossia persone che amano il genere umano – ma insieme disprezzano la filosofia, che è amore della sapienza. V’è dunque in loro un certo philèin – termine greco per amare – che ne escluderebbe un altro. Non è questa una contraddizione? Infatti ciò che più distingue l’uomo nel vasto insieme delle forme naturali è la sua ricerca del sapere. Disprezzare tale anelito comporta un disprezzo per l’Umanità che mal si concilia con l’amore.

Riconosco però che spregiare la filosofia può essere un ottimo esercizio filosofico. E d’altro canto, gli stessi Filantropi che detestano il filosofare amano il sapere che serve, ad esempio, per produrre un vaccino o un’antenna 5G, e che può tradursi in un sostanzioso guadagno. Quindi, potremmo considerarli esponenti di una filosofia sui generis, positivista, pragmatica, utilitaristica, forse poco accademica ma in grado di produrre notevoli effetti.

La mia perplessità più profonda è però un’altra. Di fatto, da quando questi grandi Benefattori se ne prendono cura, le condizioni generali dell’Umanità sono drammaticamente peggiorate. Come dice Solone, «in ogni cosa bisogna indagare la fine». E se era intenzione dei Filantropi applicare una terapia ai mali del mondo, il rimedio sembra alla fine aver prodotto più danni che benefici. Mi sono perciò convinto che il peggior male sia proprio la Filantropia. Penso vivremmo molto più serenamente senza questa opprimente sollecitudine per il nostro bene, senza chi si preoccupa così assiduamente della nostra salute, della sicurezza, del clima, dell’ambiente etc., imponendoci (per il nostro bene) sempre più oneri e austerità, restrizioni e impedimenti. Ci fossero più misantropi al mondo, penso saremmo tutti più liberi e felici.

E se osservo lo scempio della nostra civiltà, la sua devastazione interna ed esterna, mi viene il sospetto che i Filantropi amino l’Umanità come Gilles de Rais amava i bambini. Mi riferisco storicamente alla figura del Barone che emerge dagli atti del processo a suo carico. In realtà, non credo che quel virile uomo d’armi si abbandonasse alle efferatezze, ai rituali satanici e agli abomini di cui si dichiarò colpevole sotto tortura e per cui l’Inquisizione lo impiccò.

Viceversa, mi pare che i cosiddetti Filantropi nascondano, sotto una dichiarazione di sentimenti umanitari, una melma di desideri perversi, stupri mostruosi e commerci diabolici. Capisco che un’accusa tanto grave andrebbe provata. Ma è assurdo aspettarsi che una moderna Inquisizione sottoponga a processo i Filantropi e li torturi per indurli a una confessione. Ogni struttura inquisitoria oggi operante – politica, giuridica o mediatica – è infatti sotto il loro controllo.

Purtroppo questa malefica filantropia si è diffusa ovunque, contagiando gran parte dell’Umanità. Dall’alto di una piramide gerarchica, scendendone i vari gradi, i suoi vischiosi sentimenti son colati giù verso gli strati inferiori, fino alla base dell’edificio, appiccicandosi alla gente comune. Nessuno può sfuggire a questo  filantropismo coatto, sottrarsi ai doveri e al senso di responsabilità verso il genere umano senza avvertire un senso di colpa e di indegnità. Tutti siamo chiamati a combattere i grandi nemici dell’uomo: virus, batteri, raggi solari, anidride carbonica etc.

L’opinione pubblica non sa quanto i Filantropo-capitalisti guadagneranno da questa guerra, né di quanto costerà alla povera gente. Nessuno osa contestare il fatto che la soluzione di grandi problemi umanitari richieda grandi quantità di soldi, di sforzi e sacrifici economici. Chiunque provasse a suggerire altri approcci, meno venali e più spirituali, verrebbe preso per pazzo o considerato un ingenuo sognatore. Sembra che l’amore dell’Umanità, senza denaro, debba restare lettera morta, come una fede senz’opere. Par dunque si debba esser grati ai grandi Filantropi che investono in settori cruciali per il benessere dell’uomo e la sua sopravvivenza, come la bio-tecnologia, la vaccinazione di massa, i flussi migratori, l’economia green etc.

È possibile cogliere qui un’altra peculiarità della Filantropia moderna, intendo la lontananza. Il suo amore si rivolge non al prossimo ma a soggetti lontani nel tempo e nello spazio, persone che non possiamo né vedere né toccare, la cui esistenza resta per noi un valore astratto. Veniamo mobilitati per rispetto verso qualcuno mai conosciuto, oppure verso le future generazioni, entità inesistenti cui bisogna lasciare in eredità un mondo migliore. È necessario far continue spese e rinunce, mettere pesanti ipoteche sul presente a favore di un ipotetico domani.

Alcuni potrebbero pensare che le donazioni dei Filantropi siano destinate a sollevare le condizioni dei poveri e dei bisognosi. In realtà son elargite a Governi, Società, Organizzazioni, perché ne facciano uso filantropico. Questi Governi etc. trasferiscono una parte del lascito ad altri filantropi e questi ad altri ancora. Della somma elargita beneficia dunque un circolo chiuso di filantropi i quali ne usano secondo le necessità umanitarie per loro più urgenti (oggi in genere farmaci, dispositivi elettronici, sistemi di sorveglianza etc.). Nessun soldo finisce mai nelle tasche dei non abbienti. Ma è proprio così che il Filantropo conta di aumentare la ricchezza e il benessere complessivo dell’Umanità.

La sua intenzione è far sì che la ricchezza e il benessere che si creano nel mondo restino al 99% proprietà dei Filantropi. La ragione di ciò è che i piani per la salvezza dell’Umanità sono immensi, e quindi solo persone immensamente ricche se ne possono far carico. Se la ricchezza totale fosse distribuita in maniera equa, si disperderebbe in una moltitudine di rivoli senza forza, senza coesione. Il Filantropo prende dunque su di sé le ricchezze dell’Umanità come una missione (non oso dire una croce) per poterla amare più efficacemente. Questo stabilisce un legame necessario tra Filantropia e plutofilia. Non si diventa infatti immensamente ricchi senza amare il denaro.

Buddha o Cristo non potevano certo esser Filantropi. Né un san Francesco, che proibiva ai suoi frati di maneggiar denaro, “merda del diavolo” (solo dopo la sua morte i francescani, liberati da quel rifiuto intransigente, poterono arricchirsi e diventar filantropi). E non poteva esser Filantropo il beato Cottolengo, che di giorno raccoglieva offerte per sfamare i suoi poveri malati e la sera, con irrazionale fiducia nella Provvidenza, gettava dalla finestra i soldi avanzati.

Il vero Filantropo capitalizza, accumula, sa che l’uomo è ciò che possiede. Il suo motto potrebbe essere “io ho quel che ho donato, più gli interessi”. E non bisogna immaginare in ciò interessi di natura morale, come la soddisfazione e la consapevolezza di aver fatto del bene. Piuttosto il compiacimento del buon seminatore, cui i raccolti «fruttano il trenta, il sessanta e il cento per uno». Di fatto, non si può interpretare correttamente il fenomeno della Filantropia moderna se non rovesciando i nostri tradizionali concetti di amore, altruismo, fratellanza, solidarietà etc.,  ancora legati a una vecchia etica religiosa.

Solo così ci apparirà perfettamente logico il progetto filantropico di una drastica riduzione della popolazione umana. Razionalmente non è infatti possibile conciliare l’amore per l’Umanità con un crimine contro l’Umanità. Se però accettiamo la prospettiva del Filantropo vedremo che la contraddizione è solo apparente. Il Filantropo ama infatti l’Umanità ma non i singoli uomini, che di solito disprezza. Perciò elabora e sostiene ogni programma che, pur danneggiando le persone reali, favorisca un’ottimizzazione ideale della società secondo criteri più razionali e produttivi. Dal suo punto di vista, il depopolamento globale è giustificato da ragioni superiori che lo rendono, per così dire, una ‘strage umanitaria’.

Dovremmo per questo considerare il ricco Filantropo un assassino? O sospettare di lui solo perché, come dice Balzac, “dietro ogni grande fortuna c’è un crimine”? Per la gente semplice è molto difficile comprendere i moventi dei Grandi Filantropi, i valori che li ispirano. Anch’io forse ne parlo muovendomi più sul piano della fantasia che della cognizione di causa. Ammetto che per me sono esseri sconosciuti, entità misteriose, quasi metafisiche, di cui posso supporre l’esistenza solo attraverso deduzioni di natura teologica. Ad esempio argomentando che vi sia una Causa Prima o un primum movens che determini una catena di movimenti ed effetti filantropici.

Se fisso lo sguardo verso l’Olimpo dei Filantropi non vedo nulla, se non la luminosa caligine che l’avvolge. Più sotto divengono man mano visibili filantropi di livello inferiore – uomini d’affari, politici, giornalisti, medici etc. – investiti della missione di informarci e ammonirci, sorvegliarci e correggerci. Ma i gradi più sublimi restano arroccati su altezze inaccessibili, nascosti alla vista dei mortali. Non credo però che tale ritrosia sia dettata dall’umiltà. La mia teoria è che serva a nascondere gli effetti più ripugnanti e deformi della Filantropia.

Il passaggio dall’antropos al filantropos implica infatti delle mutazioni genetiche. Basta essere afflitti da una lieve sintomatologia filantropica per mostrare i segni di un’incipiente metamorfosi. Modificazioni quasi impercettibili per un occhio inesperto. Se però esaminiamo fasi più avanzate del processo – come appaiono in certi giornalisti, politici, scienziati etc. – diventa più facile cogliere nel volto, nella mimica, nel tono della voce, i sintomi di una degenerazione psico-somatica.

E salendo verso filantropi di grado ancor più elevato vedremo la corruzione interiore riflettersi in modo progressivo e sempre più evidente nei tratti esteriori. Come se un demone prendesse graduale possesso del loro corpo e ne alterasse le espressioni naturali. Faccio dunque l’ipotesi che chi sta all’apice dell’Ordine Filantropico, ormai integralmente posseduto dal demone, abbia sembianze e comportamenti non più umani.

La mia teoria coincide in parte con quanto si legge nel Canto XXXIII dell’Inferno dantesco. Giunto nella zona Tolomea, dove stanno i traditori degli ospiti, Dante rimane infatti sconcertato nel trovarvi due dannati – frate Alberigo e Branca Doria – che sa essere ancora vivi. Quegli uomini camminano ancora sulla terra, si chiede, quindi come possono essere qui? Gli viene spiegato che nel loro corpo è entrato un demone che ne guida i movimenti, simulando un’apparenza di vita, benché la loro anima sia da tempo precipitata tra le pene eterne.

Quindi, anche i corpi dei grandi Filantropi potrebbero essere involucri disanimati, abitati da una forza infera. Compiono i normali gesti della vita pur essendo interiormente già morti. Parole, pensieri, atti, tutto proviene dal demone che li abita. Questo spiegherebbe il fatto che nei loro programmi filantropici venga esclusa ogni preoccupazione per l’anima e la sua immortalità. È naturale invece che progettino forme di tecno-vita, cioè di non-vita, in cui proiettano un’immagine di sé stessi, della loro natura di automi disumanizzati. E provano uno sterile piacere nel privare gli altri di essenziali prerogative vitali come la libertà, la ricerca della felicità, l’amore, persino il respiro.

Si può dunque presumere che il Filantropo sia solo un simulacro biologico la cui anima è già ospite della zona Tolomea, rinserrata in un lago di ghiaccio che raggela le sue stesse lacrime. Questa congettura sarebbe suffragata da una tradizionale esegesi secondo cui la colpa lì punita è quella di chi “servendo tradisce il servito”; di chi, fingendo di beneficare, tradisce il beneficato. E appunto questo è l’intento reale, il volto vero della Filantropia.

Non possiamo tuttavia sapere chi, tra quelli che oggi dicono di agire per il bene dell’Umanità, sia ancora umano e chi sia già uno spettro, un golem maligno. Questo pone un fondamentale problema etico, cui Dante forse non pensò. Infatti, se accettassimo la sua teoria, uccidendo alcune persone non commetteremmo un reale omicidio, dato che sono già morte. Dovremmo tuttavia aver la completa certezza che la loro anima sia già all’inferno. Nel dubbio, ci si offre questa alternativa: adottare il metodo dell’abate Amaury – “uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi” – o più prudentemente astenerci, lasciando tale incombenza al tempo e alla natura.

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 14 Novembre 2021

Commenti

  1. Paola

    Anche in tempi non sospetti il termine “filantropo” mi spaventava. Un gradino sotto ci metto pure “benefattore”. In particolar modo se associato a “umanità”.

    • Paola

      *…ma forse sono equivalenti. Dipende dai periodi, dalle mode, dalle strategie…

      • Paola

        **…o semplicemente “filantropo” è un termine più rapido e globalizzato…un marchio riconoscibile in varie lingue.

        • Livio Cadè Staff

          Francamente mi aspettavo una Sua pronta adesione al ‘metodo Amaury’…
          Poi però ho pensato che quel metodo fu usato contro i Catari. Quindi qualcosa lo rende odioso.

  2. Paola

    In realtà, apprezzo moltissimo il metodo. In passato, purtroppo, è stato applicato sciaguratamente. Non devo pensare a Béziers…mi fa stare male. Ma facendone un modus operandi su altre “categorie”, mi va benissimo. E non alludo solamente ai filantropi/benefattori…lo estenderei molto di più. Ma molto molto.

    • Livio Cadè Staff

      Ci sarebbe anche il metodo di Sodoma. «Se a Sodoma troverò cinquanta … quaranta … trenta … venti … dieci … giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città».
      Per me sarebbe altrettanto efficace. Quando mai li troviamo dieci giusti tra … (Lei sa chi).
      Si farebbe un completo ripulisti.

  3. Michele Simola

    Non credo nei finanzieri filantropi, non esistono. Non è credibile che gente il cui unico pensiero è quello di accumulare ricchezze, regali miliardi di dollari solo per il bene dell’umanità: vaccini (sperimentali), cure mediche, benessere ambientale, migliorare le condizioni di vita dei miserabili e reietti della terra.
    Se questi squali sponsorizzano qualcuno o qualcosa, l’unico fine sarà quello di riscuotere mille volte le somme investite. Sponsorizzare con enormi quantità di denaro enti di ricerca, significa comprarli, imporre una visione personale del problema.
    Le relazioni interpersonali sono ritenute inutili e dannose perché distraggono i laboratori dal raggiungimento dell’obiettivo, sono una perdita di tempo e il tempo è denaro.
    I politici vassalli dei filantropi della finanza internazionale, non si curano più della gestione della res publica, giustizia, stato sociale, difesa della nazione, diritti fruibili dai cittadini: l’importante per essi è auentare il livello tecnologico per modernizzare il sistema (aumentare il controllo sui cittadini-sudditi).
    In nome della sicurezza, della salute, dell’ambiente, delle minacce alla civiltà e al suo progredire, peraltro per lo più false, queste canaglie si adoperano perché si impongano ai cittadini, ebeti e beoti, riduzione o negazione dei propri diritti fondamentali, il tutto per la loro “salvezza”.
    Vediamo che si è cominciato a ridurre i diritti dei cittadini dal 11/09/2001 sempre per garantire maggiore sicurezza!
    Due anni di menzogne, allontanamento sociale, chiusure e arresti domiciliari, specialmente graditi alle elite in periodi festivi (per aumentare la sensazione di solitudine e vulnerabilità, sì da fare accettare qualsiasi imposizione), hanno portato la popolazione, già in gran parte priva di connessioni neuronali, sentimenti che non siano il mero desiderio di oggetti inutili, ma che vengono installati nel cittadino-consumatore da una martellante pubblicità. La società odierna è giunta a questo drammatico appuntamento, vorrei poter affermare non programmato, dopo quarant’anni di scuola democratica che ha portato i giovani e quella che dovrebbe essere l’attuale classe dirigente ad una ignoranza grossolana e ad una perdita intellettuale e spirituale. Si è giunti ad un grado di stupidità tale da accettare in maniera acritica e fatalistica qualsiasi limitazione, per il folle terrore inculcato giornalmente dalla narrazione ufficiale del regime, che i media recitano giornalmente.
    Oggigiorno i giovani vivono in una società”collegata”, dipendente dai social, sempre più solitaria e atomizzata. Per essi il mondo reale è un’astrazione inesistente; la verità la cultura si trova su internet, facebook etc. Per tutti costoro Maya è la realtà, la verità assoluta, non capiscono, sarebbe chiedere troppo, di essere manipolati e riprogrammati a livello cerebrale. Non esistono più buone letture, compagne inseparabili di quell’umanità che è giunta nel XXI° secolo, senza tastiere,senza internet, e quando aveva una curiosità consultava il volume di un’enciclopedia, apprendendo magari qualcosa in più di quel che cercava, perché se incorreva in qualcosa di sconosciuto o interessante si soffermava anche su quello.
    Molti dei nostri politicanti, definirli politici o statisti sarebbe immeritato, rientrano in codesta fascia di età e possiamo anche capire la loro grossolana ignoranza e le assurde farneticazioni esternate. Altri più stagionati e acculturati sono inaffidabili perché non servono lo stato, lo hanno tradito da tempo, e sono proni”perinde ac cadaver” alla finanza filantropica e aggiungerei usuraia che governa veramente gli stati, non più sovrani ma retti in nome e per conto di un unico padrone mondiale.
    Come in ogni guerra, c’è una ristretta minoranza che aumenta la propria ricchezza, oro e non cartamoneta che non ha nessun valore, e di contro un’immensa maggioranza della popolazione mondiale che diventa sempre più povera, sempre più derelitta e nullatenente.
    Oggi la mancanza di spiritualità dell’essere umano ha prodotto una mefitica società animata da zombie che segue i più bassi istinti anomali. Manca la spiritualità che eleva l’uomo agli dèi per far diventare esso stesso come gli dèi. Gli Spartani alle Termopili combatterono e morirono per un ideale,diventando essi stessi dèi. Oggi l’uomo, l’essere umano non è più capace di fare ciò, è attaccato alla sua miserabile esistenza e non può sentire la necessità di elevarsi a ciò che è oltre la vita.
    I filantropi non amano nessuno il loro amore è narcisistico rivolto solo a sé stessi e all’oro.
    Manca oggi quella visione eroica eroica dell’esistenza,ritenuta anacronistica nella società attuale, quella visione eroica che nell’agosto del 1942 spinse i cavalieri di Savoia a caricare all’arma bianca e bombe a mano i battaglioni sovietici che li avevano accerchiati: non chiesero chi e quanti fossero i nemici ma agirono nell’unico modo possibile, congedandosi dalla storia come protagonisti e non come figuranti.

  4. Paola

    Michele S.

    Ineccepibile.

    Ci aggiungerei, benché citazione letteraria, “Il discorso di San Crispino”. Chi sarebbe solo in grado di pensarlo, oggi?

  5. Michele Simola

    Oggi l’uomo non solo non ha una visione eroica dell’esistenza, ma si è ridotto a vivere un’esistenza miserabile e tremebonda, temendo la morte per qualsiasi nuova patologia si trovi ad affrontare. L’essere tremebondo affronta la morte ad ogni nuova esperienza, chi razionalizza la paura della morte la affronta solo nel momento supremo che è l’unica cosa che accomuna gli esseri umani.
    Fatalismo sì ma non imprudenza o superficialità: ricordiamo l’esempio dei Samurai guerrieri senza paura che non mettevano mai a repentaglio la loro e l’altrui vita per spavalderia, quando era necessario combattevano con ferocia e senza pietà, nel loro codice d’onore non era contemplata la resa.
    Paragonavano la loro esistenza al fiore di ciliegio, incantevole, ma era sufficiente un acquazzone o una tempesta perché giungesse la fine: la sua bellezza e la sua delicatezza esprimevano la caducità dell’esistenza umana.
    Oggigiorno non esistono più ideali, né si ritiene da parte dell’animale uomo che valga la pena mettere a repentaglio la propria vita per una giusta causa, anzi il farlo per i più è indizio di stupidità.
    Settantasei anni di falsa”democrazia” hanno svirilizzato l’essere umano, a ciò ha contribuito la chiesa di Roma e i suoi regnanti con la cultura a noi estranea del servo e del più debole, la religione dell’amore che ha creato quel mostro altrettanto feroce che è il comunismo, che ha omologato gli uomini facendo loro affrontare sacrifici e privazioni, per un domani migliore che non arriverà mai, perché non è previsto per l’uomo comune.
    Quando gli Italiani si renderanno conto che ci troviamo di fronte ad una accelerazione in senso autoritario da parte dello “stato” che può trasformarsi in un nuovo tipo di tirannide, voluto dalla finanza internazionale apolide, che intende controllare capillarmente il cittadino – suddito, forse allora, se il tempo non è scaduto, si potrà tentare di cambiare rotta.

  6. Paola

    Michele S.

    “Se il tempo non è scaduto”…la tirannide c’è già. Feroce…e temo peggiorerà. Qui, più che altrove. O con pochi casi simili…Ma da qui è iniziata la mattanza (delle menti). Spaventoso che in tanti non l’abbiano percepito. Mi ritrovo a detestare sempre di più la gente che non ha compreso/voluto comprendere. Più ancora degli ideatori/artefici. L’ho detto altre volte. Senza i miserabili e tremebondi, ESSI nulla avrebbero potuto, nulla.
    E questa è una lacerazione che, almeno per me, non si sanerà mai. Comunque vada. Li ritengo i peggiori responsabili. Ripugnanti fratricidi. Esseri senza nulla.

    • Paola

      P. S. Ma, come dice Lei, il terreno era pronto da tempo. Privi di valori, spogliati di ideali, lontani da metafisica e trascendenza, dovevano pur votarsi a qualcosa. Nella setta scientista hanno finalmente trovato un ruolo. Infame.

      • Paola

        Anzi, setta TECNOSCIENTISTA.
        Non è mia la definizione. L’ho letta di recente, non ricordo dove. Ma la condivido pienamente.

  7. Livio Cadè Staff

    Mi pare inutile aggiungere qualcosa a quanto scritto dal signor Simola. La sua descrizione della situazione attuale, come ha detto Paola, mi pare impeccabile e completa.
    Tuttavia resta il problema del “tempo scaduto”. Gli italiani si renderanno conto della tirannide che li opprime? E come reagiranno? Potranno “cambiare rotta”?
    Mi sento pessimista. Ormai sembra che la situazione possa evolvere solo in senso negativo. I Filantropi porteranno la validità dei tamponi a 24 ore? E perché non 12? Qualche genio ha già detto che tamponi negativi la mattina possono diventare positivi la sera. Allora concederanno il green pass solo a chi ha fatto almeno tre dosi di siero? Tireranno la corda per vedere quanto è elastica, cioè fino a che punto la gente può sopportare?
    E la gente lascerà che la sua libertà venga calpestata sempre più o si ribellerà? L’Italia non è terra di rivoluzioni. Son molte di più le persone ‘ubbidienti, rispettose e responsabili’…

  8. Michele Franceschini

    Io aggiungerei che il motivo di tutto questo è che ormai in Italia (dopo un tempo inenarrabile) abbiamo vissuto in mezzo alle guerre e alle conquiste e/o perdite, sono ormai più di 70 anni che non ci sono più guerre. Naturalmente, si verificano altri problemi che causano perdite ingenti (epidemie la cui causa non si è compresa ancora esattamente, gli incidenti d’auto o del lavoro, l’inquinamento etc. ma guerre non ne abbiamo vissute. Forse che la pace forzata genera mostri ?
    Io direi che non abbiamo ancora compreso il vero valore della parola pace e ci vorrà ancora del tempo per comprendere il significato di questa “pace” e per eliminare le guerre “bianche” che si verificano ancora.

  9. Michele Simola

    Purtroppo sono pessimista anch’io, nel nostro paese panem et circenses è un detto che può andare bene anche al giorno d’oggi. Fin quando all’Italiano non levano l’abbuffata di calcio domenicale e un tozzo di pane, nessuno si accorgerà, o farà finta di accorgersi di nulla.
    La vulgata ancora non ha compreso che allo “stato” non interessa nulla della salute pubblica, in questo momento storico è in atto, per interesse della finanza internazionale, un rimodellamento dello stato, che agisce in maniera autoritaria e non ammette dissenso. Gli Italiani che non concordano con la narrazione ufficiale e che si pongono dubbi, peraltro fondati, sui vaccini vengono trattati allo stesso modo dei dissidenti dell’ex URSS.
    Identificazione dei manifestanti, idranti nei confronti di pacifici cittadini a Trieste, esternazione del generale Figliolo “li staneremo casa per casa”, sono cose folli: sono sempre stato convinto della necessità di un esercito funzionale attivo al servizio dei cittadini, ma le esternazioni di Figliolo sono fuori luogo, ma di che parla? Terroristi, brigatisti, criminali, mafiosi? No, questo signore parla di cittadini Italiani che non la pensano come Speranza, del resto è già abbastanza grave che un ministro menta, sapendo di farlo in parlamento e di fronte al paese.
    Non c’è certezza di come sia stato fatto il conto dei morti, la colpevole assenza di esami autoptici, la vigile attesa e il paracetamolo, perché era più comodo per il governo intasare gli ospedali, e poi la terapia intensiva e l’exitus dei pazienti. Sono crimini che resteranno impuniti, come si dice cane non mangia cane, non vi saranno inchieste serie né commissioni parlamentari, tutto verrà messo a tacere.
    Teniamo presente che questo è il paese dove ancor oggi non è conosciuta la causa dell’abbattimento del volo Itavia dei primi anni ottanta, e dove servizi segreti, politici e generali hanno coperto la verità.
    Resta poco da dire, possiamo constatare una volta di più la mancanza di attaccamento alla lotta, anche per giusta causa, degli Italiani.

    • Nonno Luca

      Carissimi, meglio essere pessimisti che pericolosi ottimisti,
      Di fatto sono scomparsi i cartelli arcobaleno con la scritta “andrà tutto bene” lasciando il posto a più tristi cartelli di “Vendesi”.

      …Teniamo presente che questo è il paese dove ancor oggi non è conosciuta la causa dell’abbattimento del volo Itavia dei primi anni ottanta, e dove servizi segreti, politici e generali hanno coperto la verità.
      Resta poco da dire, possiamo constatare una volta di più la mancanza di attaccamento alla lotta, anche per giusta causa, degli Italiani….

      E mica per niente hanno scelto l’Italia come paese dove scatenare la pandemenza e fare gli esperimenti di ingegneria sociale.
      E’ il paese dove si può tutto, basta un po’ di fantasia; le regole a volte ci sono ma se ci sono sono difficili da applicare, tutto è aggirabile, scavalcabile nascondibile corruttibile, la tempesta perfetta.
      Uno che riesce ad eludere le tasse in Italia è spesso considerato uno furbo, scaltro, magari da imitare, mentre in altri paesi è semplicemente un ladro, pensiamo sempre di potercela cavare in un modo o nell’altro ma non di sicuro lottando.
      Povera Italia e poveri italiani, tra finestre di Overton, tecniche della porta in faccia e piede sulla porta,propaganda di regime ad altre nefandezze hanno ridotto il popolo ad un ammasso di rane bollite ormai incapaci di reagire anche se l’acqua da tiepida è diventata bollente.
      Ma anche risolvessimo il problema dell’Italia, c’è comunque tutto il mondo (o quasi) ormai bollito, un unico copione sotto un’unica regia dove i citati filantropi recitano la loro parte secondo il copione che gli è stato dato.
      Nel frattempo il virus fa anche lui quello che vuole il suo padrone da ormai quasi 20 anni.(ci sono 72 brevetti che girano attorno alla proteina spike il primo è del 2002). grazie anche ai nostri cari Filantropi

      Sono pessimista ma non disfattista,
      Il male non vince mai, se lo avesse fatto anche una sola volta non saremmo qui a scrivere.
      Per questo prima di addormentarmi prego L’arcangelo Michele affinché torni presto e si porti via oltre la Bestia anche i (falsi) filantropi.
      un caro saluto.

  10. Paola

    Michele S.

    Abito a Trieste…e, oltre al pennuto nazionale, devo sorbirmi anche i deliranti attacchi del podestà locale. Un intelletto fine…neanche tenendolo per ore sul fondo dell’Arno riuscirebbe a formulare un periodo sintatticamente corretto e lessicalmente decente. Ed è pure borioso, il giustiziere della notte…

    • Paola

      E per non farci mancare nulla…anche il super satrapo regionale, le cui emissioni sonore si fanno di minuto in minuto più folli.

  11. Michele Simola

    Dopo dieci giorni mi sento ancora più pessimista, parlano già di 4°e V° dose, follie per distruggere i cittadini Italiani, parlano di iniezioni covid ai bambini, non c’è limite alle loro azioni criminali. Chi scrive è del mestiere e sa quello che dice: giornalmente vedo e visito persone che hanno fatto le iniezioni covid due o tre dosi, mi è capitato di vedere di tutto, trombosi venose profonde (patologia potenzialmente mortale), pericarditi (la definiscono benigna, ma per definizione, non lo è), fenomeni respiratori importanti, astemia, mialgie, stati confusionali in soggetti giovani, cefalee, improvvise riduzioni di emoglobina con necessità di trasfusioni. Non possono essere coincidenze, nulla accade per caso. Non si può continuare a trattare gli Italiani come cavie da esperimento: sembra l’attuazione di un nuovo progetto “ringworm” attuato, come racconta Gianfranco Drioli nel suo bellissimo libro “Ahnenerbe”, dagli americani con la complicità del novello stato di israele negli anni 50 del secolo scorso. L’unica definizione che trovo accettabile, anche se non mi piace molto, è quella di crimini contro l’umanità perché su scala mondiale. I nostri attuali governanti se ne stanno rendendo complici.
    Fra qualche anno che diranno? Scusate abbiamo sbagliato? Chi pagherà per i danni arrecati?
    Non possono esserci giustificazioni né per i danni che molti hanno subito, né per quelli che in tanti subiranno a causa di un comportamento fazioso e di colpevole imprudenza, direi doloso.
    Non è più ammesso il dissenso, esprimere opini contrarie è diventato un reato, guai a dissentire dalla narrazione ufficiale, guai a non collaborare alla stesura della verità ufficiale.
    Possibile che dopo tante prove di voluto mantenimento di un’emergenza senza fine, che durerà ancora per anni, nessuno voglia capire e rendersi conto di ciò che accade?
    Mi pare che gli Italiani stiano dimostrando di essere affetti dalla sindrome di Stoccolma, incapaci di rivoltarsi contro i loro carnefici.
    L’emergenza finirà quando il nostro e altri paesi saranno ridotti come o peggio della Grecia, che l’europa e in particolare l’attuale premier hanno “aiutato” ad uscire dalla crisi.
    Gli Italiani sono trattati da bambini idioti, questa gente fa accordi internazionali di cui non si sa nulla, di certo non saranno vantaggiosi per noi, e nessuno dice niente: la francia è sempre stata un nemico storico e non da poco tempo, possiamo affermare dai tempi di Carlo magno, i nemici interni primo fra tutti il papa di Roma, per continuare con tutti i piccoli regnanti locali li hanno sempre invocati per essere aiutati contro altri Italiani, il problema è stato che comunque da una parte o dall’altra gli Italiani hanno sempre avuto amare sorprese. In questo aveva ragione Manzoni quando nel coro dell’Adelchi diceva: “e il premio sperato promesso a quei forti, sarebbe o delusi rivolger le sorti di un borgo straniero che nome non ha? Tornate alle vostre superbe ruine, all’opere imbelli dell’arse officine………. L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.”
    Ciò indica che l’unico aiuto che ci si può aspettare, può provenire solo dalla nostra popolazione, da chi ha compreso che ci si avvia verso una schiavitù su vasta scala, in cui i cittadini dei vari stati saranno solo lavoratori-schiavi utilizzati come manodopera a costo zero per ingrassare le grandi multinazionali e per soddisfare la sete di potere di quei pochi che veramente lo avranno a livello planetario.

    • Livio Cadè Staff

      Sono d’accordo su tutto tranne su un punto, cioè che ci possiamo aspettare un aiuto dalla popolazione.
      Abbiamo una piccola minoranza che dissente, ma cosa può fare?
      Il governo continuerà a nascondere il suo vero volto, di totalitarismo feroce, dietro la scusa dell’Emergenza.
      Caricherà di sofferenze sempre peggiori la popolazione e ne darà la colpa a chi non ubbidisce.
      E la gente, la grande massa, ci crederà.
      Per farli uscire dall’ipnosi non basterebbero le cannonate.

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