Strategia della tensione e non solo… – Enrico Marino

Strategia della tensione e non solo… – Enrico Marino

Era tempo che non si assisteva sui media mainstream al ritorno in grande stile di un antifascismo becero e pretestuoso, stile anni ’70, come quello che s’è visto in occasione delle recenti elezioni amministrative.

Ci ha pensato Formigli nel suo programma, Piazza Pulita, uno dei più indecenti e schierati tra quelli trasmessi su La7, a dare la stura alla sentina dei miasmi antifascisti, mandando in onda un servizio di spionaggio giornalistico organizzato dalla testata Fanpage ai danni di Fratelli d’Italia. Tre anni di dossieraggio, organizzati mediante un infiltrato nel partito di Giorgia Meloni, utilizzati per documentarne presunti legami con frange estreme e finanziamenti illeciti da poter spiattellare in prima serata, prima del voto.

A seguire, al termine di una manifestazione contro il Green Pass, organizzata a Roma sabato 9 ottobre, un corteo di dimostranti guidato da elementi di Forza Nuova s’è diretto verso la sede nazionale della CGIL che è stata oggetto di un assalto.

Ce n’era abbastanza per resuscitare i cascami dell’antifascismo, il risveglio dei sindacati, l’isteria e il parossismo dei democratici à la carte, sempre pronti a denunciare il pericolo di un risorgente regime.

Il centro destra ha reagito a suo modo a questa aggressione politica e mediatica, riaffermando la propria distanza dal fascismo, esigendo la condanna di ogni violenza, accusando il ministro dell’Interno, Lamorgese, di incapacità e addirittura di subdola tolleranza nei confronti degli assalitori del sindacato marxista.

Emergono in questo scenario due elementi costanti della vita politica nazionale: l’antifascismo strumentale della sinistra e la debole reazione della destra.

Il primo è l’arma propagandistica costantemente utilizzata, da oltre 70 anni, dal PCI e dai suoi eredi, col cinismo che è loro proprio, ogniqualvolta s’è resa utile per mostrificare l’avversario ovvero per ricattare e paralizzare le altre forze politiche nella gabbia dell’arco costituzionale e, per questo, non stupisce né richiede ulteriori commenti.

La debolezza della destra, invece, dev’essere attentamente valutata e commentata, perché rappresenta ad un tempo un grave elemento di debolezza strategico politica nonchè la dimostrazione di una esiziale involuzione ideale.

Il continuo ricatto costituzionale a cui è sottoposta l’area di destra trae origine dalla XII Disposizione transitoria e finale della Carta e dalle successive leggi emanate in applicazione della stessa.

E’ bene sottolineare, in premessa, che tali norme non sono comunque né immutabili né espressione di una volontà divina, ma rappresentano solo il frutto di una coalizione politica combattuta dal fascismo che, in questo modo, ha voluto blindarsi contro il paventato ritorno di un’idea a lei tenacemente avversa. Ci sarebbe da chiedere quanto di “democratico” ci sia in tutto ciò, in questo atteggiamento che, semplicemente a parti invertite, ricalca esattamente quanto il fascismo aveva attuato in precedenza.

Ma, anche volendo dare per scontata l’accettazione del dettato costituzionale, le previsioni di legge impongono limiti e divieti, a comportamenti, atti ed esternazioni, solo in caso di un evidente e concreto tentativo di “riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”.

Ne discende che le speciose polemiche sollevate tutte le volte che la sinistra si imbatte in qualche “saluto romano”, sono destituite di ogni fondamento giuridico.

Così come lo sono tutte le grottesche battaglie, avviate in questi anni da un patetico parlamentare del PD, contro statuette, immagini, calendari e gadget vari del Ventennio.

E tuttavia, se tali ridicole questioni possono essere sollevate è perché si è arretrato da troppo tempo da una linea di fermezza e di dignità politica, è perché un vergognoso documento è stato sottoscritto al passaggio dal MSI ad AN da un’intera classe dirigente guidata da un Segretario politico che sarebbe indecente persino nominare.

La rinuncia, da quel momento, a narrare una contro-storia rispetto alla vulgata democratico resistenziale, l’accettazione supina di una versione adulterata e manipolata degli eventi della prima metà del XX secolo, ha consegnato un’intera comunità umana e politica alla mercé del suo nemico mortale. E i risultati si colgono ancora oggi, a distanza di oltre 100 anni dalla fondazione dei fasci di combattimento, nel continuo riemergere dell’odio, della discriminazione e del ricatto operato dalle sinistre contro ogni oppositore.

Nella guerra delle parole, ad esempio, l’egemonia marxista ha caricato di negatività il termine “squadrista” e tutto ciò che a esso è riconducibile, sicchè lo sconsiderato assalto alla sede della CGIL è stato subito ricollegato alle spedizioni fasciste del primo dopoguerra. Al contrario, andrebbe riaffermato come lo squadrismo fascista non solo salvò il Paese da una deriva sovietica, ma fu sempre utilizzato come reazione contro le violenze social comuniste e indirizzato verso beni materiali piuttosto che persone. Le devastazioni delle Case del Popolo erano conseguenti ai crimini social comunisti ed erano indirizzate non verso luoghi di ritrovo, ma contro centri di sovversione e illegalità.

Ridare dignità politica all’azione fascista sarebbe solo un modo di riaffermare la verità storica.

Altrimenti non ci si può neppure stupire della protervia e della oscenità di certe pretese, come quella che vorrebbe imporre la giornata del 25 aprile come una festa di tutti gli italiani. Si vorrebbe che una parte di italiani rinnegasse se stessa e la propria memoria, tradisse e oltraggiasse i propri morti, plaudisse ai propri carnefici. Si vorrebbe che gli eredi dei martiri delle foibe o degli eccidi partigiani si inchinassero a quelli che, nella loro infame bestialità, inneggiano ancora a Piazzale Loreto. Si vorrebbe accreditare la turpe menzogna di un “male assoluto” contro un sodalizio di democratica e umana solidarietà universale.

Riconquistare il proprio passato è il primo passo per ribattere e confutare ogni mistificazione, a cominciare da una chiara definizione della nostra area come quella di una comunità politica “non-di-destra”, ma piuttosto sociale e nazionale capace di farsi interprete delle istanze popolari, del lavoro e della famiglia con uno spirito interclassista.

Quante volte abbiamo sognato una netta presa di distanze da quella destra in cui non ci riconosciamo e con la quale poco abbiamo in comune a cominciare dalla stessa definizione nella quale ci hanno “ghettizzato” per anni. Noi non apparteniamo né alla destra né alla sinistra, siamo altro e siamo più. Noi siamo la sintesi dei principi e degli ideali di Nazione e socialità, lavoro e comunità. Ideali che vivono nel cuore di una Tradizione millenaria e sempre nuova e che si servono con fedeltà e onore. Di certo non abbiamo nel nostro dna i miti del proletariato e del progressismo né quelli dell’azienda e del denaro, ma in altri tempi abbiamo saputo far sviluppare il nostro Paese in un modo incredibile, conciliando il lavoro col capitale e fornendo al popolo un’assistenza e una protezione sociale che solo oggi sono messe in pericolo dai paladini della globalizzazione e del libero mercato.

Questa realtà vive in profondità nell’animo del Paese, non sono riuscite a scalzarla né una guerra perduta né 76 anni di sudice menzogne e assillante propaganda, non si piegherà al ricatto del pensiero unico e del globalismo livellatore e meticcio.

Di questa realtà occorre tenere conto e fornirle adeguati spazi di espressione e rappresentanza, piuttosto che ricorrere a condanne inappellabili o manovre di palazzo, già tentate in passato con l’utilizzo spregiudicato di servizi e magistratura.

Chi volesse tornare alla ghettizzazione e alla demonizzazione di una intera comunità dovrà assumersi una grave responsabilità ed essere consapevole delle conseguenze di una scelta del genere.

Non accettiamo lezioni da questo regime, neppure quando dalle nostre fila possano provenire esecrabili comportamenti. Noi sappiamo condannare i nostri errori, ma saremo sempre in credito nei confronti di chi contempla nella propria legislazione fondante il diritto a distruggerci e a considerarci dei fuori legge.

E ci vorrebbe proni e consenzienti. Ma noi siamo differenti.

Oggi non siamo fascisti, siamo oltre…
Enrico Marino

 

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Categorie: Attualità

Pubblicato da Ereticamente il 16 Ottobre 2021

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Stefano

    Ecco esatto, per cominciare bisognerebbe una volta per tutte farla finita di usare la parola “destra” che poco o nulla ha a che fare con il Fascismo, anzi il Fascismo fu proprio tradito da quella componente di “destra nazionale” che in seguito ahinoi monopolizzò buona parte del MSI e quindi del cosiddetto neo-fascismo e dei loro epigoni odierni che infatti fanno sempre di tutto per accreditarsi come antifascisti di destra nella continua ricerca di entrare nei salotti buoni dove poi continuamente devono dimostrare la loro comprovata fede, da questo malinteso nascono anche le puntuali vicende di ricatto ideologico che si sono succedute negli anni fino al recente caso riguardante FdI. Un malinteso questo fra destra(anche rispettabile) e fascismo che tra l’altro squalifica il fascismo a un generico autoritarismo d’ordine e che andrebbe sfatato anche e soprattutto fra i militanti dei partiti di destra che magari si dichiarano “fascisti”… Quindi in seguito ricordare appunto che il Fascismo fu una dottrina di sintesi originale, al di la degli schieramenti tradizionali di destra e sinistra rappresentati da conservatori-monarchici da una parte e liberali-comunisti dall’altra, soprattutto che fu una specificità assolutamente italiana seppur trova le sue radici ideologiche soprattutto in Francia come ben descritto dagli studi di Zeev Sternhell con cui lo stesso De Felice concordava, insomma “né destra né sinistra”… Insomma senza prolungare troppo questo discorso su cui tanto si potrebbe dire e su cui tantissimo è stato scritto bisogna iniziare a distinguere, non dare adito a confusioni anche usando parole appropriate, rettificare delle consuetudini che si sono incancrenite anche nel linguaggio comune, restituire insomma sia al Fascismo che alla Destra stessa(quella storica non di certo quella liberale odierna ) quella dignità storica, culturale e ideologica che gli appartiene di diritto con buona pace dei liberal sinistrati alla Formigli e co. (anche qui ci sarebbe da fare dei distinguo con il socialismo originale pre-marxista che mai si sentì di “sinistra” , la “sinistra” vera e propria nasce con i vari “fronti popolari” più tardi, egemonizzati prima dai liberali e poi dai comunisti, su questo leggasi De Benoist e Michea)…

    “Mi rifiuto di qualificare di destra la cultura cui la mia rivoluzione ha
    dato origine. Cultura di destra, del tutto rispettabile, è quella che fa capo
    all’Action Francaise. Cultura di destra è quella di cui la gente di Codreanuè fautrice. Cultura di destra è da considerarsi quella alla quale il mio amico inglese Mosley sta lavorando. Ma la cultura fascista, che recupera valori dell’intero Novecento italiano, non è di destra.”
    Benito Mussolini (tratto dai ―Taccuini Mussoliniani di Yvon De Begnac.)

  2. Primula Nera

    Di fatto le antiche dicotomie destra-sinistra, fascismo-comunismo,etc, non esistono più. Lo scontro è adesso tra globalisti vs antiglobalisti, e nell’uno o l’altro schieramento vi possono essere storie politiche anche radicalmente differenti. Credo che le ideologie novecentesche avessero ,quanto meno, in comune (seppur declinate in modo differente)idee di socialità e costruzione di comunità solide, ove invece la globalizzazione tende a deteriorare qualsiasi legame comunitario tra le persone ,sostituendolo con l’enfasi sui diritti civili ,sul predominio di logiche mercantili e con l’azione di organismi sovranazionali che mortificano i processi decisionali dei popoli d’Occidente( da non sottovalutare, in tal senso, la polemica Polonia-Ue).
    In questo senso, convogliare tutto il malcontento sui soliti “fascisti” diventa perfettamente funzionale per il Potere, per far perdere di vista le vere forme di oppressione in atto.
    Sembra di essere finiti in un eterno loop dove alla fine ci si ritrova sempre nel 1945. Prendere atto della morte del Fascismo(così come del Comunismo…),potrebbe essere un primo atto per il fronte antiglobalista per concentrarsi sul vero obiettivo, ovvero contrastare il liberalprogressismo e i suoi scherani e “utili idioti” associati…

    • Stefano

      Non so se sei chi penso tu sia, ma se ho ragione ti porgo un caro saluto Wolf , per me è sempre un piacere “incontrarti ” online e ovviamente concordo totalmente sul discorso del superamento delle categorie novecentesche, il fatto è che questa consapevolezza penso e spero già esist nella parte più consapevole del “fronte antiglobalista” ma non esiste nel resto della popolazione che quindi viene strumentalmente indirizzata attraverso questa strategia della tensione virtuale ma continua, con i media a reti unificate a creare questi “etats d’esprit”, proprio nel senso etimologico della parola che in francese rende perfettamente l’idea delle forze sottili che vengono messe in azione tra la gente… del resto tutta l’operazione bio-politica in atto è semplicemente questo. Cari saluti ancora, Ad Maiora!

  3. Primula Nera

    Ciao Stefano, sono molto lieto di risentirti, purtroppo hai totalmente ragione, non c’è da essere ottimisti per il futuro.
    Un saluto

  4. Enrico

    Ritengo giuste molte osservazioni, ma sotto il profilo della proposta politica non si può prescindere dal puntualizzare e riaffermare che la Destra, come ha ricostruito Evola, non è fascista nel senso deteriore ed inutilizzabile politicamente del termine, ma non può e, anzi, non deve essere di certo quella dei Repubblicani USA e nemmeno dell’ex democratico Trump nè quella dei Berlusconi, cioè quella del capitalismo e della distruzione della società e del pianeta per il profitto fine a sè stesso. La Destra a mio avviso deve partire dalla considerazione che non siamo tutti uguali, esistono i più intelligenti e i meno. Si devono mettere in condizione i migliori di emergere e guidare la società a prescindere dal punto economico sociale di provenienza, combattere per abolire ogni favoritismo, clientelismo , ugualitarismo che in Italia significa “governo degli inetti ricattabili” e costruire una nuova classe dirigente, che non può certo essere costituita, come succede anche alla discreta Meloni, da gente che come titolo di merito ha quello di cognato o parente.

  5. Complimentazioni dottor Enrico Marino , una relazione perfetta e di cuore
    e di grande ragionevolezza.

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