Non Plus Ultra – Livio Cadè

Non Plus Ultra – Livio Cadè

Deus sive Machina

«Ha mangiato la moscia … non vede e non sente, è come morta». Guy è preoccupato che la moglie Rosemary sia ancora cosciente. Minnie, vecchia strega, lo rassicura: la mousse al cioccolato (la ‘moscia’) conteneva una droga potente. Ma Rosemary l’ha mangiata solo in parte e ora, mentre la preparano al rito, ha una percezione di quel che succede a mezzo tra il sogno e la veglia. Il vecchio stregone le dipinge simboli rossi sul petto, persone sconosciute e completamente nude bisbigliano intorno a lei formule ipnotiche. Le legano i piedi perché non possa muoversi, una donna le rivolge parole cariche di premura quasi materna. Infine un essere mezzo umano mezzo rettile, le si avvicina e la cinge in un mostruoso amplesso. Rosemary ne vede gli occhi da serpente, ha un sussulto. Le calano un drappo nero sugli occhi.

Il film di Polansky è del ’68, ma è possibile ricavare, per via metaforica, alcune analogie tra questo stupro diabolico e la realtà attuale. Oggi la ‘moscia’ dell’informazione ha indotto uno stato catalettico nell’intera umanità; una congrega di satanisti la circonda, cercando di propiziare con formule oscure il concepimento di un essere antimessianico. Dopo che è stata drogata, legata, ridotta all’impotenza, anche in lei viene inoculato il seme del Male.

Non dobbiamo però cedere alla facile tentazione di vedere somiglianze col diavolo-rettile in qualche noto personaggio della politica, della finanza o del mondo capitalistico. Questi sono solo la sua servitù, i suoi maggiordomi. Sotto di loro vi sono altri servi e poi altri ancora, in una scala gerarchica basata su gradi variabili di cattività. E quelli che sono in cima, i più ricchi, i più potenti, sono i più asserviti, perché più prossimi a un Padrone che emana da sé la pura essenza della schiavitù.

Il figlio satanico non è fatto di carne ma di pensiero. La sua forma visibile è il regime totalitario e liberticida che cresce rapidamente sotto i nostri occhi. Nessuno ancora gli ha dato un nome. In futuro gli storici probabilmente diranno: “la dittatura globale che sconvolse il  XXI secolo” o qualcosa del genere. È una frattura traumatica con la tradizione, è colpo di stato, eversione politica e culturale. Anche se ostenta una continuità con i principi della defunta democrazia occidentale, incarna di fatto interessi puramente privati e capitalistici. Il suo orientamento decisionale non dipende infatti da Parlamenti ma da Consigli di amministrazione. Non ha natura nazionalistica ma mondialista. Si potrebbe dunque dire che dove ha fallito l’internazionalismo proletario ha trionfato un transnazionalismo bancario e industriale.

Superando i sogni più arditi dei dittatori novecenteschi, questo regime è riuscito non solo a subornare il 99% dell’informazione ma a radunare un esercito di cortigiani leccapiedi reclutandoli nel mondo della scienza, della cultura, dello spettacolo. Ha assorbito in un Pensiero Unico ogni pluralismo intellettuale. Ha creato un compatto consenso popolare basato sullo stato mediopatico delle masse. Attraverso una metodica falsificazione della realtà ha sostituito il mondo reale con un mondo immaginale, riuscendo a spacciare i suoi interventi di macelleria sociale per iniziative necessarie e benefiche. Non tollera la libertà e, come strumento di contenzione, le oppone una paura indotta mediante allarmismi d’ogni genere. Per la sua struttura multifobica potremmo chiamarlo ‘fobismo’.

È un regime che, a differenza di quelli passati, non esalta valori positivi, forti, audaci, ma pone un’enfasi retorica sul timore e sulla prudenza, quella “ricca e ripugnante vecchia zitella corteggiata dall’Impotenza” come direbbe Blake. Non accende passioni calde nei cittadini ma, attraverso continue ‘emergenze’, li stringe in una fredda morsa di ansietà. La fobia elevata da categoria psichiatrica a categoria legislativa, sorta di panico controllato e modulato dai media, è infatti ciò che permette al regime di giustificare i suoi soprusi adducendo ragioni di protezione sociale. Proprio attraverso questo ‘sicurismo’ maniacale, pretesa di “mettere in sicurezza” tutto e tutti, tutelare presunte ‘fragilità’, scongiurare pericoli sempre nuovi, esercita il suo carattere illiberale.

È infatti il regime stesso a dimostrarci – con dati ‘scientifici’ – come noi tutti siamo ogni giorno più vulnerabili, esposti a vari rischi, e come dunque sia suo preciso dovere controllarci, sorvegliarci e limitarci nelle nostre rischiose libertà. La Legge, la Costituzione, non bastano più. Occorrono sempre nuovi decreti, sempre più repressivi, per proteggerci dalle minacce annunciate che incombono su di noi. “È per il vostro bene” potrebbe essere il suo motto.

Chi, legato a concezioni positiviste, non volesse prendere alla lettera il ‘satanismo’ di tale regime, può interpretare tale definizione come figura allegorica di un processo degenerativo della società. Ovvero di un’entropia culturale che la conduce verso la dissoluzione dei suoi ordini etici, estetici, religiosi, antropologici. È una patologia maligna, una sorta di neoplasia sociale cui alcuni assegnano radice metafisica e altri, più laicamente, riconducono a cause macro-economiche e finanziarie. A mio avviso, il principio informatore, il leitmotiv di questa dittatura, è la sua visione transumanista, ovvero il sogno di andare oltre l’uomo, di travalicarne i limiti naturali. Come in un vangelo capovolto, in cui non è più Dio che si fa uomo ma l’uomo che si fa Dio.

Pulsioni transumaniste di tal genere le troviamo del resto già nei secoli scorsi, immerse in un brodo di coltura illuminista. Loro presupposto è una fede cieca nel progresso tecnico-scientifico come unico strumento efficace per creare un mondo migliore e un’umanità più felice. Licenziato il Dio biblico, ci si rivolge alla Dea Ragione, che rivela all’uomo i segreti della natura, e alla Dea Tecnica, che gli offre i mezzi per dominarla.

A corroborare questa idea contribuisce una visione evoluzionista secondo cui l’uomo non solo procede da forme inferiori verso forme superiori in un inarrestabile plus ultra, ma può andare oltre ogni colonna d’Ercole posta dalla natura stessa. La specie umana deve dunque compiere un salto evolutivo che, superando l’uomo stesso, dia origine al transumano. Sarebbe legittimo ipotizzare anche il rischio di una caduta o regressione, un’involuzione dei caratteri umani. Ciò nonostante, la mutazione prevista ha caratteri ottimisticamente ed esclusivamente progressisti.

È dunque una fede irrazionale nella razionalità. La questione che da sempre travaglia la teologia, ovvero il rapporto tra fede e ragione, viene spostata su un piano  scientifico. L’uomo non è più messo di fronte a un Mistero, a una Rivelazione in cui deve credere per poterne cogliere il senso o che deve capire per poterci credere. Deve invece aver fede nel Progresso e nella sua promessa di salvezza. La ragione diventa così fede in sé stessa, struttura auto-referenziale che assorbe entrambi i termini della questione.

La razionalità è talmente compiaciuta dei suoi risultati pratici che dà loro valore escatologico. In realtà, in modo irrazionale e indimostrabile, l’homo technologicus s’è convinto d’aver raggiunto un punto cruciale del suo percorso evolutivo. Pensa di trovarsi nelle condizioni di non dover più dipendere da mutazioni lente e casuali della sua struttura genetica. Crede di poter afferrare le redini dell’evoluzione e imprimerle una brusca e positiva accelerazione verso il neo-uomo, l’oltre-uomo.

In questo, la scienza sembra inseguire la fantascienza – nel cui ambito da tempo vengono descritti modelli di transumanismo – senza tuttavia condividerne il carattere pessimista, talvolta profeticamente funesto e apocalittico. Si indulge in una mitologia progressista che proietta nel futuro rosee utopie ipertecnologiche, incuranti delle reali aspirazioni e necessità dell’essere umano. L’uomo non si realizza più nella bellezza o nell’amore ma nella possibilità di interfacciarsi a sofisticate protesi artificiali.

Osservando la storia attraverso l’arte, la filosofia, la letteratura, dall’antichità ai nostri giorni, è per altro difficile pensare vi sia stata un’evoluzione della specie. Negli ultimi decenni notiamo anzi un rapido impoverimento delle nostre capacità espressive, linguistiche e simboliche. I nostri pensieri tendono a rozze semplificazioni, l’attenzione, la comprensione, la memoria, sembrano soffrire di una progressiva atrofia. Se paragono lo spettatore medio del teatro elisabettiano, uomo del popolo in grado di comprendere un fraseggiare ricco e articolato, al medio utente televisivo di oggi o alle forme di comunicazione sul Web, devo constatare non un aumento ma una desolante perdita di facoltà intellettuali.

E se ci volgiamo all’etica, è altrettanto difficile trovar motivi d’ottimismo. Il XX secolo è stato il più barbaro fra quelli conosciuti e il XXI mostra già i segni di un ulteriore degrado morale. Forse ha ragione chi ritiene che la negazione di Dio produce la negazione dell’uomo. Quindi, il progresso è limitato all’ambito tecnico-scientifico: macchine sempre più potenti e veloci, dispositivi elettronici, nanotecnologie, Internet ecc. È infatti su questo piano che si fonda il miraggio transumano. L’uomo conta di superare sé stesso diventando non più ma meno umano, assimilandosi a una macchina, implementando nella propria natura forme di intelligenza artificiale, di robotica, di cibernetica che ne aumentino le facoltà di calcolo o la proteggano dal decadimento biologico.

Curiosamente, il transumanista nega all’evoluzione una volontà teleologica e intelligente, ma crede di poterla amministrare secondo i disegni della sua volontà finalistica e razionale. Questo paradosso non lo turba, né lo scoraggia dal pianificare razionalmente nuovi programmi evoluzionistici, basati sulla selezione eugenetica, la competizione, il depopolamento ecc. Quello che lo ispira è una rozza concezione dell’uomo, ridotto a meccanismo di circuiti neurologici, di terminazioni nervose, di strutture locomotorie ecc., entità programmabile e trasformabile mediante l’interazione con altri meccanismi creati dall’uomo stesso. Così, se un tempo l’uomo realizzava la sua potenzialità ontologica unendosi al Logos o al Brahman, oggi lo fa fondendosi con una macchina o con una Grande Rete.

In effetti, una forma di transumanismo è già implicita nelle tradizioni mistico-religiose. Nelle visioni elleniste, platonizzanti o neo-platoniche, nelle filosofie orientali, nella stessa prospettiva cristiana, si fa riferimento a un processo di deificazione dell’uomo, purificazione degli elementi percettivi, morali e cognitivi, che lo porta a trascendere le forme decadute del suo essere, trasformando la sua natura mortale in immortale, sollevandolo dalla precarietà dolorosa dell’esistenza. Il transumanismo religioso elevava l’uomo carnale a uomo spirituale, quello attuale lo riduce a uomo-automa. Si vuol trascendere il dato naturale attraverso il dato meccanico. È la macchina a rappresentare il Sovrannaturale.

E se nell’ascesi classica  la natura era sottoposta alla Grazia, nel transumanismo moderno è soggetta alla volontà di un’élite che controlla la ricerca scientifica e la produzione tecnologica. L’altra parte di umanità dovrà mutare anche senza volerlo e senza sapere in quale direzione viene condotta, guidata da un ignoto Potere. Tuttavia, dovrà desiderarlo ardentemente e percepirlo come una sua libera scelta. La gente deve sentire tutti i limiti e le debolezze dell’umanismo, sognare di emanciparsi dalla sua umanità imperfetta. Una propaganda massiccia e persuasiva la stimola perciò a vedere nel transumanismo il Bene ultimo, cui ogni altro valore – in primis la libertà personale – va subordinato.

È presumibile quindi che la specie umana si divida in due sottospecie o caste. Da una parte i Padroni, parassiti di proporzioni gigantesche che contano di trarre dal transumanismo favolosi profitti. Dall’altra i Servi, massa gregaria e sottomessa costretta a subire gli effetti della rivoluzione tecno-antropologica senza averne alcun beneficio, anzi, degenerando verso condizioni subumane. I primi cercheranno, attraverso l’innesto di componenti tecnologiche nel loro corpo, di ampliare capacità fisiche e psichiche, di godere di piaceri prima sconosciuti, di prolungare la loro vita. I Servi – sempre più poveri e meno liberi – diventeranno invece terminali bio-tecnologici le cui strutture naturali saranno ibridate con dispositivi artificiali al solo scopo d’esser controllati, sfruttati, dominati.

Per svegliarci da tale incubo serve una rivolta delle coscienze. Un intervento esterno potrebbe scioglierci dai lacci esteriori di questa tirannia, e certo anche di questo abbiamo bisogno. Ma ancor più essenziale è ritrovare autonomia e verità interiori. Non dobbiamo liberarci solo dalle catene di microchip, nanotecnologie o sieri magici, ma da quelle più sottili dell’inerzia e del conformismo. Come un vecchio albero disse a uno giovane, “gli uomini ci abbattono a colpi d’ascia, ma i manici di quelle asce son fatti col nostro legno”. Così, la barbarie transumanista usa contro di noi la nostra acquiescenza, il nostro consenso.

E Rosemary? Alla fine, superato lo sconcerto, prende tra le braccia il figlio del demonio e lo culla. Spero che l’umanità, più lucidamente, prenda il piccolo Messia Transumano e lo uccida. Per dirla biblicamente: «Beato chi prenderà quel figlio maledetto e lo sfracellerà contro la roccia». Solo allora l’uomo potrà ritrovare in sé la vera trascendenza, ossia quel non plus ultra che è eternamente in lui.

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 31 Ottobre 2021

Commenti

  1. Paola

    Fuori tema. Come sempre. Orrore e ripugnanza a leggere parte dei nomi e, soprattutto, i commenti dei firmatari della “petizione” promossa a Trieste contro “gli untori”. Gente che vedo dalla finestra perché vive in zona, gente ai cui figli davo ripetizioni praticamente gratuite (ah, alcuni vittime e discendenti di vittime del genocidio dei genocidi…me lo ricordavano sempre…), ex compagni di università etc etc. A loro dico: MI FATE RIBREZZO. E sarò io a non dimenticare. MAI.

    • Paola

      …probabilmente anche condomini…non è possibile scorrere tutti i nomi…una marea. Ho un sentimento vs di loro che non mi abbandonerà. MAI. Lo ripeto. MAI. MAI. MAI.

      • Paola

        * “condòmini”. Mettiamoci l’accento. Per il precisissimo commentatore del pezzo precedente. Potrebbe aggrapparsi a tutto pur di vomitare fango e veleno
        (ah, no è solerte senso civico!) contro la minoranza cialtronesca e minus habens che costituirebbe un’emergenza nell’emergenza…Per mia disattenzione, o sua bifida comunicazione, si è palesato al secondo intervento…

      • Livio Cadè Staff

        Ormai è guerra civile. Vicini di casa, conoscenti, amici, persino familiari, son diventati il nemico…

        • Paola

          Ah, certo. Non ho controllato se tra i firmatari ci sia la parente che metteva in quarantena i compiti degli studenti…ci sono troppe firme..che ci sia o meno, mi fa comunque RIBREZZO per la sua cattiveria e stupidità. Una Erinni poco dotata.

          • Stefano

            Paola non so se possa fungere da balsamo alleviante, ma penso che per Noi valgano gli straordinari versi di Cristina Campo nel suo Diario Bizantino:

            “Due mondi – e io vengo dall’altro.
            Dietro e dentro
            le strade inzuppate
            dietro e dentro
            nebbia e lacerazione
            oltre caos e ragione
            porte minuscole e dure tende di cuoio,
            mondo celato al mondo, compenetrato nel mondo,
            inenarrabilmente ignoto al mondo.
            dal soffio divino
            un attimo suscitato,
            dal soffio divino
            subito cancellato,
            attende il Lume coperto, il sepolto Sole,
            il portentoso Fiore.

            Due mondi – e io vengo dall’altro.
            La soglia, qui, non è tra mondo e mondo
            né tra anima e corpo,
            è il taglio vivente ed efficace
            più affilato della duplice lama
            che affonda
            sino alla separazione
            dell’anima veemente dallo spirito delicato
            – finché il nocciolo ben spiccato ruoti dentro la polpa –
            e delle giunture degli ossi
            e dei tendini delle midolla;
            la lama che discerne del cuore
            le tremende intenzioni
            le rapinose esitazioni… ”

            Per quanto mi riguarda nulla di nuovo, ho sempre pensato di essere un “esule in Patria” , adesso almeno possiamo dire che questa situazione sia finalmente chiara e priva di fraintendimenti, credo tra l’altro che non sia solo una guerra civile ma una vera e propria guerra metafisica, una “jihad” sia interiore che esteriore, una prova per tutti noi che resistiamo a quella che io definisco una vera e propria “fattura” universale…
            Mai come oggi il Waldgänger jungheriano può essere il nostro reale modello.
            Cari saluti.

  2. Paola

    Stefano.

    Proprio di recente, soffermandomi sulla biografia di E. Zolla, mi ero ripromessa di leggere Cristina Campo che, vergognosamente, conoscevo solo di nome…grazie. Grazie dal profondo.

    Concordo pienamente sulla sua analisi. È una guerra metafisica. E il “passare al bosco” una assoluta, vitale, necessità.

    Fra tanta amarezza/rabbia/dolore (e anche odio, sì odio), il Suo commento è stato davvero un balsamo.

  3. Paola

    Stefano.

    Parlando tempo fa, qui, con L. Cadè, dissi che non avrei più comprato libri. Anzi, stavo selezionando i pochi da salvare. Ma non sottovaluto le “coincidenze”…ho appena ordinato La Tigre Assenza. Era l’ultima copia immediatamente disponibile.

    Un caro saluto. Ancora grazie.

    • Stefano

      Paola mi fa davvero piacere averti stimolato alla lettura della Campo che è la mia poetessa preferita, una sensibilità unica purtroppo andata via troppo presto, anch’io la conobbi anni fa attraverso la lettura di E.Zolla… E anch’io da un pò di tempo sono refrattario all’acquisto di libri, in primis e banalmente perchè non ho sinceramente più spazio dove metterli, in secundis e questo è il reale motivo, perchè non voglio essere più attaccato a nulla, e dato che i libri sono la cosa materiale a cui tengo di più non vorrei trovarmi nella situazione di non sapermi staccare da loro… Del resto, e questo l’ho sempre pensato, i libri devono essere solo un supporto, una base da cui partire, ma la mera erudizione è fine a se stessa senza esperienza diretta e lavoro interiore… Comunque in questo caso hai fatto benissimo a prendere al balzo la “coincidenza”, che mai è tale secondo me, anzi direi che spesso e volentieri sono proprio le coincidenze a farci cogliere degli aspetti essenziali dell’esistenza, per quanto mi riguarda alcune presunte “coincidenze” mi hanno letteralmente cambiato come persona. Ti auguro buona lettura allora, sono sicuro che apprezzerai molto la Campo e sono io a ringraziarti per tutti gli spunti, la vitalità e la sincerità dei tuoi interventi che apprezzo sempre molto.

  4. Gionata Chatillard

    Grande analisi, come sempre. Io però ritengo che col transumanesimo, in realtà, l’uomo stia diventando ancora più uomo (e non meno uomo).

    Quello che invece stiamo perdendo è la nostra dimensione di animali. È quella che, secondo me, dovremmo recuperare. Abbiamo iniziato a perderla con l’avvento del linguaggio, sviluppatosi storicamente come strumento adattativo. Da lì in avanti si sono susseguiti una serie di corollari che ci hanno portato alla situazione attuale: il Mondo delle idee, le religioni, la scienza, lo scientismo… Sono tutti tentativi di dominare il mondo dominando noi stessi. Sono tutti tentativi di inquadrare il Reale ‘dal di fuori’ per poterlo controllare. Sono tutti tentativi umanissimi.

    È invece la nostra animalità che dovremmo recuperare, ovvero la sfera prelinguistica, che ha più a che fare coi sentimenti che con la programmazione e il dominio dell’Essere. Dobbiamo recuperare tutto ciò che sfugge al linguaggio, tutto ciò che non è rinchiudibile in gabbie concettuali. Il concetto, in quanto razionale, non può che portare alla macchina. È inevitabile.

    L’uomo è uomo (e non è solo animale) proprio perché è già in qualche modo transumano, ovvero perché non può evitare di progettarsi di continuo in qualcosa di diverso da sé.

    L’uomo, a differenza dell’animale, è innanzitutto progetto. Linguistico, mentale o tecnologico, poco importa. Il processo a monte è lo stesso, e l’avvento del linguaggio è ciò che lo ha reso possibile, con tutte le conseguenze che oggi abbiamo sotto gli occhi…

    • Livio Cadè Staff

      Gentile signor Gionata, trovo interessanti le Sue osservazioni ma non ne posso condividere la sostanza. La razionalità porta inevitabilmente alla macchina e da questa all’uomo meccanizzato. Questo lo sapevano già migliaia d’anni fa. Ma l’alternativa non è l’animalità: aut ragione, aut istinto.
      La religione, la scienza etc. sono tentativi di dominare il Reale solo se in loro predomina la razionalità.
      Anche la Sua critica del linguaggio mi sembra coglierne solo gli aspetti razionali. Ma anche la musica è linguaggio, anche la mimica, anche la danza etc. Il linguaggio può avvalersi di un’infinità di simboli non concettuali. Questo simbolismo è inseparabile dall’esperienza umana.
      Anche il sentimento è simbolo, anche l’emozione.
      L’alternativa al transumanismo tecnologico non è secondo me nella rinuncia al linguaggio ma nel ritrovare la sua vocazione poetica e spirituale.

      • Lupop nella Notte

        Concordo. Il contrario sarebbe Pre-umanismo, che può esser visto come alternativa al Transumanismo solo sul piano orizzontale, il secondo non essendo che un mero (preteso) potenziamento fisiologico e materialistico. Quello verticale richiede invece un Sovrumanismo, un autentico superamento dei limiti cognitivi razionalistici in cui l’Umanità attuale si trova ingabbiata (da non confondere col Superomismo, non tanto quello nietzscheano ma quello degenere di alcuni esaltati). Un bel problema tutti questi prefissi…

      • Lupo nella Notte

        Con “Lupop” non volevo inneggiare alla “pop art”, semplice errore di digitazione…

        P.S. Forse “Sovrumanesimo” sarebbe piú adatto.

  5. upa

    Il ritirarsi dal mondo ormai sta diventando una necessità, e non un’intuizione superiore per chi aveva già capito l’andazzo ancor prima del crollo finale che si squaderna in tutta la sua oscenità senza vergogna..
    Se tutto il male contiene anche un grano di bene, per quella legge che rende ‘assoluta’ solo la coesistenza degli opposti, non possiamo far altro che mettere le briglie a questo ‘bene’ e con fatica lasciare che ci porti dove vuole..
    Ognuno avrà le sue specialissime catene..dalle più carnali come rimediare un pasto e un letto senza arrendersi al potere della bestia,
    agli attaccamenti più rarefatti di uno psichismo ancora dipendente da ‘altro’, ma tutte vere ‘fatiche di Ercole’ per chi li deve affrontare..
    In fin dei conti, tutto quello che accade è una formidabile spinta a diventare ciò che siamo..e a farlo pure rapidamente..
    Qualcuno sta cercando di buttarci fuori dal nido..e a prescindere dai suoi fini, urge dotarci di ali e coraggio..
    Il nido che ci avevano preparato i nostri padri si sta polverizzando e dobbiamo costruire un nido nuovo adatto a noi; comunque la rigiriamo la ‘prova’ è servita..il gioco è questo e si salvi chi può!…
    Abbiamo l’Aurin..e dobbiamo salvare il mondo (il nostro) dal nulla..godiamoci lo spettacolo..

    https://alemontosi.blogspot.com/2015/02/la-storia-infinita-la-frase-dellauryn-e.html

    • Livio Cadè Staff

      Nell’articolo citato si fa riferimento al motto “fa’ ciò che vuoi” ricordando l’ama e fa’ ciò che vuoi di Agostino (“dilige et quod vis fac”) e il Gargantua di Rabelais. Era anche il motto di Aleister Crowley e della sua famigerata Abbazia di Thelema, a Cefalù.
      ‘Amore’ e ‘volontà’ sono parole molto ambigue. Farne degli slogan è assai pericoloso.

      • Paola

        L.C.

        …eh, ho pensato la stessa cosa. Rischio collegamento con a.c. (non voglio nominarlo né mettere le iniziali in risalto con lettera maiuscola).

  6. upa

    Il ‘fa’ ciò che vuoi’ sono parole riferite a un processo iniziatico e non uno slogan politico suprematista..ma essendo una frase simbolica, il significato sarà duplice.
    Si potrà così dare licenza a pulsioni inconfessabili, se la prendiamo alla lettera, ed è il significato più basso…quello tamasico.
    Oppure avremo il diritto di imporre l’imperio della nostra volontà per fini superiori d’Ordine..e allora siamo nel significato rajasico..quello del potere temporale al servizio di bene e giustizia terrena..
    Ma se saliamo ‘oltre’ ci renderemo conto che non siamo liberi di fare quello che vogliamo, perché aspiriamo al bene e le passioni ci riconducono al male: siamo schiavi di noi stessi e delle nostre debolezze.
    Il giorno che perderemo il mantra, significa che la volontà si è fusa con l”amore’..avremo dimenticato cosa vogliamo perché lo siamo diventati..e non abbiamo bisogno di simboli che ci ricordino il da farsi..
    Ovviamente l’Aurin..che poi è l’iniziazione, non può essere dato a chiunque..altrimenti è il diamante che si trasforma in carbone delle fiabe nelle mani sudice del voglioso..
    Più prosaicamente, il significato è che l’iniziato non deve temere i desideri e nascondersi dietro la morale..ma nell’osservarli alla luce della ‘ragione’, trascenderli fino a fondere la volontà individuale in quella universale..e fare la Volontà di chi o cosa è a lui superiore..
    Chi sono io..e cosa voglio?
    Comunque sono consapevole della frase sdrucciolevole..per questo gli insegnamenti iniziatici erano riservati e non pubblici..
    Nondimeno, se oggi il Primo Ministro o quello della Sanità si rivolgessero al popolo a reti unificate dicendo a tutti di fare quello che vogliono..la frase avrebbe un senso benefico di indubbio valore sorpassando di misura quello malefico…(hahaha)

  7. Kami

    Sdrammatizzando..
    Dal mio eremo si ode solo una voce “COL CAXX CHE MI VAXX!” 😉 è un periodo duro, per me come per tutti voi immagino, sopratutto sul piano spirituale..eppure, alle volte, di fronte all’epicità (si dice così?) di questa battaglia, mi accorgo che non aspetto altro che combatterla, costi quel che costi. Il tempo dei compromessi per il quieto vivere è finito. Posso dire che da un lato è come essermi levata un peso dalla coscienza?
    Un saluto!

  8. Paola

    Uniamoci in coro al canto dell’eremo. Domani 10.30 conferenza stampa horror: il tisico del dicastero, il pennuto impataccato e l’ibrido metallico che vuole marchiare pure i girini. Gesti apotropaici ad accompagnare il coro dell’eremo 😉

    • Paola

      …c’è pure un quarto corvo alla conferenza. Uno sfigato che si vede da due anni…aumentare la Potenza corale e apotropaica.

      P.S. Lupo nella Notte.
      L’errore di digitazione mi ha messa di buon umore (!) 😉 😉 😉

  9. Paola

    Scusate il doppione. Io e Lupop digitiamo male oggi 😉

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