La bellezza del diavolo – Livio Cadè

La bellezza del diavolo – Livio Cadè

«La plus belle ruse du diable est de nous persuader qu’il n’existe pas».

(Baudelaire)

 Sorokin, sociologo russo, sostiene che la classica tripartizione antropologica – corpo, anima e spirito – si rifletta in una ciclicità di epoche storiche in cui inevitabilmente si manifesta la decadenza progressiva di una civiltà. A un’era spirituale, in cui prevalgono i valori del sacro, succede un’epoca più razionale e idealistica. Infine, viene un tempo oscuro in cui a dominare in una società sono il materialismo e gli interessi terreni, sintomi di vecchiaia e di morte.

Ogni civiltà avrebbe dunque un’alba, un meriggio, un tramonto, una notte. L’umanità posta al confine tra due ere non può decidere di non valicare quel confine. Un potere più grande di lei la sospinge e le impone di andare avanti. Non è la forza di poteri economici, finanziari, politici o militari, ma quella di un’inarrestabile ruota cosmica, una sorta di macina della storia in cui ogni civiltà viene frantumata per poi rinascere.

Se il XIX secolo poteva cullarsi nell’illusione di trovarsi l’alba di una nuova era, illuminata dai raggi della scienza positivista, il secolo passato ha preso invece coscienza della natura crepuscolare del ‘progresso’. E oggi, solo l’inganno di luci artificiali può farci credere che su di noi non stia calando il buio della notte.

Molti ancora pensano che saranno gli ingranaggi della scienza e della tecnica a far girare le ruote dentate della storia e a spingere verso un futuro più felice la nostra civiltà. Al contrario, esse esercitano una tensione conservatrice e reazionaria, che vorrebbe mantenere la società al di qua del confine che è invece suo destino oltrepassare. In questo notturno capovolgimento di valori, è normale quindi che si definiscano ‘oscurantiste’ quelle forze di ritorno al sacro che invece già preannunciano la luce del nuovo mattino.

La crisi che affligge la nostra società è di fatto legata a una transizione da un’era carnale a un’era dello spirito. Questo passaggio richiede una renovatio mentis che ci porti a vedere noi stessi e il mondo con occhi nuovi. Le parole di san Paolo – «non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente» – trascendono quindi il piano dell’ascesi individuale per porsi su quello di una metamorfosi della civiltà.

Il ‘mondo’cui Paolo si riferisce qui non è il kosmos ma il ‘secolo’ (aion). Non è quindi un’esortazione alla fuga mundi o un “terrena despicere”, invito a disprezzare le cose della terra. Il saeculum da cui emanciparsi è l’insieme dei segni di un tempo ormai totalmente secolarizzato e dominato da poteri satanici.

Dal Rinascimento a oggi, la nostra razionalità, la conoscenza della materia e l’efficienza tecnica hanno raggiunto altissimi livelli. Questo è avvenuto però a spese di valori estetici e morali, idealistici e metafisici. Lo scientismo e il tecnicismo hanno inaridito le sorgenti dell’intuizione spirituale e della fede. La cultura si è infine irrigidita su posizioni che causano un restringimento della visione intellettuale e il suo ripiegamento su prospettive puramente secolari.

Se lo “spirito del mondo” prevale, la ragione stessa si piega essenzialmente a scopi materiali. L’uomo è ridotto a valore biologico ed economico. L’ispirazione artistica inaridisce. Anche la ‘spiritualità’ è intrisa di  elementi sensoriali. La realtà appare priva di senso perché sradicata dal suo fondamento metafisico. Il cosmo non riflette più un’idea divina ma la aleatorietà di processi fisici. Se, come diceva padre Garrigou-Lagrande, “bisogna scegliere o Dio o l’assurdità radicale”, la nostra cultura ha scelto l’assurdità.

Questa ideologia sensista, anti-spirituale, anti-mistica, anti-religiosa, è terreno di coltura favorevole al germogliare di forze sataniche, ossia di una pura immanenza votata al godimento e al dominio tecnico-magico di realtà materiali. La politica, le scienze naturali o umanistiche, l’intero apparato di una cultura carnale tende a rimuovere da sé ogni traccia del divino e del sovra-mondano. Il mainstream alimenta modelli di pensiero satanici, nel tentativo di contrastare quel ritorno dello “spirito di Dio” che per lo “spirito del mondo” significherebbe la fine.

È follia credere che saranno gli attuali organismi politici, nazionali o internazionali, a traghettare l’umanità verso la nuova era. Il cambiamento non avverrà attraverso riforme sociali o economiche, scoperte scientifiche, rivoluzioni politiche o nuove strategie ambientali, ma unicamente mediante una revulsione del nostro sostrato spirituale, che decongestioni la coscienza e la liberi dalla sua intossicazione satanica.

Ovviamente, se noi fossimo semplici prodotti dell’ambiente e della cultura dominante, finiremmo in un cul de sac. Infatti una cultura plasmata da princìpi satanici – la ricchezza, il potere, la sensualità – non potrebbe mai creare uomini spirituali che la rinnovino.  In realtà, il nostro sé individuale partecipa incessantemente, attraverso ogni suo atto e pensiero, a un processo di creazione e rigenerazione sociale. Solo così possiamo uscire dall’impasse di un circolo vizioso in cui il male alimenta sé stesso.

La transizione sarà affidata dunque a chi, restando immune al delirio collettivo, aprirà nuovi varchi al super-conscio, favorendo il risveglio nel mondo di energie spirituali e terapeutiche. Questo comporterà necessariamente un allargamento e un approfondimento del sé. Il senso dell’uomo si esaurisce oggi in un ego biologico e sociale. Nella società futura saranno invece fondamentali le dimensioni di un sé cosmico, in cui si riconciliano spirito e natura, e di un sé metafisico che ricolleghi l’uomo alle sue radici spirituali.

Comprendo il disagio e forse anche l’ilarità che in alcuni può suscitare il riferimento alla presenza di dinamiche diaboliche nella nostra società. Si sa che nessuno potrebbe oggi alludere all’esistenza di pulsioni sataniche nel governo del mondo senza veder compromessa la propria rispettabilità intellettuale. Questo è per altro coerente con le concezioni di un’epoca carnale e con la sua incapacità di discernere la natura metafisica della realtà. Vorrei tuttavia fornire almeno una traccia di cosa io intenda quando alludo a un pensiero satanico.

In questo concetto occorre far rientrare tutte quelle forze che, entrando in contatto con la psiche, tendono a creare in lei forme di ottenebramento e di dipendenza. Il diavolo incatena. Quale sia il ruolo del satanico nell’economia della storia è argomento che esorbita dai limiti di questo modesto articolo. In senso molto generale, il satanico è ciò che priva l’uomo della sua libertà interiore e falsifica la sua percezione della realtà.

Non mi riferisco solo a forme di satanismo ufficiale – quelle che comunemente associamo a messe nere, pentacoli ecc. – ma a una forma mentis diffusa nella società. La maschera indossata dal satanismo è oggi quella di un umanismo razionalista, di chiara derivazione illuminista. Suo obiettivo dichiarato è favorire l’amore universale, la lotta alle ingiustizie e alle forme di potere tirannico, i nobili ideali, la visione ‘scientifica’ del mondo. Il diavolo si presenta quindi come un attraente ‘angelo di luce’, profeta della felicità umana.

La finalità dichiarata del satanismo è l’autorealizzazione dell’individuo, attraverso il rifiuto di ogni autorità limitante e impositiva. ‘Satana’ diviene così un costrutto metaforico in cui si riassumono le istanze di ribellione contro il Padre, visto come agente di repressione degli istinti e inibizione dei desideri. È l’esaltazione di un bene immanente, stretto nell’orizzonte di un appagamento terreno, legato a immagini idilliache di un progresso che illumina le coscienze con fiamme luciferine.

Questa è in fondo la maschera bonaria del satanismo, la sua ala moderata, erede di una mitologia romantica, affascinata dalla figura di un angelo anarchico e ribelle i cui sguardi testimoniamo “inflessibile orgoglio” o tetra grandezza. Si tratta di un demonismo corrusco e prometeico, risonante di echi miltoniani o carducciani, di reminescenze alla Shelley, alla Anatole France, di superomismo nietzschiano ecc., figlio di una cultura satura di allegorie giudaico-cristiane, di rozze idee sul monoteismo, di insofferenze anti-clericali.

Se il satanismo fosse tutto qui ci troveremmo davanti a un’idealistica revanche, a una contro-cultura di sospetta matrice edipica, o a un elenco di buoni propositi degno di un manuale per boy-scout. Ma il diavolo «è stato omicida fin dal principio … non c’è verità in lui … è bugiardo e padre della menzogna». Il discorso satanico è sempre connotato da ambiguità e doppiezza. Tolta la maschera appare infatti l’ala sinistra del satanismo, quella che teorizza la disuguaglianza come giustificazione della violenza dei forti sui deboli, che poggia la propria libertà e la realizzazione di sé sull’oppressione degli altri.

Questa frangia radicale è quella che oggi associa il ‘bene’ dell’umanità all’applicazione di un darwinismo sociale ed economico, a spietati principi di selezione e competizione, a teorie maltusiane di depopolamento, al disprezzo per la ‘massa’ inerte e sacrificabile dei non illuminati. È il culto di un Potere che finisce con l’avocare a sé, ovvero a una élite satanista, il ruolo del Padre spodestato, facendosi incarnazione di una nuova Legge e di una più radicale tirannia.

In realtà, il satanismo sembra non accontentarsi più della sua tradizionale funzione antitetica alle istanze spirituali. La sua rivolta si allarga oggi alla natura, alla Madre, diventa disubbidienza e rifiuto delle stesse leggi naturali. Ciò che è naturale, spontaneo, stabilisce ancora un limite alla volontà e all’orgoglio. Va dunque reso artificiale, sottomesso alla razionalità e ai desideri dell’individuo padrone di sé.

Questa è l’ultima frontiera del satanismo: contraddire tanto gli archetipi dello spirito quanto l’ordine naturale della vita, piegandoli alla volontà di un Individuo dotato di magica autosufficienza. Per questo tende alla creazione di un essere anfibio, metà animale e metà macchina, in cui la componente artificiale può assumere il controllo dell’altra e manipolarne a piacere le funzioni. Così, in nome della libertà, subdolamente renderà l’uomo schiavo di apparati tecnologici, incatenerà la sua mente a dimensioni virtuali.

Nello stesso tempo, mentre predica la retorica del “tutto è uguale”, dove in una globale uniformità si azzera ogni differenza di razza, sesso, religione, cultura, il satanismo persegue il progetto di una società della disuguaglianza radicale, dove è giusto che la massa degli schiavi subumani, robotizzati, sia soggiogata fisicamente e mentalmente da un’aristocrazia satanista che ne decide il destino attraverso strumenti di sorveglianza e totalitarismi repressivi.

Teoricamente possiamo dunque distinguere tra satanismo attivo e passivo, ovvero tra chi si impegna per imporre alla società prospettive intellettuali e prassi sataniche e chi vi si adegua per inerzia e debolezza. Tra chi partecipa con piena intenzionalità a progetti diabolici e chi vi aderisce mediante forme di assenso subliminale, ignaro delle conseguenze. Tra gli estremi v’è un continuum composto di numerosi livelli e sfumature, ma i manipolatori e i manipolati partecipano in misura altrettanto fondamentale al degrado della società.

Ne troviamo il paradigma nella recente emergenza sanitaria. Il carattere pseudologico dell’intero discorso pandemico, il suo essere menzogna irriducibile e sistematica, non lascia dubbi sulla sua matrice satanica. Tuttavia, se è vero che l’apparato mediatico è stato l’organo privilegiato di una massiccia falsificazione, è vero anche che senza la collusione di masse intimamente succube i mass media non avrebbero potuto contraffare così facilmente e impunemente la realtà.

Di fatto, il satanismo non si limita a mentire, ossia a trasmettere informazioni false, ma arriva a vanificare la struttura stessa della comunicazione, spezzando i vincoli tra i segni, i significati e i referenti reali del discorso. È proprio per questa intima scissione tra parola e realtà che definisco il covidismo una pandemenza. Tutta la sua struttura ha infatti caratteri demenziali, laddove per ‘mente’ si intenda la facoltà di interpretare il reale secondo criteri di verità, di “adaequatio rei et intellectus”, e per ‘demente’ la mancanza di tale funzione cognitiva.

La coerenza del racconto covidista non implica infatti una relazione tra linguaggio e verità oggettiva, ma tra segni e altri segni che sono esentati da un rapporto cogente con la realtà. Non è assurdo in sé ma privo di significato reale. Le attuali, gravi ingiustizie sociali, nascono dalla natura designificante delle entità linguistiche che sembrano giustificarle, cioè da una serie di affermazioni legate tra loro da nessi formali ma totalmente false.

Questo accade normalmente nella fiaba o nel mito, la cui struttura può essere perfettamente logica pur poggiando su premesse immaginarie. Il covidismo, in modo simile, è un  enunciato complesso, che possiede apparenza persuasiva, in cui i vari segni che formano il discorso ‘pandemico’ creano vincoli di senso e di valore senza tuttavia rinviarli a un fondamento reale.

“Il covid uccide …  la mascherina protegge … il vaccino salva la vita … il non vaccinato è pericoloso …” ecc., sono affermazioni dogmatiche in cui il rapporto tra soggetto e predicato è espresso in forma apodittica. La loro presunta ‘verità’ non si basa su una regola di oggettiva e verificabile evidenza ma su dati statistici cui si dà valore dimostrativo in forza di premesse che già contengono implicitamente le conclusioni.

È un circolo autoreferenziale in cui i segni non richiedono una concreta comprensione del loro contenuto. Il loro scopo è indurre una serie di riflessi condizionati. Come stimoli pavloviani, determinano specifici comportamenti ed emozioni. Se il segno stesso è la realtà, non serve mostrarne l’inconsistenza, ovvero la sua mancanza di senso, perché il segno è evidenza autosufficiente. È icona, slogan, parola d’ordine, parte di un castello di carte che sembra poggiare sul nulla. In realtà si regge sulla risposta neurologica di un’opinione pubblica ai messaggi provenienti dalle cosiddette fonti ‘ufficiali’.

Di fatto, dobbiamo supporre nella massa un livello di consapevolezza e di lucidità inferiore a quello di chi ascolta una fiaba. Se Cappuccetto Rosso porta da mangiare alla nonna nel bosco, questo è credibile e logico. Se il lupo se la mangia questo è ancora credibile. Se la bambina non distingue il lupo dalla nonna, oppure se il cacciatore estrae ancora vive la nonna e la bambina dallo stomaco del lupo, non è più credibile ma può essere ancora logico. Occorre una sospensione del nostro spirito critico per credervi, ovvero il consentire l’irruzione in noi di elementi fantastici. Ma la fiaba deve avere una sua interna coerenza per essere credibile.

Così, il bambino può accedere alla dimensione fiabesca consapevolmente, senza perdere il senso della realtà e pretendendo il rispetto della logica. Al contrario, chi oggi crede nelle mascherine, nei vaccini, nei tamponi, nei grafici, nelle percentuali ecc., non solo abdica al senso di realtà ma rinuncia anche alla logica. Se così non fosse, la catena dei segni pandemici si sarebbe spezzata da tempo, perché molti sono gli anelli deboli, dove emergono contraddizioni, antinomie, dove la ricerca di inferenze valide viene frustrata.

Tuttavia, nonostante la sua intrinseca incoerenza, la gente continua a percepire il racconto pandemico come credibile e logico, consentendo alla sua struttura fiabesca di creare un fitto reticolato di ‘idola tribus’, di pregiudizi sociali, morali, intellettuali cui adeguarsi quasi inconsapevolmente, bloccando la coscienza in forme deliranti di virofobia, vaccinofilia ecc.

Il pensiero collettivo diviene una massa inerte e passiva, che si può condurre qua e là come un docile gregge. Magari questa massa gregaria fosse agitata da sentimenti satanici, ribelli! Invece il loro satanismo è solo un belante e molle conformarsi al male. Da un’emergenza sanitaria si passerà a un’emergenza climatica, energetica, economica ecc., scivolando senza soluzione di continuità tra una fiaba  e l’altra, incuranti della ragione e della realtà.

La pandemenza è infatti un fenomeno generale che trascende il pandemismo. L’intero ambito della comunicazione è ormai ridotto a una polluzione di segni fallaci che hanno tolto significato al sesso, all’amore, alla salute, alla bellezza, alla natura, al lavoro dell’uomo. La realtà è imprigionata in un magico cerchio linguistico, retto da un concetto di ‘dimostrazione scientifica’ che può avallare ogni follia.

Tale ablazione di significato colpisce soprattutto la nostra struttura antropologica, privandola di ogni implicazione metafisica. Spogliato della sua dimensione spirituale, l’uomo resta confinato nel dissidio irrisolvibile tra una razionalità astratta e una sensualità irrazionale. Manifestazioni sempre più patologiche vengono progressivamente assimilate a costumi e desideri legittimi. Le aberrazioni morali e intellettuali non sono semplicemente accettate ma esibite con orgoglio satanico, in una parodia di ribellione cui in realtà il Potere sorride compiacente.

Così, paradossalmente, è agli uomini spirituali che tocca oggi d’esser satanici, anime ribelli. È colui che spregia i miti del progresso, della scienza, della tecnologia, ad essere oggi l’angelo caduto, il vero sovversivo. È su di lui che cade l’anatema della cultura moderna, è lui il Nemico proscritto e maledetto. Perché è chiaro che il suo satanismo è una minaccia per Satana stesso e per gli idoli adorati dal mondo.

Non conformarsi, rinnovare la mente, disubbidire a leggi ingiuste, restare fedeli a un’eredità spirituale che si oppone alla crisi dell’uomo moderno e alla sua secolarizzazione, questa è oggi la vera rivoluzione. La possibilità di questa metanoia non è subordinata a una religione, una tradizione, una cultura. È una forza che pulsa nelle vene della storia, una linfa indistruttibile pronta a generare nuove forme, che scorre in chiunque si metta al servizio dello spirito.

Tale rinnovamento non è un processo puramente volontario, è anche un lasciarsi trasformare, come il bruco diventa farfalla. Dobbiamo aver fede in una vis sanatrix dello spirito che può cambiare il mondo. Non sono richiesti atti di eroismo ma gesti di dedizione alla verità e alla libertà. Riconoscere che la vita non è retta dall’energia di leggi cieche e violente ma da quella di un amore gratuito e creativo. Quindi, seminare oggi alberi anche se saranno altri a godere dei loro frutti domani. E tornare alla bellezza di una semplicità naturale, di un volto umano-divino, senza farsi sedurre dalla bellezza del diavolo.

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 10 Ottobre 2021

Commenti

  1. manuele

    Articolo molto profondo e ricco di spunti.

    Tuttavia, mi chiedo come sia possibile dichiararsi antiprogressisti, e, nello stesso tempo continuare a utilizzare i mezzi messi a disposizione dall’industria, dalla tecnologia e dalla scienza.

    Credo che sia piuttosto facile dichiararsi antiprogressisti, in virtù del fatto che abbiamo tutti i comfort a disposizione.

    Com’è possibile attaccare il progresso quando è connaturato all’esistenza stessa? Un uccello, ad esempio, quando esce dal nido deve progredire costantemente per rimare in vita.

    Non è forse la scoperta del fuoco un progresso umano? Il passaggio dalla scrittura su pelle animale alla carta stampata, fino ad arrivare al Pc non è progresso?

    Come facciamo a rifiutare qualcosa che, seppur con differenze importanti, è comune a molte specie?

    Forse, continuo a chiedermi, dovremo porci la domanda: “qual’è il confine oltre al quale il progresso è inutile e addirittura dannoso? Qual’è il punto in cui si rischia di fare la fine di Icaro insomma.

    Che il progresso non abbia a che vedere con l’eudaimonia è un dato di fatto, tuttavia nel criticarlo si cade in profonda dissonanza cognitiva.

    Personalmente vedo il progresso (ma non il progressismo) e la scienza (ma non lo scientismo) inseparabile dalla spiritualità, così come non vedo differenza tra spirito e materia (soltanto diversi livelli di gradazione).

    La mia non è una critica all’articolo, anzi, se fosse possibile, chiederei proprio un punto di vista dell’autore comprendendo comunque la difficoltà di rispondere con il mezzo a disposizione a questioni così complesse.

    Un saluto

    Manuele

    • Livio Cadè Staff

      Gentile Manuele,
      mi sembra che nel Suo commento siano già contenute implicitamente le risposte.
      Lei infatti distingue tra progresso-scienza e progressismo-scientismo.
      Il costruire strumenti-macchine o il cercare una conoscenza-comprensione dei fatti naturali è parte essenziale dell’uomo.
      Non saper porre un limite all’idea di progresso e di conoscenza è invece una forma di delirio estremamente pericolosa.
      Dobbiamo sempre valutare quale sia il prezzo che paghiamo per ‘progredire’ e ‘conoscere’ e quale il reale beneficio.
      Per quanto riguarda la presunta contraddizione tra la critica della tecnologia e il suo uso, bisogna anche qui distinguere tra l’usare il mezzo e l’esserne usati (anche nel rapporto con la cultura, coi libri, con le idee, si può finire con l’essere usati).
      Il mezzo tende a prendere il sopravvento su chi ne fa un uso compulsivo e poco consapevole, e a rendere lo stesso utente un mezzo (vedi i social, la Rete).
      L’equilibrio non dipende da una ricetta o da una formula, ma dalla propria esperienza.
      Infine, la distinzione tra spirito e materia è in fondo speciosa e usata di solito in modo convenzionale. Secondo me dobbiamo vederli come due poli in relazione complementare. Ma il problema è troppo ampio per parlarne qui.
      Il problema non è la materia ma il materialismo, cioè la tendenza a escludere un elemento della dialettica, a vedere l’oggetto della coscienza senza il soggetto, e a risolvere il mistero dell’essere in una esteriorità di fatti fisici o psichici.

    • Stefano

      Mi scusi Manuele, ma a mio modesto avviso nella sua visione c’è già al principio un vizio di fondo, ovvero lei vede il progresso come semplicemente un avanzamento tecnico-scientifico, e già in ciò si denota un certo schema caro alla modernità, ovvero che solo la tecnica sia il termine di valutazione di un avanzamento umano… Non è così, il progresso tecnico è solo uno dei tanti progressi possibili, ed infatti questa tendenza è proprio la causa di un regresso invece in tutte le altre componenti dell’uomo, primo fra tutti il progresso spirituale che invece dovrebbe essere il primo termine di valutazione dello sviluppo di una civiltà, per questo la Tradizione parla di “discesa” e “regressione” nei cicli cosmici e non di certo di progresso… Anche la stessa Scienza non è per forza di cose legata alla tecnica come si pensa oggi, anzi nelle società tradizionali la Scienza è sempre ricollegata ai principi della Metafisica, l’esempio più banale che si fa sempre è quello dell’Alchimia(di cui la chimica non è che una degenerazione materialista), ma potrei portarle ad esempio centinaia di testi di architettura, di ottica, di fisica, di biologia, di medicina etc che furono redatti anche fino al XVIII secolo e che non erano altro che parti di una cosmologia che oggi diremmo olistica, insomma nessuna Scienza era slegata dalla altre e dal riferimento metafisico totale, al contrario di oggi che la specializzazione è ormai portata a livelli estremi… Quindi semplicemente dire che siamo più progrediti perchè abbiamo il PC è secondo me dire una falsità enorme, siamo semplicemente più avanzati dal punto di vista tecnico-materiale a discapito però di componenti più fondamentali dello sviluppo umano, quindi non siamo progrediti per nulla, anzi qualcuno sostiene che non siamo altro che dei “neo-primitivi”, e del resto anche un personaggio estraneo alla cultura tradizionale come Pasolini parlò di “una orrenda «Nuova Preistoria» [che] sarà la condizione del neocapitalismo alla fine dell’antropologia classica, ora agonizzante”… Insomma non c’è alcun progresso (se intendiamo questa parola nella sua totalità) nella semplice evoluzione tecnica ed industriale, anzi c’è un regresso totale, una lenta agonia appunto… Concludo dicendo che tra l’altro noi non possiamo sapere se altre civiltà che non conosciamo, magari di altri cicli cosmici etc, possano aver avuto tecnologie addirittura molto superiori alle nostre, ancora non riusciamo a capire come siano state costruite certe strutture antiche figuriamoci, quindi anche dal solo punto di vista tecnico (dal greco τέχνη [téchne] che ha un significato molto più ampio e profondo di quello odierno) non è per nulla detto che non ci siano state ere molto più avanzate rispetto a questa, dove magari la tecnica non era materiale come la nostra ma “spirituale” e “magica” venendo a configurarsi quindi come un naturale prolungamento delle facoltà umane… Cordiali saluti.

      • Manuele

        Progresso, per quanto mi riguarda è tutto ciò che produce un avanzamento di stato. E non vedo differenza, se non di grado, tra il progresso spirituale e quello materiale.

        Uno scienziato come Leonardo studiava per amore della conoscenza, libero in, e di spirito. È naturale che le sue scoperte, così come quelle di altri siano stati utilizzate in ogni campo possibile.

        Ogni progresso spirituale apre le porte a quello materiale e viceversa.

        Tuttavia, se fai fatica a sopravvivere non ti chiederesti di sicuro chi sei, da dove vieni e perché sei quà.

        Diciamo che, a noi occidentali rimane semplice criticare il progresso perché lo viviamo quotidianamente.

        Se un tempo la vita e le persone erano migliori, perché siamo giunti fino a quà?

        Personalmente critico il progressismo, ma non il progresso,essendo il primo una esasperazione fanatica del secondo.

  2. Kami

    Salve Livio, pur condividendo ampiamente il suo articolo (e a questo punto dire gran parte del suo pensiero, dato che la leggo sempre molto volentieri), mi sento di integrare con un concetto che mi sta molto a cuore condividere e che identifico come problema principale da tenere presente negli anni a venire per essere in grado di discernere e non cadere in trappole varie; il concetto della “scimmia di Dio” (parodia del sacro) come espressione terminale del sovvertimento di questi tempi.
    “La maschera indossata dal satanismo è oggi quella di un umanismo razionalista, di chiara derivazione illuminista. “, lei scrive, e mi trovo in parte d’accordo, anche se non posso evitare di notare come questa maschera sia talmente ovvia da non costituire un grosso ostacolo al discernimento. Molto più insidiosa è invece la maschera spirituale. Noto un sovvertimento sistematico che accade in maniera tale per cui il concetto in sè è spiritualmente sano, ma le motivazioni dietro ad esso completamente sovvertite. Porto esempi per spiegarmi.
    1. Teoria gender, maschio e femmina come costrutti sociali. Da un punto di vista “spirituale” questo è veritiero e maestri della Tradizione ci hanno insegnato da tempo immemore che ciò che pertiene al corpo è solo una illusione, incluso il binomio maschio/femmina; ovviamente la teoria gender non auspica l’elevazione spirituale dell’uomo, ma confondere ancora di più persone completamente immedesimate con la materia.
    2. Ecologismo e Madre Natura/Gaia come essere vivente divinizzato; di nuovo, insegnamento coerente con la Tradizione, ma motivazione nell’impartirlo completamente sovvertita; invece di una elevazione spirituale in cui l’Uomo, prendendo contatto con la propria Natura attraverso la Natura (che poi è la stessa cosa) può poi connettersi con lo Spirito, si ha una sorta di pensiero magico imposto ai fini di controllo sociale (e di politiche darwiniane, come dice lei). La Natura che diventa una identità slegata da noi stessi e sostanzialmente un idolo (vedasi la moda della Pachamama per esempio.)
    3. Globalizzazione e mondialismo; di nuovo, cosa di più spiritualmente elevato del concetto di una Terra unita e senza frontiere? Cosa di più primordiale? Di nuovo l’insegnamento è valido, ma le ragioni per cui è veicolato – la creazione di una razza globaloide sub umana – non proprio. Un po’ come quando si ascolta “Imagine” di John Lennon e non si riesce bene a capire se stia descrivendo il Paradiso in terra o un futuro distopico post atomico.
    4) Parità dei sessi, stessa cosa che per la teoria gender, insegnamento legittimo, ma le motivazioni – avere un 100% della popolazione a pagare tasse e consumare – non proprio.
    5) Unità tra le religioni; si direbbe quasi “Finalmente!!” si sono accorti anche i capi religiosi che stanno tutti dicendo le solite cose..se non fosse che l’intento è di creare una religione essenzialmente ecologista basata sulla colpa e sull’annichilimento della volontà individuale e con una divinità femminile a capo.
    Sono solo alcune delle questioni che mi vengono ora in mente, ma ce ne sono molte di più, anzi, come scrivevo, vedo questa questione essere la trama che collega la fase del ciclo in cui ci troviamo. Il punto centrale che noto nel guardare al mondo è proprio questa parodia, questo “finto bene”, più che il male classico inteso come ribellione a Dio, e quindi negli anni a venire ci vorrà molta abilità nel saper distinguere il vero dal falso, poichè il Male inteso come lo si è inteso fino ad ora, inevitabilmente finirà. Astuti come serpenti e candidi come delle colombe. Un saluto!

    • Livio Cadè Staff

      La ringrazio per l’integrazione. In realtà, in una prima stesura dell’articolo, avevo inserito una riflessione sullo ‘spiritualismo’ moderno, nel quale coglievo elementi satanici.
      Non diversamente da Lei, ne vedevo le espressioni fondamentali nel (falso) ecologismo, nell’ambientalismo, nell’ecumenismo religioso e culturale, nell’egualitarismo sessuale, ma anche in quello ‘spiritualismo materialista’ che impregna tante sedicenti vie iniziatiche.
      Satanismi e demonismi di vario tipo in cui troviamo sia forme di narcisismi e chimere individuali, sia strumenti di controllo di massa e di speculazione economica.
      Ma per non eccedere nelle dimensioni ho tagliato.
      Comunque, il problema fondamentale nel prossimo futuro, come dice Lei, sarà proprio questo: discriminare (altro che non discriminazione!), discernere il vero dal falso.

    • Stefano

      Kami concordo pienamente, lo stadio finale è proprio quello di una contraffazione totale, di una “Grande Parodia” del mondo spirituale, questa sarà pienamente realizzata quando vi sarà la creazione di una “contro-tradizione” vera e propria che si potrebbe già delineare in modo abbastanza chiaro attraverso la descrizione che lei e Cadè avete fatto e che non a caso corrisponde quasi perfettamente alla descrizione che il russo Soloviev fece nel suo profetico racconto “L’Anticristo” che a rileggerlo oggi fa sempre tanta impressione per la sua incredibile precisione ed attualità … Cordiali saluti.

  3. upa

    Il Diavolo è là dove meno te lo aspetti..ed è un ottimo teologo..
    Non è che si nasconde dietro l’illusione di avanzare nello Spirito, mentre stiamo solo avanzando nel ‘pensiero’ (peraltro veritiero).. e ci abbozzola, incantandoci nella nenia d’esser desti in un un mondo di addormentati..?
    Il capovolgimento benefico che raddrizzerà quello malefico, non è forse por mano concretamente a qual Sé..o Centro o Spirito, così tanto evocato e poco frequentato..?
    I talleri pensati non sono quelli reali..e non possiamo comprarci nulla, soprattutto l’ingresso nel Regno dei Cieli o del Nuovo Mondo rischiarato alla Luce del Principio.
    Dopo due anni di prigionia – che hanno reso l’aria della ‘caverna’ ancora più irrespirabile – le ombre sulla parete non sono più tanto sopportabili, stanno diventando mostruose e non semplicemente moleste: i ceppi si stringono e dobbiamo diventare così sottili da scivolarci fuori; dobbiamo lasciare i nostri legami (quelli che siano) così piacevoli un tempo, ma oggi, impedimento al ‘salto’..quel passaggio al limite che non si potrà mai raggiungere per via analitica ma sintetica: scendere nella coscia di Lucifero e capovolgerci per tornare a riveder le Stelle..
    Sto rileggendo Oblomov, una mia lettura preferita in gioventù..e mi rendo conto che dopo tutti questi anni sono esattamente lo stesso: un pigro col pallino della ‘ricerca’..per legittimare la pigrizia ..
    Ognuno ha la sua pigrizia..altrimenti sarebbe un Santo..per non dire Illuminato, ma raramente la vede come un impedimento, anzi, la considera una qualità salvivica.
    E’ una condizione abbastanza sgradevole vedere quello che siamo..ma alla fine qualcuno o qualcosa ce la ricorda..e tutto ciò che reputavamo prezioso diventa un impedimento da superare..e non abbiamo più scuse

    • Kami

      Stefano,
      Non conoscevo Soloviev (e colgo l’occasione per ringraziarti per avermelo fatto conoscere) e andando a scuriosare tra le sue (poche) citazioni riportate sul web mi sono imbattuta in questa;
      „[L’anticristo] Credeva in Dio, ma nel fondo dell’anima involontariamente e senza rendersene conto preferiva se stesso a Lui. Credeva nel Bene, ma l’Occhio dell’Eternità, che vede tutto, sapeva che quest’uomo si sarebbe inchinato davanti alla potenza del male, appena appena questa riuscisse a corromperlo, non con l’inganno dei sentimenti e delle basse passioni e nemmeno con la suprema attrattiva del potere, ma solleticando il suo smisurato amor proprio.“ Mi ha fatto una grande impressione e non nego che abbia dato carburante ad un’analisi di coscienza che era da tempo dovuta, scuotendomi con forza dall’illusione di cui parla Upa, di essere desta in un mondo di addormentati.
      Come dice sempre Upa, “E’ una condizione abbastanza sgradevole vedere quello che siamo..ma alla fine qualcuno o qualcosa ce la ricorda”..generalmente, per mia esperienza, ci viene ricordato tanto più violentemente quanto grande è stata la dimenticanza. Un saluto a tutti!

      • Stefano

        Kami mi permetto di condividere il racconto di Soloviev: https://www.sabinopaciolla.com/wp-content/uploads/2021/02/IL-RACCONTO-DELL-ANTICRISTO-V.Soloviev.pdf
        é una breve lettura ma molto intensa, sono sicuro che se non l’hai mai letto ti possa sorprendere per l’incredibile attualità quasi profetica oserei dire di questo racconto, tra l’altro Soloviev è un intellettuale incredibilmente raffinato anche se quasi dimenticato, le sue poesie anche sono stupende, aveva una particolare predilezione per gli studi sulla “sofiologia”, intendendo appunto la Sofia o Sapienza Divina come quarta ipostasi divina introducendo così l’elemento Femminile, influenzò molto ad esempio il pensiero di grandi intellettuali come Florenskij e lo stesso Bulgakov… Cari saluti!

  4. Michele Franceschini

    >……E tornare alla bellezza di una semplicità naturale, di un volto umano-divino, senza farsi sedurre dalla bellezza del diavolo.

    Non ho riportato tutta la frase che completa questo stupendo affresco ma mi sembra una sottovalutazione delle capacità del diavolo di corromperci.
    In verità, Satana è più scaltro di quanto ce lo immaginiamo e quando pensiamo di aver scoperto il volto umano-divino, Lui pensa subito che è il momento buono per ripendersi il suo posto.
    Io dico che dobbiamo stare sempre all’erta e solo la nostra continua attenzione e l’affidamento all’unico vero Dio ci può salvarci, come dice San Paolo nella frase che avete riportato all’inizio solo in parte e che riporto integralmente qui di seguito:
    “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.”

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