La maledizione – Livio Cadè

La maledizione – Livio Cadè

“Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai…

Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano.” 

 

«Girando attorno a una mola un asino fece cento miglia; quando fu sciolto, si trovò ancora allo stesso posto». Capita sovente che io pensi a me come a quest’asino, di cui parla il Vangelo di Filippo. Per quarant’anni presto la mia anima a un lavoro senza ben capire il senso e l’utilità di ciò che sto facendo. Porto in tondo i miei pensieri, lego la mia mente alla macina dei doveri, delle incombenze professionali. Quando sarò sciolto da questa servitù, vedrò solo il profondo cerchio che ho scavato.

Ma forse un nuovo Codice QR, che abroga e sostituisce tutti i precedenti codici civili e penali, mi libererà anzitempo dalle catene del lavoro. In sostanza, mi si chiede di scegliere tra una libertà senza retribuzione e una retribuzione senza libertà. È un’opzione complessa, che richiederebbe calcoli precisi, ma che in fondo affronto col cuore più che con la logica. Da tanto tempo cavalco frate asino, e mi ci sono affezionato.

Perciò non intendo sottoporlo a penetrazioni nasali continue e dal carattere sodomitico. Esami salivari meno sadici mi costerebbero ogni mese quanto l’affitto di un quadrilocale, e ho già un affitto da pagare. E di sicuro non lascerò che qualcuno gli inoculi un siero potenzialmente letale e distruttivo. Ma non è solo un problema fisico o economico. È anche una questione di dignità.

Non mi va, perché sono asintomatico, d’esser visto come un appestato che lascia dietro di sé una lunga scia di morte. Considero vessatorio esser chiamato ogni due giorni a discolparmi e a pagare un certificato che dichiari la mia innocenza. E mi rifiuto di prestarmi come cavia di esperimenti omicidi. Primo, perché sono contrario alla sperimentazione animale, secondo perché in conflitto col mio istinto di sopravvivenza, terzo per rispetto di me stesso.

Così, ora che, dopo un lungo e sofferto purgatorio, cominciavo a intravedere in lontananza, come un tenue bagliore, il paradiso della pensione, vengo ricacciato nel limbo della disoccupazione, tra le ombre dell’indigenza. Eppure, quasi colpevolmente, avverto un senso di liberazione. Pregusto il distacco dalla macina.

Ho infatti nostalgia di quella condizione beata, libera da fatiche e travagli, che langue in qualche recesso della mia natura. Felicità pacifica e senza artifici da cui per misteriose ragioni divorziai agli albori della storia. Perciò non ho mai percepito il lavoro come una benedizione. Né ho mai pensato che nobilitasse l’uomo. È solo un’umiliante necessità, eredità di un antico peccato.

Il lavoro nasce infatti da quella maledizione – “mangerai il pane con il sudore del tuo volto” – effetto di una disubbidienza all’ordine divino. Sappiamo che prima Adamo si limitava a coltivare il giardino dell’Eden. Doveva essere un lavoro piacevole, che non gli costava pena e ansietà. Come dice Virgilio: «ipsaque tellus omnia liberius nullo poscente ferebat», la terra stessa, senza esserne sollecitata, donava tutto generosamente.

Labor è invece fatica, sofferenza. Travaglio del lavoro per Adamo e del parto per Eva. Il fare e l’amare, fondamenti della vita umana, subiscono dunque una comune maledizione. La natura fa violenza all’uomo, che lavora nella fatica. L’uomo fa violenza alla donna, che partorisce nel dolore. Dunque, è logico supporre che potremo redimere il lavoro e la sessualità dalla loro condizione maledetta solo ripristinando la nostra ubbidienza a Dio.

Partendo da tali premesse, mi pare malaugurante fondare un Paese sul lavoro. Negare all’uomo la felicità fin dal primo articolo della Costituzione, riannodando il suo destino a una maledizione. Si dirà che senza questa tensione operosa la nostra civiltà cadrebbe nel nulla. Sarà, ma resto dell’idea che una società veramente umana dovrebbe fondarsi sull’amore, la libertà, la bellezza, la verità.

Un buon fondamento potrebbe essere l’arte, quell’opera delle mani, della mente e del cuore che avvicina l’uomo alla sua origine divina. Atto libero, non costretto da necessità esteriori ma dal libero impulso dello spirito a creare, a somiglianza di Dio. Lavoro su di sé e sugli archetipi eterni che attendono di manifestarsi attraverso la disciplina e la fantasia dell’artista. O quella del filosofo, del poeta.

Nella Bibbia non esiste il Comandamento di lavorare. Il lavoro non implica dunque un’elevazione morale. La santificazione del sabato, ovvero del riposo, indica semmai il carattere sacro dell’otium e, di converso, quello impuro e profano del lavoro. L’Antico Testamento riconosce l’utilità di contadini e artigiani. “Senza di loro non si costruisce una città” dice il Siracide. Ma il vero compito dell’uomo è “meditare la Legge dell’Altissimo”. Il Qoelet, da parte sua, esprime la profonda inutilità del lavoro: «quale profitto c’è per l’uomo in tutta la sua fatica e in tutto l’affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole?»

L’intimo legame che unisce il lavoro alla caduta dell’uomo lo lega inevitabilmente al peccato e al male. Questo è evidente quando, partendo dalla remota antichità fino a oggi, osserviamo le tante forme maligne assunte dal lavoro, le forme sistematiche di oppressione, sfruttamento, controllo spietato, la cui violenza sfocia in ‘lavori forzati’ e disumani ‘campi di lavoro’.

La natura essenziale del lavoro è infatti la servitù alla necessità o al potere. La perfezione del lavoro coincide dunque con la perfezione della servitù, e questa con la schiavitù, totale privazione della libertà. Ed essendo la libertà il fondamento di ogni bene, è logico che nel lavoro possa metter radici un male altrettanto fondamentale.

Il mondo classico non vede relazione tra il lavoro e la dignità umana. «Nessun biasimo al lavoro; biasimo all’inattività», dice Esiodo, riconoscendo semplicemente la necessità di lavorare, dacché l’uomo ha perso la condizione “senza fatiche e travaglio” di cui godeva un tempo. Secondo Virgilio, è Giove stesso a imporre all’uomo l’obbligo del lavoro, per stimolarlo a sviluppare le sue facoltà.

Ma in genere la cultura antica mostra un certo disprezzo per le prestazioni subordinate. Come dice Aristotele, ogni lavoro retribuito degrada la mente. Le occupazioni materiali, per altro, sono viste in conflitto con l’esercizio delle più nobili facoltà intellettuali. È il cristianesimo, con la sua apertura a schiavi, proletari e plebei, a fare del lavoro un dovere e un valore morale.

La dottrina cristiana ha sempre lodato il lavoro, riconoscendogli i valori dell’edificazione, della socialità, del sacrificio, della nobiltà. Si arriva così a fare del lavoro, più che dell’amore, la vera legge dell’uomo. Senza vedere che ogni apologia del lavoro conduce inevitabilmente allo schiavismo, rendendo l’uomo non più fine ma semplice mezzo della produzione.

La Chiesa ha in realtà deplorato lo schiavismo, ma ha ammesso una forma di ‘giusta’ schiavitù. Immagino troverebbe quindi giustificazione teologica al ritorno di nuove ingiuste servitù. Ad avallare un Potere che vuol rendere gli uomini automi, ovvero lavoratori ideali, perfetti schiavi.

Diceva Gregorio Magno che il potere è buono in sé, anche se a disporne è il diavolo. «Solo la volontà del diavolo è cattiva … il potere resta in sé buono e divino». Così, il lavoro diventerà un valore in sé assolutamente positivo, che solo la cattiva volontà dell’uomo può corrompere. In realtà, è vero il contrario: il lavoro è malvagio in sé e solo la buona volontà dell’uomo può introdurvi valori che lo giustifichino.

Alcuni teologi si sorprendono della reticenza dei Vangeli sull’argomento. Cristo non allude mai alla necessità o alla bontà del lavoro. San Paolo invece si fa un vanto di mantenersi col proprio lavoro. “Chi non vuol lavorare, neppure mangi”, ordina ai Tessalonicesi. Hyakujo, maestro zen dell’VIII secolo, gli fa eco: «un giorno senza lavorare, un giorno senza mangiare». Tuttavia non ricordo, nei testi canonici del buddhismo, alcun riferimento all’obbligo di lavorare.

Gli uccelli e i gigli non lavorano, dice Cristo. Dio si prende cura di loro. Alcuni dei primi monaci presero alla lettera queste parole e si affidarono a Dio per le loro necessità. La preghiera “dacci oggi il nostro pane quotidiano” sembra in effetti delegare al Padre l’onere del nostro sostentamento.

Se andiamo alla redazione greca, non troviamo però ‘quotidiano’ ma un termine misterioso – epiousion – che la Vulgata traduce supersubstantialem. Mutare ‘sovressenziale’ in ‘quotidiano’ comporta una caduta dal piano spirituale a quello delle realtà sensibili. Ancor più  se vediamo nel ‘pane’ il frutto del lavoro umano.

Il lavoro, e non la Grazia, diviene allora il nostro sostegno ontologico, ciò su cui poggia la nostra esistenza. E in un mondo in cui il lavoro si confonde col denaro, il nostro essere si identifica infine con le nostre disponibilità economiche. Il capitale diventa così parusia, essenza spirituale che si manifesta nel denaro, e il suo accumulo evoca un accrescimento metafisico.

Questo capitalizzare implica un’evidente mancanza di fede nella Provvidenza. Per questo durante i quarant’anni dell’Esodo si proibì agli Ebrei di fare scorta della manna che cadeva dal cielo. La raccolta in eccedenza al bisogno quotidiano “fece i vermi e imputridì”. Si condanna così il lavoro che travalica le necessità del presente. Anche Cristo rifiuta ogni forma di polizza sul domani: “Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?” ecc.

Il lavoro produce ansia e dispersione nella molteplicità degli enti («Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose»), disturba l’unità dell’Essere. Ma l’ora et labora di San Benedetto sembra poter armonizzare lavoro e contemplazione. Nella sua Regola leggiamo: «L’ozio è nemico dell’anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore». Alle ore canoniche della preghiera comune – “Ufficio divino” – si associa quindi un orario altrettanto canonico di lavoro o ufficio umano.

Benedetto si riferisce a semplici lavori agricoli o artigianali, infinitamente lontani dalle alienanti condizioni moderne. Il punto è che la pratica dell’orazione e quella del lavoro vengono poste su uno stesso piano, e l’assonanza dei termini – ora et labora – favorisce la loro assimilazione concettuale.

Così, dato che Paolo ordina di pregare incessantemente, senza stancarsi mai, parrà giusto imporre anche al lavoro tale condizione. Alla fine, i benefici visibili del lavoro appariranno più reali di quelli invisibili della preghiera; l’attività fisica più utile di quella interiore. E la Chiesa stessa vedrà con più favore le iniziative concrete, sociali ed economiche, che il misticismo e l’improduttiva contemplazione.

Oggi un’ideologia collettiva e omologante celebra il lavoro e ne enumera le virtù in una litania di luoghi comuni: ci emancipa dal bisogno, ci fa indipendenti, ci preserva dalle lusinghe dell’ozio, ci scioglie dai tentacoli della noia, realizza i nostri desideri. Il lavoro si fa così garante dell’etica e della felicità umana. Cresciamo nel culto di una sanità o santità sociale che promana dal lavoro. In una tale prospettiva, il lavorare non solo ci sfama, ma certifica la nostra virtù morale.

Ma il lavoro è anche tediosa routine, frustrazione e vizio. E ci vuol poco a capire che il suo scopo oggi non è liberare dai bisogni ma crearli. Solo una bolsa retorica può dire che arbeit macht frei. Il lavoro che altri ci pagano è in realtà dipendenza e prostituzione, indipendentemente dal fatto che qualcuno ne possa trarre piacere o guadagno. È l’effetto di un’intenzione paradossale: si vende la propria libertà per essere più liberi. E venderci significa fare di noi stessi, del nostro tempo e della nostra vita, un valore di mercato, merce che si può comprare.

È quindi assurdo dire che il lavoro nobilita. Un nobile poteva servire, ma non avrebbe mai accettato di lavorare. Servire non è essere schiavi. Si può servire un ideale, una nobile causa. Un guerriero, un artista, un monaco, uno scienziato, possono porsi al servizio di un Principio più grande di loro, senza per questo cessare di essere uomini liberi e padroni di sé. Questo servire ha anzi natura liberatoria, perché in esso l’uomo si realizza spiritualmente.

Ma oggi è il denaro ad arrogarsi tale funzione liberatoria. E se una volta le imprese erano atti eroici, nobili gesta, oggi sono solo associazioni per incrementare i profitti. L’idea, cui il calvinismo ha fornito basi religiose, di un legame tra ricchezza e virtù, in cui il guadagno è premio solido e visibile di meriti spirituali, ci induce a vedere nel lavoro ben retribuito una sorta di redenzione.

È così la mancanza di lavoro che diviene maledizione, colpa originale. Estinti gli antichi costumi cavallereschi, la borghesia pone il lavoro e il guadagno come pilastri di una nuova religione, teoricamente ispirata da idealistiche forme di altruismo e responsabilità sociali. Lavorare diventa così fondamento e vertice di un’etica ipocrita. I fumi dell’incenso borghese coprono il tanfo di lucrosi e disumani egoismi.

L’umanità del lavoro può forse sopravvivere in  piccole comunità. Ma nell’ipertrofica società moderna il lavoro è retto dalla competizione, da meccanismi produttivi totalitari, dall’usura. Non è espressione di solidarietà ma ricerca ascetica del profitto, estasi del capitale, esibizione dello status. I frutti del lavoro si disincarnano in entità astratte, numeri senza nesso con bisogni reali. Il Lavoro diviene libido inappagabile, èlan vital che spinge l’uomo verso un futuro infinitamente migliorabile, “cattivo infinito” che chiede incessantemente d’esser superato.

Il mito del lavoro si fonde così con quelli dell’evoluzione e del progresso. È lotta, selezione spietata, crescita indefinita, secondo il virgiliano “labor omnia vicit, improbus” – il lavoro ha trionfato su tutto con la sua incessante fatica. Così, con la presunzione di creare un mondo migliore, lo si distrugge. Sacrifichiamo il presente a un futuro immaginario, come quell’uomo sommamente pazzo di cui parla Leonardo, « che sempre stenta per non stentare, e la vita a lui fugge sotto speranza di godere i beni con somma fatica acquistati».

Non intendo certo incoraggiare il parassitismo sociale. So bene che tutto quello che ho dipende dal lavoro di altri, e che ognuno deve contribuire secondo le proprie capacità al benessere comune. So che il lavoro ha dalla sua ponderose ragioni. Ma dobbiamo impedire che, in una gerarchia dei valori, il lavoro prevalga sulla libertà. Che divenga una sorta di postulato intoccabile, di inconscio tabù, che appiattisce la vita su posizioni utilitaristiche.

Non si tratta solo di ridurre le ore di lavoro, come nelle città utopiche di Moro o Campanella, ma di sottrarre al lavoro quei vasti campi di senso e di valore che ha occupato nella nostra coscienza, a spese della libertà. Dovremmo capire che, come dice Wilde, “viviamo nell’età in cui la gente è talmente laboriosa da diventare completamente stupida”. Infatti, solo uno stupido potrebbe pensare che “il tempo è denaro” e che per tale ragione si debba passare questa vita facendo ciò che non ci piace, come vergini vestali consacrate al Dio del Lavoro.

So che questa critica è inutile. Perché il lavoro è uno dei nostri più radicati e inestirpabili idola mentis. Ha il volto di un Fato, di Legge ineluttabile cui non ha senso ribellarsi. L’uomo ha interiorizzato la sua schiavitù al punto di averne bisogno come di una droga. Dovremmo rinnegare la storia per credere in una vita senza lavoro, senza padroni, libera e gratuita, in solidale armonia con il cosmo e gli altri. Dovremmo rifiutare quei criteri scientifici ed economici, tra loro intimamente complici, che ci rendono sempre dipendenti da qualcosa, soggetti a condizionamenti d’ogni tipo. Dovremmo rovesciare il mondo con un’immane e impossibile rivoluzione.

Ma a me basterà l’anatema che punisce la disubbidienza al Dio Vaccino. Così, come Adamo fu scacciato dall’Eden e condannato a una vita di fatiche, io sarò espulso dal mondo del lavoro e condannato a una vita di ozio. La nuova maledizione abrogherà la vecchia e mi restituirà la libertà perduta.

Tuttavia, non ringrazierò chi mi fa questo involontario favore. Sarebbe come riabilitare Giuda per gli effetti salvifici del suo tradimento. La differenza è che in questi traditori dell’umanità non v’è spazio per il rimorso o il pentimento. Quindi non si impiccheranno.

Mi affiderò alla misericordia di Dio, come fanno, semplicemente e senza saperlo, bambini e animali. Esseri “meravigliosamente pigri”, come direbbe Lorenz. Creature libere, che non sentono alcun bisogno di lavorare, paghe del gioco divino della vita. Slegate l’asino dalla ruota della macina e tornerà alla sua vera natura. A brucare i prati e a ragliare d’amore, contento di ciò che la Provvidenza gli dona.

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 12 Settembre 2021

Commenti

  1. Paola

    Stamane provo solo nausea. Consapevole di condividere, per sventura, un’espressione geografica. Calpestata da blatte. Che ignorano questo:

    https://www.google.it/url?q=https://www.artesvelata.it/liberta-guida-popolo-delacroix/&sa=U&ved=2ahUKEwjYv5-ihvnyAhVTgP0HHb-GCFEQFnoECAYQAg&usg=AOvVaw2z3k2ZxzmQUs1TCNTE8n3v

  2. Livio Cadè Staff

    A Paola.
    L’immagine della libertà che scavalca morti e feriti è bella e romantica.
    Dobbiamo però riconoscere che al momento è solo una pericolosa tentazione.
    I soprusi del regime si fanno infatti più duri anche nella speranza di provocare una reazione violenta, da usare come pretesto per soprusi sempre peggiori.
    Teniamoci per ora la nostra consapevolezza, senza maledirla, e speriamo che qualcun altro si svegli dal suo ‘sonno dogmatico’…

    • Paola

      No, no, guardi…lungi da me l’istigazione a tentazioni pericolose. Ho scelto l’Arte per ricordare la Libertà. Che poi si tratti di una scelta azzardata…Ma Delacroix lo conoscono tutti…era una facilitazione interpretativa.
      Per quanto riguarda sonni dogmatici, ipnosi, etc…li ho superati da un bel po’. Giustificazioni che non accetto né condivido. Ci si focalizza su ideatori, esecutori etc…senza le blatte nulla avrebbero potuto. Nulla.

      • Livio Cadè Staff

        Io invece, quando parlo con alcune persone che ‘prima’ stimavo, ho la netta impressione che rispondano a dei comandi post-ipnotici.
        Del tipo “quando dirò ‘piove’ ti metterai a ballare il tango con un ombrello”…
        Questa gente agisce e pensa come fosse sotto ipnosi.
        Vede cose che non ci sono e non vede cose che ci sono.
        Ma non deve pensare che questa sia una giustificazione.
        C’è una profonda e colpevole complicità in chi si lascia ipnotizzare.

        • Paola

          Lei è migliore di me. Io non mi pongo il problema. Blatte.

          • Livio Cadè Staff

            E blatta sia. Solo che la disinfestazione la vogliono fare su di noi.

          • Paola

            Livio C.

            Perché riesce a farmi ridere, pur nel dramma? Non deve. Sto attuando una trasformazione interiore. Richiede concentrazione.

        • Lupo nella Notte

          @Paola&L. Cadè:

          Mi rendo conto, ovviamente, dei conflitti di chi si trova in situazioni ai limiti della sopravvivenza, e io stesso non posso escludere di potermici ritrovare, presto o tardi. Ma quel NO deve assolutamente essere l’insormontabile scudo di chi SA che cosa si cela dietro questa farsa tragica, e nel dirlo lo dico prima di tutto a me stesso, e quanto da me scritto piú sopra lo avverto fin dall’inizio di questa diabolica pantomima. E per chi non sa, e non capisce, temo che valga proprio ciò che ne ha detto Lei, signor Cadè, che vi sia una complicità anche in chi si lascia ipnotizzare/convincere/corrompere. Cedere a ricatti o a blandizie, è poi cosí diverso se il risultato è lo stesso?

          “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima. abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo” – Matteo, 10, 26-28

  3. Paola

    LAVORO (INSEGNAMENTO) E MALEDIZIONE.

    https://t.co/rlUx469nWR?amp=1

    • Livio Cadè Staff

      L’ultrice spada della giustizia sull’insegnante untrice…

      Ho visto sotto anche il caso del 36enne morto improvvisamente.
      Martedì aveva fatto la seconda dose. La diagnosi è purtroppo sempre la stessa: nocorrelazione…
      Questa sindrome nocorrelativa miete sempre più vittime…
      Come adesso ci sono i virologi fra un po’ ci saranno i nocorrelazionologi.

  4. Paola

    Livio C.

    Io non riesco a leggere la seconda notizia sul non correlato…a malapena le prime righe sul caso della docente. Poi il giornalaccio del postaccio in cui (soprav)vivo mi chiede l’abbonamento…

    P.S. Non capisco perché talvolta mi escano suffissi dispregiativi. Deve essere un problema di tastiera, che da semiluddista non riesco a risolvere…

  5. Livio Cadè Staff

    https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2021/09/03/news/muore-in-casa-a-36-anni-lo-trova-la-moglie-lascia-anche-due-figli-piccoli-1.40662205#:~:text=%C3%88%20mancato%20a%2036%20anni,e%20Bachisio%2C%20e%20la%20sorella.

    Dice alla moglie “ho mal di testa … mi riposo un po’…”
    La moglie lo trova a letto morto.
    L’autopsia rileva “problemi cardiaci”…
    Aveva appena fatto la seconda dose.
    Il killer della noncorrelazione colpisce ancora…

    • Paola

      Livio C.

      Grazie. Sì, altra provincia. Ma stessa satrapia. Quella del segaligno finto mite. Che sogna di venirci in casa con fionda e liquame. E da quando è satrapo in capo si gasa ogni giorno di più. Con proposte indecenti.

  6. Paola

    P.S. Il giovane amava tanto gli animali, ho letto…a lui non sarebbe dovuto succedere.

  7. upa

    Se vivessimo in un’epoca ‘normale’ gli scritti del Maestro potrebbero essere degnamente diffusi e comprati ..ciò eleverebbe l’animo del popolo e consentirebbero a Lui di vivere giustamente coi proventi delle sue fatiche..che se utili al ‘bene’..sono un lavoro al servizio dell’Altissimo e quindi nobili..e appaganti..
    Ma ho paura che allora diventerebbero un dovere al mantenimento, e quindi si rivestirebbero di tedio e ipocrisia (come ogni cosa fatta per fini plebei..che può essere svolta degnamente solo dalla plebe).
    Quindi è meglio che il Maestro viva ai nostri tempi e che scriva per diletto al servizio della Verità..che non assicura soldi, ma solo soddisfazioni interiori non monetizzabili; in fin dei conti anche quando a Platone venne chiesto da un uomo a cosa servisse la ‘geometria’..gli dette un soldo e lo congedò in tutta fretta..visto che non era in grado di ‘capire’.
    Poi..carezzando l’idea dell’agognato paradiso pensionistico del vitalizio perpetuo (termine piacevole se calato nei fastidiosi bisogni corporali, come avere un tetto e mangiare)..presumo che l’elezione a migliore condizione non sia lontana..visto che a sessantasette anni saremo chiamati tutti indistintamente a goderne, prescindendo, come i lavoratori della vigna, dal lavoro effettivamente svolto: si tratta di stringere i denti e faticare per l’ultimo chilometro, sempre che siamo all’ultimo chilometro e non a mezza strada, che altrimenti bisognerebbe cambiare percorso reinventandoselo, e questa è cosa da giovani, e pure svegli, e non dediti a eccessive meditazioni..
    Comunque io mi sono portato avanti con il lavoro e mi sono dimesso dalla società fin dall’età della scuola..per me insopportabile: studiavo da privatista un mese prima degli esami e potevo aspirare anche a qualche sette ed otto quando frequentando rimediavo un paio di uno e molti due..
    All’università mi sono bloccato, perché volendo impegnarmi in studi filosofici, come Don Chisciotte mi si è seccato il cervello..e per recuperarlo ho sudato sette camicie e qualcuna è ancora fresca e non usata.
    Il lavoro è stato un grosso problema per me..in quanto dovevo fare pur qualcosa per vivere che non avevo rendite..e allora mi sono ingegnato a scovare un’attività dove il non far nulla venisse ricompensato.
    Ho gettato alle ortiche le aspirazioni giovanili che mi avevano condotto alla desolazione mentale, e ho ricominciato da zero nell’unico lavoro per me potabile, che era quello di ‘custode statale nei musei’..
    Ho prostituito il mio corpo ma non la mia mente..in quanto venivo pagato solo per stare seduto e passeggiare..potendo pensare liberamente ai fatti miei senza nessun disturbo..
    Così ho cambiato città..palazzi..ho vissuto in luoghi splendidi circondato da arazzi e statue..quadri famosi e gente da tutto il mondo che osservavo senza la fatica di viaggiare; e poi..potremmo negare che il mio non era un ruolo di ‘viglilanza’..umile e basso..ma pur sempre nella categoria del Testimone che tutto osserva senza essere osservato..?
    Un’iniziazione cominciata dalla gavetta..si potrebbe dire..fino a comprendere il livello successivo..interiore, che il non lavorare mi ha dischiuso più facilmente che se fossi stato a contatto di scartoffie o impedimenti umani d’ogni genere e deve affrontare chi nuota o arranca nella società sgomitando..
    Adesso sono in pensione..ho pagato il debito verso le necessità corporali e mi godo il non far niente a tutto tondo..sedendo e passeggiando dove voglio e agli orari che voglio..(permettendo il regime)..e non c’è niente da fare se un masso lo troviamo di fronte, se non aggirarlo con pazienza.
    Dimettersi dalla società non è dimettersi dal mondo, e ogni giorno ha la sua pena sia in una grotta che in un castello..
    Voglio dire, alla fine, che ogni sistema ha un punto debole..e anche in una società fondata sul lavoro, esiste l’ozio riconosciuto e legittimato..
    e se la società non è tradizionale come in India, dove il sannyasin o sadhu sono riconosciuti utili alla collettività come l’anacoreta o eremita da noi un tempo, che pregavano per la ‘salute’ di tutti, anche se solitari, un’embrione di mondo tradizionale lo possiamo creare anche da noi..perché la Verità può essere compressa e mai distrutta: se ci ingegniamo potremo indegnamente metterci sotto la sua protezione,
    se veramente lo vogliamo..e niente ce lo potrà impedire se non noi stessi, che poi è questo il vero ‘nemico’: quelli del mondo sono figure di secondo piano da evitare perché fastidiose e fanno perdere solo tempo..

    • Paola

      Upa.

      Ho letto il Suo commento con la stessa attenzione e lo stesso piacere con cui avrei letto un racconto autobiografico di pregio. Lei è una persona straordinaria. La seguo da tempo. C’era una sorta di ruvido pudore in Lei, voluto o meno, che non riusciva, tuttavia, a celare la Sua Personalità. Ora più che mai evidente.
      Grazie di cuore. Davvero grazie.

      P.S. Concordo su L. Cadè.

      • Paola

        Upa.

        …e mi ha pure fatto commuovere. Sarebbe bello poter leggere di quel Testimone (riduttivo) di tanta Bellezza e di varia umanità. Un testimone filosofo. Comunque non va bene. L. Cadè mi ha fatto ridere, oggi. Lei mi ha fatto commuovere…io stamane mi sono alzata con intenti da gelida castigablatte. E stavo operando una trasformazione interiore in tal senso. Mi avete distolta 🙂

  8. Livio Cadè Staff

    A Upa.
    Custode di un museo è un lavoro che mi piacerebbe. Ancor meglio guardiano del faro. Un mio amico fa il guardiano di una diga in una valle. Gli danno anche la casa. Isolato, lontano dal mondo. Lo invidio…

    • Paola

      Upa e Livio C.

      Io vorrei occuparmi di animali. Ricci, caprette, conigli, gatti, cani…mi vanno bene tutti. Una stanza con bagno in un borghetto in collina. Va bene anche il bagno esterno. Solo una cosa mi sarebbe veramente necessaria. Un torrente, o un piccolo fiume. Acqua che fluisce.

      • Paola

        No. Non un piccolo fiume. Un torrentello. Tra il verde. Ora vociante e vivace, ora sussurrante e timido. Potrei passarci i giorni, vicino al piccolo torrente. Divagazioni.

        • Paola

          Devo fare un corso di idrografia. Un ruscello. Vorrei il ruscello.Ho progressivamente rimpicciolito i corsi d’acqua, ma alla fine ci sono arrivata. Fine divagazioni. Scusate.

          • Livio Cadè Staff

            Un ruscello dove ancora non è arrivato il Covid. Prima che diventi un ‘viruscello’…
            Scusate anche me.

          • Paola

            Livio C.

            Seconda volta oggi che mi provoca il riso…ma non riuscirà a impedire la mia metamorfosi…

          • Paola

            …non kafkiana…altrimenti mi unirei ai nemici. Ho colto tardi l’uso rischioso del termine.

  9. Kami

    Caro Livio, si rimetta nelle mani della Vita, in armonia con l’Universo e con la sua Natura, e niente potrà andarle male. Penso che il lavoro sia la maledizione che ci autoimponiamo nel momento in cui decidiamo di abbandonare la fiducia nella Vita e nella sua Intelligenza; mi guadagno il pane lavorando, da me e su mia iniziativa, ergo non mi fido più che mi arriverà ciò di cui ho bisogno (NB non ciò che voglio). E infatti si fa fatica perchè si rema controcorrente. Ciò si basa sulla idea di un dio esterno, che premia e castiga; la Vita è un’altra cosa, e a mio avviso non siamo qui per patirla, ma per goderne. Forse è una idea naive, ma se ci si pensa bene mai ci è mancato ciò che necessitavamo quando eravamo inermi, e nonostante i tiri bassi della storia della Vita siamo sempre qui (io personalmente a ringraziare per il “male” che mi è capitato e che si è rivelata la parte più importante della mia esistenza). Lei segua il suo Cuore, come ha scritto, e veramente niente potrà andarle male, non c’è possibilità di sbagliare. Come per lei, ciò vale per tutti noi. Auguro a tutti un grande in bocca al lupo! Che la chiarezza mentale e la Pace nel cuore non ci abbandonino mai. Niente paura. Un saluto!

  10. upa

    dice Cadé..

    <>

    Bei tempi quando questi lavori venivano disprezzati e solo chi aveva una profonda vocazione amava svolgerli..
    Avevo conoscenti all’epoca che mi canzonavano: un tipo come te !
    Col tempo si sono ricreduti e rimpiangevano l’occasione persa, in quanto la disoccupazione aveva spinto cani e porci a occupare questi posti, ambiti un tempo solo dai cultori dello spirito assieme ai ‘fragili’ che poi erano, meno educatamente, gli avanzi della società che mai avrebbero potuto svolgere altre occupazioni..come i sacrestani, altro esempio del reietto che trova collocazione.
    Essere l’ultima ruota del carro ha il privilegio di non farci faticare a comandare qualcuno..la catena si ferma, e ci possiamo riposare dall’assillo di farla funzionare, che tanto va avanti da sola.
    Oggi c’è il reddito di cittadinanza, ma è come pescare in un acquario: non c’è il gusto della preda catturata, del lavoro non lavoro guadagnato con l’astuzia ..non c’è l’orgoglio di ‘essersi sistemati’ rimanendo al di fuori..rivendicando il nostro essere dentro..
    Leggevo, che in un concorso per guardiano di faro in un’isola deserta, le domande sono state migliaia..e un filmatino youtube, su come costruirsi una specie di guscio di legno in una foresta, ha avuto milioni di visualizzazioni: l’eremitaggio sembra sia oggi un desiderio potente, tanto che bisognerebbe fondare comunità di ritiro laico o religioso a scelta, costituite da casupole con una stanza dotate del necessario con computer annesso (ovviamente), distanziate quel tanto che basti a non essere importunati dai vicini, e il tutto a buon prezzo..anzi..gratis..
    Naturalmente per chi dovrà vivere quei pochi trent’anni in pensione aspirando a mondarsi l’anima (con comodo) dai desideri terreni..che poi sono una grande fregatura, a pensarci bene..
    Se il famoso reset fosse un reddituccio e alloggio annesso, con vista lago o foresta o montagne..lasciando l’onere del comando ai cattivi, senza vaccino annesso ..allora potrei dire che non sarebbe una brutta cosa..
    Una specie di ritiro monastico, però laico..dove ognuno segue la sua religione..nel senso di quella che si è inventato lui..
    Gli ordini religiosi con i monaci erano la risposta del passato a questo desiderio..e bisogna che qualcuno lanci l’idea per la nuova società: la Tradizione lo impone..non tutti possono essere popolo o guerrieri o produttori, e visto che gli scienziati aspirano al ruolo dei brahmana..ci rimane libero il ruolo dei sannyasin nella foresta e, visto l’aiuto della celebrata tecnologia, potrebbe sancirsi con tutte le comodità essenziali..senza strafare, perché gestirle sarebbe troppo impegnativo..
    Quando c’è una domanda è sicuro che c’è una risposta..e se liberarsi dal lavoro è un desiderio che sorge insopprimibile dal profondo..alla fine verrà soddisfatto.
    Non tutti possono lavorare..c’è gente nata per contemplare ..chissà se Draghi ci sta pensando…(hahaha)

    • upa

      Dice Cadé si riferiva a questo che sopra è stato cancellato nell’invio..

      A Upa.
      Custode di un museo è un lavoro che mi piacerebbe. Ancor meglio guardiano del faro. Un mio amico fa il guardiano di una diga in una valle. Gli danno anche la casa. Isolato, lontano dal mondo. Lo invidio

      • Paola

        Upa.

        Concordo. Se il reset fosse quello prospettato da Lei, ci metterei la firma. Garanzia di non sforacchiatura, per l’appunto, requisito essenziale. Ma dubito che “Whatever it takes” abbia buona considerazione dei pensatori pensanti. Temo, anzi, che siano sempre stati l’obiettivo primario di sfoltitura. Per usare un benevolo eufemismo.

    • io

      io l’avevo trovato un posto fantastico del genere, ma sono scappato perchè era tutto pieno di eremiti!

  11. Paola

    Upa.

    Riflettevo su “ultima ruota del carro”…molti di noi lo sono stati, a prescindere dal tipo di lavoro…io ho insegnato. In scuole private e in collegi internazionali. Ho lasciato circa tre anni fa (per disgustato sfinimento causato dai “contratti” e per motivi familiari). Sono riuscita per un soffio a farmi pagare l’ultimo mese (istituto privato)…altri colleghi, fiduciosi, hanno aspettato. Godot. Gestione “allegra”. Neanche ruote eravamo…

  12. upa

    Paola

    Avere competenze è una gran bella cosa se ci servono a vivere meglio, ma quando le mettiamo sul mercato , e non siamo i soli ad averle, o anche se le abbiamo solo noi..finiamo come le pecore in un mercato gestito da lupi.
    Dovremo diventare imprenditori di noi stessi, lupi benevoli che azzannano quelli cattivi; ma non avendo l’anima nera, la lotta è ardua, e le competenze frutto di studio, non creano la mentalità adatta alla lotta.
    Per essere l’ultima ruota ben imbullonata, bisogna che il carro sia solido e solo lo Stato può esserlo; non per sempre..ma è il modello più in sintonia con il concetto di ‘lavoro sicuro’..almeno finché uno Stato c’è,,e di questi tempi la garanzia fa molte grinze e si sta sbocconcellando.
    La soluzione..?
    Se non possiamo cambiare il mondo, possiamo cambiare noi stessi: non diventando lupi, perché sarebbe uccidere la nostra anima, anche se ogni tanto potremo fare un belato minaccioso da spaventare lo stesso lupo,,ma basando la nostra vita sul ‘vero lavoro’: quello che ci è stato dato quando siamo nati e che dovremo svolgere prima di morire, o in extremis, anche durante la morte; e usare tutti gli avvenimenti della nostra vita per nutrire quella Luce interiore di consapevolezza che ci è stata affidata per accrescerla.
    Se questo è il vero lavoro, tutto passa in secondo piano, e questa stessa Luce ci guiderà nelle scelte materiali più utili a rafforzarla.
    Non c’è altro modo serio per affrontare gli oltraggi dell’iniqua fortuna..
    Saremo sempre accompagnati dal dubbio perché la nostra Luce si oscura, ma almeno sarà un lavoro degno di noi e non una competenza messa al servizio di qualche imbecille che la sfrutterà per le sue mire ignobili.

    ;

  13. Manuele

    Il lavoro è una schiavitù quando non ci piace e quando il tempo impiegato per svolgerlo supera le necessità e i bisogni della vita.

    Per alcuni tre ore, per altri otto.

    Gesù, o chi scriveva per lui, si sbagliava: gli animali lavorano e tendono pure all’accumulo. La ricompensa è il cibo.

    Una volpe, una donnola o una faina in un pollaio, uccideranno più prede possibile e torneranno successivamente per riprendersi il bottino.

    Un rapace, può uccidere dalle due o tre prede, anche se gliene bastasse al momento una soltanto.

    Un lupo uccide più pecore possibile e se può, le porta con sé.

    Le scorte per l’inverno esistono eccome nel mondo animale.

    Insomma lavorano tutti, animali compresi. Tuttavia, nessuno di loro ne fa un totem come accade per gli animali umani. E non è poco

    • Livio Cadè Staff

      Non credo si possano porre le parole del Cristo sul piano dell’etologia o del naturalismo.
      È significativo comunque che Lei riporti esempi di predatori, creando, penso involontariamente, una relazione di senso tra il lavoro, la predazione e la morte.
      Per come la vedo io, inoltre, la differenza tra lavoro piacevole o spiacevole non determina la differenza tra libertà e schiavitù.

      • Manuele

        La determina eccome.

        Io dal lavoro che faccio traggo piacere, lo farei anche gratuitamente, e, a dire il vero, un tempo pagavo per farlo.

        L’esempio dei predatori deriva semplicemente dal fatto che lavoro proprio a contatto con animali predatori.

        L’esempio sarebbe ancora più calzante parlassimo di erbivori. Un gregge si sposta (lavora) tutto il giorno per procacciarsi il cibo.

        Se Cristo, o chi per lui ha utilizzato una metafora sbagliata non è colpa mia.

        È lui ad aver utilizzato metafore derivate dal mondo animale.

    • Livio Cadè

      Direi del tutto condivisibile.
      Ricorda Pascal: “mi son detto spesso che tutti i mali degli uomini derivano da una sola cosa, dal non saper stare senza far nulla in una stanza”.

  14. Dafne

    Egregio Cade’,

    Nell’apprendere che anche su di Lei si è abbattuta la scure dell’oscurantismo più subdolo e tenace in quanto travestito da falso “contenimento del contagio”, mi unisco anch’io al coro di chi Le dice di reinventarsi la vita.
    Ha mai pubblicato tutti i suoi scritti in un libro?
    Lo faccia, mi creda.
    Per ogni porta che si chiude si apre un portone, e credo che tutto quello che ci sta accadendo serva proprio a darci la spinta verso la riflessione su chi siamo, cosa abbiamo fatto finora e cosa vorremmo ancora fare.

    Sa una cosa?
    Io detesto l’articolo 1 della Costituzione italiana, mi fa orrore che questo paese sia basato sul lavoro e sulla conseguente fatica anziché sulla ricerca della felicità e della realizzazione personale.
    E in verità non amo proprio la Costituzione, che non trovo dalla parte del cittadino in modo assoluto, se è stato così facile scavalcarla e renderla carta straccia.

    Per indole non amo giochi linguistici furbetti tipo ” la sovranità appartiene al popolo nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
    Allora, appartiene o no al popolo in senso assoluto? No.
    Oppure “non si può attuare un TSO al cittadino se non per disposizione di legge, e comunque tenendo conto della dignità eccetera”.
    Ma per tenere conto della dignità del cittadino bisogna che quella dignità gli venga riconosciuta, e se i politicanti sono i primi a non averne un briciolo, possono forse riconoscerla nei cittadini che neanche rappresentano più?
    E se la disposizione di legge obbliga al TSO, in questo caso un finto vaccino, la Costituzione protegge o no? Ni.

    Credo ci siano troppi problemi di interpretazione, il che ha portato alle esternazioni di giuristi riguardo la possibilità di obbligo vaccinale proprio secondo la Costituzione.

    A mio modesto avviso è da rifare tutto di questo paese, dagli italiani ormai quasi estinti, alla Costituzione stessa appunto.

    • Livio Cadè Staff

      Gentile Dafne (e vorrei dirlo anche a Kami per il Suo commento sopra), non è per me che bisogna preoccuparsi ma per le persone più giovani, con figli da mantenere, che verranno costrette a vaccinarsi.
      Il lavoro usato come ricatto spregevole, vile, abietto.
      Chi usa tali sistemi non merita di chiamarsi uomo.

      • Dafne

        Sono d’accordo con Lei,

        Ma Le assicuro che quelle persone verranno protette e salvate, non da forze umane beninteso, è già tanto se ognuno di noi riesce a salvare se stesso, bensì da forze ben al di sopra di noi.

        Chiunque non dia il proprio consenso interiore a questo abominio e faccia il veleno per costrizione sarà risparmiato.
        Tutti i seguaci ciechi e stolti della “scienza” preparino i loro testamenti.

        • Livio Cadè Staff

          Egregia Dafne,
          spero che Lei abbia doni profetici.

          P.S.: come certuni si chiamavano tra loro ‘camerati’ o ‘compagni’, io ho deciso di chiamare ‘egregi’ quelli che stanno fuori dal gregge (ex grege).

  15. Paola

    La deriva è ormai inarrestabile. Spero nell’imprevedibile. O nel prevedibile di cui ci parlava il sig. Gaetano B. Ma presto. Prestissimo. Non c’è più tempo.

    • Lupo nella Notte

      Il fatto che il Tempo stringa – siamo nel suo pur tirannico e saturnio Regno, quindi mi pare giusto gratificarlo della maiuscola – lo sanno anche “loro”, ed è proprio ciò che li preoccupa… non ne hanno piú cosí tanto per terminare la “mietitura”. Non sono invece cosí sicuro che chi si sottomette, sia pur “obtorto collo”, alla marchiatura nano-genica, avrà l’indulto. Il NO dev’essere totale, interiore quanto esteriore, e non gli va contrapposto alcun bisogno materiale (lavoro, possibilità di spostamento, ecc.). Solo il rigetto integrale di questo Sistema marcio e satanico può dare la salvezza a coloro che sapranno rifiutarlo in toto, senza compromessi e senza condizioni. Questo è ciò che avverto.

      • Livio Cadè Staff

        Egregio Lupo nella Notte,
        per ora l’obbligo vaccinale riguarda solo alcune categorie di lavoratori (obbligo nel senso di ricatto: se non ti vaccini non lavori).
        Probabilmente verrà esteso, perché devono marchiare più capi possibili.
        Io, se non verremo legati e marchiati contro la nostra volontà, sono per il NO integrale.
        Però capirei il dramma e il conflitto di quelli che non vogliono MA devono mandare avanti una famiglia.
        Conosco situazioni del genere, dove ancora resistono, ma se le norme diventassero più spietate potrebbero desistere.
        Perché i Maledetti potrebbero non solo togliere il lavoro ma anche sanzionare, isolare, rendere la vita impossibile in tanti modi.
        E se alla fine qualcuno cedesse non me la sentirei di condannarlo.
        Credo che le ragioni della scelta determinino una differenza.

      • Paola

        Lupo nella Notte.

        In linea di principio sono assolutamente d’accordo con Lei, l’ho pensato sin dall’inizio. Ma ci potrebbero essere persone non più in grado di mettere insieme il pranzo con la cena, o di perdere il tetto sopra la testa. Poche. Perché le blatte della penisola stanno bene, sono grandissimi risparmiatori, per lo più proprietari di case, con matusalemme in famiglia ancora più danarosi, che continuano a elargire. Poi mettiamoci gli evasori etc..Le blatte stanno bene. Ma ci sono quei pochi che potrebbero non farcela…e nessuno li aiuta. Questo mi fa odiare ancora di più le blatte maledette.

        • Paola

          Lupo nella Notte.

          E paradossalmente, tra quelli che conosco o di cui sento, nella fogna opulenta in cui abito, le blatte marchiate si sarebbero potute permettere anni di tranquillità senza fare nulla, mentre i resistenti hanno una autonomia di sopravvivenza che va dai pochi mesi all’anno, più o meno. Salvo rare eccezioni.

          • Paola

            Ah, comunque quest’inverno candele e maglioni (e strigliate veloci con acqua fredda). Lo impone il vitreo glaucopide della transizione. Quello che ha parlato di pianeta “progettato” per 3 miliardi di persone…Strano verbo, rimanda all’architettura, dell’universo, magari. Non so perché, ma ci vedo un nesso con…

  16. Paola

    Dafne.

    Speriamo…anche se, purtroppo, si legge/si sente di esiti infausti per persone perbene e costrette. E si vedono uscirne indenni, per ora, i bramosi del marchio (parlo di ciò che avviene nella satrapia in cui mi trovo io).

  17. Paola

    * LORO i costretti, ovviamente (senza consenso interiore, ovviamente).

  18. Paola

    …e nel rispetto del credo di ognuno. Che augura, in qualsiasi modo, il bene per chi non si sottomette.

  19. Paola

    Rinnovo la mia vicinanza a SILVA, se passa da queste parti. Ma spero le arrivi comunque.

    Un forte abbraccio, cara Silva.

  20. Lupo nella Notte

    P.S. Non so perché la risposta a Paola e a L. Cadè sia finita tanto in alto, volevo metterla in fondo, ma devo aver sbagliato link…

  21. upa

    Mah..il fattaccio è solo un veleno che un organismo sano può smaltire senza grossi problemi, visto che siamo collegati in vita all”idea’ che ci sostiene.
    L’Universo risuona con noi, e se sgarriamo la nota, e non persistiamo oltre il lecito, alla fine verremo riassorbiti allo spartito che ci compete in via di un potere più forte che, se non scientemente ostacolato, ci perdonerà l’errore; la vita va avanti a prescindere dalle idee che abbiamo in merito.
    Il ‘sopruso’..è un veleno che può essere smaltito da un corpo forte, checché ne dicano tutti rivestendolo di significati talmente vari come varie sono le persone al mondo.
    Non dovremo farne un problema ideologico, quindi assoluto, ma vedere quello che realmente è, soppesando le conseguenze che l’atto può provocare sia nel farlo che nel rifiutarlo..
    Se chiudo gli occhi e mi penso giovane, senz’altro lo farei senza pensarci due volte, che in gioventù tutto è perdonato.
    Se avessi una famiglia da mantenere, la scelta sarebbe ardua, e per fortuna la lascio a chi tocca.
    Da momento che sono di una certa età e con patologie, non ci penso due volte a rifiutarlo, e neppure la minaccia della morte mi potrebbe far cambiare idea visto che dovrei scegliere tra una morte veloce a una lenta e dolorosa, perché ciò che è perdonato a qualcuno, è condannato per qualche altro.
    Ma qualsiasi cosa scegliessimo, questa dovrebbe essere fatta per il bene..e non per paura o ignavia o conformismo.
    Non è l’atto ( anche se avvelenarsi ha qualche conseguenza)..ma l’intenzione ..lo scopo..che deve essere superiore a noi stessi., ed essere reale e non immaginario.
    Possiamo sacrificarci per la famiglia, per lo Spirito, ma non per un’idea, una ripicca o un atteggiamento.
    In tutti i casi, chi sente il problema, ha già messo in modo forze interiori che se ben ascoltare lo porteranno a scelte sofferte come è sofferenza toglierci i fronzoli dalla testa e vedere la nuda realtà..che potrà non piacerci, ma è l’unica che abbiamo e che ci meritiamo.

    • Lupo nella Notte

      > Mah..il fattaccio è solo un veleno che un organismo sano può smaltire senza grossi problemi

      Credo che non le siano note tutte le implicazioni dei sieri genici in corso di inoculazione forsennata. Se fosse “solo” un veleno, avrebbe ragione lei, e quanti non fossero già estremamente provati nel fisico da abitudini insane – peraltro oggi appannaggio di un cosí ingente numero di persone – potrebbero davvero superare una crisi senza rimetterci la vita. Ma prima di tutto, i sieri agiscono a livello genico non avvelenando, ma andando a manipolare gli stessi costituenti base della vita biologica.

      Questo è quanto si può leggere sul sito di ModeRNA, la casa farmaceutica produttrice del “siero delle meraviglie”:

      “Dobbiamo far entrare l’mRNA nei tessuti e nelle cellule bersaglio,
      eludendo il sistema immunitario […] Abbiamo anche bisogno che i ribosomi pensino (sic!) che l’mRNA sia stato prodotto naturalmente”

      https://www.modernatx.com/mrna-technology/mrna-platform-enabling-drug-discovery-development

      Si tratta sostanzialmente quindi di “ingannare” le difese naturali dell’organismo con qualcosa di “non naturale”, quindi di sintetico. Gli pseudovaccini mRNA interagiscono con i processi genetici e biochimici più elaborati dell’organismo in maniera mai sperimentata su così larga scala prima d’ora, e nessuno può garantire che non vi siano rischi anche molto grandi e dilazionati nel tempo.

      Ma il vero “fattaccio” è che i suddetti sieri non si limitano a questo. Non è peraltro plausibile che si diano tanta pena di inocularlo a tutti, non permettendo neppure ai lavoratori autonomi di esserne esentati, come da decreto-legge di questa sera, soltanto per avvelenarci un po’, o per far guadagnare Big Pharma. Questi sono solo “piacevoli” effetti collaterali, ma non costituiscono l’obiettivo primario. Lo ha detto anche lei, “il diavolo governa”, e “il diavolo”, qualunque idea se ne abbia, non può certo accontentarsi di cosí poco. In realtà la “sua”, la loro ossessione, è l’asservimento completo delle masse, il controllo, capillare e totalizzante, sui servi umani, e questi sieri dànno la possibilità di poter agire a distanza su coloro i quali siano stati “violati” – perché di questo si tratta – grazie al “cavallo di Troia” che contengono: l’ossido di grafene in nanoparticelle.

      Riporto un paio di stralci di un articolo sul grafene scritto da un medico chirurgo, il dott. Marco Lehnus (maiuscolo di chi scrive):

      “Nel campo medico, si attendono le sue future applicazioni, trattandosi di NANOTECNOLOGIE con le quali sviluppare SENSORI INTELLIGENTI ED ULTRASENSIBILI capaci, una volta introdotti nell’organismo per via subdermica od intravascolare, di MONITORARE le varie attività di tessuti e degli organi – fra i quali IL CERVELLO – raggiungendoli, al fine anche del recapito diretto di un eventuale principio farmacologicamente attivo per la cura di una specifica affezione […] Da ultimo, è interessante ricordare che esiste una banda di frequenza elettronica specifica, in funzione della quale il grafene, come moltissimi altri materiali, viene sollecitato ad ossidarsi molto rapidamente, andando così a rompere quell’equilibrio nell’organismo, che consente la produzione e l’accumulo, a livello epatico, delle riserve di glutatione, il più potente e rappresentato anti-ossidante del nostro organismo. Sembra oramai evidente che la banda di frequenza in grado di scatenare questo effetto negativo sul rapporto ossido di grafene / glutatione, venga emessa con le nuove larghezze di banda di trasmissione della tecnologia wireless 5G”.

      https://cataniacreattiva.it/speciale-scienza-e-salute-grafene-e-suoi-possibili-effetti-lanalisi-del-dott-marco-lehnus/

      Premendo un tasto, insomma, si potrebbe “giocare” in modo molto divertente, con i robottini umanoidi, magari quelli piú “difettosi”. Il capro espiatorio è già pronto da un pezzo: il “terribile” Sars-CoV-2.

      Parliamo del “diavolo”, Upa, mica di un dilettante.

  22. Paola

    Upa.

    Sullo smaltimento da parte di un organismo sano ho seri dubbi. Anzi, a leggere le cronache locali (uniche fonti di una qualche informazione), se ne stanno andando giovani, giovani adulti e adulti. La gran parte senza patologie. Viceversa, tutte le zecche tenacemente attaccate all’esistenza che conosco (e sono molte qua, dopo Genova, è la città con il maggior numero di over over over), doppio marchiate, sono ancora presenti. A parte un caso, con reazione titanicamente risoltasi in 40 minuti.
    Ma gli effetti a medio e lungo termine? Per gli over over over coincideranno con la fine naturale…per giovani e adulti?

  23. Paola

    * anche la tizia con reazione è ancora qua. Sono cinica? No realista. Mi ha pure pesantemente insultata perché non mi marchio. Zecca.

  24. Paola

    ** rassicuro i buonisti che, al grido “salviamo il Paese, salviamo i bisnonni!!!”, potrebbero attaccarmi. I suddetti/le suddette sono qui e anche pimpantissimi. Al caldo e al sicuro. State tranquilli.

  25. Paola

    *** tutta la mia tenerezza, invece, agli inconsapevoli anziani nelle strutture…

  26. Livio Cadè Staff

    Egregio Lupo nella Notte,
    riporto qui sotto il Suo commento, finito non so come all’inizio, per facilitarne la lettura.

    @Paola&L. Cadè:

    Mi rendo conto, ovviamente, dei conflitti di chi si trova in situazioni ai limiti della sopravvivenza, e io stesso non posso escludere di potermici ritrovare, presto o tardi. Ma quel NO deve assolutamente essere l’insormontabile scudo di chi SA che cosa si cela dietro questa farsa tragica, e nel dirlo lo dico prima di tutto a me stesso, e quanto da me scritto piú sopra lo avverto fin dall’inizio di questa diabolica pantomima. E per chi non sa, e non capisce, temo che valga proprio ciò che ne ha detto Lei, signor Cadè, che vi sia una complicità anche in chi si lascia ipnotizzare/convincere/corrompere. Cedere a ricatti o a blandizie, è poi cosí diverso se il risultato è lo stesso?

    “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima. abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo” – Matteo, 10, 26-28

  27. Paola

    Lupo nella Notte.

    Ripeto, Lei ha ragione. Da vendere. Ma ci si doveva opporre tutti, compattamente, al primo sopruso. Dall’ inseguimento dei solitari stesi al mare, all’obbligo del marchio per i sanitari…ma “compattamente” e “opporsi” sono blasfemie, nella penisola. Ci si oppone per idiozie. O per il proprio orticello.
    Ormai la diga è franata.
    Resisteremo in pochi. Finché potremo. Per quanto mi riguarda, fino alla fine.

    • Lupo nella Notte

      Questo commento avrebbe dovuto comparire ieri, insieme agli altri, ma per qualche motivo dev’essere sfuggito. Lo ripropongo ora:

      Gentile Paola,

      è vero ciò che dice sulla necessità di essere compatti e combattivi. Ormai, se l’obiettivo era quello di fermare il “tritacarne” globalista prima che iniziasse a lavorare, è chiaro che è tardi. Ma io parlo da un punto di vista individuale, fossimo pure non “pochi” ma “pochissimi”. Non possiamo far niente per fermare la deriva cognitiva dell’Umanità, ma possiamo-dobbiamo resistere perché noi sappiamo, e il sapere implica anche una responsabilità alla coerenza, un obbligo morale. So, quindi non posso far finta di non sapere. Posso fingere con gli altri, se proprio non riesco a farne a meno, ma non con me stesso. Tutto il resto viene da sé, in modo anche molto naturale.

  28. Paola

    E mi permetto di parlare anche per chi vive con me. Che sta lottando, non so come, da gennaio.

  29. upa

    Paola

    Un organismo sano può affrontare stress inconcepibili..e se non tutti i vaccinati muoiono o si ammalano, significa che nel breve ce l’hanno sfangata.
    Nel lungo periodo saremo preda della morte fisica, e vedere il decorso della ‘malattia..’sul come riduce il corpo di un ventenne dopo una sessantina d’anni, c’è da rimanere terrorizzati (ma non ci facciamo caso per via dell’abitudine)
    Il che non significa che farsi il vaccino sia auspicabile e non pericoloso, ma può essere la scelta obbligata tra il morire di stenti o effetti collaterali sperabilmente gestibili..
    Non possono esistere scelte assolute in ambito relativo..
    Oppure dobbiamo pensare che un veleno dai dubbi effetti possa compromettere la nostra integrità superiore?
    Può ostacolare l’integrità del corpo, peraltro compromessa già da abitudini, inquinamento e vizi, ma non può arrivare a compromettere l’anelito al Vero..e se Questo è sincero, non troverà ostacoli insormontabili che non possano essere risolti.
    Si tratta di scegliere il male minore..e ognuno avrà la sua risposta:
    la vita non è mai semplice, e le posizioni assolute sarebbero troppo facili per dipanare la matassa.
    La verità è semplice, ma non facile..

  30. Paola

    Upa.

    Caro Upa, vero. La verità non è facile.
    Ma nella sua semplicità mi dice che quel fetido liquame, al di là degli eventuali danni fisici, rimane una sottomissione al Male. Una accettazione di appartenenza eterna. Da evitare con tutte le proprie forze.

  31. Paola

    Upa.

    Le dirò di più. Se anche, per sorte, dovesse capitarci una “somministrazione di cortesia” e magari ne avessimo sentore, il fatto stesso di accettare l’atto sarebbe ripugnante.

  32. upa

    Paola

    Hai assolutamente ragione..anche io la leggo così.
    Mi ingegno a fare l’avvocato del diavolo mettendomi sei suoi panni e trovo cavilli alla difesa dell’improponibile..
    Ma visto che il diavolo c’è, governa, e anche i migliori saranno sedotti; sono arrivato alla conclusione che l’unico modo per gabbarlo è azzerare la sua influenza nella nostra anima se non nel corpo.
    Significa che qualsiasi cosa potremo scegliere, abbagliati, impauriti, o giustamente ispirati, dovremo superala senza volgersi indietro.
    Andare avanti fanaticamente nei nostri propositi senza pentimenti con o senza veleno: le ‘scelte irrevocabili’ bussano alla porta.
    Omnia mundo mundis..tutto è puro agli occhi del puro.
    Se il nostro obbiettivo è raggiungere la purezza, non servono tentennamenti: facciamo quello che va fatto e tiriamo innanzi!
    Passa tutto in secondo piano rispetto al ‘proposito’.. e qualsiasi cosa ci succeda va vissuta come unica strada..
    Personalmente ho già deciso da un pezzo, non uso medicine da cinquant’anni e vedo il vaccino come una ‘medicina’ che mai prenderò assieme a tutte le altre, e per i ricoveri ospedalieri penso di comprarmi un fucile a pompa se qualcuno avesse l’idea di ‘aiutarmi’..
    Ma non posso universalizzare la mia condizione, sono compassionevole e mi metto nei panni di chi ha ceduto e, sempreché sia una persona degna, gli dico di guardare avanti e consideri il vaccino come una brutta indigestione.
    Va’ e non peccare più..!
    Naturalmente non sono Gesù..ma la frase è quella che rende l’idea..

  33. Paola

    Upa.

    Continui pure a cavillare:) Il confronto stimolante aiuta a riflettere, ci tiene vivi…mai come ora ne abbiamo bisogno. E aiuta a guardare meglio in noi stessi, a valutare le nostre posizioni. Il Suo commento offre ottimi spunti. La ringrazio.

    P.S. E mi ha fatta pure ridere…il fucile a pompa..se vogliono “aiutare”anche me, La chiamo. Mi raccomando! 🙂

  34. Livio Cadè Staff

    Bisognerebbe anche ricordare quei giovani che non hanno ancora la maturità sufficiente per capire e scegliere consapevolmente.
    Potremmo trovare razionalmente delle attenuanti anche per loro.
    Tuttavia…mi è difficile contraddire Lupo nella Notte e il suo integralismo senza entrare in conflitto coi miei stessi principi, visto che secondo me ogni essere umano è responsabile del suo destino dal concepimento alla morte.

  35. Paola

    Sto ascoltando il tg. Sul green pass. Allucinante. Allucinante. Neanche nei nostri peggiori incubi…

  36. Paola

    Con i complimenti di A. Fauci. “Italia esempio mondiale”.

  37. upa

    Dice Cadè

    visto che secondo me ogni essere umano è responsabile del suo destino dal concepimento alla morte.

    Invece, secondo me, sono pochi gli esseri umani responsabili del proprio destino e, molti, sono responsabili di se stessi come lo è un ferro da stiro.
    Non occorre essere spocchiosi aristocratici per rendersi conto che l’unica vera uguaglianza è nel diritto ad essere diversi…come dice Dante

    (Le creature)
    si muovono a diversi porti
    per lo gran mar de l’essere, e ciascuna
    con istinto a lei dato che la porti…(Paradiso, Canto primo, vv.112-114)

    La Tradizione non dice forse che gli uomini sono divise in caste?
    E le caste sono in relazione alla Conoscenza?
    Quale responsabilità potremo aspettarci da ‘macchine’ fatte con lo scopo di ubbidire e soddisfare i propri bisogni corporali..?
    Macchine umane al servizio di chi comanda, che al giorno d’oggi sono i detentori del potere materiale più gretto e..cioé: il denaro.
    Potremo biasimare chi, per legge cosmica o divina, è fatto per ubbidire..?
    Il popolo può ribellarsi solo se la pancia è vuota, mentre gli alti valori di libertà gli sono completamente estranei se non quando gli impediscono la soddisfazione che gli è propria.
    Ma anche chi percepisce di appartenere a valori superiori deve scontrarsi col popolo dentro di sé che lo trae in basso, e per diventare ciò che è, il cammino è faticoso.
    In misura maggiore o minore..siamo tutti santi, guerrieri e popolaglia..
    Quindi, invece di inorridire per le coercizioni demenziali a cui ci sottopongono gente ricca di coscienza, come un banchiere è povero di denaro, bisogna sfruttare la situazione per rafforzare il buono che poi è la libertà che ci appartiene.
    Se prima potevamo sentirci popolo per appoggiarci su una falsa uguaglianza, adesso bisogna lottare per rivendicare la legittima diversità…non ci sono più scuse.
    Se poi, chi si credeva Tamino, scopre di avere il carillon di Papageno, che gli è stato pure rubato, e si ritrova le mani nude; il tempo è propizio per il salto quantico (parola che va di moda)..e ciò che dico riguarda tutti me incluso…perché un flauto qualunque non basta..ci vuole proprio quello magico, e le parole, in certi frangenti stanno a zero.
    E’ finito il tempo della morale e delle certezze stampate; per andare avanti abbiamo bisogno del ‘rito’..del contatto con il Vero ben palpabile pur invisibile agli occhi del mondo, e solo allora ci renderemo conto che tutto ciò che avviene è sempre per il bene..anche se si presenta malissimo.
    (Sempre ringraziando il Maestro Cadé che consente nel Suo spazio la mia quotidiana predicazione)

  38. Lupo nella Notte

    Intervento pienamente condivisibile.

    > ci renderemo conto che tutto ciò che avviene è sempre per il bene..anche se si presenta malissimo

    Ne sono convinto, ed è proprio in quest’ottica che ritengo sia inevitabile per chi “vede” al di là delle apparenze che ingannano i “Vaishya” e gli “Shudra” – o perlomeno coloro i quali hanno in sé un sovrappiú delle qualità inferiori, dato che, come ricordava lei, oggi siamo tutti un miscuglio delle quattro, e raffinarsi è opera ardua, una Nigredo su scala mondiale – resistere con il massimo rigore alle blandizie, minacce, imposizioni di questo Sistema satanico che vuole solo e soltanto una cosa: la capitolazione dei piú consapevoli, l’asservimento alle sue regole nefande.

  39. Livio Cadè Staff

    A Upa.
    Responsabilità non significa consapevolezza. Significa ‘rispondere’ di ciò che si è, si fa, si pensa ecc. Se ne risponde, cioè se ne è colpevoli, che si sappia o no. Non si può scaricare su altri o su cause esterne la responsabilità delle proprie azioni, neanche se compiute in stato, di ipnosi, di incoscienza, di ignoranza.

  40. Livio Cadè Staff

    A Lupo nella Notte.
    È superfluo dire che anch’io sono giunto da tempo alle Sue conclusioni. Non può esservi solo un movente economico (‘great reset’) o l’avidità delle case farmaceutiche.
    Quello che sta succedendo diventa logico solo se si postula un disegno di controllo e asservimento totale dell’uomo, del suo corpo e della sua mente.
    E gli strumenti scelti per questo controllo sembrano essere il siero, la nanotecnologia, la teragnostica, il 5g (poi 6, 7 ecc.).
    E i ribelli vanno eliminati.
    Il resto (virus, pandemia, vaccini, tamponi ecc.) è solo un pretesto, fumo negli occhi.

    • Lupo nella Notte

      Infatti, l’unico problema è che per giungere a tali conclusioni bisogna aver superato la concezione materialistica dell’esistenza, che è proprio quella piú funzionale all’asservimento delle masse perché le mantiene in uno stato di sordida cecità, quella che gli Induisti avrebbero chiamato “avidyā”, che si potrebbe anche interpretare come l’incapacità di “vedere” la vera essenza delle cose. Per chi non lo ha fatto, comprendere ciò che stiamo tutti quanti “delirando” qui è assolutamente impossibile, purtroppo.

  41. Paola

    Lupo nella Notte.

    Grazie per il commento e gli approfondimenti.
    Sapevo delle dichiarazioni sul “software della vita” (ossimoro angosciante). Sul grafene nel liquame c’era uno studio spagnolo…oltre a dei video sul mostruoso elemento…
    P. S. Se non erro, il glutatione viene “inibito”anche dal noto farmaco che accompagna la vigile veglia funebre…

    • Lupo nella Notte

      Sí. del “software della vita” ne ha parlato Stefano Montanari, di cui è anche disponibile un’intervista su Ereticamente, anche se sui vaccini di vecchio tipo, e non sui sieri genici. Quelli erano solo una goffa “approssimazione” di quanto stiamo vivendo oggi.

  42. Paola

    * e ricordiamo anche quanto rilevato in Giappone…

  43. Livio Cadè Staff

    95 medici sospesi a Torino perché renitenti al siero.
    “I guru delle false cure”, titola il Corriere.
    Giornalisti, ruffiani schifosi.
    Ma la gente si rende conto di quello che sta succedendo?

    • Livio Cadè Staff

      “Cortigiani, vil razza dannata” suona meglio.

      • Lupo nella Notte

        Guardi, condivido visceralmente: il mio “sogno proibito” è l’allestimento di un Tribunale Speciale tutto per loro, per questi immondi prostituti della parole che hanno svilito fino a rovesciarne diabolicamente la semantica, in ciò realizzando a pieno il proposito attribuito agli arconti nel Vangelo di Filippo:

        “Gli arconti vollero ingannare l’uomo, perché essi videro che egli aveva la stessa origine di quelli che sono veramente buoni.

        Essi presero il nome delle cose che sono buone e lo diedero alle cose che non sono buone, per potere, per mezzo dei nomi, ingannare gli uomini e legarli alle cose che non sono buone…

        Perch’essi hanno deliberato di prendere l’uomo libero e fare di lui un loro schiavo, per sempre”

        Filippo, 13

  44. Paola

    L. Cadè.

    La gente? Quale gente dovrebbe rendersi conto? Gli adepti del Male?

    • Livio Cadè Staff

      Io ho ancora dei dubbi. Non capisco se la gente vede l’immoralità, l’ingiustizia, la crudeltà, la menzogna che la circonda e si adegua per opportunismo, viltà ecc., o se non capisce proprio. Se è così profondamente istupidita da non vedere.
      E non so cosa sia peggio.

  45. Paola

    Livio C.

    Se non sono adepti, ma non capiscono ancora, allora penso siano ossiuri. Tertium non datur.

  46. upa

    Se la responsabilità è disgiunta dalla consapevolezza, significa che ognuno dovrà rispondere di come sia stato in sintonia con la propria morale, fondata sull’etica che gli è propria
    Chi ha per padrone la pancia, dovrà rendere conto a lei delle sue azioni; chi invece ha lo Spirito, dovrà rendere conto del motivo per cui ha ceduto alla pancia ..e chi invece ha i ‘diritti universali’ del padrone di turno nelle vesti dello stato etico (si fa per dire), dovrà scolparsi di fronte alla sua debolezza che mette a rischio la salute di tutti..come per esempio, non vaccinarsi.
    E’ indubbio, e la maggior parte della gente lo crede, che l’etica di comodo stabilita dai potenti sia sacrosanta, (è geneticamente orientata per farlo fin da quando sono esistite le prime comunità umane) e considererà il vaccino giusto e legittimo, il non farlo una pigrizia ingiustificabile, e il green pass un aiuto sacrosanto che aiuta l’esercizio del dovere..
    Che ognuno sia responsabile di se stesso, è vero: anche se mi colpisce una tegola è colpa mia in quanto ci sono passato di sotto..,ma le fonti di riferimento per questa responsabilità sono diverse e in contrasto, se non unificate dalla Coscienza..(superiore al corpo e all’anima).
    Organismo sociale e umano sono simili: esiste una gerarchia di funzioni, dove la Coscienza [ sarebbero i governanti responsabili dei fini ultimi e di quelli prossimi, (il famoso potere materiale e autorità spirituale)] dovrebbe comandare per il bene di tutti..fondando un’etica volta a nutrire Spirito, anima e corpo..in pace e armonia.
    Ma ciò non avviene: chi è il responsabile.?
    L’élite satanica? I Tempi..? Il popolo? Io..?
    Responsabile è chi è uscito dai limiti imposti dalla sua natura..ed ha avvelenato con la sua presenza luoghi dove avrebbe dovuto essere bandito..
    Ogni volta che non facciamo quello che deve essere fatto in accordo con ciò che siamo, offendiamo il mondo, e alla fine lo si devasta.

  47. upa

    Dice Cadé

    Io ho ancora dei dubbi. Non capisco se la gente vede l’immoralità, l’ingiustizia, la crudeltà, la menzogna che la circonda e si adegua per opportunismo, viltà ecc., o se non capisce proprio. Se è così profondamente istupidita da non vedere.
    E non so cosa sia peggio

    Posto che non è facile fare una graduatoria, penso che la la platea di stupidi sinceri e di furbi corrotti, sia equanimamente divisa..
    Ma gli stupidi sinceri non sono condannabili, suonano lo spartito sbagliato che gli è stato dato.
    Il furbo corrotto invece sa che dovrebbe suonare un’altra musica, perché se la furbizia non è disprezzabile in sè, al servizio della corruzione invece lo è perché nega l’Ordine dell’Universo…e se gli scandali sono inevitabili, guai a chi li commette.
    Corrotto, corruttore, e chi lascia fare per accidia, sono tutti tre colpevoli..
    e tutti e tre necessari affinché il delitto si compia..
    Il quaternario si completa con le masse che stabilizzano l’infamia, e sono la materia bruta che si plasma dall’alto.
    La cattiva notizia è che la corrosione dovrà spingersi fino alle estreme conseguenze, e lo vediamo..
    La buona notizia è che arrivati al punto finale dove non ci sarà più niente da corrompere..la desolazione aggredirà se stessa e l’Ordine legittimo si ricreerà perché era solo oscurato..
    Teologicamente è l’intervento della Vergine che schiaccia la testa al serpente,, metafisicamente è il punto in cui la compressione della Verità sarà così intensa che la menzogna non potrà più contenerla..ed esploderà inondando tutto di Luce..
    I corruttori si corromperanno tra di loro e i corrotti saranno dispersi..
    Prepariamoci a trovare posto nel nuovo mondo…accordandoci nel modo giusto..

  48. Lupo nella Notte

    Solo una semplice segnalazione perché attinente con quanto si diceva ieri a proposito dei sieri genici; ancora prima della pandemenza l’ANSA aveva già annunciato in pompa magna le imminenti meraviglie al grafene:

    https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2019/05/12/fiocchi-di-grafene-controllano-lattivita-del-cervello-_d1824ebb-f0a8-44bb-bf43-e3469372115c.html

  49. Paola

    Lupo nella Notte.

    La Sissa…nel maledetto posto in cui abito…città della scienza…mi hanno sempre angosciata i vari poli scientifici qua. Ce ne sono di diversi..

  50. Paola

    Lupo nella Notte.

    Ho una strana sensazione, che non mi piace. Ma non c’entra con quanto detto sopra. È altro…basta.

  51. Paola

    Lupo nella Notte.

    …volevo ringraziarLa da tanto tempo. Lei è stato il primo con cui “ho parlato”, qui, un anno fa. Mi aveva colpito un Suo commento, una frase, che mi portò ad aprirmi, a parlare di un evento doloroso e, allo stesso tempo, di un lascito di libertà. Ricordo ancora la Sua risposta.
    Grazie. Un forte abbraccio.

    • Lupo nella Notte

      Gentile Paola,

      ricordo anch’io quell’episodio, l’ho avuto sempre presente ogni volta che le ho risposto. La ringrazio io per essersi aperta potendosi cosí almeno in parte liberare di un peso.

      Condivido l’ostilità per i centri di ricerca scientifici, ormai vero e proprio ricettacolo di quanto di piú antiumano si “coagula” nel mondo. Vere porte infere dalle quali emergono le orde di Gog e Magog. Già tutto scritto, ma vanamente, per la gran maggioranza della gente. Ma cosí dev’essere.

      Apprrendo oggi che lei vive in una città che mi è molto cara, che si lega a personali ricordi agrodolci, e cui mi sono sentito sempre legato senza neppure saperne perché, ancor prima di approdarvi, solo qualche anno fa. Non è ovviamente un caso che lei l’abbia non-nominata qui. Non la maledica, anch’essa è prigioniera di questo mondo. Mi auguro di poterla rivedere, un giorno.

  52. Lupo nella Notte

    Ho dimenticato di aggiungere una cosa: ricambio l’abbraccio.

  53. Livio Cadè Staff

    Rispondo al signor Manuele.
    La libertà non dipende dal piacere. Un lavoro dipendente resta una servitù anche se dà piacere. Confondere piacere e libertà è in effetti una delle colpe fondamentali del nostro tempo.
    Certo potremmo dire, come sembra faccia Lei, che il lupo che va a caccia o il gregge che si cerca un un pascolo ‘lavorano’, ma sarebbe un’evidente forzatura di senso.
    Lei insiste nel dire che Cristo s’è sbagliato. Io insisto nel dire che si sbaglia Lei riducendo l’immagine evangelica a osservazione etologica, rifiutando di vederne il senso reale.
    Se io dico “sano come un pesce”, Lei capisce cosa intendo. Ma un veterinario dirà che anche i pesci si ammalano…

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