Tortura – Livio Cadè

Tortura – Livio Cadè

Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.
(Èlie Wiesel)

Universalità della tortura

Gli indiani d’America venivano abituati fin dall’infanzia a sopportare il dolore fisico e a infliggerlo. Sappiamo da fonti affidabili che era usanza comune in certe tribù, come tra i famigerati Apaches, sottoporre a sofferenze inenarrabili i prigionieri, spesso inermi coloni. Questa crudeltà, priva di alcuno scopo pratico, costituiva parte integrante della tipica fierezza, o ferocia di quella gente. L’uomo ‘civilizzato’ trova difficile giustificare costumi tanto barbari. La tendenza comune è di condannarli con raccapriccio. Oppure di spiegarli razionalmente con l’idea del ‘selvaggio’ o della condizione psicopatologica.

Questo è in fondo un tentativo di negare la natura universale della tortura, la sua regolare presenza nella storia dell’uomo e della civilizzazione. E forse anche di negare quelle componenti della psiche umana che oggi si definiscono ‘sadiche’ e che convivono in ogni uomo a stretto contatto con le più nobili istanze etiche e religiose. Lo stesso cristianesimo ha incarnato questa drammatica e paradossale ambiguità. È noto che la Chiesa, per difendere la purezza di una dottrina d’amore e di perdono, ha per secoli ammesso la tortura come strumento di indagine nella valutazione di sottili questioni metafisiche e teologiche. I tribunali dell’Inquisizione e figure come Torquemada (nomen omen, visto che la parola ‘tortura’ deriva dal latino torquere) gettano un’ombra sinistra sulla storia del cristianesimo. Ed è certo che gli invasori cristiani, veleggiando verso il Nuovo Mondo, portarono con sé la loro raffinata arte dei tormenti.

Fin dal XVI secolo i conquistadores perpetrarono atti di violenza orripilanti contro le popolazioni occupate. In seguito, i soldati messicani o anglo-americani, in perenne conflitto con i nativi, non lesinarono le atrocità. È difficile dire se gli ‘indiani’ appresero da tali maestri i loro efferati metodi di tortura o se li avessero sviluppati autonomamente già prima della colonizzazione. Su tale questione si può solo congetturare.

È indubbio però che le varie ‘tribù’ cattoliche approdate là – gli eruditi gesuiti, gli eloquenti domenicani (domini canes), gli umili francescani, tutti esperti inquisitori – avevano grande familiarità con l’uso dei tormenti. Gli interrogatori cui erano soliti partecipare non avevano nulla da invidiare alle più strazianti pratiche delle tribù indigene. La razza bianca, del resto, ha sempre praticato la tortura, e credo che lo stesso si possa dire in generale di ogni civiltà. Perché è la violenza che regola le relazioni tra gli uomini, e la tortura è semplicemente l’esito estremo di una normale consuetudine.

La tortura può avere caratteri fisici, mentali, morali. Può avere finalità pratiche, politiche, giuridiche, religiose, o limtarsi a forme di piacere morboso. Tutti torturiamo e veniamo torturati. I genitori torturano i figli, gli insegnanti torturano gli allievi, gli amanti si torturano reciprocamente, Dio tortura chi ama e predispone per i peccatori impenitenti eterni supplizi, la natura ci infligge infiniti dolori, e ogni uomo passa gran parte della sua vita a tormentare sé stesso.

È significativo che proprio uno strumento di tortura, la croce, sia il simbolo della civiltà occidentale. Tale fatto ci ricorda per altro la crudeltà dei supplizi in vigore nella nobile civitas romana. Il diritto romano prevedeva la tortura (quaestio) negli interrogatori. Secondo alcuni tale procedura era riservata ai soli schiavi. In realtà, anche se in misura minore, gli stessi liberi ne facevano le spese, nonostante si sollevassero a riguardo alcune controversie giuridiche. Ma nelle moderne democrazie, dove vige l’égalité,  tali difficoltà non hanno più ragion d’essere, e ognuno ha lo stesso diritto d’esser torturato. Di fatto, non v’è dubbio che anche in quegli Stati in cui è stata teoricamente abolita, ancor oggi si ricorre alla tortura. Come direbbe il Beccaria, “è una crudeltà consacrata dall’uso”.

Bisogna porre tuttavia una netta distinzione tra l’uso della tortura come atto rituale o come strumento giuridico. Nel primo caso può rispondere a una finalità sacra. Nel secondo si riduce a forma violenta di persuasione per estorcere una confessione e giungere alla ‘verità’ in un procedimento giudiziario. Il rapporto tra la tortura e l’affidabilità di una confessione è materia complessa. Già Quintiliano, molto prima di Beccaria e degli illuministi, riconosceva l’incertezza di tale procedura: “mentietur in tormentis qui dolorem pati potest, mentietur qui non potest”. Chi sopporta il tormento mente, e chi non lo sopporta mente lo stesso. La tortura sembra quindi pregiudicare a priori l’accesso alla veritas cercata, anche se, in realtà, la relazione tra il tormento e la sincerità di una confessione è più sottile e complesso.

Il testo del Beccaria sui delitti e sulle pene, nega l’utilità della tortura come strumento d’escussione. De Sade, suo contemporaneo, ne riscopre l’utilità come strumento di piacere. Ma, prescindendo da calcoli utilitaristici, si può rifiutare la tortura a priori, semplicemente per ragioni etiche. Tranne accorgersi poi che può tornare utile in certi casi. Per esempio, per cavare da un terrorista informazioni utili a sventare un attentato e salvare così la vita di tanti innocenti. Allora capita che anche l’uomo ‘mite’ non sappia resistere alla tentazione di giustificare una pratica così disumana. E a poco serve ricordargli che tali sistemi lo rendono simile al male che vuole combattere.

Di fatto, a molti di noi sembra giusto che, laddove non sia turpe sfogo di passioni, la tortura venga ammessa per un senso del dovere, per difendere un ‘bene comune’, per un ideale ‘altruistico’. Queste ragioni ci autorizzano a sacrificare i nostri scrupoli morali. Siamo pronti, per assolvere la nostra missione di bravi cittadini, a trasformarci in carnefici e in torturatori. E in occasione di guerre o rivoluzioni, è sconcertante vedere quanto rapidamente, come per un eccezionale processo alchemico, persone ‘normali’ si trasmutino in assassini e ‘giustizieri’.

Perché si realizzi questo processo di trasmutazione interiore è necessario cristallizzare in sé un’immagine del Nemico, fare di qualcuno lo spettro oscuro che incombe su di noi e ci minaccia, entità astratta in cui confluisce l’intima essenza del Male. L’attività psichica che porta alla cristallizzazione del nemico è in fondo il rovesciamento speculare di quel fenomeno che Stendhal pone all’origine dell’amore erotico. Miscuglio di fantasie, paure e rappresentazioni fallaci. Una volta realizzata quest’opera di cristallizzazione, ogni violenza nei confronti del Nemico verrà giudicata necessaria, giusta, doverosa, e riscuoterà l’approvazione della comunità.

La violenza sul Nemico viene percepita come fondamento del benessere sociale. La tortura stessa diviene rimedio legittimo e purificante. Si può usare qualcuno come capro espiatorio o sacrificarlo per ricavarne un vantaggio comune. Così, i soggetti sospettati di praticare ‘magia cattiva’ venivano bruciati a fuoco lento dagli indigeni americani per espellere da loro quegli spiriti malvagi che potevano nuocere alla tribù. Per lo stessa ragione la Chiesa mandava al rogo streghe ed eretici. I dissidenti politici venivano mandati dai comunisti in Siberia. I non vaccinati vengono oggi lasciati senza lavoro. A prescindere dalle varie forme ufficiali che può assumere, la tortura viene interpretata come misura necessaria a difendere gli interessi di una maggioranza.

La storia tramanda innumerevoli esempi di brutalità compiute con le migliori intenzioni, a fin di bene. Prima che il cristianesimo ne abolisse i costumi pagani, varie popolazioni europee praticavano regolari forme di supplizio per ingraziarsi gli Dei o gli Spiriti della natura. Gli antichi Celti costruivano gigantesche sagome umane in vimini, vi rinchiudevano persone e animali e accendevano grandiosi falò. Mentre gli sventurati venivano arsi vivi, la popolazione danzava festosa e copriva le urla disperate con canti di gioia. Tale consuetudine, che a occhi moderni può apparire barbara, si è persa nel tempo. Le feste di primavera che ancora pochi secoli fa si svolgevano nelle zone rurali del Nord Europa si limitavano ad arrostire gatti vivi chiusi in un sacco, pallido residuo della maestose celebrazioni del passato.

I sacrifici umani, volti a propiziare il raccolto, erano comuni a tutte le arcaiche civiltà contadine. Le persone venivano maciullate e sparse come concime sui campi, impalate, tagliate a fettine e mangiate vive. Il supplizio doveva essere lento e terribile. Le lacrime della vittima erano infatti auspicio di pioggia. Si direbbe che tali riti rispecchino la crudeltà della natura, la sua indifferenza al dolore e alla morte. O che, come rimedi omeopatici, tentino di esorcizzare con l’orrore ataviche paure.

La fede in un rapporto simpatetico tra simbolo e realtà sostiene tali cerimonie e ne promette l’efficacia. Seppellire vivo un uomo, come il seme del grano, decapitarlo come una spiga matura, scuoiare una vergine e indossarne la pelle, allegoria di una natura intatta che muore e rinasce, sono atti con cui si fa pressione sulla realtà. Questa visione permea anche il pensiero religioso. Nell’offerta di carne e sangue del banchetto eucaristico, nella crocifissione e resurrezione, si scorgono i riflessi di quei primordiali rituali magici.

Credenze magiche si traducono in ossessioni nevrotiche, in gesti scaramantici, in formule apotropaiche e preghiere di uso comune. Ogni epoca ha le sue superstizioni, anche la nostra era scientifica, che spiega gli eventi naturali non con l’arbitrio degli Dei ma con cause fisiche e leggi meccaniche. Eppure, anche in questi giorni, vediamo persone camminare da sole sotto la canicola o restar chiuse in macchina col volto coperto da una maschera, per paura di fantomatici virus, come di misteriosi demoni dell’aria.

Non so se spargere il sangue o le lacrime di qualcuno rendesse il terreno più fertile. Non discuto il valore di simili credenze, che mi paiono né più né meno razionali delle nostre. Ma se penso alle vittime di quelle antiche superstizioni, sono scosso da uno sconcerto di raccapriccio e da pietà. Tuttavia, non abbiamo il diritto di giudicare abominevoli quei costumi. I druidi agivano a fin di bene, convinti di assicurare il cibo alla comunità. Come dice il sommo Sacerdote: “voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo”.

Di questa efferatezza con intenti umanitari è piena la storia. La gente veniva data in pasto alle belve per offrire al pubblico un piacevole diversivo, gli eretici erano condannati al rogo per estirpare le false dottrine, i magistrati torturavano gli indiziati per conoscere la verità e la folla sgomitava nelle piazze per godersi lo spettacolo di individui squartati o arrotati. Noi sganciamo bombe e bruciamo intere città coi loro abitanti per portar pace e democrazia.

Non chiudiamo più dodici gatti in un sacco per cuocerli vivi in piazza a primavera, ma ogni giorno in un laboratorio, indossato un camice bianco, seviziamo migliaia di cani e gatti con metodico sadismo. Se le grida turbano il nostro animo sensibile, tagliamo loro le corde vocali. Possiamo così brevettare farmaci che servono a incrementare gli utili di qualche multinazionale. E siamo convinti che gli orrori degli allevamenti e dei mattatoi valgano il piacere di una bistecca. Mi chiedo dove sta la differenza, se non nella nostra più evoluta tecnologia.

Alla fine, dietro le nostre nefandezze immaginiamo sempre una buona causa. Il cinico dirà che questa umanità, stirpe di carnefici e di macellai, è incurabilmente egoista e malvagia. Troverà una giustificazione politica ai massacri, una spiegazione antropologica agli stupri di guerra, metterà la sua brutalità nel conto dell’evoluzione. Ma se guardiamo la storia umana, questa sequela di follie e violenze, se la osserviamo e lasciamo che il cuore sia giudice, sentiamo che tutto questo è disumano.

L’anima che in noi si ribella e rifiuta i furiosi inferi della nostra natura, coglie un’istintiva verità: questo uomo non è più umano. Qualcosa ne ha alterato lo stampo originale. Avidità, collera e paura, senza i freni dell’istinto, diventano nell’uomo demoni che lo spingono a eccessi brutali. Questo essere debole e inerme, che non ha zanne né artigli, né forza, né velocità, è diventato il più spietato e temibile dei predatori. Egli preda ogni cosa, compresi i suoi simili e sé stesso.

L’uomo ha eretto una società da incubo, basata sul culto della forza e di idoli feroci, dove il più debole è sopraffatto e freddamente immolato. La luce della sua coscienza è stata incatenata, la sua parte oscura prevale. E chi, guardando alla società attuale, dicesse che ci siamo liberati di quei fantasmi maligni, cadrebbe vittima di un grossolano trompe-l’œil, della pomposa e vuota retorica sui valori democratici e liberali della nostra società.

Se guardasse più a fondo, vedrebbe che siamo circondati dalla violenza oggi come sempre. Non ce ne accorgiamo perché colpevolmente la rimuoviamo dalla coscienza. Ma la nostra crudeltà fa brace come il fuoco sotto la cenere, aspettando un pretesto per divampare. Aspettiamo solo che una nobile causa, un ideale, un valore, ci permetta di scatenare le nostre forze infere, di liberare quelle pulsioni che l’ipocrisia della nostra società cerca di nascondere con operazioni di cosmesi morale o religiosa.

La tortura a Vaccilandia

Per conferire al discorso un carattere d’attualità basterebbe guardare al nostro Paese, l’ex Repubblica italiana, oggi annessa al Regno di Vaccilandia. È infatti evidente che il montante fanatismo vaccinale ci spinge ormai non solo a vertici assoluti di stupidità ma anche verso nuove forme di tortura e di persecuzione. Vaccilandia è infatti un luogo dove ti possono regalare un gelato, un biglietto per la ruota panoramica o il labirinto degli specchi, purché ti vaccini. Ma dietro questa sorridente bonomia allignano la falsità e la violenza. E non puoi farti scudo della legge, perché a Vaccilandia la legge stessa è fonte di illegalità.

Non esiste più una Repubblica fondata sul lavoro, dove il popolo è sovrano, ma un Regno fondato sul vaccino, dove il popolo non conta nulla e la vecchia Costituzione viene calpestata con assoluta noncuranza.  Il valore del ‘lavoro’ come fondamento della società è stato sostituito dal valore della ‘vaccinazione’, al punto che si impedisce di lavorare o di avere una vita sociale a chi non si vaccina.

È questa la tortura che si è deciso di infliggere ad alcuni soggetti la cui unica, presunta colpa, è di essere ‘asintomatici’. Lo scopo del supplizio pare sia procedere a una purificazione magica della società o alla creazione di una nuova razza umana. E la buona riuscita del rituale comporta nuovi olocausti e sacrifici, dolorose cerimonie propiziatorie, celebrazione di misteri e azioni apotropaiche di vario genere. La teatrale rappresentazione di una ‘pandemia’ ha fatto da sfondo e da pretesto ideologico per poter applicare i protocolli di una lunga e inesorabile tortura.

Non dobbiamo tuttavia nasconderci l’oscura complicità tra il carnefice e la vittima. Il torturatore ha convinto il torturato ad accettare la sua sofferenza come una necessaria catarsi. Da un lato ha stimolato in lui quel torbido masochismo che porta molti a godere nel sottomettersi e nell’ubbidire. Dall’altro, ha favorito l’adesione e il consenso della massa cristallizzando nel subconscio collettivo un valore supremo e indubitabile.

A tal proposito, ho ripensato alle parole di Nicolai Hartmann: «Ogni valore – una volta che ha acquistato potere su di una persona – ha la tendenza di erigersi a tiranno esclusivo dell’intero ethos umano, ed invero alle spese di altri valori, anche di quelli che non gli sono diametralmente contrapposti». Bisognava dunque indurre nella gente di Vaccilandia una cecità o indifferenza per i valori che non fossero direttamente connessi all’ordo vaccinalis.

Tali valori, come la libertà o il lavoro, andavano cancellati per non offuscare la totale supremazia del Valore Unico. E chi non ha accettato questa egemonia del ‘Vaccino’ nella gerarchia dei valori è stato additato come eretico, meritevole d’esser dato alle fiamme. Si spera per ora solo metaforicamente. Ma non è escluso che si arrivi prima o poi al “fiat vaccinus, pereat mundus”.

Perché il ‘Vaccino’ non è più semplicemente un farmaco finalizzato a una profilassi medica. Questa sua natura pragmatica, cioè la sua capacità di immunizzare le persone, di salvarle dal rischio di contagiare o di essere contagiati, la sua sicurezza e la sua utilità, sono state ampiamente smentite dai fatti. Ma la sua inefficacia o la sua dannosità non hanno rilevanza, perché il ‘Vaccino’ non è più un mezzo ma un fine. Si è saldamente insediato nella mente delle persone come entità metafisica. Non va giudicato dall’esperienza e messo alla prova dai fatti, ma è simbolo di una trascendenza in cui aver fede.

In quanto ‘Bene Sommo’, è ormai un’ammorbante illusione, uno di quei principi astratti in nome dei quali si commettono di solito orribili massacri. Taine osserva che fu proprio invocando valori come la libertà e la fraternità che i Giacobini instaurarono «un dispotismo degno del Dahomey, un tribunale simile a quello dell’Inquisizione, con ecatombi pari a quelle dell’antico Messico». Trovo quindi enormemente rischiosi per la pace sociale i continui e ossessivi panegirici sul Vaccino come Valore assoluto.

In tal senso reputo pericoloso e scandaloso che un sedicente Pontefice parli della ‘vaccinazione’ dapprima come di un ‘dovere etico’ e poi, inerpicandosi sulle vette di uno zuccheroso romanticismo, lo definisca addirittura “gesto d’amore … amore per sé, per i familiari, gli amici, per tutti i popoli della terra”. Quasi a unire tutte le genti in un amoroso ed ecumenico abbraccio vaccinale. “Modo semplice ma profondo di promuovere il bene comune, di prenderci cura gli uni degli altri … forma di carità personale che contribuisce a creare un futuro migliore”. Ricordo che non stiamo parlando delle opere di misericordia del Beato Cottolengo ma di un intruglio sperimentale dai dubbi effetti.

Parole apparentemente vuote, fumosità retoriche, che in realtà celano un altro e ben diverso messaggio. Ed è strano che nessuno colga nelle affermazioni di questo mellifluo figuro, subdolo più che ingenuo, i germi della falsità e della violenza che vi sono nascosti. D’altro canto, non stupisce che un gesuita sappia ben dissimulare le intenzioni e il senso delle parole che usa.

Così, nessuno trova strano che l’inocularsi un siero venga assimilato all’amore, cioè al valore fondante della dottrina del Cristo. Ma è evidente che identificare quest’atto farmacologico con la carità cristiana implica che chi non lo compie si esclude da sé dalla dimensione del Bene. Diventa un pagano, un infedele, un eretico. Le affermazioni di questo Papa posticcio, di certo non ispirato dallo Spirito Santo ma da qualche consorteria di malaffare, nascondono quindi l’appello a una Santa Crociata in nome dell’amore, ossia del ‘Vaccino’, contro chi ancora rifiuti i dogmi della Chiesa vaccinale e il suo messaggio di salvezza.

Non a caso il cosiddetto Pontefice evita ogni riferimento alle abominevoli leggi razziali con cui il regno di Vaccilandia vuol colpire i non vaccinati. Non una parola o una preghiera viene sprecata in favore di tutte quelle famiglie che resteranno senza lavoro, ridotte all’indigenza, solo perché non intendono far da cavie a una sperimentazione incerta e pericolosa. Evidentemente, nell’ottica del Santo (sic!) Padre, tali persone rappresentano una categoria cui non è dovuto rispetto o amore perché rifiutando il ‘Vaccino’ rifiutano il Bene, chiudono il loro cuore alla Grazia.

E dato che ogni valore proietta l’ombra di un disvalore opposto, le persone renitenti al ‘Vaccino’ finiscono con l’incarnare l’odio, la mancanza di carità, il Male. A questo punto, il richiamo all’amore rivela la sua vera natura di appello all’odio, alla lotta contro chi, sedotto dal demonio, rifiuta il sacramento vaccinale, cioè rinnega Dio. Perché Dio è amore, il ‘Vaccino’ è amore, quindi il ‘Vaccino’ è Dio. Prepariamo dunque le torture e i roghi. Facciamolo per amore, per carità, per un futuro migliore.

Dobbiamo per altro ricordare che nella dottrina cristiana l’amore non è smanceria sentimentale o desiderio erotico, ma atto di sacrificio per gli altri. Quindi, si può supporre che questa grottesca imitazione di Papa, benché digiuno di cose sacre, abbia implicitamente o inconsciamente, forse tradito dalla cattiva coscienza, alluso al fatto che accostarsi al santo ‘Vaccino’ comporta un reale pericolo per la salute e per la vita. Come si spiegherebbe se no la necessità  di evocare l’aspetto oblativo, quasi sacrificale del gesto?

Su questa falsariga si pone secondo me anche l’esternazione di un importante esponente delle istituzioni politiche, il quale non ha certamente qualità di statista né di uomo politico, ma neppure lo si può credere tanto analfabeta e sprovveduto da dire con convinzione quello che ha detto, cioè che “chi non si vaccina muore”. Nessun medico, neanche in stato di ubriachezza, direbbe una simile scempiaggine. Come può dunque un uomo dello Stato farne una dichiarazione ufficiale?

I membri della Santa Commissione Scientifica non hanno tuttavia creduto necessario rettificare un’affermazione così scientificamente ridicola. Perché? A questa incomprensibile omissione c’è una semplice spiegazione. È una pura questione esegetica. Anche il governante di Vaccilandia ha infatti radici gesuitiche. Sa che le parole usate non devono appellarsi alla ragione o alla verità. Devono solo persuadere, manipolare, suscitando in chi le ascolta le opportune reazioni emotive.

Così, il suo “chi non si vaccina muore” non ha affatto natura di affermazione scientifica, e sarebbe stato  incongruo interpretarlo in tal senso, ma è in realtà minaccia e ricatto sociale. Si potrebbe tradurre: “se non vi vaccinate, io (la Legge) vi farò morire (di stenti)”. In tal modo l’insensatezza dell’equazione tra il non vaccinarsi e il morire diviene perfettamente sensata e comprensibile. E tuttavia rimane sconcertante, perché pone sullo stesso piano due realtà assolutamente sproporzionate.

Infatti, “o ti vaccini o muori di fame” è un ricatto tanto infame quanto assurdo. Perché uno, pur di non farsi una banale iniezione, dovrebbe essere tanto folle da scegliere di non aver più di che vivere, lui e la sua famiglia? E perché forzarlo a decidere in merito a un’opzione tanto paradossale? Non ha senso. Logico sarebbe dire: “vuoi morire di vaccino o morire di inedia?”. Questo è un ricatto abbastanza simmetrico. Non certo piacevole, ma logico ed equilibrato. Ma esporlo in tale forma esplicita presuppone l’ammissione che questo ‘vaccino’ comporta rischi gravi, forse mortali. Il che ovviamente va taciuto. Dunque, “chi non si vaccina muore” e “vaccinarsi è un gesto d’amore” sono entrambe formulazioni dettate dalla cattiva coscienza.

Alla luce di questa succinta esegesi, possiamo dunque supporre che i due notabili del regno di Vaccilandia, con la loro doppia ammonizione, abbiano interpretato i ruoli canonici dei due poliziotti, il ‘buono’ e il ‘cattivo’. Quello cattivo comincia minacciando di usare le maniere dure, o addirittura di spedirvi all’altro mondo, se non vi decidete a fare quello che vi chiede. L’altro interviene cercando di mitigare i toni, di condurre il reprobo al pentimento con parole più dolci, promesse di perdono, di clemenza. Perciò era necessario, dopo il bastone, la carota, dopo l’ombra della morte, il sorriso dell’amore.

E se né ThanatosEros riusciranno a convertire i cuori più induriti, si passerà alla violenza fisica, alla tortura. Non per estorcere la verità, che non interessa a nessuno, ma per piegare le menti al dogma vaccinale e costringere i corpi a cedere. Come si offriva un tempo ai primi cristiani l’alternativa tra il sacrificare agli idoli e il martirio. I più pervicaci verranno presi, deportati, forse chiusi in grandi sagome di vimini e bruciati, offerti in sacrificio di espiazione al Dio Vaccino.

Perché la nostra società si regge sulla violenza, non sull’amore e la pietà. La propaganda vaccinale ha iniettato nel cuore degli uomini il triplice veleno dell’odio, della paura e dell’ignoranza. Con l’avallo dell’autorità politica, religiosa e scientifica, con il servile aiuto dei media, si continuerà dunque a torturare. E la gente perbene approverà. Forse qualcuno, più delicato, si girerà dall’altra parte per non vedere.

Del resto, i benpensanti son sempre stati e sempre saranno conniventi con le scelleratezze del Potere, anche le più abiette. A maggior ragione l’uomo moderno, il più superstizioso e angosciato, probabilmente il meno libero tra gli uomini della storia. Uomo disumano, che non crede più all’onnipotenza e alla misericordia di Dio ma solo al potere della tecnica e del denaro, e ubbidisce ciecamente alle nuove, implacabili divinità. Non sa che essere uomini non è una questione di nascita ma una decisione.

L’uomo di vimini in cui veniamo immolati è la moderna società aggressiva e affarista. Legati mani e piedi, con il cuore e il cervello impastoiati, siamo chiusi nel gigante del Mercato, della Finanza, dei Poteri Occulti, e inceneriti. Ma è un sacrificio inutile. I grandi sacerdoti del Dio Profitto ingannano la gente promettendo rifiorenti primavere. Distruggono popolazioni intere per propiziare crescite o reset economici di cui pochi assaggeranno i frutti. Spremono lacrime a milioni di persone per far piovere denaro nelle tasche di pochissimi già vergognosamente ricchi. Più saggiamente, con onesta franchezza, i Celti bruciavano pochi uomini perché tutti avessero un po’ di buon grano.

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 22 Agosto 2021

Commenti

  1. Paola

    Un doveroso atto d’amore, un amoroso dovere? Un ripugnante atto contro natura, un rituale del Male. A cui, ormai è palese (ma lo era da tempo), vogliono piegare tutti. Torturandoci ogni giorno, ogni santo giorno. Nella lotteria dei sommersi e i salvati (chi sono i sommersi, chi i salvati?). A quando la rescissione delle corde vocali?

    • Paola

      * RECISIONE, scusate. Effetto secondario della tecnologia. E della tortura.

    • Livio Cadè Staff

      Ci sono tanti modi di ‘recidere le corde vocali’, cioè di impedire alla gente di parlare.

      • Paola

        Livio C.
        Vero…

        P.S. Per convivere con le notti insonni (altro effetto della tortura), mi affido al recupero memoriale di un mondo perduto. Stanotte pensavo al telefono duplex dei miei nonni…perennemente occupato da chi lo condivideva. E allora, si andava, con calma e garbo, a suonare il campanello. Chiedendo, per favore, di lasciare libera la linea. Un altro mondo. Perduto.

  2. Livio Cadè Staff

    Gentile Paola, Lei è ancora giovane. Io ricordo di quando per fare un’interurbana si chiamava il centralino e poi si aspettava di esser richiamati.
    Ma non vorrei perdermi negli amarcord…
    Mi chiedo piuttosto perché vi siano ancora molti che non rispondono al richiamo dell’amore… “amore per tutti i popoli della Terra”…

  3. upa

    Visto che siamo nel mondo delle bugie spacciate per verità sacrosanta, e l’informazione è la spada virtuale che dovrebbe raddrizzare gli animi storti, unita a misure fisiche per ora blande in confronto a quelle aspre del passato, mi domando, per occhiuta prudenza e previdenza, fin dove ci potremo spingere; e se i mezzi antichi potranno essere rinverditi spostando il piano del convincimento discorsivo verso approdi carnali nel vero senso del termine.
    La domanda non è di poco conto: nessuna misura fin qui presa ha valore estremo e, per ora, sembra evocare supplizi, come mostrare gli strumenti di tortura per ravvedere e, almeno per il momento, non usarli.
    Anche la terribile minaccia del licenziamento, per ora, è solo tale, e visto che la nostra società non ammette il morire di fame, cosa poco green, penso che alla fine ci sarà un’accomodamento venale unito a condanna sociale che possa salvare il corpo del reprobo ma non le sue soddisfazioni sociali.
    Spinta la situazioni agli estremi potremo arrivare a un reddito di sopravvivenza che castighi moralmente ma salvi spiritualmente, come punizione esemplare, e spero che non si vada oltre.
    Più che un’aggressione fisica vedo una molesta guerra di scartoffie, di pratiche, di circolari e avvocati che possono debilitare l’anima dei più sensibili, ma possono essere anche un temprare al combattimento burocratico, che può uccidere, ma anche ossigenare menti stagnanti in una vita sempre uguale, che viene smossa senza tanti complimenti.
    Ma è difficile prevedere mosse logiche, quando la logica, nei suoi contenuti, non c’è più; tutto è possibile, e anche le probabilità non hanno appigli di buonsenso invalicabili.
    Insomma..la vera domanda è: arriveranno a vaccinarci per forza?
    Finché l’obbligo vaccinale non c’è, la guerra contro il male è solo psichica ( comprendendo le noie e i fastidi come ripercussioni fisiche che si modulano con la nostra capacità a tollerarli).
    Ma visto che pure arrovellandomi di considerazioni non posso avvenire a un risultato certo e che per vivere abbiamo bisogno di certezze, mi rifugio nell’Essere come pilastro certo e da lì, guardo a cosa succede sotto senza meravigliarmi troppo, e trovo quella sicurezza che nel mondo reale è ormai scomparsa.
    Lo Spirito ormai è l’unico luogo inattaccabile se non da noi stessi, e il ‘pensiero’ mi placa..almeno per un po’…prima che ricominci la giostra delle brutte figure che ci ammorbano.

    • Livio Cadè Staff

      Formalmente non siamo ancora giunti a torture fisiche in senso tradizionale (anche se quell’infermiera che minacciava i non vaccinati di far loro 10 punture prima di trovar la vena dimostra già una chiara tendenza in tale direzione). Però vi sono altri tipi di tortura, di vessazione, angheria.
      E la sospensione dal servizio senza alcuna retribuzione cos’è, se non un metodo di tortura? Un modo per piegare con la violenza la volontà delle persone e la loro libertà. È una misura infame spacciata ignobilmente per ‘tutela della salute pubblica’.
      Quali altre misure (fisiche o psichiche) di prevaricazione e di coercizione violenta verranno escogitate, è difficile prevedere. Ma non è difficile immaginare che la violenza aumenterà ancora.
      I torturatori non sono mai mancati. Anche se oggi sembrano persone per bene.

      • Paola

        Infatti. Di persone sospese senza stipendio ce ne sono, eccome se ce ne sono. Angherie pure. Ho appena visto la foto dei dipendenti-sorci di una nota ditta svedese, mangiare sul marciapiede, in pausa pranzo. Splendido, in inverno, poi, un sogno. Per non parlare degli eroi, degli angeli danzanti in corsia. A parte il caso citato, ne ho lette di perle…Verificate e segnalate anch’esse. Ma non è consolante.

  4. lorenzo merlo

    Posseduti dall’io, separati dagli altri, al centro del mondo contingente, affermiamo giudizi, attribuiamo colpe, responsabilità.
    L’altro diviene oggetto.
    La sua identicità con noi, dunque la consapevolezza della sua pena e del suo dolore scanisce di umanità, permettendo di riconfigurare l’altro come anonimo nemico.
    In quanto tale, ci genera pena e dolore e in quanto oggetto non sorge difficoltà alla sua sopraffazione.

    Nel dominio dell’io, non c’è scampo all’odio.
    Oltre i suoi confini, dentro la sua emancipazione si passa all’amore.

    • Livio Cadè Staff

      Non è necessario odiare per torturare. Basta la mancanza di compassione, l’essere indifferenti al dolore altrui. Oppure il trarne piacere. Ma anche in questo caso l’odio non serve, può anzi rendere meno razionale ed efficiente la tortura. I boia non odiavano affatto le persone che arrotavano o che torturavano. Facevano diligentemente il loro lavoro. Non è l’odio il problema più importante quanto la mancanza d’amore, cioè di empatia con altri esseri. Anche perché l’odio è una passione, richiede energia. La mancanza di pietà è invece una forma di inerzia, di molle ottusità. Quelli che oggi vogliono sterminare le persone non lo fanno per odio. Per loro sono numeri. E non si può aver compassione di un numero.

  5. Paola

    Sembra che se non si raggiungerà l’ 80% di marchiati (poi sarà 85% poi 90%…vogliono tutti), ci sarà l’obbligo. Io sono posseduta dall’io, senza alcun timore a dirlo, attribuisco pure colpe e responsabilità, affermo giudizi. E amo tanto il film “Un borghese piccolo piccolo”.

    • Livio Cadè Staff

      “Obbligo vaccinale … e carabinieri a casa di chi non lo vuol fare”…
      Spero che qualcuno si opponga a questa progressione di violenza, di corruzione e di menzogne, che ci sta conducendo verso un baratro…

      • Livio Cadè Staff

        Capisco anche le buone intenzioni della battaglia all’io condotta dal signor Merlo. Ma, a differenza di quella figura anticristica seduta in Vaticano, non mi chiedo “chi sono io per giudicare?”. Mi chiedo semmai “chi sono io per non giudicare e per perdonare chi tortura me e i miei cari?”.
        Un uomo-Dio potrebbe capire e perdonare tutto. Io, che sono ancora in prevalenza uomo, capisco poco e quel poco non mi consente di perdonare i responsabili e i complici di questa operazione diabolica.

        • Paola

          Non solo non perdono. Spero in altro.

          • Livio Cadè Staff

            Mi par di capire che Lei li vorrebbe torturare. È comprensibile. Io mi accontenterei di vederli cancellati dalla faccia della terra. Però un po’ in fretta, prima che portino altre sciagure. Ma cerco anche di accettare il destino. Noi abbiamo la vista corta. Non sappiamo cosa potrà nascere da questa tremenda Iniquitas…

  6. Paola

    Un traditore di Ippocrate, ex dirigente di nota agenzia europea, ha parlato di “ultima chiamata” per i no-marchio, poi obbligo. Ultima chiamata? Attenzione, attenzione, prego. I passeggeri…Che i pensieri di molti diventino forma. E che forma.

  7. Stefano

    “Se entro il 15 settembre non saremo all’80% dei vaccinati dovremo valutare l’obbligo vaccinale“: lo annuncia il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Si alza sempre più la soglia, proprio come da manuale di tortura ma su scala più ampia, si testano i limiti fisici e mentali del torturato, si affondano le dita nelle piaghe, viene testato anche l’effetto sulla supina maggioranza dell’opinione pubblica… La differenza con il passato pre-moderno è clamorosa: infatti l’uomo tradizionale rinchiudeva la tortura e quindi la violenza(anche quella sugli animali e la natura) dentro un ben preciso recinto , sapendo benissimo come fosse inestirpabile, la sacralizzava catalizzandone anche gli istinti più bassi che fermentavano nella società che in questo modo venivano indirizzati e circoscritti dal singolo atto rituale… Nella società moderna e ancora di più post-moderna invece la violenza diviene sistematica e fredda produzione industriale, il capitalismo bio-politico rende la tortura semplicemente una produzione di massa, come in un gigantesco allevamento intensivo, così come avviene in ogni ambito del mercato globale; la tortura circola a tutti i livelli della società magari con gradi diversi di intensità inversamente proporzionali alla posizione sociale… Insomma siamo tutti torturati e torturatori in misura diversa, e lo Stato non è altro che un amministratore di violenza, subordinato egli stesso ad organismi trans-nazionali che ne detengono il monopolio, proprio come avviene per ogni aspetto della società mercantile… P.P.Pasolini ci aveva visto giusto quando parlava di “anarchia del potere” e “manipolazione dei corpi e delle coscienze” da parte del capitalismo consumista che nulla ha da invidiare anzi supera in ogni aspetto qualsiasi regime tirannico che l’uomo abbia conosciuto, solo il capitalismo è stato in grado infatti di compiere una “mutazione antropologica” di questo genere, post-umana direi ormai… Anche la reificazione del corpo fa parte di questa visione , l’essere umano mercificato non ha più alcun valore in quanto uomo ma solo in quanto prodotto di consumo e consumatore allo stesso tempo, il vaccino deve diventare il tuo codice a barre, se non lo possiedi non puoi essere una merce, non puoi essere acquistato o venduto… Insomma un totalitarismo della “ragione” illuminista e dell’indifferenza all’umano, del resto il liberalismo è l’unica ideologia giacobina ad essere sopravvissuta, ad essere uscita vincitrice dal ‘900, ed il sadismo rappresenta una parte importantissima di questo sistema, unita ad un millenarismo scientista supportato a sua volta da un neo-spiritualismo trans-umano, la contro-tradizione di questi tempi ultimi è definitivamente pronta… corpo, anima e “spirito”, vorrebbero appropriarsi di tutti e tre gli ambiti, ma nell’ultimo caso l’accesso gli è precluso per natura, quindi chi è saldo nel proprio Se superiore possiede una barriera insormontabile per loro, ed è questa la trincea da difendere, ormai la nostra unica possibilità di continuare a sopravvivere come uomini degni di questa forma, a livello collettivo mi spiace ma sono molto pessimista e non credo ci siano più “isole felici” in giro per il mondo, al massimo qualche sano eremita o piccole comunità di eretici che hanno trovato un “punto cieco” nel panopticon globale…

    p.s La ringrazio Livio Cadè per i suoi scritti, la leggo sempre anche se non commento mai visto che avrei ben poco da aggiungere alle sue parole, ringrazio anche tutti i commentatori abituali in particolare Paola che offrono sempre molteplici spunti di riflessione ulteriori.
    Cordiali saluti.

    • Livio Cadè Staff

      Gentile Stefano, La ringrazio del Suo commento, di cui condivido ogni parola, anche le virgole…
      Il ‘punto cieco’. Sì, è la nostra unica speranza.

  8. silva silvestri

    Forse tutti sapete che in questi giorni vengono allestiti campi di concentramento in ogni regione, con il pretesto delle “emergenze” che teoricamente dovrebbero essere solo dovute a disastri naturali – ma orami viviamo in un paese in cui la sola legge che vale è quella del più forte e spietato. E, benché siano finalizzate alle emergenze naturali, queste strutture sono circondate da elevate barriere di filo spinato, e contengono container con angusti alloggi, mi riferisco in part. a quella che è in allestimento presso Verona. E’ vero che in questi campi non possono essere “ospitate” milioni di persone, ma è anche vero che forse, ecco, non ci si potrebbe vivere a lungo, e quindi nel giro di qualche tempo questi campi garantirebbero il passaggio – o anche il trapasso- di molta, molta gente. Io consiglierei a chiunque di noi di lasciare questo paese perché temo che, una volta in piena situazione balcanica, rimpiangeremmo di non esser nati in Corea del Nord. Per conto mio, mi trovo intanto a dover lasciare il lavoro, ma purtroppo, ignara di idiomi stranieri e di tecniche di sopravvivenza, disadattata, indolente, anzianotta, sola, con non molti soldi, non saprei dove trovare rifugio. Invidio molto la condizione dei clandestini che una volta espulsi vivono in Italia in totale libertà.

    • Livio Cadè Staff

      Secondo la Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Protezione Civile, si tratta di “poter disporre nel minor tempo possibile di insediamenti leggeri e provvisori per destinazioni d’uso diverse da impiegare nelle prime fasi di un evento emergenziale”…
      Sono previsti terremoti, inondazioni, sciami di locuste su tutto il territorio?
      Ognuno faccia le sue congetture.

    • Paola

      Cara Silva, condivido tutto. E, aggiungo, sono in una situazione molto simile alla Sua. La abbraccio.

      • Dafne

        Gentili Silva e Paola,

        Rispetto a voi conosco molto bene un paio di lingue straniere, tuttavia come voi resterò in Italia, almeno per ora.
        Ho una certa età e sento che devo restare, costi quello che costi. È come una chiamata al mio destino, qualunque esso sia.
        Non mi avranno come vogliono loro, questo è sicuro. Non avranno il mio corpo docile e pronto alla siringa.
        Come diceva l’utente Upa sotto, vogliono spaventarmi? Non me ne importa nulla.

        La mia vita, la Vita sono ben altro che la mia singola esperienza terrena racchiusa in un corpo, in una mente, per quanto aperta.
        La vita, per citare Kundera, è altrove.
        Un altrove dove costoro non potranno mai e poi mai venire a prendermi.
        E sono più che serena.

        Un abbraccio a entrambe.

    • Stefano

      Anch’io consiglierei a chiunque di noi di lasciare questo paese, ma sorgono inevitabilmente delle domande… Per andare dove? In occidente credo che la situazione sia dappertutto più o meno la stessa, forse in Europa dell’est è un pò diverso ma non so quanto effettivamente, ho dei conoscenti che vivono in quelle zone e mi pare che più o meno non ci sia molta differenza… Esiste qualcosa realmente fuori dall’orbita occidentale? La vedo dura, qualche posto sicuramente c’è, ma a livello pratico non è facile fare un salto di questo genere soprattutto se non si dispone di ingenti risorse. Insomma anche evadere da questa prigione ci è stato preventivamente reso molto complicato e ricordate che comunque bisogna essere muniti di lasciapassare verde anche solo per viaggiare, intoppo facilmente aggirabile col tampone, ma pur sempre un altra grana.
      Spesso penso anche che non sia giusto “scappare”, che bisognerebbe lottare per la terra dove siamo nati, per la nostra gente, poi mi guardo intorno e non vedo quella terra, non vedo più compaesani e compatrioti ma solo automi indifferenti e spesso ostili, gusci vuoti che camminano…
      C’è come una malia, una fattura universale che domina la coscienza della gran parte degli individui ormai.

      • Paola

        Stefano.

        Tutto vero, tutto drammaticamente vero. Anche se l’Italia sembra sia tra le prescelte, se non la prescelta, per quest’orrore. Una cosa, mi domando. Quando mi rifiuterò, perché lo farò, che mi faranno? Morte civile? Va bene. Container? Va bene, ci vado. Eutanasia? No, su quel punto li precedo. Provvedo da sola. Allo stesso modo in cui provvederei se tentassero di inocularmi con la forza. Forza fisica, intendo.

        • Stefano

          Paola, la penso esattamente allo stesso modo, posso rinunciare a tutto a livello materiale, possono levarmi tutto a livello sociale, ma non scenderò mai al compromesso di rinunciare alla sovranità su me stesso… Per cosa poi? Per delle piccole, ignobili e false briciole di pseudo-libertà che non sono altro che una sottomissione volontaria alle logiche del produci-consuma-crepa, del nichilismo totale, dell’assenza di qualsiasi identità? No grazie, tenetevi pure il vostro miracoloso siero, se vorranno costringermi con la forza saprò anch’io come evitarlo, non sono nato schiavo e non me ne andrò da schiavo questo è poco ma sicuro.

  9. Nonno Luca

    Sintetizzo:
    hanno cominciato con l’inganno,
    proseguito con la menzogna,
    adesso siamo al ricatto,
    poi ci sarà la violenza.
    Io sono pronto,
    non sopporto l’inganno, la menzogna, il ricatto e la violenza (tortura)

    • Livio Cadè Staff

      Sì. Questa è la progressione. Ma l’inganno, la menzogna, il ricatto sono già violenza. Implicano già la tortura. La violenza ora attende solo di esplicitarsi con atti formali. Un po’ sappiamo già come farà. Ma il Male non si pone limiti. Bisogna fermarlo.

    • Paola

      Nonno Luca.

      E in molti lo siamo con Lei.
      Un caro saluto.

  10. Rita Remagnino

    Nonno Luca.

    E i bambini? Quale società ha mai torturato i bambini? Certamente a livello individuale i gesti efferati non sono mai mancati, perché i sadici esistono dall’alba dei tempi. Ma quale (in)civiltà umana ha mai deciso “scientemente” di iniettare un siero genico sperimentale nel corpo ignaro dei propri bambini?

    O tutto questo ha uno scopo che vagamente trapela (siamo in troppi), oppure stanno esagerando con il piede sull’acceleratore, perciò lo sfracellamento si avvicina.

    Per il resto, sono relativamente tranquilla: le cene con gli amici si possono fare anche in casa (mi piace cucinare), e vorrà dire che quello che risparmierò sugli “svaghi” (ma ci pensano all’economia?) lo spenderò nei tamponi per permettermi un minimo di mobilità.
    Dopotutto l’uomo è un animale adattabile.
    .

    .

    • NONNO LUCA

      Proprio così!
      e’ per quello che hanno fatto subire ai bambini direttamente o indirettamente che ho sporto formale denuncia ai carabinieri contro il governo italiano per i seguenti reati:
      Associazione per delinquere
      Strage
      Epidemia colposa
      Turbata libertà dell’industria e del commercio
      Lesioni personali
      Omicidio
      Condotte con finalità di terrorismo.

      Forse non sarà stata presa in considerazione (sono in attesa di risposta in caso di archiviazione) ma io mi sono sentito meglio dopo averla fatta.
      E’ un granello di sabbia, ma tanti granelli di sabbia posso fermare una macchina.
      Anche i bellissimi scritti del Prof. Cadè fanno la loro parte nel fermare questa macchina infernale, perchè aprono la mente;
      la forza delle parole non sta nel significato che racchiudono ma nel pensiero che liberano.
      Io desidero che i miei nipotini possano vivere in un mondo migliore di quello che viviamo oggi ed è per questo che farò tutto ciò che è in mio potere per contribuire a ricacciare i demoni all’inferno. (compreso quello vestito di bianco che vive in vaticano)
      Un saluto

  11. Dafne

    Egregio Cade’,

    Il Suo articolo va dritto al punto come sempre.
    La logica, il buon senso e l’empatia hanno ormai abbandonato questo pianeta, che mai come ora appare come un’immensa bolgia infernale di dantesca memoria, e credo che se per disgrazia una razza aliena dovesse trovarsi qui penserebbe di trovarsi in un manicomio senza uscita e penserebbe seriamente al suicidio.

    Sono d’accordo con tutto quanto scritto dall’utente Stefano, e aggiungo che una ferocia del livello che si sta raggiungendo in questi tempi contro i “diversi” non appartenenti alle categorie protette da certi partiti politici precede di poco l’estinzione che ci attende.

    Qualcuno potrebbe obiettare che la storia umana è piena di ferocia e morte, Cade’ ce ne ha appunto illustrato le dinamiche, ma no signori, questa volta è diverso.

    È diverso perché non si potrà dire che non vi erano i mezzi di informazione alternativa che confutavano la narrazione ufficiale. Non si potrà dire che mancavano i mezzi culturali e le dinamiche sociali atte a comprendere, attraverso il confronto col mondo, che era tutta una menzogna. E non si potrà dire che tante persone non abbiano tentato, Cade’ incluso, di avvertirci della catastrofe in arrivo.

    Ma si potrà con certezza dire che nonostante tutti quei mezzi, i tempi in cui viviamo e la possibilità di svegliarsi come mai prima, la maggioranza degli umani è caduta nella trappola atavica e banale della paura della morte, e ha fallito miseramente il suo compito evolutivo offrendosi in sacrificio a demoni assetati di sangue travestiti da scienziati e politici.
    E tutto per non farsi venire un’influenza.
    Cervelli in pappa per un “virus”.
    Odio e ferocia per chi semplicemente vuole continuare a pensare con la propria testa.

    Se mai ci saranno generazioni dopo di noi, scriveranno e ricorderanno questa storia come la vergogna e l’aberrazione più grande mai concepite dalla modernità.

    Un caro saluto a Paola.

  12. upa

    Veniamo al sodo.
    Domani, viene stabilita la vaccinazione obbligatoria ai maggiori di 57 anni: sono quelli in genere non ricattabili col lavoro perché molti in pensione e ‘accusati ‘ di essere la fascia debole.
    Al rifiuto cosa potrebbe succedere?
    Tortura? Fucilazione? TSO? Sanzione economica o confinamento nei campi di concentramento?
    Escludendo la pena capitale perché poco green, e quelle economiche perché affamerebbero i poveri vecchi, rimane solo il ‘confinamento’ in apposite strutture.
    Ovviamente verrebbero fatte per tutelare il vecchio dalla malattia e la società per non essere infettata (il sopruso deve sempre avere una base legittima, compassionevole e ovviamente green ).
    Visto che in Italia almeno un milioncino di persone rifiuterebbero la salvezza puntuta, e se anche fossero centomila, sarebbero troppe per per le esigue baracche approntate; come pena all’obbligo disapplicato rimarrebbe solo la quarantena perenne con diritto di uscita solo per fare la spesa.
    Personalmente non mi cambierebbe molto la vita da momento che sono vecchio e privilegio la vita contemplativa a quella attiva.
    Ma trascendendo l’egoismo che mi vede preoccupare per me stesso e meno degli altri; sono dell’idea che finita la campagna di vaccinazione a Settembre, tutto tornerà tranquillo: il pass ci sarà ma avrà il destino di tutte le leggi inapplicabili o di difficile applicazione, come i licenziamenti e tutto il resto.
    La materia resiste sempre all’idea, e per quanto il potere sia perfido, non potrà tirare troppo la corda; che altrimenti finisce a carte quarantotto pure lui.
    Quando la guerra è sul piano interiore e sottile, la capitolazione deve avvenire al suo livello, lasciando intatto il piano materiale, o almeno non fomentare la guerra civile.
    Forse sarò troppo ottimista, ma è un pensiero che mi rasserena, e visto che la depressione è l’arma che usa il nemico per vincere, non cerco di potenziarla col mio contributo.
    Visto che siamo circondati da corde e serpenti, bisogna aguzzare la vista e non vedere sempre serpenti quando ci sono tante corde.
    Per ora vedo tanta paura in tutti, e non è salutare.
    Quando poi vedremo il pericolo reale e non presunto: quello che ci porta a chiedere l’elemosina per la strada, allora sarà un altro discorso.
    Ricordiamoci che il potere vuole dominare la nostra mente, e se siamo lucidi gli risulterà molto difficile farlo.
    A tutto c’è rimedio tranne che alla morte, e allora preoccupiamoci di vivere in grazia di Dio (o quello che consideriamo tale), che anche la morte sarà benvenuta.
    Tutti i problemi che arrovellano in realtà sono poca cosa, se visti in un’ottica giusta.
    E se anche nella baracca in cui sarei confinato mi vietassero pure di accendere il mio amato sigaro nel campetto per passeggiare, vorrà dire che ne approfitterò per togliermi il vizio.
    Mi vogliono spaventare? Bene..come disse qualcuno un tempo: me ne frego!

    • Paola

      Gentile Upa. mi auguro di cuore che sia come dice Lei. Penso se lo augurino tutti. In ogni caso, anch’io approfitterei della baracca per togliermi il vizio del fumo. Svevianamente, ho tentato più volte. Magari il container riuscirà là dove io ho fallito.

  13. Rita Remagnino

    Un amico avvocato mi ha “girato” questo riferimento che condivido, perché non c’è limite al peggio e non si può mai sapere …

    https://www.comicost.it/

  14. Paola

    Italia, 26 agosto 2021. Sono alla cassa del bar vicino casa, per soddisfare il mio vizio malsano (vedi sopra). Entra una signora, circa la mia età. Voce flebile, postura indecisa. Timidamente: “Posso bere un caffè, vero? Sto al banco eh, sto al banco. Non ho il green pass.”
    Maledetti. Che siano maledetti.

  15. Livio Cadè Staff

    Una volta almeno la tortura era gratuita. Oggi, un dipendente scolastico dovrebbe pagarsi 130 tamponi nel naso per poter lavorare (se ne va uno stipendio). Lodevole quindi la proposta del Movimento per i Diritti Civili di fare test salivari gratuiti per il personale scolastico. Lodevole ma, temo, ingenua. La tortura del tampone (tortura fisica, economica e psicologica) ha come infatti come scopo di costringere docenti e ATA a vaccinarsi. Se si aggira la tortura, il Regime si vedrà costretto a usare metodi ancor più brutali. Dirà che il GP verrà concesso solo ai vaccinati (c’è quel gran figlio di santa donna di B., servo Pfizer, che già lo chiede, insieme ad altri medici corrotti), poi dirà che il GP non serve solo per andare a scuola, viaggiare, andare al bar, ma anche per fare la spesa o semplicemente uscire di casa. E se qualcuno resisterà ancora alla tortura, passerà al vaccino coatto, manderà in giro esercito, polizia e carabinieri, a stanare i ‘topi’ sfuggiti all’iniezione (come qualche patriottico giornalista ha già suggerito). Ogni tentativo di sottrarsi al suo ‘siero maledetto’ non farà che incattivire sempre più il Tiranno…

    • NONNO LUCA

      Da notare che se un Ultravax subisce un tampone e risulta (fatalmente) positivo, il GP non gli viene comunque revocato.
      Tuttavia pare che per gli Utravax i cicli di amplificazione vengano limitati a 25 onde evitare brutte sorprese.
      Senz’altro sarà come dice lei che il Demone si sta infastidendo, ma è altrettanto vero che la stessa cosa sta accadendo a chi sa, può e vuole usare il proprio cervello per ragionare.
      Forse i bulgari che sono fermi al 20% di vaccinati sanno usare il cervello meglio di molti italiani (francesi e tedeschi etc)
      Se verranno a cercarmi li farò entrare ma non gli sarà facile poi uscire indenni….

      • Livio Cadè Staff

        Se un Ultravax finisce in ospedale con sintomi covid non lo mettono nel reparto covid (che non si possa dire che i sierati si ammalano!). Se un Ultravax sta male o muore dopo il siero, 99 volte su cento non ne prendono nota, e per quell’1% dicono che non c’è correlazione ecc.
        Il problema della ‘pandemonìa’ è globale, ma qui in Italia sembra esprimersi con speciale malignità..

        • Paola

          Padre di mia cugina, sierato, 85enne, polmonite bilaterale, “negativo”al cotton fioc, ricovero ospedaliero di pochi giorni perché “risponde bene ai farmaci”.
          Amico medesima cugina, non sierato, 60enne, polmonite bilaterale, positivo al cotton fioc, “eh, signore, sarà lunga” (detto APPENA RICOVERATO), trasferito da un ospedale all’altro, per casi seri…oggi angiotac. È un emotivo. E sta andando nel panico più totale.

          • Paola

            È veramente mia cugina. Non ‘cugina’ fantoccio di testimonianze farlocche…l’unica parente con cui ormai parlo. Non so per quanto ancora…per lavoro e per shock sulla vicenda dell’amico, si sta per convertire al siero. Lo preferisce ai cotton fioc gigante. Scelta, ardua, lo so. Ma siero…no, proprio no.

          • Paola

            …e comunque, la comparazione tra i due casi mi fa temere qualcosa che non voglio/posso esplicitare.

  16. Paola

    So che è una nota personale…mia cugina ha prenotato il siero. Non per lo shock dell’amico. Ma perché ritiene sia più sopportabile dei cotton fioc continui e, in definitiva, sarà ‘più libera’. Per me, un dolore e una sconfitta. Poteva prendere tempo, poteva.

  17. Paola

    Penso che sierati/e vicine l’abbiano convinta definitivamente. Scusate, buon fine settimana.

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