Sotto il segno della Svaxtica – Livio Cadè

Sotto il segno della Svaxtica – Livio Cadè

Green Pass è una locuzione curiosa, e non certo per l’uso dell’idioma che i nostri colonizzatori ci hanno imposto, al quale siamo ormai assuefatti. Solo, potremmo chiederci cosa c’entri il verde con un lasciapassare. Forse perché funziona come un semaforo verde. O forse allude al verde della selva, alla sua verginità. Attesta che chi lo possiede ha ripristinato un’intatta virtù naturale, viriditas non contaminata da virus.

Ma questa ennesima norma non favorisce certo la semplicità naturale. È anzi un ulteriore tassello del caos. Ormai, uscir di casa equivale a venir coinvolti in un gioco più ingarbugliato di una partita a bridge,  vincolati a una pletora di regole astruse, contraddittorie e in perenne mutamento.

Beati gli abitanti di comunità arcaiche, che seguivano ritmi e armonie naturali, ignari dell’arruffamento di leggi, ordinanze e decreti che noi, nella nostra società iper-evoluta, siamo tenuti a rispettare. Siamo ormai vittime della complessità di un’organizzazione sociale, economica, politica, di cui subiamo gli  effetti senza comprenderli.

Essere cittadini consapevoli richiederebbe una conoscenza di dati, fatti, nozioni, ormai utopica, inaccessibile all’uomo comune. La gente si informa, legge i giornali, guarda la tivù ma, paradossalmente, più si informa meno sa e meno capisce. La cultura moderna è segnata infatti da un grave conflitto tra informazione e conoscenza.

Conoscere è il risultato di un’indagine, di una riflessione sulla realtà. Informare, in teoria, è il processo mediante cui si trasmettono ad altri le conoscenze acquisite. Agenti di questo travaso di saperi sono sempre stati la famiglia, la scuola, i libri. Tuttavia, nella società attuale questo ruolo è svolto prevalentemente dai media. I vari apparati mediatici hanno assunto negli ultimi tempi un tale potere che non è esagerato definire la nostra una ‘società dell’informazione’.

Questo fatto ha una cruciale importanza all’interno di società ‘democratiche’, il cui governo si basa idealmente sul consenso del popolo. La ‘democrazia’ sarebbe solo un escamotage populista se gli elettori non fossero onestamente informati circa i programmi politici, i loro obiettivi e contenuti reali. E su tale conoscenza, sulla sincerità della politica, dovrebbero vigilare come cani da guardia i giornalisti coscienziosi.

Informare richiede preparazione, probità e coraggio intellettuale. Sappiamo che l’informazione che non denuncia gli abusi e gli inganni del Potere ne diventa la zelante cameriera. Purtroppo, oltre che da una  diffusa incompetenza, il mondo dell’informazione è oggi afflitto da una generalizzata disonestà intellettuale che ne compromette l’obiettività e la credibilità.

Certo non possiamo eliminare dall’informazione quella tara di soggettività che sedimenta nelle passioni e nei pregiudizi di ogni persona, anche del più integerrimo giornalista. Non è questo il problema. Si tratta di capire se la nostra è veramente una società ‘aperta’, democratica, che difende la libertà di espressione o se inclina verso quell’informazione alienata, ridotta a slogan e  propaganda, strangolata dalla censura, che è tipica di un un regime totalitario.

Un giornalismo ridotto a valletto e ruffiano di poteri politici, finanziari ed economici, non è che un mucchio di vermi sul cadavere della ‘democrazia’. Di fatto, benché i professionisti del settore proclamino il loro impegno per la verità e il “diritto di sapere” della gente, è palese ormai la prostituzione dell’informazione a interessi di parte. L’informazione non si preoccupa più di illuminare sui fatti, di fornirne interpretazioni oneste, ma solo di creare una finzione discorsiva che sia funzionale al potere per cui lavora.

Data la progressiva concentrazione di potere nelle mani di pochi, è prevedibile che un giorno l’opinione pubblica sarà decisa in tutto il mondo da due o tre persone! L’informazione diventa così un pragmatico culto del falso e dell’utile, incurante della verità. E se i media rappresentano la forza che più d’ogni altra è in grado di formare l’opinione pubblica, dobbiamo dedurne che oggi il mondo è dominato dalla menzogna.

I falsari della comunicazione sanno che è difficile nascondere per sempre la distanza tra informazione e verità. Per questo, affinché la falsità conservi la sua efficacia, sono obbligati ad aumentarne il dosaggio. Devono mantenere un tasso elevato di certezze subliminali nel cervello della gente, creare una cortina di stereotipi e pregiudizi che rendano l’opinione pubblica impermeabile alla realtà. La società moderna mostra così gli effetti di un’intossicazione di bugie, di un’umanità drogata dalle menzogne.

L’effetto allucinatorio dell’informazione è reso più facile dall’uso di immagini, che avvolgono la coscienza in una dimensione onirica, riducendone le già consunte facoltà critiche. A ciò si somma il flusso continuo e rapido dei messaggi, eccitazioni effimere del sistema nervoso che svaniscono rapidamente nell’oblio sotto strati di nuovi messaggi, senza la possibilità di articolarsi in un pensiero coerente. Obiettivo dell’informazione è così depositare un sedimento di tendenze subconscie che spingano la gente a pensare e ad agire secondo suggestioni assimilate passivamente, secondo i canoni della pubblicità.

Se consideriamo che oggi il potere mediatico è secondo solo a quello economico-finanziario che lo controlla, possiamo comprendere l’enorme minaccia rappresentata da un’informazione adulterata. Gli stessi poteri dello Stato sembrano venir scavalcati e posti in subordine dalla forza dei media. Nessuno può quindi arginare il dilagare di una plutocrazia di mercanti e banchieri svincolata da ogni principio democratico.

Anche la scienza sembra ormai rispondere a criteri non di verità ma di controllo sociale e di profitto economico. È in questo senso allarmante vedere la docilità con cui i politici ubbidiscono alle direttive di sedicenti ‘comitati tecnico-scientifici’, delegando a millantate ragioni scientifiche la gestione della cosa pubblica.

Tuttavia, sarebbe ingiusto scaricare ogni colpa su media corrotti e scienziati faccendieri. Non è solo il giornalista o l’esperto a falsificare la verità, lo stesso ‘uomo comune’ vuol essere illuso. Tutti partecipano a un gioco che serve a soddisfare aspettative psicologiche e ideologiche. Uniti dal bisogno comune d’essere indottrinati, di costruirsi ideologie recalcitranti a ogni esame di realtà. Esiste quindi una generale complicità tra le vittime e i carnefici della disinformazione. Vulgus vult decipi ergo decipiatur.

Se la menzogna si ramifica come per angiogenesi, favorendo l’insorgere di tumori maligni nella società, nella scuola, nella politica, nei media, nel senso comune, la colpa non è solo di una minoranza di bugiardi attivi ma anche di una maggioranza di persone che aderiscono passivamente al sistema, con vegetativa incoscienza.

Il buon esito di questa collusione tra chi trasmette messaggi falsi e chi li riceve dipende dal suo galleggiare in una zona grigia, dove la percezione della propria responsabilità personale scolora in una colpa collettiva. Il sistema non potrebbe reggere una tale sistematica distorsione del vero se ne diventasse consapevole. Il sentimento di innocenza generale è possibile solo perché la bugia del singolo si confonde in una sorta di armonia complessiva.

Questa forma di menzogna, ontologicamente superiore al semplice e occasionale mentire, travalica il semplice fenomeno della malafede consapevole. È una falsa coscienza collettiva, favorita per altro da sentimenti democratici. Siamo abituati a fondare i valori su banali rapporti numerici. Anche la verità diventa una questione di suffragio, di percentuali. Così, quando la gente si imbatte in informazioni che rappresentano una minoranza esigua di pensiero, le crede false, quasi pericolose forme di estremismo. Lo vediamo nel campo del sapere scientifico, dove la tesi avallata dalla maggioranza degli ‘esperti’ acquista valore apodittico e non opinabile.

Ovviamente la validità di una tesi scientifica non si può decretare per alzata di mano. Chi vuol avvicinarsi alla comprensione di un fenomeno deve analizzare spassionatamente i dati, cercando di astrarre per quanto possibile da pregiudizi, e trarne deduzioni logiche, confermate dalla realtà, senza deformare, nascondere, inventare, adattando le idee ai fatti e non viceversa.

Oggi circola a tal proposito uno stupido luogo comune. Pare non sia lecito esprimere un’opinione personale su un problema scientifico e tanto meno discutere il parere degli ‘esperti’ se non si ha la necessaria competenza in materia. Ma questa è banale inerzia intellettuale e, di fatto, dimostra un disinteresse per la conoscenza.

È ovvio che su questioni squisitamente tecniche il profano non può disquisire. Ma sulla coerenza logica di alcune teorie, sulla loro minore o maggior credibilità, una persona mediamente istruita e intelligente ha il diritto di farsi una propria idea. Senza entrare nei dettagli più tecnici, può comprendere gli elementi essenziali di un problema e tentarne un esame imparziale. Non giungerà così a una certezza assoluta (impossibile anche all’esperto) ma si potrà formare una ‘valida opinione’.

Del resto, mi chiedo quale sia il livello di competenza richiesto in una specifica disciplina prima di poter esprimere un’opinione, dato che vediamo trattare con disprezzo le argomentazioni di scienziati prestigiosi, persino premi Nobel, quando presentano posizioni incompatibili con le versioni ufficiali. Questo è evidente oggi nella vexata quaestio dei contagi e dei vaccini.

Chi si preoccupi di indagare la questione più a fondo di quanto facciano i monocordi media di regime, vedrà infatti che la scienza presenta al suo interno dissidi, incertezze e incoerenze. Autorevoli voci scientifiche sollevano dubbi, perplessità e allarme sulla natura del problema e sulla sua gestione politica. Ma se ci volgiamo ai grandi media – ovvero al cartello mediatico che potremmo definire ‘La Voce del Padrone’ – troviamo invece certezze unanimi e granitiche. Secondo loro, le critiche al dogma vengono solo da frange estremiste, formate da pazzoidi irresponsabili. Tuttavia, è chiaro che respingere le obiezioni degli altri definendole ‘deliranti’ o ‘irricevibili’ non ha alcun valore dimostrativo.

Forse si teme il rischio che, dopo un franco dibattito, le tesi di una minoranza di scienziati possano sembrare più logiche, coerenti e credibili di quelle propalate dal monopolio mediatico. Si cerca quindi di respingerle con la veemenza dell’offesa personale, della censura, dello scherno, dell’ostracismo e della minaccia. Come se, non potendo negare razionalmente le ragioni dell’avversario, si dovesse zittirlo a forza. Dubito che questo si possa definire ‘metodo scientifico’.

Il profano, preso tra i due fuochi di opinioni scientifiche divergenti, potrebbe chiedere: “perché dovrei credere all’uno piuttosto che all’altro?”. Non avendo certezze, vorrei rispondere con un’altra domanda: è moralmente più credibile il medico o lo scienziato che sostiene un’idea sapendo di esporsi in tal modo a insulti e minacce, a una perdita di prestigio, al rischio di venir sanzionato, radiato, rimosso dall’insegnamento, o quello che sa di trarre dalle sue dichiarazioni profitti personali in termini di carriera, fama, denaro?

Si tratta cioè di valutare un conflitto di interessi. La risposta a tale quesito, a mio parere, è importante in relazione a quel delicato processo psicologico che ci porta a dar fiducia a una persona o a diffidarne. Non dimostra scientificamente nulla, ma può ispirare un legittimo sospetto.

Inoltre, se i grandi media, sul tema della ‘pandemia’, sembrano fondersi tutti in un delirio conformista, se mostrano tutti la stessa realtà omogeneizzata, se ficcano ogni giorno identici pensieri e sentimenti in milioni di teste, se  non danno voce a critiche e obiezioni, se procedono per ripetizione e non per argomentazione, se esprimono affermazioni perentorie, assumendo caratteri inquisitori e dogmatici, io temo che tale informazione non sia più né libera né affidabile.

È un’informazione che persegue strategie emotive, incantatorie e ideologiche, che cerca di rinchiudere le coscienze in un’identità collettiva, costruita intorno a un’identica percezione di valori. Al momento questi valori sembrano essere la paura del contagio e il controllo farmacologico della società.

Le stesse metodologie scientifiche non ci aiutano a comprendere la realtà, perché basate su criteri elusivi, nascosti dietro un’apparenza di rigore e obiettività. È sufficiente, per ingannare anche sé stessi, predisporre protocolli di verifica sufficientemente ambigui, che permettano di trovare quel che si vuol trovare, di non vedere quel che si preferisce ignorare.

Per altro, dobbiamo ricordare che il vaccinismo è un’ideologia, non una scienza. È quindi esentato dalla valutazione della sua reale efficacia. Ogni suo fallimento, ogni suo danno, va inserito in un disegno provvidenziale. Se anche le vittime del vaccino diventassero milioni, andrebbero viste come un necessario olocausto. Dietro l’apparente laicità della questione si nascondono infatti presupposti religiosi e metafisici.

Essendo il Vaccino fonte di ogni Bene, non può esser sottoposto a giudizio morale o intellettuale. È lui stesso a costituire il fondamento etico e scientifico su cui si regge ogni discorso. Metterlo in discussione sarebbe sacrilego. Sulla base di tale premessa, ossia di dogmi non dimostrabili, si chiede alla gente una fede cieca, l’ubbidienza incondizionata, la disponibilità a rischiare la vita. A questo punto, per la nostra stessa salute, più che la libertà dell’informazione dovremmo invocare la libertà dall’informazione.

Purtroppo, all’uomo medio poco importa d’esser libero e di vagliare criticamente i condizionamenti cui è sottoposto. È su questa massa di individui, dotati di una scarsa coscienza di sé, che ogni regime totalitario fa leva. A tal fine usa gli strumenti della comunicazione come pedagogia delle masse, fabbricando un consenso ideologico che lo legittima e lo pone come criterio incontestabile di eticità e razionalità. Se il suo impianto di menzogne fosse messo a nudo, tutto il sistema crollerebbe.

Ma mi sembra un eccesso di ottimismo sperare che ciò accada. L’effetto narcotico dei media ha una salda presa sulla gente, è un’infezione da cui sono immuni solo pochi spiriti liberi. Quelli che per la loro ostinazione nel negare la menzogna son chiamati ‘negazionisti’, o ‘complottisti’, teorici della cospirazione, per la loro pretesa di guardare in filigrana oltre l’informazione ufficiale. Quelli contro cui i media indirizzano l’indignazione e il disprezzo dei benpensanti.

Così, dopo aver fatto dell’autocritica e del relativismo una bandiera, oggi vediamo risorgere forme di assolutismo, di totale rifiuto delle critiche e delle obiezioni. Ogni pluralismo delle idee va bandito, i cervelli devono formare un’unica salda muraglia contro il nemico comune. Chi non combatte questa guerra secondo la retorica imperante viene trattato da traditore o disertore.

Ogni buon cittadino deve aderire al ‘nazional-vaccinismo’, sorta di Stato etico-sanitario che definisce i nuovi criteri del bene e del male. La capacità autonoma di giudizio morale va sospesa. Anche l’esercizio di libere facoltà intellettuali è malvisto e scoraggiato. Siamo intrappolati all’interno di un sistema ‘covideologico’ dalle cui maglie, strettissime, non si può sfuggire. Anche chi lo critica, ne viene assorbito e fagocitato.

Qualcuno potrebbe far presente che ci sono problemi più gravi dell’influenza. Ad esempio, ogni giorno nel mondo muoiono venticinquemila persone per fame, tra cui moltissimi bambini, e vi sono circa due miliardi di persone colpite da denutrizione, contagiate per così dire dalle fame, che è morbo assai peggiore dell’influenza. Ma obiezioni simili vanno ignorate perché distraggono dalla missione di arrivare alla ‘vaccinazione anti-influenzale universale’. Dovendo versare centinaia di miliardi alle case farmaceutiche, non si possono certo sprecare soldi per provvedere alla ‘nutrizione universale’.

Intorno al tema del vaccino si cristallizzano nuovi tabù, potenti interdizioni sociali. Ed è sorprendente che una società in cui fino a ieri razzismo e discriminazione erano le ipostasi del Male, i più sacri tabù, concepisca oggi nuove leggi razziali; che, dopo tanti edificanti prediche sulla necessità d’esser tolleranti, si prepari a partorire nuovi mostri di intolleranza. Dopo aver celebrato la mistica bellezza dell’‘inclusività’, eliminazione delle differenze e delle barriere, non si trova assurdo escludere dalla vita civile milioni di persone, privandole di diritti umani fondamentali.

I professionisti dell’informazione si fanno anzi un dovere di fomentare sentimenti di odio, razzismo e discriminazione verso chi difende i principi della libera scelta e del libero pensiero, seminare zizzania, mettere vaccinati contro non vaccinati, soffiare suo fuoco di una sorta di guerra civile. E la gente non vede in ciò alcuna contraddizione morale. La ferita logica viene sanata dal potere taumaturgico della nuova ideologia sanitaria.

Sublime ipocrisia, genio tartufesco della politica e dei media! Consegnano la società al nuovo totalitarismo, ma intanto chiamano le folle a raccolta in ammuffiti rituali di esecrazione delle dittature passate. Pantomime dove possono affrontare coraggiosamente nemici inesistenti, aggiudicarsi facili vittorie simboliche, evocare gli spettri del passato per poterli pomposamente esorcizzare, versare fiumi di retorica commozione sulle vittime di totalitarismi ormai morti, proclamarsi custodi di una libertà sacra e inviolabile. E mentre riesumano i cadaveri rinsecchiti del nazismo e del fascismo per esporli all’universale condanna, inneggiano al vaccinismo, alla nuova dittatura. Vezzeggiano il neonato tiranno, questo mostro dalle formidabili potenzialità, come una creatura ancora in fasce, da nutrire e proteggere.

Di fatto, procediamo a grandi passi verso una nuova metafisica della razza: ecco i nuovi ariani, resi puri dal battesimo vaccinale, ed ecco gli esseri immondi e subumani che corrompono il mondo, i ‘sorci’, bestie da stanare e sopprimere. Andiamo verso un nuovo catarismo in cui il grado di perfezione dell’individuo sarà proporzionato al numero di vaccini effettuati. Ci prepariamo a scrivere un nuovo capitolo nella storia delle minoranze perseguitate.

Certo, i nuovi crimini contro l’umanità saranno meno brutali all’apparenza, giustificati da ragioni ‘umanitarie’ e  avvolti in ammiccanti eufemismi. Green Pass, ad esempio, è espressione graziosa, nessuno la assocerebbe a Stalin e alle sue carestie programmate. Si possono chiamare ‘vaccini’ delle schifezze micidiali. Trovando le parole giuste, si può spacciare un piano di sterminio come tutela della ‘salute pubblica’. Solo pochi penseranno al famigerato Comitato rivoluzionario e al suo disinvolto uso della ghigliottina.

Di fatto, è una rivoluzione, anche se dai modi sfumati, abile nel dosare la violenza. Rivolta non del popolo contro il potere, ma del potere contro il popolo. Del resto, si sa che le rivoluzioni non nascono dal popolo. Vi sono intellettuali che le pianificano e ne stabiliscono le ragioni teoretiche. Persino le atrocità dei Khmer rossi avevano alle spalle fior di filosofi. Così, anche la rivoluzione covidista ha i suoi ideologi, che l’hanno scrupolosamente programmata. La chiave di volta di tale rivoluzione -“satanica nella sua essenza” direbbe De Maistre – è l’applicazione dei principi hitleriani della propaganda.

« … l’arte della propaganda consiste nel riuscire a risvegliare l’immaginazione del pubblico … La grande maggioranza di una nazione è estremamente femminile nel suo carattere … il suo pensiero e la condotta sono governati dal sentimento piuttosto che dal ragionamento sobrio … Questo sentimento non è complesso … ma ha solo le nozioni negative e positive di amore e di odio, giusto e sbagliato, la verità e la menzogna. La propaganda non deve indagare la verità oggettiva … ma deve presentare solo un aspetto della verità, che è favorevole al proprio scopo. (…) il potere ricettivo delle masse è molto limitato e la loro comprensione è debole. D’altra parte, se ne dimenticano in fretta. Stando così le cose, ogni propaganda efficace deve limitarsi a poche cose essenziali e quelle devono essere espresse per quanto possibile in formule stereotipate. Questi slogan devono essere ripetuti con insistenza fino a che anche l’ultimo individuo venga a cogliere l’idea che gli è stata messa davanti. (…) Ogni modifica apportata nel soggetto di un messaggio propagandistico deve sottolineare sempre la stessa conclusione. Lo slogan principale deve naturalmente essere illustrato in molti modi e da diverse angolazioni, ma alla fine bisogna sempre ritornare all’affermazione della stessa formula».

Per raggiungere tale scopo era fondamentale subornare il mondo della scienza e dell’informazione.  Il ‘tradimento dei chierici’ è oggi nella viltà dei media e della comunità scientifica, nella loro corruzione e abiura della verità. Il problema è che nessuna ideologia totalitaria si ferma al piano dell’astrazione. Il suo obiettivo è spingere le masse ad agire, a diventare strumento dei suoi fini, a combattere per essa. Non fa eccezione la fede vaccinista, pronta ad abbattersi sugli infedeli come un castigo di Dio. E se un tempo, per fuggire all’Inquisizione, o al nazismo, si poteva chiedere asilo a Paesi più tolleranti e liberali, oggi chi darebbe ricetto e protezione a degli esseri infetti, ripugnanti come lebbrosi? La vulgata, la propaganda covidista, vuole infatti che questo pianeta non sia più un posto sicuro finché vi resterà anche un solo non vaccinato.

Perciò, quando sento giornalisti infiammati dal sacro fuoco della rivoluzione sanitaria spingere la gente al fanatismo e all’intolleranza verso i renitenti al vaccino, penso alla Vandea. Mi par di sentire in loro gli echi di quegli igienici propositi: “purgare interamente il suolo della libertà da questa razza maledetta … neppure le persone semplicemente sospette devono essere risparmiate”. Forse leggeremo in prima pagina che nuove colonne infernali son state incaricate della disinfestazione.

La propaganda chiede che chi si oppone a obblighi vaccinali e segregazioni sanitarie venga travolto dal vento della rivoluzione. I reazionari verranno usati come capri espiatori, scovati nelle loro tane, fino a cancellarne ogni traccia. Ogni violenza nei loro confronti sarà benedetta. Infatti, tutto ciò che si compie per la causa vaccinista è ipso facto nobilitato. La corruzione diventa rettitudine, la ferocia bontà. Perseguire l’immunità dal virus renderà immuni da ogni altra colpa.

Ho sentito dire, con serafico cinismo, che “nessuno sarà obbligato. Solo, chi non vuole vaccinarsi dovrà pagarne le conseguenze”. Il che, si badi bene, non vuol dire che il non vaccinato dovrà accettare il rischio di beccarsi un’influenza – nessuna persona sana di mente se ne preoccuperebbe  – ma che dovrà rassegnarsi a venir estromesso dal mondo del lavoro, condannato a un grave isolamento, a una fatale indigenza. Il che, ammettiamolo, non è diverso dal restar vittima di una carestia programmata.

Del resto, come diceva Lenin, per fare la frittata bisogna rompere le uova. Dunque anche la rivoluzione covidista lascerà dietro di sé una montagna di gusci rotti. Ma per loro, per i nuovi giacobini della salute, non v’è alcun pericolo di derive totalitarie, perché i diritti umani, la libertà, sono oggi sotto la protezione materna della Democrazia e tutto avviene nel rispetto di regole scientifiche.

Questa è infatti una rivoluzione che usa pretesti scientifici per privare l’uomo della sua libertà. È una rivoluzione subdola, come certi tumori, te ne accorgi quando è troppo tardi, quando il cancro è progredito, ha fatto metastasi. Si  entra allora nella fase del dolore terminale. E forse assisteremo una volta ancora a quel processo biochimico innescato da guerre e rivoluzioni, che trasforma innocui cittadini, come cellule impazzite, in delatori, torturatori, assassini. Vedremo folle oceaniche marciare sotto il segno della Svaxtika, salutando orgogliose il nuovo emblema della razza pura.

Chi ci salverà da questa follia? Purtroppo questa neo-dittatura ha carattere planetario, non ha nemici esterni che la possano combattere. I liberatori dovrebbero venire da un altro pianeta. Quindi è difficile che i suoi piani possano fallire. Se crollerà sarà per le sue debolezze e contraddizioni interne, non per l’opposizione dei pochi spiriti liberi rimasti.

Certo, i media potrebbero farsi contro-potere, svegliare le coscienze e opporsi al Male. Purtroppo, con il loro infame servilismo, ne sono complici. Per il momento, dunque, l’informazione continuerà a non informare nessuno. Si limiterà a diffondere slogan, propagandare falsità, censurare la realtà, giustificare azioni ignominiose.

A loro, a questi media asserviti, è oggi affidato il compito di pastori dell’essere. E una massa di pecore belanti li segue, spingendosi, affannandosi verso un miraggio di salvezza dietro cui si nasconde invece un macello. Pronte a ogni bassezza, a calpestare ogni ostacolo, disposte a uccidere pur di realizzare il loro grande sogno: l’immunità di gregge.

Per il resto, il futuro è nel grembo di Giove e non riesco a immaginarlo. “A l’alta fantasia qui mancò possa”. So però che la realtà supera sempre la fantasia e le nostre previsioni. Se questo sia un motivo per essere ottimisti o pessimisti, non saprei. Ognuno decida secondo quel che gli detta il cuore.

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 1 Agosto 2021

Commenti

  1. Rita Remagnino

    Questi nostri giorni si stanno consumando purtroppo sotto alcune bandiere anziché all’insegna del pensiero. Lo slogan più gettonato oggi (valido per il medico come per il giornalista) è “democrazia è fidarsi di chi sa”, non sapendo esattamente quali nomi includere nell’elenco di coloro “che sanno”. E il vecchio Socrate allora, che sapeva di non sapere?

    Forse bisognerebbe chiedersi più spesso se il progresso tecnico-scientifico è il progresso tout-court, o se andrebbe riconsiderata la perdita della dimensione spirituale che negli ultimi secoli ha fatto regredire la specie umana verso forme di esistenza più primitive.

    Secondo il pensiero unico, la domanda è superflua. Siamo in buone mani. Ciò che conta, nell’epoca della fretta, sono i tempi e i modi degli obiettivi da raggiungere. Il “risultato”, parola magica. Quattro dati statistici raccolti su un campione di appena mille persone bastano e avanzano ad attestare la bontà di una nuova applicazione tecnologica, di un nuovo farmaco, di una nuova legge. E le conseguenze? Chi vivrà, vedrà.

  2. Paola

    Pessimista. Ma con flebile speranza/preghiera di un cataclisma di qualsivoglia natura. Devastante,
    purché ripulisca alla grande.
    P.S. Non li paragonerei ai Perfetti o aspiranti tali. Catari ed eretici (parlo di dualismo) che li precedettero non temevano la morte, anzi. Gli iniettati, sì.
    Sperano nell’immortalità (del corpo, ovviamente. Altro non hanno). Almeno praticassero l’endura…

    • Paola

      *flebile la speranza, ma forte e tenace la preghiera (per il cataclisma).

    • Livio Cadè Staff

      Naturalmente non c’è nessuna affinità tra i veri Catari e il ‘catarismo’ vaccinale. Quest’ultimo è solo la parodia di una ricerca di ‘purezza’. Che comunque ha in sé una sorta di anelito all’infinito. Perché nessuna dose sarà mai quella definitiva. La ‘purezza’ sarà sempre oltre, come un’ombra inafferrabile.

      • Paola

        So bene che Lei non proponeva alcuna affinità. Il mio commento era un tributo agli uni, un conato di ripugnanza per gli altri.

        • Paola

          La vergogna sul personale scolastico. Sugli universitari. E questo silenzio, il silenzio dei consenzienti. Degli indifferenti. Dei nonsopiùcosasiano.
          È agghiacciante.

          P.S. Nel frattempo bruciano aree immense, e gil animali, soprattutto gli animali. E questo silenzio.

    • Livio Cadè Staff

      P.S.: l’endura la faranno praticare a noi, fra un po’…

  3. Livio Cadè Staff

    A Rita.
    Il bello è che il recente ‘progresso scientifico’ non solo ha distrutto la dimensione spirituale della vita, ma anche quella veramente scientifica…

  4. Rita Remagnino

    Proprio così, Livio. Lo specialismo scientifico (o scientismo) degli ultimi secoli si è mangiato la scienza moderna nata NON con Galileo e Newton bensì alla fine del IV sec. a.C. con personaggi del calibro di Eudosso di Cnido, Ippocrate, Euclide, Platone, Aristotele, Archimede ed altri.
    Ne abbiamo fatta di strada …

  5. Kami

    La dimensione spirituale rinascerà dalle ceneri di questa visione materialistica, come in un gioco di luci e ombre. Personalmente preferisco il 2021 agli anni 90 (di prima non posso parlare in quanto non esistevo); sarà più buio, è vero, ma sicuramente noto molte piccole luci che si sono riaccese e che prima, nella bambagia, erano in sordina. La vita non deve essere necessariamente bella e felice, ma autentica e, almeno secondo me, questi tempi sono ottimi e maturi per compiere tutti un salto di qualità e distaccarci dal materialismo che, ahimè, permea tutto il nostro modo di vedere il mondo. Poi magari quando ci distanziamo da certi complessi ideologici ci accorgeremo che la vita va bene così come è, che ha una sua logica perfetta, e che luci e ombre esistono solo nella nostra mente. Sarò esaltata, ma l’opportunità che ci è data di superare la mediocrità di una vita vissuta col pilota automatico mi rende riconoscente di vivere questa stagione storica e proprio il suo aspetto minaccioso mi infonde coraggio e fa cessare ogni paura. Se non ci lasciamo trasportare dal timore, mi immagino enormi Rivelazioni all’orizzonte. Un saluto!

    • Paola

      Kami.
      Sicuramente per alcuni è stata/è un’ occasione per una revisione/presa di coscienza. Ha ragione.

      P.S. Ma Lei è giovanissima…ora comprendo il Suo approccio e la Sua visione. Sebbene ogni età porti con sé esperienze e vissuto, è giusto che non vi siano segni indelebili e stanchezza. E neanche pessimismo, per fortuna. Quando finirà, se finirà, per voi ci dovrà esserci solo il meglio. Un nuovo inizio.
      La abbraccio.

  6. upa

    E’ naturale dare fiducia..ma è anche naturale toglierla.. una volta che viene abusata..
    Tutti capiscono che è lecito giudicare una pietanza servita al ristorante..anche se educatamente si potrebbe dire “non mi piace” e non “è una schifezza” per schivare la risposta “lei non è un cuoco e non può giudicare..non è all’altezza”
    Ma se una pietanza ci porta in ospedale..l’esoterismo culinario cede di fronte all’evidenza..
    Se i vaccini sono una benedizione bisognerà vedere gli effetti di salute abbondanza che elargiscono..e solo allora l’impeto religioso che li accompagnano troverà legittima giustificazione..
    Ma avere distrutto la trascendenza religiosa per dare spazio all’immanenza farmaceutica.. ha il grave inconveniente che deve essere dimostrata in modo pratico e carnale..
    Si vogliono risultati in qualche mese..non possono essere procrastinati all’avvento di un messia quando sarà il tempo in un futuro sempre rimandabile..
    E’ detto che il diavolo mostra sempre la coda..pur presentandosi in modo impeccabile..e la coda..trasformata nel più attuale “bidone” ..servirà a convincere tante menti zelanti..
    Sempre che ci siano a quel punto..cosa non assicurata..ma non voglio eccedere in preveggenza..

  7. Livio Cadè Staff

    Upa… “Se i vaccini sono una benedizione…” In realtà, temo che questi cosiddetti ‘vaccini’ porteranno solo malattie e morte. Ma anche questa può essere una benedizione. Questione di punti di vista.

    Kami… in sintesi: “dal male nasce il bene”. Speriamo. Quando si è giovani la speranza è un’essenziale funzione biologica. Questo non toglie che Lei possa aver ragione. Anzi, vorrei che tanti altri la pensassero come Lei.

  8. lorenzo merlo

    Voto Kami.

  9. lorenzo merlo

    “Se non ci lasciamo trasportare dal timore”.
    Condizione del dominio egoico al pari di quelle che critichiamo.

  10. Rita Remagnino

    Pur non essendo un tenero germoglio come Kami, condivido pienamente il suo “sentire”. Da sempre chiunque abbia perseguito l’idea di costruire un nuovo ordine mondiale ha avuto bisogno del Male per modellare il Bene.
    Detta in termini biblici: si aprono le porte all’Anticristo per favorire la dissoluzione finale attraverso strategie ampiamente collaudate in tempi remoti.
    Detta invece in termini storici: in quanto «uomo/donna del destino», il «rigeneratore del cosmo» di turno favorisce il compiersi di un periodo crepuscolare allo scopo d’incoraggiare l’avvento di una nuova aurora paradisiaca.
    Sono fiduciosa.

  11. Livio Cadè Staff

    Ho detto che in un giovane la speranza è una funzione biologica. Non vorrei si pensasse che la vecchiaia debba perciò coincidere con la disperazione.
    Solo, invecchiando, si diviene più realisti. E la speranza, come tutte le passioni, assume forme meno ingenue.
    Per esempio, per stare al tema dell’articolo, io non nutro ragionevoli speranze che il mondo dell’informazione si ravveda, divenga onesto e cominci a fare il suo dovere.
    Ci sono livelli di corruzione dai quali non si può più guarire, come non si guarisce da un male allo stadio terminale, salvo miracoli.

    • Paola

      Livio C.

      Grazie per la precisazione/approfondimento che mi permetto di “utilizzare”e a cui aderisco. Nel mio commento a Kami, vecchiaia, più che con disperazione, coincide con realismo. E con speranze meno ingenue, come dice Lei. Non necessariamente un atteggiamento migliore. Ma così è.

  12. Rita Remagnino

    Livio cerco anch’io come te di essere realista, perciò “non nutro ragionevoli speranze che il mondo dell’informazione si ravveda, divenga onesto e cominci a fare il suo dovere” ma vedo attorno a me un crescendo di persone che hanno spento l’interruttore.

    Non è un mistero che i giornaloni siano ormai autoreferenziali, perché non li legge più nessuno e campano solo grazie alle sovvenzioni statali. Idem dicasi per i talk show televisivi in cui si vedono sempre le stesse facce che dicono le solite cose. Senza contare il fatto che gran parte dei giovani (Kami non la contiamo) non sa neanche cos’è un telegiornale.

    Se questi non sono segnali positivi, dimmi tu …

    • Livio Cadè Staff

      I giovani di oggi mi sembrano in genere (non tutti) difettare di spirito critico, essere troppo facilmente manipolabili e conformisti.
      Una persona che stimo molto mi scrive definendoli “gregge nel gregge … nutriti di cose futili … isolati … senza volontà, pronti a cedere la propria libertà in cambio di NIENTE, di quel niente che ti fanno apparire come il tutto senza il quale non si può sopravvivere”.
      Purtroppo concordo.

      • Livio Cadè Staff

        … la stessa persona, medico di livello internazionale, mi scrive: “non riesco a capire come persone di scienza e di medicina possano negare il loro sapere non solo agli altri ma principalmente a se stessi”.
        Questa è la tragedia, la corruzione del mondo scientifico.

      • Paola

        Sui giovani. Concordo. Il mio augurio di ” tutto il meglio, nuovo inizio”, nel messaggio a Kami, era rivolto alle esigue “pecore nere” fuori dal gregge. Che almeno questa sparuta e rara gioventù non si estingua. Per gli altri non possiamo fare nulla.

        • Paola

          …a maggior ragione dopo aver appreso ieri, ma non è cosa recentissima, che un mio ex studente (collegio internazionale), virgulto ambizioso e molto dotato accademicamente (forse troppo…sfiancante), ma di cui stentavo a cogliere l’anima, è stato chiamato dal rettile volante in persona. Consulente in un certo ambito. Eruditissimo, ambizioso, rampollo predestinato. Mi fa più specie dei giovani vacui e non eruditi, confusi nel gregge. Molta di più. È una creatura degli squamati. Forse lo è sempre stato. Peccato.

          • Livio Cadè Staff

            …”il serpente era il più astuto di tutti gli animali che Dio aveva fatti”…

  13. Kami

    Non so se sono ingenua o ho avuto semplicemente modo di constatare come sia quasi insito nella natura umana il bisogno di toccare il fondo per risalire. Personalmente nella mia storia è andata così. La mia “speranza” non riguarda il mondo o la nostra società, sebbene abbia fede nella intrinseca Bontà dell’Uomo (sottostante alle storture prodotte dalla sua formazione, genitoriale in primis); quella deve andare e sono certa che se ne andrà, probabilmente col botto, dato che ancora non abbiamo compreso dove sta il problema (e sono d’accordo con Lorenzo nel dire che il sunto del problema sia la cd dimensione egoica, l’avversario di biblica memoria). Come nel caso di Rita, anche la mia speranza è corroborata da tradizioni millenarie che hanno a lungo parlato di queste battaglie, di questo Bene e Male sempre in lotta tra loro eppure così necessari l’uno a l’altro; avrei paura di un mondo di solo Bene, se devo essere onesta (un mondo di morti). Queste tradizioni potrebbero essere una favoletta per allietare gli animi o una forma di manipolazione esse stesse, e questo è un fattore che tengo in considerazione; il mio Cuore però mi dice che così è, così funziona il mondo e la sofferenza risiede nel non voler accettare che il Bene sia sempre accompagnato dalla sua controparte, che lo legittima. Come apprezzare il sorriso di quella commessa gentile, se non a paragone con quella burbera che a mala pena ti dà il buongiorno?
    Poi, se si osserva praticamente tutto ciò che esiste attorno a noi (limitiamoci alla sfera fisica dell’esistere), si vede questo andamento ciclico in ogni manifestazione; giorno/notte, ciclo delle stagioni, età dell’uomo..e l’elenco è lungo. Se ci si sposta sul piano delle energie, senza esoterismi ma in maniera pratica, anche il nostro flusso interiore, come le maree, va e viene, con alti e bassi che si susseguono. Perchè la storia dovrebbe andare diversamente? Questo è per dire che le mie idee vengono anche da ragionamenti razionali e non solo da una speranza di gioventù; fede e ragione sono compagne imprescindibili per me.
    Dico la mia sui giovani di oggi; a mio avviso sono gli stessi giovani di ieri. È sacrosanto che la gioventù sia vana ed edonista; non mi illudo pensando che le vecchie generazioni di giovani fossero meglio solo perchè andavano in piazza a manifestare, erano anch’essi mascotte dello stesso potere che adesso li vuole vaccinati e “smart”, piuttosto che “hippie” o “no global”. Sicuramente la caratura delle genti è andata diminuendo come effetto di questa decadenza (e continuerà a diminuire finchè toccherà il minimo possibile della pura materialità), ma i giovani sono i giovani di sempre; si vogliono divertire, dare sfogo alla loro vitalità, fanno branco perchè, eccetto pochissimi, non hanno ancora sviluppato la loro individualità e necessitano della validazione del gruppo per maturare. La gioventù non può e non deve essere spirituale, se non appunto in rari casi, perchè è una stagione di apertura al mondo e alle sua illusioni (queste poi verranno si spera riconosciute e serviranno al salto di qualità successivo; salto che non sarà per tutti, ma solo per chi avrà il coraggio o la possibilità di compierlo). Ritengo che l’educazione formale impartita a scuola e nelle università sia un’arma a doppio taglio; c’è il rischio che l’indottrinamento attecchisca in maniera più profonda e la fidelizzazione diventi più difficile da estirpare (se siete professori saprete meglio di me cosa è diventata la scuola oggi, peggio ancora l’università). Non mi stupisce la storia del rampollo che scrive Paola; un individuo che pone il suo successo scolastico (i “voti”) come priorità non è forse il perfetto cittadino? Questo per dire che si può essere bravi a scuola per amore dello studio e della conoscenza, ma senza petulanza e competizione. 😉
    È più semplice essere speranzosi quando si hanno 30 anni rispetto a quando se ne hanno 50 o 60, questo è comprensibile; non a caso qualcuno più saggio di noi lo disse tempo fa che se non si ritorna bambini il Regno di Dio ce lo possiamo sognare (e disse anche che il Regno di Dio è tra noi..). È vero che di Bene pare ce ne sia poco, pochissimo..ma forse proprio perchè è raro è molto più prezioso. 🙂 un saluto a tutti!

  14. Paola

    Livio C.

    Riflettevo. Il rampollo predestinato ha proseguito e completato un
    prestigioso percorso di studi in terra anglosassone…sebbene non nel tempio oxoniense della sua investitura, tuttavia da quelle parti un testo-culto della formazione elitaria(economisti in primis) è il “De vinculis” di Giordano Bruno…eh, la classe dirigente squamata…

  15. Livio Cadè Staff

    A Paola.

    Purtroppo il De vinculis è un testo che non ho mai letto. Stimolato dal Suo commento, ne ho trovato traccia su un sito massonico:

    https://www.ritosimbolico.it/rsi/2012/08/la-matrice-culturale-delloperare-politico-contemporaneo/

    Stralcio alcuni passaggi dall’interessante articolo:

    «…il “mago sociale” lancia le reti della sua visione fan-tastica nel mondo per impadronirsi della “preda” attraverso il suo consenso.
    …La politica non è la scienza machiavellica del comando e del potere ma l’arte per capire come esercitare la manipolazione delle menti del popolo e dell’individuo.
    …il mago bruniano è il prototipo dei sistemi impersonali dei mass-media, della censura indiretta, della manipolazione globale e dei brain-trust che esercitano fascino e controllo sulle masse delle democrazie occidentali…
    Un orgasmo che all’epoca dei regimi nazisti e stalinisti (e oggi, all’epoca del regime covidista, dico io) arrivava fino alle dimensioni della trance collettiva…»

    Mi sembrano molto pertinenti al tema trattato qui.
    Credo che dovrò colmare questa mia lacuna su Bruno…

    • Livio Cadè Staff

      Sempre a Paola.
      Forse potrebbe trovare nel De vinculis qualche risposta a quei dilemmi sull”amore’ dei rettili che sembrano turbarLa.

      • Paola

        Sicuramente il De vinculis potrebbe aprirmi orizzonti sui dilemmi di quell’amore’…ma preferisco non approfondirne gli aspetti. Seguo il consiglio. Non mi piacciono gli abissi…

        • Livio Cadè Staff

          Saggia decisione. Anche se non lo legge non si perde niente.
          Io invece mi sono scaricato il pdf e me lo sono già letto. Testo breve (Bruno non l’ha completato) ma comunque noioso, come altri di Bruno. Però di facile lettura, essendo tradotto dal latino in italiano corrente, quindi scevro dell’italiano ampolloso di Bruno.
          Se questi sono i testi culto dell’élite, povera élite e poveri noi. Ma si sa che gli squamati hanno gusti strani…

  16. Livio Cadè Staff

    Dal De vinculis: “Il vincolante non lega il vincolabile facilmente, come il condottiero non conquista facilmente una rocca ben fortificata, se il passaggio non gli viene aperto da un traditore che si trova all’interno, da un collaboratore che in qualche modo non cospiri o non si assoggetti o si presti comunque ad un accordo”.

  17. Livio Cadè Staff

    «Il destinatario del vincolo, per essere vincolato, non richiede tanto vincoli reali, quanto apparenti, cioè vincoli d’opinione: infatti l’immaginazione senza verità può vincolare veramente, imbrigliare davvero il destinatario del vincolo per via immaginaria.»

    • Paola

      Io ne lessi degli estratti, mesi fa. Recentemente volevo ordinarlo…ho rinunciato, istintivamente. Non volevo il testo completo “fisicamente” vicino a me. Lo so, sembra infantile, irrazionale etc…ma è roba da squamati. Preferisco leggerne brani su internet. Mi appare più “distante”, impersonale.

  18. upa

    Bè..una volta c’erano le guerre a sfoltire la zavorra..aiutate da epidemie vere che salassavano il mondo con generosità..
    Se pensiamo che la prima guerra mondiale ha fatto quindici milioni di morti più invalidi e la seconda ha fatto sessanta milioni morti..la terza guerra mondiale dovrà alzare il risultato in termini più ambiziosi..e se cinquecento milioni sembrano tanti..penso che cinque miliardi potrebbero essere una cifra soddisfacente per far ripartire il mondo su basi più gestibili atte a incarnare l’evoluzione benigna dell’umanità chiamata il “risveglio della coscienza”
    Mi sembra che pecchiamo di moralismo nel condannare chi si è sobbarcato l’incarico di “potare” il mondo..come condannare chi uccide al mattatoio e poi comprarsi una bistecca..oppure in termini più vegani..sterminare milioni di bacherozzi che vivevano felici nella terra per lasciare spazio alle verdure che ci assicurano la serenità di spirito..
    E’ chiaro che il mondo non poteva continuare l’andazzo dilapidatorio caotico e crescista..e che l’umanità..trasformata in un gigante con ventre enorme e ipossia cerebrale necessitava un doloroso ridimensionamento..
    L’alternativa era lasciare le cose come stavano e proseguire verso il cannibalismo in mezzo a puzzi nauseabondi e gas venefici..
    Si può discutere sui mezzi impiegati..ma pensiamo che le “buone” avrebbero sortito un effetto concreto sul gigante brachicefalo?
    Forse bisogna ringraziare il cielo che non si sono messi in funzione metodi più spicci come le sane bombe al fosforo..e i vaccini potrebbero essere risolutivi…salvando chi ha avuto.. a differenza delle bombe.. la possibilità di schivarli..
    Siamo alla presenza di un grande scandalo che va condannato..e guai a chi lo commette..anche se necessario..ma non bisogna peccare di superficialità nel non vederne il fine ultimo che sfugge anche in chi lo ha prodotto e gestito..
    Spero che non si arrivi a una vera guerra dopo una falsa pandemia..o che almeno ci sia una guerra virtuale che blocchi solo i beni e non le strutture..così che possiamo morire di fame comodamente seduti in poltrona e non sul ciglio di qualche strada distrutta ..
    Tutti ci spertichiamo nel tessere le lodi del bene..e nel condannare il male che lo ha prodotto..ma il secondo è necessario come il primo..per far correre il pendolo..
    Siamo appena all’inizio degli avvenimenti..e sicuramente in seguito non potranno che peggiorare se il reset dovrà essere..volenti o nolenti..
    In fin dei conti attraversiamo un momento epocale..privilegiato..e cerchiamo di goderlo come un buon film dell’orrore senza pagare neppure il biglietto..che poi usciremo a riveder le stelle sempre alte nel cielo ..

    • Livio Cadè Staff

      Sì, certo, sappiamo tutti che gli squamati sono filantropi. Ma io, non so perché, diffido di quelli che vogliono il bene dell’Umanità mentre delle persone non gliene frega niente.

      • upa

        I “filantropi” non cercano i bene dell’umanità…ma di se stessi.. progettando e realizzando una demolizione controllata dell’edificio umano che abitano conoscendo le scale..gli ascensori e il mobilio che hanno portato..
        Ma aimé..ubi maior minor cessat e verranno travolti comunque dalle tremende energie che si stanno aggrumando..che loro credono ingenuamente di dominare..
        Ci sono forze in azione che dire “cosmiche” è riduttivo..e a tempo debito il “tentativo” verrà travolto come tutto il resto peraltro..
        Le mie erano considerazioni oltre le bugie insopportabili del sistema e le lamentazioni degli insofferenti in cui mi arruolo geneticamente..ma non mi fanno dimenticare che siamo di fronte a qualcosa che trascende tutti..i buoni e i cattivi..i giusti e gli ingiusti..gli onesti e i bugiardi..
        Chiudiamo gli occhi e profondiamoci nel Brahman..nel Budda o in Dio chi è uso pregare o nel gustare la fragola appesi all’abisso..che tra poco suoneranno le trombe e non ci saranno timpani che reggano…
        Mai come oggi è possibile dire che “Il tempo è vicino”..

        .

    • Paola

      Molti punti condivisibili. Altri, dipende…personalmente posso anche prepararmi i pop corn per guardare il film…ma non è detto che i vaccini si possano schivare. Allora opterei per guerra e bomba. De gustibus…magari non mi centra ed esco a riveder le stelle. O magari no. Pazienza.

  19. Livio Cadè Staff

    Upa e Kami.
    Ho alcune perplessità, forse perché le parole possono essere facilmente fraintese.
    Di fatto, le visioni profetiche non si prestano a essere contraddette perché parlano di tempi a venire. Tuttavia, se anche fosse vero che stiamo cadendo verso il fondo del ‘kali-yuga’ a causa di leggi eterne e irrevocabili, e se anche fosse vero che il tonfo servirà a produrre un rimbalzo e una risalita dello spirito, non possiamo cullarci nel sogno di un immaginato futuro.
    Questo atteggiamento potrebbe causare una rimozione dei problemi reali, una fuga dal presente.
    Anche l’idea che bene e male sono complementari, per quanto indiscutibile, rischia di indebolire il significato della loro opposizione e creare indifferenza verso una scelta etica.
    C’è il rischio che la verità si separi dall’esperienza reale e venga ridotta a strumento del relativismo. A semplice concetto o a struttura psicologica.

    • upa

      Livio Cadé

      E’ chiaro che le parole hanno un’origine metalinguistica che ne determina il significato..ed essendo gli uomini differenti..anche le stesse parole possono significare oggetti differenti di riferimento…sia consci..ma soprattutto inconsci ..che sfuggono allo stesso scrivente ..conducendolo.. come il lettore.. in un ginepraio verboso più simile a una girandola variopinta che a un discorso dotato di “senso”..
      E’ questo il destino delle discussioni filosofiche in genere se orbe di quello che si suol chiamare “saggezza”..pur teorica..che quella pratica non è avvezza a discutere ma a “fare”..in senso interiore che poi è quello che conta..
      Quindi..ogni volta che la mente cavalca praterie sconfinate di significati senza venirne a capo..cerco di tornare all'”origine”..che è la pura e semplice “realtà”..che non specifico oltre per non tornare a confondere di nuovo..
      Presente..scelta etica..relativismo..fuga dalla realtà..come si conciliano con la saggezza..o almeno con la sua “visione” ?
      La saggezza vive nel presente mentre l’etica vive nella mente..almeno se si lega a comportamenti..altrimenti potremmo chiamarla “sensibilità”..termine questo meno abusato dai moralisti..più fresco e meno pedante..
      Relativismo e visioni della mente possono venir usati per fuggire dalla realtà ma anche per corroborare la saggezza che poi è il presente scisso dalla pesantezza che ci meritiamo..
      Se la saggezza non è una fuga ma un “ritorno”,,tutto ciò che aiuta all’opera è ben accetto..se la verità è la “patria”.. allora est ubicumque est bene..
      Ciò che giustamente paventa nelle sue considerazioni..di una frattura tra pensiero e realtà ..avviene quando ambedue sono scisse dalla loro imprescindibile origine comune che è la saggezza..e la conquista del presente che la manifesta..
      E’ detto che due saggi intendono la stessa cosa pur con parole differenti..mentre due stolti non si intenderebbero mai pur usando gli stessi gesti..
      Tra la stoltezza della mente e la saggezza della ragione esiste la terra di mezzo..dove il parlare della mente è una “via” per arrivare al bello che è anche il vero..se il significato è poesia..
      Se poi la mente è ispirata dalla ragione abbiamo la poesia mistica..e sezionarne il significato è degradarla a “esposizione”..che ingolfa la mente e allontana dal presente..
      Uno scritto che fa assaggiare noi stessi è prezioso..e comunque la pensiamo siamo sempre nel giusto..
      ..

  20. Paola

    L. Cadè
    Detestando il caldo, mi rifugio in un limbo mentale (anticamera della follia). Comunque, in questo stato, mi domandavo come fossi arrivata al De vinculis, mesi fa. Ora ricordo. Stavo leggendo un articolo su Ian P. Culianu. Era citato il suo libro “Eros e magia nel Rinascimento”, con un breve commento. Da lì, la curiosità per il testo di Bruno. Di Culianu mai letto nulla. Forse ne varrebbe la pena. Ma mi intimorisce un po’…

    • Paola

      * Ioan P. ( non Ian, chiedo venia).

    • Livio Cadè Staff

      Diceva un poeta cinese che invecchiando si perdono tanti vizi, ma non quello dei libri. Io sto cercando di liberarmi anche da quello…

      • Paola

        Infatti ne sto leggendo molti di meno, ma veramente molti di meno, rispetto a un tempo…non solo, sto sviluppando anche manie/fobie/altro, per cui se autori o temi trattati mi disturbano per qualche motivo, mi libero pure di quelli che ho in casa. E, nella speranza di poter trascorrere almeno gli ultimi anni in un’altra città, ho già pronti i “prescelti” per la fuga. Pochissimi.

        • Paola

          …gli ultimi anni…mah…a Dio
          piacendo, “elisir” permettendo.

        • Livio Cadè Staff

          Quante persone si possono amare, quanti amici veri si possono avere nella vita? Lo stesso è con i libri. Da giovani siamo impenitenti Don Giovanni, corteggiamo i libri per fame, per paura, per vanità, “per il piacer di porli in lista”.
          Invecchiando, questo libertinaggio non attira più. Forse è stanchezza, forse saggezza…
          Bastano quei pochi, pochissimi, con cui abbiamo creato un rapporto di vera intimità, che hanno messo radici nel nostro cuore.

          P.S.: anch’io medito la fuga. Ma dov’è che la SPECTRE non ci può raggiungere?

          • Paola

            Le dirò…il mio desiderio di fuga prescinde dalla Spectre. È ben “ante draconem”. Tuttavia, stavo pensando che il sito potrebbe sfuggire ai cattivi…tale Jan, che prima era Jim, lo definì “nowhere” in un amoroso tributo.cartaceo…Ma, per chi meditasse di venirci, urge corso intensivo di vernacolo (in DAD, ovviamente). Non si parla l’idioma nazionale. Ciononostante, neanche la presunta invisibilità alla Spectre mi spinge a restarci.

            P.S. Divertimento mattutino. Piccolo enigma fra sorci eretici.

          • Paola

            Alla domanda “dove vivi?”, il perseguitato potrebbe rispondete “in nessun luogo” (vedi versione italiana dell’amoroso tributo cartaceo). Omerico.

          • Paola

            * rispondere.

  21. Livio Cadè Staff

    A Paola.
    L’anima è il non-luogo.
    Però non credo sia questa la risposta.
    Mi ricorda l’enigma per cui Omeo morì.“Quel che abbiamo preso, lo abbiamo lasciato, quel che non abbiamo preso, lo abbiamo tenuto”.

    • Paola

      Sull’anima concordo. Ma, almeno per me, necessita di un’armonia, o perlomeno di una non disarmonia con il luogo. La mia anima è problematica. Ne soffre molto. Me lo ha fatto capire stando, magari per brevi periodi, altrove. Era appagata.

      • Paola

        Concordo sull’anima come non-luogo.
        Ammetto di non aver compreso il riferimento all’enigma di Omero.

        • Livio Cadè Staff

          Chiedo scusa. Sono stato chiamato e ho lasciato il commento a metà.
          “Quel luogo che abbiamo preso lo abbiamo lasciato. Quello che non abbiamo preso lo portiamo con noi.”
          Qui si inclina allo sfingeo…

        • Paola

          L’ho compreso…tardivamente. Allora aggiungo. La mia anima, il non-luogo, necessita comunque di armonia con il luogo. E nel luogo-non luogo questa armonia non la trova. Che poi è un luogo-non luogo ingannevole. Ha un’identità fittizia ma aggressiva e prepotente.

          • Paola

            Magari si inclinasse allo sfingeo…ah, i bei tempi andati degli enigmi…Sfinge, Omero…Ho appurato ora che la tecnologia ne ha fatto tabula rasa. Google, “Jan, nowhere”. Enigma risolto. Per incanto. O maleficio.

          • Paola

            Ma l’enigma di Omero non parla di luogo…No, comunque non lo porto con me.

          • Paola

            Il commento a metà…geniale. Grazie per la sostituzione. E la facilitazione.

          • Paola

            Più che sostituzione (per livello intermedio), aggiunta (livello base). Quindi, grazie per l’aggiunta. Stavo annaspando tra pesci e pidocchi. Molto miseramente. Lei è un gentiluomo.

          • Paola

            Non solo il luogo-non luogo porto con me. O porterò con me. Neppure l’amoroso tributo di Jan ex Jim. Era un regalo. Iniziato. Mai terminato. Eliminato. Fisicamente.

          • Paola

            Concludo. Tra i tanti aspetti a me sgraditi, vi è anche la nota e lunga tradizione squamata del posto. E la mia anima non apprezza.

  22. Livio Cadè Staff

    A Paola.
    Non so a quale tradizionale covo di rettili Lei alluda. Ma gli squamati hanno nidi ormai ovunque…

    • Paola

      Amanti della geometria. E non solo. Hanno nidi ormai ovunque, vero. Ma qui hanno nidificato anzitempo. Inoltre, è la città della ‘sscienza’ (in senso lato). Super raduno di supersquamati, in queste ore.

      • Paola

        Capitanati da quello che ci vuole telecomandare a distanza, il fenomeno. Aerei e elicotteri sopra la testa da ieri. Non sia mai che gli squamati siano disturbati.

  23. Livio Cadè Staff

    Passando in bicicletta accanto a un’edicola leggo distrattamente il titolo di un giornale: “Sospesi 2.500 sanitari no-vax”.
    La gente resta indifferente.
    Anzi, ho pensato che se domani leggesse: “Giustiziati 2.500 sanitari no-vax”, penserebbe “han fatto bene … ne uccidi 2.500 per salvarne 250.000 (o 2.500.000, dipende da cosa scrivono i giornali) … è giusto”…
    La finestra di Overton funziona sempre.

  24. Paola

    Altro che finestre. Neanche terrazze. Siamo allo squarcio. Io odio. E mi rilasso a fare certi pensieri.

    • Livio Cadè Staff

      Stavo giusto leggendo ora che fra poco non potrò più insegnare. Resterò senza lavoro, senza stipendio.
      Sembra che io sia un pericolo mortale per i miei simili.
      I sindacati se ne lavano (anzi sanificano) le mani.
      La gente plaude. Atto doveroso. A morte i lebbrosi!
      Sono fiero di vivere in questo Paese, culla della libertà.

      • Paola

        I sindacati, con mani sanificate, sono quasi tutti d’accordo. Spingono anche per le aziende e le fabbriche. Non doveva finire così. E ripeto, io odio. Non mi si venga a dire che non bisogna, che fa male, che ci si mette alla stregua degli altri dall’altra parte. No. Bisogna, non fa male e non mi metto alla stregua degli invasati plaudenti. Io non obbligo nessuno. Ergo, ho pieno diritto di odiare. Fa bene alla salute. Se poi è odio con fantasie, fa benissimo. Concilia il sonno. I sogni son desideri…

        • Paola

          Il verdognolo e malsano al dicastero della morte non ha messo gli strumenti nasopenetranti gratuiti…sarebbe un disincentivo alla penetrazione cutanea…cosa gli hanno fatto da piccolo? Ma non credo sia stato bambino. Altra origine.

          • Livio Cadè Staff

            Ma chi, quello con la faccia da idiota, che non gli chiederesti neanche che ora è per non metterlo in difficoltà?
            Io penso che da bambino fosse già verdognolo, malsano e con la faccia da idiota. Perciò l’avranno sicuramente preso in giro, magari anche picchiato. Poverino.
            Quando verrà processato il suo difensore dirà, come Groucho Marx: “Signori della corte, può essere che parli come un idiota e abbia una faccia da idiota ma non lasciatevi ingannare, è veramente idiota”.
            E gli daranno l’infermità mentale.

  25. Paola

    E tutto con la benedizione (al contrario) di quello venuto “dalla (o per la?) fine del mondo”. Mi fece una repulsione immediata.

    • Livio Cadè Staff

      Si sa che le donne hanno una repulsione per i rettili.

      • Paola

        Eh…mala tempora currunt sed peiora parantur per le ofidiofobiche ( e per gli ofidiofobici).

        P.S. Sto ancora ridendo per il commento sul bullizzato da sanatorio…ci voleva. Grazie! 😉

  26. Livio Cadè Staff

    Cercando tra varie norme di Legge, scopro che in caso di sospensione dal servizio del docente, anche per gravi reati, è previsto un ‘indennizzo alimentare’ pari al 50% dello stipendio.
    Ma per i non vaccinati, si prevede che “il rapporto di lavoro è sospeso e non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato”.
    Quindi, se io stuprassi, facessi a pezzi una dozzina di bambini e me li mangiassi, in attesa di una sentenza definitiva avrei ancora diritto a mezzo stipendio.
    Se invece non ho il green pass, niente, dopo 5 giorni vengo scacciato con ludibrio e condannato alla fame.
    ‘Rettilinea’ evoluzione di un pensiero democratico.

    • Livio Cadè Staff

      Probabilmente, se io torturassi e mangiassi dei bambini, i ‘rettilinei’ mi crederebbero uno di loro. Mi darebbero qualche importante incarico.

      • Paola

        E se fosse la rettilinea alternativa? Non ti inoculi, rifiuti l’iniziazione, ma noi non ti abbandoniamo. Perché, privato di tutto, ti porteremo ad azioni tali da farti ottenere l’equipollenza dell’attestato di abominio richiesto nella nuova normalità. Per il tuo bene.

  27. Paola

    Docenti, studenti universitari…e questo silenzio.
    Bruciano non so più quanti animali. Silenzio.
    Il silenzio è agghiacciante. Dei consenzienti e degli indifferenti. Che poi sono la stessa cosa.

  28. Paola

    Letto ora. Provincia del nord. Senzatetto “fuori” da dormitori e mense. Senza residenza non si prenota siero. Tamponi soluzione complessa. Costi, tempi, organizzazione. Si cerca soluzione…
    Dio, dove sei?

    • Paola

      So bene che il tema del “silenzio di Dio” ha autorevoli trattazioni. Ma, nella mia pochezza, non posso che richiamarlo.

    • Paola

      * Ovviamente non auspico il siero per i senzatetto, anzi! Mi soffermavo sull’orrore del green pass. Applicato pure in questo caso…

    • Paola

      Letto. E aggiungo: i minorenni che in classe potranno smascherarsi purché TUTTI siano “unti”? Istigazione al bullismo. E non solo.

      • Paola

        * minorenni perché pensavo a ragazzetti. In realtà tutti i mascherati delle scuole.

        Comunque, ma questo è un altro tema, detesto visceralmente anche la pistola puntata in fronte dai controllori della temperatura corporea. Sono obbligati, ma poco importa. Alcuni si prendono terribilmente sul serio. Evito il più possibile le occasioni di incontro con costoro.

        • Paola

          Una volta, fine estate scorsa. Centro civico vicino a casa. Rigorosissimo. Asburgico. Mi sono surriscaldata sotto il sole, parlando con un conoscente. Con il caldo ho problemi, mi surriscaldo più degli altri. Entro. Nell’atrio il pistolero balza all’indietro. Mi intima di sedermi e aspettare qualche minuto. I pochi presenti, distanziatissimi, mi fissano con orrore. Età media 80 anni. Io sono una babbiona, ma qua vige la gerontocrazia. Quindi, sembravo una povera fiammiferaia appestata. Dopo qualche minuto, il pistolero riprova. Tutto ok. Ma la diffidenza degli astanti (perfetti, appena usciti da trattamento di tanatocosmesi) rimane. Mai più.

          • Livio Cadè Staff

            Invece a me l’estate scorsa è capitato di dovermi sottoporre al termoscanner per entrare in un mercato agricolo all’aperto (sic!). Volevano anche obbligarmi a metter la mascherina. Ho fatto notare che era possibile mantenere distanze di sicurezza ben oltre le misure minime previste. Impossibile ragionare.
            Ero terribilmente contrariato. Il tizio mi punta la pistola alla testa. Non funziona. Riprova, niente. Prende un’altra pistola. Fallisce anche quella. Non appare nessuna temperatura. “Com’è possibile?” dice. Chiama un altro controllore, con un altro termoscanner. Stesso risultato. Prova su un’altra persona. Funziona. Riprova su di me. Niente. Sbigottimento. “Allora posso entrare adesso?” chiedo. Altre persone aspettavano. Si era fatta la coda.
            Mi han lasciato passare, anche senza mascherina.
            Avranno pensato venissi da un altro pianeta…

  29. Paola

    Apprendo…nord ovest, “gelato se ti va***ni”, riservato a giovanissimi e giovani. Lasciamo i giovani, che preferirebbero altro…ma per i giovanissimi…mi viene in mente il mio papà, assieme ad altri padri/madri di un tempo perduto, che ci esortavano a non accettare nulla dagli sconosciuti. Era un imperativo categorico. Cui restavamo fedeli. Io rifiutai un gelato, pur in presenza di mio padre, da un suo amico per me ignoto. Poi, tra sorrisi divertiti, ebbi il placet e accettai. Tempi benedetti.

    • Paola

      Vabbè che oggi anche i pargoli
      preferirebbero altro. Promotori “vintage” qua. Negli USA la tentazione proposta è stata al passo coi tempi, ho letto.

    • Livio Cadè Staff

      Giovani, giovinacci e giovaccini… I genitori li ricatti con la perdita del lavoro, lo spettro della fame. I figli basta che gli offri un gelato, gli prometti che potranno andare in vacanza, al cinema, mangiare la pizza in compagnia…
      È ignobile.

  30. Paola

    Spero nella profezia di Rasputin…dopo aver sentito (casualmente, perché evito…) un servizio in cui, da noto ospedale del centro nord, ovviamente “pieno di no v**”, si diceva che “la maggior parte di loro SI PENTE poco prima di essere intubata”…spero che la profezia di Rasputin non riguardi solo Roma.

    • Paola

      P.S. Non oso pensare a eventuali eretici relapsi. Cosa potrebbero subire…

    • Livio Cadè Staff

      Non conoscevo la profezia di Rasputin. Condivido la speranza che non si limiti a Roma. Spero si estenda sino al “noto ospedale del centro nord” e in altri siti…

  31. Paola

    Recentemente mi ha detto che lo sperimentatore dal maglioncino etico è un Suo concittadino. Ho scoperto che pure in altro luminare, metallico e molto inquietante, è nato là…quello che vuole piazzarsi fuori dagli asili nido con l’elisir…quale mistero si cela nelle falde acquifere della città? ‘;)

    • Livio Cadè Staff

      I miei concittadini furono quelli che sul finire del 2019 corsero in massa a farsi vaccinare contro l’influenza, facendo file lunghissime pur di assicurarsi l’elisir. Mi pare 140.000 vaccinati.
      Poi furono i più colpiti dall’influenza.
      Ma non è questione di città. Le falde acquifere (o le falde cerebrali) sono inquinate ovunque.

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