L’anima delle foglie – Livio Cadè

L’anima delle foglie – Livio Cadè

Di colui che aspetto-

Lontano suono di passi

Su foglie cadute”.

(Yosa Buson)

A uno sguardo superficiale si potrebbe credere che una foglia sia solo una parte insignificante dell’albero, tra migliaia di altre foglie. Questa impressione è frutto di una dissezione analitica e innaturale della realtà. La foglia non solo partecipa della vita dell’albero – si nutre della stessa terra, della stessa acqua e della stessa luce, in essa scorre un’unica e medesima linfa – ma ne esprime compiutamente la natura. La foglia è l’albero.

Vederla separatamente, come realtà a sé, porterebbe a considerare l’albero stesso come inesistente. Perché ogni suo fiore, la sua corteccia, i rami, le radici, tutti i suoi vari aspetti potrebbero essere considerati elementi a sé stanti, e la loro unità apparire una fortuita combinazione. L’albero sparirebbe, ridotto a vuota astrazione, e al suo posto rimarrebbe una semplice somma di parti, legate da un misterioso nulla, o di funzioni come il prender cibo dal terreno, il dare frutti o l’ospitare nidi d’uccelli.

Allo stesso modo, osservando ogni singola foglia, vedremmo la minuziosa aggregazione di un picciolo, di sottili nervature, minuscoli peli e ondulazioni. E dove gli occhi non arrivano, scendendo i gradi delle nostre labili concezioni scientifiche, troveremmo colonie di cellule, di atomi, o di quelli che forse in futuro qualcuno battezzerà cosoni.

Arriveremo mai a toccare il fondo della realtà? O si aprirà davanti a noi un vuoto, metafisico nulla? Se non vogliamo restar presi nella vertigine di una profondità insondabile, dobbiamo risalire da quell’ipotetica scala, dalle oscure segrete dell’essere, verso i suoi piani superiori. Vedremo così riapparire la nostra umile foglia, con le sue forme familiari, i suoi colori, forse bagnata di rugiada, assorbire i raggi dell’aurora, tremolare nell’aria del mattino, effondere freschi profumi di bosco.

Allora ci potrebbe prendere un’altra, opposta vertigine, pensando che in essa non vibra solo la solitaria anima di un albero, ma quella della terra intera. E l’anima del cielo, delle nuvole e del sole. In lei vedremo rispecchiarsi e palpitare una vita che si espande fino ad abbracciare le galassie e l’universo immenso. Il vivo filamento di un tessuto divino. E in quella trama, l’inestricabile viluppo della nostra vita col Tutto.

Perciò, quando d’autunno ingiallisce e dissecca pian piano, uno struggimento ci prende, forse perché anche il nostro cuore trema così, appeso al filo del tempo. Lei, che sosteneva l’urto delle bufere e delle piogge sferzanti, ora basta un ignaro sbuffo di vento a staccarla dal ramo. Forse nessuno ne ammira la grazia mentre danzando disegna arabeschi nel vuoto e seguendo il ritmo di un’inudibile musica si posa tra altre foglie cadute.

Solo la terra paziente l’attende, la accoglie come una madre e la culla. Sciolta nel seno di un’anima immortale ne riemergerà un giorno, intrecciando nuovi ricami sull’antica tela del mondo, ordito di vite effimere, infinite.

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Categorie: Spiritualità

Pubblicato da Livio Cadè il 8 Agosto 2021

Commenti

  1. Paola

    Aspettavo il commento di qualcuno più preparato di me…Perché io, per osmosi ambientale e culturale, per personale e colpevole mancanza di ricerca, sono intrisa di cultura occidentale. Priva di altre prospettive. Pertanto, l’idea di sciogliermi in un’anima immortale, di ritornare nella trama del mondo, è angosciante. E fonte di dolore. Vorrei, non so in quale forma spirituale, allontanarmi definitivamente dalla trama del mondo. Senza perdere ricordo di ciò che fui. E ritrovare chi ho amato. Nella sua unicità, umana e animale. Temo la fusione, se implica l’oblio e il ritorno. Visione egoica, me ne rendo conto. Ma questo è il mio sentire.

    • Paola

      * intrisa di una limitata cultura occidentale. Molto limitata. Quella che più mi consolava. Una scelta di comodo.

      • Livio Cadè Staff

        Paola, per cercare di lenire la Sua angoscia posso ricordarLe le parole di Angela da Foligno: “Ciò che ti fu impresso nel cuore durante la tua vita, è impossibile che tu non serbi nella morte.”

  2. Marco

    Meraviglioso.
    Connubio perfetto di suggestioni neoplatoniche e Taoiste, il concetto di Anima Mundi, la vitalità della natura nella sua totalità, assimilata a un unico organismo viventee quello di Vuoto, l’essenza stessa e naturale delle cose, così come insegna lo Zen.
    Complimenti!!!

  3. Paola

    Livio C.

    Grazie.

    • Paola

      P.S. Mi sono resa conto di aver usato “trama”‘del mondo, mentre Lei per il mondo ha usato “ordito”, per l’universo “trama”. Non penso sia casuale…mi mancano proprio le basi. Non colgo le sfumature. Fossilizzata nelle mia dimensione speranzosa…

      • Paola

        …o forse è casuale. Dettaglio amplificato da mia insicurezza (rischiare di non cogliere tutta la profondità del testo).

  4. Livio Cadè Staff

    A Paola.
    Non è casuale ma neppure essenziale. Trama, ordito, intreccio, fili…non ci pensi. Le metafore vanno prese con una certa noncuranza.
    La frase di Angela da Foligno esprime invece una rigorosa verità.
    Del resto, Lei sa che io intendo la ‘dissoluzione’ in modo particolare.
    Se posso osare tanto, mi permetto di dirLe: non tema di smarrire sé stessa o chi ha amato. Solo, la nostra anima e i suoi legami vanno oltre quello che noi di solito pensiamo.

  5. Sinda

    Molto bella.. Molto sentita grazie Maestro!

  6. gerardo perrone

    Sei er Mejo.. SEMPRE

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