L’anniversario della vergogna – Umberto Bianchi

 L’anniversario della vergogna – Umberto Bianchi

Come ogni anno, da oramai quarant’anni a questa parte, il 2 di Agosto in Italia suonano le campane a morto. Suonano per un eccidio senza nome, una strage infinita che, contrariamente ai proclami della tronfia propaganda dei media “embedded”, è, a tutt’oggi, rimasta impunita, senza che i suoi reali responsabili siano stati identificati. Si urla, si strilla e “more italico”, si additano i soliti mostri da sbattere in prima pagina, come al solito, identificati nei solitissimi cattivacci e bravi del neo-nazi fascismo nostrano. Il tutto senza alcun dubbio, senza alcuna forma di riflessione, che non osi collocarsi al di là dei ben collaudati e preordinati schemi, della propaganda del regime italiota.

Volendo provare ad operare una riflessione più seria ed approfondita dell’intera vicenda, se ne rileveranno subito incongruenze e “buchi neri”. Ma torniamo un momento a quarantuno anni fa. Torniamo a qualche mese prima di quel fatidico 2 Agosto 1980, esattamente alle 20.59 del 27 Giugno, quando un Dc9 dell’Itavia, perso il contatto radio con la torre di controllo, precipitava nel tratto di mare tra le isole di Ponza ed Ustica. Quella sera, quel tratto di mare era stranamente affollato da portaerei americane e francesi, con relativi velivoli al seguito. Si dice che volessero “fare la posta” all’allora leader libico Muammar Gheddafi in volo verso chissà dove, con relativa scorta aerea. Si parla di un conflitto aereo, scatenato senza tener alcun conto dell’aereo-passeggeri che stava transitando di lì, e di una “missilata” sparata da un caccia francese che, mancato l’obiettivo libico, avrebbe invece centrato l’aviogetto con tutti i civili a bordo. Si racconta anche che, a riprova di queste ipotesi, sarebbero stati ritrovati i resti di un Mig libico sulle pendici della Sila, in Calabria…

Fatto sta che, immediatamente all’indomani del tragico evento, fatte fuori le ipotesi di un cedimento strutturale, eccoti spuntare, come un coniglio dal polveroso cilindro di un prestigiatore, quel Marco Affatigato, ex militante di Ordine Nuovo e già allora, confidente delle nostre beneamate Autorità. E subito si parla di bomba “fascista”, di strage nera ed altre delizie del genere, immediatamente, però, smentite dai risultati di varie perizie balistiche, che invece non avrebbero trovato alcuna traccia di esplosivo all’interno dell’aviogetto. Mentre pian piano, vengono fuori storie di tracciati radar, di presenze di navi straniere e quant’altro, si fa timidamente avanti anche l’ipotesi che, la nostra sovranità, sia stata bellamente violata da quelli che qui da noi, con un indegno eufemismo linguistico, chiamiamo “alleati” (Nato and Co.) ed invece tutt’altro sono…

Cosa quella notte sia accaduto, ad oggi non è dato ancora sapere. Una battaglia aerea contro i libici o cos’altro? Fatto sta che, ad appena due mesi dalla strage, la mattina del 2 Agosto, la città di Bologna viene risvegliata da un boato che colpisce la sua Stazione Centrale. Anche qui, inizialmente, si paventa l’esplosione di una caldaia, immediatamente smentita però dal ritrovamento di tracce di Semtex, un esplosivo solitamente in dotazione ai militari. Ed anche qui, al solito, partono le rivendicazioni. Voci anonime parlano di Nar e compagnia bella e, senza esitazione alcuna, all’attentato stragista di Bologna, viene appiccicata la targhetta di “fascista”, senza se e senza ma. Agli 85 morti ed ai 200 feriti, si aggiungeranno, quindi, anche le vittime da “danno collaterale”, ovverosia tutti quei militanti appartenenti ai vari gruppi della destra radicale italiana che, senza tante storie, verranno arrestati e trattenuti in carcere per vario tempo, salvo poi esser rilasciati poiché estranei alla vicenda.

Prassi questa, che non varrà per il gruppo Nar Fioravanti-Mambro-Cavallini-Ciavardini, che si vedrà condannato per l’eccidio, che non sia altra che quella delle dichiarazioni interessate rese dai vari “pentiti” di turno, non corredate da alcuna prova concreta. La strage della stazione di Bologna, finisce così con il divenire la scusa scatenante di una repressione che avrebbe, senza pietà, colpito chiunque si professasse di fede politica non in linea con il pensiero dominante. Negli anni, quella sulla strage di Bologna, si trasformerà in un’inchiesta-zibaldone che, in base a teoremi troppo spesso frettolosi e precostituiti, accomunerà in un unico e fantasmagorico disegno, tutti ed il loro contrario. Piduisti, affaristi, uomini dello stato, neofascisti vari ed altri ancora.

Ma, in tutto questo elaborare, cercare, ipotizzare, manca sempre una cosa: le prove. Si cercano allora, riscontri anche per responsabilità dell’ “altra parte”. Si parla del super terrorista rosso Carlos, dell’Fplp di George Habbas, di una ripicca per l’arresto ad Ortona di Pifano, Nieri e Baumgartner ed il sequestro del loro carico di lancia missili destinati ai palestinesi. Ma, ripetiamo, di prove vere, anche qui non ce ne sono. Un fatto, invece, fa risalto su tutto: la strage di Ustica ed il suo reale motivo, pian piano, finiscono nel dimenticatoio. Tra omissis, morti di testimoni e rinvii, l’inchiesta finisce nei porti delle nebbie della giustizia italiota, ammantata di “forse”, “chissà” o, ancor peggio, con il classico “tutti sanno, ma nessuno parla”, tanto non si può.

Una specie di muro di gomma, impedisce che si vada oltre nella ricerca della verità e questo vale sia per Ustica, che per Bologna. Anche qui il mantra sull’asse fascio-affaristico, ha preso il sopravvento e nessuno osa dire l’inosabile. La strage è stata un atto che, sempre più, sembra riportarci alla Nato o, comunque, ad ambienti ad essa vicini. Troppe strane coincidenze, troppi strani tempismi, ci portano a credere che, quella notte del 27 Giugno 1980, nei cieli di Ustica accadde qualcosa di molto compromettente, per la democraticissima alleanza atlantica. Al fine di coprire una verità lurida, si preferì far saltare una stazione e sacrificare vite innocenti alla ragion di stato. E per questo, a quarant’anni e passa di distanza, le desecretazioni di Draghi risuonano come una beffa alla verità, visto che, là dove si dovrebbe far luce, ancora vige la più totale oscurità. Le stragi erano e sono la scusa per terrorizzare, ammutolire, pietrificare un popolo e la sua volontà di verità e di vita.

Quella di Bologna è una vicenda in sé, emblematica. Servì, da una parte, ai poteri forti a conduzione atlantica a coprire verità scomode, che da’altro canto, a reprimere manu militari, tutte quelle realtà politiche che, in ambito antagonista, (pur con tutti i macroscopici errori di prassi strategica, da queste portati avanti, sic!) si facevano portatrici di idee non conformi, con lo status quo stabilito da Yalta in poi. Quella di Bologna, come di tutte le altre stragi indiscriminate del secondo dopoguerra, è divenuta una vera e propria prassi di “stabilizzazione” socio-politica. Ecco perché a quarant’anni di distanza, essa si ammanta di una stretta attualità, che ben si lega con quanto sta accadendo ora a livello globale, con il tentativo di instaurare una dittatura planetaria, usando l’emergenza sanitaria, quale amplificatore socio-politico.

E l’unica risposta che, a tutto questo si può dare, sta in una assidua ricerca della verità, che non può non passare che attraverso una presa di coscienza collettiva, il primo passo della quale, sarà rappresentato dalla richiesta di rimozione di tutte le pratiche di secretazione e di tutti gli omissis. Il popolo ha diritto a sapere e ad essere informato e consultato, su qualunque cosa lo riguardi direttamente, che sia la propria sicurezza, la salute, la vita economica e via discorrendo. Secondo poi, per quanto riguarda i cosiddetti “anni di piombo”, non è possibile né giusto, continuare con l’assurda pratica del perseguimento della giustizia a tutti i costi, anche a distanza di molto tempo, unicamente rivolta a coloro che di quegli anni, furono i protagonisti in veste di esecutori, mentre coloro che ne furono i mandanti materiali e morali, ovverosia la maggior parte dei rappresentanti della nostra classe politica, sono rimasti pressoché impuniti.

Il tramare nell’ombra, il sobillare alla violenza, il prestarsi ai doppi ed ai tripli giochi delle potenze straniere del momento, condotti alla bella faccia della nostra sovranità e della pelle dei cittadini, tutto questo, è invece rimasto e tuttora rimane, sostanzialmente impunito. Per costoro non esistono processi di sorta, né giudiziari né mediatici, ma solo onorificenze e “pensioni d’oro” a iosa. Per gli anni di piombo, forse, ben si potrebbe attagliare una soluzione politica ricalcata sul modello sudafricano e mandeliano del “confessing day” ma, ahimè, siamo in Italia e la via alla desecretazione delle carte e degli animi, è ancora lunga. Lo stesso esempio della vicenda pandemica, ce la dice lunga sulla capacità reattiva dei cittadini tutti, di fronte a certe ingiustizie. In chi scrive, pertanto, ferme restando queste considerazioni, rimane la speranza di una maggiore e più incisiva presa di coscienza dell’intera collettività, di fronte a certi fatti.

UMBERTO BIANCHI

 

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Categorie: Controstoria

Pubblicato da Umberto Bianchi il 5 Agosto 2021

Umberto Bianchi

Giornalista, opinionista ed editorialista, prolifico autore di scritti di poesia, oltre ad essere impenitente “motorbiker” e giramondo, Umberto Bianchi (1960), è specializzato nella pubblicazione di saggi e di analisi su tematiche che spaziano dalla politologia all’economia, giungendo a toccare la riflessione filosofica e lo studio delle varie correnti del pensiero esoterico. Già Direttore del Quotidiano “on line” di ispirazione sovranista, “L’Unico”, è stato collaboratore di lungo corso del quotidiano "Rinascita" e del periodico "on line" "Il Fondo/Magazine di Miro Renzaglia", presso i quali ha pubblicato la maggior parte dei propri saggi, altresì reperibili presso il catalogo di "Arianna Editrice": Ha anche scritto sulle pagine del periodico “Il Ribelle” di Massimo Fini, oltre ad aver precedentemente collaborato con "Orion" ed "Il Giornale d'Italia". Nel 1999 crea il sito www.ripensareilpensiero.it, (ora sostituito dal presente “Il Pensiero Antagonista”) e nel 2005 ha dato alle stampe, per i tipi di "Nuove idee" "Alle origini della Globalizzazione/ Per una revisione del pensiero". Ha pubblicato i propri saggi anche sulle pagine della rivista on line “Scuola Romana di Filosofia Politica” diretta ed animata dal Prof. Giovanni Sessa e nell’Ottobre 2011, inoltre, prende parte alla stesura del libro-manifesto “Per una Nuova Oggettività/Popolo-Partecipazione-Destino”, a cura della Heliopolis Edizioni, con il saggio “Post Modernità e Nuova Oggettività”. Nel Novembre 2014, sempre per i tipi della Heliopolis Edizioni, ripete l’esperienza della partecipazione alla stesura di un’altra antologia, “Non aver paura di dire…”, con il saggio “Elogio della Moto Avventura”. Nel 2015 pubblica, per i tipi della Carmelina Edizioni, il saggio “Il fascino discreto dell’Occidente”. Relatore in numerose conferenze e convegni, a partire da quelli organizzati e realizzati con grande frequenza e partecipazione di pubblico sia dal “Movimento Tradizionale Romano”, che da “Pietas”, passando anche attraverso la partecipazione, sempre nel ruolo di relatore, ad alcuni eventi di taglio meta politico, organizzati da “La Destra”. Al momento, collabora con la rivista on line “Ereticamente”, presso la quale ha pubblicato altri saggi, alcuni dei quali, riguardanti le vicende del cosiddetto “Gruppo di Ur” e la dottrina Ermetica, di taglio prettamente esoterico. Tutti quegli spunti necessari a poter effettuare analisi nei settori dell’economia e della finanza, sono, invece, frutto di una trentennale esperienza lavorativa quale operatore del mercato assicurativo e finanziario, accompagnata ad una profonda conoscenza dei meccanismi del settore principalmente in Italia, con l’esperienza di stage di lavoro in America Latina (Argentina e Brasile). Tuttora, Umberto Bianchi è titolare di un’attività di consulenza tecnico-legale specializzata nel patrocinio stragiudiziale.

Commenti

  1. MAURIZIO BAROZZI

    Ottimo articolo. Da parte mia, con la modesta esperienza e conoscenza quale “ricercatore storico”, posso aggiungere quanto segue:
    1. Non abbiamo dcumentazioni sensibili per formulare una ipotesi attendibile su Ustica e Bologna
    2. Sappiamo per certo che ci sono stati depistaggi non indifferenti, e queste alterazione in un sistema come il nostro, subordinato alla egemonia Atlantica, non possono che avere causa nelle relative interferenze
    3. Sappiamo per esperienza e per certo, che in Italia, in virtù di accordi taciti, sempre rispettati, nel complesso di Jalta, nessuna Intelligence diversa da quelle Atlantiche e occidentali, poteva azzardarsi a compiere stragi di una certa entità. Mai. Solo le Intelligence Atlantiche, la Cia e il Cic statunitense potevano realizzare, magari per conto terzi, promuovere o ispirare attentati di un certo rilievo. Tutti gli altri Servizi, a cominciare da quelli dell’Est potevano fare propaganda, spionaggio, anche qualche omicidio, ma non stragi. In questa esclusione entrano anche fantomatici gruppi, “mediorientali” che erano sempre controllati dalla Cia e affini.
    4. Ergo i responsabili di Ustica, probabilmente, il dubbio è d’obbligo, un “atto di guerra” che si è dovuto poi nascondere e di Bologna, una probabile intimidazione affinchè non si proceda ad indagare in certe sedi, e diversivo dalla strage di Ustica, vanno cercati in ambito occidentale. Le favolette di un attentato dei Palestinesi, sono da una parte ridicole e dall’altra va notato che vennero fuori da autori e ambienti filo sionisti. Interessati ad allontanare sospetti sul Mossad e fare un polverone, e poi sposate da ambienti di destri desiderosi di confutare i sospetti sui Nar.
    5. Che la strage di Bologna non possa essere fascista è ovvio, e di certo neppure i Nar possono essere definiti tali. Le sentenze di Bologna che inchiodano i NAR lasciano molti dubbi questo è’ ovvio, personalmente però io non lo escluderei in toto, che magari abbiano agito per conto terzi. Nel triveneto vi era una centrale terrorista che operava nell’area di destra e che era sotto stretto controllo degli americani. Ma per tornare a come avevamo iniziato, non si hanno i mezzi per sciogliere questi dubbi.

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