La Merkabah e la conoscenza misterica della stirpe di David – Michele Perrotta

La Merkabah e la conoscenza misterica della stirpe di David – Michele Perrotta

La Merkabah, segreto dei segreti dei cabbalisti ebrei, è sostanzialmente un campo elettromagnetico di natura geometrica, lo stesso che ha la matrice di tutti i processi della vita. Viene spesso rappresentata nella fusione dei cinque Solidi platonici: il Cubo di Metatron. Questo singolare ‘Cubo’, essendo la somma di tutti i Solidi platonici congiunti, è l’espressione simbolica di tutte le forme che può assumere la materia nell’Universo fisico. Incarna sostanzialmente il Divino nel nostro mondo. Tutti i nostri ‘processi mentali’ risultano essere l’evoluzione di quelle ‘matrici archetipiche’ che siamo stati in grado di concepire con la nostra Mente, le stesse che sono in grado di fare il percorso inverso e ritornare a Dio: la materia (il corpo fisico) che si trasforma in Luce e si sposa col il Tutto. Questo potente simbolo rappresenta quindi una vera e propria ‘mappa della creazione’ ed è anche, seppur in modo distinto, evocato nella ‘Stella di David’ o ‘Sigillo di Salomone’, l’imponente simbolo associato al ‘Popolo eletto’. Il Cubo di Metatron  altro non è che la ‘vetta di uno stato mentale e spirituale’; le energie trasformative scatenate dalla nostra Mente danno origine ad ulteriori ‘corpi sottili’ capaci di proiettarci nella ‘Luce infinita’ (En Sof). Esistono dunque, come più volte rimarcato, altre dimensioni oltre la nostra, diversi ‘Mondi emotivi’ o ‘Mondi energetici’ in cui la nostra percezione si connette senza che noi ce ne accorgiamo. Questi ‘Mondi’ sono viventi e perennemente comunicanti tra loro: sono sorgente di Luce divina che discende nella nostra dimensione come una fontana che costantemente butta acqua. Le pratiche meditative e i misteri sulla Geometria sacra che hanno custodito gli ebrei per creare il Tempio di Salomone, vero ‘Tempio del sapere’, uniscono logica e intuizione trasformandole in ‘sostentamento energetico’; la sola visualizzazione delle forme dei Poliedri regolari unisce i due emisferi del cervello (il sinistro legato alla logica e il destro legato all’intuizione) e li mette in una relazione vigente tra loro oltre che in perfetta armonia. In un antico passato si credeva che i due emisferi fossero uniti tra loro come se in realtà fossero un solo organo. La recente separazione dei due emisferi del cervello, oltre ad aver favorito l’indebolimento del pensiero, è causa continua di una perenne dicotomia che sperimentiamo nella nostra struttura mentale senza accorgercene. Sappiamo che uno solo di questi emisferi (generalmente il sinistro) presiede al linguaggio dominando la vita cosciente e la razionalità. L’altro emisfero, invece, è legato all’intuito, alla fantasia, all’estro e alle nostre emozioni, che in passato venivano recepite come ‘teofanie’. In sostanza si pensò che l’emisfero destro venisse utilizzato dagli ‘dèi’ come strumento di comunicazione tra ‘loro’ e l’uomo: era in parole povere ritenuto un accesso diretto tra Dio e l’Io – tra la dimensione ‘trascendente’ e quella ‘immanente’.

Tornando alle potenti energie delle figure geometriche, la dimostrazione che in Natura esistono solo cinque Solidi platonici, come avevamo già accennato, venne accertata diverso tempo dopo la loro scoperta. Essa si basò sul fatto che solo il ‘Triangolo equilatero’, il ‘Quadrato’ e il ‘Pentagono regolare’ risultavano essere facce di Poliedri regolari. Ciò è dovuto al fatto che in ogni vertice di una di queste figure devono convergere almeno tre facce che non siano situati sullo stesso piano, e quindi la somma dei loro angoli deve essere necessariamente inferiore a 360°. Un’ulteriore dimostrazione che nel nostro ‘Mondo fisico’ esisterebbero solo cinque Solidi platonici è provata dalla cosiddetta ‘Relazione di Eulero’: V+F-S=2 (dove V è il numero dei Vertici, F il numero delle Facce e S il numero degli Spigoli). Quindi venne definitivamente sancito che i Poliedri regolari non possono essere più di cinque. Tornando invece agli aspetti emotivi di queste eccelse figure, recentemente alcuni studi scientifici hanno appurato che i nostri pensieri si muoverebbero attraverso delle precise geometrie, le stesse che, guarda caso, sono alla base dei cinque Solidi platonici. Questa tesi, recentemente sperimentata e testata da alcuni scienziati, riprende ciò che gli antichi filosofi, pensatori e architetti sia del mondo greco come Pitagora e Platone, che del mondo romano come Vitruvio, ipotizzavano confermandone la validità. Le emozioni che sono in grado di scatenare questi ‘processi mentali’ sollecitano la nostra Mente e di conseguenza la nostra memoria; e sono persino in grado di fare aumentare le nostre facoltà intellettive e spirituali fino al raggiungimento di livelli di estasi mistica capaci di generare altri ‘corpi sottili’ e/o energie. Lo stesso Isaac Newton (1643-1727), matematico, fisico, filosofo naturale, astronomo e alchimista inglese, considerato uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi e grande iniziato ai misteri, appassionato dei misteri del Tempio di Salomone, in uno dei suoi scritti scientifici più celeberrimi, ‘Principia’ , troviamo scritto nella ‘terza ipotesi’ questo concetto:

“ Ogni corpo può essere trasformato in un altro, non importa di qual genere, e ogni stadio intermedio può essere successivamente indotto in quel corpo” (Isaac Newton – Philosophiae Naturalis Principia Mathematica). 

Newton sarà colui che elaborerà matematicamente la planimetria del Tempio di Salomone, struttura sacra da sempre legata al mondo iniziatico: Tribù di Giuda, Templarismo, Fedeli d’Amore, Rosa+Croce, Massoneria. Uno dei simboli più importante dei Rosa+Croce, cioè il ‘Pellicano’, rimanda al medesimo sapere incentrato sulla Geometria sacra: i suoi 7 pulcini nutriti col sangue dal Pellicano sotto un Compasso aperto a 90° è un chiaro richiamo all’Ottava: 7+1 =8. Nel libro dell’autorevolissimo Louis Charpentier (1905-1979) ‘I Misteri dei Templari’ viene rivelato che il segreto dei segreti che ricercavano i Templari, custodito all’interno dell’Arca dell’alleanza insieme alle Tavole della Legge, altro non era che il ‘Numero d’oro’ di cui la creazione stessa sarebbe il frutto divino. Lo stesso Tempio di Salomone sarebbe stato costruito attraverso la medesima legge o ‘proporzione aurea’. Si dice che questi antichissimi segreti connessi ai misteri della Natura, di cui i faraoni egizi ne erano in possesso sin dall’antichità, furono portati via dall’Egitto degli israeliti guidati da Mosè durante l’Esodo biblico. Questo antichissimo segreto fu poi custodito dalla Tribù di Giuda come riferito nel libro della Genesi in cui il patriarca Giacobbe profetizza la regalità di suo figlio Giuda e di tutta la sua stirpe (Gen.49:8-12). Mosè rimane una delle figure più importanti della Bibbia e la vicenda dell’esodo del popolo ebraico, dall’Egitto alla Terra promessa, una delle storie più straordinarie e significative dell’Antico Testamento. Recenti studi, nonostante gli storici faticano a trovare ancora oggi tracce storiche sulla presenza del reale Mosè in terra d’Egitto, indicherebbero un altro personaggio: Senenmut della XVIII dinastia, architetto, capo di Stato, consigliere della regina Hatshepsut e tutore della sua primogenita Neferura, vissuto intorno all’anno 1462 a.C. Quando Hatshepsut, la ‘figlia del Faraone’, donna amata dal popolo, salì al trono dopo la morte del suo defunto marito, Thutmose II, la figura del presunto ‘Mosè egizio’ inizia a prendere sempre più campo in questa ambiziosa teoria. Secondo quest’ultima, Senenmut, cioè il presunto Mosè, era un uomo comune, ma divenne il consigliere più fidato di Hatshepsut e il tutore personale di sua figlia e, a differenza di altri, possedeva molti titoli stimati ed aveva in quel preciso periodo storico moltissimo potere in Egitto. Si dice che anche lui fu adottato in circostanze del tutto simili a quelle della vicenda del liberatore del popolo ebraico.

Questa è una delle teorie che collegherebbe gli ebrei agli Hyksos (23),  ossia a quelle popolazioni straniere che penetrarono in Egitto sul finire del periodo denominato Medio regno e che governarono il nord dell’Egitto e parte del sud nel Secondo Periodo Intermedio. Gli Hyksos furono un gruppo etnico che governò la terra dei faraoni  in un periodo in cui la società egizia stava vivendo un momento di crisi. Secondo Giuseppe Flavio (37aC.circa.-100 D.C. circa), famoso storico, politico e cittadino romano di origine ebraica, sin dall’antichità il periodo degli Hyksos venne identificato con il soggiorno in Egitto degli Ebrei, ossia da Giuseppe, patriarca e penultimo dei dodici figli di Giacobbe, a Mosè (‘Contra Apionem’). Il fatto che Senenmut possa essere stato adottato da Thutmose I è in linea con la tradizione ebraica che vuole Mosè ‘salvato dalle acque’ da alcune donne del palazzo reale. Inoltre Senenmut fu uno dei figli del kep, fu cioè educato da giovane alla ‘scuola del Palazzo’, dove dimostrò grandi capacità intellettuali (anche qui possiamo riscontrare una similitudine con il Mosè biblico).

Inoltre, in seguito, il giovane architetto egiziano partecipò a diverse spedizioni militari che gli valsero grandi onorificenze proprio come il liberatore degli ebrei. Nonostante quanto appena espresso, i biblisti si ostinano a ritenere che l’esodo del ‘popolo eletto’ guidato da Mosè si sia verificato durante il 13° secolo a.C., all’epoca dei regni di Ramses II  (Ramesse 1296-1230 a.C.) o di Merenptah (1230-1220 a.C.), per cui riscontriamo molte difficoltà nel considerare la nascita del patriarca ebreo alla fine del 16° secolo a.C. e dunque associarla alla figura di Senenmut. Al di là del sensazionalismo di questa curiosa vicenda che vede la figura di Mosè associata all’architetto egiziano, che a noi francamente interessa poco, quello che è invece interessante è che storicamente la figura di Senenmut è legata in maniera inequivocabile al ‘Sapere dell’Ottava’. E’ storicamente riconosciuto che Senenmut progettò numerosi monumenti e templi realizzando opere innovative come il primo esempio di tempio periptero, tempio rettangolare circondato sui 4 lati da una lunga sequenza di colonne. Inoltre realizzò altre splendide opere che risultano essere, ancora oggi, vere e proprie prodezze della Geometria sacra. Nella planimetria della sua tomba (TT71 è la sigla che identifica una delle tombe dei nobili egizi nella città di Luxor – si tratta nello specifico proprio della tomba di Senenmut) appare il numero 8, come a voler rimarcare la Legge dell’Ottava, la stessa che, come vedremo in maniera dettagliata nei prossimi paragrafi, è responsabile della ‘Precessione degli Equinozi’ oltre che di molte altre cose di cui si sono occupati prima gli egizi e poi gli israeliti.

Tornando alla Tribù di Giuda e alla Stirpe davidica da cui si sono diramate diverse scuole iniziatiche, essa, come abbiamo spiegato nei nostri precedenti libri, ha avuto un ruolo di fondamentale importanza nelle varie vicende esoteriche inerenti alla trasmissione del sapere che sono divenute puntualmente leggende più o meno veritiere nell’Europa medievale e rinascimentale. Per capire come la Geometria sacra e l’arte siano connesse a questa speciale Tribù del popolo d’Israele dobbiamo prendere in esame il ‘Pentateuco’, ossia la prima parte della Bibbia dove ci sono i cinque libri che costituiscono la Torah designati con i nomi di ‘Genesi’, ‘Esodo’, ‘Levitico’, ‘Numeri’, ‘Deuteronomio’. Nel libro dell’Esodo troviamo scritto che il Signore Dio (YHWH) ordina a Mosè di chiamare Bezaleel (nome che significa ‘Nell’ombra di Dio’) della Tribù di Giuda, l’artista dell’Altissimo, per fargli costruire il Tabernacolo (Mishkan), la dimora trasportabile della ‘Presenza divina’ (Shekhinah): egli ricevette dall’Eterno lo Spirito, l’Ingegno e l’Intelligenza per creare le opere divine tra cui anche la celeberrima Arca dell’Alleanza (Es.31:1-12). Per la tradizione orale (Midrash) Bezaleel aveva solo tredici anni quando realizzò tutte queste magistrali opere. Inoltre, la tradizione vuole che le Arche fossero in realtà due: una veniva utilizzata per comunicare con Dio, mentre l’altra era un vero e proprio strumento di guerra. Dalla Tribù di Giuda verranno successivamente eletti dei Re (Messia), David e suo figlio Salomone, ideatori ed edificatori del Tempio di Gerusalemme (1Cr. 28:11-20). Sempre dalla stessa Tribù, secondo l’ottica cristiana, nascerà in seno alla Radix Davidis (1) la ‘Stirpe di David’, Gesù Cristo. Dopo la  morte del ‘Nazareno Re dei Giudei’, alcuni dei seguaci di Gesù furono capeggiati da Giacomo il Giusto, capo della Chiesa di Gerusalemme, dalla Maddalena (Maria di Magdala) e da Giuseppe d’Arimatea; sono loro che porteranno in Europa questa antica conoscenza che sarà successivamente custodita dai Cavalieri Templari, poi dal loro ordine collaterale, i Fedeli d’Amore, ed infine, nel XVII secolo, dalla confraternita dei Rosa+Croce. Non a caso nel Rinascimento italiano la figura del secondo Messia d’Israele, David, veniva considerata come modello per eccellenza e ideale della bellezza maschile nell’arte – molti artisti iniziati ai misteri erano legati alla Stirpe di David e si sono occupati di questa figura trasmettendo gli insegnamenti misterici attraverso le loro opere (su tutti Michelangelo, Donatello, Giorgione, Caravaggio, e molti altri). L’arte, dunque, ha viaggiato costantemente  nel mondo iniziatico come strumento per custodire un certo tipo di valori legati al ‘Mondo del Divino’. Del resto l’arte è sempre stata la prima espressione dell’Esoterismo in cui i vari disegni richiamavano appunto le realtà più elevate – allo stesso modo dei ‘Sigilli magici’, i ‘Talismani’ che evocano ‘potenze’ dall’Alto per portare frutto nel nostro piano di realtà come vedremo più avanti.

Purtroppo, come spesso accade, l’uomo tende ad ontologizzare la storia e proprio per questa ragione molte verità, ricche di un importante valore simbolico, vengono nel Tempo disperse o non arrivano nei cuori delle persone nella corretta maniera ma solo sotto il loro aspetto letterale o storico. E questo il più delle volte porta l’uomo ad etichettare tutto ciò come falso, a minimizzarlo, o  semplicemente a ridurlo in mito. Basterebbe non rimanere impantanati sulla superficie di tali storie ed entrare invece più in profondità, come hanno fatto i cabbalisti ebrei a proposito delle Sacre Scritture, per capire che dietro a tutte le cose vi sono nascosti aspetti assai più grandi. Gli iniziati del Rinascimento si rifacevano a David principalmente per rimarcare la loro origine spirituale legata alla Radix Davidis. Secondo la Kabbalah ebraica Giacobbe scelse tra tutti i suoi figli Giuda perché nel nome ebraico ‘Yehuda’ è presente il Tetragramma (YHWH), il nome di Dio, più la lettera ‘Dalet’ che ha una valenza numerica di 4. Il 4, oltre a rappresentare i quattro elementi, il ‘Quadrato’ , che successivamente diventerà il ‘Cubo’, rappresenta anche lo Spazio-Tempo oltre che le quattro direzionipunti cardinali. Anche nell’oggetto chiamato Tefillin è rintracciabile la figura di un Cubo che gli ebrei mettono sopra la fronte e nel braccio sinistro (in corrispondenza col cuore) per pregare. I Tefillin, ci dice la tradizione, creano armonia tra il ‘Mondo fisico’ e il ‘Mondo dello Spirito’. L’aspetto religioso di questo particolare simbolo (ricordiamo che il termine ‘Religione’ significa ‘Rilegare’) è connesso al ‘Mondo ebraico’ in quanto al suo interno è presente una piccola pergamena con incisa la lettera ‘Shin’ (ש) con valore numerico (ghematrico) di 300, mentre l’aspetto universale è di natura ‘geometrica-matematica’ poiché rappresenta in tutto e per tutto, come già indicato, la figura del Cubo. Attraverso i desideri e le preghiere sembrerebbe che la struttura del Cubo sia perfetta per veicolare tali energie e renderle concrete nel nostro piano di realtà. Questo è un segreto che, seppur velatamente, le varie tradizioni ci hanno tramandato. Il numero 4 è un richiamo anche alle quattro chiavi interpretative  della Bibbia, il sistema ‘Pardes’ (Pehsat, Remez, Derash, Sod) di cui ci siamo occupati nei nostri precedenti lavori incentrati sull’interpretazione esoterica della Sacra Scrittura. Tutto ciò sta a significare che nel nome ‘Giuda’ (Yehuda) è presente lo ‘Spirito della divinità’ che deve essere ricondotto nel piano della materia e viceversa. Il Divino che attraverso la ‘Via regale’, simboleggiata da il ‘Leone della Tribù di Giuda’ e dalla Geometria sacra, deve essere riscoperto ed edificato nuovamente nei cuori degli uomini per onorare l’Altissimo. Non a caso gli ebrei attendono l’avvento del Messia della Tribù di Giuda come l’instaurazione di una nuova ‘Età dell’Oro’ attraverso l’edificazione del nuovo Tempio di Gerusalemme: l’Era Messianica.

A nostro avviso tutto ciò ci suggerisce che i Giudei, da sempre un popolo iniziatico in tutto e per tutto, erano depositari di un sapere connesso ai ‘Mondi superiori’ come rivelato dalla Kabbalah ebraica. Il Tempio di Salomone, modello sacro per eccellenza del mondo iniziatico, rappresenta il ‘simbolo divino’ che deve essere nuovamente edificato all’interno dell’uomo. Questo simbolismo inerente al tempio sacro degli ebrei fu investigato, appreso e custodito dai Templari e dai Rosa+Croce, soprattutto da Simon Studion (1543-1605), medico tedesco, filosofo e fedele difensore delle teorie filosofiche di Giordano Bruno. La sua opera più misteriosa si chiama ‘Naometria’; un trattato misterico in cui viene descritta la metodologia per capire l’esatta misurazione del Tempio di Salomone. Di questo arcano argomento connesso indiscutibilmente ai misteri della Geometria sacra e di cui si occupò anche Isaac Newton, sappiamo ancora oggi ben poco. Lo studioso italiano Giovanni Battista Piranesi (1720-1778), architetto e massone, studiò tale mistero attraverso un libro scritto da due sacerdoti gesuiti di nome Prado e Villalpando, anch’essi detentori di questo segreto inerente alle ‘proporzioni auree’ della sacra struttura. I due gesuiti, autori del libro ‘Ezechielem explanationes’, a parer nostro, oltre che ai misteri del ‘Tempio essoterico’, ricercavano il segreto per il ‘Tempio esoterico’ tanto caro ai cabbalisti ebrei: la Merkabah (2). Non a caso il loro libro fu chiamato con il nome del profeta che ebbe la visione del ‘Cocchio celeste’ (Merkavah) studiata dal misticismo ebraico e che è strettamente legata alla costituzione del Corpo di Luce. Come non è un caso che tutta la Massoneria sia legata al simbolismo del cosiddetto ‘figlio della vedova’, ossia l’architetto del Tempio di Salomone: Hiram Abif. La storia di Hiram Abif è sostanzialmente un’allegoria di un’iniziazione che dalla sua morte, dovuta secondo il mito per non aver divulgato i ‘segreti’ intorno all’edificazione del Tempio, porta alla resurrezione simbolica del Hiram ‘risorto’ nei cuori dei confratelli. A nostro avviso il suo nome in ebraico, Curam-Abi (Churam Avi) (2Cronache 2:12-13), indica la conoscenza dei segreti della materia: ‘Chomer’. Questo magistrale sapere intorno al simbolismo del Tempio rimanda in realtà alla ricerca alchemica-spirituale dell’edificazione del ‘tempio interiore’ di cui i Templari e i Rosa+Croce, come abbiamo già indicato, ne furono i veri custodi. Questo segreto è soprattutto legato al ‘Fiore della vita’, cioè a quel processo della Mens Divina che genera ogni cosa nel creato attraverso precise proporzioni e regole geometriche che richiamano la ‘bellezza assoluta’. Il Naometria, che è stato recentemente sdoganato, anche se ancora non è stato tradotto dal latino, esordisce con un accenno alla Radix Davidis, la ‘Stirpe di David’, indicandola come ‘Stella Splendida’.
Qualsiasi tempio per esser sacro deve raccontare con il suo simbolismo il ‘Principio del Mondo’: la divina ‘legge aurea’ che forma, sviluppa e muta costantemente la creazione. Nel creato sia i fiori, sia il formarsi degli uragani, sia i fiocchi di neve, lo sviluppo di un feto umano, etc., come abbiamo già detto, si formano secondo le medesime ‘proporzioni auree’ che sono universali e sono lo specchio di come dalla ‘bidimensionalità’ del ‘Regno metafisico’ si entra a far parte della ‘tridimensionalità’ del ‘Regno fisico’.

A nostro avviso l’anima, vera e propria scintilla divina, può evolvere divenendo a tutti gli effetti un Corpo di Luce, l’ultimo stadio dell’illuminazione del Sé secondo le tradizioni spirituali; questo atto ‘alchemico-trasformativo’ segue le medesime leggi divine alla stessa maniera del Crogiolo degli alchimisti che raccoglierebbe il liquido terrestre per poi condensarlo nell’astrale.
Questo sarebbe il vero segreto della Radix Davidis, la ‘Stella Splendente’ che spunta da Giacobbe, la stessa che ci indica in chiave simbolica la nascita del Messia santo (Gn.24:17), archetipo della ‘realizzazione spirituale’ e della nostra parte più regale, l’Anima o il ‘Cristo’ (Il Re unto e ‘Figlio di Dio’): l’Emmanuel – ‘Dio con noi’. Inoltre, il nome Gesù in greco, Ἰησοῦς (Iēsoûs), è connesso alla Legge dell’Ottava proprio perché ha un valore numerico di 888. Sia l’ebraico che il greco sono idiomi caratterizzati da un preciso ‘linguaggio numerico’Dunque l’888, ossia il numero equivalente al nome di Gesù in lingua greca, corrisponde alle ‘Tre Ottave’. E’ curioso che questo nome, inoltre, appaia nel Nuovo Testamento proprio 888 volte dopo l’evento del battesimo nel Giordano che ricevette Gesù da parte di Giovanni il Battista, cioè  nel momento in cui il Cristo inizia il suo ministero pubblico – come a voler dimostrare un ‘Nuovo inizio’ e/o un ‘Salto d’Ottava’. Il 7+1, ossia l’Ottava, equivale dunque all’umano che diventa divino e/o ad una conversione/trasmutazione/potenziamento dell’essere. Tornando ai misteri del Tempio di Salomone, realizzato con maestria da abili ‘maestri muratori’, questa immensa opera fu a tutti gli effetti una struttura che indicava per ‘numeri’ ed ‘immagini’ l’Ordine Divino o il ‘Codice dell’Universo’. Non è un caso che la Massoneria, la quale da sempre utilizza il simbolismo della ‘muratura’ come richiamo all’edificazione interiore dell’uomo, indica Dio in questi termini: A.G.D.G.A.D.U. – acronimo di: ‘Alla Gloria Del Grande Architetto Dell’Universo’. Anche le due colonne del Tempio di Salomone, Boaz  (colonna di sinistra) e Yakin (colonna di destra), sono un simbolo ricorrente nella Massoneria e nell’architettura dei templi delle logge massoniche. Queste colonne, ci dice la Bibbia,  erano alte 18 cubiti (circa 8 m) e avevano una circonferenza di 12 cubiti (circa 5,3 m), mentre i capitelli erano alti 5 cubiti (circa 2,2 m). In totale colonne e capitelli raggiungevano i 23 cubiti di altezza (circa 10,2 m). Attraverso le loro ‘conformazioni geometriche’, e non solo, i vari templi sparsi nell’intero Globo riassumano, in sostanza,  le prestigiose ‘leggi della natura’.

Alla luce di quanto sinora detto i numeri sono dunque veri e propri ‘Sigilli della luce infinita di Dio’; sono la ‘chiave’ per comprendere le emozioni con cui l’Eterno e l’uomo agiscono in simbiosi mediante la Natura. In sostanza i numeri sono ‘matrici di Luce’ che aiutano a compenetrare le tenebre del mistero occultate dalla Luce suprema della Logica superiore. L’uomo, a differenza di Dio, non può comprendere tutto. Non è soprattutto in grado di capire e recepire tutti i ‘codici’ e gli ‘infiniti numeri’ della creazione che la costituiscono. Questi numeri sono Luce per calcolare e misurare la Luce stessa. Per l’uomo è necessario attingere con la Mente a questa ‘Luce Iperuranica’ (paradisiaca) per divenire a tutti gli effetti anch’esso Luce mediante la ‘cristallizzazione’ e la ‘scomposizione’ (‘morte’ e ‘resurrezione simbolica’) del nostro ‘corpo energetico’: eterico, emozionale, mentale. Nei loro scritti esoterici gli ebrei sostengono addirittura che nei vari numeri presenti nella Kabbalah sarebbe nascosta tutta la ‘matematica dell’Universo’. La parola Kabbalah in ebraico ha una valenza numerica di 137. Questo numero è oggigiorno associato nella Fisica al rapporto tra la ‘velocità della Luce’ e quella dell’‘Elettrone’ in orbita intorno al nucleo dell’‘Atomo d’idrogeno’. In sostanza la Kabbalah e la Fisica confermerebbero l’importanza di questo ‘sapere esoterico’ che relaziona l’uomo e la Natura ai numeri e ci indicherebbe che questi fungono realmente da collanti tra la ‘materia’ e la ‘Luce infinita’. La ‘codifica della creazione’ è dunque possibile per noi comprenderla proprio perché essa non ha un’origine caotica, ma ha una sua ben precisa struttura oltre che un’esatta matrice. Questo avevano ben intuito e annoverato nei loro preziosissimi scritti sin dall’antichità gli egizi, gli ebrei ed infine i greci.

NOTE:

Radix Davidis (1) –  Con questo nome si fa riferimento ad un’importantissima confraternita iniziatica di ‘Stirpe Davidica’, che prende il nome, appunto, dal secondo Messia d’Israele, David. Di questa misteriosa confraternita della Tribù di Giuda ci dice molto l’abate Gioacchino da Fiore (1135-1202), colui che, attraverso i suoi lavori, su tutti l’‘Aquila Gigliata’ (Antico e Nuovo Testamento), disegni simbolici tratti dal ‘Liber Figurarum’, illuminò il cuore di un altro iniziato dell’epoca: Dante Alighieri (1265-1321). Anche il Sommo Poeta fu membro e successivamente addirittura ‘Gran Maestro’ di una confraternita appartenente allo stesso lignaggio spirituale della Radix Davidis: i ‘Fedeli d’Amore’ o ‘Fidelis in Amore’. La Radix Davidis, dopo la morte del Cristo, si spostò da Gerusalemme in Europa e nel XVII secolo prese in nome di confraternita della Rosa+Croce (‘Die Rosenkreuzer’). Il regno di Davide viene collocato dagli studiosi tra il 1000 e il 980 a.C. Insieme al regno di Salomone, suo figlio, considerato ‘Re di pace’ (alla maniera di Melchisedech), rappresenta il momento storico di massimo splendore per Israele. La Bibbia rimarca più volte che Davide fu eletto Re per volontà divina. La Sacra Scrittura di lui ci narra che era bello e fulvo (alcune tradizioni lo indicano invece biondo), un musicista e poeta, e a lui si attribuisce la maggior parte dei Salmi. Archetipo dell’eroe giusto, invincibile, forte e coraggioso; nella Bibbia si narra che avesse persino affrontato a mani nude orsi e leoni, figure di valenza più simbolica che storica, i quali ci indicano la grandezza di questo straordinario personaggio all’interno della Sacra Scrittura capace addirittura di vincere contro determinati poteri mondani non di poco conto. Davide uccide il leone per salvare il suo gregge, imitando cosi la potenza simbolica di Sansone, l’ultimo dei ‘giudici biblici’ (Shôphaatîm), e, di conseguenza, del ‘nazireato’ che è sempre benedetto dallo ‘Spirito di Dio onnipotente’. Nel corso della sua vita Davide ebbe diverse mogli e tra esse spiccano con maggior rilievo le seguenti: Micol, Abigail, Betsabea. Conquistò Gerusalemme, che divenne la capitale di Israele, dopo aver sconfitto tutti i nemici. Dopo la triste vicenda della morte di Saul, Davide, oltre a danzare nudo per elogiare l’Eterno e per esaltare la sua consacrazione alla luce del sole a Messia d’Israele, fece trasportare l’Arca dell’Alleanza nella capitale. Gerusalemme divenne da allora il centro politico e religioso d’Israele; è qui che Salomone, figlio di Davide, farà edificare il tempio, il più importante santuario del ‘Regno di Giuda’ e, successivamente, di tutto Israele.
La Radix Davidis, che discende da un’altra confraternita indicata con il nome di ‘Albero di Iesse’ (in ebraico Yishai), padre di Davide, sembrerebbe essere custode di un antico segreto inerente all’alchimia trasformativa e agli insegnamenti del Fiore della Vita (Geometria sacra). Iesse, uomo famoso tra il popolo e primo sacerdote, viene presentato dalla Sacra Scrittura come un uomo da sempre iniziato alla conoscenza dell’Altissimo (YHWH) e strettamente legato ai rituali sacri, motivo per cui, ancora una volta, è assai facile comprendere l’importanza dei segreti iniziatici che diedero vita a questa antichissima confraternita di cui successivamente Davide divenne il perno. Le origini dei Rosa+Croce, discendenti diretti della Radix Davidis, affondano le loro radici nelle grandi sintesi spirituali fiorite all’epoca dell’Impero Partico (247 a.C.–224 d.C.). Questo breve periodo storico che va dal III sec. a.C al III secolo d.C. è forse uno di quei periodi di maggiore rilievo spirituale nella storia umana; è in questo contesto storico che si è registrata la più feconda sinergia tra diversi pensieri spirituali del mondo. In questo tempo si manifestarono le forme più mistiche dell’Ebraismo (l’Essenismo e la Kabbalah), il Cristianesimo, e con esso quello gnostico delle origini, il Manicheismo, la religione mandea, l’Ermetismo alessandrino, e le idee neo-pitagoriche e neo-platoniche.

Fonte: La Bibbia Rivelata – Iniziazione al linguaggio esoterico della Sacra Scrittura di Michele Perrotta

Merkabah (2) – Merkavah, Merkabah o misticismo del Carro, è una corrente del misticismo ebraico tra le più antiche, che deriva da visioni estatiche come quella di Ezechiele o della letteratura hekhalot, e riportano storie di ascese a “palazzi” celesti (heikhalot) e al “Trono di Dio” per mezzo del corpo di Luce. Il corpus principale della letteratura merkavah fu composto in Israele nel I secolo, sebbene gli sviluppi più importanti e duraturi si ebbero a Babilonia tra i secoli VII e XI; riferimenti posteriori alla tradizione del Carro si possono trovare anche nella letteratura dello chassidismo medievale (nell’ambito del movimento ‘Chassidei Ashkenaz’). Uno dei testi principali di questa tradizione è il Maaseh Merkavah (Opera del Carro). Il trattato sull’Offerta Festiva del Talmud babilonese espone la regola secondo cui è permesso rivelare il “segreto della Merkavah” solo ad alcuni uomini particolarmente elevati spiritualmente, con rari talenti e doti peculiari. In verità i divieti talmudici in materia di studio e approfondimento della Merkabah sono numerosi e ampiamente approvati. Secondo l’ebraismo, le discussioni sulla Merkabah sono riservate esclusivamente ai saggi più meritevoli e si narrano leggende ammonitrici circa i pericoli della meditazione troppo intensa relativa alla visione del ‘Cocchio celeste’.

Michele Perrotta

( testo tratto da “De Occulta Sapientia – Trattato sulla Via Regale e operativa della Geometria Sacra tra Scienza e Magia”: https://www.amazon.it/dp/B08VLQKC8J/ref=sr_1_4?dchild=1&qid=1612257534&refinements=p_27%3AMichele+Perrotta&s=books&sr=1-4)

 

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Sapienza

Pubblicato da Ereticamente il 18 Agosto 2021

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Lascia un commento

    Fai una donazione


  • Giuliano Kremmerz

  • la morte

  • dante celato

  • a dominique venner

  • TOMMASO campanella

  • intorno al sacro

    letture bruniane

    post Popolari

  • Ultimi commenti
  • archivio ereticamente

    Tag

    Newsletter