Il diavolo, probabilmente – Livio Cadè

Il diavolo, probabilmente – Livio Cadè

Avvertenza: quanto segue è opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti reali è puramente casuale.

 

Il tenente Novaks trasse dalla tasca un fazzoletto sgualcito e lo passò sul collo madido di sudore. Doveva trovare una soluzione. Rilesse la lettera del Dipartimento. Ragionò. Ma è difficile pensare quando il caldo ti cuoce il cervello. Pitville era famosa per le sue estati torride. Una piccola città infossata in una buca. Si diceva che quando uno di Pitville andava all’inferno si portava la coperta.

Dalla finestra del suo ufficio osservò le strade semideserte. Era una cittadina tranquilla e laboriosa, senza attrattive. La vita vi scorreva monotona, tra strade diritte, file ordinate di casette tutte uguali. Per un tenente della squadra omicidi c’era poco da fare. Gli abitanti avevano un’aria pulita e rispettabile.  Ma Novaks sentiva odore di marcio.

Gli sembrava che la città nascondesse qualcosa di oscuro e repellente. Frimann aveva una strana teoria. Diceva che l’anima di un uomo deve stare dentro. Se sta fuori troppo a lungo muore. E se muore puzza. “Le persone vivono all’esterno” diceva. “Camminano lontano da sé stesse e non trovano più la strada per tornare”. Frimann le chiamava anime morte.

Secondo lui era opera del diavolo. Novaks non era tipo da credere al diavolo. E a volte Frimann, più che uno scienziato gli sembrava uno sciamano. Ma gli piaceva. Aveva imparato da lui a dividere le persone in anime vive e anime morte. Era la sola forma di razzismo che praticasse. Sentiva a naso l’olezzo della morte. Per lui, solo Frimann, Kate e pochi altri avevano un buon odore. Guardò oltre le basse colline a ovest della città.

“Le ho portato qualcosa, tenente”. Il sergente Robbins entrò con un ventilatore. Lo collegò alla corrente. Le pale non si mossero. “Mi sa che è rotto”. Sollevò i suoi occhi ottusi, da anima morta. Novaks si sedette alla scrivania ed esaminò alcune scartoffie. “Ha visto le novità?” chiese Robbins. “Fra cinque giorni dovranno tutti essere in regola”. Ne sembrava contento. “Healthtown sarà la prima città sicura”.

Il Partito aveva deciso che Pitville si sarebbe chiamata Healthtown, città della salute. Quella piccola comunità, grigia e sonnolenta, avrebbe tenuto a battesimo i piccoli mostri dell’ID. Da lì a cinque giorni i cittadini sarebbero stati divisi in due gruppi: chi si era fatto il Diavax e chi no. Novaks lesse le ultime disposizioni emanate dal Dipartimento della Salvezza. Ogni locale di Pitville – scuole, uffici, chiese, ospedali, negozi, bar, ristoranti, alberghi, palestre, cinema, teatri, stazioni ecc. – doveva munirsi a sue spese di uno o più ID. Li avrebbero montati anche su treni e autobus.

La Polizia sarebbe stata dotata di ID portatili. Per chi risultava positivo all’Immunity Detector era previsto l’internamento in un Containment Center, o zona anti-contagio, finché fosse finita l’epidemia. Li chiamavano CC. Poi c’erano i gruppi di sorveglianza. Cittadini che collaboravano con la Polizia. In pratica, delatori, spie. Le chiamavano Salvation Sentinels. Molti avevano già fatto richiesta per entrare nelle SS. “Un esercito di Dorothy Flanders” pensò Novaks.

Sapeva che la gente si sarebbe abituata presto a quelle sigle. Le avrebbe trovate rassicuranti. E avrebbe accettato la dittatura che stava dietro. Secondo Frimann la storia dei contagi era una messinscena. Diceva che l’epidemia era stata creata ad arte. Che poteva durare anni. Finché volevano ‘loro’. Ma chi? E a quale scopo? Novaks non capiva. Sapeva solo che l’alternativa era tra farsi il Diavax e l’essere chiuso in un CC, senza stipendio. Gli mancavano sei mesi alla pensione. Avrebbe perso anche quella. E doveva pensare a Kate.

Sua moglie era morta tre anni prima e lui era rimasto solo con Kate. Una bella ragazza di trent’anni. Quando ne aveva quattro era stata colpita da una grave infezione. Il suo sviluppo mentale si era bloccato. Però era ancora un’anima viva. Novaks si diceva che la malattia impediva alla sua anima di morire. Novaks doveva pagare una governante. Non poteva permettersi di perdere il lavoro e la pensione. Detestava i ricatti, e quel vaccino era un ricatto odioso. Dapprima, cedere gli era sembrata l’unica soluzione possibile. Ma Frimann gli aveva ficcato quel maledetto tarlo nel cervello.

Si conoscevano da trent’anni. Forse Novaks era il suo unico amico. Frimann era molto affezionato a Kate. Per lei era ‘zio Lonny’. Un tipo solitario, una specie di genio asociale. Dirigeva un gruppo di ricerca alla Diapharm, la multinazionale farmaceutica che produceva il Diavax. Dall’inizio dell’epidemia il Comune di Pitville gli aveva chiesto di fare delle autopsie e lui aveva accettato. Diceva che preferiva avere a che fare con corpi morti che con anime morte.  Era strano, ma Novaks si fidava ciecamente di lui.

Secondo Frimann il Diavax era puro veleno. A sentir lui, Kate aveva un 90% di probabilità di non superare viva la prima dose e il 99% di morire alla seconda. Il Dipartimento della Salvezza, diceva, non rivelava quante persone fossero morte a causa del farmaco. Scienziati e giornalisti corrotti nascondevano la verità. “Ma perché lo fanno?” aveva chiesto Novaks. “Cosa c’è sotto?”. “Soldi, potere, follia. Il diavolo, probabilmente. Questa moria di anime è certo opera sua”. Novaks aveva sorriso. Era abituato allo strano umorismo di Frimann. “Non posso mettere dentro il diavolo, Lon”.

“Basta che tu stia lontano dal Diavax. E tieni lontana Kate”. Frimann parlava seriamente. “Questa schifezza ha effetti irreversibili. Non è detto che ti uccida subito. Lo può fare lentamente. Può indurre gravi malattie. Ma può far di peggio.  Trasformarti in una specie di zombi. Forse è questo che vogliono”. “Zombi?” “Automi. Uomini senz’anima”. Possibile che Frimann si sbagliasse? Forse esagerava.

“Fanno sul serio, eh?” disse Robbins indicando le carte del Dipartimento. “Eh, già”, borbottò Novaks. Cercò di pensare ad altro. Trovò un paio di denunce fatte da miss Flanders. Era una sfiorita zitella, pettegola e ipocondriaca. S’era fatta una missione di segnalare alla polizia tutti quelli che sorprendeva senza mascherina d’ordinanza, che non rispettavano la distanza di sicurezza o infrangevano in qualche modo le norme anti-contagio. Novaks prese le denunce e le infilò in un cassetto. “Com’è che passano a noi queste idiozie?”. “A proposito”, fece Robbins “c’è di là miss Flanders. Vorrebbe parlarle”. “Dille che non ci sono”. “Ma tenente, le ho già detto che…” Novaks si rassegnò. “Va bene. Falla entrare”.

Dorothy Flanders sudava da ogni poro. Il volto era coperto da una mascherina rossa e da un paio di grandi occhiali neri. Tipica anima morta. “Si sieda” disse Novaks. Lei si aggiustò il cappellino. Novaks esaminava altre carte senza guardarla. “Conosce Sam Tracy?” chiese la Flanders. “Sì, da vent’anni”. “Bene. Ho ordinato un caffè nel suo bar”. “E allora?” “Non indossava i guanti sterili!” La Flanders attese invano un commento. “La polizia dovrebbe intervenire. Pago le tasse e ho il diritto d’esser tutelata”. Novaks prese degli appunti.

“E poi ho visto il vecchio John Keaton col suo cagnolino. Lo conosce?” “Il cagnolino? No. Ma conosco il professor Keaton”. “L’ho visto che portava a spasso il cane. Fuori dalla sua zona. La pipì del cane non è un buon motivo per mettere a rischio la vita della gente. Non crede?” Novaks alzò lo sguardo. “Ha fatto bene a informarmi”.

“E il reverendo Parker…”. “Miss Flanders, se ha altre informazioni vitali per la salvezza del Paese, passi dal sergente Robbins e gli lasci una deposizione firmata”. “Ma domenica, in chiesa…” “Addio, miss Flanders”. Lei si alzò con aria contrariata, sistemò il cappellino e se ne andò. Giunta alla porta, prese un’aria indignata e piagnucolosa. “Le sembra giusto che tanta gente muoia per colpa di qualche irresponsabile?”.

Robbins rientrò strisciando contro la massa molle e ingombrante di miss Flanders che ostruiva l’ingresso. “Tenente, ha telefonato il dottor Frimann. Vuole parlarle. Da solo. Dice che l’aspetta giù al macello”. “Non ti ha detto perché?” “No, tenente”. Novaks uscì urtando miss Flanders che se ne stava ancora sulla porta.

Doc lo accolse con un cenno del capo. Stava esaminando un tizio morto da poco. Novaks riconobbe il giovane Harrison, il figlio del dentista. “Anche lui come gli altri?” chiese. Frimann coprì il corpo con un telo. “Sì, l’hanno ammazzato”. “Il misterioso assassino di Pitville”, commentò Novaks. I due fissarono per un po’ il telo bianco senza parlare. “Hai qualche idea, Lon? Per fermare l’assassino, intendo”. Frimann scosse il capo. “Quando si fa questo lavoro si arriva sempre troppo tardi”. “Come un tenente della squadra omicidi”. “Questo assassino non si può fermare. Ma possiamo ingannarlo”.

Frimann aprì l’anta di un frigorifero e ne estrasse una fiala. Conteneva un liquido grigio. “Ecco il tuo misterioso assassino”. “Come fai a esserne sicuro?”. “È lui che ha ucciso il giovane Harrison e gli altri”. “È una tua teoria”. “Ne sono certo. Hanno inventato la storia del virus per costringere la gente a vaccinarsi. Ma non è il virus il nemico. È il Diavax”. “E perché non l’hai detto ai giornali, a qualche pezzo grosso?”. “Mi avrebbero eliminato. Io invece volevo capire”. “E cos’hai capito?”. “È una storia complicata”. “E tu falla semplice”. Frimann fissò per un po’ il vuoto.

“Immagina che ti iniettino una specie di parassita. Una volta in circolo libera milioni di particelle, come microscopiche zecche. Mi segui?” Novaks annuì. “Questi micro-parassiti si attaccano al sistema nervoso, ai capillari”. “E succhiano” disse Novaks. “No. Sono dispositivi creati per ricevere e trasmettere dati. Lo fanno attraverso le radio frequenze degli ID. Possono controllare a distanza ogni organo del tuo corpo, il tuo DNA, le tue cellule. Capisci?”. Novaks guardò il corpo del giovane Harrison. “Ma perché la gente muore?”. “È un difetto nel programma del parassita. A volte uccide l’ospite rapidamente. Ma non è questo il suo scopo. Loro vogliono il controllo”. “Non ti chiedo chi sono loro” disse Novaks.  “Diresti che è opera del diavolo”. “È anche opera mia. Ho collaborato anch’io a creare questo mostro”.

Forse Frimann voleva solo sfogare il suo senso di colpa. “Non pensarci, Lon. Non possiamo farci nulla”. Frimann lo fissò. “Ti sbagli. Non lascerò che Kate finisca in uno schifoso campo di concentramento”. Frimann ripose la fiala nel refrigeratore e ne prese un’altra apparentemente simile. “Nel Diavax c’è una sequenza che manda il segnale di identificazione all’ID. Sono riuscito a isolarla e a replicarla”. Vide lo sguardo perplesso di Novaks. “Sto dicendo che possiamo ingannare l’ID”.

Novaks ancora non capiva. “Ci sto lavorando da mesi. Prima di parlartene volevo esserne sicuro. Devi fidarti di me. Non perderai la tua pensione”. Forse Frimann era impazzito. Da tempo lavorava troppo e non dormiva quasi mai. Novaks lottò contro quel pensiero. Lo sguardo di Frimann era calmo e penetrante. Era l’anima più viva che Novaks conoscesse.

Restarono in silenzio. Novaks rifletteva. “Ingannare l’ID. Credi possa funzionare?” “Teoricamente ne sono certo”. “E in pratica?” “Dovrei avere un ID per provarlo”. Novaks era un poliziotto. Diffidava della teoria. Ma ora non aveva che quella. “Non sarà pericoloso?” “L’ho provato su di me. Ho depurato il Diavax dai componenti attivi. Ho lasciato solo le informazioni che servono all’ID per il riconoscimento”. Novaks non si decideva ancora. “Non metterei mai a rischio la vita di Kate” disse Frimann. Novaks guardò i corpi morti, ricoperti da un telo. Doveva tentare. “Cosa devo fare?” “Una semplice iniezione. Poi penserò io a inserire codici e dati nel sistema”.

Cinque giorni dopo Novaks si recò al lavoro. C’erano poche persone in giro. Ne vide un paio sedute nel bar di Sam. Incrociò alcune anime morte. Alcune di loro portavano già il distintivo delle SS. La città era presa in una morsa viscida di calore. Come soffocata da un enorme serpente. A Kovacs parve di sentire uno strano fetore. Come di materia in decomposizione. Frimann avrebbe detto che era l’odore del diavolo.

All’ingresso della centrale vide il famigerato ID. Il suo occhio elettronico esaminava chiunque entrava o usciva. Novaks si fermò sul primo gradino della scala. Gli capitava raramente di aver paura. Se il siero di Frimann non avesse funzionato? L’ID avrebbe emesso un suono lungo e sibilante, simile all’antifurto di un’auto.

“Salve tenente!”. Era la voce di Robbins. “Non entra?” Novaks sentì un leggero tremito alle gambe. Robbins salì la scala e passò con noncuranza sotto lo sguardo dell’ID. Ne uscì una carezzevole voce femminile: “Salute a te, Jeremy Robbins”. “Salute a te, baby” rispose Robbins. Novaks fece gli altri gradini lentamente. Indugiò davanti al portone, fissando l’occhio rosso della macchina. Gli sembrava di essere sull’orlo di un precipizio. Fece un altro passo.  Per un attimo gli parve che il mondo si fermasse. Poi una voce gli trapassò il cervello da parte a parte. “Salute a te, Frank Novaks”.

Salì in ufficio. Si sforzò di tornar lucido.  Andò alla finestra e guardò in strada. Pitville sembrava quella di sempre. Ma Novaks sapeva che la città era stata occupata da forze oscure, maligne. Forse aveva ragione Frimann. Il diavolo, probabilmente. In ogni caso, bisognava resistere. Restare anime vive. Guardò lontano, oltre le colline. C’era qualche nube all’orizzonte. Era prevista pioggia. “Prima o poi finirà anche questo maledetto caldo”, pensò. Prese il fazzoletto e si asciugò il sudore.

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Categorie: Cultura, Narrativa, Società

Pubblicato da Livio Cadè il 15 Agosto 2021

Commenti

  1. Paola

    Grazie per esserci, con i Suoi inimitabili pezzi, anche nei torridi, tranquilli weekend di paura. Circondati da Dorotee nostrane e anime (molto) morte.

    P.S. Chiedere a Novaks. Sono una “over”…devo cominciare a temere i tiratori scelti? Per il Diavax, intendo.

  2. Paola

    Dimenticavo…appello importante. Cercasi urgentemente (e disperatamente) Anime Vive. Dafne, Lupo nella Notte, ci siete?

    • Lupo nella Notte

      Non lascio mai passare troppo tempo senza venire qui a leggere gl’inimitabili scritti del Sig. Cadè. Ma non sempre mi sento di interloquire. Periodo molto “denso”, questo, energie al minimo. La totale artefazione esistenziale in cui siamo immersi non risparmia neanche il clima. Diciamo che sto “covando” in silenzio diverse cose, non maleficamente, mi auguro. Ringrazio Paola per l’appello, ci sono, ma questo non è ancora il momento adatto per me. A presto.

      • Paola

        Capisco ed è giusto così. Aspetto e, mi permetto di dire, aspettiamo di risentirLa, con tanto piacere. Quando sarà il momento. Un caro saluto.

      • Livio Cadè Staff

        A Lupo nella Notte.
        Anche per me è un piacere risentirla. Abbiamo bisogno di voci come la Sua.
        Lei mi ricorda tra l’altro che presto dovremo affrontare nuovamente il gran teatro del ‘cambiamento climatico’ e un’altra montagna di menzogne (sulla co2 ecc.). Ci troveremo a combattere un altro mostro ‘Green’.

        • Lupo nella Notte

          Ringrazio entrambi per la vostra considerazione, dalla quale mi sento finanche sorpreso. Si è parlato, nell’arco di questa conversazione, di incontri favoriti da “qualcosa” collocato nel soprannaturale – ognuno può chiamarlo come vuole – e non posso fare a meno di pensare che anche questo “incontro”, sia pur virtuale, sia dello stesso tipo. Tra l’altro nella mia inevitabilmente autoreferenziale lettura dell’episodio, aver trovato il mio pseudonimo citato in modo del tutto inaspettato nel commento di Paola mi è suonato come uno sprone per la “covata” di cui sopra, una sorta di chiamata, diciamo.

          Fuggevolmente, aggiungo un recente tassello all’innegabile “programmazione preditttiva”: nel film “Contagion”, del 2011 – pessimo dal punto di vista cinematografico, secondo me – vi era addirittura per la prima volta l’ossimorico sintagma “distanziamento sociale”, deciso d’autorità a causa del diffondersi di un virus la cui origine era nei pipistrelli di Hong Kong. Piú programmato di cosí…

          @L. Cadè: Una volta, il colore associato al diavolo era immancabilmente il rosso. Ma poi la “svolta ecologica” deve aver prevalso anche in quel dell’Inferno.

          P.S. I tempi cambiano, e oggi ID sta per “Identità Digitale”…

          • Livio Cadè Staff

            Sì, il diavolo oggi è verde.

            P.S.: non ho usato ID a caso…

          • Paola

            Lupo nella Notte.

            Grazie per il Suo commento…regalo inaspettato! Ci voleva, ci voleva proprio il Suo prezioso contributo.

          • Paola

            P.S per Lupo Nella Notte.
            “Contagion” lo vidi anni fa…e relativamente di recente lo hanno
            ritrasmesso, spudoratamente. Ci mancava solo il sottopancia: “Ancora non capite, amabile plebaglia?”

          • Paola

            P.P.S. Anche la struttura di “Contagion” era predittiva. Terminava con il flashback in cui tutto era iniziato? No. Credo piuttosto che terminasse volutamente con ciò che sarebbe iniziato in futuro. Anzi, con la Vulgata di ciò che sarebbe accaduto in futuro. Con opportune, irrilevanti, modifiche. Giocando beffardamente su analessi/prolessi.

            Ah, ho dimenticato un punto, nel “P.S.” sopra…precisazione compulsiva…ma i dettagli mi fanno da antistress, in questo periodo 😉

  3. Livio Cadè Staff

    Gentile Paola,
    ormai siamo nelle mani del PUS (Partito Unico della Salute). Più che al tenente Novaks, io chiederei a Frimann se conosce il modo di ingannare anche il LAV (Lasciapassare Verde, ma anche ‘amore’).
    Se no tra un po’ molti di noi (anch’io) si ritroveranno senza lavoro, a morir di fame. Speriamo che nei CC (i Centri di confinamento che stanno allestendo) almeno ci diano da mangiare…

    Avvertenza: Il racconto contiene una specie di quiz. V’è un’allusione esplicita, letterale, a un celebre film di fantascienza.
    Chi la trova per primo riceverà uno splendido premio.
    Del resto, oggi è il riposo d’Augusto (feriae Augusti). Giorno di svago. Tutto ciò che è augusto, nobile, solenne, va lasciato riposare…
    Alla morte penseremo domani.
    Ferragosto, morte mia non ti conosco.

  4. Paola

    Demoni di fuoco (La notte del grande caldo)? Vaghi ricordi…ho faticato a trovare il titolo…ma non penso che il film sia questo. Tentiamo. È un quiz.

    • Livio Cadè Staff

      ‘Demoni di fuoco’? Non lo conoscevo (per un cinefilo come me è grave). Mi dispiace che Lei abbia faticato invano…

      • Paola

        Nessun problema. Non è vano. Ricordavo vagamente la trama e il nome di uno degli attori…fare un po’di esercizio di memoria è un bene, specie quando si è “over” e si rischia pure il Diavax sparato a distanza dai cecchini (che può compromettere ulteriormente lo stato mentale). Poi il resto della ricerca lo ha fatto Mr. Google…Comunque sono curiosa…spero che qualcuno indovini!

  5. upa

    “ i mostri dell’ID ”
    La frase mi è rimasta impressa fin da quanto, infante, vidi il film “ Il pianeta proibito”.
    Senza capirne allora il significato, la frase mi è rimasta impressa come marchiata a fuoco.
    Spero di aver vinto il premio; ma se ciò non succedesse, sono contento lo stesso di aver socializzato in modo minimale che, con questi caldi, non posso fare altri sforzi di comprendonio.
    Il racconto poi cade a fagiolo col suo cadenzare americano privo di abbellimenti colti e va al sodo senza affaticare il cervello intorpidito.
    Dal momento che sono andato in pensione prima degli “avvenimenti”, mi sento in una botte di ferro a prova di bomba e posso concentrarmi sul pass definitivo, che mi vede poco vaccinato per gli ambienti “celesti”.
    Diciamo che mi manca la seconda dose, e solo con la prima sono esposto con sintomi severi al reale e pericoloso virus dell’accidia che, ammazza pure con lo stipendio..anzi; trova il suo terreno più favorevole.

    • Livio Cadè Staff

      “Ma avevano dimenticato i mostri. I mostri dell’Id…”
      “Che cos’é l’Id?”
      “Id, id, id, id, id!. È un… un termine remoto. Si usava un tempo per descrivere l’elemento base della mente subcosciente.”
      “I mostri dell’Id. Mostri del subcosciente”.
      “Da vent’anni io ho costantemente e spero obiettivamente esaminato questo problema e sono giunto alla inamovibile conclusione che l’uomo non è ancora pronto per tali conoscenze e tale potere”.

      Furono i mostri dell’Id a distruggere l’evoluta civiltà dei Krell…
      Come dice Frimann, non si può fermare l’ID… la mostruosa creatura invisibile che stritola le sue vittime su Altair IV, il pianeta proibito.

      Complimenti!

  6. Paola

    Upa.

    Complimenti anche da parte mia!!!

  7. Livio Cadè Staff

    È un film del ’56. Anch’io, come Upa, lo vidi che ero un bambino. E non ho più dimenticato il professor Morbius, Robby il robot e, ovviamente, il mostro dell’Id.
    Solo molto più tardi scoprii che aveva qualche vaga attinenza con ‘La tempesta’ di Shakespeare.

  8. Paola

    Ho letto ora la trama…film geniale,

    P.S. Con le debite differenze, mi è venuto in mente un film di Cronenberg, Brood – La covata malefica. Mi piacque molto.

    • Livio Cadè Staff

      ‘Brood’, film angoscioso… In effetti un nesso con l’Id c’è. Anche lì c’erano della creature mostruose, guidate dal subcosciente della ‘madre’.
      Oggi i frutti della ‘covata malefica’ sono intorno a noi (in genere li riconosci dalla mascherina).

      • Paola

        …”psicoplasmia”…concetto cardine del film…

        • Livio Cadè Staff

          Li chiameremo ‘gli psicoplasmati’…

        • Paola

          Intendevo che possono essere i “covati” dalla “mamma”, ma anche i “covanti”…che “esternalizzano” la rabbia con mordacchie, anziché con piaghe, escrescenze etc…
          (magari, attendendo, vedremo pure quelle)

          • Paola

            P.S. Per distinguerli, bisognerebbe vedere se hanno l’ombelico…ma la distanza imposta e una istintiva repulsione penso lo rendano difficile.

          • Rosanna

            Se si cita “La covata malefica” arrivo anch’io perché lo conosco a memoria. Bella l’interpretazione di Oliver Reed, ma a parte quello, film davvero pregno d’angoscia, di mancanza di fiato. Guarderò la pancia della gente d’ora in poi…Oppure indosserò gli occhiali che Rowdy Roddy Piper calzava nel film “Essi vivono” ( film di poco spessore ma profetico per certi versi) per scoprire chi sono i veri contagiati…Scusate la digressione cinefila

          • Paola

            Buongiorno, Rosanna!
            A me piacciono le digressioni…vado a leggere qualcosa su “Essi vivono”, non lo conosco. Grazie per lo spunto!

          • Paola

            Profetico, sì, altroché…”Essi vivono, noi dormiamo”. Da diffondere.
            P.S. Ultimamente sono piena di fissazioni. Uno dei tarli dominanti è quello della programmazione predittiva. In senso lato: film, libri, cerimonie pubbliche, etc..Il film entra a pieno titolo nell’argomento.

  9. Walter Bianchi

    Buongiormo Livio, grazie a sua sorella Rosanna, che me li ha consigliati, ho potuto conoscere i suoi racconti.. Ora posso dire grazie anche a lei, con grande stima.
    Walter Bianchi

  10. Paola

    Rosanna e Livio C.
    È un fuori tema. Ma è un grande tema.
    Parlando oggi con un conoscente e citando gli articoli di Livio, mi è stato fatto il nome di un grande allenatore e di una gran persona, che ha fatto la storia nobile e bella del calcio (andrebbe la maiuscola) italiano. Ho colmato una imperdonabile lacuna di ignoranza.

    • Livio Cadè Staff

      A Paola.
      Sì, il Calcio di una volta, prima che cadesse nella cloaca del denaro.
      Approfitto per dire che anche Walter Bianchi è stato un grande rappresentante di quel Calcio. Perciò mi ha fatto molto piacere leggere il suo commento.

      • Paola

        Altra lacuna colmata ora.Terzino. Saluti e stima anche al sig. Bianchi. Mio padre, che manca da ventun anni e amava quel Calcio, mi avrebbe bacchettata per entrambe le lacune. Spero di aver in parte rimediato…

        • Rosanna

          Eh sì Paola, siamo figli del calcio che fu e, come ha detto Livio, anche Walter, per me caro e prezioso amico, è sì un grande rappresentante di quel calcio ma con in più un’anima speciale, che non trovi tanto facilmente nel mondo del pallone, lui e anche sua moglie. Un abbraccio caro

  11. Paola

    *frutto di ignoranza (perso un pezzo).

  12. Paola

    Rosanna.
    Ho letto, stasera, due interviste a Waler Bianchi. È un privilegio averlo incrociato, seppur virtualmente, su questa pagina. Un privilegio e un onore. Ben vengano, a volte, i fuori tema. Se portano a incontri di tale livello.

    • Paola

      * Walter. No disattenzione. Emozione.

      • Paola

        Chiudo il cerchio. Giocando, ma non troppo, con il titolo del pezzo di L. Cadè. Siamo sicuri che siano i fuori tema a favorire certi incontri? Forse no…”gli angeli, probabilmente”.

        • Rosanna

          Gli Angeli ci mettono sempre le ali nel favorire certi incontri. Proprio per questo non dobbiamo mai smettere di volgere gli occhi al Cielo, perché quando le richieste dell’anima sono sincere, gli Angeli fanno il possibile per aiutarci. Credo che il grande, drammatico, problema del mondo d’oggi sia proprio che si è smesso di pregare ( e non mere formule quasi superstiziose ma Fede vera), ci si è allontanati dalla più sincera dimensione spirituale e i risultati li abbiamo sotto gli occhi. Eppure basta “poco”, come una conoscenza fortunata con anime affini, per mantenere viva la Speranza che le cose possano cambiare…e son certa cambieranno. Buona e bella giornata Paola

  13. Livio Cadè Staff

    A Upa.
    Stavo dimenticando la questione del premio.
    Risolvendo il quiz Lei ha vinto un abbonamento annuale (12 numeri) alla rivista “Il salmone” (Pensare controcorrente).

  14. Livio Cadè Staff

    Papa Francesco dice che “Vaccinarsi è un atto di amore … contribuire a far sì che la maggior parte della gente si vaccini è un atto di amore. Amore per sé stessi, amore per familiari e amici, amore per tutti i popoli. L’amore è anche sociale e politico, è universale, sempre traboccante di piccoli gesti di carità personale capaci di trasformare e migliorare le società …Vaccinarci è un modo semplice ma profondo di promuovere il bene comune e di prenderci cura gli uni degli altri, specialmente dei più vulnerabili. Chiedo a Dio che ognuno possa contribuire con il suo piccolo granello di sabbia, il suo piccolo gesto di amore. Per quanto piccolo sia, l’amore è sempre grande. Contribuire con questi piccoli gesti per un futuro migliore”.

    Il ministro della Salute Roberto Speranza risponde al pontefice: “Grazie, papa Francesco”.

    Sono commosso. Che uomini, che nobiltà d’animo. Si avverte in loro il soffio dello Spirito.
    Solo quell’eretico di Frimann direbbe: “il diavolo, probabilmente”…

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