Il dissoluto – Livio Cadè

Il dissoluto – Livio Cadè

In un tempo come il nostro, in cui le leggi più turpi vengon spacciate per nobili principi e i costumi più aberranti son visti con simpatia, diventa una rara virtù l’esser dissoluti. Il dissoluto è disciolto, libero dai lacci di una moralità mortificante, dai nuovi tabù, dagli affettati pietismi, dalla retorica strisciante e dalle teorie e le prassi di una società di cui sarebbe indegno farsi complice.

È un atteggiamento di orgogliosa libertà senza scopo. Infatti, il dissoluto non cerca soluzioni. Rifiuta a priori la logica imperante che vorrebbe trovare per tutti i problemi della vita il modo di risolverli. Sa che solo i problemi senza importanza si possono risolvere. I grandi problemi della vita non si spiegano né si risolvono. Possiamo solo viverli, finché qualcosa li dissolve. Al contrario, l’uomo moderno per ogni problema cerca una spiegazione e una soluzione. Per questo è un essere fondamentalmente insoluto, in costante conflitto con la vita.

Lamentandomi della modernità, non ignoro che l’oraziano laudator temporis acti è una figura presente in ogni epoca. Pare che tale rimpianto di epoche passate, di ‘età dell’oro’, rifletta la nostalgia che i vecchi hanno della propria giovinezza, o lo spaesamento di fronte a un nuovo che avanza e minaccia. Ma questo luogo comune è banale e riduttivo. Vi sono realmente secoli di decadenza e ciò giustifica il fatto che qualcuno se ne lamenti. Nel mio caso, ciò che mi sconcerta non è oggi il predominio del male e della stupidità, che è problema antico, ma l’estinzione quasi totale del loro contrario. Sembra non vi siano più forze opposte che ne possano contenere l’espansione.

La società attuale rappresenta il punto più basso cui può giungere una cultura. Tra miasmi razionalisti e materialisti, pornografia mediatica e politica, violenza e ipocrisia del potere, siamo caduti in un oscuro scarico fognario del pensiero. Come il medioevo è stato l’apice dell’intelletto occidentale, noi oggi ne siamo il pedice. Cercando la causa prima di tale decadenza, ci imbattiamo in un pensiero che ha evacuato da sé ogni forma di trascendenza. C’è da credere che fra non molto la “tensione verso la trascendenza” sarà ritenuta una patologia psichiatrica. Solo chi si rilassa nell’immanenza verrà considerato mentalmente sano, membro utile della società.

Sull’uomo moderno sembra gravare una maledizione edipica. Dopo aver ucciso Dio Padre ha stuprato la Madre e dal suo incesto con la Natura sono nati i mostruosi titani della scienza e delle macchine. Infine avrà orrore di quanto ha fatto, si caverà gli occhi e andrà vagando ramingo e senza meta. Per chi invece conserverà la vista, vedere l’orrore trionfante senza provare odio o disprezzo, sarà una forma sublime ed eroica di distacco dal mondo.

D’altro canto, se viviamo in questa civiltà, dobbiamo sentircene responsabili perché, come dice Bosquet, “tutto quanto ci colpisce era in noi come la pioggia nella nube”. Alcuni dicono che tale situazione è inemendabile, perché naturale conclusione di un processo degenerativo, tragica appendice del Kali Yuga. Gli Dei han fatto impazzire gli uomini per condurli alla rovina.

Mi chiedo se vi sia alternativa a questa follia o se non sia necessario attenderne lo spontaneo esaurimento. Questa domanda può apparire arrogante. Infatti, chi stabilisce chi è folle e chi è sano? L’uomo della tradizione appare folle all’uomo della modernità. E un giudice super partes potrebbe apparire folle a entrambi.

Di fatto, chi non condivida la visione del mondo avallata da una grande maggioranza di persone, appare folle ai più. Ma noi abbiamo l’arroganza di sentirci sani nella mente e nello spirito e di dire che folle è la maggioranza della gente. Essere arrogante è il destino di ogni dissoluto, e non lo possiamo rifiutare. Infatti, chiunque cercherà di sottrarsi al dominio della cultura moderna dovrà sembrare arrogante.

Allo stesso modo, riterremo un onore l’esser deliranti, perché usciamo dai solchi di un generale delirio e abbiamo l’audacia di opporre alla ‘sobria saggezza’ del mondo intorno a noi, ai suoi precetti morali e intellettuali, la nostra follia. Ai sentimentalismi della neo-religione umanitaria, ai suoi untuosi discorsi sul ‘rispetto degli altri’, sulla ‘responsabilità’, sul ‘dovere etico’, dovremo rispondere con fierezza disumana che “il saggio non ha umanità” (Laozi).

Non il saggio ma il diavolo è lo zelante missionario dell’umanità, il gran maestro dei filantropi. Pieno d’amore per l’umanità, come questo neo-nazismo sanitario che punta alla distruzione dell’Uomo tradizionale – così imperfetto! – per creare un homunculus neuromotorio, sorta di golem bio-artificiale il cui funzionamento sarà finalmente controllabile chimicamente e attraverso radio-frequenze.

L’‘umanità’ sarà così formata da individui fisio-cibernetici, simili più a ubbidienti macchine che ad animali liberi, imprevedibili e spesso irrazionali. E ai nuovi golem, i pochi umani rimasti sembreranno disumani. La neo-medicina si chiamerà Teragnostica, crasi chimerica di “terapia e diagnostica”. Si baserà sull’inoculazione nel corpo umano di nano-particelle che faranno di noi delle stazioni riceventi-trasmittenti sempre tracciabili e suscettibili di manipolazioni sanitarie.

Questo vien fatto senza dubbio per il nostro bene. “Per il bene comune”, è infatti la parola d’ordine di ogni regime dispotico. E i media del regime si incaricano ogni giorno di illuminare anche i dubbiosi circa la natura del ‘bene’. Così la gente oggi trova giusto che, a fin di bene, lo Stato limiti violentemente non solo la libertà d’agire ma anche la libertà di pensare di esseri tanto imperfetti.

Non a caso teragnostica significa “la sapienza dei mostri” o “sapienza mostruosa” (τέρας, «mostro»). Opera di menti mostruose che tende a creare mostri. Resistere a questa nuova Genesi, di stampo satanico, disubbidire all’anti-Dio, comporterà nuove maledizioni e nuove cacciate dal Paradiso terrestre. I ribelli verranno marchiati forse con lettere scarlatte ed esclusi dai benefici di una società ormai ridotta a una holding finanziaria.

Sembra lontano il tempo in cui compito della medicina era guarire; poi si accontentò di curare; poi si rifugiò, sempre più impotente, nel cronicizzare. In altre parole, nel permettere a ogni malattia di durare il più a lungo possibile. Più che curare l’uomo trova conveniente fare di lui un essere perennemente bisognoso di farmaci. È come se una colpa originale e inestinguibile lo condannasse, per vivere, a dipendere dalla misericordia delle industrie farmaceutiche. Ma oggi la medicina si è spinta ancora oltre. È lei che ci fa ammalare, per poterci poi benevolmente vendere i suoi magici elisir. Ci stringe nella morsa di una oppressiva tutela sanitaria, della sua soffocante e materna bontà.

Chi voglia sciogliersi dall’abbraccio mortale di una simile mostruosa modernità dovrà diventare dissoluto, infrangere ogni regola della neo-moralità. La nostra condotta dovrà dissolvere ogni rispetto delle leggi del mondo. “Obedire oportet Deo, magis quam hominibus” (Atti 5,9), bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini.  E quando sentiremo parlare di ‘rispetto’ e ‘responsabilità’ solleveremo davanti a noi i simboli della nostra fede, come per difenderci da demoni e vampiri.

Questo implica la contrapposizione di una coscienza cosmica a una coscienza mondana. Per ‘cosmo’ intendo la manifestazione di un ordine spirituale. ‘Mondo’ è invece l’idea di un cosmo senza spirito. Questo ‘mondo’ è una catena da cui sciogliersi. La dissoluzione dovrà diventare teoria e prassi dello spirito. Ma essere spirituali oggi è la quintessenza della ribellione. Infatti, ciò che è spirituale appare satanico all’uomo moderno e viceversa.

È facile vedere dietro questa epidemia che ha infettato le coscienze, portando una società al collasso intellettuale, il virus del denaro e del potere. O individuare il vettore del contagio nelle puttane mediatiche che hanno diffuso in tutto il mondo la sifilide della menzogna. Tuttavia, sarebbe ingenuo  alludere a una crisi di tale portata ignorandone le radici metafisiche e religiose. La Chiesa stessa, nella sua ansia di aprirsi alla modernità, di abbattere muri e costruire ponti, ha offerto a Satana nuovi spaziosi accessi. Come dice Davila, ha cominciato con l’aprire le braccia e ha finito con lo spalancare le gambe.

Il pensiero moderno ha sterilizzato la religione riducendola a sociologia o psicologia. Studia le tradizioni spirituali come un anatomo-patologo disseziona cadaveri. In loro salva solo ciò che trova ‘moderno’, ‘ancora attuale’, o che riesce a conciliare coi valori della laicità. Il cristianesimo gli piace solo quando fa autocritica. È nella sua essenza negare la trascendenza e il sacro. Tutto ciò che rimanda a Dio va implicitamente interdetto.

È chiaro che la nostra società è radicalmente anti-cristiana. Nel senso non solo che rappresenta una ribellione culturale contro la sue radici cristiane ma perché composta in massima parte da persone che vivono più o meno consapevolmente secondo principi demoniaci. Il mondo contemporaneo coincide così con un capovolgimento di sensi spirituali e con la loro perversione.

Per questo la restaurazione di valori etici e metafisici deve passare dal capovolgimento del senso comune. Il primo dovere del dissoluto è rifiutare tutto quanto sembri sensato e giusto alla maggioranza della gente. Chi vuol farsi un’idea della Verità o del Bene dovrà prendere il catechismo di questa società e leggerlo al contrario. Dovrà rovesciarne i falsi idoli: la democrazia, la libertà, la pace, il progresso, l’uguaglianza, la conoscenza scientifica e tutto ciò che oggi sembra dare dignità e valore alla vita umana.

Di conseguenza, il dissoluto apparirà blasfemo all’uomo moderno. Per esempio, non sarà democratico. Non può infatti accettare la vuota tautologia secondo cui “la democrazia è la miglior forma di governo perché le altre non sono democratiche”. Né il mito che, fuori della democrazia, vi sia solo il Male, come oltre le colonne d’Ercole si precipitava nel rovinoso nulla. Questo vorrebbe impedire all’uomo di pensare alternative non democratiche. Ma a questo totalitarismo mascherato il dissoluto preferisce l’aristocrazia dello spirito. Una tirannia sarebbe per lui meno lontana di una democrazia dai valori dello spirito. Perché a una tirannia basta l’esercito per comandare. La democrazia deve invece ottenere il consenso della gente, quindi ingannare, mentire, corrompere.

Inoltre, la democrazia moderna attira le coscienze verso il basso. Non essendo infatti possibile realizzare l’uguaglianza elevando i valori plebei della società, la ottiene appiattendo quelli nobili. Il democratismo diventa così una sorta di chimera la cui testa è un detrito di principi socialisti, il tronco un aborto di virtù cristiane e il culo un ricettacolo di vizi borghesi.

Il dissoluto è libero ma non liberale. Alla libertà  senza regole preferisce l’obbedienza alla natura, il rispetto delle leggi attraverso cui l’uomo soddisfa le sue autentiche necessità. Non crede, come l’uomo moderno, che sia un suo diritto fondamentale avere desideri illimitati, che la sua libertà non sia tanto nel soddisfare dei desideri quanto nell’avere sempre nuovi desideri da soddisfare. Sa bene che questa libertà è solo un fantasma affamato, concetto vuoto e addomesticato che, per citare Jünger, rende possibile la tirannide.

Il dissoluto è pacifico ma non pacifista. Può essere umile e mite nell’intimo, ma fuori traboccante di divino orgoglio e di ira sublime. È un reazionario, perché all’utopia progressista preferisce il sogno di un ritorno all’antico. È quindi un regressista. Sa che siamo andati troppo avanti e dobbiamo ora tornare indietro. Le società possono mutare solo lentamente. Il progressista illuso – alla Marinetti, per cui il progresso ha sempre ragione, anche quando ha torto – inebriato dalla rapidità delle innovazioni, non vede quanto sia pericolosa la velocità del cambiamento. Il dissoluto invece non ha alcuna compulsione a progredire e sa fermarsi prima dell’irreparabile.

Contro l’égalité, noi dissoluti preferiamo conservare il valore della disuguaglianza. Del resto, è semplice buon senso. Per capire fino a che punto l’idea moderna di uguaglianza sia stupida basta vedere come, dopo aver condannato le disuguaglianze sociali tra uomo e donna o quelle naturali tra razze diverse, i moderni democratici siano arrivati a ritenere prive di fondamento persino le differenze biologiche. Mettono sullo stesso piano la morte di un vecchio malato e di un giovane sano. Credono sia normale che l’uomo cambi in donna o viceversa, che due uomini o due donne si uniscano in matrimonio. Non si accorgono di recidere così i legami organici tra l’uomo e il creato.

La scienza, dal canto suo, si è ridotta a mitologia degradata, racconto di fiabe sulla Materia o l’Evoluzione. Sorta di Chiesa con i suoi dogmi, la sua Santa Inquisizione, i suoi domini canes, tutori della verità. Complice anch’essa di un pensiero satanico volto alla distruzione dello spirito. Il pensiero dell’uomo viene ridotto a epifenomeno di meccanismi fisiologici. Il cervello secerne idee come i reni l’urina. L’anima dipende forse da una buona o cattiva digestione.

Un tempo le civiltà tradizionali ponevano a fondamento della vita lo spirito e la sua relazione con Dio. Le strutture portanti erano cosmogoniche. I principi etici erano subalterni. La nostra civiltà si è basata per circa duemila anni sui valori proposti ed elaborati all’interno della cultura classica, greco-romana e cristiana. Lo spazio che tale tradizione riserva alla formulazione di tesi economiche, scientifiche, o al progresso tecnologico, è irrilevante. Le sue energie intellettuali erano concentrate su questioni di arte, diritto, etica, religione e metafisica. La società attuale presenta un rovesciamento di tali prospettive e gerarchie tradizionali.

La ricerca del benessere materiale e psicologico è l’essenza mistica della modernità. Ogni buon borghese finge di amare tanto la cultura quanto la natura. In realtà, la prima lo annoia, la seconda lo spaventa. Una futile, comoda e sicura vita borghese è il più comune e venerato idolo della società moderna. Ma nessuna civiltà sopravvive se antepone ai valori dello spirito quelli della comodità e della sicurezza.

Purtroppo, i valori dell’esistenzialismo borghese son oggi definiti da quella che si dice ‘cultura di sinistra’. A dettar le regole sono degli intellettuali umanisti, beghini e ammuffiti, che non hanno coscienza della propria vacuità. Custodi del nulla, di un pensiero che ripete sempre le stesse logore formule, con la noiosa monotonia del tic tac di un vecchio orologio. Convertiti dal materialismo dialettico e dalla lotta di classe all’amore e alla tolleranza universali, e ad altri vaneggiamenti di cui la borghesia moderna si nutre.

La sinistra oggi esibisce come reliquie i resti di un evangelismo degenerato e putrefatto. Non si può intendere questa religione laica e caricaturale, il suo atteggiarsi a sistema di virtù e a socialismo misericordioso, se non vi si coglie un inconscio tentativo di auto-assoluzione. Il borghese democratico è in realtà anti-cristiano, non ama Dio, non ama il prossimo. Però trova molto toccanti la metafisica della solidarietà, le attività filantropiche, le iniziative umanitarie. Si imbottisce la testa di impegno altruista, di accoglienza e di non-discriminazione. Ne fa un palliativo contro i sensi di colpa.

Nel buio fondo dell’anima, sente infatti di essere un cristiano rinnegato, sradicato dalle sue radici. È un uomo in conflitto con sé stesso, col suo passato. Per quanto si senta emancipato dalle vecchie ‘superstizioni’, l’accompagna un senso di colpa, di ‘peccato’, che non può né concepire né tanto meno ammettere. È privo quindi di ogni possibilità di confessione e pentimento. Anzi, non v’è nulla che trovi più inconcepibile che il dover fare penitenza dei propri peccati.

Esclusa da ogni redenzione, la nostra società è quindi destinata a disseccarsi e a morire. Anzi, è già morta. È un insieme di tessuti necrotici che qualche strano incantesimo fa muovere ancora, simulando un’apparenza di vita. La politica, la scienza, la medicina, la religione, l’arte, la cultura, sono zombi animati e manovrati da misteriosi stregoni voodoo.

A questo mondo caotico di morti viventi, ai suoi comportamenti coatti, il dissoluto preferisce il mondo della vita, della libertà e dell’ordine. Ama andare contro corrente, come i salmoni. È più faticoso, ma è l’unico modo per sfuggire alla rovina. Perché, non ricordo chi lo disse, andare contro corrente non è stupido, se la corrente porta verso una cascata. Naturalmente, il pensiero moderno dirà che è una corrente evolutiva, che ci spinge verso la realizzazione di un mondo sempre migliore.

Migliorare il mondo, l’ossessione dell’uomo moderno. E non vede che chi vuol migliorare la natura la rovina. L’uomo si illude di evolvere. Ma cos’è l’evoluzione? Forse un tempo gli uomini usavano una buca nella nuda terra per evacuare i loro escrementi. Poi forse una latrina, la turca, il vaso da notte, il water closet, l’elegante toilette. In sostanza, non è cambiato nulla. Credo non vi sia ipotesi scientifica, tra quelle correnti, altrettanto ricca di fantasia e di umorismo quanto quella che ci vede evolvere nel tempo.

In realtà non esistono società antiche, o di selvaggi, o di primitivi, di fronte alle quali noi uomini moderni potremmo considerarci più evoluti. Sono invece già esistite società barbariche, composte da individui degradati, dediti al saccheggio, che ci assomigliavano. Ma rispetto a loro la nostra è una mera evoluzione tecnica. Quella moderna è infatti la più involuta barbarie di ogni tempo. Se infatti è difficile dimostrare un’evoluzione dell’uomo, è facilissimo constatarne la progressiva degenerazione.

Quindi, anche l’idolo dell’evoluzione va guardato al contrario, come emblema di quel capovolgimento diabolico che dell’alto fa il basso, della destra la sinistra e viceversa. Ma non cercate di discutere di questo con un uomo moderno. Il pensiero moderno è un’infezione e non si può discutere con un’infezione, si può solo cercare di debellarla. Di fatto, dal contagio della follia moderna si salva solo chi ha in sé gli anticorpi del sacro, del numinoso.

Ogni grande civiltà ha le sue fondamenta nel sacro. La società moderna ha invece come fine di oltraggiare e insudiciare ciò che è sacro, come in un’immensa messa nera. Nello stesso tempo, rende sacro ciò che è immondo. L’uomo che non rispetti questa inversione di sacralità sembrerà quindi un satanista, nemico di una religione fondata sul culto dell’uomo e dei suoi desideri. “Non v’è peggior errore che indulgere ai desideri. Non v’è peggior disgrazia che non accontentarsi” diceva Laozi. Pensiero su cui la cultura dei consumi, del desiderio senza limiti, fa cadere i suoi  anatemi.

La ripulsa democratica verso le gerarchie dello spirito e le forme aristocratiche di governo conduce al prevalere di aristocrazie senza nobiltà, semplici corporazioni legate a ragioni di interesse, rozze e materialistiche. L’umanità viene governata da numeri, percentuali e statistiche, da calcoli di profitto svincolati da ogni valore metafisico. La nostra società si è assuefatta all’idea che tutto si spieghi coi numeri, ma ha spogliato i numeri di ogni sacralità. Siamo, per così dire, dei pitagorici depravati.

Il mondo può essere guarito solo da angeli ribelli, da una insurrezione di forze luminose contro i poteri occulti che dominano il mondo. Prendere gli idoli della modernità e sconsacrarli, spregiarli, dovrebbe essere il compito del dissoluto. Nel nostro opporci alla religione e all’etica del regime, le nostre parole devono suonare come una bestemmia. Se l’uomo moderno non resta scandalizzato o disgustato dai nostri pensieri, vuol dire che i nostri pensieri non valgono nulla.

Saremo impopolari, ma che importa? Non ci serve un vasto consenso. La nostra dissoluzione è affare privato, da condividere con pochi amici. Inutile discutere con chi non condivide la nostra semantica. “Il pubblico! Il pubblico! Quanti stupidi ci vogliono per fare un pubblico?”, diceva Chamfort. Il dissoluto non ama il popolo, non crede neppure che esista, lo reputa un concetto astratto. Il dissoluto è individualista perché teme il potere degradante della folla. Comprende, come dice Renard, la “superiorità del fiore sul mazzo”. È anarchico, perché non riconosce alcuna dignità nel potere che emana le leggi. In una società sana l’anarchismo non ha ragione d’esistere. Ma in una società malata – come la nostra – è una necessità spirituale.

Gli stupidi pensano che la morte di migliaia o milioni di persone sia una tragedia. Il loro postulato inconscio è che nessuno dovrebbe morire. Non capiscono che tragica può essere solo la ragione per cui si muore. Non è importante morire, ma come si muore. Il dissoluto ama la morte. Morire è infatti la dissoluzione par exellence. Come Montaigne, ne fa una premeditazione della libertà. Ne rimpiange l’antica nobiltà, come un reazionario rimpiange l’aristocrazia d’un tempo. Infatti solo la morte nobilita quelle cose che la vita ha reso volgari. La società moderna è invece terrorizzata dall’idea della fine. Teme che cataclismi, pestilenze o altre sciagure possano sterminare grandi masse di persone. Come se inconsciamente ritenesse possibile l’immortalità. E infatti lo crede, ma non può accettare un’idea tanto ascientifica.

Perciò la rimuove, e questo rimosso ritorna sotto forma di un folle attaccamento all’esistenza effimera della carne. Per questo l’uomo moderno è ossessionato dal corpo: salute, vaccini, diete, esami clinici, assistenza sanitaria. Prende gocce, compresse, supposte, con la stessa puntualità, fede e devozione con cui un tempo si recitavano le preghiere canoniche. Si è talmente alienato dalla consapevolezza di sé che deve fare controlli medici per sapere come sta. È questa idolatria del corpo e della salute fisica che ha aperto la strada all’attuale dittatura sanitaria. La gente, nella sua allucinazione ipocondriaca, si è buttata nelle sue braccia come sul seno della madre.

L’uomo moderno è assillato da un fantasma che cerca di esorcizzare con grotteschi riti sanitari, preoccupato unicamente di non perdere ciò che necessariamente e in ogni caso deve perdere. Il dissoluto invece sa che non si può amare la carne se non spiritualmente; sa di essere transeunte ma immortale, e non lo preoccupa l’idea di sciogliersi anche da questa vita.

Infine, il dissoluto sa perfettamente di essere uno sconfitto. Egli non può ambire che a una vittoria postuma. Potrebbe dire, con Davila, “non appartengo a un mondo che perisce. Prolungo e trasmetto una verità che non muore.”

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 25 Luglio 2021

Commenti

  1. Paola

    Infinitamente grazie per questo articolo.

  2. lorenzo merlo

    “È questa idolatria del corpo e della salute fisica che ha aperto la strada all’attuale dittatura sanitaria”.

    Acme.

    La dimensione intellettual-cognitiva ha ricoperto di scorie ideologiche le vibrisse che siamo. Solo senso per muoversi con eros nella vita, per giungere alla morte senza averla mai temuta, per muoversi sentendo le energie di luoghi, persone e idee.

    Viviamo nell’opposto.

  3. Kami

    È una fase del ciclo anche questa e bisogna, seppur con le difficoltà del caso, coglierne il significato senza assolutizzarne le caratteristiche e senza pensare che durerà più del necessario. Come risvegliare l’eros addormentato da secoli di bambagia se non cercando di sopprimerlo con un eccesso di thanatos, forzandolo e spingendolo a sfondare con violenza la diga delle nostre difese intellettuali? In tal senso tutto questo terrore di morte sta producendo gli effetti sperati e per come la vedo io creerà un rinascimento dello spirito, non per tutti sia chiaro, ma per chi ce la farà a non soccombere alla paura. Se è la paura della morte ad averci condotto fino a qui (la paura della Natura-Madre-Principio femminile-Ombra) allora sarà attraverso la sconfitta della paura della Morte (aka “vincere la Morte”) che ne usciremo più forti, più umani, più veri. È difficile ma bisogna lasciare che ognuno scelga la sua strada. Non so quanto dipenda da noi ciò che scegliamo, o se siamo costretti ad impersonare un certo ruolo per mantenere un equilibrio (o disequilibrio) olistico di cui siamo solo una piccolissima parte. È arrivato penso il momento di prova, il momento in cui dobbiamo esercitare la nostra fede e trascenderne gli aspetti intellettuali per applicarla alla vita di tutti i giorni. Parafrasando, chi vuol salvare la sua vita la perderà, penso sia il sunto dell’approccio ai tempi a venire. Ormai per come la vedo io è palese che sia una questione spirituale, le forme politiche e sociali sono solo fantasmi..c’è in gioco ben altro. 🙂 mi piacerebbe sentire i vostri pareri. Un saluto!

    • Paola

      Assolutamente d’accordo. È una questione spirituale.

      • Paola

        Più precisamente, a mio avviso, una guerra spirituale. Forse perderemo. Qui. O forse no. Ma la sconfitta, limitata al “qui”, conta poco. Non avrei interesse a stare con i vincitori.

        • Paola

          Molto meglio di me, lo esprime Davila, citato nell’explicit. Anche se io posso limitarmi alla prima parte. Non ho la pretesa di far mia la seconda.

    • Annalisa

      Le forme e le spiegazioni, controcorrente per sfuggir la cascata, di genere politico, storico, economico, sociologico… sì, sono fantasmi. Funzionali a chi sta faticosamente cercando di diversamente nuotare ma ancora guarda alla riva perduta. Sono i nostri fratelli e sorelle all’inizio del percorso evolutivo, timorosi a lasciare quell’esile fuscello che è la ragione materiale. Il percorso di crescita richiede molteplici vite interrotte da morti, si spera, degne. In questo unico, esaltante momento, una gran parte di chi sarebbe forse rimasto ancora migliaia di anni tra la massa informe a cercare, vita dopo vita, di ritagliarsi solo un posto al sole dell’effimero decadente ed inutile successo (carriera, famiglia da Mulino Bianco diversamente espressa, salute precaria sorretta da tiranti e paletti fatti di palestra e farmaci genici…) ha la possibilità di perlomeno capire cosa c’è dietro al primo velo della conoscenza e scoprire quindi che la democrazia è una scatola vuota, la politica moderna un feticcio per stolti, la scienza evoluzionistica e tecnologica un romanzo horror dal finale indicibile, l’amore di tutti con tutti una fiaba con l’unhappy end osceno ed umiliante.E fare un salto evolutivo veloce pur doloroso ed ancora iniziale. Chi invece è anima antica vede la fine di tanta pena. I pochi, gli eletti, i giusti, comunque si voglia chiamarli, lasceranno per sempre questo mondo di finzione verso una Terra Nuova, così meravigliosamente simile a quella dei primi giorni. La prima alba li accoglierà come accolse, forse, i primi abitanti di una Atlantide da costruire. Spero di essere con loro, dopo il mio ultimo sonno.

  4. Kami

    Ciao Annalisa. Quello che scrivi mi fa venire la pelle d’oca e non penso potesse essere messo per iscritto in maniera più precisa ed adeguata. Neanche a dirlo che “concordo” in maniera intima con tutto ciò che dici. È un’opportunità che non dobbiamo sottovalutare questa. In un modo o in un altro ne beneficeranno in tanti, non senza dolore come dici te. Veramente ti ringrazio perchè, in quella maniera misteriosa che ha l’Universo di comunicare, mi sono arrivate tramite te proprio le parole che dovevo sentire, di cui avevo bisogno. Il dubbio, come saprai, è sempre dietro l’angolo. “La prima alba li accoglierà come accolse, forse, i primi abitanti di una Atlantide da costruire”, mi ha fatto scendere la lacrimuccia. Consapevole di non esserne degna, continuo a guardare al Cielo. Ti mando un abbraccio virtuale.
    Per Paola
    Sì è una guerra spirituale. Non appartenere ad un mondo che muore è già segno di star portando la Verità come vessillo. Assolutamente non credo al caso, quindi penso che se hai occhi per vedere e sei qui ci debba essere un motivo ben valido. Una piccola luce nel buio che avanza, come tutti noi. 🙂

  5. Paola

    Ha (ri)parlato. Lui, con “capelli rossi e occhiacci grigi”.
    Siamo analfabeti. E non lo sapevamo.
    Non strappiamoci le vesti, mi raccomando.
    Felice dissolutezza a tutti.:)

  6. upa

    Ottimo scritto Sig.Cadé..bello..
    Ma se la bellezza salverà l’amore per il gusto..la strada è segnata per salvare lo Spirito..e per farlo diventare bello occorre il bagno in sette tinozze..
    Mi ricordo ancora l’odioso lavaggio nell’acquaio ..la mamma che mi strofinava ed io che gridavo ..no..no..uffa..non voglio..!
    Adesso che sono vecchio nessuno mi lava più nel lavandino..e le sette tinozze ancora aspettano..

    • Livio Cadè Staff

      La bellezza non è un bene accessorio. È l’essenza. Si vive per amare e si può amare solo ciò che è bello. Anche la tensione verso Dio è filocalia, “amore del bello”.
      Non a caso questa società satanica in cui ci tocca di vivere è l’apoteosi del brutto.

      • upa

        Lungi da me voler fare il sofista..ma il passaggio all’arte suprema è quando si ama per vivere e non si vive per amare..
        Nel primo caso la vita è un vuoto a perdere se la bellezza si afferma mentre nel secondo caso la bellezza è solo un anelito che ci ricorda il dolore della sua privazione ..
        L’esteta vive sempre nel dualismo mentre il saggio lo unifica non avendo più un oggetto da raggiungere essendo lui stesso oggetto e soggetto..
        Circondarsi di bellezza non ci farà diventare belli..buoni o giusti..ma sono esempi da godere prima e interiorizzare poi..fino a incorporarli e la via diventa la meta..e sono cose che sappiamo..
        Alla fine rimane il segreto dell’azione interiore che ci porta all’unione..e le parole non ci aiutano..anzi..sono fin troppe..e ci allontanano sempre più.
        Volevo semplicemente rimarcare questo..perché è un problema che sento..e parlare dei talleri non me li fa possedere..
        Consideri quello che dico la rampogna di uno scontento..di uno che quando vede il bello..il buono e il giusto si esalta..e poi vede la misera strada fatta rispetto agli entusiasmi spirituali della gioventù..quando diventare saggi sembrava semplice..e il tempo e la vita erano davanti a noi pronti a piegarsi nella verità…
        Apprezzo e godo i suoi scritti..ma appunto perché sono geniali ..mi ricordano il genio segreto che in me vuole abbandonarsi e che continuamente castigo..
        Alla fine.. qualsiasi cosa fatta con amore suscita buone sensazioni che nutrono i nostri intenti pur differenti..e ci scuotono dal torpore..
        Le parole sono solo chiavi che aprono e chiudono..se le guardiamo troppo spariscono e rimaniamo chiusi fuori..

        • Livio Cadè Staff

          Lei ha ragione, le parole sono chiavi che aprono e chiudono. Ma alla fine, anche l’idea che ci siano porte da aprire va abbandonata.
          Dire che x è lo scopo di y (vivere per amare o viceversa) alla fine non ha comunque senso.
          L’essere è amore, e “amo ergo sum” si può leggere anche al contrario.
          Ma al fondo resta la bellezza dell’essere, il suo ‘compiacersi’ in sé stesso.
          Anche questi maledetti che stanno distruggendo la bellezza della vita, inseguono un loro ideale di bellezza, lo fanno per amore.
          So che suona mostruoso, ma è così.
          La loro è una patologia dell’amore. Una malattia del cuore non potrebbe esistere se non ci fosse il cuore.
          E attraverso la malattia e la deformità noi possiamo riconoscere la bellezza di un corpo sano, della sua armonia naturale. Diventarne più consapevoli.

          • Paola

            Livio C.

            Lei pensa davvero che i maledetti soffrano di una patologia dell’amore e abbiano una sorta di muscolo cardiaco, per quanto malato? Se sì, questo sentimento purulento e maleodorante è riservato a sé stessi e alle cellule tumorali della loro cerchia/cerchio magico? O paradossalmente si espande come un lurido tentacolo anche su di noi? Mi parrebbe strano…ci percepisono come tenie.

          • Livio Cadè Staff

            A Paola.
            Sì, lo penso. È un amore malato, depravato, come quello di certi pervertiti.
            Capisco venga spontaneo pensare a questi individui come a non-umani, vermi intestinali.
            Ma questo fa torto al mondo animale.
            Dobbiamo invece avere il coraggio di guardarli come uomini, cioè dimostrazione vivente di come può degenerare la natura umana.

          • Paola

            Capisco. O meglio, prendo atto. Comunque intendevo che loro vedono noi come tenie. Non il contrario. Se ci amano come tenie, deduco che siano attratti dai vermi intestinali. Forma originale di parafilia.

          • Paola

            Errata corrige. Forma originale di zooerastia (non parafilia). Ho sbagliato. Mi perdo nei labirinti di questi sollazzi. Sono troppi. E non amo analizzarli. Quindi, li confondo.

          • Paola

            * CI PERCEPISCONO come tenie.

  7. Paola

    L’ho appreso oggi. Due sorelle di mia madre, uniche superstiti su cinque. Quella ottantunenne si rifiuta di vedere l’ottantacinquenne. Neanche all’aperto e mascherate. Solo telefonate. Finché la maggiore non si deciderà a fare quello che si deve fare. L’abisso. Veramente l’abisso.

    • Livio Cadè Staff

      Sì, ho visto diversi casi simili. E lo sdegno, l’esecrazione, attraverso cui il ***cinato sviluppa una coscienza di sé come di un essere virtuoso, puro. È terribile.

      • Livio Cadè Staff

        Mi riferivo al ‘cincinnato’…
        (definizione del vocabolario: «chi, dopo aver prestato la sua opera alla patria, non insuperbisce, ma si ritira a vita semplice e modesta».
        ossia: «chi, dopo aver svolto con dedizione e impegno compiti di grande responsabilità in attività pubbliche o politiche, si ritira a vita privata disdegnando onori e ricompense».)

  8. Silvia Merico

    Bello Livio. Dai spesso voce e nome ai miei pensieri, soprattutto a quelli tacciati come luoghi comuni (vedi il rimpianto delle epoche passate) o quelli indicibili (la vita ha un costo? La vita a tutti i costi? annaspare grottesco per non affondare quando è più bello e dignitoso lasciarsi trasportare dal flusso). E allora viva la dissolutezza.

  9. Paola

    Livio C.

    Mi scusi, ma non riesco a venirne fuori. Ho riflettuto…ma…niente. Vorrei capire. Poi mi ritiro a meditare. Perché sono un po’tramortita.
    In che modo tutto questo sarebbe espressione del loro amore malato e perverso? Farci del male e goderne? Ma non basta. Se ci amano, cosa li attrae in noi? E quando dico “noi”, non parlo di un gruppetto eterodosso o eretico. Mi riferisco a miliardi di persone, Mi spieghi, se ne ha voglia, gentilmente. Grazie.

  10. Livio Cadè Staff

    A Paola.
    Ma io non ho detto che i maledetti ci amano. Non lo penso affatto. Forse ci considerano come insetti.
    Ho detto solo che inseguono un loro ideale di bellezza, e che agiscono sulla spinta di ciò che amano.
    Non farebbero le porcherie che fanno se non ne traessero piacere, e si può trarre piacere solo da ciò che ci sembra bello, da ciò che si ama.
    A noi Gilles de Rais sembra un mostro. Ma lui cercava il suo piacere, e in questo c’è sempre un residuo desiderio di amore e di bellezza, per quanto orrendamente sfigurato, pervertito, irriconoscibile (ammesso che le accuse a carico del barone fossero fondate, cosa di cui dubito).
    E comunque i maledetti rappresentano per l’umanità un bubbone molto più grave e schifoso di un semplice Gilles de Rais.

    • Paola

      Grazie. Avevo completamente frainteso una risposta che mi aveva dato.

      • Paola

        Rapido ritorno. Tarlo. A chi è rivolto l’amore perverso dei maledetti?

        • Paola

          …o meglio, a quale “forma di bellezza” è rivolto? Un mondo senza insetti?

          • Livio Cadè Staff

            Amano, in modo depravato, un loro ideale di mondo, su cui proiettano le loro depravate idee di ciò che è ‘bene’ o ‘bello’.
            Ma qualcuno potrebbe giudicarmi male e dire: “chi sei tu per giudicare?”… Quindi mi taccio.
            E, trasgredendo una delle mie regole, Le do un consiglio: non ci pensi, non cerchi di capire cosa si agita nell’anima di questi demoni, non se ne faccia un’immagine.
            Può solo farle male.

  11. Paola

    Capisco. “Quando guardi a lungo nell’abisso l’abisso ti guarda dentro”.

  12. Paola

    Non ho guardato l’abisso. Ho capito, semplicemente, credo. Grazie a Lei. Partivo da una convinzione errata. Odio vs di noi. No. È pulsione, tensione ormai ingestibile e insopprimibile, verso il loro Eden nero, rovesciato. Noi siamo solo rami secchi sul percorso, d’intralcio. Numericamente, ma soprattutto con residui etici, morali, di valori, fedi e tradizioni.
    Residui secchi, ma fastidiosi. Bisogna liberare il sentiero. Gli eventuali effetti collaterali (torture, per noi), sono, forse, un premio per chi esegue. In fondo le marocchinate ce lo hanno insegnato. Un premio, per i liberatori. Nessun abisso. Pensiero fulmineo, spontaneo. Dall’abisso, ora più che mai, mi tengo lontana.

    • Paola

      Ovviamente guidati, trascinati, dall’amore assoluto, dalla devozione totale vs il loro signore ( non voglio usare la maiuscola). Da ringraziare e adorare finalmente nella loro terra promessa. Senza sotterfugi, senza nascondersi.

  13. Paola

    P.S. Spesso ho pensato che le azioni di prostitute asservite e manovalanza obbediente fossero frutto di ricatti, anche spietati. Ci saranno anche questi, forse. Ma per lo più sono, mutatis mutandis, marocchinate. I premi, variegati e molteplici. A seconda di esigenze, soddisfazioni, necessità da soddisfare.

  14. Paola

    Ho letto dell’esperimento di Standford. Non ne sapevo nulla. Certo, ci sono fatti reali atrocemente cruenti, da sempre e ovunque. Indescrivibili, che riguardano carnefici e vittime, carcerieri e carcerati. Ma quello era un esperimento…tra studenti o ex, una simulazione…eppure…ma cosa siamo?

    • Paola

      * Stanford

    • Livio Cadè Staff

      Illuminante anche l’esperimento di Milgram…

      • Leonardo Baltico 2

        sono d’accordo con tutto l’articolo -eccetto in due punti –

        in cui si dice che il Medioevo è stato l’apice della cultura iniziatica-sapienziale, in realtà vi sono stati scenari di magia iniziatica e sapienziale precedenti al Medioevo -e di gran lunga luminosi – basti pensare alla sapienza caldeo-egizia che è precedente al Medioevo

        Certamente non si dovrebbe commettere lo sbaglio del “neo-paganesimo” che vuole creare una guerra interna tra pagani e cristiani -aumentando le Aporie della “società liquida e post-moderna” -dobbiamo sempre far cercare di “far splendere” lo Spirito sia nell’approccio pagano-gentilizio che in quello cattolico – da Julius Evola a Codreanu per intenderci, anche se io francamente PREFERISCO DI GRAN LUNGA l’approccio pagano-gentilizio –

        in ogni Caso non credo sia corretto dire che il Medioevo sia stato l’apice della cultura iniziatica-esoterica e sapienziale, anche perchè il Medioevo è stato il secolo che ha “messo al rogo” Giordano Bruno, e ha perseguitato Campanella e tanti altri pensatori vicino alla spiritualità iniziatica-esoterica e gnostica

        e poi riguardo la questione dell’insoluto

        non credo che esistano problemi “insoluti-insolubili” ma più che altro ci sono problemi INESAURIBILI, tutto ciò è connesso al rapporto tra Essere e Divenire, ora non dico che ogni problema sia risolvibile a livello “empirico” -al contrario – dico che i problemi profondi si affermano NELL’INVISIBILE e quindi sono “OLTRE L’EMPIRICO” – però non per questo sono INSOLUBILI, tali problemi iniziatici-sapienziali sono risolvibili e solubili ma ALLO STESSO TEMPO sono INESAURIBILI proprio perchè il mondo -essendo Divino -è INESAURIBILE, PENO, ASSOLUTO, VIVO,

        relegare le questioni dell’Assoluto ALLA DIMENSIONE DELL’INSOLUTO-INSOLUBILE vuol dire commettere lo sbaglio dell’irrazionalismo romantico dell’800, che è lo sbaglio simmetrico dei positivisti dell’800 – che ci sono ancora oggi – quei positivisti che vogliono ridurre la conoscenza virtuale-reale della Vita e della Morte al “dato empirico” nella forma della”religione scientista-transumanista”, di cui il “vaccinismo fanatico” contro il Coronavirus [che in realtà è una “terapia genica ma non un vaccino] è una delle ultime manifestazioni, e che ha preso il posto del “battesimo” del cattolicesimo romano

      • Leonardo Baltico

        ma il Medioevo non credo sia l’Apice della cultura intellettuale, dato che il libro Egizio dei Morti [Antico Egitto] -ad esempio – è più vicino alla sapienza ermetica dell’alchimia e della magia rispetto alle cattedrali gotiche del Medioevo, che pur avendo in se stessi i misteri dell’alchimia [come spiega Fulcanelli] devono sempre “adattarsi” comunque sa al Dogma cristiano

        e poi la biblioteca di Alessandria bruciata era molto più vicina alla sapienza rispetto alle categorie del Medioevo, la Modernità inizia dal Medioevo e non dal Rinascimento, e il Medioevo inizia con la conversione al cattolicesimo Romano all’interno dell’Impero Romano

        tant’è vero che il Medioevo riporta la Cavalleria e sostituisce la legione romana, e quindi l’individualismo “modernista” inizia con l’Individuo moderno creato dal Medioevo, che guarda caso riporta la figura della Cavalleria che sostituisce la Legione Romana – come ricorda anche Giandomenico Casalino –

        insomma nella figura del Faraone vi è molta più sapienza rispetto a quella di un sacerdote cattolico del Medioevo, inoltre l’ermetismo inizia intorno al I SECOLO A.C., e un prete cattolico del Medioevo ne deve fare di strada – a livello animico e spirituale – prima di giungere a quella condizione Regale

  15. Paola

    Guardando me ne sono ricordata…

  16. Livio Cadè Staff

    Gentile signor Leonardo, riguardo la Sua prima obiezione, credo sia un semplice malinteso. Io parlo di Medioevo come apice intellettuale della nostra civiltà occidentale, come si è manifestata in Europa negli ultimi duemila anni. Non mi riferisco ad altre civiltà.

    E Bruno o Campanella sono ben oltre il medioevo.

    Riguardo all’insolubilità dei problemi, accetto il Suo appunto. ‘Inesauribile’ è concetto più appropriato. Anche se, mi pare, non cambia la sostanza di quel che intendo, ossia che non si possa mai giungere a una soluzione di questioni che sono per loro natura infinite.

    • Leonardo Baltico

      ma il Medioevo non credo sia l’Apice della cultura intellettuale, dato che il libro Egizio dei Morti [Antico Egitto] -ad esempio – è più vicino alla sapienza ermetica dell’alchimia e della magia rispetto alle cattedrali gotiche del Medioevo, che pur avendo in se stessi i misteri dell’alchimia [come spiega Fulcanelli] devono sempre “adattarsi” comunque sa al Dogma cristiano

      e poi la biblioteca di Alessandria bruciata era molto più vicina alla sapienza rispetto alle categorie del Medioevo, la Modernità inizia dal Medioevo e non dal Rinascimento, e il Medioevo inizia con la conversione al cattolicesimo Romano all’interno dell’Impero Romano

      tant’è vero che il Medioevo riporta la Cavalleria e sostituisce la legione romana, e quindi l’individualismo “modernista” inizia con l’Individuo moderno creato dal Medioevo, che guarda caso riporta la figura della Cavalleria che sostituisce la Legione Romana – come ricorda anche Giandomenico Casalino –

      insomma nella figura del Faraone vi è molta più sapienza rispetto a quella di un sacerdote cattolico del Medioevo, inoltre l’ermetismo inizia intorno al I SECOLO A.C., e un prete cattolico del Medioevo ne deve fare di strada – a livello animico e spirituale – prima di giungere a quella condizione Regale

      inoltre nel Medioevo c’era la concezione del “battesimo della santa chiesa” che è praticamente l’antesignano del Mondialismo odierno, il Medioevo concepisce il “battesimo” non come iniziazione ma come “vaccinismo” contro le forze inferiche del mondo

      nel battesimo si ha la fobia della Morte, e la Morte è vista solo come “conseguenza del peccato” o al massimo come “felix culpa” [felice colpa/colpa Necessaria] Necessaria alla salvezza

      per non parlare dellle caste aristocratiche dell’induismo e della grandiosità indio-aria, di gran lunga superiore a quella di un prete del Medioevo, che erano presenti BEN PRIMA del cristianesimo e del Medioevo

      la Chiesa del Medioevo è stata quella che ha perseguitato Federico II e che ha mandato in esilio Dante Alighieri

      • Livio Cadè Staff

        Non posso che ripetere quanto ho già detto, cioè che ho parlato di Medioevo (termine per altro ambiguo) come apice intellettuale della nostra civiltà cosiddetta ‘cristiana’. E non parlo della Chiesa cattolica ma della cultura cristiana in genere (arte, filosofia, musica, architettura) di quel periodo.
        Penso a una parabola ascendente che, filosoficamente, dai primi Padri della Chiesa arriva a Scoto Eriugena (IX sec.). Artisticamente ne vedo la sommità nel canto gregoriano e nelle costruzioni romaniche (XI-XII sec.), opere del genio medievale che per me hanno valore eterno e universale.
        Già nel XIII e XIV sec. c’è un inclinare verso il razionalismo e la cavillosità intellettuale, che secondo me pone le basi di una progressiva perdita spirituale e apre la strada al razionalismo scientifico.
        E oggi mi pare siamo arrivati al fondo della curva discendente.
        Naturalmente è una mia personale visione della storia.
        Comunque, non intendevo fare alcun confronto con altre civiltà (egiziane, cinesi, indiane etc.), per le quali bisognerebbe fare un discorso a parte.

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