Uomini e topi – Livio Cadè

Uomini e topi – Livio Cadè

“Kraut und Rüben haben mich vertrieben”

 (“Cavoli e rape mi hanno sviato da te”)

 

Secondo Bacone vi sono tre modi di accostarsi allo studio della realtà. Uno è quello della formica, empirico, tipico di chi semplicemente accumula dati, informazioni. Un altro è quello dogmatico, simile all’azione del ragno che trae da sé stesso, dalle proprie fantasie o speculazioni, tutto ciò che gli importa sapere. Infine v’è l’ape, che raccoglie il polline dell’esperienza e lo elabora dentro di sé, lo sottopone ai succhi digestivi della logica, fino a trarne il miele di una conoscenza reale. La scienza moderna è di fatto un maestoso alveare in cui, grazie alla ricerca e alla collaborazione di tanti operosi cervelli, si produce la pappa reale della verità.

Spesso inattese scoperte nascono attingendo a fiori nascosti, lungo sentieri inesplorati. Ad esempio, la scienza avrebbe sicuramente ignorato l’oscura Bertha Hegel se per alcuni anni non fosse stata cuoca e governante del grande Richard Wagner. Pare che il compositore amasse particolarmente una zuppa di cavoli e rape che Bertha gli preparava. Non vi sono dubbi sul fatto che Wagner, dopo aver mangiato detta zuppa, compose alcune delle sue pagine più felici: l’impetuosa Cavalcata delle Walkirie, la struggente Morte di Isotta.

Alcuni ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università del Michigan hanno perciò ipotizzato una relazione tra questi ortaggi e l’ispirazione musicale. Gli esperimenti condotti finora sui topi, ai quali per mesi è stata somministrata giornalmente un’abbondante razione di cavoli e rape, ancora non consentono conclusioni certe. I roditori manifestano solo un insolito meteorismo, ma secondo gli psicologi questo rappresenterebbe una rudimentale elaborazione di forme musicali. Da questi primitivi incunaboli dell’arte di produrre suoni si arriverebbe secondo loro, attraverso una lenta evoluzione, ai sublimi capolavori di Bach, Mozart ecc. Ulteriori studi potranno indicarci come trarre da questa teoria utili applicazioni nell’insegnamento della musica.

Di grande interesse per l’arte sono anche i test condotti sui topi da un’équipe di medici e psicologi dell’Università del Minnesota. La loro ricerca ha preso l’avvio da un lavoro dello psichiatra Reginald Keynes, volto a stabilire una correlazione tra il Giudizio Universale di Michelangelo e i reumatismi che affliggevano l’artista. Secondo lo studioso inglese, il grande affresco rappresenterebbe una sublimazione dei dolori correlati alla patologia del Buonarroti.

Per trovare conferma a tale ipotesi sono stati posti sotto osservazione due gruppi di ratti, gli uni sani, gli altri isolati in ambienti umidi e malsani, per produrre in loro l’insorgere di sintomi reumatici. A entrambi è stato poi permesso di zampettare tra inchiostri di diverso colore, creando spontanee espressioni pittoriche. L’analisi  delle opere così ottenute ha evidenziato l’emergere di tendenze stilistiche diverse, più impressionistiche nei topi sani, più classiche e severe nei topi reumatici, forse a causa delle loro oggettive difficoltà motorie. Gli scienziati stanno ora vagliando i risultati per verificare analogie e differenze con la Cappella Sistina e la pennellata michelangiolesca. 

Vorrei prevenire le obiezioni di chi trovasse crudeli tali esperimenti. A prescindere dalla loro indubbia importanza scientifica, basta pensare ai flagelli causati dai topi – saccheggi di derrate alimentari, terribili pestilenze, orripilazione di donne indifese – per capire che torturare o uccidere questi animali non è che un equo contrappasso, un parziale risarcimento per i danni subiti. Il topo ha contratto un debito inestinguibile con l’uomo e deve pagare. D’altro canto, se la scienza soffrisse di tenerezze animaliste, non avremmo mai beneficiato del trapianto di organi, della chirurgia estetica o delle vaccinazioni di massa.

Fortunatamente non si sono posti tali scrupoli gli scienziati dell’Università del Michigan, che hanno provocato in alcuni topi l’infarto del miocardio e indotto in altri l’arresto cardiocircolatorio tramite soffocamento. Ne dà notizia una prestigiosa rivista, “Proceedings of the national academy of sciences of the United States“, pubblicando uno studio dal titolo “Surge of neurophysiological coherence and connectivity in the dying brain”.

Ovviamente non si è trattato solo di una curiosa derattizzazione. Lo scopo era di registrare l’attività cerebrale in topi clinicamente morti. Questo ha permesso di scoprire che in stato di morte clinica il loro cervello emette ancora intensi segnali elettrici. Per la precisione si tratta di onde gamma, onde ad alta frequenza che si pensa concorrano alla percezione cosciente. Questo dimostrerebbe che, prima di spegnersi per sempre, la coscienza dei ratti si accende di ultimi misteriosi bagliori.

Gli elettrodi hanno registrato una significativa vitalità neuronale proprio sopra la corteccia prefrontale, nella zona deputata alla visione, il che farebbe supporre che quei topi, benché privi di funzioni vitali, stessero osservando qualcosa. Non possiamo certo dedurne che abbiano visto il film della loro vita, incontrato parenti defunti o guardato ratti che volavano come angeli. Possiamo però capire perché alcune persone clinicamente morte e poi rianimate raccontino di strane visioni, di luci e di incontri con esseri disincarnati.

I tracciati cerebrali di questi topi chiariscono finalmente il misterioso fenomeno delle cosiddette esperienze di pre-morte o Near Death Experience, rendendo superflua ogni congettura irrazionale e misticheggiante. Ora sappiamo che quei racconti sono semplici allucinazioni, effetti di un’ipossia cerebrale, di alterazioni chimico-elettriche del cervello riscontrabili anche nei topi. Le NDE trovano così una solida spiegazione scientifica, senza ricorrere ad assurdità come corpi eterei, anime immortali o metafisici aldilà. Sperando che a qualcuno non venga in mente di attribuire un’anima anche ai topi.

Sulla scorta di metodologie scientifiche altrettanto ineccepibili si stanno aprendo nuovi fruttuosi orizzonti anche nella comprensione dei fenomeni religiosi. In questo ambito di ricerche, un gruppo di neurologi dell’Università di New York ha recentemente dimostrato che l’esperienza mistica non è altro che un fenomeno di natura epilettoide. Così si spiegherebbe, ad esempio, la visione avuta da Saulo sulla via di Damasco. I colloqui tra Maometto e l’arcangelo Gabriele rientrerebbero invece in un quadro schizofrenico.

Secondo gli psicanalisti, la fenomenologia mistica poggerebbe su problemi psicosessuali inseriti in una struttura isterica della personalità. Questo sarebbe spesso causa di drammatiche somatizzazioni, come le stimmate di un Francesco d’Assisi o la trasverberazione (trafittura del muscolo cardiaco) di una Teresa d’Avila. Il misticismo cattolico si spiegherebbe dunque come sublimazione di un erotismo represso, mentre in ambito protestante – Lutero, Zwingli, Calvino – sembrerebbe accertato un legame tra dottrina della predestinazione e sensi di colpa associati a episodi infantili rimossi, sfocianti nell’adulto in turbe depressive.

La neuro-scienza privilegia tuttavia spiegazioni di carattere fisico, legate a patologie dei lobi temporali. Alle obiezioni di tipo filosofico o culturale risponde non con argomenti astratti ma con l’evidenza di concreti e rigorosi test clinici. È stato dimostrato infatti come alcuni topi, sottoposti a elettro-stimolazione di specifiche aree cerebrali, cadano in stati stuporosi simili al deliquio estatico e alcuni di loro vengano seguiti poi dalle altre cavie come leader carismatici.

Soggetti umani sui cui è stato condotto lo stesso esperimento hanno udito voci misteriose e visto luci o apparizioni immaginarie. In seguito ai fenomeni psichici così indotti, un rabbino ebreo ha fondato una setta shintoista riformata mentre un cuoco cinese intende ricostruire il Tempio di Salomone a Pechino. In altri casi la conversione è meno radicale; alcuni riferiscono di contatti con gli extraterresti, altri diventano vegetariani o decidono di cambiar sesso. Ancora non si è trovata una spiegazione a questa disparità di reazioni. Ma la maggioranza della comunità scientifica è persuasa che dipendano da anomalie o disfunzioni organiche.

Questa conclusione è avallata anche dal Cicap, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, o sulle Pseudoscienze. Organismo che svolge un’encomiabile opera di demistificazione, lottando con zelo quasi religioso contro ogni forma di illusione e di credenza, alla ricerca di quei trucchi che la nostra stessa mente continuamente usa per ingannarci. Irriducibile avversario della Maya, delle apparenze ingannevoli.

Il Cicap ci ricorda che tutto nell’universo è effetto di cause fisiche scientificamente dimostrabili e misurabili. Se oggi qualcosa sembra sfuggire a questa regola è solo per un limite, in futuro certamente superabile, delle nostre conoscenze.

Le visioni metafisiche, religiose e spirituali sono solo i fatiscenti relitti dell’ignoranza passata, o una grossolana confusione tra la realtà e i nostri desideri. È essenziale educare i bambini fin dalla più tenera infanzia a questa visione, che definirei ‘cicapismo’; a guardare il mondo attraverso occhi lucidi, non col filtro distorto di fiabe e narrazioni immaginarie. Abituarli a un’osservazione obiettiva e scientifica dei fatti, perché siano un domani individui razionali che ‘cicapiscono’ il mondo.

Vorrei a tal proposito segnalare un’altra notizia sorprendente che arriva dall’Università del Colorado. Un gruppo di neuroscienziati di varia nazionalità sembra aver trovato la risposta a una domanda fondamentale: come nasce il linguaggio? Gli studiosi si dicono certi che il complesso fenomeno della parola derivi dalla conformazione muscolare dell’apparato fonatorio. Quest’ultimo determinerebbe la creazione di specifiche aree nervose e cerebrali deputate alla parola, benché ancora non sia chiaro come fibre muscolari e onde elettriche si trasformino in discorsi di senso compiuto.

Per trovare una risposta, gli scienziati hanno sottoposto i topi a chirurgia plastica della laringe e a stimolazioni elettriche in precisi punti del cervello, osservando se ciò li porti a creare frasi coerenti. I suoni emessi dai topi restano al momento incomprensibili. Nonostante si facciano molte ipotesi a riguardo, gli analisti non sono ancora riusciti a ordinare gli squittii in campi semantici definiti. Secondo gli esperti ci vorranno non meno di cinque anni per giungere a conclusioni plausibili. A quel punto gli scienziati del Michigan e del Colorado, unendo gli sforzi, potranno farsi narrare dai topi le loro avventure ai confini della vita.  Quello che possiamo fin da ora affermare con certezza è che la letteratura, la poesia e le varie forme del linguaggio, sono solo epifenomeni di cariche elettriche cellulari.

Per concludere, vorrei accennare a un’importante ricerca finanziata dal Governo americano presso la prestigiosa Harward University, da cui emerge la stretta relazione tra ormoni sessuali e ipofisari e il comportamento sociale. Il 56% dei topi trattati con overdose ormonali manifesta infatti un aumento della funzione copulatoria e dell’aggressività. Nel 58% dei casi si è notato un rafforzamento del legame tra le madri e la prole. Queste percentuali sono indubbiamente significative. Dimostrano che l’uomo, come il topo, è solo un complesso meccanismo biochimico, un sistema di fisiologiche ruote dentate che ingranano una nell’altra.

Il valore di queste ricerche è incalcolabile. Esse dimostrano che la fede, l’amore, l’arte, la poesia, sono puerili illusioni, sogni consolatori. Attraverso la neuro-topologia e la bio-topologia, scienze della corrispondenza tra i comportamenti e precise zone del sistema nervoso, cui afferiscono specifici processi chimici, si può risalire all’origine di ogni nostra funzione morale, affettiva, intellettuale. Ciò può apparire arido e deprimente. Ma compito della scienza è spiegare, non soddisfare aspettative romantiche.

Chi cerca la verità saprà quindi, come un’ape laboriosa, estrarre da questi studi il succo dolce della conoscenza, far tesoro di ciò che i topi ci insegnano. Dobbiamo capire che ogni sevizia inflitta ai topi per scopi scientifici è un passo in avanti per l’umanità. Usando i topi come lampade possiamo far luce sui misteri della vita. Senza di loro saremmo ancora avvolti dalle tenebre della superstizione. Non esitiamo dunque a provare su di loro gli effetti di virus e vaccini, di agenti tossici e mortali, radiazioni e campi magnetici, stress e dolore. Solo così potremo costruire una società più sana e consapevole.

La dignità del topo sta dunque tutta nella sua utilità scientifica e nel profitto che l’uomo può trarne. Certo, nessuno può negare che la sperimentazione su soggetti umani sarebbe più sicura e rapida. Il secolo scorso gli scienziati tedeschi proposero infatti di usare come cavie gli individui di razza ebraica, giudicandoli per molti versi simili a topi. Noi sappiamo che alla base di questa parzialità di vedute, assolutamente ascientifica, v’erano fattori storici e ideologici. Ma oggi, liberi da  pregiudizi di razza o religione, noi possiamo vedere in ogni uomo una potenziale cavia per i nostri esperimenti medici e scientifici.

È perciò motivo di grande soddisfazione per uno scienziato vedere una folla di volonterosi cittadini che sgomitano, fanno code estenuanti, si espongono ai rischi di farmaci sperimentali di cui non si conoscono le possibili conseguenze, per avere il privilegio di far da cavie e rendersi utili alla società. Questo apre nuovi orizzonti al progresso scientifico, mettendo finalmente su un piano di uguale dignità uomini e topi.

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Categorie: Cultura

Pubblicato da Livio Cadè il 27 Giugno 2021

Commenti

  1. Paola

    Sperando vivamente che continuino a muoversi senza alcun obbligo, la sostituzione di smaniosi deltoidi per la S(s)cienza, al posto di topi e altri incolpevoli, non può che rallegrarmi, conseguenze estreme incluse. Temo, tuttavia, che giri molta fisiologica, per evitare l’effetto Baygon-blatte (troppo visibile e terrorizzante). Così, molti di loro resteranno a farci non gradita compagnia ancora a lungo.

    • Paola

      Si veda, a tale proposito, il maestro dell’insostenibile pesantezza del divulgare (cosa?). Sempiterno, benché pergamenaceo, tra i padri fondatori del laico tempio scientista cicap. (Rifiuto di concedere la dignità della maiuscola) .

      • Livio Cadè Staff

        Se allude al ‘Beato Angelico’, non si tratta di liberarsi di un uomo ma di una progenie.
        Ma ormai il demone della ‘divulgazione’ si potrebbe scacciare solo con un esorcismo.

  2. Rita Remagnino

    Il tuo domenicale, caro Livio, mi ha ricordato uno dei capolavori nella storia dei cartoon: “Brisby e il segreto di NIMH” (1982), rifiutato a suo tempo dalla Disney, e solo adesso capisco il perché. Brisby, la protagonista, è una topolina di campagna rimasta vedova con quattro figli e con uno sfratto imminente poiché il campo dove la famigliola vive sta per essere arato. Recandosi a chiedere consiglio dal temutissimo Grande Gufo, scopre che il suo Jonathan fu un eroe che pagò con la vita la liberazione di molti altri topi e ratti intrappolati nelle gabbie dell’Istituto Nazionale per la Salute Mentale (National Institute of Mental Health: da qui, l’acronimo di NIMH). Gli esperimenti avevano reso topi e ratti intelligenti, potevano leggere, scrivere, creare l’elettricità e invecchiare più tardi, ma dovevano stare in gabbia e non erano più felici. Come dire, non si può avere tutto dalla vita. Ricordiamocene, quando toccherà a noi a vedere gli “ultimi misteriosi bagliori” …

    • Livio Cadè Staff

      Cara Rita, anche noi, come i ratti del film, dovremo fuggire, alla ricerca di un luogo dove è ancora possibile vivere liberamente, prima che quelli del NIHM ci prendano…

  3. Chi cerca la verità? O chi cerca di montare un articolo o una ricerca, fra scrittori e scienziati, andando a scavare nelle immondizie, pur di scrivere ed emergere dall’anonimato? Senza offesa per lei che stimo molto.
    Al punto che oggi è nata una nuova categoria fra gli scrittori, i ghost writer e non meraviglia che gli verranno dietro i ghost scientists.
    Da un lato il cicap mette fuori causa i fantasmi ma poi sbucano da un’altra parte ufficialmente e alla grande.
    E allora si spiega che i poveri topi non potendone più di tutta questa farsa ai loro danni, decidono per il «suicidio di massa». Una favola?
    No, è ciò che è successo ultimamente a Treviso, raccontato dal Corriere del Veneto l’8 giugno 2021.
    Il veterinario e sindaco di Treviso Antonio Miatto lo spiega così: potrebbe trattarsi di un fenomeno simile a quello che spinge i Lemming, piccoli roditori delle zone artiche del pianeta, a suicidarsi in massa gettandosi in mare dalle scogliere quando la popolazione si allarga oltre il limite sostenibile dalle risorse alimentari di quel momento. «È un’ipotesi plausibile anche per i nostri topi, magari diventati sovrabbondanti in seguito ad una super produzione recente di frutti di certe conifere in seguito venuta meno – prosegue il sindaco veterinario – ma purtroppo ancora non possiamo dire quale sia la causa scientifica della morte». In altri termini, se si tratta di un suicidio per autoregolamentazione della popolazione, «non abbiamo capito in che modo gli individui lo provochino e, ancora meno, con quali segnali la natura li induca a compierlo». Fossero così anche certi magnati che dopo aver svuotato un miniera d’oro ne cercano un’altra pur di restare ricchi eccetto i minatori, naturalmente.
    Ritornando ai ratti suicidi, «Quali segnali la natura li induca a compierlo»? Ma ecco che rientra la scienza delle cose strane con l’«effetto farfalla». “Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”…
    Una semplice locuzione della fisica sulla teoria del caos che racchiude l’idea che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema. E se si fosse giunti al fondo del pozzo per una certa umanità del gaudio?
    Mi sovviene la fiaba Il Pifferaio Magico nota anche che Il pifferaio di Hamelin, una storia che si svolge nel 1294 in Bassa Sassonia. Qui i topi infestavano la città e incaricarono un uomo di disinfestarla dietro pagamento. Cosa che fu fatta con un flauto magico per incantarli e trascinarli nel fiume Weser poco distante, ma poi non fu rispettato il patto di pagamento. Per contro il pifferaio cambiò musica e si mise a incantare i bambini della città conducendoli in una caverna…
    In quanto poi al Padreterno leso nell’etica dei suoi scopi di proselitismo – mettiamo – con «la fenomologia mistica che poggerebbe su problemi psicosessuali inseriti in una struttura isterica della personalità», io credo che a Lui non gliene fregava un’hacca. A lui contava l’affermazione della fede cristiana in una particolare era storica avvolta da barbarie e questo contava…Il resto è oggi per i ghost writer e ghost scientists.
    Cordialità.

  4. Paola

    Approfitto dello spazio per ricordare con nostalgico affetto Firmino e Algernon, nella diversità della loro esistenza letteraria e del loro personale, differente messaggio.

    • Livio Cadè Staff

      Mi perdoni la perdita di serietà (mi succede spesso), ma questo mi ricorda una vecchia storiella:

      Due topi trovano la pellicola di un film. Uno di loro comincia a mangiarla. Quando ha finito l’altro gli chiede: “com’era?”. “Mah…” risponde il primo “mi era piaciuto di più il libro”.

  5. Paola

    Assolutamente, anzi. La perdita di serietà/leggerezza positiva è anch’essa nutrimento necessario (per restare in tema alimentare).

  6. lorenzo merlo

    Solo il linguaggio dualista permette alla scienza comunemente intesa di essere e a qualcuno di elevarla a sola vera conoscenza.

    Essa è solo un ambito autoreferenziale che, come altri si è costruita il suo regolamento intorno alla sua verità.

    Ogni essere senziente non è differente da noi. Legittimare le nostre azioni su altri esseri senzienti è legittimare qualunque sopraffazione in nome del medesimo diritto che l’autore ritiene di detenere.

    • Livio Cadè Staff

      Sono d’accordo. La ‘verità scientifica’, come oggi è presentata, è un baratro di illusioni senza fondo.
      Aggiungo, con un linguaggio sicuramente incomprensibile in questa prospettiva ‘scientifica’, che l’enorme, tremenda e implacabile sofferenza causata dall’uomo agli altri animali, ricade sull’uomo stesso.
      Costringe l’essere umano in un circolo di violenza e di dolore dal quale non potrà certo uscire torturando sempre nuove cavie.

  7. Paola

    “Imperatrice nuda”…e i suoi servi.

    • Livio Cadè Staff

      Alcuni rifiutano la vivisezione degli animali perché dicono non dia risultati ‘utili’, attendibili o applicabili all’uomo.
      In effetti vi sono sperimentazioni sugli animali la cui crudeltà è pari all’idiozia e all’inutilità (il mio pezzo allude a quello).
      Ma il problema reale, secondo me, è stabilire un principio etico che consideri questa forma di ricerca ‘scientifica’ una barbarie inaccettabile, anche nel caso servisse a qualcosa.

      • Paola

        Assolutamente d’accordo. Per me, MAI.

        • Paola

          …bisognerebbe spiegarlo all’immarcescibile scienziato dalla candida dolcevita. Il suo marchio di fabbrica. Forse per indurre a sostenere con maggior fiducia le sue motivazioni. Vuole trasmettere senso etico. Sono criptica. Ma è il grande sperimentatore, funambolo della parola per “farne comprendere” la necessità. Sempre col maglioncino bianco. Una sorta di (ormai) bisnonno della patria (farmacoscientifica).

          • Livio Cadè Staff

            Ahimè, mio concittadino…

          • Paola

            Non solo a lui, ovviamente. Gli epigoni non si contano. Ma il vegliardo ha ancora voce e visibilità. Sempre nel suo garbato candore.

  8. Mario

    Questo è un articolo strano; non so se è uno scherzo o se sia il frutto di vere meditazioni. A parte il maltrattamento dei poveri topi, ma veramente si possono prendere sul serio studi che vogliono provare che la complessità dell’agire umano si può far risalire a questioni di disturbi fisici o mentali in grado di spiegare addirittura le opere d’arte? Quando leggo che i bambini non devono leggere le fiabe perché se no rischiano di vedere la realtà distorta capisco bene cosa leggo o sbaglio? Cosa gli leggiamo ai bimbi al posto delle fiabe? Gli leggiamo qualche strampalato studio di chirurgi plastici che cercano di modificare qualcosa nella gola dei topi in maniera tale da permettergli di parlare ? Cosa diciamo ai bambini? Gli diciamo che le idee di amore e dei valori connessi che formano le nostre idee morali e che sono i fondamenti della nostra felicità e voglia di vivere sono soltanto “epifenomeni” del funzionamento di qualche zona del nostro cervello? Forse ho capito male il contenuto dell’articolo, ma se ho capito bene sarebbe da spiegare meglio

    • Livio Cadè Staff

      Gentile Mario, mi perdoni se Le rispondo in modo forse un po’ oscuro.
      Qui non si tratta di capire ma di cicapire. Di fronte alla complessità del mondo capire non è sufficiente.
      Anche un topo può capire come uscire dal labirinto in cui l’hanno messo. L’uomo invece si è chiuso da solo in un labirinto di cui non trova più l’uscita. Per questo deve cicapire. È la sua unica speranza.
      Uno scherzo? A me sembra d’esser serio. La neuro-topologia è una cosa seria.
      Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.

  9. Livio Cadè Staff

    A Mario.
    Parlando seriamente e senza ironia, Lei ha centrato perfettamente il problema.
    Continuiamo a legger fiabe ai bambini.
    A pensare che l’amore ha sede nell’anima e non nel cervello.
    E smettiamola di torturare i topi.

    • Mario

      Grazie per avermi risposto.
      L’articolo mi è piaciuto, l’ho letto più volte e mi ha fatto pensare. Ritengo però che molti studi siano fuorvianti per varie ragioni, per esempio: le ipotesi da cui muovono non sono confermate; risultano datati e incompleti; sono rigorosi da un punto di vista metodologico ma con conclusioni errate; sono influenzati da scelte politiche o da possibilità di ottenere finanziamenti, ecc… Alla fine i nostri poveri topi potrebbero essere sacrificati per qualche idea che diventa di moda e che per qualche tempo viene scambiata per legge scientifica

      • Livio Cadè Staff

        Il “rigore metodologico” è un concetto ambiguo. Il moderno ‘metodo scientifico’ resta una scelta arbitraria. In certi ambiti il suo valore è altamente discutibile. La medicina ne è un esempio.

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