Uno sguardo retrospettivo – Fabio Calabrese

Uno sguardo retrospettivo – Fabio Calabrese

Negli ultimi tempi mi sono concentrato soprattutto sulla ricerca delle origini come testimoniano gli scritti apparsi su “Ereticamente” prima sotto il titolo di Una Ahnenerbe casalinga e poi di L’eredità degli antenati, e anche il libro Alla ricerca delle origini (edizioni Ritter), tuttavia ritengo importante che voi non dimentichiate che, per quanto mi riguarda, non si tratta di un interesse erudito, ma di una parte di una battaglia non solo culturale, ma politica, che sto cercando di portare avanti sulle pagine di “Ereticamente” o altrove.

Battaglia politica perché, constatare l’antichità e la grandezza della civiltà europea fin dalle sue remote origini, contrastare le favole mediorientali e africano-centriche deve servirci da stimolo per difendere la stessa Europa (che non coincide certo con la massonica UE) e i popoli europei dalla minaccia oggi rappresentata dalla massiccia immissione di materiale umano allogeno e all’Europa assolutamente estraneo, che non può portare altro che allo snaturamento e alla decadenza, premesso che la leggenda “democratica” e “politicamente corretta” che il meticciato sarebbe una fonte di ulteriore civilizzazione, è un falso come tutto il resto, e d’altra parte non si capisce quale ulteriore incremento di civiltà potrebbero apportarci coloro che dei minimi rudimenti di civiltà sono evidentemente privi.

Io ho perso il conto di quanti articoli ho finora scritto per “Ereticamente”, ma una stima approssimativa non è difficile. Considerando che collaboro con questa pubblicazione da una decina d’anni, al ritmo di uno a settimana, considerato che in un anno ci sono 52 settimane, dobbiamo essere ormai attorno al mezzo migliaio. Il momento in cui ho iniziato a concentrarmi principalmente sulle tematiche archeologiche è stato precisamente la metà del 2019, e questo risponde a una logica precisa, è stato precisemente quello il momento in cui assieme al movimento dei “Black Lives Matter”, è emersa una tendenza alla grande alla falsificazione della nostra storia con l’invenzione di etruschi, inglesi, romani, addirittura vichinghi, neri o almeno meticci.

Si tratta di agire in base a una logica che credo di poter definire militare: si concentra la difesa là dove il nemico attacca con maggiore forza.

Tuttavia, sempre in base alla stessa logica militare, sappiamo che è bene, nei limiti del possibile, non lasciare neppure gli altri fronti sguarniti.

Prescindendo dunque, almeno per ora, dal discorso sull’eredità ancestrale e anche dal contenuto di quelli che possono essere stati articoli dettati da situazioni più contingenti, io mi sono concentrato su alcune tematiche che vorrei ora brevemente riprendere nell’ottica che, come dice il detto latino, repetita iuvant. E in particolare, si ricorderà, io mi ero concentrato su tre temi tratti dalle scienze fisiche o biologiche: oscillazione, allometria, mutazione genetica.

Oscillazione: Questa è una tematica che ci riguarda molto da vicino. La fisica ci insegna che se si turba un sistema in equilibrio, appena l’azione di disturbo cessa, esso tenderà muoversi nella direzione opposta, fino a che un punto di equilibrio non sarà nuovamente trovato, l’esempio più classico è quello del pendolo.

Applicando questo concetto alla politica, si vede che esso si presta molto bene a descrivere quello che è avvenuto o sta avvenendo nei nostri ambienti. Per tutto il periodo della Guerra Fredda, nello scenario di un mondo diviso in due fazioni reciprocamente ostili, un periodo estremamente lungo, 46 anni dal 1945 al 1991, dalla fine della seconda guerra mondiale al dissolvimento dell’Unione Sovietica. Per tutto questo lungo periodo siamo stati costretti a schiacciarci su posizioni che non erano le nostre: atlantismo, filo-americanismo, conservatorismo, persino filo-sionismo per una ragione molto semplice: l’anticomunismo era in cima alla lista delle nostre priorità per una questione di sopravvivenza fisica. I più giovani forse non hanno idea di come stessero le cose, ma chi ha la mia età sa bene che soprattutto negli anni ’70, gli anni della cosiddetta contestazione, non era possibile disporre di un minimo spazio per dire la nostra, senza un’azione che si può definire militare, di autodifesa dalla teppaglia rossa, e che non pochi dei nostri ci hanno rimesso la pelle. Ricordiamo i nomi di Ugo Venturini, Mikis Mantakas, Sergio Ramelli, i ragazzi di via Acca Larenzia, il rogo di Primavalle.

Naturalmente, sapevamo bene che la parte che eravamo costretti a recitare non eravamo noi: non potevamo ad esempio dimenticare che la guida del sedicente “mondo libero”, l’egemonia su quella parte di Europa non caduta sotto gli artigli della tirannide sovietica, gli Stati Uniti l’avevano acquisita con un modo di condurre la seconda guerra mondiale che si può solo definire criminale, attraverso massicci bombardamenti contro le città e le popolazioni civili, senza risparmiare nulla e nessuno, che la progressiva americanizzazione della nostra cultura era un danno più irreparabile dell’egemonia politica a stelle e strisce, anche se appariva (ma forse non era e non è) un male minore rispetto alla brutale imposizione dell’ideologia comunista, che non si poteva non schiumare di rabbia tutte le volte che si sentiva definire “fascista” ogni gallonato tirannello sudamericano che usurpava il potere per tradire il proprio Paese al servizio delle multinazionali yankee, che l’alleanza di fatto con forze socialmente conservatrici era in contrasto con le riforme sociali introdotte durante il fascismo e ancora di più con quelle avviate pur nella drammatica situazione di quel momento storico, dalla Repubblica Sociale, ma la situazione era quella che era, e ci toccava ingoiare.

Era naturale che una volta scomparsa la minaccia sovietica e con essa anche il comunismo nostrano (o così pareva, perché si è soltanto riciclato sotto nuove etichette), una volta libero, il pendolo oscillasse nella direzione opposta, con un improvvisa simpatia verso tutto ciò che appariva in qualche modo rivoluzionario, verso soluzioni “rossobrune”, magari anche favorito dal fatto che gli ex comunisti riuniti nel PD, riciclandosi a imitazione della sinistra americana (e mantenendo in questo la loro “tradizione” di succubi e servitori di interessi stranieri) hanno sposato la causa dei migranti e quella LGBT stringendo una solida alleanza col capitalismo finanziario internazionale e smarcandosi completamente da quella delle nostre classi lavoratrici, che sarebbe dovuta, almeno sulla carta, essere la loro stessa ragion d’essere dal 1921 al 1991.

Questo ha portato alcune persone dei nostri ambienti a comportamenti deprecabili, ad esempio l’uso di polemizzare coi morti. È semplicemente ridicolo polemizzare con Giorgio Almirante, con Pino Rauti, addirittura con Julius Evola a causa della frase contenuta in un suo libro in cui diceva (pensiero allora comunissimo) che l’americanizzazione del nostro continente era pur sempre un male minore rispetto al prevalere del comunismo, come se egli non avesse mai scritto e insegnato altro. Ci si dimentica che costoro erano persone di un’altra epoca, che sono vissute e hanno agito in un contesto diverso da quello in cui ci muoviamo noi. Il problema non sono i defunti, il problema è chi è atlantista ed europeista oggi. (prendendo il termine “europeista” per come viene attualmente usato, cioè sostenitore della UE, che è cosa lontanissima dall’Europa intesa come civiltà e tradizione, e a noi del tutto estranea).

Ma probabilmente la cosa peggiore è stata quello che viene chiamato rossobrunismo, cioè l’idea di un’alleanza con la sinistra per “rovesciare il sistema” (di cui la sinistra è gran parte e non ha alcuna intenzione di rovesciare). Io ho sempre sostenuto e non mi stanco di ripetere, che un simile approccio è destinato al totale fallimento. Per fare l’amore bisogna essere in due. Le cose non funzionano se l’amore c’è da una parte sola.

I “compagni” hanno rinunciato alla lotta di classe, al proletariato, al “paradiso” sovietico. L’antifascismo è l’unico dogma, l’unico articolo di fede che gli rimane, rinunciarvi per loro significherebbe annullarsi. Hanno perso il paradiso, si terranno ben stretto l’inferno, Noi vediamo anzi che l’antifascismo, contro ogni logica, si è perfino inasprito, “il fascismo” è passato da categoria politica alla dimensione metafisica e demonologica di “male assoluto”.

Il peggio, il più grottesco è stato quando un movimento di sinistra, i cinque stelle si è presentato, ed è stato riconosciuto anche nei nostri ambienti come “movimento trasversale”. Io ho fatto, e i miei scritti su “Ereticamente” sono lì a testimoniarlo, il possibile per mettervi in guardia, eppure bastava leggere con attenzione le dichiarazioni degli stessi leader pentastellati: si tratta di un movimento finto-populista costruito a tavolino allo scopo di “tenere a sinistra” la protesta e impedire che in Italia possa nascere qualcosa di simile all’ellenica Alba Dorata.

Allometria: Questo è un concetto la cui trasposizione alla dimensione politico-sociale è forse più difficile da comprendere. In biologia significa che animali con dimensioni diverse hanno anche proporzioni diverse. Questo si vede bene ad esempio confrontando l’aspetto di un cane di grossa e uno di piccola taglia. C’è anche un’allometria dell’accrescimento: ad esempio se riportiamo le immagini di una persona in varie fasi dello sviluppo dalla nascita all’età adulta, si ha l’impressione che la testa man mano rimpicciolisca, ovviamente non è così, ma la testa cresce meno di altre parti del corpo come il tronco e gli arti.

Trasferiamo questo concetto all’ordine dei fenomeni socio-politici. Una società impoverita non sarà la “riproduzione in scala” di una società benestante in cui tutti sono proporzionalmente più poveri, ma la distanza fra le classi sociali sarà decisamente maggiore. Mi sembra che questo concetto sia importante per contrastare le dottrine neo-liberiste soprattutto nella forma di quella che è oggi l’ideologia della UE. Oggi, questo neo-liberismo che contrasta e pretende l’abolizione di ogni residuo di stato sociale, produce un maggiore e più rapido arricchimento dei ceti superiori, ma questo va a discapito di strati sempre più vasti della popolazione europea che sono sempre più spinti sotto la soglia della povertà, e oggi posso (debbo!) aggiungere che questa sinistra tendenza è stata aggravata dalla pandemia di covid. Bene hanno fatto gli Inglesi a liberarsi dalla trappola della UE, nella quale noi invece rimaniamo impigliati come mosche nella tela del ragno.

Il concetto di mutazione genetica non l’ho introdotto io in politica, è già stato usato da molti politologi per definire la trasformazione della sinistra post-comunista. A questo riguardo non vorrei ora soffermarmi troppo, anche se si tratta di uno dei fenomeni politici di maggiore importanza dell’ultimo tentennio, dal momento che l’ho già scandagliato su “Ereticamente” nella bellezza di ben cinque articoli.

Riassumendo i concetti che vi ho allora espressi, possiamo dire che questa “mutazione genetica” presenta una differenza fondamentale rispetto a quelle che avvengono in natura. Queste ultime dipendono da alterazioni del DNA prodotte da radiazioni o da agenti chimici, e compaiono in modo improvviso, invece la “mutazione genetica” della sinistra ha avuto una lunga, lunghissima gestazione. Si può dire che sia cominciata già col golpe leninista del 1917 spacciato falsamente come “rivoluzione d’ottobre”, un inganno per far passare la tirannide autocratica instaurata da Lenin per “lo stato dei lavoratori”, ma un punto di snodo essenziale di questo processo è stato rappresentato dal cosiddetto movimento contestatore del 1968. Qui i giovani rampolli dei ceti altoborghesi che all’epoca erano praticamente i soli a frequentare le università, ma erano premuti alle spalle da una scolarità di massa che avrebbe reso loro arduo riprodurre lo status sociale dei loro genitori, riuscirono a ottenere l’abolizione della selezione nella scuola che, come ovvia conseguenza avrebbe potuto distribuire solo titoli svalutati, quindi lasciando che fossero altri fattori: parentele, amicizie, tessere di partito, magari affiliazioni mafiose, a determinare la collocazione sociale, fu una gigantesca operazione di conservazione sociale mascherata da fenomeno rivoluzionario.

Da allora i gradi direttivi dei movimenti di sinistra sono stati sempre più infiltrati da elementi di estrazione borghese o altoborghese. Io ho l’impressione che costoro aspettassero un evento come la caduta dell’Unione Sovietica per liberarsi della “pelle” socialista che ormai gli andava stretta per perseguire apertamente e sfacciatamente i loro interessi ai danni di tutto il resto del corpo sociale, tanto milioni di ingenui che avrebbero continuato a credere che la sinistra rappresenti ancora i lavoratori, ci sarebbero sempre stati.

C’è ancora un concetto che vorrei aggiungere per completare questo sguardo retrospettivo. Io vi ho già raccontato del fatto capitatomi nel dicembre 2018, del blu Crash che allora ha distrutto l’hard disk del mio computer rendendo alcuni testi irrecuperabili e costrigendomi a riscriverli. La più colpita fu la serie di articoli I volti della decadenza. Ho poi riscritto tutti gli articoli cancellati, tranne uno. Quest’ultimo era un lunghissimo commento a una frase dello psicologo Vittorino Andreoli, e non l’ho riscritto pensando precisamente che non valesse la pena di dare troppa importanza a un personaggio del genere, ma sarà forse ora il caso di riportarvene in sintesi il contenuto. Commentavo una frase pronunciata da Andreoli nel corso di un dibattito sulla cosiddetta immigrazione, dove diceva:

“Stiamo regredendo alla mentalità del nemico”.

Ora, badate bene, se avesse inteso dire che ci stiamo confrontando con un invasore malevolo e arrogante e per difenderci siamo costretti a metterci al suo stesso livello, a regredire alla sua mentalità, avrebbe detto una cosa forse discutibile ma certamente sensata, ma il senso della frase non era questo. Andreoli intendeva dire: “Stiamo regredendo alla mentalità per la quale esiste un nemico”.

Sposava insomma le tesi del buonismo più accoglione.

Io al contrario, sono convinto che, se vogliamo sopravvivere come popolo, dobbiamo essere ben determinati a non farci mettere i piedi in testa da questi invasori, e a difendere ciò che è nostro.

Sono ben lontano dall’esserne sicuro, visto il buonismo e l’accoglioneria che la sinistra e la Chiesa spargono a piene mani, ma spero che la canzone All’Italia di Petrarca possa essere una profezia:

“Virtù contra furore prenderà l’arme/E fia il combatter corto/Che l’antico valore/Negli italici cor non è ancor morto”.

Nota: Nell’llustazione, Roma, Palazzo della civiltà italiana.

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Categorie: Cultura, Politica

Pubblicato da Fabio Calabrese il 7 Giugno 2021

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Gianfranco Bilancini

    Articolo di spessore (che dovrebbe far riflettere), condivisibile per la gran parte; un pochino meno, dal mio punto di vista, nella difesa di Almirante. Che Almirante sia stato un politico di rilievo è fuor di dubbio, che sia stato un baluardo contro il comunismo è ancor meno dubitabile ma è anche stato colui che ha cresciuto in seno al MSI una serpe e ne ha fatto il traghettatore del MSI nella destra capitalista. Senza dimenticare che fu anche responsabile (con Rauti) dell’affossamento di Ordine Nuovo e di tutto ciò che rappresentava nella salvaguardia di quei valori che oggi sono sparsi in una miriade di piccole organizzazioni del tutto marginali e ininfluenti. Altri tempi, altre necessità: certamente ma quel tarlo si è dimostrato un cancro devastante che ha trasformato il MSI in un coarcevo di personaggi la cui unica funzione è quella di accaparrarsi la poltrona ed ossequiare il potere bancario. Non voglio e non posso giudicare soprattutto perché in quei tempi e per quella lotta ho dedicato la mia gioventù, ma i fatti rimangono fatti.

  2. Fabio Calabrese

    Caro Bilancini: Non discuto, tu hai pienamente ragione, tranne su un punto: quello di giudicare Giorgio Almirante non è più un problema politico, è un problema storico. Lasciamo in pace i morti e pensiamo ai vivi, soprattutto nella preservazione della nostra visione del mondo in assenza (o nell’attesa che si ricostituisca) di un movimento “nostro”.

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