Le Opere e i Giorni del Principe di Sansevero – Alfonso Piscitelli

Le Opere e i Giorni del Principe di Sansevero – Alfonso Piscitelli

Fabrizio Masucci, giovane presidente del museo della cappella Sansevero di Napoli, e Leen Spruit, docente nelle università di Nimega e della Sapienza di Roma, attento conoscitore del pensiero di Giordano Bruno, hanno pubblicato una biografia del principe di Sansevero: “Raimondo di Sangro. Cronaca di vita e opere” (Alos edizioni) che si presenta come uno straordinario strumento di consultazione su due diversi livelli.

L’opera è una cronologia quasi “giorno per giorno” della vita del misterioso principe. Apriamo alla data 4 gennaio 1754: “Pagamento di 20 ducati al regio ingegnere Ignazio Cuomo” … eh sì, il principe non era buon economo. Come mostra esaurientemente la rassegna dei suoi giorni, era talmente immerso nelle sue opere, nelle sue ideazioni e sperimentazioni da trascurare il controllo dell’operato degli amministratori, che immaginiamo fatti con la stessa pasta dell’avido amministratore del Marchese del Grillo, smascherato al fine dal sosia carbonaro nell’atto di “comprare tutto a doppio e di vendere alla metà”!

Passiamo ad altra data: 8 maggio 1751 e qui troviamo una più distesa trattazione riguardante l’aspetto più enigmatico della vita del principe: la sua adesione alla prima massoneria e il turbine in cui si trovò nel momento in cui papa Benedetto XIV mise fuori legge le società segrete.  La posizione personale del Di Sangro si aggravava con l’accusa di blasfemia per aver egli proposto la “replica” in alambicco del miracolo di San Gennaro, con un procedimento che ricordava da vicino le pratiche degli alchimisti alle prese con mercurio e cinabro. Il principe, che aveva anche contatti con la corte di Federico il Grande (uno dei massimi esponenti della massoneria pre-rivoluzionaria), per poter tutelare la propria incolumità fu indotto ad assumere una posizione di abiura; ma a quel punto dalle logge partì una reazione sdegnata contro il fratello apostata. Sansevero si trovò preso tra due fuochi e dovette probabilmente ringraziare la sua buona stella se riuscì, con qualche cautela in più, a proseguire la sua esistenza di libero ricercatore.

Insomma le opere e i giorni di Raimondo di Sangro procedono secondo un ritmo brioso che spesso costeggia il romanzo picaresco e talora anche la commedia elegante del secolo dei lumi. Riflesso di questa esistenza eccezionale è il libro di Masucci e Spruit che non annoia anche quando le situazioni si ripetono.

Ma, dicevamo, questa “vita quotidiana del principe di Sansevero” è valido strumento su due diversi livelli: a chi volesse cimentarsi in analisi interpretative “in profondità” fornisce una base documentaria davvero esaustiva; a chi vuole semplicemente conoscere più da vicino questa ermetica maschera del Settecento napoletano offre un volume di agile consultazione.

Come nel presepe napoletano, tutta una barocca corte si dipana attorno al personaggio principale: da re Carlo ai Gesuiti, dai creditori agli architetti e agli scultori mobilitati dal principe per realizzare l’opera a cui più teneva: la Cappella con al centro il Cristo Velato.

Si può godere di questa “commedia storica” oppure cogliere i conflitti politico-culturali che caratterizzavano Napoli e l’intera Italia prima che l’arrivo di Napoleone rimescolasse tutte le carte: conflitto tra gesuiti e “liberi pensatori” (a loro volta oscillanti tra razionalismo ed ermetismo); conflitto tra autorità ecclesiastica e potere regio nell’età delle riforme dall’alto, riforme effettivamente realizzate o più che altro progettate, come avvenne nell’età di Carlo e poi del ministro Tanucci. Il principe nuota in questo mare mosso talora con agilità talora con ingenuità; ma lo spaccato di opere e giorni, di lettere e bisticci dimostra che sempre Di Sangro agì seguendo il volo dei propri sogni. Erano sogni enigmatici, che in larga parte attendono ancora di essere decifrati.

Alfonso Piscitelli

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Categorie: Libreria

Pubblicato da Ereticamente il 10 Giugno 2021

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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