La Scuola Medica Salernitana – Francesco Innella

La Scuola Medica Salernitana – Francesco Innella

 La Scuola Medica Salernitana fu la più importante scuola di medicina, l’unica in Europa prima delle fondazione delle Università europee, che mantenne viva la tradizione medica greco-romana. Le origini della Scuola, sono avvolte dal mistero. Ma la sua fondazione va collegata, con il monachesimo e in speciale modo con la presenza dei conventi benedettini, a Salerno già in età longobarda, dotati di ospedali e di medici. Non bisogna dimenticare che la Regola benedettina prescriveva a ciascun abate di destinare una parte del convento alla cura dei malati e l’orto alla coltivazione di piante medicinali necessarie alla cura degli infermi. La Scuola ebbe varie fasi variamente distinte. Prima seguì l’ indirizzo di derivazione greca –romana (VI –XI secolo). La documentazione di questo periodo è piuttosto scarsa. Poco si sa della natura, laica o monastica, dei medici che ne facevano parte e non è chiaro se la Scuola avesse già un’organizzazione istituzionalizzata. Poi dopo la venuta da Cartagine di Costantino l’Africano che poi si fece monaco benedettino, nel ( 1070 ), penetrò nella scuola anche la cultura araba. Pietro Diacono (Roma 1107/ -1110 – Montecassino, 1159), che fu un monaco cristiano, scrittore e bibliotecario i,così lo descrive: “Costantino l’Africano, monaco dello stesso monastero [di Montecassino], fu dottissimo negli studi filosofici, maestro dell’Oriente e dell’Occidente, un nuovo luminoso Ippocrate”.

La seconda metà del secolo XI e il sec. XII e la prima metà del XIII secolo furono l’epoca aurea della scuola medica salernitana che fu favorita dalla posizione geografica della città, aperta agli scambi commerciali nel mediterraneo con l’arrivo di molti testi importanti, come quelli di Avicenna e Averroè. Avicenna, scrisse Il libro della guarigione, che è un’enciclopedia scientifica scritta nell’XI secolo dell’antica Persia. Nel medioevo fu tradotto in latino ed è costituito da trattati di logica, filosofia della natura, psicologia e metafisica. Dopo questo testo, bisogna ricordare,Il canone della medicina, fu una importante fonte medica per molti secoli.  Averroè scrisse due libri principali, stampati in latino nel sec. XVI., che sono il Colliget è il commento al poema medico (Cantica, al plurale) di Avicenna. Un manuale completo di medicina in sette libri, dei quali il primo espone l’anatomia del corpo umano; il nome è storpiatura del primitivo Colliet, trascrizione, in base alla pronunzia arabo-spagnola, del titolo arabo alKulliyyāt (“generalità”). Il secondo è un compendio di tutta la medicina, con nozioni di chirurgia. Dal XIV la Scuola Medica cominciò a decadere anche per la protezione accordata dagli Angioini all’Università di Napoli. Nel XV sec. la decadenza si accentuò e non poté più reggere il confronto con le facoltà mediche europee. Nel 1811 il re Gioacchino Murat la soppresse. Le materie di insegnamento distinguevano la medicina in teoria e pratica. La prima era necessaria per conoscere le strutture del corpo, le parti che lo compongono, le loro qualità, la seconda dettava i mezzi per conservare la salute e per combattere le malattie. E, in conformità di tutte le scuole, anche a Salerno furono seguiti, i dogmi della medicina i quali avevano il loro fondamento nei principi di Ippocrate e Galeno, che costituivano le basi dell’insegnamento medico. I testi più antichi dei maestri di Salerno non si discostano da questa tradizione.

Riguardo poi alla filosofia, aveva un dominio assoluto Aristotele. Bisogna anche notare che nella “Scuola’”, oltre all’insegnamento della medicina (dove le donne erano ammesse sia come insegnanti che come studentesse), si tenevano anche corsi di filosofia teologia e legge ed è per questo che alcuni la considerano anche come la prima università mai fondata. La Scuola, immobilizzata nelle sue teorie, nacque ippocratica e morì tale, senza seguire le nuove correnti mediche e filosofiche, che avevano portato un profondo rinnovamento nel campo scientifico. Le lezioni consistevano nell’interpretazione dei testi dell’antica medicina. Dal XII secolo Salerno era meta di studenti stranieri specialmente tedeschi. Tra i docenti più importanti cito Garioponto,,attivo presumibilmente tra il 1020 e il 1050, a lui sono attribuite il Passionarius ed altre opere Si occupò principalmente di malattie urinarie, calcoli della vescica e dei reni. la famosa Trotula de Ruggiero, ( della quale parlerò più avanti ), con le sue dotti istruzioni per le partorienti. Matteo Plateario, (Salerno, XI secolo –Fu uno dei Quattuor magistri a cui si deve la stesura di un’importante silloge delle più notevoli conoscenze chirurgiche della scuola salernitana, le cosiddette Pillole dei Quattro maestri. Il suo nome è poi legato alla già Practica Archimathei e al De instructione medici secundum Archimatheum. Musandino ,Romualdo Guarna, (Salerno, nato  fra il 1110 e il 1120, morto  – 1º aprile 1181 o 1182) è stato un arcivescovo cattolico, storico, politico e medico longobardo, una delle figure più importanti del Regno di Sicilia nella sua epoca. È stato arcivescovo di Salerno dal 1153  alla sua morte. Giovanni da Procida fu un medico della Scuola Salernitana, diplomatico e uomo politico legato alla dinastia sveva degli Hohenstaufen e uno dei familiares di Manfredi. Dopo la caduta della dinastia sveva, fu uno dei protagonisti dei Vespri Siciliani.  ( Salerno 1210 –Roma 1298 )  Loro tramandarono il ricordo della Scuola, dettando il Flos medicinae, monumento di grandezza e di pietà che parla al popolo con la parola del cuore e a esso corre incontro per dargli il farmaco che  lo sollevi. L’ordinamento  della Scuola, il curriculum studiorum, era costituito da tre anni di logica. Cinque  anni di medicina, in cui era compresa la chirurgia e l’anatomia ed un anno di pratica con un medico anziano. Alla fine del curriculum seguiva un esame davanti ai Commissari della Curia Regia e delle Curie provinciali. Superato l’esame, il candidato otteneva la “Licentia Medendi”. Affiancava la Scuola, un corpo accademico indipendente: Il Collegio Medico. Esso aveva lo scopo di sottoporre gli scolari che avevano compiuto gli anni di studio richiesti a un rigoroso esame per ottenere il privilegio dottorale, non solo per esercitare la medicina,ma anche per insegnare. Nell’Archivio di Stato di  Salerno  è conservata la documentazione, relativa al Collegio medico.

Dopo la soppressione della scuola, gli atti furono portati a Napoli dove rimasero fino al 1941 e soltanto nel 1943, in pieno conflitto bellico furono riportati a  Salerno. l carteggio parte dal XV secolo e si divide in varie serie della Scuola. Esso aveva lo scopo di sottoporre gli scolari che avevano compiuto gli anni di studio richiesti a un rigoroso esame per ottenere il privilegio dottorale, non solo per esercitare la medicina,ma anche per insegnare. Nell’Archivio di Stato di  Salerno  è conservata la documentazione, relativa al Collegio medico.

Acta doctoratus  che è costituito da una serie di fascicoli personali dei dottorandi

Matricula incipientium: contiene le domande degli studenti che, completati gli studi inferiori, chiedevano di essere iscritti alla matricula del Collegio.

Acta doctorum: sono i fascicoli personali dei componenti del Collegio.

Acta rectoratus:  Atti inerenti la nomina del rettore.

Liber juramentorum: contiene gli atti di giuramento dei medici per gli anni

Registra literarum et privilegiorum in artibus et medicina ac in practica chyrurgiae: sono le minute dei diplomi di laurea, redatte per esteso fino alla fine del XVI secolo e successivamente per riassunto. Nell’ambito della Scuola Medica Salernitana, fu redatto il Regimen Sanitatis Salernitanum, scritto in versi , di cui si ignora l’autore che è conosciuto come Flos Medicinae Salerni . Il fiore della medicina di Salerno , fu pubblicato, secondo gli studiosi dal XII –XIII secolo. Dedicato al non conosciuto Rex Anglorum, si pensa a Roberto II duca di Normandia e pretendente al trono d’Inghilterra, che si fermò a Salerno nel 1099, di ritorno dalla prima crociata. Il testo è un documento prezioso per quando riguarda le norme igieniche e anche l’uso delle erbe per fini strettamente terapeutici, L’opera fu pubblicata nel 1480 con i commenti da Arnaldo da Villanova. Il libro raggiunse un’enorme popolarità ed era tenuto in grande considerazione come testo didattico per l’insegnamento e la divulgazione della medicina, tanto da essere utilizzato a tale scopo fino al XIV secolo. La regola fondamentale della scuola per la buona salute consisteva nel perfetto equilibrio tra i quattro umori del corpo, che furono introdotti da Ippocrate. La  bile nera – terra, umore malinconico e sede nella milza; bile gialla – fuoco, collera e sede nel fegato; flegma – corrisponde allo stato flemmatico, all’acqua e sede nella testa; il sangue – aria, ha sede nel cuore e corrisponde a un personalità sanguigna. Il disequilibrio generava le malattie.

Il presupposto alimentare della  Scuola, che oggi sarebbe bocciata da molti  nutrizionisti fissati per la dieta era di ingrassare ma con molto equilibrio. Nel Medioevo dimagrire non era di moda ed essere grasso era  il simbolo dell’agiatezza. Si dovevano consumare, uova fresche, grano, fichi,e utilizzare molti sughi. Bere dell’ottimo vino rosso, però diluito con l’acqua e mangiare pochi vegetali. Nessuno spuntino  pomeridiano. Fondamentale era astenersi dalla rabbia, perché una mente gioiosa era ciò che la Scuola medica  Salernitana raccomandava. Il consumo dei formaggi era molto raccomandato, ma solo di quelli freschi, mentre quelli stagionati, avrebbero potuto arrecare la costipazione. Una regola basilare era, prima di mangiare di nuovo, aspettare che lo stomaco si fosse completamente svuotato. Ma capire quando lo stomaco è davvero vuoto non è semplice. Il Regimen, così consigliava: “saprai esattamente quando sei affamato, giudicando il tuo desiderio per il cibo”.Dopo il pranzo e la cena  era consigliata una passeggiata.

Una importanza di rilievo ebbero le Mulieres Salernitanae è con cui si indicavano  le personalità femminili che  operavano  nell’ambito della Scuola. Infatti, nel solco di alcune tradizioni medievali, non  era preclusa l’esercizio della professione medica alle donne. Riporto quelle più note. Trotula de Ruggiero, Rebecca Guarna, Abella Salernitana,, Mercuriade,, Costanza Calenda.  Trotula De Ruggiero, vissuta nel XI secolo, scrisse De passionibus mulierum ante in et post partum, che è il lavoro più famoso, trascritto per quattro secoli e tradotto in numerose lingue, edito a stampa nel 1544 da George Krant. Il trattato è composto da 64 capitoli nei quali vengono offerti precetti, consigli e norme che attraversano tutta la vita della donna.  Il testo contiene nozioni importanti nel campo dell’ostetricia, accentua la necessità della protezione perineale durante il parto e prescrive la sutura delle lacerazioni del perineo. È notevole che di questa medichessa salernitana si è conservato il ricordo nell’antica letteratura medica inglese sotto il nome di Dame Trot. Rebecca Guarna  fu  una delle poche donne mediche conosciute dal Medioevo. Apparteneva  alla famiglia di Romualdo Guarna, , sacerdote, medico e storico autrice di De Urinis ( sull’urina ), De febrius (sulla febbre) e De embrione (sull’embrione): il suo trattato De Urinis descriveva un metodo per la diagnosi della malattia mediante campione di urina. Abella di Castellomata  visse  nel XIV secolo,  Fu insegnante della Scuola. Scrisse due trattati andati perduti. De atrabile (Sulla bile nera), De natura seminis humani (Sulla natura del seme umano). Mercuriade, vissuta nella Salerno del XIV secolo, fu una donna medico e chirurgo, autrice di scritti medici. Si hanno poche notizie sulla sua vita. Frequentò la Scuola medica salernitana e viene spesso citata nel gruppo delle Mulieres Salernitanae. Oltre a Trotula de Ruggiero, fu una delle poche donne medico conosciute del Medioevo insieme ad Abella, Costanza Calenda, Rebecca Guarna.  Fu autrice di numerose opere sulle crisi provocate dalla febbre; studiò gli unguenti e la guarigione dalle ferite. Queste opere sono andate disperse . Costanza Calenda era figlia di Salvatore Calenda, fisico e chirurgo, priore del Collegio Medico di Salerno e poi di quello di Napoli, e infine medico personale della regina Giovanna II di Durazzo, dal 1414 al 1435. Frequentò la Scuola medica salernitana e viene spesso citata nel gruppo delle Mulieres Salernitanae.,. È possibile, ma non confermato, che abbia conseguito il titolo di dottore in Medicina presso l’Università di Napoli verso il 1422.  che sia stata là , probabilmente tra il 1422 e il 1423. Tuttavia, i documenti che supportano questi dati sono stati distrutti durante la seconda guerra mondiale.

Giunto alla fine di questo piccolo saggio, vorrei sfatare il mito illuministico e ghibellino che vede nel Medioevo un periodo di oscurità,avvolte dalle tenebre. E mi rifaccio a Régine Pernoud. Quarta figlia di una famiglia numerosa; nonostante le difficoltà economiche, conservò di questo periodo un ricordo felice. Nel 1929  ottenne il diploma superiore in lettere all’Università di Aix-en-Provence. Conseguì il diploma di laurea in lettere all’Università di Parigi nel 1935 e si diplomò anche all’École nationale des chartes e all’École du Louvre. Appartenendo a una famiglia povera fu  costretta a fare svariati lavori precari (istitutrice, lezioni private, archivista) prima di essere assunta nel 1947 con il titolo di conservatore al Museo di Reims, poi nel 1949 divenne conservatore al Museo della Storia di Francia e poi agli Archivi nazionali francesi; contemporaneamente fu la direttrice del centro Giovanna d’Arco di Orléans (che fondò nel 1974 su richiesta di André Malraux). Régine Pernoud ha pubblicato una grande produzione storica da dotta medioevalista ma ha anche effettuato una grande opera di divulgazione sul periodo medievale da cui è nato il suo saggio: “Luce del Medioevo”. L’autrice così spiega l’intento del suo lavoro:” Ho voluto riscoprire e rivalutare i cosiddetti “secoli bui” del medioevo,” che lei non avrebbe voluto che fosse più chiamato così, ma piuttosto “civiltà cristiana romano-germanica”. Con le sue ricerche e i suoi lavori scientifici ha cercato di dimostrare che i mille anni dal 400 al 1400, furono molto più ricchi di cultura, di arte, di scienza, di quello che si è voluto far credere successivamente , e che la nostra civiltà ha un grande debito morale e culturale verso quei secoli.

Pernoud definisce il medioevo: “ Un mondo che aveva visto dischiudersi il lirismo, sbocciare la letteratura romanzesca e innalzare le cattedrali di Chartres e di Reims. Ho scoperto, personaggi di altissima umanità, ho preso coscienza di un’armonia il cui segreto sembra custodito da ogni sigillo, da ogni segno tracciato.” Fu una delle più grandi specialiste su Giovanna d’Arco  che descrisse come:  “un personaggio incomparabile per purezza, per limpidezza e per amore verso il prossimo, ivi compreso il nemico che ella era decisa a scacciare”; una ragazza di diciannove anni che s’impone, in mezzo alla confusione generale, a guerre e a discordie, e che libera un intero paese, il quale sembrava definitivamente schiacciato dall’invasore straniero e sconvolto da divisioni intestine”, Ed anche la ricerca scientifica e medica erano all’avanguardia. Cosi continua la saggista francese.” I trattati di medicina, matematica, geometria ed altre discipline, sono conservati nelle biblioteche francesi, per lo più ancora non studiati”. E ricorda la Pernoud che “ Ruggero Bacone, in pieno secolo XIII conosceva  la polvere da sparo, l’uso delle lenti convesse e concave. Alberto Magno aveva studiato l’acustica. Raimondo Lullo ha presentito la chimica organica e la funzione dei minerali. Nicola Flanel affermava di aver realizzato una materia sottile che si trova ovunque.. Avicenna parla di un elisr che proiettato su un corpo cambia la materia della sua propria natura. La scienza è molto superiore ai secoli che si sono succeduti..” e se così stanno le cose la studiosa francese si chiede:”Perché i programmi scolastici ci fanno intravedere soltanto un enorme vuoto ? ” E con questa domanda a cui è difficile dare una risposta, termino il mio piccolo contributo sulla Scuola Medica  Salernitana.

Francesco Innella

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Categorie: Medicina Tradizionale

Pubblicato da Ereticamente il 22 Maggio 2021

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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