František Bardon: il mago di Opava che disse di no a Hitler – Mauro Ruggiero

František Bardon: il mago di Opava che disse di no a Hitler – Mauro Ruggiero

Non c’è nessuno di mattina presto nel piccolo cimitero di Kylešovice, appena fuori dalla cittadina di Opava, e il silenzio è interrotto solo dalle automobili che di tanto in tanto passano sulla strada poco lontano che porta in città. Ci mettiamo solo qualche minuto a trovare la lapide semplice di granito scuro, con un lumino spento e un fiore di colore rosso adagiati accanto, con sopra le fotografie, i nomi e le date di nascita e trapasso di František Bardon e di sua moglie Marie Bardonová. Qui ad Opava sono ormai in pochi a ricordare il nome di Bardon, sebbene le sue opere siano state tradotte in molte lingue e, ancora oggi, considerate un punto di riferimento assoluto nel campo degli studi sull’ermetismo e le cosiddette “scienze occulte”. Conosciuto in tutto il mondo come uno degli esoteristi e studiosi di ermetismo più importanti e al tempo stesso misteriosi del ‘900, Franz Bardon – questo il suo nome tedesco- vide la luce il 1 dicembre del 1909 a Kateřinky, allora piccolo borgo dell’Impero Austro-Ungarico, e ora popoloso quartiere della città di Opava, in Slesia, a pochi chilomentri dal confine con la Polonia.

František, la cui vita fin dalla nascita fu ricca di avvenimenti e aneddoti che contribuirono ad alimentare la sua fama di chiaroveggente e uomo fuori dal comune, era figlio di Viktor Bardon, impiegato in una fabbrica tessile e studioso di misticismo cristiano. Viktor era stato discepolo dello scrittore e teosofo Karl Weinfurter che, nel 1891, aveva fondato a Praga la loggia teosofica “Alla Stella Blu”, insieme al noto scrittore ed esoterista Gustav Meyrink. Si dice che pregasse spesso per incontrare in vita una guida spirituale, e il caso volle che suo maestro sarebbe diventato in seguito proprio suo figlio Franz. Dalla segretaria di Bardon, la praghese Otti Votavová, apprendiamo che sua madre raccontava come František fosse sfuggito alla morte appena nato, grazie all’intervento miracoloso della levatrice che riuscì a rianimare il bambino caduto in un inspiegabile stato di coma appena fuori dal grembo materno. Il piccolo Franz ebbe un’infanzia ordinaria e appena adolescente lavorava come apprendista meccanico di macchinari industriali per cucire. Improvvisamente però, al compimento del quattordicesimo anno di età, il suo carattere subì un inatteso mutamento, iniziò a scrivere ed esprimersi in modo diverso, come i suoi stessi insegnanti testimoniarono, e accortosi di aver sviluppato delle facoltà paranormali, si avvicinò allo studio dell’esoterismo e delle discipline iniziatiche, soprattutto la kaballah, lo yoga e la magia. Fu allora che secondo i suoi seguaci lo spirito di un grande iniziato entrò in contatto con Bardon che i suoi discepoli consideravano la reicarnazione del leggendario sapiente e mago Ermete Trismegisto. Lo stesso Bardon si dichiarava uno dei due più grandi maghi del XX secolo, ma le sue straordinarie e comprovate capacità furono anche la sua rovina.

Tra gli anni 20’ e 30’ Franz viaggiò spesso in Germania, soprattutto a Dresda, dove divenne presto famoso per le sue abilità di chiaroveggente e guaritore. Si dice fosse capace di trovare oggetti nascosti, leggere la mente delle persone e diagnosticare il loro stato di salute semplicemente guardandole.  Nel 1932, all’età di 23 anni, sposò Marie, allora ventenne, con la quale ebbe due figli. La fama di Bardon si accresceva sempre di più e tutto sembrava procedere bene, finché, intorno al 1939, le sue sorprendenti doti, gli fecero guadagnare l’attenzione di Adolf Hitler. A parlare dei legami tra il Führer e Bardon è la segretria di quest’ultimo. Hitler, noto appassionato di occultismo, avrebbe voluto conferire a Bardon incarichi importati nel III Reich, in cambio della sua assistenza “magica”, ma il giovane rifiutò e per questo fu torturato e in seguito spedito per più di tre anni in un campo di concentramento nazista. Condannato a morte, riuscì a salvarsi fuggendo poco prima della sua esecuzione, in seguito a un bombardamento russo del campo. Fu salvato dai soldati sovietici che lo estrassero da un edificio crollato. A guerra appena conclusa usò le sue abilità di chiaroveggente per aiutare la polizia a rintracciare persone scomparse. Si dice riuscisse a sapere dalle foto che gli venivano mostrate se i soggetti fotografati fossero o meno ancora in vita e dove si trovassero. A Opava inziò ad operare come guaritore ed esperto di medicina alternativa. Studiò presso la Scuola di medicina naturale di Monaco di Baviera e iniziò a coltivare e produrre erbe e piante medicinali dalle quali ricavava, in un laboratorio casalingo, sostanze e medicine che usava per curare i suoi pazienti.

La popolarità del guaritore di Opava si accrebbe tanto che i pazienti iniziarono ad arrivare da tutta Europa, soprattutto da Germania, Austria e Svizzera. Bardon si dedicava principalmente a malati a cui gli altri medici non avevano dato speranze, e curava i più bisognosi senza chiedere nulla in cambio. Negli anni ’50 lo troviamo anche presso l’ospedale “U Rytířů” di Opava con la funzione di amministratore. Intanto continuava i suoi studi esoterici. In Austria frequentava circoli e studiosi di esoterismo, e a Praga partecipava agli incontri del gruppo che si rifaceva agli insegnamenti di Weinfurter, dove era noto con il nome iniziatico di Arion. Proprio qui conobbe Otti Votavová, che divenne la sua segretaria. Bardon non scrisse mai nulla di suo pugno, ma dettava le sue opere a Otti che le trascriveva e curava le sue pubblicazioni.

Le doti paranormali e le frequentazioni degli ambienti esoterici della Praga comunista del dopoguerra, insospettirono la polizia segreta che imprigionò Franz Bardon nel 1958 con l’accusa, mai confermata, di essere un ciarlatano e di non aver pagato le tasse sull’alcool usato nella produzione dei suoi medicinali che, tra le altre cose, avrebbe, sempre secondo le accuse, prodotto illegalmente. Condotto in carcere, in attesa del processo, Bardon si ammalò improvvisamente e fu portato d’urgenza all’ospedale di Brno, dove morì in circostanze misteriose il 10 luglio di quello stesso anno. Secondo alcuni morì di pacreatite in seguito ad avvelenato, secondo altri, invece, fu egli stesso a tentare il suicidio allo scopo di evitare che venisse portato dai servizi segreti in URSS dove il KGB, come è noto, era molto interessato all’epoca ai fenomeni paranormali e ai presunti detentori di poteri supernaturali. Fatto sta che, alla sua morte, alla famiglia non furono restituiti i documenti e gli oggeti che la polizia gli aveva requisito in seguito all’arresto e, cosa ancora più strana, qualche tempo dopo il suo decesso, la polizia volle riesumare il corpo per motivi mai chiariti e mai spiegati ai familiari.

Noto anche con il nome d’arte di Frabato (Franz-Bardon-Troppau-Opava), Bardon scrisse diversi libri tradotti e pubblicati ancora oggi in molte lingue e considerati dei classici dell’ermetismo, i cui diritti d’autore sono detenuti da un gruppo di ispirazione teosofista. Il suo merito è stato quello di essere riuscito a recuperare insegnamenti di antiche tradizioni, rendendoli comprensibili e con un linguaggio moderno. Bardon non cercò mai la notorietà, né fece mai nulla per alimentare la sua leggenda. A renderlo famoso furono i suoi allievi e le tante persone che aveva curato e salvato. Scrisse tre opere: “Introduzione alle dottrine ermetiche” nel 1956, “La pratica dell’evocazione magica” e “La Chiave della vera Qabalah”. Dopo la sua morte, nel 1958, fu pubblicata anche una sua biografia romanzata dal titolo “Frabato il mago” e altre opere curate dai suoi discepoli.

Lasciamo il cimitero di Kylešovice, soffermandoci per un attimo ancora su quell’unico fiore rosso vicino alla lapide che qualcuno ha adagiato lì da poco. È una zinnia, e forse non è un caso che nel linguaggio dei fiori, le zinnie siano il simbolo della grandezza spirituale.

Mauro Ruggiero

(Articolo pubblicato su Progetto Repubblica Ceca – Dicembre 2020 – e su www.cafeboheme.cz e qui riprodotto con l’autorizzazione dell’Autore).

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Categorie: Magia

Pubblicato da Ereticamente il 13 Maggio 2021

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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