La resa dei conti? – Umberto Bianchi

La resa dei conti? – Umberto Bianchi

L’altra sera, nello scorrere pigramente i soliti canali TV, la mia attenzione si soffermava sul solito palinsesto di primissima serata condotto dall’ immarcescente Barbara Palombelli. Si parlava di virus e della situazione italiana in generale, l’onnipresente Pietrangelo Buttafuoco stava finendo uno dei suoi interventi molto “fuori dalle righe”, sull’intera situazione italiana. Nulla lasciava presagire quello che, con mia grande sorpresa, la Palombelli stava per affermare.

Come abbiamo già detto, si stava finendo di parlare della situazione di sconquasso ingenerata dalla pandemia e delle gravi manchevolezze dimostrate dal potere politico nel gestire la cosa, quando la Nostra, con estremo candore, se ne usciva affermando che quanto accaduto non poteva rimanere impunito, ma anzi, “qualcuno” prima o poi l’avrebbe dovuta pagare. I responsabili di tante e tali manchevolezze, avrebbero dovuto render conto di quanto fatto. Una frase questa che, detta da una blasonata rappresentante del pensiero “mainstream”, quale la Palombelli, per l’appunto, non poteva passare sotto silenzio.

Il fatto è che, a livello epidermico, ci si sta sempre più rendendo conto che, stavolta, qualcuno l’ha fatta veramente troppo grossa. Anzitutto, è sotto gli occhi di tutti che, le misure adottate per arginare la pandemia, sono state una soluzione peggiore del male che intendevano curare. La privazione della libertà e del lavoro, accompagnati da un più generale deterioramento delle condizioni di vita degli italiani, stanno cominciando a far pesantemente sentire i propri effetti. Quella che, inizialmente, agli occhi dei più, sembrava una emergenza del momento, alla quale bastava contrapporre il solito e vuoto “andrà tutto bene”, sta invece rivelandosi una vera e propria trappola senza fondo. Una discesa all’inferno che sembra mai aver fine, un altalenarsi di buone e pessime nuove, tra il repentino accendersi di speranze ed altrettante, subitanee, docce fredde.

A Maggio 2020 si diceva il peggio esser oramai passato che, con il virus, in fin dei conti ci avremmo dovuto convivere ancora e che non si poteva tener chiuso un paese. A fine Ottobre ci hanno imposto il coprifuoco, dicendo che era per farci trascorrere un Natale in santa pace. A Natale  hanno invece messo in “zona rossa” tutta Italia, dicendo che era per evitare la “terza ondata” e per permettere agli studenti di tornare a poter liberamente fruire del tanto acclamato diritto allo studio. Ora ci dicono che stiamo alla terza ondata e bisognerà nuovamente rinchiudere le scuole e magari,tante altre attività lavorative “superflue”…

Ma, di fronte a tanta disgrazia, Lor Signori ci fanno balenare davanti agli occhi, il loro “Deus ex machina”: il vaccino. Ecco il miracolo dunque,  ecco gli accordi, ecco i miliardi cacciati alle varie multinazionali, a tempo record. Ed ecco il balenare della speranza, si ritornerà alla “quasi normalità”, è solo questione di mettersi in fila ed aspettare il proprio turno, per ricevere questa strana cresima farmacologica ma…come per un orrendo sortilegio, il miracoloso meccanismo si inceppa. L’Europa delle nordiche capigliature, dei musetti saccenti della Von der Leyen e di Frau Merkel, proprio questa Europa che tanto si faceva beffe della piccola Italia, si blocca.

Sì, si blocca e non riesce a far distribuire le dosi di vaccino promesse dalle varie multinazionali che, “stranamente”, omettono di spedirle a quei paesi che tanto le avevano pagate. E nel frattempo, la macchina propagandistica non si ferma. Tra varianti del virus e minacce di “chiusure”, “limitazioni” e “restrizioni” (con quanto ardore e con quanto gusto, i nostri politici sembrano assaporare queste tre magiche parole, sic!), aumentano le voglie, le aspettative, le attese per un ritorno alla normalità, di una scampagnata fuori regione o di una volata sugli sci, che non arriverà mai…a meno di non mettersi in coda per ricevere l’unzione vaccinale.

Intanto, tra una chiusura e l’altra, le elezioni amministrative, previste in primavera, slittano in autunno, nel più imbarazzante dei silenzi. E’ vero, siamo in tempo di Sanremo, per carità, non disturbiamo il clima di allegria che ci regalano artisti del calibro di un Fiorello e di un Amadeus…L’Italia, senza accorgersene, sta silenziosamente scivolando verso una oscura forma di dittatura, infarcita di un mix di miseria e terrore, sparso a piene mani da organi di informazione pienamente accondiscendenti a questo progetto.

Oramai i notiziari parlano solo di virus e contagi. Ad immagini di seriosi pseudo scienziati e dottorini in cattedra, intenti a recitare con voci catatoniche proclami intimidatori, si alternano lacrimevoli e stucchevoli storie di lutti e pseudo solidarietà ritrovate, come se non esistessero altre e ben più micidiali, forme di patologica sofferenza. Di ciò che accade per il mondo, non si ha più notizia. A dar spettacolo di sé, le sempre più onnipresenti ronde di uomini in divisa, mezzi militari, posti di blocco, per le nostre strade. Ma, non vi preoccupate, è per il vostro bene…

E siamo già al secondo esecutivo formato di seguito per cooptazione, con un premier altrettanto cooptato e non eletto. In tutto questo bailamme di provvedimenti, conferme, smentite e giravolte, a qualcuno sta cominciando a sorgere la malsana idea che, “lassù” qualcuno non ha fatto il proprio dovere, non facendo funzionare la macchina statale di uno dei paesi più industrializzati d’Europa e del mondo.

Perché, per esempio, non si è provveduto a rendere  accessibili gratuitamente alla popolazione, tutte quelle misure di protezione sanitaria, dalle varie mascherine ai tamponi, sino alle misure di sanificazione dell’aria all’interno dei posti di lavoro,  che avrebbero sicuramente fatto meno morti e meno danni all’economia, rispetto a quanto mai improvvide ed ottuse chiusure generali? Nessuno, per ora risponde, se non con altrettante e sempre più stupide misure di restrizione, quasi a voler esorcizzare manchevolezze, negligenze e mala fede, a piene mani sparse.

Ma, i quasi centomila morti da inizio pandemia, cominciano a far sentire il loro peso sulla bilancia della Storia. Qualcuno, come Conte e Zingaretti, si è dimesso, qualcun altro si è camuffato e mischiato nella squallida ammucchiata governativa, targata Draghi/Bruxelles. Ma il malcontento sta iniziando a serpeggiare e, prima o poi, la Storia presenta, inesorabile, il proprio conto. E “lassù”, qualcuno deve aver cominciato ad avvedersene, se in uno dei più blasonati e “mainstream” talk show televisivi, una Barbara Palombelli, se ne è uscita come una novella Cassandra.

Sarà forse la voglia di cambiare che caratterizza tutte le amministrazioni Usa ai propri esordi, per le quali vale l’eterno principio dell’ “usa e getta” con i propri servi e passacarte, che siano i rozzi dittatorelli latino americani, o che siano gli azzimati politicanti nostrani. Certo è che, quale che sia la ragione di certi stati d’animo, indotta o spontanea, stiamone pure sicuri, certi signori hanno i mesi, i giorni, le ore, contati. Ed il nostro divertimento, in questo caso, sarà certamente assicurato.

UMBERTO BIANCHI

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Categorie: Società

Pubblicato da Umberto Bianchi il 9 Marzo 2021

Umberto Bianchi

Giornalista, opinionista ed editorialista, prolifico autore di scritti di poesia, oltre ad essere impenitente “motorbiker” e giramondo, Umberto Bianchi (1960), è specializzato nella pubblicazione di saggi e di analisi su tematiche che spaziano dalla politologia all’economia, giungendo a toccare la riflessione filosofica e lo studio delle varie correnti del pensiero esoterico. Già Direttore del Quotidiano “on line” di ispirazione sovranista, “L’Unico”, è stato collaboratore di lungo corso del quotidiano "Rinascita" e del periodico "on line" "Il Fondo/Magazine di Miro Renzaglia", presso i quali ha pubblicato la maggior parte dei propri saggi, altresì reperibili presso il catalogo di "Arianna Editrice": Ha anche scritto sulle pagine del periodico “Il Ribelle” di Massimo Fini, oltre ad aver precedentemente collaborato con "Orion" ed "Il Giornale d'Italia". Nel 1999 crea il sito www.ripensareilpensiero.it, (ora sostituito dal presente “Il Pensiero Antagonista”) e nel 2005 ha dato alle stampe, per i tipi di "Nuove idee" "Alle origini della Globalizzazione/ Per una revisione del pensiero". Ha pubblicato i propri saggi anche sulle pagine della rivista on line “Scuola Romana di Filosofia Politica” diretta ed animata dal Prof. Giovanni Sessa e nell’Ottobre 2011, inoltre, prende parte alla stesura del libro-manifesto “Per una Nuova Oggettività/Popolo-Partecipazione-Destino”, a cura della Heliopolis Edizioni, con il saggio “Post Modernità e Nuova Oggettività”. Nel Novembre 2014, sempre per i tipi della Heliopolis Edizioni, ripete l’esperienza della partecipazione alla stesura di un’altra antologia, “Non aver paura di dire…”, con il saggio “Elogio della Moto Avventura”. Nel 2015 pubblica, per i tipi della Carmelina Edizioni, il saggio “Il fascino discreto dell’Occidente”. Relatore in numerose conferenze e convegni, a partire da quelli organizzati e realizzati con grande frequenza e partecipazione di pubblico sia dal “Movimento Tradizionale Romano”, che da “Pietas”, passando anche attraverso la partecipazione, sempre nel ruolo di relatore, ad alcuni eventi di taglio meta politico, organizzati da “La Destra”. Al momento, collabora con la rivista on line “Ereticamente”, presso la quale ha pubblicato altri saggi, alcuni dei quali, riguardanti le vicende del cosiddetto “Gruppo di Ur” e la dottrina Ermetica, di taglio prettamente esoterico. Tutti quegli spunti necessari a poter effettuare analisi nei settori dell’economia e della finanza, sono, invece, frutto di una trentennale esperienza lavorativa quale operatore del mercato assicurativo e finanziario, accompagnata ad una profonda conoscenza dei meccanismi del settore principalmente in Italia, con l’esperienza di stage di lavoro in America Latina (Argentina e Brasile). Tuttora, Umberto Bianchi è titolare di un’attività di consulenza tecnico-legale specializzata nel patrocinio stragiudiziale.

Commenti

  1. Andrea

    Insomma si dovevano dare le mascherine alla popolazione e obbligare alla ‘sanificazione dell’aria’ nei posti di lavoro, tutto qui, e che ci voleva, suvvia?

    Ma le mascherine ce le siamo comunque comprate lo stesso tutti ( a parte qualche demente negazionista ) e, in grandissima parte delle aziende, la sanificazione, non tanto dell’aria ( come si sanifica l’aria, chiudendo ermeticamente con il silicone porte e finestre con l’aria da sanificare dentro? ), ma dei mobili, degli arredi, dei pc e degli ambienti è stata fatta lo stesso, anche prima dell’obbligo, nell’interesse dei lavoratori e delle aziende che, senza quei lavoratori, si sarebbero fermate; naturalmente poi tutti i lavoratori che possono lavorare a distanza sono stati messi in smart working ( moltissimi oltre un anno fa, tra cui il sottoscritto ).

    I soggetti naturalmente predisposti a dire – sempre dopo naturalmente, mai prima, per carità di Dio! – che è stato tutto sbagliato, che è tutto da rifare, dovrebbero anche offrire, dopo aver deplorato tutto il deplorabile, anche delle soluzioni alternative, ma siamo fermi al “dare le mascherine a tutti e sanificare l’aria (?)”.

    Io comincerei a deplorare gli italiani che si ammassano all’interno dei locali e nelle zone dello ‘struscio’, quelli che hanno riempito ristoranti e affini in questo ultimo fine settimana, quelli che si assembrano ogni settimana, quando non ogni sera, ai Navigli di Milano o a Trastevere, Via del Corso e decine di altre zone a Roma ( ma anche in tanti capoluoghi di provincia dalle Alpi alla Sicilia ), preferibilmente senza mascherina, anche se l’hanno acquistata senza regali da parte dello Stato.

    Ma questo sarebbe intelligente e non populista o ‘sovranista’, per cui l’unica soluzione è obbligare gli idioti di cui sopra, a stare a casa lo stesso, volenti o nolenti.

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