Il parassita – Livio Cadè

Il parassita – Livio Cadè

I parassiti sono creature ripugnanti, moralmente ed esteticamente. La loro esistenza ha qualche scopo nell’ordine dell’universo, che la renda degna di rispetto? E un tale ordine esiste? Una pulce potrebbe chiedersi se la vita dell’uomo sia importante o rispettabile. O addirittura, come alcuni credono, sacra. Difficile essere obiettivi in tali questioni. Di fatto, non mi pare che la Natura attribuisca alla vita di un uomo maggior importanza di quella che conferisce alla vita di un insetto o di un fiore, o che abbia per noi una speciale affezione. Nella sua prospettiva, l’uomo non conta più di un’ameba.

Prendiamo il Plasmodium della malaria; un essere che, nella nostra visione antropica, giudicheremmo insignificante. Un semplicissimo organismo unicellulare che ha come unico scopo apparente nella vita quello di alimentarsi e riprodursi. Non possiamo notare in lui alcuna traccia di evoluzione culturale, etica o spirituale. Come può la Natura permettere che una creatura tanto rozza uccida centinaia di milioni di nobili esseri umani? Dobbiamo accettare, con amaro disappunto, che un animaletto microscopico, senza sistema nervoso, senza cervello, senza alcuna nozione del Bene e del Bello, possa distruggere l’uomo, vertice meraviglioso dell’evoluzione.

Tuttavia, se osservassimo il comportamento di questo protozoo, lo troveremmo stupefacente. Le sue uova prendono dimora nello stomaco di una zanzara, dove crescono e si gonfiano di nuove cellule fino a scoppiare. I parassiti si dirigono quindi a migliaia verso la ghiandola salivare dell’insetto e vi alloggiano, come nella sala d’attesa di una stazione. Quando la zanzara punge un uomo, inietta nel foro una gocciolina di veleno, espediente che ritarda la coagulazione del sangue e le permette un pasto più lungo. Il Plasmodium ne approfitta come di un traghetto. Defluisce nella piccola ferita insieme alla saliva e infetta l’ospite umano. Vien da chiedersi come potesse sapere che la zanzara avrebbe punto un uomo e gli avrebbe iniettato del liquido secernendolo proprio da quella ghiandola.

Una volta entrato, il parassita si dirige verso le cellule del fegato, dove si nasconde, sfuggendo alla sorveglianza dei nostri anticorpi. In quell’alveo sicuro si moltiplica, generando migliaia di esseri simili a lui. Questi fanno infine ‘esplodere’ le cellule ospiti e si diffondono nel sangue. I nuovi parassiti penetrano nei globuli rossi, li divorano dall’interno e in essi nuovamente crescono fino a causarne la lisi, riversandosi nel circolo ematico. Invaderanno così altri globuli, ricominciando da capo e consumando gradualmente il nobile essere umano, indifferenti alla sua superiorità morale e intellettuale. Alcuni protozoi resteranno invece all’interno dei globuli, aspettando che un’altra zanzara punga l’uomo e li aspiri. Così il parassita ripercorrerà a ritroso il suo cammino, tornando dall’uomo allo stomaco della zanzara, dove si riprodurrà sessualmente e ripeterà il ciclo.

Questa sorprendente catena di eventi produce da secoli una quantità inimmaginabile di sofferenza e di morte nella popolazione umana. Eppure, come non ammirarne l’incredibile perfezione? Per noi l’uomo vale infinitamente di più del Plasmodium malariae, ma la Natura non sembra dar peso a questa disuguaglianza di valori e al fatto che un parassita incosciente uccida milioni di esseri intelligenti e sensibili. Se crediamo a un universo teleologico, progettato con qualche finalità, è difficile per noi comprendere quale scopo abbia l’esistenza di questo come di tanti altri parassiti. D’altro canto, se il Plasmodium potesse porsi un simile problema, direbbe che l’uomo esiste per permettere a lui di nutrirsi e sopravvivere.

Di fatto, il parassita della malaria vive grazie a noi, come noi viviamo a spese di altri esseri viventi. Noi siamo preda del Plasmodium malariae come altri esseri sono nostre prede. V’è in questo, più che una lotta per la vita, un’incredibile complessità di interazioni inconsce e involontarie tra le varie forme esistenti. Stento a credere che questo parassita possa far progetti e perseguirli con precisione, come se avesse una perfetta conoscenza degli organismi di una zanzara e di un essere umano, nonché della relazione tra loro. Eppure, anche se non possiede organi di senso o di pensiero come noi li concepiamo, tutti i suoi movimenti sembrano guidati da un sistema finalistico cosciente, da una mente che sa bene come usare l’ambiente per i propri scopi.

In questi casi la scienza ricorre a congetture che, con l’aria di fornire una spiegazione, lasciano le cose nella più totale oscurità. Potremmo supporre che questi parassiti, noi umani e ogni altra cosa creata, siamo cellule di una Mente Cosmica, e che sia quest’ultima ad assegnare comportamenti specifici, caratteri e ruoli ben definiti a ciascuno di noi, in un vasto insieme di relazioni naturali. Siamo tutti partecipi di un gioco strategico, legato ad alcune regole fondamentali, come gli scacchi o il Go, le cui combinazioni sono infinite e imprevedibili.

L’uomo sembra essere avvantaggiato, potendo disporre della scienza e della tecnologia che la sua intelligenza ha forgiato nel corso dei secoli, ma è solo un’illusione. Non v’è ragione per credere che in questo Grande Gioco non possiamo venire sconfitti. Non tanto perché un semplice virus, batterio o parassita può coglierci indifesi e annientarci. Se siamo particolarmente vulnerabili è perché la nostra stessa evoluta complessità ci minaccia, con le sue contraddizioni, i suoi intimi conflitti. L’uomo è il vero grande nemico dell’uomo, il peggior parassita e il più temibile predatore di sé stesso.

In gioco non c’è semplicemente la sua esistenza biologica, cui oggi si dà così enfatica e ingiustificata importanza, ma la sua umanità, cioè il suo patrimonio di valori. Noi vediamo che al nostro rapido sviluppo materiale corrisponde sempre più un impoverimento spirituale altrettanto imponente. Si fa sempre più concreta la possibilità di perdere quelle ricchezze intangibili che ci rendono autenticamente umani – la libertà, la creatività, la compassione, la bellezza ecc. – per sostituirle con banali proprietà e comodità materiali. Responsabili di tale declino sono tanto l’azione di parassiti spirituali e dei loro mediatori, quanto la nostra incapacità di trovare difese e terapie efficaci.

Prendiamo ad esempio la grave sindrome da ‘pandemia allucinatoria’ – o pandemenza – che oggi affligge il mondo. A questo fenomeno morboso concorrono alcuni fattori che lo accomunano alla malaria. Alla base del ciclo dell’infezione v’è infatti un piccolo insetto, il Medium Anofele (dal greco ἀνωϕελής, «inutile, dannoso»), che vive nelle paludi del giornalismo e ogni giorno depone nei cervelli della gente le sue uova, contaminate dal parassita della menzogna e della stupidità. Come il veleno della zanzara trasporta il Plasmodium nell’uomo causando la patologia malarica, così i mass media fanno da intermediari al parassita della pandemenza permettendogli di introdursi nel sistema circolatorio della mente collettiva.

Un ruolo essenziale in tale processo è svolto dal Politicum Anopheles, insetto ematofago che col suo tormentoso pungiglione inietta il veleno paralizzante di norme e decreti, rendendo impossibile al soggetto colpito muoversi e lavorare, condannandolo all’inedia. Questo liquido, come la saliva della zanzara, contiene per altro un potente anticoagulante – detto “distanziamento sociale” – che impedisce alle persone di associarsi e unirsi contro l’infezione, e permette al Politicum di pasteggiare più a lungo. All’espansione dell’agente parassitario contribuisce in modo determinante anche un altro insidioso insetto, il Peritus Anopheles, il quale inibisce la reazione immunitaria della coscienza mediante la deiezione di dati scientifici ufficiali, per loro natura falsi ma non contestabili.

Si sviluppa così questa terribile malaria che sta divorando dall’interno il nostro organismo sociale. Con ciclica regolarità siamo scossi da assurde disposizioni di legge che, mentre si autodefiniscono misure di protezione della vita, provocano un’esiziale lisi della nostra economia, della nostra cultura, della nostra libertà. Soprattutto del nostro senso di realtà, che viene profondamente alterato dall’azione psicolitica del parassita. La società si consuma in ripetute febbri terzane o quartane, trascolora, scossa da brividi e da dolori, soffocata da un’anossia sempre più grave, fino a un collasso generale, mali di cui dà la colpa a un romanzesco virus, ignorandone la causa reale.

È interessante osservare come il parassita della falsità e della follia, penetrato in noi attraverso la puntura del Medium Anopheles, si comporti in modo simile al Plasmodio della malaria. Si accasa infatti nelle nostre cellule mentali e le erode dall’interno, dilagando nella società, dove si mimetizza coi nostri valori morali e ne provoca il disfacimento. Come il protozoo si nasconde nei globuli rossi, questo parassita si annida in alcuni principi inoppugnabili – la difesa della vita, la responsabilità, il rispetto degli altri – eludendo la reazione dei nostri anticorpi etici e intellettuali. Questo è per sommi capi il meccanismo naturale, mirabile e terribile, con cui si diffonde questa malaria della psiche, portando interi popoli al delirio e all’autodistruzione.

Come altre infezioni, anche questa ha origine e si propaga nelle zone umide e malsane dell’anima. E anche il parassita della pandemenza, come il Plasmodio,  ricorre a mediazioni e ad astute strategie cellulari per infettare il suo ospite. L’analogia con la malaria biologica presenta tuttavia limiti palesi. Infatti, la zanzara anofele è portatrice sana del parassita. Al contrario, i vettori umani di questo contagio psichico sembrano mostrare anch’essi disturbi psicotici. Inoltre, è molto improbabile che la zanzara interagisca consapevolmente col disegno del protozoo, o che pensi di trarne qualche beneficio. Ma è arduo credere che questi giornalisti, politici, tecnici, veicoli umani dell’infezione, che compiacenti offrono una via al parassita perché invada le nostre vite e le distrugga, siano altrettanto ignari. Disponendo di un sistema nervoso più evoluto rispetto a un protozoo, è verosimile che capiscano quello che fanno o ne abbiano una vaga percezione. Quindi, a differenza del Plasmodium malariae e della zanzara anofele, potrebbero essere penalmente perseguibili e venire un giorno processati per crimini contro l’umanità.

Ci si può chiedere per quale ragione costoro collaborino col parassita. La spiegazione più logica è che insetti di ordine superiore – appartenenti alla famiglia della Anopheles Summum, composta da gruppi di potere finanziari ed economici – li abbiano colonizzati e sottomessi. L’Anopheles Summum dispone infatti di un’enorme ghiandola salivare, simile a quella della zanzara, che secerne un veleno micidiale con cui corrompe e controlla le reazioni volitive e cognitive delle sue vittime. Questi organismi, assimilabili a grandi predatori, non attribuiscono alla vita umana più valore di quanto faccia un parassita unicellulare. E forse anch’essi agiscono spinti non da disegni ponderati ma da oscuri impulsi chimici, da un elementare tropismo. Nel perseguire i loro scopi potrebbero essere non più consapevoli di quanto lo sia il Plasmodium malariae. Anzi, credo siano assai meno lucidi e più fallibili di un protozoo senza cervello, privi di quel senso della misura e della realtà che il Plasmodio possiede in modo intuitivo e sicuro. Non si può quindi escludere che la loro illimitata sete di potere venga frustrata da un meccanismo di equilibri naturali o che lo stesso golem mediatico-sociale da loro creato possa infine ribellarsi e travolgerli.

Appare invece del tutto ascientifico identificare il parassita della malaria spirituale con queste persone od organizzazioni. Anche le grandi banche o multinazionali, che potrebbero sembrare la causa prima del processo morboso, sono solo strumenti del vero parassita, mostruose Anopheles che si limitano a succhiare il sangue dei popoli e a trasmettergli l’infezione. Tutte queste figure, il vanitoso pennaiolo di provincia, il capo di governo, l’amministratore del colosso farmaceutico o il vorace usuraio della finanza internazionale, sono semplici pedine, anelli tra noi e il male in questa immensa concatenazione di fatti, nel Grande Gioco che dà forma e sostanza all’universo. Alcune di loro hanno col parassita un rapporto di collaborazione formale, ben definito – forse lo chiamano Padrone o Maestro. Altre ne ignorano l’esistenza e semplicemente abboccano alle esche del denaro e del potere con cui il parassita le attira.

Sono tramiti, complici di una forza immateriale che convive con noi dalla notte dei tempi, adattandosi a ogni nostro cambiamento ambientale e culturale. Per nutrirsi e riprodursi questo essere ha bisogno infatti di esseri come noi, consci del bene e del male, sensibili alle sue seduzioni. Si crea così tra lui e alcuni uomini una sorta di simbiosi, da cui entrambe le parti calcolano di trarre dei vantaggi. Una volta che ha infettato il metabolismo dell’ospite, il parassita ne corrode le strutture spirituali, sostituendole con modelli d’azione e di pensiero che, avvalendoci di un concetto tradizionale, potremmo definire satanici, e che conducono l’anima alla morte. Il parassita può così soddisfare le sue esigenze alimentari, essendo un saprofita, cioè abituato a nutrirsi di organismi in decomposizione. Per questo, una volta entrato nell’ospite, ne trasforma le strutture organiche di coscienza in forme inorganiche, marcescenti.

I sintomi dell’infezione, essendo interiori, possono restare nascosti a un occhio inesperto. Esteriormente, le persone colpite da questo morbo sembrano infatti animate da buone intenzioni e da fondate ragioni. Vi sono tra loro scienziati, filosofi, filantropi, riformisti sociali, leader religiosi. Persino la Chiesa ne abbraccia le idee e le posizioni morali. Siamo arrivati al punto che un tale, fingendosi Papa, dichiara lecito, quasi un gesto d’amore, uccidere i bambini nel grembo della madre per ricavarne un intruglio vaccinale. I moderni difensori della fede non vedono in questo alcuna contraddizione con la dottrina cristiana. Perfettamente in linea con l’etica cattolica pare sia anche licenziare i dipendenti della Santa Sede che rifiutino di inocularsi il ‘vaccino’, cioè di ricevere il nuovo sacramento satanico. Forse domani questo pseudo-papa proporrà che la Città del Vaticano si chiami Città del Vacinato, per mandare al mondo un messaggio di speranza e di responsabilità. E si potrebbero fare numerosi altri esempi di come il parassita si mimetizzi in un ‘agire a fin di bene’ e celi sotto un’apparente bontà la sua natura omicida.

Quindi, non siamo molto lontani dal vero se vediamo in questa malaria una nuova manifestazione o variante di quell’antica tragedia che pesa sull’umanità fin dalla sua nascita. L’arcaico, primordiale Parasitus Satanas che causò la nostra caduta fin dall’origine ancora e sempre ci insidia. E se fossimo dotati di una vista spirituale vedremmo oggi il mondo ricoperto di anime morte, vittime della sua infezione, decomposte e trasformate in cibo per il suo stomaco insaziabile.

Non bisogna però saltare a conclusioni affrettate e disperanti. Le ragioni ultime del Male restano un mistero inaccessibile alla ragione. Chi può dire che il flagello di questo parassita metafisico non imprima all’umanità una spinta evolutiva, che il suo transitorio trionfo non stimoli una rivolta di anime forti e risvegli in noi nuove energie spirituali? Dunque, come è inutile odiare il Plasmodium malariae o la zanzara che lo trasporta, così è vano odiare il Grande Umanicida o chi ha scelto di servirlo. Occorre invece custodire la propria anima e preservarla dall’infezione, sapendo che il male non può entrare in noi senza il nostro interiore consenso. Per il resto, non possiamo impedire il naufragio dell’attuale civiltà. Ma forse il mare ci restituirà qualche relitto di verità e di bellezza. Da lì potremo ripartire insieme, noi e il parassita.

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 14 Marzo 2021

Commenti

  1. Guido Antonioli

    Geniale, come e piu’del solito.

  2. Sinda

    Il male necessario..

  3. Paola

    Vero. Ben prima della grande menzogna, per eventi personali, intravedevo il male su volti melliflui. Ora, le maschere dei più si sono lacerate. Non è stata la tanatofobia da pandemenza a cambiarli. Ce li ha solo resi sfacciatamente visibili. Nella loro egoistica pochezza. Nella loro viscida essenza. In fondo, ci ha concesso la chiarezza per una cesura definitiva, nel caso in cui qualche dubbio sulla loro possibile (?) recuperabilità ancora ci sfiorasse.
    Felice di rileggerLa, Professore. Grazie.

    • Kami

      Signora Paola, non so se leggerà mai questa risposta al suo commento, in caso positivo, spero che le dia un po’ di “food for thoughts”, come dicono gli amici d’oltre manica con una espressione che trovo bellissima. Capisco quello che dice, in particolar modo lo sdegno verso certi comportamenti che a dire bizzarri è a fargli un complimento. Io stessa devo ammettere di aver perso tutta la mia famiglia con questa epidemia, e sia ben chiaro che intendo in senso metaforico; nessuno è morto. Ovviamente, trovandomi in questa sezione commenti si capirà che la mia visione è simile alla sua. Nonostante ciò la invito a meditare sul fatto che prendersela con la mancanza di giudizio della povera gente, addirittura additandoli come il male, è fare il gioco di questo “virus”. Se non si fosse capito intendo il virus della divisione, unico e vero virus in gioco, il “parassita” di cui si parla in questo articolo (super). Fa strano notare che gli stessi epiteti che ha usato lei nel suo commento per riferirsi ai “procovid” (ed è molto piu brava di me, perchè i miei di epiteti, fino a quando mi sono resa conto di essere stata infettata, erano MOLTO MA MOLTO peggiori) sono esattamente gli stessi che loro usano per definire chi, dando valore alla propria vita e a quella altrui, rifiuta questo puritanesimo della clausura. Non intendo essere polemica, ripeto, pure io ho avuto i miei momenti di odio nell’annata scorsa, e penso sia legittimo e naturale odiare o disprezzare fino ad un certo punto chi si farebbe portare via anche le mutande pur di sopravvivere. Mi auguro però che possiamo superare tutti questo conflitto e restare uniti, anche se tra di noi; magari, con un po’ di compassione, capire che non sanno davvero cosa fanno i poverini, magari perdonare, che fa sempre dei buoni anticorpi. Un saluto!

      • Paola

        Gentile Kami, comprendo e rispetto il Suo punto di vista…sicuramente più tollerante, riflessivo, distaccato…E lo dico senza alcuna ironia. Ma, soprattutto ora, non si tratta soltanto di fobie e bizzarrie vs cui poter dispensare bonaria compassione (doppio bavaglio, igienizzanti, distanza e amenità varie). Siamo ben oltre e io non posso che odiare, visceralmente e violentemente, senza pietà alcuna, conoscenti, sconosciuti, pennivendoli, scientisti prezzolati, capi di governo messianicamente salvifici, mandanti, sicari e collaborazionisti, che spingono (temo l’obbligo imminente), per il bene comune”, alla punturina, allo “stemma di libertà”, massacrando, nel frattempo, generazioni e singole vite. Vogliono farlo per i fragili, per l’umanità, per noi…cari…ebbene, io li odio, Kami. Li odio. Mutatis mutandis, li associo, nella versione tecnoevoluta e politicamente corretta del nostro tempo, a precedenti illustri del secolo scorso. (E non penso al solito, abusato esempio…includerei, ad esempio, l’Unità 731, poco citata, mai inclusa nei memoriali perenni…).

        • Lupo nella Notte

          Gentile Paola, condivido in toto il suo pensiero, poiché sono convinto che l’avidya, la cecità spirituale, non sia una scusante, ma una colpa.

          A rileggerla.

        • Kami

          La ringrazio per la risposta, Paola. Meno male si può sempre instaurare un dialogo anche se si hanno punti di vista “differenti”. Non volevo giudicare, tutt’altro, l’odio fa così paura ai perbenisti perchè sono schizofrenici, ma per quel che mi riguarda è un sentimento nobile che dimostra una grande profondità d’animo e propensione all’amare. 🙂 Pertanto, anche io rispetto il suo punto di vista, senza ironia. A me in questo frangente odiare mi stava consumando dentro, ma ammetto di non essere capace a sublimare sentimenti ed emozioni così violente. Sicuramente la tolleranza è stata storicamente meno utile dell’odio per favorire il cambiamento sociale. Spero che non comprometta la sua pace interiore e la sua capacità di giudizio, però. Fa piacere, comunque sia, scambiare due “parole” con qualche eretico. Un saluto!

    • Nonno Luca

      Uno si rivela per quello che è, quando finisce di mostrare quello che può.

      Hanno quasi finito, ma quanti tra gli ingannati avranno la forza di dire “che scemo son stato” ?

      Anch’io do il bentornato al Prof. Cadè, mi stavo preoccupando, temevo assenza da o per Covid…. 🙂

      Un saluto.

      • Livio Cadè Staff

        No, il Grande Morbo non mi ha toccato. Non registro in me alcun sintomo sospetto né maligne presenze. Anzi, mi sento bene, anche se ormai sappiamo che questo non significa nulla. Perciò, quando cammino, porto al collo un cartello dove ho scritto: “State lontani! Sembro sano ma potrei avere in me i germi della peste, del colera, del vaiolo, della febbre gialla e chissà cos’altro ancora.”
        È sempre meglio essere prudenti.

      • Lupo nella Notte

        Di questo sono sicuro anch’io, dò già per certo che alla fine di tutto sarà molto piú difficile trovare un “covidiota” confesso di quanto non lo fosse trovare un fascista all’indomani dell’Armistizio…

  4. Livio Cadè Staff

    Mi intrometto tra Paola e Kami. Immagino che tutti abbiamo perso (metaforicamente) amici e familiari per colpa di questo Grande Inganno.
    La mia opinione è che non siano ‘morti’ ma solo ‘addormentati’. Non si può spiegare il fenomeno degli ‘Ultracovid’ se non ricorrendo all’immagine di una ipnosi collettiva. Questa gente pensa, dice, fa, tutto e solo quello che il ‘Mago’ le dice di pensare, dire, fare.
    Possiamo odiare gente che agisce sotto trance ipnotica?
    La domanda importante però è: possiamo svegliarli?
    Io mi sono risposto di no, che è impossibile. Solo il Mago potrebbe svegliarli. Ma anche una volta tornati in sé soffrirebbero per lungo tempo delle conseguenze di questa tragica ipnosi.

    • Kami

      Non credo si possano svegliare noi, no. Almeno, io ci ho provato per un po’, con tecniche diverse, e ho avuto solo risultati negativi; o si sono inaspriti sulle “loro” posizioni, o si sono rivoltati contro di me e i “cospiratori”, o, e questo è ciò che mi ha fatto smettere di tentare, ho visto nei loro occhi e sentito nelle loro voci uno smarrimento che ad essere onesta mi ha spiazzata e profondamente rattristato. Da qualche parte leggevo un parere, non ricordo dove, che in soldoni teorizzava la necessità per una buona parte dell’umanità di “sprofondare” sempre di più nell’illusione e nella materialità (e nella sofferenza) per i fini della loro evoluzione spirituale, tanto che l’autore affermava che provare a veicolare concetti spirituali sortiva l’effetto opposto, una involuzione; a fronte di una parte, generalmente meno numerosa, che ha compreso qualcosina e che è pronta per la scalata verso il Cielo (non migliore, solo nel punto opposto del medesimo processo). Un po’ come Dante, pensai io, che è dovuto arrivare fino al fondo dell’inferno per poi riuscire a riveder le stelle. Onestamente, e per dire una ovvietà, non so/capisco più nulla, e mi piace deporre questa zavorra e aver fede che l’Intelligenza che governa tutto e tutti sappia meglio di me cosa sia giusto o sbagliato (e fino a che punto dare potere al “maghetto”).

  5. Paola

    *…e non assolvo neppure chi il liquame se lo prende nelle tendopoli drive-in da giunta sudamericana. Più che ipnosi, colgo in loro una esaltazione feroce nel voler far abiurare gli eretici. In virtù del loro credo, pensano che” l’irrilevante statistica da non correlazione” riguardi gli altri…se facessero i devoti del culto senza pretendere proselitismo, li ignorerei, totalmente. Ma cosi non è, purtroppo.

  6. Livio Cadè Staff

    Gentile Paola, se parliamo di coloro che hanno organizzato questa Grande Menzogna, neppure io posso impedirmi di odiarli, tanto i mandanti quanto i corrotti. Non ci provo neppure a perdonarli.

  7. Rosso

    Scrivo in cerca di conforto: anch’io ho “perso” molte persone, e oltre a queste sento di aver perso la possibilità e la voglia di incontrarne di nuove.
    Mi pare chiaro che nel 2020 è nata una nuova religione. Globale, anzi globalizzata. Con i suoi sacerdoti corrotti e traditori della fiducia (i medici e gli scienziati), i suoi profeti (i mezzi di informazione), la sua santa inquisizione (poliziotti, amministratori pubblici, maestranze dello Stato), i suoi agnelli sacrificali (gli anziani), i suoi paramenti (mascherine, guanti, “dpi”), la sua acqua santa (Amuchina), i suoi assurdi testi sacri (i dogmi scritti ogni giorno da organizzazioni e agenzie corrotte), la sua speranza di salvezza (il vaccino, che vaccino non è).
    E mi ritrovo anche in questo caso tra i miscredenti. A tacere. A fingere. Come quando mi trattenevo dal bestemmiare per non offendere, per non essere stigmatizzato.
    E mi chiedo, e vi chiedo, per quanto andrà avanti?

    • Livio Cadè Staff

      Gentile Rosso, non so dirle quanto durerà. Comunque, non si trattenga dal bestemmiare. Potrebbe dire: porco Vaccino! o Vaccino cane!

    • Kami

      Andrà avanti quanto deve, caro Rosso. Se può confortarti, ho avuto personalmente diverse “conferme” che col 2025 se ne dovrebbe vedere la fine. Ma sono state impressioni/messaggi molto personali, quindi non penso ti aiuterà; difatti non aiuta neanche me. 🙂 Ciò di cui ho pienamente fiducia, però, è che sarà più semplice trovare persone affini a noi negli anni a venire; se prima era tutto un calderone in cui persone estremamente diverse si trovavano a dover convivere assieme spesso ignare della loro differenza, adesso questa incomunicabilità è stata resa palese e pertanto vedo come il simile andrà col simile instaurando relazioni vere ed autentiche. Accettazione è la chiave; non cedere alla disperazione, mi raccomando. Solo perchè non si riesce a vedere un tubo, non vuol dire che sia buio; hai mai provato a fissare il sole per qualche istante? Dopo non si vede un tubo uguale. Non ci scordiamo che abbiamo una visione estremamente parziale di ciò che sta accadendo; cedere alla disperazione o all’apatia esistenziale è nel più e nel meno fare il gioco del virus, diventarne vittima. Per come sono fatta io, mi oppongo alla disperazione giusto per fare il bastian contrario. Forza, coraggio e senso dell’umorismo, sempre. (Senza scordare il potere terapeutico del moccolo). Un saluto! 🙂

      • Rosso

        Grazie per la risposta Kami (e grazie anche a Livio), soprattutto per aver sintetizzato perfettamente una sensazione che faccio fatica a scrivere a parole. C’era un prima, in cui decine, centinaia di “rapporti umani” procedevano per inerzia, per convenienza, inevitabili. Succedeva di scambiare le proverbiali quattro chiacchiere, più o meno serie, più o meno intelligenti, più o meno piacevoli. Ipocrisie, indifferenza, antipatie sottaciute erano la norma.
        E c’è un dopo, in cui siamo già immersi. Tutto è esploso, con forza irreparabile, e dobbiamo avere la forza di affermarlo a noi stessi e comportarci di conseguenza… Verrà fuori anche qualche legame nuovo, e senz’altro migliore, almeno spero.

        Con qualche moccolo occasionale 🙂

        • Kami

          Sono convinta, Rosso, che tutto concorra in maniera misteriosa verso il meglio. Non lo dico in stile arcobaleni dal balcone eh! A livello sociale siamo spacciati, ma questo era intuibile già tempo addietro e, come hai detto te, tra ipocrisie e relazioni di facciata, si galleggiava nello schifo comunque, magari era meno traumatico perchè eravamo confortati da quei due o tre vizietti che ci distraevano un po’ (e che adesso sono venuti a mancare) ma era uno schifo comunque. Quindi vedo il collasso sociale come una inevitabilità, e anche se sarà dura lo accolgo a braccia aperte. Altro discorso il piano individuale/spirituale, che a mio avviso beneficerà in maniera incredibile di questi cambiamenti; ovviamente se si è pronti ad accettarli, come sempre. 🙂 Niente paura, coltiviamo la fiducia e la gioia di vivere, che questi criminali vorrebbero portarci via anche questa. 😉

  8. Livio Cadè Staff

    Per quanto condivida nella sostanza il pensiero di Lupo nella Notte, ritengo che in questa vicenda vi siano livelli molto diversi di responsabilità e di colpa.
    Non riesco a odiare qualcuno (specie se era un amico) solo perché è stato ipnotizzato da una propaganda quotidiana, ubriacante, fatta di menzogne.
    Al massimo ho una reazione sprezzante verso alcuni.
    Altro discorso è invece l’odio che a volte provo per chi ha pianificato questo Inganno, per chi vi ha consapevolmente collaborato, chi si è fatto comprare ecc., cioè i veri ‘satanisti’.

    • Lupo nella Notte

      Sento di dover specificare: anch’io rifuggo dall’odio, e mi “rifugio” nel disprezzo, anche perché l’odio vero e proprio ha una sua, pur perversa grandezza, e non sono molti a meritarselo.

  9. lorenzo merlo

    “Le ragioni ultime del Male restano un mistero inaccessibile alla ragione”.
    Non sono espressione del mondo duale, ovvero egoico? Non sono necessarie al bene affinché questo possa essere?

    Nella gratitudine incondizionata il male è accettato e esorcizzato in insegnamento evolutivo, al cui culmine veleggia l’ideale del pieno ritorno all’Uno.

    “l male non può entrare in noi senza il nostro interiore consenso”.
    Condivido, ma solo riferito a individui che hanno avuto modo di evolvere al punto di riconoscere nell’assunzione di responsabilità un punto necessario alla forza, alla via dell’invulnerabilità.

    “non possiamo impedire il naufragio dell’attuale civiltà”.
    Ogni sforzo orientato alla difesa o al proselitismo ha origine egoica, alimenta il dualismo, nutre la storia conflittuale nella quale viviamo, seguita al roteare nel ciclo fel karma. Un’azione disinteressata, messaggi nella bottiglia, sono forse la sola scelta evolutiva che possiamo arrivare a compiere.

    Che ne pensate?

    • Kami

      Lorenzo, la penso come te in via teorica su quel che dici riguardo al dualismo, nel senso che, sebbene sia lontana dal fare mia questa consapevolezza nella pratica, inizio a vedere come sia l’azione orientata ad un fine che produce il dualismo dentro e fuori di noi. Allo stesso tempo non riesco (ancora) a raggiungere uno stato di completo distacco e accettazione incondizionata; alle volte mi domando se sia possibile. Anche i grandi maestri hanno preso un partito, messo in guardia, se ci si pensa. È inevitabile interpretare una parte, avere favoritismi? La condizione di cui parli te, è forse una condizione ideale, verso cui bisogna tendere, ma non propria di questo mondo? O magari ci sarà una età dell’oro in cui si ritornerà esseri spiriuali? Ma a quel punto avremo un corpo ed una mente, saremo esseri duali o no?
      Che il bene e il male abbiano confini sbiaditi e che spesso l’uno e l’altro si scambino di ruolo è qualcosa che la storia e anche le nostre vite ci insegnano continuamente. I grandi insegnamenti vengono dal male perchè siamo “duri di cervice” e impariamo spesso unicamente grazie alla sofferenza.
      D’accordo sul fatto che solo una certa maturità spirituale possa scacciare il male o evitare che penetri all’interno e che molte persone ne siano preda senza difatto avere gli strumenti per superarlo. Non come scusante eh, ma aiuta a comprendere anche il fattore ipnosi collettiva di cui parla Livio. Non scordiamoci che il male fa leva sulle nostre debolezze.
      Infine, d’accordo sul fatto che sia il gesto interessato e possibilmente anonimo la vera scelta evolutiva he possiamo compiere. Fa del bene e scordatelo, come si dice. Ho piena fiducia che arriverà il momento di prova per tutti e allora sapremo quel che fare (o non fare). Un saluto

    • Livio Cadè Staff

      Sono convinto che Bene e Male siano necessari uno all’altro. Questa struttura duale è per altro il fondamento della nostra realtà, cioè della nostra coscienza.
      Anche il “ritorno all’Uno” è in fondo un’idea di carattere duale.
      Sì, da bravi naufraghi, dobbiamo mandare qualche mesaggio nella bottiglia.

  10. Paola

    Ringrazio per il dialogo costruttivo il Prof.Cadè e voi tutti. Comprendo e in parte condivido le riflessioni su disprezzo/odio. E anche, sicuramente, la valutazione sui diversi livelli di responsabilità e colpa.Su coloro che hanno pianificato è stato già detto tutto. Sono stati chiaramente definiti. Il Male. Altro non aggiungo. Ma il disegno non sarebbe stato possibile senza gli accoliti, mi spiace, ipnotizzati o meno che siano. Costituiscono una manovalanza imprescindibile. Certo, in alcuni noto un’idiozia preesistente facilmente nutrita dalla propaganda e verso costoro posso provare (obtorto collo) compassione e un filo di indulgenza…ma ce ne sono molti in cui il Male ha trovato troppo facilmente terreno fertile. Cecità o altro? Chi erano costoro prima della Menzogna? Li avevamo capiti, anche se conoscenti o “amici”? Non so darmi una risposta. Comunque, nuovamente grazie a tutti per questo spazio prezioso di libertà e confronto.

    • Livio Cadè Staff

      Gentile Paola, La ringrazio per i Suoi contributi a questa discussione.
      Io non voglio scusare gli ‘ipnotizzati’. Mi limito a constatare che da decenni i mass media hanno funzione quasi apodittica di mediatori della realtà per la stragrande maggioranza delle persone (diciamo a naso almeno il 95%).
      Da più di un anno un esercito di giornalisti prezzolati sta ripetendo in coro gli stessi ritornelli ogni giorno, più volte al giorno. Non occorre essere psicologi per capire che questo è un fattore di condizionamento profondo e di enorme efficacia nel creare l’opinione pubblica. È come una pubblicità che, senza che lo vogliamo, ci entra nel cervello.
      Per altro, questa propaganda mediatica è stata rinforzata dalla compattezza degli schieramenti politici, tutti concordi nel riconoscere la gravità della ‘pandemia’, la necessità delle mascherine, l’imprescindibilità del vaccino ecc.
      Sotto, a far bordone, mettiamoci anche medici, scienziati e soggetti simili, che danno all’Inganno l’imprimatur della ‘Scienza’ e della ‘Medicina’.
      Quale reazione possiamo attenderci nel cittadino medio, la cui coscienza è mediamente debilitata?
      Stiamo assistendo a un nuovo grande esperimento di falsificazione della realtà, di manipolazione della storia. Possiamo farci ben poco. Dobbiamo accettare il fatto che gli strumenti di persuasione occulta hanno oggi un potere enorme, anche su persone colte e intelligenti.
      La nostra piccola voce si perde nel fragore delle ‘versioni ufficiali’.

      • Rosso

        Forse per orientarci meglio (e anche, se vogliamo, per capire chi detestare e di chi avere compassione) dobbiamo comprendere la convenienza delle singole dinamiche.
        Il meccanismo mistificatorio (tamponi, diagnosi, ricoveri, constatazione di decessi) conviene ai nosocomi e al personale, che ne hanno un tornaconto economico.
        Il meccanismo propagandistico conviene al sistema dell’informazione, come sempre megafono dei blocchi di potere, grandi o piccoli che siano.
        Il meccanismo socio-economico conviene a un intera classe politica, che non ha più remore nella sua manovra di governo, cioè di spartizione di mercati, transizione di fondi, ecc..
        Questi soggetti non sono vittime di ipnosi… perseguono i propri interessi.
        Non saprei dire se sono più degni di compassione o di disprezzo, fate voi.

        Chi invece non trae beneficio in alcun modo dalla situazione, ma ne è “manovalanza”, come ha scritto un altro commentatore, beh, quasi quasi mi spaventa di più…

        • Livio Cadè Staff

          Sì, il “cui prodest?” rimane lo strumento di indagine per elezione.
          Per quanto attiene alla ‘ipnosi’,credo occorra distinguere livelli e gerarchie.
          Vi è una massa di ‘addormentati’, plagiati mediante tecniche di propaganda.
          Poi vi sono gradi di corruzione crescente, legati al potere incantatorio del denaro, che è assimilabile a una forma di ipnosi.
          E anche le cosiddette ‘élites’ (termine da prendere in senso puramente materiale) sono preda di suggestioni, ossessioni e allucinazioni. La loro volontà non è libera ma diretta dal Male.
          Questo ovviamente non rende meno colpevole nessuno di loro.

          • Rosso

            sono totalmente d’accordo… e si ritorna al discorso “religioso”, al potenziale chimico che ha una religione di assopire e cullare, di incitare e spronare alla violenza, di corrompere e raccogliere risorse…

  11. Paola

    P.S. Ovviamente nel “Male” includo i corrotti e i collaborazionisti consapevoli. Ma è sul collaborazionismo “inconsapevole”di una massa crescente che mi interrogo. Quanto inconsapevole e su che humus reale tutto ciò abbia potuto far presa.

Lascia un commento

    Fai una donazione


  • Giuliano Kremmerz

  • Dramma in un atto

    Il motivo – Livio Cadè

    di Livio Cadè

    Dramma in un atto   “Servono ragioni così valide per vivere che non ce ne vuole alcuna per morire.” (Rivarol)   Personaggi: Signore attempa[...]

  • la morte

  • dante celato

  • forte demonte

  • a dominique venner

  • TOMMASO campanella

  • intorno al sacro

    letture bruniane

  • emergenza vaccini

    L’assassinio di Paracelso: intervista al prof. Paolo Lissoni – di Lorenzo Merlo

    di Ereticamente

    Intervista al professor Paolo Lissoni sul Covid-19 e sulla ricomposizione dell’uomo e della scienza. foto ©victoryproject/lorenzo merlo Intervista [...]

  • post Popolari

  • Ultimi commenti
  • archivio ereticamente

    Tag

    Newsletter