La fortuna di Pitagora presso i Romani – Arturo Gianola (a cura di Roberto Sestito)

La fortuna di Pitagora presso i Romani – Arturo Gianola (a cura di Roberto Sestito)

Dedica

Ci limiteremo pel momento a ricordare la leggenda dei legami tra Numa ed il pitagorismo, leggenda che secondo il Gianola dovrebbe accettarsi come rispondente a verosimiglianza e che certamente non avrebbe potuto persistere nel modo tenace deplorato da Cicerone se non avesse trovato almeno l’apparenza di una conferma nel carattere pitagorico delle istituzioni stesse di Numa

(Pietro Negri, Sulla Tradizione Occidentale, UR, 1928).

L’edizione originale del libro di Alberto Gianola, pubblicato per la prima volta a Catania dall’editore Francesco Battiato nel 1921, mi fu donata dall’amico e fratello Piero Fenili a Roma quando, seduti ai tavolini di un bar nella piazza di fronte al Pantheon, consumavano una gustosa granita di caffè di squisita fattura siciliana.

Pertanto dedico la ristampa di questo libro a Piero Fenili nel ricordo delle bellissime giornate trascorse a Roma, tra le rievocazioni del grandioso passato di RCM (Roma Caput Mundi) ed i nostri progetti filosofici ed esoterici per il futuro.

Gennaio 2021                                                               Roberto Sestito

Prefazione

La filosofia di Pitagora, che è generalmente conosciuta appena in alcuni dei suoi punti fondamentali, come la metempsicosi, l’armonia delle sfere, la scienza dei numeri, l’astensione dai cibi carnei e dalle  fave, era in realtà un complesso assai vasto e profondo di dottrine, un vero e proprio sistema di speculazione e di morale, la cui conoscenza ci è tuttavia possibile soltanto in piccola parte, sia per la scarsità dei documenti scritti originali, dovuta alla nota tradizione della segretezza che i più dei suoi cultori osservarono scrupolosamente, sia per le amplificazioni, le falsificazioni e le invenzioni che partorirono le fantasie di tardi seguaci, di pseudo eruditi e di mistificatori. È però indubbio che tale filosofia fu non dilettantismo di mistici fanatici, ma vera e ragionata speculazione, a cui si accompagnò, parallela, una conseguente e logica ragione di vita, sicché, mentre da un lato poté attrarre, seducendole col fascino delle verità da essa chiarite e con l’armonica bellezza dei suoi insegnamenti, le anime di molti cui pungeva l’assillante aculeo della conoscenza, incontrò dall’altro ostacoli e derisioni da parte di aristocrazie interessate o di volghi sciocchi.

Divulgata, se non creata interamente ex novo, nel secolo sesto a. C. per opera di Pitagora, del quale, come di Omero, alcuni misero perfino in dubbio l’esistenza, osteggiata, nella Grecia ed in Roma. Ricca, com’essa era, di principii che oggi si direbbero idealistici e trascendentali, ed accompagnandosi, come ho detto, a una sua particolare armonica concezione della vita individuale e collettiva, teorica insomma e pratica nello stesso tempo, essa era ben atta ad informare di sereligione e scienza, politica e morale, consuetudini e leggi.

Essa fu da molti connessa non pure con anteriori antichissime dottrine della Grecia, dell’Egitto, dell’India e perfin della Cina, dalle quali sarebbe in tutto o in parte derivata e con le quali ebbe non dubbi punti di somiglianza, ma altresì con la posteriore filosofia di Platone, in molte parti ricalcata sulle sue orme. Conservata poi per lungo tempo immune da elementi estranei, e tramandata, senza il sussidio della scrittura, nel segreto delle scuole, essa ebbe nuovo rigoglio per opera dei filosofi alessandrini quando, inalveatesi nel suo letto altre correnti di pensiero, alimentò le speculazioni della teosofia neoplatonica e neopitagorica di Plotino, di Porfirio c di altri molti, e diede origine a molteplici scritture, quali più quali meno profonde ed attendibili, intorno alla vita ed ai primi insegnamenti dell’antico maestro. Da essa infine trassero ispirazione alcuni filosofi della rinascenza, e qualche sua derivazione può dirsi non del tutto spenta anche oggi.

Importantissimo e utilissimo sarebbe dunque, massime per noi Italiani, lo studiare la storia di questa dottrina e il ricercarne e narrarne le vicende nei vari tempi: e nei vari paesi: poiché, sebbene molti abbiano fatto studi e ricerche in proposito — basterà ricordare, fra tanti, i lavori del Ritter (1), dello Zeller (2) del Gomperz (3), dello Chaignet (4)e del Mullach (5), e, in Italia, del Capellina (6) del Centofanti (7), del Gognetti De Martiis (8), del Ferrari (9), del Ferri (10) — e benché da tuttiquesti e da altri studiosi non solo si siano raccolte molte notizie, ma si siano anche esaminate e discusse quistioni importantissime, pure troppe cose ancora rimangono da chiarire e da risolvere della storia ch’io chiamerò esterna del Pitagorismo; e fors’anche, riprendendone  in esame il contenuto, ossia tenendo l’occhio alla sua storia interna, che è poi, per la filosofia, la sola importante, qualche verità, io penso, già acquisita e insegnata dall’antico saggio, potrebbe dimostrarsi anche oggi validamente fondata e tale da poter resistere agli assalti del nostro più acuto criticismo.

Gli studi raccolti in questo volume furono già da me in gran parte pubblicati, dal 1904 in poi, o in opuscoli o in Riviste -, ma poiché ho dovuto, nel corso delle mie ricerche, modificare alcune delle conclusioni alle quali ero giunto, e nuovi fatti ho potuto chiarire, mi sono indotto, anche per aderire al desiderio e alle sollecitazioni di benevoli amici, a ristamparli tutti insieme.

Spero che il tenue contributo ch’io porto alla storia che or ora dissi esterna del Pitagorismo varrà almeno a dimostrare che intorno a queste importantissime dottrine non si è detto ancora tutto e che molto ancora si può indagare e scoprire.

Note:

1 – HEINRICH RITTER, GeschichtederPythagor. Philosophie, Ham-burg, 1826.

2 – EDUARD ZELLER, Pythagoras und die Pythagorassage, in Vortrcige und AbhandlungengesekicktliehenInhalts, Leipzig, 1865 e Die PhilosophiederGriecheneoe., voi. I° pp. 279 e segg.

3 – THEOD. GOMPERZ, Lespenseurs de la Grèce, trad. de la 2 éd. allem, par A. Reymond, Paris, Alcan, 1904.

4 – A. E. CHAIGNET, Pythagore et la philosophiepythagor., Paris, l873.

5 – Fr. G. A. MULLACH, De Pythagoraeiusquediscipulis et successoribus, in Fragmentaphilosoph. graecor. v. II, Paris, 1881, pp. I-LVII.

6 – DOMENICO CAPELLINA, Delle dottrine dell’antica scuola pitagorica contenute nei Versi d’oro, in Memorie della E. Accad. di Scienze di Torino, serie II, t. XVI (1857), pp. 37-109.

7 – SILVESTRO CENTOFANTI, Studi sopra Pitagora (1846) nel volume La letteratura greca, Firenze, Le Monnier, 1870 (Opere, vol. I, pp. 359 e segg).

8 – COGNETTI DE MARTIIS, L’Istituto Pitagorico, in Atti della R.Accad. delle Scienze di Torino, 24 (1888-89) e nel volume Socialismo antico, Torino, Bocca, 1889, pp. 459-496.

9 – SANTE FERRARI, La scuola e la filosofia pitagorica, in Rivista ital. di filosofia, 1890, I e II.

10 – L. FERRI, Sguardo retrospettivo alle opinioni degl’Italiani intorno alle origini del pitagorismo, in Atti della R. Accademia dei Lincei, Rendiconti, serie 4, 6, 1890, 1 pp. 532-547.

Alberto Gianola

(a cura di Roberto Sestito)

 

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Categorie: Tradizione Romana

Pubblicato da Ereticamente il 11 Febbraio 2021

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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