Il ratto di Europa – Luigi Angelino

Il ratto di Europa – Luigi Angelino

Il racconto del rapimento di Europa è sicuramente uno dei più affascinanti e significativi della ricca ed incomparabile mitologia greca. Come è noto, il mito narra la vicenda di Europa, una fanciulla bellissma, principessa di Tiro e successivamente regina di Creta, nonché destinata a diventare l’eponima del nostro continente. Di lei si innamorò perdutamente Zeus, dopo averla osservata sulla spiaggia in compagnia delle sue ancelle, mentre con molta grazia raccoglieva dei fiori variopinti. L’antropomorfo Zeus, famoso per le sue numerose passioni amorose, escogitò un astuto stratagemma, ordinando ad Ermes di guidare i buoi del padre di Europa, il re Agenore, verso la spiaggia (1). A quel punto il padre degli dèi assunse le fattezze di un imponente toro bianco che, tuttavia, mostrava una non consueta mitezza di carattere. L’animale si avvicinò alla fanciulla e si distese ai suoi piedi, con l’intenzione di guadagnarne la fiducia. Europa cadde nel tranello, colpita dall’insolita mansuetudine del toro e dalla sua straordinaria colorazione bianca, salendo sul suo dorso, come per saggiarne le positive impressioni iniziali. Il toro, allora, raggiunto il suo scopo, la rapì e la condusse verso il mare fino all’isola di Creta. Arrivati nell’isola, Zeus svelò la sua vera identità, cercando di sottrarre alla fanciulla la sua verginità con la violenza, ma lei riuscì a resistergli. Non soddisfatto per il deludente risultato, la famelica divinità ricorse ad un ulteriore tranello, trasformandosi in un’aquila. Sotto tali sembianze, il dio riuscì ad unirsi con la fanciulla in un bosco di salici, anche se per l’esatta collocazione qualche fonte fa riferimento ad “un platano”. Il padre Agenore inviò i suoi figli a cercare la sorella, ma tra le eventuali destinazioni da perlustrare non fu inserita l’isola di Creta e, pertanto, la ragazza non fu più ritrovata. Tra i fratelli che cercarono invano Europa, meritò un ruolo di rilievo Cadmo(2) che giunse nella Grecia continentale, fondando l’importante città di Tebe e fu ricordato come colui che importò l’alfabeto dalla Fenicia in terra ellenica.

Come risarcimento o come ricompensa, è difficile stabilirlo, ma sicuramente come esempio sfacciato della propria potenza soprannaturale, Zeus fece tre importantissimi doni alla fanciulla che avrebbero dovuto avere la funzione di proteggerla da ogni pericolo: il “Talo”, un gigantesco automa di bronzo, preposto alla sua difesa; il “laelaps”, una cane talmente efficiente e veloce che nessuna preda poteva sfuggirgli; un giavellotto in grado di colpire sempre il bersaglio verso cui veniva lanciato. Zeus si preoccupò anche del futuro terreno della leggiadra fanciulla, favorendo il suo matrimonio con il re di Creta Asterio e rendendola, così, la prima sovrana di uno dei luoghi più fiorenti dell’intero Mediterraneo. Asterio si rivelò molto generoso, accettando di adottare i figli che Europa avrebbe concepito con Zeus: Minosse, Radamante e Sarpedonte ed alcuni interpreti aggiungono anche l’indovino Carno (3). Nell’abbandonare le sembianze del toro, Zeus avrebbe poi ricreato la sua forma nella volta celeste, dando vita alla Costellazione appunto denominata del “Toro”, un aspetto del mito molto importante per la relativa simbologia, di cui parleremo in seguito. L’etimologia del nome di “Europa” ci dovrebbe interessare particolarmente, in considerazione del fatto, già anticipato in precedenza, che lo stesso termine è servito a designare il toponimo del nostro continente. L’origine è alquanto confusa, anche se le teorie più accreditate ritengono che possa ricondursi all’unione di due vocaboli: “eurus” (largo, ampio) e la radice di “ops/op” (occhio, volto), con un significato approssimativo di “ampio volto”, traducibile in maniera figurata, riferendosi ad una leggiadra fanciulla, in “bell’aspetto” o in “dai begli occhi” (4). Un’altra ipotesi ritiene che il termine Europa possa derivare dalla parola semitica “ereb” (occidente), molto utilizzata dalle stirpi fenicie.

Nella mitologia geografica dell’antica Grecia, molto spesso regioni o corsi d’acqua venivano identificati con figure femminili, cosicchè anche Europa condotta in cielo da est verso ovest, finì con indicare l’intera sponda occidentale del Mare Egeo, per poi passare a comprendere le regioni, in fase di progressiva esplorazione, situate oltre il Mar Ionio. In numerose ricostruzioni storiche, è stato riscontrato come le raffigurazioni di Europa fosssero già evidenti in alcune incisioni pre-elleniche che, con ragionevole certezza, potevano riferirsi alla Dea Luna che calcava trionfante il toro solare da lei stessa catturato. Si potrebbe trattare di una reminiscenza di un contesto sociale-culturale che privilegiava il matriarcato, di cui sono state individuate importanti tracce nell’ambito del Mediterraneo orientale e soprattutto nel contesto minoico-cretese arcaico. Ad un certo punto, la struttura sociale si sarebbe capovolta e, pertanto, il toro solare, emblema della potenza virile, avrebbe preso il sopravvento sulla Dea Luna, archetipo femminile. I presupposti fondamentali per lo sviluppo del mito, tuttavia, potrebbero avere un’origine composita, derivanti in parte dall’esigenza di trasfigurare la narrazione di un’invasione dell’isola di Creta da parte di stirpi elleniche, oppure per celebrare le imprese compiute dagli Elleni, dopo l’occupazione di Creta, sulle coste della Fenicia. In generale, si può affermare che il mito starebbe ad indicare le migrazioni di tribù indo-europee verso occidente. Secondo Erodoto, il racconto di Europa serviva a simboleggiare il rapimento di vergini allo scopo di matrimonio, come si può constatare nel caso di Paride e di Elena di Troia (5). Per quanto riguarda la codificazione scritta del mito di Europa, le prime testimonianze accertate risalgono ad Omero e ad Esiodo, databili tra il IX e l’VIII secolo a.C., con tutte le incertezze relative alla storicità dell’annosa e complessa questione omerica. Nel poema dell’Iliade, Europa è descritta come una delle tante amanti di Zeus, mentre nella Teogonia di Esiodo la fanciulla è presentata, in una versione più delicata e fiabesca, cioè come una semidea marina, figlia di Teti.

Una delle più antiche e significative raffigurazioni di Europa è la metopa (6) del tempio cosiddetto “Y” di Selinunte, databile nei primi decenni del VI secolo a.C., attualmente conservata presso il Museo Archeologico Salinas di Palermo. In tale immagine si nota la fanciulla collocata sul dorso del toro che sta per attraversare il mare, come si capisce dai pesci posizionati sotto le zampe dell’animale. La metopa di Selinunte è molto importante per cercare di ricostruire il vero significato del mito, in quanto nella sua raffigurazione si nota che il volto della fanciulla ha un’espressione serena, non evidenziando alcuna paura o tensione a causa del rapimento da parte del dio. Da ciò si deduce che probabilmente si trattava di una sorta di rapimento “consensuale”, dove la relazione tra componente umana, divina ed animale veniva risolta in pacifica e sincretica armonia, a differenza della passione che animerà la regina di Creta Pasifae (7), innamorata follemente di un toro, con il quale genererà il Minotauro, un mostro metà uomo e metà animale, che per sfamarsi esigerà sacrifici umani. In epoca romana il racconto di Europa sarà arricchito da elementi erotici, prevalendo raffigurazioni dove la fanciulla bacia il toro, come in una famosa pittura pompeiana del I secolo a.C., oppure nella colorita descrizione contenuta nelle “Metamorfosi” di Ovidio (8) che dedica più ampio spazio alla descrizione dei sentimenti di impazienza del dio, desideroso di unirsi alla vergine. Di grande valore simbolico è l’idillio di Mosco, un poeta siracusano del II secolo, il quale offre del mito di Europa una versione più complessa e strutturata. La fanciulla, come presagio del rapimento, sogna di essere al centro di una contesa fra due donne: la prima sarebbe Asia, la personificazione della sua zona d’origine che afferma di essere sua madre e la seconda, di cui ancora non conosce il nome, che la trascina a sè con una forte determinazione, ispirata dallo stesso Zeus. Con un pizzico di immaginazione, possiamo considerare la fanciulla come l’anello di congiunzione tra il passato rappresentato dalle gloriose civiltà medio-orientali ed il futuro incarnato dalle popolazioni d’occidente, destinate a sviluppare ed a rielaborare il sapere antico, di cui la Grecia può essere considerata la massima espressione.

Nel Medio-evo il Cristianesimo cercò di assorbire anche il mito di Europa, nel disegno generale di destrutturare l’intero impianto culturale classico per convertirlo alle esigenze della nuova dottrina: Europa diventa, allora, il simbolo dell’anima che deve purificarsi, mentre il toro simboleggia Cristo che conduce l’anima in una dimensione divina. E’ superfluo sottolineare come l’originario significato del mito venga svilito e malamente rimaneggiato. Il racconto di Europa, nelle raffigurazioni pittoriche, raggiunse la sua massima popolarità nel Cinquecento, all’indomani della scoperta dell’America del 1492 per convenzione assegnata a Cristoforo Colombo. Sul tema si misurarono grandissimi artisti come Tintoretto, Raffaello, Bassano e Tiziano, ciascuno cercando di adattare il mito alla nuova e rivoluzionaria configurazione geografica mondiale. Il veneziano Tiziano, in particolare, elaborò una sofferta immagine della fanciulla che, pur disperata, appariva in perfetto equilibrio sul dorso del toro, forse a voler rappresentare l’indomito valore della Serenissima, vero baluardo dell’Occidente che non temeva neanche gli attacchi dell’Islam. L’interesse per il ratto di Europa non diminuì neppure nei secoli successivi, raggiungendo un altissimo livello di suggestione con il famoso dipinto di Rembrandt, eseguito nel 1632, a cui fu attribuita la denominazione “Il rapimento di Europa” (9). Si tratta di uno dei suoi pochi dipinti con soggetto mitologico, costituito da un olio su unico pannello, che offre un’interpretazione più moderna della vicenda, influenzata profondamente dallo stile di Tiziano. La fanciulla è raffigurata con forme più rotonde, tipiche dell’epoca tardo rinascimentale e barocca, mentre in retrospettiva si notano dame, animali e creature alate, verosimilmente angioletti, testimoni di una riedizione in chiave cristiana del mito.

La simbologia del mito di Europa implica diverse chiavi di lettura, a cominciare dal protagonista animale della vicenda, il toro, simbolo di fecondità e di forza, direttamente ricollegabile all’idea di popolamento delle nuove terre invase da parte dei colonizzatori indoeuropei, più evoluti nella caccia e di corporatura più robusta rispetto alle tribù autoctone. Il toro, venerato anche da buona parte delle civiltà medio-orientali, come i Sumeri ed i Babilonesi, diventò a Creta uno dei più importanti soggetti di culto, di cui l’espressione più importante fu appunto il mito del Minotauro, già menzionato. Di grande valore emblematico era inoltre la cosiddetta “taurocatapsia” o “salto del toro” che si svolgeva a Cnosso (10). In tale manifestazione, che comprendeva elementi sportivi, militari e religiosi, l’atleta aveva il gravoso compito di saltare e muoversi sul dorso di un toro in corsa, volendo significare che un alto livello di civilizzazione, dovuto all’ingegno ed all’intelligenza, era in grado di dominare gli istinti più bassi ed animaleschi. Ma il mito di Europa, oltre a simboleggiare una nuova terra che sarà contesa tra l’Oriente e l’Occidente, potrebbe derivare da racconti molti più antichi, tramandati inizialmente per via orale ed ai quali sarebbero stati progressivamente aggiunti altri elementi in età storica. A tale proposito, ritengo molto interessante il filone astronomico/strologico. Per il fenomeno della precessione degli equinozi, ogni era astrologica dura circa 2140 anni e viene denominata con il nome del segno zodiacale, dove è individuabile la posizione del sole nel giorno dell’equinozio di primavera (11).

Attualmente dovremmno essere a cavallo tra l’era dei Pesci, iniziata circa un secolo prima della nascita di Cristo e l’era dell’Acquario, secondo alcuni già in corso. Verso il 4.400 a.C. vi fu il passaggio dall’era dei Gemelli a quella del Toro, una fase dello sviluppo della civiltà umana, a parere degli accademici ancora embrionale, curiosamente tracciata in maniera indelebile nella memoria collettiva di diverse culture, come il poema sumero di Gilgamesh o il racconto biblico del diluvio universale. Il viaggio di Europa a dorso del toro, quindi, così come raccontato in ambiente ellenico, potrebbe aver tratto origine da un mito molto più antico, elaborato con l’intento di rendere con immagini “terrestri”, un transito epocale “celeste”, secondo l’inequivocabile dettato ermetico, “come in cielo, così in terra”. Ed Europa è il nome del nostro continente che per secoli è stato la culla delle civiltà più evolute, influenzando in maniera considerevole il progresso dell’intero globo terrestre. Riflettere sull’origine mitica della denominazione dell’Europa, in questo preciso momento storico, vuol dire riscoprire le nostre radici, molto spesso dimenticate o sublimate, in maniera quasi farsesca, nella ricerca di una globalizzazione sfrenata e nell’ipocrita equiparazione di tutte le culture. Non è molto chiaro come e quando il nome di “Europa” da protagonista mitica sia passata a designare un vasto territorio geografico. Sappiamo, con ragionevole certezza, che per i Greci il termine “Europa” cominciò ad essere adoperato per indicare le regioni dove andava diffondendosi la civiltà ellenica, in particolare l’Italia meridionale, quella che i Romani definiranno “Magna Graecia”. Verso la metà del V secolo a.C. con il grande Erodoto, nel descrivere le sanguinose e gloriose guerre contro i Persiani, il termine Europa già diventò sinonimo per caratterizzare non solo una vasta area geografica, ma per evidenziarne il profilo dell’identità culturale.

Per sottolineare l’unicità della civiltà europea, il primo storiografo accertato delle vicende umane si soffermò sulle differenze dei costumi tra i Persiani, provenienti dall’Asia, dove si esercitava un potere dispotico ed assoluto e la popolazione dell’Europa dove, invece, si praticava la democrazia e, con il fiorire del pensiero filosofico, si cominciava a seguire metodi razionali (12). Come il racconto del rapimento di Europa ci parla sia di prepotenza e di inganno che di resilienza e di rinascita, così il nostro continente ha visto l’alternarsi di terribili conflitti, di rivoluzioni e di grandi innovazioni sociali e politiche. Il mito di Europa si può adattare a tutti i cambiamenti dettati dalle necessità: la fanciulla viaggia da oriente verso occidente senza aver paura di perdere tutto, anche valori importanti come la famiglia, l’agiatezza economica e la dignità di principessa, ma con il desiderio di scoprire territori inesplorati e di mettersi in gioco.

 

Note:

(1) Cfr. Robert Graves, I miti greci, traduzione di Elisa Morpurgo, Edizione Longanesi, Milano 1992;

(2) Il mito racconta che fu l’oracolo di Delfi a consigliare a Cadmo di interrompere la ricerca della sorella, perchè sarebbe stato il fondatore di un’importante città;

(3) A differenza degli altri fratelli, Carno, concepito da Zeus e da Europa, sarebbe stato poi adottato da Apollo e da Leto;

(4) Cfr. Donatella Puliga e Silvia Panighi, Un’altra Grecia: le colonie d’Occidente tra mito, arte e memoria, Edizione Einaudi, Torino 2005;

(5) Si tratta, come è noto, della romantica contesa indicata nell’Iliade per motivare l’epico scontro tra Achei e Troiani, anche se le reali motivazioni furono sicuramente di carattere politico ed economico;

(6) La metopa è una struttura tipica dei templi dorici, ossia la porzione di muro, di frequente scolpita e decorata, che sovrasta l’epistilio ed è inserita tra due aperture dove sono posizionate le travi;

(7) Secondo il mito, Pasifae fu la moglie di Minosse, quindi nuora di Europa.

La donna impazzì dopo una maledizione del dio Poseidone, adirato perchè il re di Creta non aveva voluto sacrificargli un bianchissimo toro che egli stesso aveva inviato. La regina Pasifae si invaghì talmente dell’animale, da unirsi con lui e generare il minotauro.

(8) Le “Metamorfosi” compongono un poema epico dell’autore latino Ovidio, costituito da ben 11.995 versi contenenti la rivisitazione di 250 miti ellenici.

Alcuni interpreti ritengono questo poema una sorta di “enciclopedia classica”.

(9) Attualmente Il rapimento di Europa di Rembrandt è custodito nel J.Paul Getty Museum di Los Angeles;

(10) Come è noto, Cnosso è la più importante località archeologica della civiltà minoico-cretese, situata nella parte centrale dell’isola, a pochi chilometri dal mare e dalla città più popolosa, Heraklion;

(11) Cfr. Luigi Angelino, I miti-luci e ombre, Cavinato editore international, Brescia 2018;

(12) Cfr. Luisa Passerini, Il mito d’Europa- Radici antiche per nuovi simboli, Giunti Editore, Firenze 2002.

 

Luigi Angelino

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Categorie: Mitologia

Pubblicato da Ereticamente il 26 Febbraio 2021

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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