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Modena, 24 Gennaio: fuoco sul corteo funebre – 1^ parte – Giacinto Reale

Modena, 24 Gennaio: fuoco sul corteo funebre – 1^ parte – Giacinto Reale

“Il movimento fascista non si era organizzato, e partecipava alla vita politica locale in modo discontinuo e sporadico”

Anche a Modena, come in molte altre città d’Italia, c’è un piccolo nucleo di ex interventisti che si sente stimolato all’azione dopo l’appello de “Il Popolo d’Italia” che indice la riunione del 23 marzo del 1919.

Il 7 maggio viene così fondato il Fascio Futurista Marinettiano, e a giugno il Fascio di Combattimento, che ha tra i primi aderenti Duilio Sinigaglia, appartenente alla forte comunità ebraica della città, destinato a perire, Comandante delle squadre, ucciso dalle Guardie Regie, nell’eccidio del 26 settembre del 1921.

Sulla data precisa, come spesso avviene per questo periodo aurorale del fascismo, vi è qualche incertezza. I giornali locali danno l’annuncio di una riunione costitutiva il 27 maggio, i “Panorami di realizzazione del fascismo”, nel 1942, parleranno di primi tentativi ad aprile, Chiurco, nella sua monumentale “Storia della Rivoluzione” del 30 giugno.

Incertezze determinate anche dalla sostanziale irrilevanza del movimento mussoliniano nel panorama cittadino. Il racconto che il giornale socialista “Domani” fa della riunione del 27 maggio, pur intriso di maligna cattiveria, non deve essere molto lontano dal vero:

 

Dapprincipio l’adunanza non è molto numerosa, sebbene una parte notevole di essa sia formata da poliziotti e Carabinieri. I visi imberbi e rosei di molti degli ascoltatori rivelano la preoccupazione della strapazzata che avranno dal babbo per il ritardo con cui rincaseranno.

Tiene tribuna Celso Morisi, l’inviato del divino Benito…

Terminato l’orario di lavoro, gli operai accorrono a frotte al comizio. (1)

 

Può apparire singolare, in contrasto con la vulgata oggi corrente, che vuole i Fasci, fin dall’inizio, mercenaria diramazione padronale, quell’accenno agli operai che “accorrono a frotte al comizio”. Esso è invece conferma di una situazione comune a molte altre realtà, dove non sono pochi gli operai delle fabbriche, che, dopo aver costituito, insieme ai contadini, il nerbo delle fanterie vittoriose in battaglia, non intendono rinnegare il loro sacrificio di ieri e darla vinta ai neutralisti del 1915.

A Modena, una controprova clamorosa di questa presenza “popolare” già alle origini del movimento mussoliniano si avrà, per esempio, con l’offerta, avanzata dal Fascio alla Camera del Lavoro, di una collaborazione per organizzare manifestazioni di protesta contro il caro-viveri, nell’estate.

È la stessa cosa che, a Milano, farà Ferruccio Vecchi, a nome degli Arditi, prima dello “scioperassimo” del 20 e 21 luglio. Uguale sarà l’esito di ambedue le offerte, che andranno a cozzare con lo sdegnoso rifiuto di quei socialisti che a Modena vogliono essere “i dittatori della piazza” e che, sempre su “Domani”, il 26 luglio scriveranno:

 

Il fascismo è un fenomeno di deviazione morale. È un prodotto logico della guerra, come l’aumentato criminalismo.

Esso ha in sé quanto basta ad irreggimentare quanto di malvagio, di violento e di inganno trovasi nel contempo negli strati popolari e tra i giovani della media borghesia… Elementi spuri… nel fascismo trovano elemento per continuare impunemente il soddisfacimento dei loro malvagi istinti.

Una parte di illusi, operai autentici, vedono nella parte di programma di affermazioni politiche ed economiche, tanto da offuscare le loro menti, in modo da non distruggere il contrasto stridente tra le affermazioni teoriche e l’azione politica quotidiana dei Fasci. (2)

 

È un giudizio singolare (e sballato), rivelatore di ottusa miopia politica, che sarà fatto proprio anche da altri socialisti più “qualificati”, e che costituisce, con questa volontà di “non capire”, unita alla criminalizzazione pura e semplice dell’avversario, sicura premessa della sconfitta che verrà.

Scriverà, infatti, ancora un anno dopo, il 27 novembre 1920, su “La Lotta”, Giacomo Matteotti, che proprio l’ultimo arrivato non è:

 

Il fascista è il figlio di papà, il professore di storia patri, l’impiegato a cento franchi al mese, il viveur stimolato da qualche cocotte, l’ex arnese di questura, l’artista teatrale che ti fa gli sberleffi nelle riviste che san di fiele, il vecchio Ufficiale a riposo, il discendente che si vanta di aver avuto il padre, il padre garibaldino, il nobile che grida viva la guerra per sposare la figlia del pescecane.

Il fenomeno fascista è il fenomeno della delinquenza politica, della vigliaccheria civile, delle nullità intellettuali, dell’arditismo militare. A colpi di rivoltella è il loro motto. Parole che scolpiscono il tipo della criminalità. Ma la borghesia affermerà sui giornali che sono parole esprimenti uno stato intellettuale e psichico morboso. (3)

 

Difficile trovare, tra i primi fascisti modenesi, conferma a questa strampalata analisi. Essi sono pochi, e non certamente “viveur… arnesi di questura… tipi della criminalità”, ma piuttosto studenti e operai, che non hanno paura della forte presenza sovversiva in città.

La situazione, nel capoluogo e in provincia, non è loro certamente favorevole. Gli iscritti alla Camera del Lavoro socialista da 40.000 che erano alla fine della guerra, sono diventati 65.000 (17.000 quelli alla Camera del Lavoro Anarchica), mentre, alle elezioni amministrative del novembre 1919, il Partito Socialista ottiene il 60% dei voti.

Forte è in città anche la presenza dei seguaci di Bakunin, tanto che un nucleo di attivisti si impossesserà furtivamente, il 15 maggio dell’anno successivo, di sette mitragliatrici, prelevandole da una Caserma cittadina e destinandole alla futura Rivoluzione.

A conferma di tale situazione, c’è il fatto che, alle elezioni politiche della fine del 1919, il Partito Socialista ottiene quasi 37.000 voti, contro i 22.000 di tutti gli altri, e poi bissa il successo alle Amministrative dell’anno seguente, conquistando quasi tutti i Comuni della Bassa.

Da novembre del 1920, inoltre, a seguito del risultato elettorale, Modena avrà anche il primo Sindaco socialista della sua storia, Ferruccio Teglio, appartenente, come molti protagonisti della nostra storia, alla potente Comunità ebraica cittadina.

In definitiva, nel biennio 1919-20 a Modena il contesto socio-politico è lo stesso di altrove:

Il movimento fascista non si era ancora organizzato, e partecipava alla vita politica locale in modo discontinuo e sporadico. Ma la situazione era, nella nostra provincia, come nel resto d’Italia, a dir poco drammatica, e così, anche nel modenese, il desiderio di ritornare ad una situazione di tranquillità fece sì che tante parti della società civile si riunissero per cercare di mettere un freno alla sovversione rossa.

Nel frattempo, numerosi Modenesi si aggregano alle forze che il poeta Gabriele d’Annunzio aveva raccolto attorno a sé per quella che fu chiamata la spedizione fiumana. (4)

Il successo socialista è favorito e accompagnato da un non infrequente ricorso alla violenza, che tocca il culmine nell’eccidio di Decima di Persiceto, quando, il 7 aprile del 1920, nel corso di una manifestazione e dei successivi scontri con i Carabinieri, si hanno cinque morti (tre ancora nei giorni successivi) tra i contadini.

Nonostante tutto, però, lo strapotere socialista come i fatti dimostreranno, assomiglia ad un gigante dai piedi di argilla, che non è in grado di ribaltare la situazione, aldilà degli esiti delle competizioni schedaiole.

Correrà di bocca in bocca, per esempio, la notizia che, alla manifestazione conclusiva dei funerali delle quattro vittime provocate da un tentato assalto al Municipio, il 7 luglio, è bastato, in piazza S. Agostino, lo scoppiettare del motore di un autocarro, scambiato per il fuoco di una mitragliatrice, a sciogliere una minacciosa manifestazione di molte migliaia di scioperanti.

È un segnale incoraggiante per i pochi ardimentosi (qualche decina) che, alla riunione costitutiva del Fascio – “rinnovato” anche qui, dopo i timidi tentativi dei quali si è detto –, il 16 novembre del 1920, presente Luigi Freddi inviato da Milano, dichiarano la loro volontà di scendere in campo a rivendicare le ragioni della guerra e chiedere la fine della prepotenza anarco-socialista.

L’incontro si svolge in un granaio ricavato nel sottotetto di un edificio al numero 11 di via S. Agnese “cui si accedeva per una stretta scala, incomoda a salire, ma facile a difendersi”.

Ruolo decisivo ha l’ex Capitano degli Arditi, smobilitato alla fine del 1919, volontario fiumano, laureando in Legge, Enzo Ponzi, che si dà da fare a trovare iscritti e si “inventa” le prime uscite pubbliche:

 

La sera stessa (del 16 novembre ndr) percorremmo in lungo e in largo la città, indrappellati per tre, alla foggia degli Arditi, e cantando “Giovinezza”; non eravamo che cinquanta, ma bastammo per incutere ai sovversivi un salutare timore. Sciolto il raduno, il Direttorio approvò il manifesto da indirizzare alla cittadinanza, redatto da Carlo Zoccoli, nonché un messaggio di devozione a Benito Mussolini.

Il giorno seguente il Direttorio si riunì nuovamente e mi nominò Segretario Politico. (5)

 

I fascisti modenesi, arrivati anche più tardi dei loro camerati di altre parti, non intendono comunque perdere tempo. Il 18 novembre, prima intervengono, inquadrati, ad una cerimonia alla Scuola Militare, e poi, al pomeriggio, con il supporto di una trentina di bolognesi, danno vita a scaramucce in varie parti della città.

I petroniani, guidati da Leandro Arpinati, sono arrivati a piedi, a causa della panne (sarà una circostanza ricorrente nella futura stagione squadrista vera e propria, talora con conseguenze drammatiche) del loro mezzo di trasporto. Instaurano però, con la loro presenza, una consuetudine di “interscambio” che subirà una drammatica controprova in occasione dei fatti del 24 gennaio dell’anno successivo.

Rinfrancati dal fatto di non sentirsi più soli, ma parte di un movimento che sta crescendo ovunque, e particolarmente nelle zone limitrofe, i modenesi passano all’offensiva: “le scazzottate e le bastonature tra i giovani fascisti e i sovversivi hanno una frequenza quasi quotidiana. Presto al posto dei pugni e dei bastoni si usano le rivoltelle”.

Si verificano incidenti il 22 novembre e la notte del 27, mentre aumenta la simpatia di quanti sono stati vittime o anche solo indifesi spettatori della violenza socialista nel “biennio rosso”. È così possibile la costituzione dell’Avanguardia Giovanile, mentre sempre più numerosi si fanno quelli che si offrono di “dare una mano”, ora che il vento sta cambiando.

L’11 dicembre i primi squadristi invadono il Consiglio Comunale, e con la sola presenza fanno capire agli avversari che il successo conseguito alle elezioni amministrative può rappresentare il loro canto del cigno.

Per non lasciare dubbi, nove giorni dopo, “bissano” con il Consiglio Provinciale.

Per il resto, non si perdono in prolisse elucubrazioni teoriche, ma si limitano a riaffermare pochi fermi capisaldi, in parte mutuati dalle indicazioni che provengono da Milano, all’insegna di un fattivo pragmatismo anti-ideologico, chiaramente espresso nello Statuto e che rappresenta la vera novità del panorama politico nazionale: “Il Fascio non ha pregiudiziali politiche. Accoglie nel suo seno uomini di qualunque fede e di qualunque condizione sociale, purchè abbiano profondo nell’animo l’amor di Patria e vogliano concorrere ad assicurare a tutti i cittadini l’esercizio tranquillo e prolifico della propria libertà”.

La scelta dell’azione e il rifiuto delle fumoserie parolaie sono alla base anche del successo che il movimento mussoliniano, proprio negli stessi giorni, comincia a raccogliere pure nella provincia, attirando in particolare quegli elementi che avevano creduto nelle promesse di redenzione socialiste, ma erano poi rimasti delusi dal comportamento dei capi:

 

Alla rapida diffusione del fascismo giovò certamente molto lo spettacolo di incredibile vigliaccheria offerto dai prepotentissimi capi socialisti venuti da fuori, che, ove non fuggirono, si piegarono a tutte le umiliazioni.

Molti fra i migliori operai socialisti, gli unici forse che avevano seguito i Messia in buona fede ne furono profondamente offesi ed ebbero l’amara convinzione di essere stati tratti in inganno: dopo il primo disorientamento, un po’ per ribellione, e molto perchè l’audacia e la franchezza dei metodi fascisti trovavano nel loro naturale temperamento assai più rispondenza che non le confuse ideologie comuniste, essi chiesero di iscriversi al Fascio.

Ne vennero in principio dalle Leghe dei birocciai e dei facchini, e poi anche dalle altre. (6)

 

Improbo il confronto tra la “incredibile vigliaccheria” sovversiva e la spavalderia di uomini che non hanno paura di rischiare in proprio, anche la vita, forti di un’esperienza di guerra che li ha forgiati.

È il caso soprattutto di Carpi, dove agli inizi di dicembre nasce un Fascio destinato a far parlare di sé (forse più di quello del capoluogo), ad opera di tre ex combattenti di valore: Bruno Meloni, Ufficiale decorato, Virginio Lancellotti, accorso volontario, allo scoppio della guerra, dal lontano Messico, e Guglielmo Nobis, Tenente degli Arditi e legionario a Fiume.

Tre personaggi molto “caratteristici”, che meritano uno schizzo in pochi righi, tratto dalla bibliografia – anche non “amica” – disponibile sul tema:

 

–        Bruno Meloni: “Poiché ancora non esisteva a Carpi alcuna organizzazione periferica, si rivolse al fascio di Bologna, da cui era già giunta l’eco delle prime vittoriose azioni, e si recò da Leandro Arpinati, il 20 novembre 1920, per avere istruzioni ed aiuto. Sentendo odor di polvere, si trattenne a Bologna anche l’indomani, e prese parte così alla battaglia davanti a Palazzo d’Accursio che doveva culminare con l’efferata uccisione dell’avv. Giulio Giordani”. (7)

–        Virginio Lancellotti: “Nato a Carpi nel 1887, a sedici anni se ne va per il mondo in cerca di avventure. È mozzo su una nave, nel 1904 è in Russia, poi in Estremo Oriente e infine in America. Fa mille mestieri: il meccanico, il minatore, il conduttore di caldaie a vapore, il cercatore d’oro in Alaska. Combatte in Messico contro il presidente Diaz nel movimento “Tierra y libertad”, è incarcerato negli Stati Uniti, evade e torna in Patria, per combattere nella Prima Guerra Mondiale”. (8)

–        Gugliemo Nobis: “[…] è davvero un personaggio. A Carpi è rimasto leggendario. È stato un valoroso combattente, Capitano degli Alpini, Ardito superdecorato, legionario fiumano e amico di d’Annunzio. Spirito irrequieto fino alla morte (morirà prigioniero in India nella Seconda Guerra Mondiale) diviene ben presto a Carpi il più acceso interprete del nuovo movimento, il fascismo.

[…]

Vuole fare repulisti di tutto, picchia tutti i socialisti che incontra, tanto che, quando al bar Milano entra lui, si fa il vuoto, come nei saloons nei film western. Piccolo, magro, tutto nervi, la faccia olivastra scavata, alla Gian Maria Volontè, gli occhi infossati che mandano lampi, è il ras di Carpi. Tutti lo temono perchè molto facile a menar le mani e ad agitar sedie. Da solo, con una banda di fascisti più perdigiorno che uomini d’azione, tiene a bada tutti i socialisti e gli anarchici di Carpi e dintorni”. (9)

 

Non è quindi un caso se, con simili elementi, proprio a Carpi venga portata a termine la prima vera azione squadrista nella zona di Modena. L’11 dicembre, con l’intervento di camerati bolognesi (tra Carpi e Modena c’è un’antica, paesanissima ruggine), viene inaugurato il Fascio, e, a seguire, si prova l’assalto alla Camera del Lavoro, con zuffe e scambi di colpi di rivoltella che si protraggono anche il giorno dopo.

I tempi sono ormai maturi perché accada qualcosa di irreparabile.

 

FOTO 1: il libretto che riporta il discorso di Ponzi, commemorativo della fondazione del Fascio

FOTO 2: Enzo Ponzi in guerra

 

 

 

 

NOTE

  1. In: Pietro Alberghi, il fascismo in Emilia Romagna, dalle origini alla Marcia su Roma, Modena 1989, pag. 102
  2. Ibidem
  3. In: Michelangelo Bellinetti, Squadrismo di provincia, nascita dei Fasci di combattimento in Polesine 1920-21, Rovigo 1985, pag. 16
  4. Bruno Zucchini, Modenesi in camicia nera, Modena 2016, pag. 27
  5. Enzo Ponzi, Il ventennale del Fascio di Modena (radiotrasmissione tenuta alla Radio-Fiera di Modena il 24 aprile 1940), Modena 1940, pag. 6
  6. Vico d’Incerti, Carpi Fascio della prima ora, Carpi 1935, pag. 18
  7. Ibidem, pag. 15
  8. Anna Maria Ori, Carpi Fascio della prima ora, autorappresentazione dei “superfascisti” carpigiani, in: AaVv, Fascismo e Antifascismo nella Valle Padana, Bologna 2007, pag. 167
  9. Franco Focherini, Il fascismo modenese minuto per minuto, Modena 2001, pag 38

 

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Categorie: Controstoria, Storia del Fascismo

Pubblicato da Giacinto Reale il 6 Gennaio 2021

Giacinto Reale

Nato a Bari intorno alla metà del secolo scorso, vive a Roma. Ha sempre coltivato la passione per cose di storia, alla ricerca di una verità che intuiva essere non di rado diversa da quella dei “sacri testi”. Coltiva, ultimamente, uno speciale interesse per vicende e uomini del primo fascismo, convinto che lì c’è tutto: quello che il fascismo fu, e, soprattutto, quello che prometteva di essere……

Commenti

  1. Grazie, molto interessante.
    Che tipo questo Virginio Lancellotti.

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