L’odore delle bugie – Livio Cadè

L’odore delle bugie – Livio Cadè

Le bugie hanno un odore acre e penetrante. L’aria ne è satura, i suoi miasmi penetrano ovunque. Persino in Vaticano, tra intrighi curiali e fumi d’incenso, si respira un greve tanfo di menzogne. I più non lo avvertono, essendo pseudofagi. Si cibano di bugie, e il loro olfatto vi è ormai abituato. Anzi, sono convinti che l’informazione ufficiale fornisca ogni giorno nuove razioni di sacrosanta verità.

Le bugie son composte di atomi, molecole, tessuti. Quando giungono a formare un intero organismo diventano ‘versioni ufficiali’, di natura pubblica o privata. Nella prima son contenuti i tipici olezzi del giornalismo ufficiale, della medicina ufficiale, della storia ufficiale, della religione ufficiale, dei comunicati ufficiali e così via.

Molti credono a tali esposizioni dei fatti perché affetti da una sorta di neotenia spirituale. Anche in età adulta conservano tratti di soggezione infantile nei confronti di esperti e autorità. Ne fanno le ipostasi di potenti e onniscienti Genitori, con conseguenze nefaste nella comprensione della realtà. Questi pseudo-genitori infatti non hanno scrupoli nel mentire. Paradigmatico è il recente caso della pseudo-pandemia, questa sorta di fiaba ipnotica e angosciante, apoteosi della ‘versione ufficiale’ e del suo carattere manipolatorio.

Ogni manifestazione ufficiale di carattere scientifico, morale o culturale, ha per i più natura apodittica, potenza oracolare. Ma tale fenomeno ha le sue prime origini nel privato. La versione ufficiale nasce come elaborazione dell’immagine di sé. È una specie di film in cui ognuno proietta la sua vita. Quando lo mostra agli altri ne taglia alcune scene, altre le modifica. Ma anche la copia per sé fa ampio uso di invenzioni e specchi deformanti.  Perché in realtà l’uomo ha bisogno di mentire a sé stesso prima che agli altri.

Così, ogni società composta di bugiardi deve di necessità mentire a sé stessa. I valori che esibisce sono ipocrite foglie di fico. La Versione Ufficiale, nata da una rimozione psichica, diviene prassi del mentirsi l’un l’altro, conformismo della falsità. È l’intreccio di forze suggestive e autosuggestive; rappresentazione di sé con cui la società e gli individui che la compongono, in modo solidale, sostituiscono i fatti con versioni ad hoc.

La bugia è la più elementare e diffusa forma di potere perché permette a chiunque un controllo sulla realtà. Presenta un doppio vantaggio: illudere ed essere illusi. Col tempo il mentire forma un blocco compatto, la cui stabilità poggia sulla coerenza delle bugie che ne formano la base. Diviene così fondamento della personalità individuale e dei vari statuti sociali. Come un ammortizzatore, stempera gli attriti tra la coscienza e il reale.

La ‘versione ufficiale’ non è una copertura superficiale della verità. Se scavassimo, troveremmo altre bugie. Vi sono persone e società che mentono a sé stesse per nascondere una bugia più profonda che ne copre un’altra più profonda ancora. Forse esiste una Menzogna Madre, radicale e originaria. O forse la vita è come una cipolla, strati di bugie senza un nocciolo. Cercando potremmo forse scoprirlo, ma l’attenersi alle versioni ufficiali provoca un’atrofia progressiva nell’organo della realtà.

Se capita che qualcuno si metta a cercare è perché le bugie, a lungo andare, possono creare sofferenza. Se una bugia ne contraddice un’altra, se un complesso di bugie entra in conflitto con un altro, si incrina quella stabilità interiore fondata su un auto-inganno armonico, e si manifestano delle crepe, ossia disturbi psichici di natura personale o collettiva.

In tal caso si può prendere coscienza della propria inautenticità e intraprendere una dolorosa discesa agli inferi, negli abissi della realtà negata. Il primo passo verso la verità è smantellare le versioni ufficiali, quelle di dominio pubblico come quelle più personali. Si ritorna così gradualmente pseudo-sensibili e si impara nuovamente a riconoscere l’odore della bugia. Questo però costa tempo e fatica. Più comodo è inventarsi nuove bugie o puntellare quelle vecchie. Psicoterapie o artifici intellettuali possono rimpiazzare le menzogne traballanti con altre più solide e funzionali.

La versione ufficiale coincide in sostanza con la difesa di una identità. Non fidarsene significherebbe dubitare di sé stessi. Governo, sanità e mass media non potrebbero ammannirci ogni giorno fanfaluche su contagi e vaccini se la gente non conservasse nel fondo dell’anima questa colpevole abitudine di fuggire la verità, di illudersi. È per questa tacita connivenza col falso che la gente si piega docilmente ai decreti; trova sensati protocolli assurdi, ed è pronta a consegnare la sua vita nelle mani di manipolatori scientifici senza scrupoli. E non si può dire se goda più chi inganna o chi è ingannato.

Alla gente non interessa la verità, non la cerca, ne ha paura. La rassicurano solo le versioni ufficiali. Ne ha bisogno come di una droga per sedare i propri dubbi esistenziali. Si guarda bene dal verificarne l’autenticità, dal vederne la fallacia o l’incoerenza. Il suo equilibrio mentale si fonda sulla complicità tra le bugie del Sistema e le sue. Prova quindi un’animalesca ostilità verso chi le metta in discussione. Teme chi minacci di smascherare la sua collusione con un sistema strutturalmente falso. Non si confronta sul piano dei fatti oggettivi, dove fiuta una minaccia per la sua bolla psicologica. Si limita a esorcizzare con formule magiche o con scomuniche ufficiali ogni forma di pensiero divergente. E definisce ‘negazionismo’ ciò che nega la sua negazione della realtà.

La nostra società, secondo vecchi canoni totalitari, si difende dai dissidenti classificandoli come casi patologici. Nel definirli ricorre alle solite infamanti etichette: “negazionisti, complottisti”. Per confutarli non porta prove reali ma sentenzia ex cathedra che i loro argomenti sono deliranti o farneticanti. Termini che suonano come anatemi e scongiuri, e rivelano la sua isterica paura della verità.

In fondo, la Versione Ufficiale è una religione, e oggi un esercito di chierici fa muro per proteggerne il dogma. Politici, medici, giornalisti, son tutti mossi da un’apparente preoccupazione per il bene comune. Mentono, e lo si vede benissimo. Ma la sensibilità comune non lo nota, essendo ostruita da vecchi coaguli di bugie. Eppure, in quei paladini dell’ufficialità, è evidente il conflitto tra la maschera e il volto, la frattura tra la coscienza e l’inconscio. Occorrono anni di ferrea, gesuitica disciplina, oltre a un eccezionale talento, per celare questi intimi dissidi. E i nostri pubblici bugiardi non sono certo dei Mazzarino.

Prendete un politico noto. La mimica innaturale, l’affettazione della voce, ogni parola tradisce in lui la falsità. Ma anche fosse maestro nel simulare e nel dissimulare, abile nell’illudere occhi e orecchi, non potrebbe ingannare un olfatto sano. Non il senso fisico, ma un organo più sottile, un naso spirituale. Allora, se anche cercasse di coprire il fetore delle bugie in un’aura di artefatti profumi, pensereste di lui ciò che Napoleone diceva di Talleyrand: “merda in calze di seta”.

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 10 Gennaio 2021

Commenti

  1. Rossella

    Grazie, i suoi articoli sono di conforto e di supporto in questo periodo. Danno forma al mio sentire, che mai ha vacillato ma molto ha subito.

  2. Livio Cadè Staff

    Il politico raffigurato nell’immagine appare privo di testa. Questo per qualcuno può implicare un doppio vantaggio. Primo, può aggiungere mentalmente la faccia di un politico a sua scelta. Secondo, può immaginare che il politico in questione sia stato già decapitato.

  3. Paola

    Straordinario. Grazie, come sempre. Anzi, di più. Perché è sempre più difficile..

  4. “Il politico raffigurato nell’immagine appare privo di testa. Questo per qualcuno può implicare un doppio vantaggio. Primo, può aggiungere mentalmente la faccia di un politico a sua scelta. Secondo, può immaginare che il politico in questione sia stato già decapitato.”

    Ahah! Che cattivo.
    Il politico e’ privo di testa perche’ alla politica lui presta solamente il corpo, e dietro compenso.
    Ma non vorrei che questa idea del corpo a gettoni faccia nascere associazioni mentali improprie con altre professioni, tutto sommato piu’ rispettabili.

  5. Dafne

    Egregio Cade’, giusto ieri ospitavo a pranzo nella mia umile ma felice dimora di campagna un parente acquisito, che nella sua semplicità, parlando di chi mente diceva “le persone che mentono le riconosci subito, loro credono di nascondersi bene ma i loro occhi le tradiscono: rimpiccioliscono come quelli delle serpi e i loro volti imbruttiscono, come fossero posseduti da uno spirito maligno”.

    E ha perfettamente ragione.
    Basta guardare i volti dei nostri indegni politici degli ultimi 30 anni, ma soprattutto dell’ultimo anno: così distorti e abbrutiti nei loro malefici ghigni, negli occhi strabici, nei loro sorrisi a denti stretti con i tendini del collo che quasi esplodono dallo sforzo…volti che sembrano usciti da quadri di Bosch o Blake, incubi e succubi insieme con forme vagamente umanoidi. Orrendi, e destinati a compiere orrori. Non vengono scelti a caso fin da tenera età a mio avviso, poiché i loro volti dicono tutto, ma proprio tutto.
    E sono certa che emanano anche un fetore infernale, da vicino.
    L’universo me ne scampi.

    Ma c’è che in quei volti deformi riesce persino ad avere fiducia, poiché ha bisogno di quell’orrore che rappresenta il suo orrore interiore, il daimon (mi si perdoni il termine che sembra usato a casaccio qui, ma non lo è) che non riesce a comprendere e tanto meno a gestire, e il non saper gestire quello significa non avere la più pallida idea di cosa sia, la verità.

    Perché la verità non arriva mai su un letto morbido profumato di rose, ma da notti insonni popolate di spiriti di ogni foggia che bisogna affrontare.
    Letti di spine che lasciano solchi sanguinolenti a lungo.

    Questa società volge al termine poiché ha scelto la menzogna come facile scappatoia, ma scoprirà ben presto che era solo un sogno. Il risveglio sarà traumatico e il finale diverso per ognuno, dipendentemente da chi è dentro e cosa attrae al di fuori di sé.

    Grazie per questo altro pregevole pezzo.

    • Kami

      Il tuo parente, nella sua semplicità, ha colto un dettaglio davvero fino che per vederlo ci vogliono “occhi” molto sensibili. Forse occhi molto semplici. A proposito di occhi, non erano lo specchio dell’anima? 🙂 ho detto tutto..
      “Il risveglio sarà tramautico e il finale diverso per ognuno”, non sai quanto sono d’accordo con questa affermazione. Sento che gli esiti saranno estremamente differenti da persona a persona, così come questo 2020 è stato per alcuni una benedizione, per altri una maledizione.
      Articolo sempre al top comunque 🙂 Non fantastico di decapitare nessuno però, a meno che non ci si decapiti tutti quanti. I nostri governanti e lo stato generale delle cose sono frutto dell’Umanità tutta come organismo collettivo e, volenti o nolenti, solo pochissimi possono dire di non entrarci nulla. Per di più la storia ci insegna che a certi mostri le teste ricrescono sempre. 😉 Un saluto! Kami

      • Livio Cadè Staff

        Gentile Kami, Le confesso (e visto l’argomento cerco d’essere sincero) che il nobile precetto dell’ahimsa si è realizzato in me in modo alquanto difettoso, almeno finora. Infatti a volte penso che non mi dispiacerebbe veder rotolare qualche testa. Mi dispiace per questi miei impulsi violenti, però negarli sarebbe un’altra bugia…

        • Kami

          Un po’ di violenza fa buon sangue, se si riesce a trascendere e sublimare ci rinforza parecchio anche lei. Come del maiale, non si butta via niente. Poi ho solo detto che non fantastico di decapitare nessuno, mica che mi tirerei indietro da dare due colpi a chi di dovere eh 🙂 grazie per l’onestà e per le riflessioni sempre molto profonde. Un saluto! Kami

  6. Nonno Luca

    Grazie sig Cadè,
    il suo scritto mi ha fatto ricordare quasi dimenticate letture di quando ero giovanotto (oggi compio 60 anni)
    Ma certe definizioni non si dimenticano facilmente e questa è tremendamente attuale:

    Si mente, sì, con la bocca, ma con il ghigno che si fa in quel momento si dice pur sempre la verità.
    Friedrich Nietzsche

    come ha scritto lei, bisogna però avere la sensibilità idonea a cogliere quel ghigno che magari qualcuno scambia per un amichevole sorriso.

    un saluto
    Luca Lucà

  7. Anita

    Grazie di cuore, questo articolo fa riflettere molto

  8. Marina

    Bellissimo articolo, grazie…

  9. Francesco Colucci

    Costoro non sono veri mentitori: sono solo affabulatori dilettanti che si trincerano dietro lo scudo del dogma prosperando sulla nostra pavida acquiescenza e remissività. Per ben mentire, e mentire a tutti lungamente, occorre un’intelligenza subdola e sopraffina che costoro non posseggono in alcun modo: lo stesso Talleyrand proverebbe per loro imbarazzo e compassione. Sono rimasti solo gli escrementi, di calze di seta non se ne fabbricano più da molto tempo. Non essendo perciò neppure capaci di mentire con grazia e con stile, non hanno altra maniera di tirare a campare che ricorrere ai vecchi e logori strumenti del potere: l’intimidazione, la minaccia, l’ammenda, la censura. Dobbiamo piangere esclusivamente noi stessi se abbiamo affidato a questi cialtroni di pifferai il compito di liberare la città dai topi che esistono solo nei nostri febbricitanti e infantili incubi notturni. Degna è la vita di colui che è sveglio, ma ancor di più di chi diventa saggio, e alla sua gioia poi si ricongiunge. Non sono parole mie, ma di Franco Battiato.

    • Livio Cadè Staff

      Sono a tutti gli effetti dei veri mentitori, ma rozzi, grossolani. Nessuna persona, a meno che non abbia i sensi atrofizzati, potrebbe credere alle loro bubbole.

  10. Francesco Colucci

    La vera questione è proprio l’atrofizzazione dei sensi, l’estinzione della dialettica, l’ignoranza di ogni dettato morale o spirituale alto, soppiantati dalla melassa di un sentimentalismo pret a porter che nulla ha più a che fare con l’etica, e neppure con l’esercizio stesso della politica e del potere. Un tempo chi governava i popoli e reggeva le nazioni apparteneva a una casta a parte, per nobiltà di sangue, per discendenza, per grazia trascendentale, per carisma, per educazione. Codesti sono invece mentecatti figli di una società e di una civiltà mentecatta par loro. Godono dei piccoli e miseri privilegi conferiti loro dalla visibilità e dall’illusione di un potere decisionale di cui invece gli Stati e le istituzioni cosidette democratiche sono oramai competamente svuotate e disossate. Non hanno nè autorità, nè autorevolezza. Cadono e cadranno da soli, come sonnambuli, invischiati nelle loro patetiche congiure di palazzo. Cadono perchè tutti noi cadiamo. Cadono perchè è l’umanità stessa a cadere, preda delle sue paure e delle sue favole. E purtroppo la menzogna è destinata a perpetuarsi perchè quando l’uomo non crede più a nulla, è disposto a credere a qualsiasi cosa.

    • Livio Cadè Staff

      «Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto.» (Chesterton)
      Comunque, come ho scritto, io penso che molti credano alle fandonie del regime perché, prima ancora, si sono abituati a credere alle bugie del loro “Super-Io”, ossia alle balle che si raccontano da soli.

  11. Luca Bertan

    Grande sintesi.. complimenti

  12. Francesco Colucci

    Sono d’accordo con questo suo ultimo commento. Se l’individuo non ha nè coscienza nè percezione della sostanza del proprio io autentico, o della sua vacuità, perchè paradossalmente l’una e l’altra si ri-congiungono e si ri-compensano, naturalmente egli si aggapperà all’identità artificiale del super-io come scialuppa di salvataggio e rifugio di protezione dalle angosce causate dalla propria condizione di ignoranza. Da questo punto di vista, il super-io sostituisce e surroga la vacanza e l’insussistenza dell’io, che è sempre e comunque oggetto e soggetto di sperimentazione, di ricerca, di affermazione e di negazione, così come nel Tao la via, che è una via, non è la Via, e il nome, che ha un nome, non è un Nome. Le nostre menzogne, le menzogne che raccontiamo a noi medesimi, i personaggi che indossiamo e che subiamo, per citare ancora Battiato, servono unicamente a colmare l’orrore del vuoto-non-vuoto in cui germina, cresce e si sviluppa l’Essere. Orrore, naturalmente, solo apparente, così come le tenebre, solo apprentemente, sono la negazione della luce. In una società che rifiuta e rinnega costantemente l’approdo all’età adulta, con tutte le prove, le sfide e le responsabilità che essa comporta, non rimane che raggomitolarsi nel grembo di falsi genitori, di patrigni e matrigne, che a loro volta partoriscono mostri ed idioti senza mai essere stati fecondati da altri che non i propri sciocchi demoni.

  13. Rosario

    Poco fa mi capitato di leggere questo testo senza che fosse chiara immediatamente la fonte. Dicevo che era un testo geniale.Ne assaporavo il colto stile nel palato letterario mentre i singoli termini salivano al cervello incantandolo. Il maestro Cadè non sbaglia un colpo

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