Correvano i dì della memoria – Livio Cadè

Correvano i dì della memoria – Livio Cadè

“Non ho forse ragione di dolermi per ciò che l’uomo ha fatto dell’uomo?”

(Wordsworth)

 

Chi si ponesse criticamente di fronte al Giorno della Memoria per denunciarne gli stereotipi retorici, la meccanica iterazione di frasi, i concetti inamidati, l’ostentazione di sentimenti, ne vedrebbe solo la superficie, cioè la sua natura di catechesi storica e politica, e non ne coglierebbe il senso profondo, che è quello di una liturgia, di un sacro Mistero. Noterebbe solo la sequela di panegirici o di condanne sociali e non il rigoroso palinsesto di un ufficio religioso, come una Messa in cui all’Introito segue l’atto penitenziale, il Gloria, l’omelia, l’offertorio, l’eucaristia, la benedizione e il liberatorio commiato.

Nelle celebrazioni di quest’anno forse la mascherina si unirà ad altri simboli della sofferenza umana, in un affratellamento ideale in cui baci e abbracci ecumenici saranno purtroppo proibiti. Forse l’espandersi di un Male psichico e storico verrà assimilato al contagio virale. Ci troveremo a ricapitolare per l’ennesima volta i numeri delle vittime, i luoghi, le circostanze, i fatti. Antichi e nuovi negazionismi verranno colpiti da un’analoga scomunica. Dovremo esibire pietà, sdegno, esecrazione e formulare sacri voti di libertà e democrazia: mai più barbarie, prosciugheremo i fiumi di sangue della Storia e faremo scorrere fiumi di latte e miele.

Sarà il solito intrecciarsi di agiografie, demonologie e martirologi.  I venerabili sopravvissuti allo sterminio, sempre più incartapecoriti, ci sfileranno davanti come in una devota ostensione di reliquie. Immersi nella sacralità del dolore, che purifica, attingeremo uno stato di innocenza e nobiltà. È un Rito che predispone i cuori alla fede, alla devozione e al pentimento. Dolersi dei suoi formalismi, dei suoi frusti e inderogabili luoghi comuni, sarebbe come lamentarsi per la ieratica fissità del Credo di Nicea. Questa rigidità è tipica di ogni dogma o verità rivelata. Sottoporla a critica razionale  significherebbe profanarne la natura mistica.

Si potrebbe obiettare che vi sono molti altri olocausti da ricordare. I massacri perpetrati ai danni di milioni di contadini ucraini o di nativi americani, di armeni, curdi, aborigeni australiani, le vittime dei khmer rossi, i dieci milioni di congolesi uccisi da Leopoldo II, i sei milioni di sudanesi massacrati dagli inglesi, le foibe, i roghi dell’Inquisizione, le stragi in Vandea, le guerre di religione, le campagne napoleoniche e garibaldine, le decine di milioni di cinesi vittime del maoismo, il genocidio del popolo tibetano o dei Tutsi nel Ruanda, le tante vittime degli stessi ebrei ecc.

Dunque ogni giorno dovremo dilungarci in commemorazioni sussiegose, far discorsi contriti sulla crudeltà e la follia umana? Recitare interminabili litanie di vittime e carnefici, giurando di astenerci per sempre dal male, ormai redenti e illuminati da un tragico passato? Confuse in una dolorosa moltitudine, tali ricorrenze perderebbero ogni significato e valore. La gente si trascinerebbe con malcelato tedio da una cerimonia all’altra, seguendo gli stanchi e coatti corifei.

Le scolaresche sarebbero precettate a compiere viaggi pedagogici in Cina, Cambogia, Vietnam, Australia, ex Unione sovietica, Africa, America del Nord e del Sud, a visitare ospedali, carceri, antiche camere di tortura ecc. Una liturgia della memoria tanto scrupolosa sarebbe una reductio ad absurdum. Le infamie da ricordare ed esecrare sarebbero così numerose che probabilmente le dimenticheremmo tutte.

Occorreva perciò scegliere un caso e renderlo summa dell’ingiustizia universale, vicario d’ogni altro dolore. Riassumere tutto in una Sacra Rappresentazione in cui si compiangesse la sofferenza di un popolo, icona assoluta della vittima, e insieme si aborrisse l’inumana ferocia dei suoi persecutori, sintesi di ogni prevaricazione e violenza. E così si è fatto. Il motivo della scelta è per altro insondabile, imperscrutabile come la ragione per cui un popolo è eletto da Dio.

Questo culto mnemonico mobilita la commozione popolare e definisce un’identità collettiva. Come un solerte segretario ci ricorda da che parte stanno il Bene e il Male, salvandoci dallo restar smarriti tra i dubbi e le perplessità della storia. L’ufficialità, l’unanimità delle emozioni, ci illumina e ci guida con la forza di un riflesso condizionato, e ci permette di prender posto tra i Giusti.

Il Giorno della Memoria separa le pecore dai capri. Con un giudizio universale e inappellabile divide vittime e colpevoli. Ci si chiede di compatire e condannare, e questo ci fa sentire tutti più virtuosi. Eppure, se cercasse nel fondo dell’anima, ogni uomo troverebbe una complicità col Male che dovrebbe renderlo cauto nel giudicare. Ma un sacro Mistero non può concedersi il dubbio su sé stesso. Perciò, come si brucia la Vecchia per propiziare il ritorno della primavera, si dà alle fiamme qualche emblematico Barbablù della storia per esorcizzare i fantasmi della nostra coscienza.

Riconoscendo la malvagità del prossimo, proiettiamo il Male fuori di noi e ce ne sentiamo liberati. Così la nostra società assolve sé stessa mediante la confessione dei peccati altrui. La memoria ufficiale diviene un fonte battesimale dove immergersi e sciacquarsi da una colpa originale. Esclusi dal lavacro collettivo, gli immondi, i mostri del passato, subiranno il rituale anatema, mentre noi, i purificati, formeremo l’assemblea dei Giudici e dei Santi.

Il piano della realtà si inclina e la storia scivola in una dimensione mitologica. L’ebreo, il nazista, il lager, i liberatori, diventano simboli di un dramma cosmico, di un’epopea metafisica; strumenti di un rito apotropaico che vorrebbe fugare gli spettri di guerre, torture e genocidi con parole e formule magiche. Così, risentiremo i triti sermoni, le frasi edificanti dietro cui si nasconde l’eterno opportunismo della politica, il suo incurabile cinismo. E dietro di loro, l’inemendabile natura umana.

Le forze distruttive che abitano l’uomo non verranno certo imbrigliate coi lacci di prediche ed esortazioni moraleggianti. Il nostro teorico amore per la pace sarà prima o poi contraddetto dalla pratica. La storia è da sempre un ribollire di empietà e violenza. Se l’uomo fosse buono e saggio per natura, la vita su questo pianeta avrebbe avuto un altro corso. Invece l’uomo è ambiguo, pietoso e crudele, avido e generoso, magma di forze contraddittorie, un mistero a sé stesso. Forse è questo che dovremmo ricordare.

Dovremmo dedicare un giorno alla memoria di un uomo che è nemico dell’uomo, nemico a sé stesso; che usa Dio e il Bene come pretesto per la guerra, il genocidio, la conquista, la distruzione del creato; che sentendosi popolo eletto o razza superiore si ritiene chiamato a dominare il mondo. E insieme dovremmo ricordare che lo stesso uomo era in origine un progetto d’amore. Quest’uomo non è né un nazista né un ebreo. Siamo noi. Se ci togliessimo le nostre lenti manichee, vedremmo che vincitori e vinti, vittime e colpevoli, son fatti della stessa stoffa. Ma noi pesiamo il passato con una bilancia contraffatta, accettando negli uni ciò che troviamo imperdonabile negli altri.

“Non dimenticare, per impedire che la storia si ripeta” è solo un’utopia puerile e non impedirà che la storia compia i suoi eterni ritorni. Chi può essere tanto ingenuo da credere che il ricordo dei mali passati ci preservi da quelli futuri? Dovremmo supporre che la gente da sempre soffra di gravi amnesie e che, scordando gli orrori del passato, vi ricada per un banale vuoto di memoria. Solo un’ipotesi tanto stupida può giustificare il vano esercizio scolastico che ci viene imposto: scrivere mille volte mai più! sulla lavagna della coscienza comune, come diligenti scolaretti. E illuderci che un tale espediente cambi il destino degli uomini.

In realtà, ci piace evocare il male perché ne siamo attratti. Ci affascina la violenza che conferisce potere sugli altri. Ovviamente, dal suo pulpito, qualche politico dirà che ogni violenza, di qualunque colore, va rigettata. E noi applaudiremo, aderendo toto corde a un così nobile principio. Perciò, quando la violenza ci apparirà necessaria, non la chiameremo col suo nome ma diremo che è dovere, responsabilità morale, obbligo di coscienza. E ne faremo una legge.

Con una logora e prevedibile retorica celebreremo ancora una volta l’apologia di noi stessi e del nostro sistema, che è il migliore dei sistemi possibili nei mondi possibili. Diremo che la pazzia e la cattiveria umana sono aberrazioni di cui soffrono solo tenebrose nature anti-democratiche ergo psicopatiche. L’autocompiacimento per i nostri sani sentimenti liberali si amplificherà in empatiche risonanze e ci offrirà una consolante catarsi.

La Messa è finita, andate in pace e in democrazia. Solo qualche scettico potrà sospettare che in tale tripudio di bontà e ipocrisia il fantasma della violenza passata serva a distrarci da quella presente. O che, ricordando le colpe di un regime da tempo sepolto, si vogliano obliterare i misfatti di un regime vivo e operante, favorendo altre e più opportune smemoratezze.

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 27 Gennaio 2021

Commenti

  1. Rita Remagnino

    Nemmeno io ho mai ben capito per quale motivo il “Giorno della Memoria” appartenga di diritto alla Shoah. Sembra quasi che quello degli ebrei sia stato l’unico, o comunque il più spaventoso, olocausto mai avvenuto sulla faccia della Terra. Quando invece la storia è piena zeppa di genocidi, anche più violenti, basti pensare a quelli commessi dagli spagnoli di Cortez e Pizzarro nelle Americhe, o dai liberali “anglosaxon protestant” ai danni dei nativi americani, da portoghesi e olandesi nelle colonie e da tutti insieme appassionatamente in Africa, dove un quarto di continente è stato deportato e ridotto in schiavitù.

    Come dimenticare poi l’olocausto avvenuto in Turchia durante la Prima Guerra Mondiale: circa due milioni di armeni morti e migliaia di deportati islamizzati a suon di frustate. Ufficialmente il fine degli aggressori era quello di raggiungere l’omogeneità etnica e religiosa. E questo solo per citare gli olocausti più noti, che però non hanno avuto effetti psicologicamente paralizzanti, né hanno creato particolari sensi di colpa nell’opinione pubblica occidentale, come invece è stato per la Shoah.

    Da quasi un secolo il dramma dell’Olocausto degli ebrei, che non è figlio del demonio o della mente di un folle ma l’inevitabile e logica conseguenza di un imperialismo criminale (come altri) armato di una ideologia razzista (come altre), è stato elevato ad una sorta di nuova ideologia, una specie di “male assoluto”, dopo essere stato abilmente decontestualizzato e destoricizzato dal punto di vista politico. Mah! … Eppure la violenza fa male sempre, l’intensità del dolore non dipende dal gruppo etnico che la subisce.

    • Livio Cadè Staff

      Un film che ti consiglio caldamente: The Fog of War: La guerra secondo Robert McNamara.
      Traggo alcune note dalla scheda Wikipedia relativa al film:
      “Per vincere una guerra è necessario uccidere 100.000 persone civili nel bombardamento di Tokio, in una notte? Il generale Curtis LeMay, Capo di stato maggiore dell’aviazione degli Stati Uniti, con dei bombardamenti a tappeto, come aveva fatto ad Amburgo e a Dresda, fece bruciare con una tempesta di fuoco 67 città giapponesi, con la perdita di 1,5 milioni di vite civili, più gli animali, prima di dare l’ordine di lanciare la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, col permesso del presidente Harry Truman, il 6 e il 9 agosto 1945. Il generale Curtis LeMay diceva: Se avessimo perso la guerra, saremmo stati noi ad essere processati come criminali di guerra. McNamara dice: Lui ed anche io ci siamo comportati da criminali di guerra.”

      • Lukas Diels

        Signor Cade’visto che e’in vena di consigli le consiglio di vedere “la verita’ dietro i cancelli” oppure ” il nemico occulto video”, oppure se vuole leggere “aaargh Italia” oppure Robert Faurisson Carlo mattogno ecc ecc ecc ecc lei li conosce questi studiosi e conosce pure come sonp censurati fdalla Tampa e dai media tuttii in mano Agli Ebrei xche’ la verita’sull’olotruffa degli Ebrei deve Continuare

    • Kami

      Salve. Perchè è stato scelto questo sterminio invece di altri (spesso e volentiero ben più feroci)? Perchè solo in questo modo si rispettano le caratteristiche dell’olocausto vetero testamentario, il sacrificio gradito a dio. Non a caso olocausto è una parola la cui etimologia significa “bruciato tutto”, ed infatti grande enfasi è posta sul fumo dei camini dove i corpi senza vita venivano apparentemente cremati a ritmo serrato. Così come sull’innocenza delle vittime e sulla loro purezza. E sul loro essere ebree ovviamente. Non so molto sui sacrifici animali ed umani nella storia, a parte che erano tradizionalmente officiati per ringraziarsi una divinità o per chiederle favori particolari in tempi duri. Detto ciò, non mi risulta strano credere che un movimento politico palesemente esoterico come quello nazista si sia dato all’officiare sacrifici umani per rinraziarsi una qualche divinità. Non so magari sono ipotesi mie, ma specialmente a seguito dei fatti di cronaca di quest’ultimo anno, mi risulta evidente che il materialismo ateo sia solo una “dottrina” per il popolino, mentre nelle sfere più alte una sorta di (pervertita) fede esista eccome. Che sia la stessa fede dei gerarchi nazisti, non lo so, pur sempre una fede nel soprannaturale è. Ma forse uscirei dal tema memoria e non è la sede appropriata per discuterne. Ovviamente questo a mio avviso. L’articolo mi ha fatto sorridere in più punti comunque, con una sonora risata sulle reliquie incartapecorite!! 🙂 Mi ha riportato con la Memoria anche ai tempi delle Scuole Medie, quando assieme a una compagna di classe andammo in gita al campo di concentramento di Mauthausen, dopo aver vinto un piccolo concorso letterario appunto sulla memoria. Data l’età, la stupidità era parecchia e più che di giornata della memoria ci interessavamo di ragazzini e sigarette; per farla breve perdemmo il nostro gruppo nel lager e ci trovammo a vagare tra le baracche per qualche tempo fino a che fummo ritrovate dai nostri accompagnatori. Questi poi ci redarguirono ben bene per aver osato divertirci e sopratutto ridere in quel luogo della memoria, come se fossimo state in chiesa o al cimitero e ci trattarono con una certa scostanza da lì in poi, quasi ostracizzandoci. D’altronde è questo cio che capita a rompere un taboo, no?

      • Livio Cadè Staff

        Beh, poteva andarvi peggio. In effetti, rompere un tabù andrebbe punito con la morte. Lei è stata fortunata a vivere in un tempo di tolleranza. Qualcosa del genere è successo anche a me, anni fa. Era il giorno della memoria e mi sono trovato in classe degli studenti reduci da uno dei soliti film mattone sull’olocausto. Erano molto compunti, funerei, atteggiati a grave serietà. Allora ho raccontato un paio di barzellette sugli ebrei. Quelli mi hanno prima guardato sgomenti, poi hanno cercato di reprimersi, infine sono scoppiati a ridere a crepapelle. E mentre ridevano eran presi da conati di colpa, di indegnità morale, e cercavano di smettere, ma più si sforzavano di tornar seri più ridevano. Una ragazza a un certo punto mi dice, quasi vergognandosi: “prof, ne conosco una anch’io”… C’era nel riso di quei giovani un’ebbrezza liberatoria. Lo so, porterò il peso dell’unanime condanna morale. Ma è più forte di me. Non sopporto l’ipocrisia.

    • Lukas Diels

      Madame forse lei e’a corto di letture altrimenti saprebbe che l’olotruffa dell’olocausto e’ il pegno pagato dagli sconfitti tedeschi ai Vincitori CRIMINALI ebrei, ormai lo sanno tutti che trattasi di un invenzione dei RABBINI ebrei perdiffamare i Tedeschi si guardi ” aaargh Italia”, decine di studiosi hanno smascherato sta Truffa!
      Cade’chissa ‘ a cosa pensa quando parla di sto argomento cerca di pararsi il sedere il più possibile onde evitare inconvenienti sgradevoli dal Giudagliame padrone di Tutto

  2. Dafne

    Mai avuto interesse per giorni della memoria non scelti da me medesima.
    I miei giorni della memoria li dedico agli animali e alle persone che mi hanno lasciato in questi anni per andare nell’oltre, e che ancora amo incondizionatamente.

    Anch’io detesto l’ipocrisia e il politicamente corretto e corrotto.

    Grazie come sempre a Cade’ per i suoi squarci di luce nel buio di questi tempi.

  3. Livio Cadè Staff

    Gentile signor Lukas, La ringrazio dei consigli. Ma se fosse come dice Lei non dovremmo credere più a niente, neppure alla pandemia! Lei forse non sa il mio rispetto per le Verità Ufficiali, quelle raggiunte per alzata di mano, com’è giusto in un sistema democratico. Se la maggioranza degli storici o degli scienziati dice una cosa, deve essere per forza vera. Così, come credo a quello che gli scienziati delle case farmaceutiche dicono del virus e dei vaccini, non vedo perché non dovrei credere a quello che storici autorevoli, obiettivi, imparziali, dicono dell’olocausto. Io almeno la penso così.

    • Lukas Diels

      Beh la pandemia e’la prima cosa proprio a cui non bisogna credere la dimostrazione vivente sono io che sono in Cambogia da 12 mesi con 0 morti niente mascherine niente di niente eppure i confini sono stati chiusi xche’giriatamente h anno paura che degli imbecilli turisti arrivino qui con idee malsane… Il seme della follia e’contagioso, veda lei se e’il caso di credere a sta truffa che viene sempre dalle stesse teste con la preso a da The in testa

    • rauch luca

      Considerazioni impeccabili..
      Di fronte alla verità..l’unica azione concessa è la sua esaltazione..
      Il judo lo insegna..e noi ne accettiamo la declinazione naturale rilanciando..

  4. Francesco

    Questo vorrei leggere sui giornali; ci da una misura del cinismo ed opportunismo con cui vengono trattati certi argomenti. Complimenti all’autore anche per la prosa elegante

  5. Lukas Diels

    Il giorno della bugia altro che giorno della memoria digitate” roger dommergue lettera a spelberg ” e’un peccato che un popolo come il vostro sia così ignorante in questa materia di capitale importanza

  6. Livio Cadè Staff

    Signor Lukas, io ammetto d’essere ignorante. Ma nessuno di noi, credo, ha memoria diretta di quello che successe 80 anni fa. In ogni caso, anche la memoria diretta, per quanto affidabile, è sempre un punto di vista, limitato e impreciso.
    Quanto poi poteri politici o economici possano condizionare la ‘memoria storica’ e adattarla ai propri interessi, è risaputo. Le ‘versioni ufficiali’ sono quasi sempre delle bugie ufficiali.
    Detto questo, non sono uno storico e lascio agli storici il compito di esaminare documenti, testimonianze, numeri, dati, fatti ecc. e di trarne delle deduzioni oneste, ammesso che questo sia oggi possibile (cosa di cui dubito fortemente).

  7. Paola

    Oh, finalmente uno spazio libero. Non ne posso più della “memoria” (?) imposta, della/e giornata/e dolente/i ( ormai si superano le 24 h e di molto), dell’unicum, dello sterminio degli stermini etc…etc…. Basta. Crisi di rigetto. Sana crisi di rigetto.

    • Livio Cadè Staff

      Gentile Paola, dipendesse da me, io non solo abolirei il giorno della memoria ma anche il giorno della liberazione, della mamma, del papà, dei nonni, della donna, della pace, dell’ambiente, della vita, degli innamorati, del risparmio energetico, dei consumatori, del libro, dell’autismo, del lavoro, della sicurezza sul lavoro, della famiglia, dei gay, degli orfani, dei figli unici, della pena di morte, dei sordomuti, dell’infibulazione, della prevenzione del cancro, dell’arteriosclerosi, dell’ictus, del diabete, della dissenteria, del feti malformati, delle foglie morte, del cambiamento climatico, dei diritti umani, dei diritti civili, dei cruciverba ecc. ecc. Non ne posso più di gente che mi vuole ricordare qualcosa e sensibilizzarmi, farmi sentire in colpa e far di me un uomo migliore. Purtroppo temo invece che i giorni della memoria aumenteranno. Fra un po’ avremo anche il giorno del virus, quello per le vittime della pandemia e quello degli eroi della Sanità. E il giorno dei vaccini e quello della responsabilità, della solidarietà ecc. Se dobbiamo rassegnarci a questa pletora di celebrazioni io proporrei di aggiungervi il giorno della memoria dello sterminio dei maiali. Ogni anno ne macelliamo un miliardo e mezzo ma nessuno spende una parola buona per loro.

      • Paola

        Concordo, prof. Cadè, su tutto. Ci risparmiassero la melassa pluririevocativa/pluricelebrativa. O almeno concedessero, i cultori di memorie, il giusto spazio di riflessione su macellazione, vivisezione, e altre mostruosità. Allora sì, dateci “la giornata dei macachi, dei vitelli, dei maiali, dei conigli…” Sinteticamente, “La giornata di Febo”.

  8. Paola

    …e che la cariatide rampante, onnipresente, in virtù della “memoria”, ci eviti, di grazia, le sue epistole “laiche” di spintarella al trattamento eugenetico “salvifico/altruistico”.

    • Dafne

      La cariatide ha oltre 90 anni, potrebbe e dovrebbe farsi vaccinare per prima, visto che si fida tanto di quella stessa “scienza” che mi pare fosse molto amata e praticata in certi luoghi recintati germanici di cui non rammento il termine…e che risparmiò lei oltre 80 anni fa.

      Ah, la coerenza di certi personaggi è davvero commovente.
      La loro umanità poi è a dir poco agghiacciante.
      I loro profili psico patologici riempirebbero intere biblioteche.

  9. fernando susini

    Caro Professore, sto diventando sempre più dipendente dai suoi articoli, da quando mia Moglie, una sua collega di Conservatorio, mi ha parlato di Lei. La ringrazio per questo suo ultimo articolo, che ho letto con compiacimento e, nel contempo, rassegnazione; trovandomi d’accordo completamente con Lei. Io sono nato nel 1941, ed i vaghi ricordi che ho di quegli anni differiscono spesso dalla vulgata oggi in voga. Cordiali saluti

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