Capitol Hill: quando il popolo si infuria – Umberto Bianchi

Capitol Hill: quando il popolo si infuria – Umberto Bianchi

Qualcuno dice sia stata una classica sceneggiata all’americana per mettere in mezzo Trump. Qualcun altro, invece, strilla e ci dice trattarsi di un gravissimo attacco al luogo-simbolo della democrazia mondiale. Cori e coretti, peana di scandalo e condanna alti si levano, nulla toglie, però, che, con questo evento, si sia segnata una sottile, ma decisa, linea di frattura tra lo “ieri” e l’ “oggi”, dello status quo Usa e financo mondiale. Un primo, ma profondo segnale di sfiducia nei riguardi della narrazione globalista in salsa “liberal”, nonostante i tentativi da parte dello schieramento “democrat” di accreditarsi quali sussiegosi e coscienziosi salvatori della patria, di contro all’estremismo montante. Al di là di abiti colorati, costumi bizzarri, coccarde stelle e strisce e copricapi alla David Crockett, stavolta, a scendere in piazza sono state decine di migliaia di persone. Un pubblico umanamente e socialmente composito, non soltanto rozzi miliziani di provincia, cowboy arrabbiati o sottoproletari degli stati del sud, bensì anche un elevato numero di appartenenti a quella “middle class” delusa, scontenta, compressa da anni ed anni di crisi che, in Trump aveva visto un bagliore di riscatto sociale e di riconquista di benessere (massacrati da anni di crisi finanziaria a gestione democrat),  risultati subito ottenebrati dalla crisi scatenata dal Covid e della quale, certo, il tycoon-presidente Usa non è responsabile, anzi. Sotto la sua gestione, miliardi di dollari sono stati elargiti gratuitamente ad imprese e cittadini, contrariamente a quanto accadrà ora, qui in Italia, con il tanto acclamato “recovery fund”, che altri non costituisce se non un composito insieme di prestiti da restituire a caro prezzo…

Un segnale forte, è pertanto, quello dell’assalto a Capitol Hill, che ci fa capire che non finisce certo lì; anzi questo è il segnale di un nuovo inizio. Di una sempre più marcata e profonda disaffezione verso un sistema politico, sempre più distante dal sentire della gente. Quella della pandemia, sembrava rappresentare l’occasione d’oro per i globalisti, per congelare, fermare e neutralizzare quel malessere e quel generale senso di rivolta, che decenni di forsennato liberismo economico hanno seminato per il mondo. Una sagace opera di terrorismo psicologico, stringenti limitazioni alle libertà individuali, l’ attesa di miracolistiche e quanto mai illusorie cure vaccinali, parevano aver sortito l’effetto desiderato. Invece, l’inizio del nuovo anno, è stato inaugurato da quanto mai inattesi “taps/squilli di rivolta”. Squilli che, probabilmente, neanche lo stesso Trump è riuscito a controllare appieno. Come abbiamo già detto, le ragioni vanno ricercate molto più lontano dalla conferma dell’elezione di uno sbiadito presidentucolo e ci fanno capire che la prossima volta sarà una vera e propria insurrezione, che non finirà certo con un pacifico ritorno a casa, magari accompagnato da foto ricordo e lazzi vari.

La Storia dovrebbe insegnarci che, quando meno uno se lo aspetterebbe, nei momenti di crisi più intensa, dal sentire più profondo, dall’inconscio collettivo dei popoli, possono scaturire reazioni dagli effetti imprevedibili. Il globalismo ha, stavolta, tirato troppo la corda e potremmo esser vicini, più di quello che potremmo pensare, ad un liberatorio “redde rationem”.  Le persistenti limitazioni delle libertà individuali in Europa, accompagnate da un crescente immiserimento delle popolazioni, il ricorso in via esclusiva a prestiti-obolo da ripagare con tanto di interessi, costituiscono una miscela esplosiva, in grado di far da detonatore in tutto il quanto mai fragile scenario d’occidente. Quanto agli Usa,  quella di Trump potrebbe anche essere una figura passeggera, i cui errori politici potrebbero averne compromesso una prospettiva di futura rielezione. Ma, una cosa è certa: l’assalto a Capitol Hill, ha sancito la fine dell’attendismo Post Moderno ed ha costituito un  nuovo segnale di inizio di un maggior e più rigoroso interventismo delle masse, sullo scenario delle varie politiche nazionali, all’insegna di una rinnovata idea di plebiscitaria democrazia diretta. A far da premessa ideologica, a quanto qui descritto, le elaborazioni dei vari autori “communitarian” di lingua anglosassone, da Alistair Mc Intyre, Amitai Etzioni, passando per Robert Nozick che, in qualche modo, sembrano voler conciliare la libertà dell’individuo, nell’ambito di una Comunità, con il Capitalismo.

Va, inoltre ricordato, che, differentemente dal quanto accade in Europa,  negli Usa è ben radicata l’idea dell’inviolabilità di taluni diritti individuali, quale quello di proprietà, o quello di portare armi o altri ancora, anche se controbilanciati da un’idea di potere esecutivo forte, incarnati dalla figura del Presidente che, in sé, riassume una molteplicità di poteri istituzionali. Detto questo, lo scenario è ancora agli inizi, confuso, i manifestanti di Capitol Hill, non hanno certo dato l’impressione di costituire un organizzato ed ideologicamente inquadrato, battaglione di militanti politici, quanto, piuttosto, una confusa e magmatica congerie di individualità ribelli, ma di una cosa possiamo starne pur certi: in questo senso, l’anno appena iniziato, ci riserverà ancora, sicuramente, non poche sorprese.

      UMBERTO BIANCHI

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Categorie: Società

Pubblicato da Umberto Bianchi il 14 Gennaio 2021

Umberto Bianchi

Giornalista, opinionista ed editorialista, prolifico autore di scritti di poesia, oltre ad essere impenitente “motorbiker” e giramondo, Umberto Bianchi (1960), è specializzato nella pubblicazione di saggi e di analisi su tematiche che spaziano dalla politologia all’economia, giungendo a toccare la riflessione filosofica e lo studio delle varie correnti del pensiero esoterico. Già Direttore del Quotidiano “on line” di ispirazione sovranista, “L’Unico”, è stato collaboratore di lungo corso del quotidiano "Rinascita" e del periodico "on line" "Il Fondo/Magazine di Miro Renzaglia", presso i quali ha pubblicato la maggior parte dei propri saggi, altresì reperibili presso il catalogo di "Arianna Editrice": Ha anche scritto sulle pagine del periodico “Il Ribelle” di Massimo Fini, oltre ad aver precedentemente collaborato con "Orion" ed "Il Giornale d'Italia". Nel 1999 crea il sito www.ripensareilpensiero.it, (ora sostituito dal presente “Il Pensiero Antagonista”) e nel 2005 ha dato alle stampe, per i tipi di "Nuove idee" "Alle origini della Globalizzazione/ Per una revisione del pensiero". Ha pubblicato i propri saggi anche sulle pagine della rivista on line “Scuola Romana di Filosofia Politica” diretta ed animata dal Prof. Giovanni Sessa e nell’Ottobre 2011, inoltre, prende parte alla stesura del libro-manifesto “Per una Nuova Oggettività/Popolo-Partecipazione-Destino”, a cura della Heliopolis Edizioni, con il saggio “Post Modernità e Nuova Oggettività”. Nel Novembre 2014, sempre per i tipi della Heliopolis Edizioni, ripete l’esperienza della partecipazione alla stesura di un’altra antologia, “Non aver paura di dire…”, con il saggio “Elogio della Moto Avventura”. Nel 2015 pubblica, per i tipi della Carmelina Edizioni, il saggio “Il fascino discreto dell’Occidente”. Relatore in numerose conferenze e convegni, a partire da quelli organizzati e realizzati con grande frequenza e partecipazione di pubblico sia dal “Movimento Tradizionale Romano”, che da “Pietas”, passando anche attraverso la partecipazione, sempre nel ruolo di relatore, ad alcuni eventi di taglio meta politico, organizzati da “La Destra”. Al momento, collabora con la rivista on line “Ereticamente”, presso la quale ha pubblicato altri saggi, alcuni dei quali, riguardanti le vicende del cosiddetto “Gruppo di Ur” e la dottrina Ermetica, di taglio prettamente esoterico. Tutti quegli spunti necessari a poter effettuare analisi nei settori dell’economia e della finanza, sono, invece, frutto di una trentennale esperienza lavorativa quale operatore del mercato assicurativo e finanziario, accompagnata ad una profonda conoscenza dei meccanismi del settore principalmente in Italia, con l’esperienza di stage di lavoro in America Latina (Argentina e Brasile). Tuttora, Umberto Bianchi è titolare di un’attività di consulenza tecnico-legale specializzata nel patrocinio stragiudiziale.

Commenti

  1. Rita Remagnino

    Caro Umberto Bianchi, penso anch’io che stiano tirando troppo la corda e le dirò che vedo questa cosa con favore. A breve sarà chiaro anche ai più ingenui che l’umanità non tornerà allo “status quo ante”, cioè alla situazione precedente, alla democrazia e ai diritti costituzionali che l’Occidente conosceva e praticava prima della pandemia.

    Il cambiamento sarà profondo e duraturo. Può darsi che prevalga il «modello cinese», che implica un più stretto controllo da parte del potere globale e dei suoi grandi centri transnazionali di controllo finanziario e di dominio sociale. O, forse, no.

    Il piano dei Padroni Globali per sottomettere l’umanità potrebbe non andare in porto. Obiettivamente il Grande Riassetto sta procedendo un po’ troppo in fretta (se non ora, quando?) mentre la rana va bollita per gradi, altrimenti s’accorge di essere in pentola e salta fuori.

  2. Andrea

    Il popolo ?

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