Un ricordo di Giorgio Galli – Massimo Chiapparini

Un ricordo di Giorgio Galli – Massimo Chiapparini

Il grande politologo Giorgio Galli è morto il 27 dicembre. Aveva 92 anni. Non è possibile e non è il fine di una nota riassumere un percorso intellettuale che è impressionante per lo sforzo di una libera intelligenza di superare e travolgere gli schemi e le limitazioni della accademia. E’ invece un elemento per me umanamente significativo ricordare il mio breve rapporto diretto con il professore e ricordando capire perchè sono rimasto scosso dalla sua morte.

Ho conosciuto il prof. Galli alla Statale di via Festa del Perdono alla fine degli anni ’80. Volevo dare la mia seconda tesi con lui e cominciai a presentarmi nella sua ora di ricevimento spiegando il mio percorso fatto alla facoltà di Filosofia a Pisa con la mia tesi finale su “LE CATEGORIE INTERPRETATIVE NELLA PRIMA OPERA DI RENÉ GUÉNON: <<INTRODUZIONE GENERALE ALLO STUDIO DELLE DOTTRINE INDU>>”: si trattava di mettere a fuoco un argomento che si raccordasse alle ricerche del professore e concordare una seconda tesi che fu delineata sulla analisi delle letture italiane dell’opera di Guènon diverse da quella di Julius Evola. Avrei presentato le differenze di Evola con Reghini, ma anche con Guido de Giorgio per dedicare ampio spazio alla vicenda della torinese RIVISTA DI STUDI TRADIZIONALI che spesso aveva chiarito le diversità indubbie tra Evola e il metafisico francese.

Purtroppo dovevo anche relazionarmi alle strutture della facoltà, ma incontrai a quel punto ostacoli. Chi doveva analizzare i miei piani di studio non fu molto favorevole e pochissimi esami pisani mi furono considerati validi. Per un seconda laurea mi chiesero quasi tutti gli esami. La mia impressione fu che l’ostilità era anche verso gli argomenti del prof. Galli che erano fuori dal coro. Abbandonai la ambizione di una seconda laurea.

In una situazione non modificabile l’unico lavoro che riusci a fare fu di aiutare uno studente che stava facendo una tesi su Guènon con relatore lo stesso professore Giorgio Galli . Trasmisi quindi la mia bibliografia e articoli relativi che furono inseriti nella tesi di Gianfranco Massetti “Qualità e quantità nella cultura della destra tradizionalista: René Guénon”: questa tesi ora è disponibile su internet.

Nel tempo continuai ad andare al ricevimento del professor Galli sempre gentile e disponibile e anche sulla base di questo rapporto fu possibile la partecipazione del professore al convegno che il Rito Simbolico organizzò nel 2004 a Milano sulla grande figura di Arturo Reghini. Il convegno era intitolato ” Arturo Reghini – Un intellettuale neopitagorico fra esoterismo, massoneria e politica” e la relazione del professor Galli era precisamente su Arturo Reghini e la politica ( anche questa è su internet ). Grazie alla passione e alla libera intelligenza di Giorgio Galli la figura del grande iniziato pitagorico poteva di nuovo varcare i confini di ambienti di validissimi, ma ristretti e riaffrontare il mare aperto.

Massimo Chiapparini

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Categorie: Cultura, Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 30 Dicembre 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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