Italia religiosa: un classico di Raffaele Pettazzoni – Giovanni Sessa

Italia religiosa: un classico di Raffaele Pettazzoni –  Giovanni Sessa

L’Italia è giunta tardi e in modo travagliato, rispetto ad altre nazioni europee, all’unità politico-territoriale. Nei secoli, abbiamo colto la nostra identità nella cultura e nella lingua, resa grande dagli immortali della nostra letteratura. Il più noto tra gli storici delle religioni italiani, il persicetano Raffaele Pettazzoni ebbe a scrivere quanto segue, in merito alla ricerca dell’identità di un popolo: «Io credo […] che la storia non s’intende a pieno se non si studia anche […] la storia sacra» (p. 7). Tale affermazione è contenuta nell’introduzione ad un libro dell’insigne studioso che vide la luce nel 1952, in un periodo storico nel quale il dibattito politico-culturale in Italia era attraversato dalla virulenta polemica comunismo-anticomunismo. Tale volume pettazzoniano, Italia religiosa, è da poco nelle librerie in una nuova edizione comparsa nel catalogo Mimesis, per la cura di Giovanni Casadio e Carlo Prandi (per ordini: 02/24861657, mimesis@mimesisedizioni.it, pp. 218, euro 18,00). Il testo è arricchito da due Appendici: nella prima sono raccolti brani di lettere e appunti dello storico inerenti il periodo marzo-dicembre 1952, durante il quale stava redigendo Italia religiosa; la seconda è una silloge di stralci delle recensioni uscite a commento di quella prima edizione. La lettura del volume è agevolata dalla prosa accattivante di Pettazzoni, ma anche dalla postfazione contestualizzante dei due curatori. I contenuti del testo sono, del resto, decisamente attuali in quanto, come rilevò l’autore: «mi sembra che certi aspetti della storia d’Italia, anche recentissimi e odierni, siano da considerare e riconsiderare sub specie religionis». (p. 7). L’intera trattazione è sostenuta da un assunto di fondo: l’esistenza, manifestatasi fin dalle più antiche età, di due diverse forme religiose, la «Religione dell’uomo» e la «Religione dello Stato», o religione civile. Tali forme, nel corso della storia, anche italiana, si sono intersecate e sovrapposte in più circostanze. Pettazzoni individua nei Baccanali una primigenia manifestazione della «Religione dell’uomo» mirante, attraverso pratiche rituali ed iniziatiche implicanti la sovversione dell’ordine sociale, a far conseguire conoscenza e salvezza agli adepti. Per questo, a Roma la diffusione di tali pratiche fu contrastata dai difensori della res publica, della familia e della gens, rappresentati della «Religione dello Stato». La compenetrazione delle due forme religiose si è mostrata più volte: lo stesso cristianesimo, a dire del persicetano, avrebbe dovuto liberarsi da tale «destino» per entrare, a pieno titolo, nel novero: «della vita religiosa moderna» (p. 151).

    La prima forma di compenetrazione constatabile nella storia del nostro popolo, è data dal «Guerriero di Campestrano», statua che esalta non solo l’arte italica, ma il: «più antico eroismo italico, alimentato dalla religione» (p. 153). Altro momento rilevante, in tal senso, è da individuarsi nella devotio romana, sacrificio praticato da tre membri della famiglia dei Decii. Si tratta della: «consacrazione di una vita umana agli dei per la salvezza della comunità» (p. 153), atta a capovolgere gli esiti di una battaglia, qualora si fosse mostrata sfavorevole. In tale pratica, le due forme religiose ricordate trovarono sintesi. L’età comunale espresse, con Arnaldo da Brescia, una «religione civile» che ebbe il proprio momento apicale nella lotta dei Comuni contro il Barbarossa. La difesa della nazione fu confermata, nel Rinascimento, dal Savonarola e dalla sua «repubblica religiosa», che divenne archetipo, qualche secolo dopo, per la religiosità mazziniana, per la cui causa si spesero numerosi martiri, nel cui sacrificio, «Religione dell’Uomo» e  «Religione dello Stato», tornarono ad incontrarsi. A dire di Pettazoni, anche il clima spirituale della Resistenza, letta quale «secondo Risorgimento», favorì la sintesi delle due forme religiose. La cosa sarebbe testimoniata dalle Lettere dei condannati a morte della Resistenza, anche se Pettazzoni pare qui discriminare tra partigiani credenti e non credenti, oltre che omettere la testimonianza di quanti morirono sull’altro fronte, per l’altra «religione politica», il fascismo.

   Lo storico delle religioni, nel prosieguo del volume, si sofferma sulla libertà religiosa, preoccupandosi di evidenziare la contraddizione tra il cattolicesimo che, con l’inclusione dei Patti Lateranensi nella Costituzione, avrebbe ufficialmente rappresentato anche nella nuova Italia la «Religione di Stato», e le minoranze religiose, di fatto discriminate. Nel capitolo quinto viene introdotta, in merito ai rapporti Oriente e Occidente, la discussione sullo Shinto, tema che accompagnò il persicetano lungo tutto il percorso accademico. Egli esordisce sostenendo che: «il Buddismo è per l’Oriente quel che il Cristianesimo è per l’Occidente» (p. 85). Di contro alla penetrazione del buddismo in Giappone, il riscatto dello Shinto  fu un ritorno al pensiero fondativo della nazione, centrato sulla figura dell’intangibile Imperatore. In esso, la religione civile e quella dell’uomo, hanno trovato esemplare unione: «la patria assume carattere religioso, riassunto nel carattere divino del sovrano» (p. 164). In quel frangente storico alcuni ufficiali nipponici attentarono alla vita dell’Imperatore. Lo fecero, chiosa Pettazzoni, allo scopo di indurlo ad assumere, con la pratica del suicidio, il ruolo di capro espiatorio, come accadeva in antico al Rex nemorensis. Il sacrificio dell’Imperatore, avrebbe riportato nel mondo una nuova primavera: «Il regicidio garantisce la vita della nazione e il re è il solo a morire perché tutti vivano» (p. 167).

    Pettazzoni analizza, inoltre, il risorgente neo-paganesimo tedesco. Individua le sue origini nelle ascendenze luterane ed eckhartiane, che tentarono un adattamento del cristianesimo al genio tedesco. Oltre ciò, nella storia culturale della Germania si manifestò un rifiuto in toto della buona novella che, in epoca nazista, fece sorgere numerosi movimenti sangue e suolo. Lo storico si sofferma sul «Movimento per la fede tedesca», che ebbe una sua rivista ed un numero considerevole di adepti. Formatosi attorno all’ideologo Ernst Bergmann, il movimento fu presieduto da Jakob W. Hauer, insigne indologo, con il quale Pettazzoni intrattenne rapporti di studio fino al dopoguerra. Comunque, il giudizio sul neo-paganesimo quale forma sincretica di «Religione dell’uomo» e  di «Religione dello Stato», è, nonostante qualche ambiguità, negativo a causa del suo particolarismo razziale, negatore di ogni universalismo religioso.

   Va precisato, a conclusione di queste brevi note, che lo storico persicetano, dopo i primi anni Cinquanta, non si intrattenne più in tema di «religione civile» . In un momento come l’attuale, in cui non si ha contezza né dell’identità italiana né, tantomeno, di quella europea, la lettura delle pagine di Italia religiosa potrebbe stimolare una nuova ricerca in tema, che di certo non risulterebbe irrilevante.

Giovanni Sessa

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Categorie: Cultura

Pubblicato da Giovanni Sessa il 20 Dicembre 2020

Giovanni Sessa

Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957. Vive ad Alatri (Fr) ed è docente di filosofia e storia nei licei, già assistente presso la cattedra di Filosofia politica della facoltà di Sc. Politiche dell’Università “Sapienza” di Roma e già docente a contratto di Storia delle idee presso l’Università di Cassino. Suoi scritti sono comparsi su riviste, quotidiani e periodici. Suoi saggi sono apparsi in diversi volumi collettanei e Atti di Convegni di studio, nazionali e internazionali. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter, Settimo Sigillo, Roma 2008 e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo, Bietti, Milano 2014, prefazione di R. Gasparotti, in Appendice il Quaderno 122, inedito del filosofo veneto. Ha, inoltre, dato alle stampe una raccolta di saggi Itinerari nel pensiero di Tradizione. L’Origine o il sempre possibile, Solfanelli, Chieti 2015. E’ Segretario della Scuola Romana di Filosofia politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del Movimento di pensiero “Per una nuova oggettività”.

Commenti

  1. Bruno

    Fede o no, sta iniziando la nuova Strage degli Innocenti; alias Vaccinodromo Italia! E nessuno muove un dito che non sia quello atto a spingere lo stantuffo della siringa. I sopravissuti verranno sottoposti dopo 3 settimane ad una inoculazione di richiamo: Strage degli Innocenti bis. E dire che i medici sarebbero tenuti a leggere integralmente il “bugiardino” dei vaccini per ottenere il tanto millantato (e disatteso) “consenso informato”! Ma neanche il Doktor Mengele di infausta memoria…! E qui entrano in campo gli applausi degli ecologisti ad oltranza, che per far “vivere meglio” Gaia vedono di buon occhio la morte “sostenibile” di milioni di Umani, da loro considerati alla stregua di parassiti della Terra: popoli da sfoltire! Mentre invece Lor Signori si credono Esseri Superiori! E già questo delirio di onnipotenza si sta impadronendo dei “nostri” politici di mezza tacca che si credono sostituti del Salvatore. Mi auguro ed auguro al Mondo che vengano spazzati via tutti con la massima urgenza!
    Bruno
    P.S.: calare le brache della umana dignità per timore di una banale influenza stagionale mediaticamente palestrata non è da Uomini!

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