Il mattatore sacrificale, il coltello e la vittima – Marcello De Martino

Il mattatore sacrificale, il coltello e la vittima – Marcello De Martino
Non esiste a tutt’oggi una monografia dedicata al dio indoeuropeo della Guerra.
Ciò è alquanto strano e in un certo senso contraddittorio se si pensa che gli Indoeuropei sono stati visti quasi sempre come popoli estremamente proclivi alla bellicosità, una caratteristica che ha fornito loro una connotazione negativa: ma è proprio così? Avevano i progenitori preistorici dei Romani, dei Greci, degli Indiani e delle altre genti indoeuropee una particolare idea della guerra? Il presente studio di Marcello De Martino cerca di trovare una struttura teologica che esprimeva il modo con cui gli Indoeuropei concepivano l’azione bellica; si risale così alle origini di un’“ideologia” della guerra la quale si rivela alla fine come il fondamento concettuale di un’altra ideologia indoeuropea, quella trifunzionale di Georges Dumézil: la ricerca dell’Autore ricostruisce in modo inatteso la genesi del trifunzionalismo, facendo un viaggio nella mentalità dei nostri antenati della preistoria che termina nell’ultrastoria.
Come era visto dagli Indoeuropei l’“evento originario” di girardiana memoria, in cui un uomo-guerriero uccideva il suo oppositore-nemico? E come rappresentavano costoro la scena anteriore a questa, quella in cui il cacciatore-predatore abbatteva la vittima-preda, così ben studiata da Walter Burkert? Dietro lo scenario di guerra si svela un’azione di caccia: il dio indoeuropeo della Guerra era la recente incarnazione del primordiale Cacciatore Celeste e la grande mattanza del campo di battaglia si manifesta infine come il teatro di un enorme sacrificio.
Il nume è quindi il mattatore sacrificale, la sua arma è la spada-coltello ricurvo con cui immola la sua vittima, la quale va incontro volentieri al proprio destino fatale: tre personaggi distinti che svolgono tre funzioni specifiche per un’“ideologia” indoeuropea, ma che diventano un solo Grande Dio, uno e trino. [Testo dell’editore]
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Categorie: Indoeuropei, Libreria

Pubblicato da Ereticamente il 23 Dicembre 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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