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Joe Biden, il nulla al potere – Umberto Bianchi

Joe Biden, il nulla al potere – Umberto Bianchi

L’intero planisfero occidentale sembra essersi riunito in una squallida e deprimente esibizione coreutica, una specie di disgustoso “peana”, a favore della (presunta sic!) elezione di Joe Biden al soglio della Presidenza Usa. Tutti assieme si tira un respiro di sollievo… Il tanto vituperato e cattivo Trump è stato ricacciato nei meandri della storia. Già, quel Trump che aveva osato mettere in discussione la Globalizzazione, iniziando ad imporre dazi alla Cina ed a rilanciare quelle industrie americane, piegate da anni ed anni di sfrenata concorrenza cinese a base di manodopera a costo quasi zero. Senza dimenticare che “lui” si era permesso di criticare il presidente della Federal Reserve allorchè questi, anni fa, in vista di una ripresa dell’economia americana, aveva prospettato un aumento del costo del denaro che, tanto avrebbe fatto gola ai locali circoli finanziari e invece…niente! Non solo. Un consistente taglio delle imposte, aveva fatto da volano ad una spettacolare ripresa dell’economia Usa, gravata dai catastrofici effetti della crisi finanziaria globale del 2008. Certo, sempre presidente della potenza-simbolo dell’imperialismo globalista per eccellenza, Trump è stato: la sua politica estera, altri non ha fatto che ricalcare in senso peggiorativo, i peggiori “clichè” della politica americana. Dall’omicidio Suleymani, ai rapporti con la Corea del Nord, passando per il trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme ed al rapporto conflittuale con la Federazione Russa, sino all’uscita dagli accordi sul clima di Parigi, quella di Trump, è stata una politica estera improntata ad un isolazionismo, troppo spesso, aggressivo ed ottuso, che sembra aver fatto da perfetto contrappeso, ai già citati successi in politica interna. Un atteggiamento, quello tenuto da Trump che, a causa del suo diretto rapporto con il popolo americano, accompagnato da una profonda avversità per le locali “elites”, animate da una visione geopolitica e geoeconomica “globalista”, si può definire, con un termine oggi molto in voga,  “populista”. Un populismo animato da una personalità, nel bene o nel male, ridondante, estroversa, tutta in contrasto con l’immagine del suo presunto successore, l’eterno “vice” Joe Biden, tutto immedesimato nel suo ruolo di slavato portabandiera di una controriforma globalista, all’insegna di slogan e parole d’ordine oramai impregnate di una stantia muffa ideologica, dietro le quali si cela, invece, ben altra realtà.

E il nostro Biden sembra essere la persona giusta al momento giusto. Vecchio quanto basta, per poter essere sostituito da un clone intercambiabile, slavato quanto basta, per adempiere in maniera ligia ed impeccabile ai “desiderata” globalisti, ma anche animato da quel pizzico di simil-idealismo kennediano alla Obama, tanto per galvanizzare il confuso uditorio “democrat” Usa ed occidentale…E, tanto per rassicurare tutti, il nostro quasi-presidente, ha già messo in prima fila nella sua lista di sacri adempimenti, quella lotta al Coronavirus che Trump ha, invece, sottostimato, confidando nell’onda dei suoi successi in ambito economico.

E la ricetta, credetemi, sarà non molto dissimile da quella adottata qui in Europa ed in particolare nel nostro Paese: restrizioni, limitazioni, obblighi, sanzioni, “lockdown”. E poi, finalmente, il business dei vaccini, potrà decollare liberamente, accompagnato da chissà quali altre meravigliose novità, magari sulla falsariga dell’esempio cinese, in questo senso, molto “avanti”. Microchip sottopelle, Pc e Cellulari sempre più invadenti ed indiscreti, programmi per identificare e schedare cittadini, a seconda delle infrazioni amministrative o di qualunque altro comportamento socialmente “scorretto” ed altre delizie di questo genere.

Ma, a fare la parte del leone, a fare da vero e proprio “deus ex machina”, in  grado di stabilizzare e rimettere un mondo riottoso agli ordini del Globalismo è Lui, il Virus, quel signor Covid, giunto proprio nel momento giusto e che tanto sta angustiando i sonni dei nostri spauriti benpensanti. Accompagnato da un terrorizzante strombazzamento mediatico, va e viene, sparisce e ritorna, in un susseguirsi di ondate di panico, che tanto contribuiscono alla solidità delle poltrone del nostro immarcescente esecutivo.

E, per ultimo,tanto per rimanere in tema di attualità,è quanto meno strano e sospetto, questo ritorno di fiamma di un virus, la cui carica sembrava essersi definitivamente esaurita con l’arrivo della bella stagione…Un ritorno di fiamma, coincidente con la stretta finale delle elezioni negli Usa e con l’annuncio dell’uscita di uno o più vaccini tra i quali, naturalmente, primeggia quello della britannica Astrazeneca, in stretti rapporti con, guarda un po’, la “Bill and Melissa Gates Foundation”.

A questo punto, viene la tentazione di pensare che quel signor Covid, dalle fattezze così “trendy”, tanto naturale non sia. E che, neanche sia frutto di un incidente, avvenuto in uno sperduto laboratorio cinese. Quanto, che sia il frutto di un lucido piano ordito, guarda un po’, proprio da quei signori che tanto blaterano di democrazia, diritti e libertà, ma che poi, piuttosto che cedere ad altri le loro poltrone, sono capaci di qualunque cosa, senza porre a sé stessi alcun limite etico o morale che sia.

A questo punto, dietro alla slavata e rassicurante immagine di “uomo-nulla” di Joe Biden, vanno addensandosi le nubi di un presente e di un futuro inquietanti. A questo punto, però, la palla non può non passare che ai popoli ed alla loro volontà di autodeterminare il proprio destino. Sembra che, per ora, il popolo americano, intorpidito da un serrato battage propagandistico, tutto a colpi di parole d’ordine quanto mai generiche e confuse, ma dal forte carattere intimidatorio, abbia deciso in un certo modo. I “lockdown” e tutte le misure repressive che, in questo momento vengono imposte e fatte passare agli europei, quale panacea per curare la pandemia, dovrebbero, invece, rappresentare il detonatore per far definitivamente esplodere il malcontento contro un sistema, quello liberista globale, oramai arrivato alla propria ultima e convulsa, fase terminale.

Umberto Bianchi

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Categorie: Attualità

Pubblicato da Umberto Bianchi il 13 Novembre 2020

Umberto Bianchi

Giornalista, opinionista ed editorialista, prolifico autore di scritti di poesia, oltre ad essere impenitente “motorbiker” e giramondo, Umberto Bianchi (1960),è specializzato nella pubblicazione di saggi e di analisi su tematiche che spaziano dalla politologia all’economia, giungendo a toccare la riflessione filosofica e lo studio delle varie correnti del pensiero esoterico. Direttore del Quotidiano “on line” di ispirazione sovranista, “L’Unico”, è stato collaboratore di lungo corso del quotidiano "Rinascita" e del periodico "on line" "Il Fondo/Magazine di Miro Renzaglia", presso i quali ha pubblicato la maggior parte dei propri saggi, altresì reperibili presso il catalogo di "Arianna Editrice": Ha anche scritto sulle pagine del periodico “Il Ribelle” di Massimo Fini, oltre ad aver precedentemente collaborato con "Orion" ed "Il Giornale d'Italia". Nel 1999 crea il sito www.ripensareilpensiero.it, (ora sostituito dal presente “Il Pensiero Antagonista”) e nel 2005 ha dato alle stampe, per i tipi di "Nuove idee" "Alle origini della Globalizzazione/ Per una revisione del pensiero". Ha pubblicato i propri saggi anche sulle pagine della rivista on line “Scuola Romana di Filosofia Politica” diretta ed animata dal Prof. Giovanni Sessa e nell’Ottobre 2011, inoltre, prende parte alla stesura del libro-manifesto “Per una Nuova Oggettività/Popolo-Partecipazione-Destino”, a cura della Heliopolis Edizioni, con il saggio “Post Modernità e Nuova Oggettività”. Nel Novembre 2014, sempre per i tipi della Heliopolis Edizioni, ripete l’esperienza della partecipazione alla stesura di un’altra antologia, “Non aver paura di dire…”, con il saggio “Elogio della Moto Avventura”. Nel 2015 pubblica , per i tipi della Carmelina Edizioni, il saggio “Il fascino discreto dell’Occidente”. Relatore in numerose conferenze e convegni, a partire da quelli organizzati e realizzati con grande frequenza e partecipazione di pubblico sia dal “Movimento Tradizionale Romano”, che da “Pietas”, passando anche attraverso la partecipazione, sempre nel ruolo di relatore, ad alcuni eventi di taglio meta politico, organizzati da “La Destra”. Al momento, oltre a continuare a pubblicare sulle pagine de “L’Unico”, collabora con la rivista on line “Ereticamente”, presso la quale ha pubblicato altri saggi, alcuni dei quali, riguardanti le vicende del cosiddetto “Gruppo di Ur” e la dottrina Ermetica, di taglio prettamente esoterico. Tutti quegli spunti necessari a poter effettuare analisi nei settori dell’economia e della finanza, sono, invece, frutto di una trentennale esperienza lavorativa quale operatore del mercato assicurativo e finanziario, accompagnata ad una profonda conoscenza dei meccanismi del settore principalmente in Italia, con l’esperienza di stage di lavoro in America Latina (Argentina e Brasile). Tuttora, Umberto Bianchi è titolare di un’attività di consulenza tecnico-legale specializzata nel patrocinio stragiudiziale.

Commenti

  1. Guilherme

    Bellissimo testo

  2. Michele Simola

    Guarda caso il virus che oggi imperversa, si è presentato in un momento di debolezza del globalismo e si è dimostrato un’ottima stampella per rimettere in corsa la finanza internazionale apolide che ha imperato negli ultimi vent’anni. la produzione di un vaccino permetterà a questa gente di apparire come salvatori dell’umanità( cosa che a loro interessa ben poco ), e porterà immense quantità di denaro nelle loro tasche.
    Trump è stato vituperato dalle elite rappresentanti il potere finanziario perchè ingestibile e non allineato ai poteri forti del deep state, Biden rappresenta la continuità con Obama i Clinton tutti fedeli alla finanza apolide che in apparenza hanno fatto e blaterato tanto ma in pratica non hanno fatto nulla.
    Il multiculturalismo, propinato dalla finanza internazionale e dai suoi rappresentanti non esiste, non è mai esistito è un bluff, atto a introdurre negli stati occidentali un virus che scompagini il sistema sociale tradizionale permettendone il controllo alle elite finanziarie.
    Si cerca di omologare l’occidente per far sì che non serva una sovranità nazionale essendo in mano gli stati a istituzioni inutili per i cittadini come la ue, ma utili alla grande finanza di cui servono gli interessi. Gli USA sono da decenni in mano della grande finanza e abbiamo visto quanto poco contino i politici non asserviti, tutto ciò che determina grandi spese investimenti e decisioni che impegnano le casse statali vengono prese dai presidenti, tuttavia di sicuro non in maniera autonoma, ma dopo aver consultato chi rappresenta gli interessi di codeste elite.
    Questo atteggiamento dello strapotere finanziario a cui tutto è ormai subordinato provoca per il loro interesse un profondo degrado morale, sociale e culturale, che sta portando il nostro mondo verso una caduta verticale di ogni tipo di valore.
    Il rimedio se c’è è sconfiggere gli interessi della grande finanza e ritornare verso una tradizione che sembriamo avere perso

  3. Claudio Antonelli

    Trump e le fake news
    Neppure questa volta il tanto atteso tsunami democratico si è verificato. È riemersa invece quella “metà America” che gli organi d’informazione che contano hanno voluto ignorare. I risultati, anche se non sufficienti per lui, hanno dimostrato che il Donald Trump dalle tante pecche esprime sentimenti, desideri, aspirazioni e frustrazioni di una parte del popolo americano.
    Non c’è che dire: gli organi d’informazione ci hanno propinato una colossale “fake news” sugli elettori di Trump, da loro considerati inesistenti o trattati come se non esistessero. “Maleodorante” per le delicate froge dei guardiani della “political correctness”, questa sgraziata parte periferica dell’America, che ha anche il torto di essere in gran parte bianca e di essere composta di semplici lavoratori, si è ostinata a voler dire attraverso il voto la sua. Non ha vinto, ma resta in attesa.
    Sarebbe troppo lungo analizzare le cause dell’incapacità dei detentori della verità e della virtù – mass media, sondaggisti, commentatori, politologi, élites universitarie – di mettersi all’ascolto dei “populisti”. Eppure Donald Trump, il populista, dice cose che una fetta sostanziale della popolazione americana giudica sensate.
    Secondo me, è stato il suo comportamento da irresponsabile nei confronti del coronavirus ad affossarlo. Su altri punti è apparso invece vincente. Non intendo, qui, parlare della personalità di Trump, criticabilissima, né fare il bilancio del suo operato. Considero presuntuoso oltre tutto trinciare giudizi sugli affari internazionali facendo del facile moralismo e, mettendomi idealmente a tu per tu con i capi di stato, suggerire loro le strategie per risolvere i problemi della loro nazione e anche del resto del pianeta. Trovo però legittimo indicare un grave errore commesso dagli avversari di Trump: lo hanno coperto di troppi insulti.
    L’intellighenzia americana e quella mondiale ce lo hanno presentato come un pazzoide, un mentecatto, un imbecille… E perché “populista” è stato automaticamente tacciato di razzismo, sessismo, xenofobia… E con lui sono stati messi nel letamaio i suoi sostenitori, visti come ombre senza voce sullo sfondo, ma oggetto di aperto disprezzo. Hillary Clinton li ha chiamati “branco di miserabili”.
    Quelli che hanno diviso, già nel 2016, gli americani in due blocchi – i normali da una parte, e i degenerati con a capo Trump dall’altra – accuseranno poi Trump, che non hanno mai accettato come presidente, di aver diviso in due l’America…
    Un presidente, legittimamente eletto, è stato trattato come un usurpatore. È stato persino accusato di essere una spia dei Russi. Tanto da avviare contro di lui un procedimento di impeachment, basato sul nulla e finito nel nulla. Di questa colossale “fake news” non si è poi più parlato…
    Si è voluto stroncarlo evitando di analizzare le sue idee. In questo linciaggio si è distinto “The Economist”, organo della finanza internazionale e indefesso promotore dell’abolizione dei confini di Stato. Sulla copertina dell’“Economist” (31 ott.- 6 nov.) leggo questa sentenza: “Why it has to be Joe Biden” (“Perché deve essere Joe Biden” . Tale rivista, emanazione dei poteri forti mondiali, a suo tempo attaccò con ferocia Berlusconi perché “unfit to govern” (“inadatto a governare”), e in seguito lo insultò cosi’: “The man who screwed an entire country” (“L’uomo che ha fottuto – imbrogliato – un intero paese”).
    La volontà dell’elettorato nazionale non conta per i “supervisori”, i “programmatori”, i “traghettatori” del globalismo, nemici di patrie e frontiere, e fautori di un mercato unico di merci e uomini. Trump è invece un sostenitore della nazione, anzi delle nazioni.
    L’establishment ha demonizzato Trump, accusandolo di tutti i mali. Ma si comincia ad aprire gli occhi. Ancora prima dei risultati finali, il New York Times, che ha versato per 4 anni su di lui torrenti di ridicolo e disprezzo, ha dovuto ammettere: “Che vinca o perda, Trump rimarrà una forza.”
    ——-

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