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Il Malleus Maleficarum ed il lato oscuro della Chiesa – Luigi Angelino

Il Malleus Maleficarum ed il lato oscuro della Chiesa – Luigi Angelino

Il titolo del famoso e controverso testo latino Malleus Maleficarum, traducibile letteralmente in “Il martello delle streghe”, sembrerebbe rimandare ad una lotta contro il maligno e contro le sue seguaci più accanite, le streghe ed, invece, non è altro che un testo pieno di raccapriccianti descrizioni delle più atroci torture. Si tratta, insomma, di un libro che incarna esso stesso il male in maniera morbosa e non lo combatte affatto, rivelando il volto più oscuro della Chiesa, che da lì a pochi decenni sarebbe stata colpita dalle durissime contestazioni della Riforma Luterana. Come è noto il testo fu pubblicato tra il 1486 ed il 1487 dal frate domenicano Heinrich Kramer , in collaborazione con il confratello Jacob Sprenger (1). Per spiegare come si arrivò all’elaborazione del libro, è necessario procedere a qualche breve illustrazione storica. Nel 1484 papa Innocenzo VIII (2) emanò la bolla Summis desiderantes affectibus, attribuendo a Kramer e a Sprenger pieni poteri in alcuni territori della Germania, per consentire loro di remprimere in maniera efficace ed incontrastata il grave delitto della stregoneria. Nell’ottica di attribuire legittimazione giuridica al trattato, il Malleus Maleficarum riprodusse, come schema introduttivo, la già citata bolla pontificia, unitamente ad una Approbatio, una sorta di approvazione stilata, in maniera del tutto presuntiva, da una commissione di teologi operanti presso l’Università di Colonia. In realtà, gli storici ritengono che il terribile “manuale antistregoneria” sia del tutto avulso dalla bolla pontificia, volendo imporre una personale interpretazione degli autori, soprattutto di Kramer, considerato il principale ideatore del trattato (3). Anche la Approbatio è stata smascherata da studi recenti come un ignobile falso, redatta con la complicità di un notaio corrotto ed avido. Pertanto, l’imprimatur teologico del testo fu solo il frutto di un espediente truffaldino degli autori che ebbero perfino il coraggio di affermare di essere “soldati di Cristo”. Una buona parte delle personalità religiose dell’epoca, al culmine dell’Umanesimo ed agli albori del Rinascimento, non credeva giustamente all’esistenza delle streghe, considerando le credenze in merito, sulle orme degli insegnamenti di Sant’Agostino, soltanto becere superstizioni. Un certo numero di uomini di Chiesa, anche fra vescovi e cardinali, strumentalizzava le masse con la minaccia dell’inferno e dei poteri del maligno, con lo scopo principale di ricavare profitti economici, mediante il controllo di ingenti beni mobili ed immobili, o perfino con la turpe vendita delle indulgenze, una delle gocce che farà traboccare il vaso dell’insofferenza anticlericale e porterà alla Riforma Protestante.

 

L’intento degli autori del Malleus Maleficarum fu proprio quello di sensibilizzare tutti quelli, innanzitutto in seno alla Chiesa Romana, che minimizzavano gli episodi di stregoneria e che non intendevano combattere in maniera decisiva i fenomeni cultuali pagani, molto spesso retaggio delle religioni classiche e che con il diavolo non avevano nulla a che fare. E’ importante sottolineare, come il Malleus Maleficarum non sia mai stato adottato ufficialmente dalla Chiesa Cattolica, pur non essendo stato mai inseirito nell’indice dei libri proibiti (4), sorte che invece fu riservata ad opere forse più caute e morigerate, come il Manuale dell’Inquisitore di Eliseo Masini o il Demonomanie der Sorciers di Jean Bodin, la cui struttura ricalca in maniera marcata il Malleus Maleficarum. Il trattato tedesco, anche senza il patrocinio ufficiale della Chiesa, raggiunse una considerevole popolarità, sia in ambito eccelesiastico che presso le autorità civili, comprendendo ben 34 edizioni e stampato in oltre 35.000 copie, un numero impressionante, se si prende in considerazione il livello di alfabetizzazione dell’epoca. Si può parlare, con linguaggio moderno, di un vero e proprio best seller, offuscando il prestigio del vetusto Canon episcopi, scritto alcuni secoli prima, ma fino ad allora il testo di riferimento di maggior prestigio per coloro che desideravano ostacolare la stregoneria. Il grande successo del Malleus Maleficarum fu dovuto, in gran parte, anche al fatto che esso fu utilizzato in maniera continuativa dagli Inquisitori Protestanti, dopo la Riforma, sebbene verso la metà del sedicesimo secolo la sua applicazione subì una sensibile diminuzione, soprattutto grazie allo scetticismo delle classi di intellettuali e per la posizione assunta anche da autorevoli umanisti cristiani, come Erasmo da Rotterdam che cercarono di portare avanti un’ideologia mistica tale da non includere la magia necessariamente tra le manifestazioni del maligno (5).

Verso la fine del ‘500 è accertata una recrudescenza della caccia alle streghe, destinata a durare per gran parte del secolo successivo, che portò ad una rinnovata diffusione del triste trattato. Molto si è disquisito sulla qualità del contenuto del Malleus Maleficarum, che si presenta agli esegeti come un testo tutt’altro che originale e misterioso, ma come una sorta di compendio tassonomico delle precedenti credenze in materia di stregoneria. In particolare vi sono ripetuti riferimenti al Directorium inquisitorum di Nicolas Eymerich e del Formicarius di Johannes Nider. Il trattato si compone fondamentalmente di tre parti: nella prima si disserta sui principi basilari della stregoneria; nella seconda parte si approfondiscono le posizioni della prima, allo scopo di illustrare un vero e proprio programma di “caccia alle streghe”; nella terza parte si elenca una serie di istruzioni pratiche sulle varie fasi della “caccia alle streghe” (cattura, processo, detenzione ed eliminazione delle stesse). Il Malleus Maleficarum è apertamente “misogino”, in quanto motiva la più alta percentuale di streghe rispetto agli stregoni, perchè le prime ontologicamente non sarebbero altro che un forma di mas occasionatus, ovvero “un maschio mancato”, adducendo una presunto legame con il pensiero aristotelico. Una tale concezione così sprezzante del sesso femminile è peraltro in contrasto con lo stesso libro della Genesi, in cui, a proposito della creazione dell’uomo (inteso come umanità), si dice espressamente: maschio e femmina Dio li creò (6). Gli autori affermano che le donne cadrebbero più facilmente nelle insidie di Satana, per la loro debolezza e per la struttura inferiore del loro intelletto, dichiarando perfino, in maniera erronea e superficiale, che il sostantivo latino femina deriverebbe da una crasi tra i termini fides e minus, indicando un “soggetto potenzialmente di fede minore” (7). Nessun commento può essere aggiunto in merito, se non che siamo di fronte ad un testo concepito come psicoticamente misogino.

Sulla classificazione degli atti possibii ed impossibili, da parte delle donne accusate, vi è una grande confusione ed una totale approssimazione, motivata largamente da elementi pratici piuttosto che teologici. Ad esempio gli autori ritengono realizzabili alcune azioni confessate dalle streghe sotto tortura, come la possibilità di volare ai sabba anche in luoghi molto distanti, o provocare tempeste, o anche distruggere i raccolti; sono considerate, invece, mere illusioni indotte da Satana le trasformazioni in mostri o animali, così come percepite dalle sventurate. La prima frase del libro leva ogni dubbio sulla poderosa ossessione nei confronti delle streghe che si era impadronita dei due autori: “la credenza che le streghe esistano è una parte talmente essenziale della fede cattolica, che sostenere ostinatamente l’opinione opposta sa manifestatamente di eresia”. Da queste parole emerge addirittura che la convinzione sull’esistenza delle streghe debba essere, secondo gli autori, assunta a dogma della dottrina cristiana, altrimenti il fedele si macchierebbe dell’accusa di eresia. Per giustificare la strenua lotta, il libro giustifica ogni tipo di abuso degli uomini nei confronti dell’altro sesso: le donne sedotte e abbandonate sono additate come armi di seduzione del maligno per incantare il malcapitato, al punto che quest’ultimo era ritenuto quasi come una vittima di qualche atto di stregoneria. I due frati tedeschi si abbandonarono ad una descrizione lasciva e morbosa dei presunti rapporti sessuali delle donne con il demonio sotto varie forme. E’ inutile dire che una fobia così forte nei confronti della sessualità, alla luce delle moderne teorie psicoanalitiche, sarebbe stata ricondotta ad una grave disfunzione della personalità degli autori, con l’unica attenuante del contesto sociale di appartenenza (8). Nel libro sono considerate verosimili le unioni tra individui umani e demoni Incubi e Succubi, una teoria che trovava un’illustre base teorica nella Summa Theologiae (9) scritta da Tommaso d’Aquino circa due secoli prima. I demoni Incubi (stare sopra) assumevano fattezze di sesso maschile e si univano alle donne; viceversa i demoni Succubi (stare sotto) assumevano sembianze di sesso femminile e si univano agli uomini. A San Tommaso si deve la frase: è vero che si pecca nel Sabba, ma sempre secondo Natura, per scongiurare la promiscuità omosessuale. Si tratta di una precisazione abbastanza ridicola che fa comprendere, come anche un filosofo geniale come Tommaso, sia stato impregnato di fobia sessuale sulla scia di Paolo di Tarso.

La coppia di frati domenicani, inoltre, sul tema del sesso riuscì a superare sé stessa, impreziosendo (si fa per dire) il Malleus Maleficarum di sciocchezze cliniche sull’eventuale capacità del maligno di generare, occupandosi dello sperma del diavolo e della modalità di trafugamento dello stesso ai giovani durante la masturbazione. Si tratta di nozioni stupide, disgustose e farneticanti, in alcuni casi perfino grottesche, come quella dove si ritiene che le streghe siano colpevoli dell’asportazione di organi genitali maschili che poi coltiverebbero, come esseri senzienti, in alcune scatole. La domanda più spontanea che sorge leggendo il Malleus Maleficarum è la seguente: quale sostanza stupefacente assumevano i due frati per concepire idiozie simili?

Oltre ad accuse che suscitano ribrezzo, come quella di sacrificare i neonati al diavolo, spesso cuocendoli e cibandosene, alle donne si attribuiva il potere di scatenare tempeste e di invocare saette per scagliarle sugli animali e sulle persone. Si tratta di una delle massime espressioni storiche della demonizzazione della donna, vista come il capro espiatorio della società, prodotta dalla stessa casta sacerdotale che aveva favorito il culto della Madonna, come Madre di Dio, purchè rispondente ai parametri di sottomissione e di devozione del rigido schema sociale patriarcale. Trattandosi di un vero e proprio “manuale” di caccia alle streghe, non poteva mancare l’indicazione di tutti i rimedi contro le sventurate, una sorta di vademecum contenente le cure e le procedure di purificazione per estirpare il male. Queste presunte cure si rivolgevano ad una vasta gamma di problematiche fisiche e psicologiche alle quali allora non si sapeva dare alcuna spiegazione medica, ma venivano sbrigativamente additate come opera del demonio. In più, il Malleus Maleficarum specificava che ogni strega portava sul proprio corpo almeno un segno del suo patto col diavolo, al punto che una volta giustiziata, il cadavere della sfortunata veniva sezionato nei minimi particolari, alla ricerca di un qualsiasi elemento sospetto, identificato poi nelle più variegate manifestazioni, come una verruca, un neo, una cicatrice, una voglia e così via. Alle povere donne martoriate non si concedeva neanche il giusto riposo dopo la morte, procedendo ad un vergognoso vilipendio dei relativi resti (10). Il Malleus Maleficarum, inoltre, può vantare il maledetto primato di essere il più accurato manuale, sulle modalità da attuare per tormentare le streghe, fino ad allora prodotto, ricco di particolari raccapriccianti e di inaudita violenza su come accusare, estorcere confessioni dopo atroci torture e bruciare vive le sventurate, molto spesso innocenti o soltanto colpevoli di essere donne intelligenti ed evolute nella conoscenza di varie discipline rispetto alle altre. Il principio giuridico fondamentale, se così si può definire, su cui i due frati domenicani basarono il “diritto processuale” nei confronti delle presunte streghe era il seguente: una strega deve accusarsi da sola, e se non lo fa volontariamente, qualsiasi mezzo è lecito. Al di là della crudeltà implicita di una tale affermazione, dal punto di vista giuridico si tratta di un principio che non fa onore al quindicesimo secolo e che porta il diritto indietro di almeno un millennio, sconfessando in toto l’evolutissimo ius Romanorum. Secondo il turpe libro, ogni mezzo per combattere Satana era lecito. Le torture inflitte alle malcapitate erano di vario genere. Si procedeva a stritolare in una morsa i pollici, le dita dei piedi e le gambe, per poi passare alle frustate fino a sanguinare. Come si può osservare in vari musei medioevali situati nel continente europeo, tra le forme di tortura più diffuse ed indicate nel Malleus Maleficarum, vi erano la “ruota” ed il “cavalletto” (11).

La “ruota” otteneva più o meno gli stessi effetti della crocifissione: alle presunte streghe venivano spezzati gli arti ed il corpo era collocato tra i raggi della ruota, poi fissato ad un palo, fino a provocare un’agonia lunghissima che poteva durare diversi giorni. Con il “cavalletto” la presunta strega era posta a cavalcioni su tale ignobile strumento, fino a far penetrare la punta o lo spigolo direttamente nelle carni, in modo che gli organi genitali subissero danni permanenti. Spesso si provvedeva ad aggiungere pesi alle caviglie e fiaccole o bracieri sotto i piedi. Tra le torture più inquietanti descritte ,vi è l’ordalia del fuoco che cominciava con un rito in cui tutti i soggetti coinvolti sottoponevano l’accusata per tre giorni a preghiere, esorcismi, benedizioni e sacramenti. Di seguito la donna era obbligata a trasportare un pezzo di ferro rovente di notevoli dimensioni per una certa distanza oppure doveva camminare nuda e bendata sui carboni ardenti. Le ferite provocate dalla prova erano poi coperte ed un giudice procedeva al controllo: se le ferite non erano rimarginate era giudicata colpevole, altrimeni era innocente. E’ facile immaginare quali potessero essere i verdetti più ricorrenti, visto che le ferite non potevano guarire da sole. Credo che sia superfluo sottolineare come si possa confessare qualsiasi cosa, subendo un trattamento del genere, grazie anche agli strategemmi processuali dei due frati domenicani, campioni di correttezza e di lealtà d’animo: “promettete loro una pena minima se si dichiareranno colpevoli, e una volta condannate, comminate loro la pena promessa e poi bruciatele; promettete, inoltre, di non condannare le streghe che ne incriminano altre e poi chiamate un altro inquisitore per farlo”. L’arcivesco di Colonia redasse addirittura un tariffario delle torture, comprensivo di 49 voci, con il quale si stabilivano i prezzi che dovevano essere pagati ai torturatori da parte della famiglia della vittima. Le torture, pertanto, erano viste come “un servizio” che si prestava alla società per liberarla dalla presenza del maligno. Alla donna arrestata si faceva ingerire acqua bollente, con l’aggiunta di carbone e sapone, nel pazzesco tentativo di purificare la sua anima corrotta. Durante il tragitto per essere portate davanti ai giudici, le presunte streghe erano collocate su un cesto, esposte al pubblico ludibrio, in modo che potessero evitare il contatto con la terra e con le più remote regioni infernali controllate da Lucifero, mentre nel corso del processo dovevano tenere le spalle agli inquisitori per evitare di ammaliarli con il loro sguardo demoniaco. Le torture potevano durare anche 40 ore consecutive e la donna era costretta a rimanere sveglia per tutto il tempo, subendo i più atroci tormenti nell’abietta privazione di ogni forma di dignità umana. Non serve un esperto di psichiatria per comprendere come il sadismo perpetrato dagli inquisitori malcelasse, in maniera evidente, una sublimazione di desiderio sessuale represso.

Si tratta di un vero e proprio capolavoro di idiozia e di superstizione, eppure parimenti utilizzato, dopo la Riforma e la Controriforma, sia dai Cattolici che dai Protestanti che pure avrebbero insanguinato l’Europa nella guerra dei cent’anni (12). Il Malleus Maleficarum costituisce un monito significativo contro ogni forma di fondamentalismo religioso e di strumentalizzazione della credulità popolare. Non si può negare, tuttavia, che dietro l’apparente volontà di combattere la stregoneria, in realtà le Istituzioni religiose si avvalessero delle frange più estremiste e delle menti meno illuminate per conservare i propri privilegi e per continuare ad esercitare il controllo politico e sociale. Nella stessa epoca, infatti, salirono sul trono di Pietro pontefici, come lo stesso Innocenzo VIII, Alessandro VI o Giulio II, discutibilissimi dal punto di vista morale, ma apertamente favorevoli alla diffusione della cultura classica, fino ad allora ritenuta “pagana”, nell’Umanesimo letterario e nel Rinascimento artistico. Basta osservare senza pregiudizi di sorta gli archetipi dell’architettura e della pittura religiosa del quindicesimo e del sedicesimo secolo per comprendere come la simbologia esoterica del passato fosse entrata, a pieno titolo, tra i principi della Chiesa. Ma “la vera conoscenza” era riservata a pochi iniziati: il popolo doveva continuare a rimanere nell’ignoranza ed a credere nelle insidie del diavolo e nei tormenti dell’inferno.

Note:

(1) Sull’effettiva prima pubblicazione del testo si dibatte tra il 1486 ed il 1487. Il libro fu stampato a Strasburgo ed il titolo originale fu proprio Malleus Maleficarum;

(2) Sulla figura di Innocenzo VIII, cfr. Luigi Angelino, La redenzione di Satana-Apocatastasi, Editore Cavinato international, Brescia 2019;

(3) Cfr. Giordano Berti, Storia della stregoneria, Edizioni Mondadori, Milano 2010;

(4) L’indice dei libri proibiti (Index librorum prohibitorum) sarà creato da papa Paolo IV nel 1559, quindi più di 70 anni dopo la prima pubblicazione del Malleus Maleficarum. L’elenco fu aggiornato fino alla metà del XX secolo ed abolito formalmente soltanto nel 1966;

(5) Cfr. Michael Baigent e Richard Leigh, L’inquisizione. Persecuzioni, ideologia e potere, Marco Tropea editore, Milano 2000;

(6) Cfr. Genesi (1, 26-27);

(7) In realtà, il termine latino femina deriverebbe da un’antica radice indoeuropea dha, divenuta in greco antico tha ed in latina fa, poi dittongato in foe, unito al suffisso participiale mina, con il significato complessivo di colei che nutre o colei che allatta;

(8) Cfr. Armando Verdiglione, Il Martello delle Streghe. La sessualità femminile nel “transfert” degli inquisitori, Spirali edizioni, Milano 2006;

(9) La Summa Theologiae è il trattato più famoso della teologia medioevale che esercitò una grandissima influenza sul pensiero cristiano successivo, scritto negli ultimi anni di vita di Tommaso d’Aquino tra il 1265 ed il 1274, anche se la terza ed ultima parte rimase incompiuta;

(10) Cfr. Jules Michelet, La strega. La rivolta delle donna nel romanzo-verità dell’inquisizione, Edizione Stampa Alternativa, Viterbo 2005;

(11) Cfr. Pietro Tamburini, Storie dell’Inquisizione, Editore Sellerio, Palermo 2007;

(12) La guerra dei trent’anni tra principi cattolici e protestanti, che dilagò in Europa tra il 1618 ed il 1648, è stato uno dei conflitti religiosi più sanguinosi che la storia ricordi.

Luigi Angelino

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Categorie: Stregoneria

Pubblicato da Ereticamente il 28 Novembre 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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