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Il culto del Sacro Cuore: tradizione e universalità di un simbolo (III^ parte) – Walter Venchiarutti

Il culto del Sacro Cuore: tradizione e universalità di un simbolo (III^ parte) – Walter Venchiarutti

La devozione cristiana moderna al Sacro Cuore

La associazione delle Guardie d’Onore del Sacro Cuore di Gesù creata da Sr. Maria del S. Cuore (Costance Bernaud) inizia il 13 marzo 1863 ad essere attiva nel Monastero della Visitazione di Bourg en Bresse.

Il 9.3.1864 viene eretta canonicamente in Confraternita dal Vescovo di Belley e successivamente da Leone XIII la eleva alla dignità di Arciconfraternita. P. Giovanni Baccichetti, dell’Ordine di S. Camillo, nel ‘71 apre a Roma il primo Centro della Guardia d’Onore e Pio IX la riconosce Arciconfraternita.

Fine dell’Associazione è quello togliere dalla dimenticanza e dall’ingratitudine degli uomini il culto al Sacro Cuore di Gesù, rendendone “perpetua gloria, amore e riparazione”.

Questi atti di onore devono avvenire osservando gli insegnamenti lasciati da S. Margherita Alacoque (1647-1690).

 

Nella prefazione al “Piccolo manuale delle guardie..” (G. Bressanin, Piccolo manuale delle guardie d’onore del Sacro Cuore di Gesù,1986) vengono ribaditi due concetti fondamentali per riuscire a comprendere i propositi che animano la volontà degli aderenti:

– si tratta di un sodalizio gnostico e non pietistico “in quanto il culto al S. Cuore di Gesù ha un fondamento biblico ecclesiale e dogmatico”;

– viene posto netto rifiuto ad ogni indebita esaltazione mondana sia essa costituita da persone, istituzioni o strutture e confermato il riconoscimento di un unico mediatore di salvezza poiché “esiste un solo Dio”. A questo proposito è palese l’ affinità di intenti che lega questo precetto cristologico fondamentale con la prima Shahādah islamica che recita: “Non c’e altro Dio all’infuori di Dio” (Lā ilāha ill’ Hallāh).

Alla militanza sottolineata dal termine “guardie” corrisponde la marcata volizione, ossia la determinazione che si manifesta nella volontà spirituale e nella attiva e concreta vigilanza.

La suddetta forma di spiritualità reca corrispondenze concettuali e rituali riscontrabili in alcune pratiche orientali. Tali convergenze contribuiscono a rendere meno astratto il principio di una unità trascendente delle religioni, che al di là del particolarismo identitario, lega tra loro le tradizioni di varia latitudine, pur nelle differenti interpretazioni etniche temporali e culturali ( T. Burckhard, Introducciòn al sufismo, 2006).

 

Volendo fornire solo un esempio la recitazione ripetitiva di una invocazione, di una parola sacra o litania si presta ad analogie con il dhikr musulmano, con lo japayoga hindu, con i metodi del cristianesimo esicasta e nelle formule del buddismo Amida.

La caratteristica che accomuna queste pratiche consiste nella giaculatoria che non viene utilizzata come talismano magico, nè per degenerate forme di onomatolatria ma serve a riportare l’attenzione dell’uomo al centro del suo essere, per farlo cosi diventare “preghiera vivente”.

Tali comunanze non costituiscono una reciproca contaminazione ma sono i segni delle realizzazioni spirituali manifeste, prodotte negli sfaccettati aspetti della civilizzazione tradizionale.

 

Il comune cammino seguito dalle diverse tradizioni e il percorso seguito dalle Guardie d’onore al Sacro Cuore e dall’Apostolato della preghiera  possono esser ricondotti entro questi schemi.

 

1) L’inserimento del neofita

Si tratta di una vera e propria cerimonia di aggregazione, una investitura che procede con:

– la chiamata dei patroni celesti in qualità di testimoni,

– la consacrazione degli oggetti e della persona

– le promesse e il giuramento di fedeltà.

L’acquisizione dell’influenza spirituale trova compimento attraverso la figura che assume anche nelle fasi successive la funzione sacerdotale del maestro, guida iniziatica, che nelle tradizioni è chiamato con svariati nomi: maestro spirituale, guru, geron, starec, shaykh.

 

Il Direttore, indossata la cotta e la stola, si porta all’altare del S. Cuore e rivolgendosi alla nuova Guardia d’Onore spiega il fine dell’Associazione.

Procede poi all’aspersione con l’acqua benedetta e la benedizione delle medaglie-distintivo, alla consegna dell’Atto di iscrizione, dello scapolare con l’effige del S. Cuore trafitto, del libro-manuale e della pagella.

Dopo l’invocazione del celebrante per l’intercessione di Maria Madre segue l’esortazione rivolta al novizio affinché mantenga fede all’ora di guardia. Il postulante recita la formula di ammissione che prevede l’arruolamento contro la triplice solenne offerta del tributo di gloria, amore e riparazione al Sacro Cuore di Gesù, corrispondente alla donazione totale del suo cuore, della mente (i pensieri) e della vita (le parole e le azioni) con tutte le gioie e i dolori affinché siano consumate dal fuoco del divin amore.

 

2) La trasmissione della spiritualità.

Per mezzo della Passione di Gesù l’uomo può accedere ai tesori della sua redenzione.

L’ apprendimento si avvale delle rivelazioni ricevute da S. Margherita Maria Alacoque, confermate dal Magistero della Chiesa e testimoniate dai tanti che sono stati ammessi alla conoscenza delle verità trascendenti.

Tali esperienze sono maturate all’ombra della Visitazione in un clima di semplicità e umiltà che ha favorito la riservatezza dello spirito interiore.

Che la spiritualità cristiana si manifesti non solo in forme di spontaneismo ma rivesta un carattere fondamentalmente iniziatico è implicito nella corrispondenza ai tre termini (R. Guenon, Considerazioni sulla via iniziatica, 1949) di:

– “potenzialità”, vale a dire le qualificazioni date dalle possibilità offerte dalla natura dell’individuo che rappresentano la materia prima su cui si esercita il lavoro iniziatico.

– La trasmissione o virtualità, che rappresenta il collegamento offerto da una organizzazione tradizionale e permette all’individuo di poter sviluppare attraverso l’influenza spirituale le potenzialità intrinseche. La presenza del rito consente il superamento dell’individualità.

– L’attualità e il lavoro interiore. Con l’aiuto esterno, passo dopo passo, vengono oltrepassati i diversi gradi della “gerarchia iniziatica”, scalini che consentono all’individuo il raggiungimento di quella che in vari modi viene definita con il termine di “liberazione”.

Nell’Islam l’insegnamento spirituale procede con la trasmissione regolare della grazia (barakah) e si attua mediante l’inserimento dell’adepto negli ordini (Tarīqah) del Sufismo.

Presso questi ultimi la dottrina viene trasmessa inalterata, cosi si perpetua la continuita della catena spirituale (silsilah), ricevuta direttamente dal Profeta (S.H. Nasr, Ideali e realta dell’Islam, 1974).

Nella preghiera della “Preziosissima offerta all’Eterno Divin Padre” il fedele propizia affinché il Sangue e l’Acqua usciti dalla piaga del Cuore di Gesù vengano offerti come oblazione perfetta al fine di ottemperare alla salvezza dei poveri peccatori, dell’umanità intera e ai bisogni della Santa Chiesa. L’auspicio termina con la richiesta di poter “penetrare nell’amatissimo cuore e di rimanervi chiusi per sempre”37. ( G. Bressanin, Piccolo Manuale delle Guardie d’Onore del Sacro Cuore di Gesù,1986).

 

3) L’orazione perpetua e l’incantazione

Come tante strade si dipartono nel mondo così i raggi dalla circonferenza hanno per meta il raggiungimento in un unico punto.

È stato Eliade (M. Eliade, Lo yoga, immortalità e libertà, 1973) a mettere per primo in relazione i metodi esercitati nel pranayama con i precetti taoisti e le discipline della respirazione utilizzate dai monaci esicasti

– Nella tradizione ortodossa dei “Racconti sinceri di un pellegrino al suo padre spirituale” il protagonista persegue l’esortazione di S. Paolo rivolta ai Tessalonicesi: “non restate mai d’orare… perchè questo e ciò che Iddio vuole” (Tess. 5,17-18) e persegue nell’insegnamento dei Padri del deserto,offerto dalla preghiera del cuore (Filocalia), trovando così la via per conseguire la vera realizzazione spirituale.

 

 

Siedi in silenzio e nella solitudine, china il capo, chiudi gli occhi;

respira più adagio che puoi, contempla con l’immaginazione il tuo cuore, riporta

la tua mente ovvero il tuo pensiero dalla testa al cuore. Mentre respiri di con le

labbra o solo mentalmente:-Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me!”

(Anonimo russo, La via di un pellegrino, 1972)

 

Con l’ininterrotta ripetizione della formula apostolica l’ascetismo degli esicasti cerca l’annullamento delle quattro avidità che immobilizzano la mente (a cura di G. Vannucchi, Filocalia II, 1981) e stanno alla base di qualsiasi forma di egoismo umano:

1 – l’avidità di permanere nell’esistenza come individuo e come gruppo;

2 – l’avidità di essere onorato e glorificato;

3 – l’avidità di essere eletto;

4 – l’avidità di essere ricordato dai posteri.

Lo stato d’orazione perpetua equivale allo stato della pace, l’orazione sopprime i pensieri, placa le divagazioni mentali (F. Poli, Yoga ed esicasmo, 1981), restituisce l’unità del pensiero. Si tratta di far discendere lo spirito della ragione nel cuore.

 

– Nella tradizione cristiana Sant’Ignazio di Loyola ricorda espressamente “una terza maniera di pregare aritmicamente”.

 

– Molto prossima alle modalità di ascesi bizantina è la recita presso i Sufi della preghiera nella forma di invocazione ripetuta del dhikr (ricordo) o “preghiera del cuore” che viene ritmata in sintonia con i processi vitali più naturali, principalmente in sintonia con il battito cardiaco. La menzione incessante del nome di Dio, attestata nel Corano, costituisce la capacità di realizzazione attuata mediante lo straordinario potere della parola quando diventa evocazione.

 

– Il tantrismo buddhista e Çivaita hanno elevato i mantra e le dhārani alla dignità di veicolo di salvezza (mantrayâna) perchè strumenti di concentrazione. Entrambi si imparano per bocca del maestro. La giaculatoria e la formula segreta se recitate correttamente diventano sostegno, difesa per la concentrazione. Espletano la funzione di suono mistico, mediante il quale si arriva al conseguimento di una particolare condizione soprasensibile.

– Nel buddismo pratico (Lu K’uan yu, Buddismo pratico, 1979) il devoto deciso ad uscire dal regno dell’illusione, da cui genera ogni sofferenza umana, abbandona la mondanità, secondo quanto previsto nel Sūrangama Sūtra, quando sarà arrivato a darsi il “Cuore di Pietra”. Sarà così in grado di poter distinguere tra reale e irreale.

– Nel testo indù della Bhagavadgītā il percorso dello yogin (lett. colui che si ricongiunge) è caratterizzato da atteggiamenti di abbandono alla misericordia, all’invocazione ritmata ed al persistente pensiero di Dio. Arjuna umilmente si inchina davanti alla manifestazione cosmica perchè in essa scorge il riflesso del divino che identifica attraverso la conoscenza derivatagli dai mezzi della corretta meditazione.

– La cultura sciamanica dei popoli siberiani è anch’essa ricca di esempi in cui sono i canti speciali, intonati in una lingua segreta, con l’aiuto del tamburo, ad invocare e far penetrare il miste nel mondo degli spiriti (M. Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi, 1974).

La Guardia d’Onore concepisce l’adorazione al S. Cuore non unicamente come amore filiale che il fedele pratica ricordando la ferita visibile inferta sulla croce, ma anche come contemplazione per quella lacerazione invisibile che è tenuta costantemente aperta dall’umana ingratitudine.

Questo riservato atteggiamento genera la necessità di esser sempre vicini al Cristo sofferente, di non lasciarlo mai solo. In tutte le ore del giorno e della notte occorre porre riparo alla generale ingratitudine grazie allo strumento della preghiera ininterrotta.

Quiete, silenziosa solitudine e orazione costante costituiscono le basi per la recita delle litanie, degli atti di riparazione, delle coroncine e delle giaculatorie espressamente dedicate al S.C.

 

4) Il quadrante come mandala (foto n 1, 2,3)

Il mandala è un disegno complesso, costituito da una cintura esterna di uno o più centri concentrici i quali racchiudono all’interno le figure delle divinità e i loro emblemi. Si tratta di una trasposizione del mondo ridotto ad uno schema essenziale, di forma geometrica.

In essa sparisce l’illusione del tempo e dello spazio e si perfeziona l’incontro Dio-io. Il disegno “ delinea la superficie consacrata e preserva l’invadenza delle forze disgregatrici. Ma è molto più di una semplice superficie consacrata… per scopi spirituali rituali e liturgici, e un cosmogramma, un universo intero nel suo schema essenziale nel suo processo di emanazione e di riassorbimento” (G. Tucci, Teoria e pratica del mandala, 1969).

Foto 1

 

Se il mandala è una proiezione dell’universo il quadrante della preghiera continua è una sintetizzazione del tempo tramutato in spazio che il fedele offre a Dio. La Guardia d’Onore consacra un’ora della sua giornata a Gesù. In questo momento, scelto a piacere, pur non distogliendosi dalle occupazioni quotidiane, con l’aiuto delle giaculatorie

offre le sue fatiche, le sue sofferenze, il suo Cuore a Gesù tenendosi unito a Lui nel Tabernacolo, riparando l’amore oltraggiato e dimenticato dai peccatori in tutto il mondo” ( La Guardia d’Onore in Preghiera, a cura della Direzione Nazionale della Guardia d’Onore al S.C. di Gesù, 1948).

 

Il Quadrante-Orario, logo dell’Associazione ideato dalla Fondatrice, e ispirato alle rivelazioni di Nostro Signore a Margherita Alacoque.

La forma geometrica, l’identificazione spazio-tempo, la speculazione evangelica e la finalità di propiziare l’incontro uomo-Dio possono rammentare la pratica del mandala.

Posto al centro del petto di Gesù compare il Cuore Divino, ferito dalla lancia, sormontato dalle fiamme e dalla croce, circonfuso di luce e delimitato da una corona di spine. Il busto del Cristo e circondato da un cerchio rosso, delimitato da dodici stelle bianche, corrispondenti alle 12 ore della meditazione. Questa circonferenza e sovrastata dalla trilogia delle parole “Gloria-Amore-Riparazione” corrispondenti alle tre funzioni svolte dalla Guardia: esaltare, consolare, pregare.

Foto 2

 

All’esterno in corrispondenza di ogni settore circolare dell’ora scelta figura il nome del Patrono secondo questa elencazione:

I° San Giuseppe, ore 1-2 e ore 13-14; II° Tutti i Santi, ore 2-3 e ore 14-15; III° Serafini, ore 3-4 e ore 15-16…

Vengono iscritti i nomi degli Associati in corrispondenza dell’ora scelta. All’interno i settori del cerchio, delimitati dai raggi, corrispondono rispettivamente ai momenti cruciali della passione:

– per le ore diurne:

I Il buon ladro, II Ecce mater tua,III Gesù spina …

– per le ore notturne:

I Falsi testimoni,II Negazione di Pietro,III – IV – V La prigionia…

Foto 3

 

Quattro angeli ad ali spiegate presentano il quadrante: due posti alla base lo sorreggono, i rimanenti alla sommità portano un cartiglio che reca impresso il nome dell’arciconfraternita.

 

5) La struttura della gerarchia devozionale

Nel mondo occidentale tra le poche organizzazioni iniziatiche “laiche” che possono vantare una derivazione tradizionale i simbolisti annoverano il Compagnonaggio e la Massoneria (R. Guenon, Considerazioni sulla via iniziatica 1949). Al loro interno la gerarchia ternaria risalente alle corporazioni muratorie del medioevo è costituita dai tre gradi: apprendista, compagno e maestro (U. Gorel Porciatti, Simbologia Massonica, massoneria azzurra, 1968).

Nei primi decenni del secolo scorso l’Apostolato della preghiera in unione col Sacro Cuore di Gesù prevedeva delle pagelle che distinguevano tre gradi, corrispondenti a tre categorie di associati.

Il passaggio al grado di appartenenza dipendeva dal novero dei doveri che il singolo era liberamente chiamato ad osservare:

“Il I° grado che è essenziale e comune a tutti gli Associati, comprende tutti i fedeli ascritti e forniti della pagella di aggregazione, i quali offrono ogni mattina la loro giornata secondo le intenzioni del Cuor di Gesù. Nessuna formula è obbligatoria.

Ci si può servire di quella posta nella prima pagina di questa pagella.

Il II° grado comprende quegli Associati che, adempiendo le condizioni del I grado, accettano inoltre di recitare ogni giorno un Pater e 10 Ave secondo le intenzioni raccomandate.

Il III° grado comprende quelli che adempiendo le condizioni del I grado, fanno la Comunione riparatrice una volta la settimana o al mese, secondo le regole stabilite per la pia opera della Comunione riparatrice.”

 

6) I doni del carisma

Nella tradizione islamica lo stato di grazia divina è facilitato dal ricevimento dei doni dell’anima/āhwal. Il fedele li riceve direttamente da Dio: attenzione costante/murāqabah, prossimità/qurb, amore/mahabbah, timore/khawf, speranza/rajā’, brama spirituale shawq, familiarità /uns, tranquillità/iţmi’nān, contemplazione/mushāhadah, certezza/yaqīn ( Kitāb al –luma [Il libro del bagliore], a cura di R.A. Nicholson, 1914).

Lo yogin indiano esercitando il samyama, nelle tre fasi finali dello yoga ( la concentrazione/dharana, la meditazione/dyana, l’estasi /samadhi).

prefigura l’apprendimento del linguaggio, la conoscenza esistenziale passata o gli stati mentali delle creature. Quando l’attenzione ha per oggetto le consistenze materiali si può verificare l’acquisizione di quella serie di poteri/siddhi presenti nel folklore e nella metafisica indiana (apparizioni, sparizioni, sopportazione della fame, della sete del dolore, sospensione del respiro, levitazione ecc.) che non vengono considerati miracoli ma effetti di una particolare disciplina della percezione. L’asceta si pone in una condizione superiore a quella del mago proprio per la condizione di rinuncia e di superamento di ogni dominio sulla natura per l’esercizio dell’ascesi /tapas (M. Eliade, Lo yoga, immortalità e libertà,1973).

 

La strada verso la purificazione intrapresa a seguito della trasmissione spirituale si accompagna con i doni dello Spirito Santo o doni del carisma. Sono questi i regali conferiti da Dio al singolo in favore della comunità: profezia, guarigione, dono delle lingue.

Oltre all’ordinaria acquisizione delle indulgenze plenarie e parziali l’associato può partecipare all’ottenimento dei doni celesti, diretta conseguenza delle dodici promesse fatte da Gesù Cristo nel corso delle apparizioni a S. Margherita M. Alacoque.

Tali assicurazioni riguardano la salvaguardia completa dei pericoli materiali che non possono interferire pregiudicando la corretta vita del beato:

I Elargirò tutte le grazie necessarie al loro stato.

II Conserverò la pace nelle famiglie.

III Consolerò tutte le pene

IV Sarò sicuro rifugio in vita e in punto di morte.

V Offrirò la benedizione di ogni impresa

VI I peccatori troveranno nel mio cuore una sorgente e un oceano infinito di misericordia.

VII Le anime tiepide si appassioneranno.

VIII Le anime intraprendenti giungeranno presto a perfezione.

IX La mia benedizione vigilerà sulle case dove sarà conservata e amata l’immagine del mio cuore.

X Darò ai vostri maestri sacerdoti la capacita di convertire.

XI Le persone che seguiranno questi insegnamenti avranno per sempre un posto nel mio cuore.

XII A coloro che per nove mesi consecutivi si comunicheranno nel primo venerdì del mese prometto sicuro asilo nel momento estremo.

 

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Categorie: Religione

Pubblicato da Walter Venchiarutti il 28 Novembre 2020

Walter Venchiarutti

Walter Venchiarutti Inizia nel 1978 attività di ricerca nel settore dell’antropologia locale partecipando alla fondazione del Gruppo Antropologico Cremasco. È stato Presidente della Commissione Museo di Crema dal 1991 al 1994 e consulente per l’allestimento della Casa Cremasca. Dal 2007 è Vicedirettore della rivista Insula Fulcheria e curatore della collana Quaderni di Antropologia Sociale. Collabora con articoli a riviste, blog locali e prende parte all’attività di gruppi culturali. In specifiche pubblicazioni ha trattato storia e tradizioni legate alle vicende del Cremasco e del Cremonese.

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