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Il culto del Sacro Cuore: tradizione e universalità di un simbolo (II^ parte) – Walter Venchiarutti

Il culto del Sacro Cuore: tradizione e universalità di un simbolo (II^ parte) – Walter Venchiarutti

L’iconografia del cuore dal medioevo ai giorni nostri

Foto 1

Spesso negli affreschi medioevali il personaggio di S. Michele è riprodotto durante il momento del responso divino. Con una mano sorregge il piatto contenente il vaso-cuore del defunto e nell’altra stringe la piuma bianca dell’angelo custode (foto n 1). Anche in questo caso solo l’equilibro garantisce la salvezza del defunto. Un embrione di tale concezione permane in alcuni relitti linguistici, modi di dire rimasti in uso specialmente nel gergo popolare: “a cuor leggero … a cuor pesante”.

Il muscolo cardiaco nell’età di mezzo compare correlato al ciclo dei romanzi celtico – arturiani del Santo Graal con la coppa che il Cristo adoperò nell’ultima cena e in cui venne raccolto il suo sangue. Questa identità è confermata nella rappresentazione geometrica del triangolo equilatero capovolto, modello che identifica schematicamente sia il santo calice quanto il cuore umano. Il Graal costituisce il cuore del mondo, la sua ricerca è il compimento di un viaggio iniziatico desiderato e intrapreso dai più nobili cavalieri.

Nella tradizione cristiana fin dal XI sec. e ininterrottamente anche nei secoli seguenti, mistici e teologi con la loro opera hanno glorificato il Sacro Cuore. Tra questi si possono ricordare: S. Bernardo, S. Bonaventura, S. Francesco Saverio, B. Susone, Blosio, Lanspergio, Taniero, Da-Ponte e poi S. Filippo Neri, S. Pietro d’Alcantara, S. Geltrude, S. Caterina da Siena, S. Margherita da Cortona, S. Chiara da Montefalco, S. Teresa, S. Caterinada Genova e Angela da Foligno.

I poeti del dolce stilnovo, non hanno riduttivamente scritto solo la grammatica moderna del sentimento d’amore. Il cuore fa apparizione nelle poesie cortesi, punto di partenza che stabilisce le prime regole d’amor profano. C’è però chi è andato ben oltre, interpretando in modo cifrato il linguaggio che Dante e i Fedeli d’amore rivolgono a l’omde core (L. Valli, Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d’Amore, 1928). Nelle loro opere è stato colto qualcosa di più di un semplice appello piagnucoloso, lanciato da innamorati timidi, non sempre corrisposti ( R. Guenon, Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d’Amore, in Rivista di Studi Tradizionali n 28-29, 1968). La parola stessa a-mor evoca la negazione della morte e costituisce l’equivalente di un geroglifico dell’immortalità.

Foto 2

Dopo un periodo di vuoto iconografico (dal XI sec. al XIV) compaiono nel XV sec. una numerosa serie di affreschi che evocano particolari curiosi della crocifissione. Dal costato aperto di Gesù zampillano rivoli di sangue premurosamente raccolto in coppe e calici da solerti angioletti (foto n 2). Sono tramandate nei coevi codici miniati le raffigurazioni estatiche inerenti le corrispondenze del cuore. Di un seguace del miniaturista Baldassarre Coldiradi, nel capolettera E figura dipinto un crocefisso galleggiante in cielo; dalle ferite delle mani e del costato si dipartono tre raggi che a guisa di gocce convergono al cuore di S. Agostino. La pergamena campita in oro reca nel corpo della lettera la scritta “Pro tuis fidelibus”. Il manoscritto fa parte del lascito Ponzone e si conserva presso il Museo Civico di Cremona.

Nei rilievi in terracotta che ornano il marcapiano del quattrocentesco palazzo Picenardi (ex Corradi) sempre a Cremona è stata decorata dai maestri coroplasti una singolare proposta di formelle. Attribuite al De Staulis recano impressa al centro l’immagine stilizzata del cuore (foto n 3).

Foto 3

Nel secolo successivo analogo significato sembra assolvere l’allegoria del torchio mistico. Un prototipo di tale iconografia resta la pala d’altare di Andrea Mainardi detto il Chiaveghino “Il torchio mistico” presente nel Museo Civico della città. In queste raffigurazioni il Nazareno viene letteralmente spremuto fino all’ultima goccia per mezzo di una elaborata invenzione iconografica. Sono queste espressioni della tendenza controriformistica che si identifica per mezzo di manifestazioni di più estrema devozione, rivolte ad infiammare l’animo dei fedeli. Gesù da vendemmiatore (così lo avevano descritto i mistici medioevali) diventa uva e dona il suo sangue alla chiesa rappresentata dalla moltitudine di prelati e santi che attorniano il torchio (foto n 4).

Foto 4

Il culto del cuore divino del Salvatore si manifesta attraverso una serie di immagini rappresentate negli oggetti più svariati della vita quotidiana religiosa: stampi per ostie, ex voto in argento, cartagloria.

Allo stesso modo queste iconografie sono riscontrabili nelle attività profane: marchi di fabbrica e sigilli commerciali. Quanto all’oggettistica della devozione popolare ricordiamo i numerosi monili, le medaglie e i santini.

Quasi costantemente la raffigurazione del cuore si palesa attraverso due significativi aspetti sensoriali che l’accompagnano: la luminosità e il calore. A queste irradiazioni corrispondono le rappresentazioni del cuore raggiante e di quello fiammeggiante simboleggianti, come già in precedenza ricordato,la conoscenza e la passione che si ricollegano rispettivamente agli aspetti dell’iniziato e del mistico.

Vita e affettività sono espressione di calore, mentre intelligenza e ragione vengono annunciate dal bagliore rischiarante, giacché la condizione della tenebra viene fatta risalire allo stato di errore.

Se i raggi rettilinei svelano il processo temporale della luce, quelli ondulati sottintendono la pioggia. Quest’ultima a volte si accompagna ad una abbondante caduta di gocce di sangue. Raggi e fiamme insieme evocano l’identità solare. Simbolicamente esistono nelle diverse tradizioni stretti rapporti tra sole e cuore, elementi che assumono una posizione di centralità perché al centro del cosmo corrisponde il centro dell’essere. Tale conformità trova una espressione iconografica precisa che esprime una ragione ideologica nella postura occupata dal cuore di Gesù che, nelle immagini devozionali più diffuse, si palesa in modo innaturale, giacché nel petto la sua posizione viene irrazionalmente centralizzata.

Foto 5

Secondo la scenografia mutuata dalle visioni di Maria Margarete Alacoque (1647-1690) il fuoco dello Spirito Santo, illuminato dalla Rivelazione, circoscrive il cuore trafitto del Redentore che ama e soffre per gli uomini. Ma il cuore è al tempo stesso una porta aperta verso l’elevazione dell’essere e tempio-sede della vita cosmica che gira intorno al creato. Questo paradigma “… riconduce al duplice modo di movimento che da una parte (modo verticale) eleva l’uomo oltre se stesso e lo libera dal processo proprio alla manifestazione e dall’altra (modo orizzontale o circolare) lo rende partecipe di questa manifestazione nella sua interezza” (R. Guenon, Simboli della scienza sacra, 1975).

L’intersezione del movimento orizzontale con quello verticale esprime l’essenza stessa del simbolismo della croce nel suo significato più sacro di trait-d’union.

 

La dedizione al Sacro Cuore si è espressa con modalità e tecniche differenti a seconda delle diverse regioni europee: in Spagna con la tradizionale consuetudine delle statue vestite e nel policromo risalto degli azulejos, una tecnica poi introdotta anche nelle santelle, consuetudini votive del napoletano; in Germania ha contraddistinto gli infissi in legno delle tipiche case bavaresi; in Francia la stagione dei grandi mistici è stata raccolta e fatta propria dall’iconografia espressa nelle campagne del Poitou, Anjou e della Bretagna con le campagne tutt’oggi disseminate dalle caratteristiche croci in pietra cuorate .

Foto 6

Il 1793 segna lo scoppio nell’Ovest della Francia dell’insorgenza vandeana contro il regime giacobino, instaurato dalla rivoluzione francese. Nel piccolo villaggio dell’Anjou al comando di Jaques Cathelineau alcuni giovani realisti decidono di cucirsi all’interno del vestito l’immagine del sacro cuore che diventa insegna dell’armata controrivoluzionaria. Gli scapolari portati dagli Schouans evidenziavano al centro della stoffa bianca un cuore infuocato con la ferita sormontata da una croce. Il cuore divino indossato come emblema sul petto si sovrappone al cuore del fedele e ne garantisce la protezione. L’iscrizione “Dieu e le roi” esprime il richiamo ai principi religiosi e monarchici che sostenevano la rivolta (Louis Charbonneau- Lassay, Simboli della Vandea, 1993).

Foto 7

Nei santuari e nelle chiese gli ex voto sbalzati in argento a forma di Cuore (Gruppo Antropologico Cremasco, Ex voto a Crema, 1986), pazientemente ricamati sulla tela di lino oppure artigianalmente dipinti finiscono intorno alla seconda metà del XIX sec. per dominare la tipologia dei Per Grazia Ricevuta. Lo spazio pubblico è affollato da edicole e santuarietti che posti sulle strade offrono l’estro artistico a improvvisati frescanti e ispirati artigiani. A partire dall’ottocento, anche all’interno delle case private più umili compaiono sempre più frequenti delle cromolitografie che seguono gli stilemi della bellezza paradisiaca proposta da nazareni e preraffaelliti (foto n 5).Quantificare in un censimento completo tutta l’oggettistica devozionale, che va dall’artistico all’artigianale ed ha per soggetto il cuore, diventa veramente improponibile, anche se tentativi scrupolosi e significativi in questo settore sono stati già intrapresi (E. Gulli Grigioni, Schola Cordis, 2000).

Foto 8

Oggigiorno, in campo artistico, l’organo cardiaco non viene disdegnato. Il miracolo visivo del muscolo pulsante è stato recentemente ripreso da artisti presenti alla Biennale di Venezia. Per l’occasione sono stati presentati cuori in resina, realizzati da un calco reale dal forte impatto visivo, che illuminandosi sembrano ricreare l’effetto della palpitazione (foto n 6). Recenti raffigurazioni pur partendo da disparati spunti sia intellettualistici che popolari hanno portato a risultati sorprendenti. Un interessante ciclo di “Scuorati” (foto n 7), archetipi della condizione sofferente, ha saputo esprimere intenso pathos, grazie al richiamo di raffinate tecniche rinascimentali (A. Agazzani,- M. Vallora, Agostino Arrivabene, 2001).Una curiosa riproduzione seriale in terracotta propone in chiave ironica e devozionale soggetti di innocente elementarità, grazie all’impiego di squillanti tonalità cromatiche (foto n 8).

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Categorie: Religione

Pubblicato da Walter Venchiarutti il 20 Novembre 2020

Walter Venchiarutti

Walter Venchiarutti Inizia nel 1978 attività di ricerca nel settore dell’antropologia locale partecipando alla fondazione del Gruppo Antropologico Cremasco. È stato Presidente della Commissione Museo di Crema dal 1991 al 1994 e consulente per l’allestimento della Casa Cremasca. Dal 2007 è Vicedirettore della rivista Insula Fulcheria e curatore della collana Quaderni di Antropologia Sociale. Collabora con articoli a riviste, blog locali e prende parte all’attività di gruppi culturali. In specifiche pubblicazioni ha trattato storia e tradizioni legate alle vicende del Cremasco e del Cremonese.

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