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Una nuova Medusa appare a New York – Giuseppe Barbera

Una nuova Medusa appare a New York – Giuseppe Barbera

Nella capitale del commercio internazionale è stata esposta una statua di Medusa che ribalta il mito: qui non è il mostro ad essere vinto da Perseo ma viceversa l’eroe è decapitato dalla Gorgone. L’autore dell’opera è un artista italo-argentino di epoca contemporanea, Luciano Garbati, che ha ribaltato il lavoro del Cellini per celebrare la condanna di Harvey Weinsten, reo di numerosi stupri. Certo per un tradizionalista esprime un concetto strampalato: per gioire della punizione di un uomo che ha lasciato spazio alla tracotanza ed agli istinti, si espone l’immagine della vittoria di colei che rappresenta l’affermazione di tracotanza ed istinti nell’anima! Nonostante ciò bisogna ammettere che la medusa del Garbati è effettivamente un’opera d’arte, ciò è indiscutibile: riflette i movimenti di pensiero dell’epoca contemporanea, tecnicamente espone bene l’anatomia di un corpo che dopo un atto di sforzo cerca il riposo; i serpenti malvagi divengono una capigliatura morbida, il sesso scompare come a voler significare la sessualità perduta delle donne che hanno subito abusi, l’intera posa esprime la raggiunta soddisfazione per la vendetta ottenuta. Chiaramente il lavoro di Garbati si rivolge ad un mondo che ha perduto il valore del mito, anzi a malapena lo conosce e quando ne sente parlare ne riceve comunicazioni alterate. Sono numerosi infatti i testi neopagani scritti da autori profani, negli Stati Uniti d’America, che cercano di interpretare la sacralità antica cogliendo cantonate incredibili e distribuendole come interpretazioni valide ed accettabili. Tra queste va per la maggiore l’idea che molti miti rappresentino l’affermazione di società patriarcali a discapito di precedenti società matriarcali. Ovviamente tutto ciò si discosta fortemente dalla realtà storica e dai valori intrinseci del mito. Innanzitutto l’eredità di una società patriarcale ottocentesca deriva da secoli di cristianesimo, religione che nell’imporsi ha dettato nuovi comportamenti sociali, molti dei quali giustificati dalla misoginia di alcuni suoi scritti, atteggiamenti che entrarono in conflitto con la società antica, che invece dava alle donne ruoli ben diversi da quelli raccontati: basti pensare ai numerosi sacerdozi femminili del mondo antico, ai ruoli di numerose poetesse, filosofe e scienziate del mondo antico, di cui poco sappiamo a causa di una damnatio memoriae nei riguardi dei ruoli femminili applicata proprio dalle nuove società cristiane.

Precedentemente a queste non esistevano società patriarcali o matriarcali, bensì società diverse tra loro, tra queste spicca ad esempio quella romana, profondamente incentrata sul valore della complementarità dei generi: l’uno non poteva vivere senza l’altro ed entrambi i generi dovevano rincontrarsi per riscoprire l’androginia della Monade, ossia la forza primordiale che diede avvio al mondo. Lo stesso concetto di divinità in senso assoluto trascendeva dalla semplicità di un genere, ma ascendeva all’idea dell’androginia: basti pensare all’inno orfico dedicato a Zeus dove si esplica che Zeus è la divinità unica, che ogni divinità è una differente manifestazione di Zeus e che Zeus è contemporaneamente sia maschio che femmina. Dunque non esisteva nella teologia dei culti antichi la predominanza di un genere su di un altro, bensì si raccontava più e più volte della coesistenza dei generi e dell’unione di essi. Le sopravvivenze culturali del mondo antico, nel corso dei tempi dell’era cristiana, si manifestano nelle cosiddette scienze ermetiche ed alchemiche, dove l’obiettivo del “filosofo” praticante è quello di ritornare alla Monade riconquistando la condizione dell’androginia primordiale, frutto dell’incontro del maschio con la femmina, del Re con la Regina, del Sole con la Luna, dell’oro con l’argento, ossia dello spirito con l’anima. Ovviamente la mitologia antica era il sistema teologico di base, con il quale si cercavano di dare una serie di profondi insegnamenti etici, che celava importanti misteri relativi alla realizzazione spirituale dell’essere umano. Essa però necessitava di uno strumento fondamentale: l’interpretazione. Tramite essa si potevano conquistare le comprensioni di atteggiamenti e riti che consentissero il raggiungimento dell’aspirata realizzazione spirituale. Platone dedica particolare attenzione a questo strumento, definendolo utile e valido nel momento in cui diveniva “esoterico”, ossia quando si applicava una lettura che entrasse nel profondo e non rimanesse nell’esterno.

Ancora oggi questo strumento rimane validissimo per l’interpretazione del mito e la conquista dei riti misterici celati in esso. Nell’epoca odierna, fondata sull’egualitarismo, purtroppo molti si arrogano il merito di aver interpretato il mito ed esternano e diffondono riti che invece creano sui praticanti squilibri cognitivi comportamentali. Ad esempio esistono individui che hanno creato riti dove si onora Medusa a discapito di Perseo, convinti di riscattare un’ancestrale dea Madre, occultata e nascosta dal patriarcato cattolico! Per quanto essi reinterpretino a loro modo il mito, per quanto essi diano valori nuovi e differenti a quelle figure, esse comunque mantengono i valori originari e pertanto quei nuovi praticanti evocano le forze caotiche e disordinate rappresentate da Medusa, a discapito della salubrità del proprio spirito che, decapitato, non troverà la purezza dell’anima simboleggiata da Andromeda. Ne consegue che dall’esecuzioni di tali riti inventati a tavolino, le persone ne escono fortemente squilibrate e spesso è capitato che venissero taluni presso i templi della Pietas per correggere i propri errori e ritrovare l’equilibrio. Ma ricalchiamo un attimo il mito per risolvere l’errore interpretativo, che nasce da una superficiale e limitata visione di esso. Il limite principale proviene dallo scontro tra Perseo e Medusa, il quale non viene collocato da questi nuovi analisti nel suo racconto, ma ne è estratto, isolato e dunque depauperato della sua profondità.

Perseo rappresenta lo spirito dell’essere umano, che deve condurre la persona al raggiungimento della Sapienza, elemento sotto la tutela di Minerva, la dea nata dal capo di Giove, che tutela l’eroe, ossia colui che persegue l’Amor delle origini, l’Eros di cui parla Platone che smuove il Caos del principio del tempo e delle cose per creare l’ordine. Andromeda è l’anima pura, che ognuno di noi ha sin dall’inizio della propria vita, ma essa viene esposta alle passioni del mondo, data in sacrificio dagli uomini volgari e timorosi del sacro, che verrà mangiata dal mostro proveniente dal mare, qualora Perseo non dovesse riuscire a liberarla. Per compiere tale atto eroico, Perseo deve avvalersi del cavallo Pegaso, che può nascere solo dal sangue della Medusa. Quest’ultima era una fanciulla vergine devota di Minerva, alla quale chiese di avere la Sapienza: la Dea la accontentò inviandole il Dio Nettuno, il quale le avrebbe trasmesso il sapere del mondo con un atto d’amore, ma la giovane gorgone non comprese che tutto ciò era il risultato di quanto lei aveva chiesto alla Dea bensì pensò che tutto stesse accadendo per un desiderio illecito del dio del mare, così la ragazza corse nel tempio, presso la Dea, per chiederle di fermare gli ardori amorosi del Dio. Purtroppo ciò creò una hybris, perché senza rendersene conto la ragazza credeva di sapere meglio della Dea cosa stesse accadendo, voleva mettere una divinità contro l’altra, e peccò di ingenuità: infatti richiesta la Sapienza, ebbe la presunzione di immaginare lei come dovesse avvenirne l’acquisizione, ponendosi inconsciamente al di sopra della divinità. Tutta questa incoscienza dimostra che Medusa chiese il “sapere” quando ancora non era pronta per riceverlo, dunque fu “tracotante”, e tale carenza di preparazione si dimostrò quando la ragazza ebbe paura di Nettuno. Lì sta la hybris di Medusa, nell’aver voluto tutto e subito. Questi sentimenti espressi nel comportamento di Medusa avvengono all’interno della persona: ma se tramite il proprio spirito (Perseo) si taglia la testa alla Medusa (il prodotto mostruoso di chi riceve un sapere quando ancora non ne è degno ed oltretutto disegna quanto ricevuto, creando una serie di pensieri errati rappresentati dai serpenti al posto dei capelli), allora si ottiene il cavallo alato, ossia lo strumento intellettivo che consente di vivere un Eros (che non significa sesso come insegnano i moderni, ma Amore che coinvolge tutti i corpi dell’individuo: fisico, animico, intellettivo, spirituale) sano capace di farci ascendere nei cieli. Grazie al Pegaso lo spirito dell’eroe può raggiungere l’incatenata anima pura e liberarla dal mostro delle acque (passioni) comuni. Il mostro può essere pietrificato dal mostrare la testa della gorgone decapitata: significa che  l’individuo che uccide i moti passionali della tracotanza egoica e della confusione animica, non si lascia tangere dal pensiero collettivo volgare ed evita che esso divori la sua anima.

L’arte è tale quando è lo specchio dei tempi, dunque la statua di Garbati ribadiamo che è una vera e propria opera d’arte, poiché (inconsciamente ?) rappresenta la società attuale: caotica, aspira impreparata alla sapienza, vuole avere tutto e subito, pietrifica ed uccide gli eroi che provano a decapitarla, rifiuta l’Amore sacro, si rifugia nel tempio della Sapienza (spacciandosi infatti come società scientista), muove continuamente pensieri velenosi per confondere chi le si avvicina, rifiuta di specchiarsi e vedere se stessa per non morire. Le passionalità caotiche del tempo moderno certamente entrano in conflitto con una spiritualità ferma, sana e rispettosa del mondo naturale; tutt’altro la società contemporanea vive della distruzione della natura, dell’uccisione di una famiglia di cinghiali per non affrontare la spesa di spostarli dal parco cittadino al bosco più vicino, dell’abuso di potere e dello stupro, della tutela dei criminali e quant’altro di ingiusto, nascondendo il tutto sotto un ipocrito velo di perbenismo e giustizialismo garantista, dove i condannati non sono altro che soggetti ieri appartenenti ad una cricca ma poi fuoriusciti dalla medesima: semplici capri espiatori.

(in foto il Tempio di Minerva edificato a Pordenone dall’Ass. Tradizionale Pietas)

Il mito è eterno ed oggi viviamo nell’epoca della Gorgone: ma è scritto che un Perseo taglierà la testa della Gorgone, guidato dalla divina Minerva.

Dott. Giuseppe Barbera

Archeologo

Presidente Associazione Tradizionale Pietas

Rettore del Tempio di Giove a Roma

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Categorie: Tradizione Classica

Pubblicato da Ereticamente il 24 Ottobre 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Fulvia

    Stupendo complimenti!

  2. Kevin

    Analisi ed articolo molto lucidi!

  3. Meraviglioso articolo, ti sono grato!

  4. Giuseppe Barbera

    Grazie a tutti per i complimenti.

  5. upa

    Dall’immagine mi sembra di vedere un libidinoso corpo femminile che ha tagliato la testa a un poveraccio caduto nel tranello..
    Sensazioni sgradevoli..perfettamente in linea con i tempi..

  6. Federica Piano

    Grazie per il Suo sforzo di riequilibrare pesi universali schiacciati dal caos di una prospettiva effimera

  7. roberto

    Semplicemente, complimenti!

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