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“Pagine di gloria” del Biennio Rosso: L’assassinio di Luigi Magni, 10 OTTOBRE 1920 – Valerio Zinetti

“Pagine di gloria” del Biennio Rosso: L’assassinio di Luigi Magni, 10 OTTOBRE 1920 – Valerio Zinetti

Cento anni fa, il 10 ottobre del 1920, a Pavia spirava presso l’ospedale Luigi Magni. Questa vicenda dimenticata dalla storiografia ufficiale è incidentalmente trattata in uno studio dello storico Pierangelo Lombardi[1] nella parte in cui sono documentate le violenze social-comuniste degli scioperi alla vigilia delle elezioni del 1920 in Lomellina. Luigi Magni (classe 1871, nativo di Trecate, in provincia di Novara) era sindaco di Castellaro De Giorgi, fittabile e membro dell’Associazione proprietari e affittuari dell’Agro Lomellino. Nel corso di uno sciopero promosso a Mede dal Circolo giovanile socialista “La Fologore”, venne segnalata la presenza di crumiri a Castellaro De Giorgi nell’azienda del Magni. Durante l’intervento degli scioperati partirono dei colpi di rivoltella che cagionarono la morte di Magni ed il ferimento dei figli (di cui uno mutilato di guerra) e di alcuni dimostranti. Seguì l’arresto di diciannove persone. La Federazione Proletaria prese pubblicamente le distanze dall’azione in questione, definendo i membri del circolo “La Folgore” come “torbidi elementi anarchici, noti pregiudicati”.

L’impatto che questo fatto ebbe sulla cittadinanza del suo paese natale lo si evince dalle pagine del giornale parrocchiale di Trecate che titolò: “Luigi Magni brutalmente ucciso dalle Bande Rosse” e descrisse così la solidarietà dei cittadini verso la famiglia: “(…) La sua salma venne trasportata a Trecate, dove già l’attendevano sette figli – in parte doloranti per le ferite – tutti ancora pieni della terribile impressione. Il popolo di Trecate, coll’intervento plebiscitario ai funerali solenni della vittima dell’odio e del fanatismo, ha dato la migliore attestazione di stima del defunto e di condanna della barbarie che dilaga ed impera”[2]. Nel 1920 Magni fu tumulato all’interno della tomba di famiglia nel cimitero cittadino[3].

Sempre lo storico Lombardi riporta che per l’omicidio del Magni il processo celebratosi innanzi alla Corte d’Assise di Voghera 1921 condannò i colpevoli per un totale di duecentoquaranta anni di carcere. Tra gli imputati spiccava la figura di Carlo Lombardi, esponente di maggiore rilievo del socialismo lomellino. Anche di questo processo si ebbe conoscenza a Trecate[4]. Il Bollettino Trecatese del 9 luglio 1921 titolava negli articoli in prima pagina “Gli assassini di Luigi Magni condannati alla reclusione dal Tribunale di Voghera”. “Finalmente – esclamava il bollettino – la giustizia ha pronunciata la sua severa condanna contro i selvaggi membri della Banda rossa di Mede Lomellina che, la sera del 9 ottobre scorso, hanno assalito la famiglia Magni nella sua tenuta di Castellaro dei Giorgi e ne hanno barbaramente assassino il povero padre Luigi Magni e feriti due dei sette figli, Francesco e Pierino”[5].

Nel suo memoriale del 1929 il fascista pavese Arturo Bianchi ricordava così l’episodio: “Il 10 ottobre (1920, nds) una turba di forsennati di porta da Mede a Castellaro De Giorgi alla fattoria del signore Luigi Magni. Si ha sete di sangue. Il Magni è circondato, assalito, ferito mortalmente insieme al figlio Piero e ad un altro figlio mutilato. Caduto sotto i colpi di quei forsennati il Magni cessava di vivere il giorno seguente lasciando un ricordo di bontà. Nelle sue ultime ore, preso dal delirio, egli ripeteva le parole imploranti che egli aveva gridato ai suoi assassini mentre questi imbestialivano contro di lui e i famigliari”[6].

Il 10 ottobre 1934, in occasione della visita di Benito Mussolini a Novara, la sua salma viene trasferita dal cimitero di Trecate e tumulata con cerimonia solenne alla presenza del Duce nel Sacrario dei Martiri Fascisti inaugurato al Colle della Vittoria[7].

Nel 1936 una pubblicazione della Federazione novarese del PNF[8] ne ricordava così la vicenda: “Nato a Trecate il giorno 8 marzo 1971, morto all’ospedale di Pavia il 10-10-1920, di professione agricoltore e padre di sette figli. Prima delle elezioni amministrative del 1920, mentre i capoccia socialisti esaltavano lo sciopero e lanciavano una sfida ai partiti che si prestavano a scendere in lizza e precisamente il 9-10-1920 cinque comunisti si recarono da Mede a Castellaro de Giorgi e nella stalla del Magni, ove questi con quattro figliuoli procedeva alla mungitura e governo del bestiame in sostituzione degli scioperanti, e gli intimarono di sospendere il lavoro. Respinti, essi ritornarono accompagnati da altri scioperanti che con numerosi colpi di rivoltella inveirono contro il Magni padre e i figli. Il Magni venne colpito all’addome: uno dei figli, mutilato di guerra, ebbe un braccio passato da parte a parte da una pallottola e un altro venne ferito alla testa e ad una mano. Mentre i feriti venivano ricoverati in casa, i fratelli Scevola, che abitavano nelle vicinanze, inviarono una carrozza a Mede per prendere il medico, ma questa venne – strada facendo – fermata dal gruppo che aveva assalito il Magni e che tornava glorioso e trionfante per il nefasto gesto compiuto e obbligava a ritornare perché i feriti non dovevano avere il medico. Fortuna volle che transitasse per Castellaro il medico di un comune vicino il quale prestò l’opera sua ai feriti, giudicando gravissime le condizioni del Magni Luigi. Trasportato all’ospedale di Pavia, cessava di vivere nelle prime ore del mattino seguente, lasciando un ricordo di bontà. Nelle sue ultime ore, preso dal delirio, egli ripeteva le parole importanti che aveva gridato ai suoi assassini, mentre questi imbestialivano contro di lui e i suoi figli”.

Pur non appartenente al partito fascista Magni fu oggetto dell’agiografia del fascismo novarese proprio per la tendenza del regime ad accomunare vicende come la sua a quelle dei propri squadristi, con lo scopo (non certo storiograficamente infondato e meramente propagandistico) di rivendicare il merito storico di avere impedito l’insurrezione comunista e di ricordarne le numerose vittime. Di segno del tutto opposto la damnatio memoriae alla quale fu relegata la sua figura nel dopoguerra. Custodita nell’Archivio di Stato di Novara è una corrispondenza tra l’Amministrazione del Comune di Novara e Guido Magni, nella quale questi – a seguito della decisione della giunta comunale di smantellare il monumento fascista – chiedeva la traslazione della salma del figlio Luigi nel cimitero di Trecate[9]. La salma di Luigi Magni oggi si trova – stando ai registri comunali – nella tomba di famiglia Mettica – Iacometti, accanto alla sorella ma senza una foto che lo ricordi[10].

L’ auspicio è che avere ricordato Luigi Magni oggi con questo contributo biografico possa riconsegnare alla sua figura ed alla sua vicenda una dignità storica da decenni preclusa dalla faziosità di una storiografia ufficiale che non ha ancora guardato con oggettività alle pagine sanguinose del comunismo italiano anche con riferimento al biennio rosso.

Valerio Zinetti

 

NOTE

[1]  P. LOMBARDI, Il ras e il dissidente. Cesare Forni e il fascismo pavese dallo squadrismo alla dissidenza, Bonacci, 1998, p. 110.

[2] Bollettino Trecatese. Periodico settimanale religioso educativo, 16.10.1920, Archivio Parrocchia di Trecate (NO).

[3] Archivio Comune di Trecate.

[4] P. LOMBARDI, cit.

[5] Bollettino Trecatese, cit.

[6] A. BIANCHI, A Noi! Storia del Fascismo Pavese, Iuculano Editore, Pavia, 2004, p. 27.

[7] http://fondoluce.archivioluce.com/LuceUnesco/avanzata/scheda/foto/IL0010032678/12/Le-bare-dei-martiri-fascisti-davanti-al-Sacrario-dei-Fascisti-Novaresi.html?start=36&luoghi=Parco%20delle%20Rimembranze%20a%20Novara .

[8] PARTITO NAZIONALE FASCISTA – FEDERAZIONE DEI FASCI DI COMBATTIMENTO NOVARA, Biografie di Caduti per la Rivoluzione, Stabilimento tipografico Cattaneo, Novara, 1936 – XIV.

[9]  Archivio Comune di Novara (ACN), B 59, Monumenti, F3 Parco della rimembranza – Sacrario Caduti Fascisti – Demolizione.

[10] Archivio Comune di Trecate, Registri cimiteriali.

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Categorie: Banditismo rosso, Controstoria

Pubblicato da Ereticamente il 9 Ottobre 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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