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Manualetto dell’antisfascista – Livio Cadè

Manualetto dell’antisfascista – Livio Cadè

Fino a ieri potevamo averlo letto sui libri. Ma oggi abbiamo il discutibile privilegio di vedere direttamente come nasce e si afferma una dittatura.  Molti, che vivono tra le nuvole, lo capiranno solo quando lo leggeranno sui libri, in futuro, o forse mai. Eppure è evidente. Se i fini possono esser diversi, i mezzi che usa sono quelli tradizionali di ogni dittatura, solo in forme più moderne e sofisticate. Quindi: propaganda, censura, repressione, limitazione di libertà fondamentali ecc. Per quanto riguarda i fini, non voglio perdermi in illazioni, non avendo accesso a quella zona dove, col favore delle tenebre, come si usa dire, logge, sette, congreghe e consigli di amministrazione decidono i loro obiettivi e forse i destini del mondo.

V’è comunque un fine esplicito e perseguito alla luce del sole: prevenire il raffreddore. Non so se la damnatio memoriae colpirà in futuro anche l’attuale dittatura, come ha fatto con regimi passati. Bisogna tuttavia riconoscere che le dittature di un tempo avevano ideali sociali, culturali, persino metafisici, che non tutti potevano condividere. Credo invece che siano tutti d’accordo sull’utilità di prevenire il raffreddore.

Infatti, è cosa nota, uccide più gente il raffreddore che le guerre. Se calcoliamo il numero di persone che nell’ultimo secolo son passate a miglior vita per le conseguenze di un banale raffreddamento, non possiamo che restare attoniti di fronte alle cifre di una tale ecatombe. Quindi, se una moderna costituzione può contemplare il ripudio della guerra, a maggior ragione dovrebbe contenere un articolo in cui dichiara di ripudiare il raffreddore.

Ammessa dunque l’indiscutibile bontà del fine – solo qualche nostalgico potrebbe dubitarne, ancora romanticamente legato a quelle vecchie influenze che ti permettevano di stare a casa da scuola o dal lavoro, sotto una coltre calda, a bere brodini o succhi di frutta – resta da considerare la congruità dei mezzi. Apparentemente, il piano elaborato per contrastare il raffreddore consiste nello sfascio totale di quasi ogni attività umana, produttiva, sociale e vitale. È una terapia radicale, che non indietreggerebbe di fronte a nulla, neppure all’estinzione del genere umano, pur di limitare i casi di raffreddore.

Si è cominciato con una sistematica operazione di sfascio del lavoro, della scuola, del commercio, del turismo, del teatro, dello spettacolo, dell’arte, della cultura, dello sport, per non parlare dello sfascio mentale e morale dei cittadini e delle loro libertà. Ma si prevede sarà necessario adottare misure ancor più drastiche. Probabilmente interverranno le forze armate per annientare il virus. Nessun prezzo, nessun sacrificio, sembrano troppo alti. Ogni circostanza di fatto, luogo o persona che potenzialmente offra al raffreddore l’occasione di diffondersi dovrà essere eliminata.

Un importante membro del regime giustifica così tali misure sfasciste: “dobbiamo proteggere i nostri anziani”. Questo parrebbe alludere a strane morti di ultra-ottuagenari o nonagenari, per altro già gravemente malati. Personalmente non li definirei anziani, ma vecchi o molto vecchi, se non fosse che oggi si è ragazzi fino ai 50, adulti fino agli 80 e poi anziani. Non si è mai vecchi, neppure a cent’anni, così che nessuno può più sperare di diventar vecchio né di avere una serena vecchiaia, al massimo una serena anzianità.

Curiosamente, in passato nessuno aveva mai trovato strano che i vecchi morissero. Forse questo dipendeva da una difettosa visione della vita e dei suoi cicli. In realtà, qualcuno aveva sospettato fosse innaturale morire a una certa età: “c’è in giro una spaventosa morìa di centenari, disse il capitano Horn. Ogni tanto leggo nei giornali che è morto nel paese tale o tal altro un vecchio, che aveva raggiunto o superato i cento anni d’ età. Forse ci sarà un’ epidemia fra i centenari. Oppure, costoro fanno una vita di stravizi. Certo, se io avessi cent’ anni non mi sentirei molto tranquillo”. Così scriveva saggiamente Achille Campanile. Forse da lui hanno tratto ispirazione gli sfascisti, cercando di fermare quella strana morìa di ottantenni e novantenni.

Bloccare le perdite tra soggetti vecchi e malati è diventata dunque l’assoluta priorità del regime. Il giudizio della storia dovrà tener conto di questa sua coraggiosa guerra contro il raffreddore, della profonda umanità e nobiltà dei suoi scopi, e non limitarsi a criticare la stupidità dei suoi mezzi. Se certe misure sembrano folli è solo perché son dirette contro un nemico che si fa beffe dei metodi scientifici. Il raffreddore, come lo spirito, soffia dove vuole, è un fantasma inafferrabile. Bisogna quindi ricorrere a profilassi e protocolli dal valore puramente simbolico, scaramantico. Perciò domani potremmo essere obbligati a girare con l’ombrello sempre aperto, anche in casa, a coprirci il viso di fuliggine, ad appenderci dei cornetti al naso.

La nuova dittatura usa come strumento di governo la paura, e in questo non vi sarebbe nulla di originale. Il suo merito è quello di aver fatto una sintesi di tutte le angosce umane e averle trasformate in un’unica grande paura, quella di beccarsi un raffreddore. Le dittature d’un tempo esaltavano virtù maschie e guerriere, questa è come una mamma che vi misura  la febbre e vi obbliga a metter la maglietta di lana. Forse per questo i più amano il regime, perché ricorda loro la mamma. Così si spiegherebbe il gran numero di convinti sfascisti. Del resto, basarsi sul consenso popolare è tipico di ogni dittatura.

Vi sono, è vero, alcuni rari antisfascisti, forse convinti di poter convivere col raffreddore come si è sempre fatto, fregandosene dei virus, magari andando in giro d’inverno a petto nudo. Alcuni di loro vorrebbero organizzare velleitarie resistenze e opporsi allo sfascio, ma una dittatura è molto più difficile da debellare di un raffreddore. A costoro, agli antisfascisti, non resta che pazientare e aspettare che questa dittatura, come il raffreddore, esaurisca la sua parabola, il suo ciclo storico. Non è mia abitudine dar consigli agli altri, tuttavia a questi sparuti dissidenti vorrei suggerire l’adozione di alcune misure di difesa o, come si dice oggi, dispositivi di protezione.

Per prima cosa, cari antisfascisti, pensate che potreste aver davanti a voi un ventennio sfascista. Quindi rassegnatevi. “Ha da passà ’a nuttata”, e l’alba potrebbe essere molto lontana. Poi, quando anche questa dittatura finirà, tutti  diranno di esser stati antisfascisti e l’apologia dello sfascismo diventerà un reato severamente punito. Non mangiatevi il fegato, quando questo accadrà. C’è nelle malattie della storia un decorso naturale come nel raffreddore.

Trovate invece il modo di distrarvi piacevolmente. Evitate accuratamente le notizie e i commenti di giornali, radio o tv. Se volete avvelenarvi prendete piuttosto del cianuro, è più rapido. Se volete drogarvi, usate stupefacenti meno dannosi. Se invece volete conservare il vostro buon senso, dimenticatevi le fonti ufficiali di informazione. Non illudetevi che il vostro spirito critico vi renda immuni alla retorica del regime. Se giorno dopo giorno la lascerete entrare nel cervello ne sarete fatalmente condizionati. Comincerete anche voi a pensare come sfascisti.

Secondo, non frequentate medici. Tranne rare eccezioni, sono ormai totalmente sfascistizzati da quello che leggono su riviste scientifiche, cioè da quello che le case farmaceutiche dicono loro di credere. Se amate la libertà, ricordate che la ricerca medica è quanto di meno libero esista oggi al mondo. Questo vale per le facoltà di medicina, i laboratori, i convegni, le aziende sanitarie, i ministeri della salute e tutto quanto è raggiunto dalla longa manus del Potere farmaceutico. La medicina ufficiale è oggi la culla stessa dello sfascismo. Quindi, se tenete alla salute, state lontani da medici e ospedali. Non cadete nella trappola di test ed esami tesi a prevenire ipotetici malanni. Non ne uscireste più.

Inoltre, non esitate a rompere amicizie anche di lunga data, a separarvi da tutte le persone che approvano politiche e idee sfasciste. Non dovete guardare in faccia a nessuno, fratello, madre o coniuge. Ognuno di loro deve esser tenuto a distanza di sicurezza. Non solo l’intimità, la familiarità, possono trasmettere virus sfascisti, ma ogni amico o familiare potrebbe domani trasformarsi in un delatore. Quindi non parlate con loro o, se costretti, restate evasivi. Ricordate che sono persone sfascistizzate e ormai votate all’auto-distruzione. Non cercate di rieducarle, è inutile. Se la vostra nobiltà d’animo ve lo consente, abbiate compassione di loro.

Cercate invece altri antisfascisti con cui discutere, scambiare opinioni, coltivare insieme i vostri sogni o, se siete assurdamente ottimisti, le vostre speranze. Vi sarà di consolazione parlare con qualcuno che la pensa come voi, sentirvi capiti e sostenuti nei momenti di crisi. È un po’ come quando, soli in un Paese lontano e ostile, trovate qualcuno che parla la vostra lingua e condivide la vostra nostalgia della patria.

Potrete anche consigliarvi tra voi sugli espedienti utili a difendersi dai soprusi del regime. Ricordate cosa dice Bartolo nelle Nozze di Figaro: “con l’astuzia, con l’arguzia, col giudizio, col criterio … Se tutto il codice dovessi volgere, se tutto l’indice dovessi leggere, con un equivoco, con un sinonimo, qualche garbuglio si troverà”. Ecco, bisogna che troviate qualche garbuglio, qualche equivoco. Del resto, le norme sfasciste sono talmente assurde, farraginose e confuse, che non vi sarà impossibile trovare in loro delle crepe in cui infilarvi, piccole vie di fuga. Ma siate prudenti, ricordate che è una dittatura. Implacabile con i suoi oppositori quanto lo è col raffreddore.

Ma ecco forse il consiglio più essenziale: costruite un tempio interiore in cui custodire tutto ciò che gli sfascisti stanno distruggendo: libertà, coraggio, bellezza, convivialità. Quando questa dittatura avrà ridotto la nostra civiltà a un mucchio di macerie, aver conservato qualche seme degli antichi valori servirà a rinascere.

Infine, non cadete nella trappola dell’odio. Ricordate l’imperatore di “Guerre stellari”, quel campione di crudeltà all’ennesima potenza, senza una sola particella di sé che non fosse pura malvagità? E ricordate come cercasse di soffiare sulla fiamma dell’odio per condurre il giovane Skywalker verso le tenebre e il male? Bene, se non siete digiuni di cultura pop, sapete di dover resistere alla tentazione del lato oscuro. Quindi, non odiate gli sfascisti, limitatevi a un olimpico disprezzo.

E non abbandonatevi a fantasie di rivoluzioni o vendette, di nuove Norimberga. Dietro lo sfascismo v’è l’impero invincibile del denaro, che tutto compra, tutto corrompe. Gli sfascisti hanno ricchezze, eserciti, potere. Voi antisfascisti potete avere al massimo un raffreddore. Ma quello non ha prezzo.

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Categorie: Cultura, Cultura & Società

Pubblicato da Livio Cadè il 20 Ottobre 2020

Commenti

  1. Francesco Colucci

    Anche se il Covid-19 fosse qualcosa di più di una banale influenza, le indicazioni di Livio Cadè sarebbero comunque da mandare a memoria e da incorniciare. E’ tutto vero dalla prima all’ultima parola. E’ ora di serrare le porte del tabernacolo e salire sugli spalti della nostra fortezza interiore per conservare e difendere con ogni mezzo ciò che abbiamo di più prezioso: amore, bellezza, libertà, saggezza, amicizia, coraggio. Mai come ora mi sono goduto i colori di fiamma dell’autunno, il fresco gentile del primo mattino, il pallido spicchio della luna crescente che occhieggia nel cielo della sera. E’ solo una piccola parte di ciò che gli sfascisti vogliono distruggere con i loro patetici coprifuoco per impedirci di godere appieno del significato dell’esistenza. Spiritus ubi vult spirat. Anche sotto le sembianze di un raffreddore.

    • Livio Cadè Staff

      Definire un’influenza ‘banale’, dipende dai punti di vista. Della “banalità del male” ha già parlato qualcuno. In tal senso “Covid-19” è molto più banale di una banale influenza.

      • T. Interlandi

        Cioe’in pratica lei dice fate cadere la cocolla che gia’ tanto il Popo’e’ gia’ stato prenotato e dato in vendita, mah !
        Mi sembra un po’striminzito come programma e non lo vedo nemmeno adattabile su misura per 60 milioni di Italiani,
        lei cade’ci ha presi per degli asiatici! le ricordo che in piazza San sepolcro erano 4 gatti, capisce ?
        Come pure a Roma a fare la famosa scampagnata mica erano milioni erano qualche migliaio,
        Lei cade’sottovaluta gli italiani perlomeno sottovaluta una piccola riluttante minoranza antisemita fascista e razzista che’c’e’

  2. Lupo nella Notte

    Il problema basilare è capire che cosa veramente sia una “banale influenza”. Finché non si farà tabula rasa di tutti i dogmi scientistico-medicalistici improntati al piú ottuso razionalismo materialistico, i quali ammorbano le menti dell’intera popolazione mondiale, non si potrà davvero riuscire a comprendere la vera essenza delle cosiddette “malattie”. Comunque sottoscrivo in pieno il decalogo del Sig. Cadè.

    P.S. Sono pronto a scommettere che quando questa pazzia collettiva mediaticamente indotta si sarà finalmente consumata, non si troverà piú nessuno disposto ad ammettere di aver indossato il bavaglio anche quando non era “obbligatorio”, esattamente come, dall’oggi al domani, dopo la caduta del Fascismo non era piú possibile trovar qualcuno che avesse indossato il fez o aver salutato a braccio teso…

    • Livio Cadè Staff

      Sono perfettamente d’accordo. La cosiddetta medicina ufficiale ignora tanto le leggi di natura quanto le leggi dello spirito. Non cerca neppure di guarire l’uomo. Semplicemente ‘cronicizza’ le sue malattie. Cerca di ridurre i suoi sintomi per rendergli possibile vivere da malato. Ovviamente creando in lui una dipendenza perenne dai farmaci.

      P.S.: sicuramente, caduto questo regime, nessuno ammetterà di averne fatto parte. Si inventeranno anche una “festa della liberazione”, con tanto di pistolotti antisfascisti. Tutto cambia, tutto resta uguale.

  3. Gentile Livio Cadé
    Condivido completamente il Suo pensiero relativamente al momento che stiamo vivendo ed anche, purtroppo, la condizione di eventuale allontanamento di persone care quali parenti ed amici che subiscano la mala ipnosi dei mezzi di comunicazione di massa che raggiungono ormai una raffinatezza bellica nei confronti della mia razza (quella umana) che non avrei creduto di vedere in questa incarnazione. Apprezzo particolarmente il suo seppur breve scritto anche perché propone un un esercizio socio-spirituale per rimanere persone vive e dotate di libero arbitrio (la parte dell’Uomo che ritengo più sacra) e non è mero odio di questa seppur mostruosa dittatura. Fortunatamente ho la possibilità di avere amicizie e contatti con la mia Fratellanza che mi permettono di sopravvivere al momento, rimanendo un uomo. Grazie ancora.

  4. Claudio Fusaro

    Solitamente mirabili i Suoi articoli, come il penultimo “diritto e rovescio”. Questo è geniale.

  5. Gionata

    Superbo, come al solito. Praticamente ogni frase è una citazione da conservare, leggere e rileggere. Enorme. Di fronte a tanta bellezza (perché di questo si tratta), provo comunque a fare l’avvocato del diavolo e a sottolineare in cosa (ben poco!) sono in disaccordo:

    1) “Quando anche questa dittatura finirà, tutti  diranno di esser stati antisfascisti e l’apologia dello sfascismo diventerà un reato severamente punito”.

    Io non sarei così sicuro che la dittatura finisca. Sospetto invece che la tecnologia -sempre più declinata in termini di vigilanza e condizionamento psico-sociale- potrebbe segnare un punto di non ritorno.

    2) “Non esitate a rompere amicizie anche di lunga data, a separarvi da tutte le persone che approvano politiche e idee sfasciste. Non dovete guardare in faccia a nessuno, fratello, madre o coniuge”.

    Qui la questione è più complessa, e la domanda fondamentalmente è: famiglia e amici vanno subordinati all’ideologia? Se mia moglie, mio zio o un mio amico non riescono (o -forse anche legittimamente- non vogliono) vedere più in là del loro naso, devo separarmi da loro? Sinceramente, non credo. Almeno non nella situazione attuale.

    E poi, prediligere l’impegno politico e sociale a scapito dell’impegno familiare non significherebbe fare un favore a un regime che si sta irrobustendo proprio attraverso la spersonalizzazione dell’individuo e lo smantellamento dei ‘corpi intermedi’, famiglia ‘in primis’?

    Insomma, credo che il dialogo con le persone che ci stanno vicine vada sempre cercato. Almeno finché sarà possibile. Almeno finché non sarà troppo pericoloso.

    • Livio Cadè Staff

      La ringrazio per gli apprezzamenti. Riguardo alle Sue obiezioni, la prima allude a un futuro che è nel grembo di Giove. Naturalmente spero che Lei si sbagli ma, ancor più, credo che gli stessi strumenti che questa dittatura impiega, in primis la comunicazione, la porteranno al collasso. In quanto tempo, non so proprio.
      La seconda è più delicata. Fortunatamente non ho dovuto rompere con i miei familiari, perché abbiamo una visione delle cose molto simile. Ho però rotto con amici di vecchia data. Semplicemente, non ci si vede più. Non posso parlare e sentirmi in amicizia (cioè affine, intimo) con chi approva questa tirannia. Mi consolo pensando che queste amicizie non avessero neanche prima basi profonde.
      Ma Lei ha ragione a sostenere l’importanza dei rapporti umani e la mia è una figura iperbolica. Bisogna prima tentare un dialogo, soprattutto coi giovani. Se il dialogo fallisce, allora la separazione è per me inevitabile, anche se limitata a una dimensione interiore.

  6. CONDIVIDO PAOLA PER PAROLA IL SUO ESAME CRITICO DELLA SITUAZIONE ATTUALE E PROBABILMENTE ANCHE LUNGA NEL FUTURO. IN PARTICOLARE APPROVO IL CONSIGLIO DI TORNARE AL NOSTRO ORTUS CONCLUSUS DI VALORI INTERIORIZZATI E CUSTODITI. MI VIENE DA RIFLETTERE SUL FATTO CHE E’ STATO PROPRIO PER COLPA DELLA DECADENZA DI TALI VALORI AMPIAMENTE COMBATTUTI E DEVITALIZZATI DAGLI SFASCISTI CHE OGGI LA DITTATURA CAMMINA SENZA OSTACOLI E SENZA CHE ALCUNO SE NE ACCORGA ( ADDIRITTURA !). STIMO MOLTO LA SUA PROFESSIONALITA’ E IL SUO IMPEGNO. CORAGGIO !

  7. Dafne

    Egregio Cade’,

    Articolo eccellente con una chiosa finale che quasi quasi mi faccio stampare su una maglietta, io che non indosso magliette con scritte di alcun tipo perché è una cosa pop inadatta alla mia età.

    Grazie al mio percorso spirituale lungo quasi una vita -e non basterà sicuramente questa a terminarlo – posso dire di non provare alcun olimpico disprezzo verso gli sfascisti di regime, vado oltre.
    lndifferenza totale verso i suddetti.

    Come il Sig. Colucci sono troppo occupata a godermi albe e tramonti, libri che narrano storie fittizie ma anche storie antiche e vere di luoghi ormai diversi da come vorremmo e che hanno influenzato l’immaginario umano, come quella del Giappone dei Samurai, delle cerimonie del te’, delle Geishe.
    E poi la Natura, gli animali, le piante che coltivo e che mi portano amorevoli frutti.
    La Bellezza non sarà mai dimenticata o morta finché sarà presente nel quotidiano di chi vive per essa, ed è l’unico tipo di “vendetta” nei confronti degli sfascisti che ho intenzione di portare avanti, fino alla fine dei miei giorni.

    Grazie per questi suoi bellissimi articoli.

  8. Grande come sempre Livio Cade’!
    Per me è una consolazione leggere nei suoi articoli la conferma che io non sono matto fra sani di mente, ma , al contrario, che siamo pochi sani tra un esercito di folli indotti da una dittatura mediatica, prima di ogni altra cosa.
    E i suoi consigli sono identici alle mie ingenue precauzioni, forse intuitive, prima che “ragionate”: spegnere la TV, stare lontano dai medici (la mia lontananza da medici e loro apparato, e dai telegiornali, risale ormai al 1995), farmacie ed ospedali.
    Ai più, questi consigli appariranno dementi, dato che gli altri, fanno proprio l’opposto. La verità di qualunque tipo non è questione di maggioranza, come diceva Marco Todeschini ne La Teoria delle Apparenze. Ed io credo che, come nel Don Chisciotte diceva Sancho, sia come l’olio: viene sempre a galla.
    Sarà anche un ventennio sfascista e forse non ce la farò ad aspettare la risalita dell’olio, ma lo credo e lo spero per i miei figli ed i miei nipoti.
    Comunque grazie a Livio Cade’ mi sento “normale”, contrariamente alle apparenze.

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