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Diritto quantico: il gigante si risveglia – Dana Lloyd Thomas

Diritto quantico: il gigante si risveglia – Dana Lloyd Thomas

Il risveglio del “corpo del diritto” davanti alla deriva autoritaria: mai così tanti gli italiani a leggere, interpretare, criticare leggi e norme nuove e vecchie

Un aspetto dei fenomeni detti quantistici è l’impatto della coscienza umana su processi apparentemente non assoggettabili a questo genere di alterazione, come il moto degli elettroni o altri processi fisici, come quelli dimostrati dagli esperimenti del fisico William Tiller (1). Tuttavia, è da sempre che l’uomo esercita la propria consapevolezza e volontà. Quando la mente si applica ad un dato problema, scientifico ma non solo, si possono conseguire risultati straordinari mai visti prima; o, se volessimo partire dal principio socratico della reminiscenza, risultati mai conseguiti se non in un tempo o in una dimensione diversa dalla nostra.

Il diritto quantico resta finora sconosciuto alle cattedre universitarie, ma nei prossimi anni questo potrebbe cambiare, man mano si accelera la lunghissima agonia del dogma scientista e materialista per giungere alla ricongiunzione tra scienza e sapienza, già auspicata da Giuliano Kremmerz oltre un secolo fa. Vista la proliferazione dell’aggettivo “quantico” negli ambiti più disparati, sarebbe forse utile fare riferimento al principio antropico cosmologico (2), termine lanciato ben 35 anni fa per inquadrare nel mondo scientifico accademico un concetto conosciuto in realtà da millenni. Ossia, il concetto secondo cui nel momento in cui un essere umano o un gruppo di esseri umani focalizza la propria attenzione su un determinato aspetto della realtà, si mette in atto un meccanismo che sortisce in quella realtà un effetto ben definito, percepibile e misurabile, sul livello “micro” come sul livello “macro”.

Tutto questo che cosa ha a che fare con le pulsioni autoritarie nel diritto? Tra i tanti fenomeni inediti del 2020, si denota in molti paesi del mondo, colpiti dalla deriva autoritaria, una passione mai vista per il diritto da parte dei comuni cittadini: mai così tanti a cercare, leggere, interpretare, criticare le norme emesse a raffica per il controllo sociale ed economico della popolazione. Se ad inizio anno (parliamo soprattutto dell’Italia) una “massa critica” di persone si limitava ad informarsi attraverso la mediazione televisiva sulle varie restrizioni anomale imposte con la motivazione di una presunta “emergenza sanitaria”, questo atteggiamento passivo sta cambiando a velocità inaudita.

Nel novembre del 2019, chi avrebbe detto che da lì a poco, centinaia di migliaia, e forse milioni di italiani si sarebbero messi a scaricare da internet decine e decine di decreti nazionali, ordinanze regionali e comunali, oltre a decreti-legge e alla vera e propria selva di norme di riferimento contenute in questi documenti, spesso bislacchi e in contraddizione tra di loro? E per i più accaniti, le interpretazioni ministeriali e altro ancora. E qualcuno si è messo addirittura a leggere la Costituzione.

Ovviamente anche la professione legale non è da meno: sempre più professionisti hanno inoltrato denunce penali e civili, ed hanno vinto ricorsi contro le angherie delle varie “autorità”, fornendo, insieme a numerose associazioni, consigli su come il comune cittadino può rispondere nel caso di una richiesta perentoria di comportarsi in un determinato modo, di non spostarsi in un determinato luogo o di sottoporsi a trattamenti sanitari invasivi, con la minaccia di ammende salate o altri provvedimenti in caso di inadempimento.

L’ interesse diffuso per questi testi, tra decreti e ordinanze, spesso “scritti con i piedi” ed emessi a raffica, è aumentato a dismisura da quando è entrata in gioco la stessa sopravvivenza dei cittadini e delle imprese. Quindi, dal punto di vista energetico, si apre una nuova fase. Si assiste una sorta di invasione di campo in un settore, quello del diritto, riservato in tempi normali ad una casta di esperti preposta a mediare tra cittadini, imprese, autorità giudiziaria e nelle varie articolazioni politico-amministrative.

Il “corpo del diritto” non è una mera raccolta di leggi e di sentenze ma un “corpo” a tutti gli effetti, imperfetto come coloro i quali lo hanno creato, studiato, sostenuto, criticato, combattuto e sfruttato attraverso le generazioni. Come tutte le istituzioni di rilievo, la focalizzazione di intenzionalità da parte di innumerevoli soggetti ha creato un certo qualcosa di energetico. La scienza si sente ancora in imbarazzo ad affermare l’esistenza di un quid energetico, misurabile ed influenzabile, contenuto nelle grandi istituzioni, limitandosi in genere ad interpretazioni psicologiche o tutt’al più, per i junghiani, l’identificazione con gli archetipi. I teorici dell’ingegneria sociale non hanno questi scrupoli: sotto le spoglie della scienza delle comunicazioni e pubblicitaria, indicano nei fatti la strada per creare o svuotare interi settori della società, in primis attraverso la manipolazione linguistica.

Per i filosofi invece esiste un termine preciso e ben collaudato: l’eggregore.

Il “corpo del diritto”, quel gigante antico e sonnacchioso, si risveglia, e questo risveglio sarà poco gradito a coloro in quali speravano di sfruttare gli strumenti del diritto allo scopo di ridurre in uno stato di penuria servile i propri simili. Per parafrasare il noto proverbio, “chi di leggi ferisce di leggi perisce”.

§ §

NOTE

  1. William A. Tiller, Walter E. Dibble, J. Gregory Fandel, Some Science Adventures with Real Magic, Pavior Publishing, Walnut Creek 2005. Alla fine degli anni 90, Tiller radunò un gruppo di persone, praticanti abituali della meditazione, per effettuare con successo e in maniera riproducibile l’alterazione del grado alcalino di campioni di acqua, seguendo articolate procedure tipiche della sperimentazione scientifica.
  2. John D. Barrow & Frank J. Tippler, The Anthropic Cosmological Principle, Oxford University Press, Oxford 1986.
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Categorie: Cultura

Pubblicato da Ereticamente il 31 Ottobre 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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