Leone d’altri tempi! – Gianluca Padovan

Leone d’altri tempi! – Gianluca Padovan

Ottant’anni.

Girando e rigirando pigramente sul web non ho trovato cenni, o anche solo semplici sussurri, a quel dieci giugno millenovecentoquaranta. Ottant’anni fa, inopinatamente, il regno d’Italia entrava in guerra.

Potevamo fare come la Spagna, ma abbiamo fatto come… i Savoia: cominciata la guerra con uno e terminata accanto all’altro. Ma non è certo questo che desidero rimembrare.

Qualcun’altro, invece, il quel periodo storico aveva già chiuso la partita, come il Belgio. Eppure una persona aveva meditato sulla sconfitta e non si era data per vinta. Compreso il quadro generale del drammatico evento che vedeva una nuova guerra civile europea, aveva capito che il nemico da cui guardarsi era ben altro.

E dopo questa breve introduzione ecco quello che desidero riproporre: la prima parte dell’introduzione di Léon Degrelle ad un proprio libro tradotto e pubblicato in Italia, seppure in “due tempi”, negli Anni Settanta.

Si ricordi che nel XX secolo Léon Degrelle è stato forse l’unico il quale si sia arruolato come Volontario, cominciando dal primo scalino come soldato semplice, per terminare la guerra, pochi anni dopo, con il grado di Generale di Divisione. Con tanto di onorificenze meritate sul campo.

Ecco la prima parte della prefazione a Fronte dell’est:

Fronte “sovieto-belga”.

«Sono stato, nel 1936, il più giovane capo politico d’Europa. A ventinove anni, avevo fatto fremere il mio paese fin nelle sue più intime fibre. Centinaia di migliaia di uomini, donne, giovani, ragazze, mi seguivano con una fede e una passione totali. Avevo fatto entrare come un uragano al Parlamento belga dozzine di deputati e senatori. Potevo diventare ministro: non avevo che da dire una parola, entrare nel gioco dei partiti.

Ho preferito proseguire, fuori del pantano ufficiale, la dura battaglia per l’ordine, la giustizia, la pulizia, perché ero posseduto da un ideale che non ammetteva né compromessi né spartizioni.

Volevo liberare il mio paese dalla dominazione dittatoriale delle forze del denaro che corrompevano il potere, falsavano le istituzioni, insudiciavano le coscienze, mandavano in rovina l’economia e il lavoro. Al regime anarchico dei vecchi partiti, tutti sviliti da ammuffiti scandali politico-finanziari, volevo sostituire, legalmente, uno Stato forte e libero, ordinato, responsabile, che rappresentasse le reali energie del popolo.

Non si trattava né di tirannia, né di “fascismo”. Si trattava di buon senso. Un paese non può vivere nel disordine, nell’incompetenza, nella irresponsabilità, nell’incertezza, nel marciume.

Rivendicavo l’autorità nello Stato, la competenza nelle funzioni pubbliche, la continuità nelle imprese della nazione, un contatto reale, vivo, tra le masse e il potere, una concordia intelligente e produttiva tra i cittadini che, solo lotte artificiose separavano e opponevano: lotte di classe, lotte religiose, lotte linguistiche, tutte mantenute e alimentate con cura minuziosa perché costituivano la via stessa dei partiti rivali che, con pari ipocrisia, si contendevano teatralmente o si dividevano discretamente i vantaggi del potere.

Mi sono scagliato, scopa in pugno, in mezzo a quelle bande corrotte che esaurivano la vigoria della mia patria.

Le ho sferzate e flagellate, Ho distrutto, davanti al popolo, i sepolcri imbiancati sotto i quali esse nascondevano le loro turpitudini, i loro brigantaggi, le loro collusioni lucrose. Ho fatto passare nel mio paese un soffio di giovinezza e d’idealismo; ho esaltato le forze spirituali e le alte memorie di lotta e di gloria di un popolo tenace, lavoratore, appassionato alla vita» (Léon Degrelle, Fronte dell’est. Periodo 1941-’42, Versione italiana di Antonio Guerin, Sentinella d’Italia, Monfalcone 1978).

Io, italiano, veneto, penso all’Italia. Il “pezzo” trascritto si presta a più letture e sarebbe fin troppo facile il “paragone all’italiana” da farsi con uno dei nuovi partiti dello stivale. Oggi non più nuovo e già nato ideologicamente molto vecchio. Oggi compromesso e destituito d’ogni credibilità. Ma, a ben vedere, lo era fin dall’inizio. Bastava volere capire chi fosse il suo vero capo e quali scheletri avesse da nascondere il suo finto promotore-imbonitore. Basta vedere, adesso, la deriva che porta ai sovietici e il denaro che da costoro arriva per comperare coscienze e paese.

Rimarremo in silenzio? A qualcheduno farà balenare una scintilla lo scritto di Degrelle?

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Categorie: Controstoria, Seconda Guerra Mondiale

Pubblicato da Ereticamente il 2 Settembre 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Renato

    Come sempre esaustivo e preciso. Grazie Gianluca

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