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Alice nel paese delle mascherine – Livio Cadè

Alice nel paese delle mascherine – Livio Cadè

«Chi vuole ingannare gli uomini, deve prima di ogni altra cosa rendere plausibile l’assurdo».
(Johann Wolfgang Goethe)

Alice si presentò alla festa della sua amica Titti con una bellissima maschera da gatto. Il suo amico Tommy indossava una maschera da topo e Alice si mise a inseguirlo fingendo di volerlo afferrare. Titti, mascherata da cane mastino, li rincorse abbaiando. Corsero a perdifiato finché Alice, esausta, si levò la maschera che le toglieva il respiro e si lasciò cadere sulla grande poltrona del salotto. “Alice, sei una bambina sciocca!” si rimproverò da sola “non dovevi mangiare tre fette di torta!”. Così, mentre si riposava vide passare un buffo ometto. Portava una maschera da coniglio e ripeteva “È terribile, è terribile!”.

“Scusate signore” chiese educatamente Alice “che cosa è terribile?”

“Non ho alcun sintomo. Neanche uno! È terribile! Il Re mi chiuderà in gabbia. O mi farà mozzare la testa!”

“Neppure io ho sintomi, signore, e non mi pare così terribile” disse Alice cercando di rassicurare il coniglio, visibilmente angosciato.

“Dovevi dire ‘nemmeno io’ e ‘non mi sembra’! Non ti hanno insegnato il risfetto degli altri?” “Cosa vuol dire risfetto?” chiese Alice, ma quello corse via ripetendo “è terribile, terribile!”.

Alice, incuriosita, decise di seguirlo. “Aspetti!” gridò. I muri risposero “asfetti… asfetti”. “Che strana eco! Ha un difetto di pronuncia”. Come Titti, che diceva ‘cavamella’ e ‘fiovellino’. Rincorrendo il coniglio, che si infilava ora in una porta ora in un’altra, Alice si perse in un dedalo di corridoi sconosciuti. “E ora come farò a tornare a casa?” pensò. “Dovrei chiedere consiglio a qualcuno ma non c’è anima viva!” Vide una porta su cui stava scritto ‘residenza del consiglio’. “È proprio quello che cercavo!” si disse. Bussò, ma nessuno le aprì. Così si fece coraggio ed entrò. “Forse ho sbagliato a leggere” pensò “forse c’era scritto residenza del coniglio”. Si ritrovò in un salone pieno di persone mascherate sedute a un lungo tavolo che discutevano animatamente. Nessuno sembrò accorgersi di lei. Alice diede due piccoli colpi di tosse. Nessuno la sentì. Provò allora a tossire un po’ più forte. Tutti si girarono verso di lei.

“Scusate. Mi sono persa e ho pensato che forse…”

“Tremila sesterzi di multa!” la interruppe un tipo mascherato da corvo, con un lungo becco.

“Sesterzi?” si meravigliò Alice.

“O sesquarti se vuoi” replicò con noncuranza il corvo.

“Se sterzi vai a destra o a sinistra. Se squarti sei un macellaio!” disse un tizio mascherato da scimmia.

“Ma io …” cercò di obiettare Alice.

“Non hai sentito sua Eccellenza? Deciditi!” disse impaziente il corvo.

“E perché devo pagare una multa?” fece Alice imbronciata.

“Sono altri quattromila sesterzi! In tutto sedicimila sesterzi.”

“Questo non è vero!” protestò Alice, che aveva buoni voti in aritmetica. “Tre e quattro fa sette, non sedici.”

“Farà sette a casa tua!” replicò il corvo “qui fa quello che dico io!”

Alice si innervosì. “Comunque io non ho neanche un sesterzo”.

“Vorrà dire che ti faremo un frestito a rate mensili che ci restituirai con gli interessi entro domani”. Alice era sempre più confusa. Non sapeva neppure cosa fosse un frestito. Le si avvicinò una ‘volpe’. “Non sai che è vietato dire quella lettera?”

“Quale lettera?” chiese Alice.

“Che bambina sciocca!” rispose la volpe “Se è froibito dirla non fosso dirla!”

“Perdindi! Anzi, ferdinci! Ho cafito!” esclamò Alice “Ecco ferché farlate strano. Non si fuò dire la … f”.

“Non hai cafito niente invece!” disse l’orsetto. “La f si fuò dire, è la f che non si fuò dire!”

“Non ho mai sentito una regola così assurda!” commentò Alice

“E io non ho mai visto una bambina così sciocca!” la riprese la volpe. “Se dici faffagallo o folfetta fai volare nell’aria un mucchio di goccioline contagiose e a noi tocca contarle! Così si crea un contagio! Ferciò devi dire faffagallo e non faffagallo!”

“Un contagio?” fece Alice perplessa.

“Quando fai i conti con agio crei un contagio, lo sanno tutti!” si stizzì l’orsetto. “In un contagio due e due non fa quattro ma trentanove o quindicimilaseicentotrentotto o quello che vuoi”.

“Io credevo volesse dire ammalarsi” disse Alice.

“È molto feggio” disse la volpe “ferché la gente sta benissimo e non sa di esser stata contagiata.”

“È veramente seccante” convenne Alice “se fossi ammalata vorrei saferlo”.

“Furtroffo” continuò l’orsetto “non si fuò curare chi sta bene. Quindi è un male incurabile!” Alice annuì. “E visto il numero di contagi, fresto dovremo vietare tutte le consonanti! Io non sarò fiù il ministro della salute ma i iio ea aue. E tu non sarai fiù una bambina bionda ma ua aia ioa”. Alice pensò che così sarebbe diventato molto difficile capirsi.

“Ma ferché fortate le maschere?” chiese.

“Mi sembra ovvio!” rispose l’orsetto “Con la maschera sei un altro. Così a contagiarsi è un altro al fosto tuo!” Alice trovò che quella spiegazione era piuttosto strana ma per educazione finse di capire.

“A frofosito, questa brutta faccia è la tua o una maschera?” chiese la volpe.

“È la mia” rispose Alice piccata “e non è affatto brutta!”

“Che imfrudenza! Che irresfonsabile!” La volpe suonò un campanello. Un inserviente portò una maschera. Alice la osservò. Era come guardarsi in uno specchio.

“Questa maschera non serve a nulla! È uguale a me”.

“Così imparerai a essere tanto vanitosa!” le rispose la volpe.

“E tu, vagazzina, hai sintomi?” le chiese un signore mascherato da cane che parlava come Titti.

“Credo di no, signore. È grave?”

“Gvavissimo, evidentemente”.

“E se avessi qualche sintomo?”

“Savebbe gvavissimo, evidentemente”.

Mentre Alice cercava una terza possibilità sentì dei lamenti, “ohimè … ohimè …” Riconobbe la voce del coniglio. Stava rinchiuso in una gabbia poco più grande di lui appesa a un gancio del soffitto. “Che ci fate lassù, signore?” chiese Alice.

“Sono in quindicena”.

“Quindicena?”

“Sei sorda?”

“Se quindi cena o se dunque cena non vedo la differenza” disse annoiata la scimmia.

“Che tipi strambi!” pensò Alice.”Ma dite, signor coniglio, soffrite molto chiuso lì?”

“Non fosso lamentarmi”.

“Io al vostro fosto mi lamenterei!”

“E io al tuo fosto no! Lamentarsi è froibito!” ribatté il coniglio.

“Oh, scusate. Ma ferché siete in quindicena?”

“Che domanda sciocca! Non ho sintomi, quindi devo essere isolato”.

“Volete dire che siete in quarantena?”

“So quel che voglio dire, senza bisogno che me lo dica tu!”

“E quanto tempo starete lassù?”

“Finché non starò laggiù, è chiaro!” Alice pensò che non era chiaro per niente.

“Evidentemente non conosci i vegi decveti” disse il cane. “Lì è tutto sfiegato bianco su bianco. Fiù chiavo di così! La quindicena duva finché il faziente sta bene”.

“E poi?”

“Se ancova non ha sintomi gli stacchiamo la testa dal collo”.

“E se ha qualche sintomo?”

“Gli stacchiamo il collo dalla testa”. Alice non capiva quale dei due casi fosse preferibile.

 “E tu hai avuto contatti con fevsone che avevano o non avevano sintomi, negli ultimi quindici anni?”

“Io ho solo dieci anni!” rispose Alice

“Male! Malissimo! Ti mettevemo in quindicena finché non avvai almeno quindici anni!”

“Ma così non fotrò andare a scuola, giocare con i miei amici,  vedere i miei genitori!”

“Questi non sono affavi che ci viguavdino” disse con indifferenza il cane.

All’improvviso si sentì un confuso vociare “il vaccino! il vaccino!” Un tipo col volto coperto da un grugno di maiale entrò reggendo un calderone fumante. “Ci ho aggiunto bile di fifistrello e veleno di sergente” disse il maiale. Alice pensò si dovesse dire serfente, ma si guardò bene dall’aprir bocca.

Il tipo a capotavola, che aveva un Re di cuori al posto della faccia, ordinò “Conducete qui il volontario!” “Quello deve essere il Re” pensò Alice. Alcuni energumeni entrarono nel salone trascinando un omaccione che si dibatteva urlando “Non voglio! Non voglio!” Ad Alice sembrò strano che un volontario non volesse. Ma lì tutto era strano.

Così, mentre due sgherri lo tenevano ben saldo, un altro gli aprì a forza la bocca e il maiale gli fece trangugiare un mestolo colmo di un liquido verdognolo e denso. Tutti osservavano le reazioni dell’uomo. Questi cominciò a lamentarsi “ohi, che male! ohi, che dolore!” emise un ultimo gemito e si accasciò sul pavimento.

“È morto?” domandò il Re.

“Come gli altri, Maestà” rispose il maiale soddisfatto “ma siamo scesi da due minuti a un minuto e mezzo”.

“Non è un grande progresso!” commentò il Re contrariato. Alice pensò che anche il Re dovesse pagare una multa, avendo pronunciato la lettera proibita, ma non osò sollevare la questione.

“Io credevo che il vaccino servisse a non ammalarsi” disse.

“Che sciocchezza!” la rimbrottò il cane. “Se diamo il vaccino a uno che sta bene e quello sta bene cosa abbiamo ottenuto? Niente! Come minimo ci asfettiamo che stia male! Se muove meglio ancora!” Alice era stanca di sentirsi dare della sciocca, ma riconobbe che quel discorso era logico.

“Ferdonatemi Sire” disse il maiale “ma considerando che il volontario ha ingurgitato una dose e mezzo di vaccino ed è morto in un minuto e mezzo, se diamo mille dosi di vaccino a mille uomini…” tentò il calcolo. “È un problema complesso…”

“Convocate la commissione!” ordinò il Re. Suonarono le trombe. Entrarono altri strani animali. Informati del problema, presero a confabulare.

Altezza, la scienza non lascia dubbi”, disse infine uno di loro. “Data la mole di questo volontario abbiamo deciso di considerarlo un volontario e mezzo. Dunque se un vaccino e mezzo uccide un uomo e mezzo in un minuto e mezzo, mille vaccini uccidono mille uomini in mille minuti”. Alice pensò che se un gatto e mezzo mangia un topo e mezzo in un minuto e mezzo mille gatti mangiano mille topi sempre in un minuto e mezzo. Ma loro erano scienziati e lei solo una bambina, quindi non osò contraddirli.

“Non va bene!” sbottò il Re. “Se diamo un milione e mezzo di dosi a un milione e mezzo di persone … ” provò a fare il calcolo con le dita ma capì che gli avrebbe preso troppo tempo. “Quante sono le persone attualmente contagiate?” domandò.

“Il 135% della fofolazione, Vostra Grazia” rispose il corvo.

“Ma questo è assurdo!” esclamò Alice, che aveva studiato da poco le percentuali.

“Silenzio! Vuoi forse negare i numeri della festilenza?”

“Che bambina arrogante” bofonchiò la volpe “cosa ne sai tu di contagiologia?” Alice ammutolì. In effetti non ne sapeva nulla. Non sapeva neanche cos’era una festilenza.

“Considerati questi numeri” disse l’orsetto “frofongo di chiudere tutti in quindicena”. Il Re si alzò meditabondo e fece un passo avanti. Tutti si spostarono con le sedie un passo indietro. Anche Alice lo fece, senza capirne il motivo. “Che strana usanza!” disse. Il cane la rimproverò aspramente. “Non sai che bisogna manteneve le distanze?”.

“Un contagio e mezzo per un vaccino e mezzo diviso il 135%…” il Re cercava ancora la soluzione. “Signori” si risolse infine gravemente “un Re deve assumersi le sue … le sue …” non gli veniva la parola. “Le sue cameriere?” “Le sue cuoche?” “Le sue medicine?” suggerì qualcuno. “Ora ricordo: le sue responsabilità. Quindi ho deciso che farò mozzare la testa a tutti!”

“Saggia decisione!” “Nobile sacrificio!” Tutti applaudirono. “Questa non è la residenza del consiglio” pensò Alice “ma la casa dei matti!”

“E tu sciocca ferché non afflaudi?” la sgridò la volpe. Alice, stanca di venir offesa, si alzò e disse “Io non sono sciocca! Gli sciocchi siete voi!”.

“Che mocciosa infertinente!” esclamò l’orsetto. “Quella bambina è davvero odiosa!” gridò la volpe, e nella sala si creò un gran tumulto. “Mozzatele la testa!” ordinò il Re. “Diamole il vaccino!” propose il maiale. “No! Il vaccino no!” Alice si mise a piangere disperatamente.

“Alice, svegliati!” Titti le scuoteva una spalla “pevché uvli?” Alice aprì gli occhi e si guardò intorno. Vide Titti con la maschera da cane che la fissava ed ebbe un fremito. “Mi sa che hai fatto un bvutto sogno” disse Titti. “Un sogno? Oh, Titti, non sai quanto sono felice!” Alice si alzò e si mise a declamare:

Apelle piglio d’Apollo

pece una palla di pelle di pollo

un po’ pappagallo e un po’ pappapollo!”

Titti la guardava sbigottita. Alice rise. Era meraviglioso essere libera. “Finché avrò vita non metterò più una maschera, parola d’onore!”.

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Categorie: Cultura

Pubblicato da Livio Cadè il 13 Settembre 2020

Commenti

  1. Lupo nella Notte

    Nella versione che conoscevo io nel sogno compariva anche il Cappellaio Matto, che era l’unico a non indossare nessuna maschera. Tanto che all’ingresso non volevano nemmeno farlo entrare.

    Lei chi è? – gli chiese un energumeno mascherato da Pastore Bugiardo (i Lupi Cattivi non esistevano piú, purtroppo, mentre di pastori bugiardi ce n’era un’inflazione, ma mai quanto di Pecore Bollite, comunque: di quelle ce n’era uno sproposito!).

    Il Cappellaio Matto, rispose.

    Lei non solo non ha la maschera, ma osa anche fronunciare quella orribile lettera, ferdifiú con una farola che ne ha due! Due regole violate in un colfo solo, lei non entra.

    Come non entro?, io sono l’anima della festa!, protestò il Cappellaio Matto.

    Se vuole entrare deve indossare una maschera e diventare il Caffellaio Matto.

    Non bevo caffè, rispose, solo tè. Tutti i giorni alle 18. A proposito!, si ricordò all’improvviso guardando l’orologio, è ora! Poi sollevò il cappello e ne tirò fuori la teiera e una tazza da tè, ve ne versò il contenuto e iniziò a berlo. Comunque al massimo posso diventare il Teiere Matto, aggiunse mentre lo sorbiva soddisfatto.

    L’imfortante è che non ci sia nessuna ‘f’. Ferò manca semfre la maschera.

    Manca la maschera, dice? Non è che mascherà la manca?

    La manca o la dritta, deve indossarla.

    Che cosa, la dritta o la manca?

    Tutt’e due!

    Ma all’inizio era una sola… – protestò ora piú debolmente il Cappellaio Matto, cui sembrava quasi di rinsavire.

    Se continua a infrangere le regole aumenteranno ancora, rispose sempre piú contrariato il Pastore Bugiardo, brandendo minaccioso il suo bastone.

    Che differenza c’è tra un virus e un fantasma?, gli chiese a un tratto il Cappellaio (che è Matto ormai lo si sa, quindi lo chiameremo semplicemente Cappellaio)

    Un virus e un fantasma, dice..? Oh, bella, ma lo sanno tutti, la differenza è che… be’, ma è chiaro, la differenza è che…

    Non lo sa…, interloquí il Cappellaio con aria dispettosa.

    Sí che lo so!, si ribellò il Pastore Bugiardo. La differenza è che… ma ferché non lo dice lei, mi sa che è frofrio lei a non saferlo!

    Ha!, certo che sono proprio io a non saperlo, sennò perché gliel’avrei chiesto?, replicò il Cappellaio scandendo con orgoglio tutte quelle belle ‘p’.

    Ah… be’, ecco, allora… la differenza è che… un fantasma non è contagioso, mentre un virus sí! Ecco qual è, ignorante!

    No, si sbaglia.

    Come fa a dirlo se ha affena detto di non saferla?

    Appunto, voglio dire che NON so molto bene qual è la differenza. Dire che la NON so non significa che non la sappia…

    Lei farnetica. Comunque, quale NON sarebbe, secondo lei?, sentiamo…

    La differenza è che i fantasmi una volta erano vivi mentre i virus non lo sono mai stati.

    Ma lei è matto!

    Be’, ma questo lo so, scusi…

    E allora lo saffia meglio, ferché cosí non basta!

    Però basta per entrare, visto che i fantasmi non sono contagiosi anche se una volta erano vivi e i virus non lo sono perché vivi non sono mai stati, che bisogno c’è della maschera?

    Ma… cosa c’entra la maschera con il contagio, scusi? Cioè, no, volevo dire…

    Appunto, è quel che dico anch’io! Cosa c’entra?

    Be’, ecco, cosí su due fiedi…

    Allora provi a mettersi su quattro, come le pecore.

    Ma…

    Magari le viene in mente. Provi, provi, le reggo io il bastone, guardi…

    Molto gentile da parte sua…

    Ma si figuri, ci mancherebbe altro!, rispose il Cappellaio. Cosí il Pastore Bugiardo si mise a quattro zampe per riflettere meglio, e il Cappellaio entrò nella stanza con il bastone di quello.

    Toglietevi le maschere, la loro festa è finita, ora inizia la nostra!, proclamò il Cappellaio agitando in aria il Cappello con una mano e brandendo il bastone con l’altra.

    Caffella… cioè, Cappellaio, ma come hai fatto?!, esclamò Alice appena lo vide.

    Alice, non sai che la sana follia è contagiosa? È l’unica cosa a esserlo davvero!

    Beeeh!, disse il Pastore Bugiardo a quattro zampe fuori dalla porta.

    Sentito?, lo ha capito anche lui!, commentò il Cappellaio… Matto!

    P.S. Purtroppo ci sono ancora troppo pochi contagiati…

    • Livio Cadè Staff

      Nella versione disneyana si erano inventati il non-compleanno. Nel nonsense di questa pandemenza si sono inventati il non-sintomatico. Oltre il 99% della popolazione può festeggiare oggi il suo non-compleanno. E oltre il 99% della gente può considerarsi non-sintomatica, quindi un pericolo.
      “Come stai?”
      “Purtroppo abbastanza bene. E tu?”.
      “Eh, anch’io non mi sento troppo male…”
      “Mi dispiace…”
      “E mio figlio, il piccolino, sta benissimo…”
      “Oh, poveretto! Lo state curando?”
      “Certo. È a casa da scuola. Speriamo non l’attacchi agli altri…”

  2. Lupo nella Notte

    Chissà se è piú positivo essere un positivo asintomatico o piú negativo essere un negativo sintomatico..? Ma potrebbe essere benissimo che sia meno negativo essere positivo asintomatico di quanto lo sia essere negativo sintomatico. Sempre che non sia piú negativo essere positivo asintomatico di quanto sia essere negativo asintomatico.

    Sí, dev’essere cosí!

    In realtà i non compleanni vengono citati en passant anche nell’originale carrolliano, ma era Humpty Dumpty e non il Cappellaio Matto a festeggiarli. Inopinatamente, mi sentirei di dire che il film, SEPPUR disneyano, per una volta ha migliorato l’originale. Il Cappellaio Matto mi sembra molto piú adatto a sostenere simili illuminanti “koan” demenziali.

    Certo, lo stesso Carroll era un dilettante al confronto degli attuali Stregoni Pazzi, al positivo asintomatico forse non ci sarebbe arrivato neppure lui…

    Gentile Sig. Cadè, non immagina quanto mi risulti sincronica questa sua gustosa parodia carrolliana con miei agrodolci trascorsi neanche troppo remoti. Inoltre, anch’io la chiamo “pandemenza”.

    A rileggerla presto.

    P.S. Per una deprecabile svista nel precedente intervento mi è sfuggita una “p” quando parlava il Pastore Bugiardo… anzi, il Fastore Bugiardo… avrei dovuto scrivere “molto gentile da Farte sua…”; chissà che terribili conseguenze vi saranno per la salute pubblica!

    • Livio Cadè Staff

      Lei ha ragione. Mi ero dimenticato di Humpty Dumpty e di Alice attraverso lo specchio. La mia memoria fa acqua… Comunque, credo anch’io che nemmeno il reverendo Dodgson sarebbe arrivato all’assurdità del positivo asintomatico. Ovviamente questa politica demenziale è solo uno strumento di ricatto. Tutti capiscono che ci porterà all’asfissia nazionale. Chiuderanno di nuovo le scuole, le attività commerciali, gli alberghi ecc. Conosco famiglie che da mesi sono murate vive in casa senza poter lavorare, vedere amici o parenti ecc. Quindi io immagino che il ricatto suonerà più o meno così: “se volete che si torni alla ‘normalità’ dovrete vaccinarvi tutti”. E la gente, che ormai è terrorizzata dal carognavirus, la vedrà come una liberazione. E anche questa, come già un’altra famosa ‘liberazione’, sarà in realtà una occupazione, e ancor più totale.

      • Lupo nella Notte

        Sarà indubbiamente un’occupazione ancor piú invasiva perché stavolta si tratta di occupare la mente collettiva, cosa che in realtà hanno già fatto, com’è evidente. Da lí potranno poi espandersi ovunque aggradi loro (fino a un certo limite di tempo, però. Alle cogenti scadenze cosmico-escatologiche neppure loro potranno sfuggire). In ogni caso, sono convinto che ribellarsi sia un dovere individuale di ognuno che abbia compreso come stanno le cose, nonostante l’apparente inutilità. Forse proprio per quella.

        • Livio Cadè Staff

          Concordo. Credo ci troviamo sul crinale di un’epoca che svanirà per far posto a un’altra. Queste crisi cicliche non sono mai indolori. Certo bisogna combattere la menzogna dilagante. Ma la ritirata e l’attesa, in certi frangenti, possono essere la strategia migliore.

  3. Rosario

    Che stupenda mostruosità. Ogni volta che la leggo maestro Cadè il tessuto della realtà sembra farsi più rarefatto. La saturazione di ipocrisia cade a livelli inaccettabili per la sopravvivenza del sistema stesso. L’eversione di questa pagina è pari solo per la logica mondana ad una pagina di Vangelo. Chiamavo pappapolli i miei inseparabili che solo morte ha separato. Sono guariti.

  4. Francesco Colucci

    Parodia amaramente spassosa. I sani non possano essere curati, e quindi la salute è un male incurabile… chapeau! Si risveglierà mai Alice dal suo sogno? O si ritroverà l’ingenua fanciulla prigioniera nel paese (faese) delle meraviglie anche da desta? Lewis Carroll (al quale la cultura ufficiale benpensante ha naturalmente appiccicato l’etichetta infamante del pedofilo, giusto per ridimensionarne quanto basta il genio e l’intelligenza) poteva ben affermare, scrivendo l’ultima pagina di “Alice in Wonderland”, di essere arrivato alla fine del libro. Ma guai se nella sceneggiatura della psicodramma della pandemenza, scritto, musicato e orchestrato da personaggi di gran lunga inferiore caratura letteraria, qualche spirito libero osasse scrivere, firmandola con una nube di droplets d’inchiostro, la parola “the end”! Giammai! E’ troppo presto perchè la fiaba termini! Meglio che Hansel e Gretel restino ancora prigionieri della strega crudele nella casetta di marzapane e che Cappuccetto Rosso si attardi ancora un po’ lungo il sentiero nel bosco, purchè, da brava cittadina, ottemperi l’obbligo di scaricare sul suo Brondi l’app Immuni.

    • Livio Cadè Staff

      Oggi ci hanno imposto la logica dell’assurdo e noi l’abbiamo accettata. Alcuni dicono: “bisogna riconoscere che sono stati bravi. Hanno pianificato un inganno mondiale con grande cura”. Io non lo penso affatto. È come in una partita a scacchi. Se giochi con un idiota vinci senza difficoltà. Loro hanno vinto senza problemi perché giocavano con una massa di persone che è stato incredibilmente facile suggestionare e prendere in giro.

  5. Francesco Colucci

    Condivido in buona parte questa tua ultima riflessione. Il terreno della credulità collettiva è stato accuratamente dissodato ormai da molto tempo. Furono proprio i regimi autoritari del ‘900 a scoprire e a utilizzare per primi le straordinarie capacità di suggestione manipolativa offerte dalle nuove tecnologie nella diffusione e trasmissione delle informazioni. Là dove non arrivava la carta stampata, che era ancora uno strumento rivolto a un pubblico relativamente ristretto e dotato comunque di un certo grado di cultura, arrivava la voce della radio, poi seguì quella della televisione, che recava in dote il potere ipnotico e seduttivo dell’immagine, poi ancora internet, infine l’epoca della connessione pervasiva globale nella quale siamo immersi oggigiorno, ventiquattro ore al giorno, ovunque, dovunque. Occorre oggi esercitare degli sforzi davvero sovraumani per conservare intatta la lucidità del proprio senso critico, per difendere la propria libertà di giudizio dal bombardamento a tappeto d’informazioni al quale siamo sottoposti, e ciò perchè l’arma della suggestione di massa è puntata contro i centri emozionali che governano il comportamento degli individui, mira a sollecitarne le pulsioni, gli istinti, le reazioni viscerali innate e profonde che costituiscono il patrimonio genetico della nostra appartenenza al mondo biologico e materiale. La logica dell’assurdo di cui tu correttamente parli è costruita quasi sempre sulle fondamenta del terrore e della paura, l’istinto più primordiale in assoluto perchè connesso alla lotta per la sopravvivenza. Esistono precise responsabilità da parte di chi diffonde la logica del terrore su di esso costruisce l’edificio del potere (perchè di potere a tutti gli effetti si tratta) così come esistono precise responsabilità da parte di chi a tale potere si sottomette supinamente, con cieca e passiva mansuetudine, accettando per buone tutte le presunte verità che vengono calate dall’alto. Chi detiene il potere a sua voltà cade inevitabilmente vittima del terrore ossessivo che tale potere possa un giorno venirgli sottratto, e quindi, in fin dei conti, la paura regna comunque sovrana, accecando allo stesso modo governanti e governati, le vittime come i loro aguzzini sprofondati tutti nella medesima cecità e ignoranza. Maya, l’illusione, possiede le chiavi del mondo degli uomini e ivi li mantiene prigionieri. Alice, bambina apparentemente petulante e fastidiosa, è colei che solleva il velo dell’illusione armata semplicemente della propria incontaminata capacità di vedere le cose per quello che ontologicamente sono, giungendo perciò diritta all’essenza: ciò che è, è. Una carta da gioco è una carta da gioco e non un fante o una regina. Dal punto di vista del nostro discorso non occorre spingersi oltre. Alice non ha paura di dire ciò che pensa, nè tanto meno prova vergogna nel pensarlo: ed è questo, in fondo, l’unico vero potere di cui il potere ha sempre avuto paura.

    • Livio Cadè Staff

      Tu dici che siamo sottoposti a un bombardamento di informazioni. È vero ma ci si può anche sottrarre. È semplice. Se la gente non leggesse giornali e non guardasse la TV l’informazione del regime morirebbe di fame. Noi siamo complici. Ho notato che alcuni pensano di poter guardare la TV o seguire i vari media ufficiali senza venirne condizionati. Questo è estremamente difficile. Se entri nella m…. non puoi dopo non puzzare. L’unico modo è evitare i media. L’informazione, la notizia, è il cancro del nostro mondo. Se tutti i giorni ascolti qualcuno che dice “fresto si fotrà sferimentare sui fazienti”ecc. anche tu dopo un po’ parlerai allo stesso modo.
      Speriamo in Alice, in tante Alici (non marinate però…)

      P.S.: chiarisco, non è l’informazione il cancro ma ‘questa’ informazione. La cura è infatti ‘l’altra’ informazione.

  6. Lupo nella Notte

    Speriamo in tante Alici… e anche in tanti Cappellai Matti, però! C’è bisogno di molta sana follia per combattere questa malatissima pazzia.

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